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Original subtitles

Grazie.

Il nostro rifugio. Bene, bene.

E speriamo di lasciare fuori la peste. Ci converrà a rimanere ben chiusi là

dentro, finché qualcuno non venga a dirci che ogni pericolo è scomparso. Gli

necessario che ci si organizzi per il nostro soggiorno. I viveri non mancano e

la cantina è ben fornita.

E a mangiare. L 'importante è uscire di là sane e salve. Salve sì, ma sane no di

sicuro.

Su, andiamo, che ci aspettano a Papaldoria.

Sottomoletevi pure, amici, e siate i benvenuti nella mia piccola casa.

Ma che dite?

Lei è grande e meravigliosa. Ci staremo benissimo. Per quel che mi riguarda, ma

auguro che la festa possa durare tutta la vita. Sì, lei.

La fame già mi divora. Ci ha detto che il cibo manca e la cantina le piega.

Giusto, giusto. Cecco, oh, Cecco, dove sei?

O dove si è cacciato il buffone di lui?

Porco demonio, si è infestato. La peste l 'è arrivata anche qui.

E che si fa ora?

E si scappa. E di corsa anche.

E dove andate? Per me siete tutto un branco di bischeri. Non vorrà restare

con un morto di peste.

Sicuro è. Si brucia il calavere e siamo belli a posto. Beh, non è mica male come

idea. Presto, al lavoro.

Su, voi donne accendete subito un bel pocone. E voi venite qui.

Venite.

Aiutatevi. Prima ci si leva l 'itorno e meglio è. Piano. Ma che fate? Siete

ammattiti.

Tu sei morto di peste e ti si deve bruciare. E la peste è bianca questa

Vai, il solito secco e piglia le sucche, eh?

Tanto per cambiare.

Un goccetto solo contro la peste, Messer Gianni, tanto per non finire terra da

pigre. Vai, vai, io non so bene il tuo nonno, io, e beveva il brodo o la

porchetta.

Su, vai, vai in cantina e portata a mangiare da bere per tutti. Su, vai, che

siamo tutti stanchi del viaggio. Signor sì, Messer Gianni.

Forza, accomodatevi, amici.

Cecco. Sono quarant 'anni e sta con noi e sono quarant 'anni e piglia ciucche.

Intanto resta aspetta Gianni, perché non ci sollazzi con una delle tue novelle?

No, va bene, va bene.

Allora, vi racconterò di un proposto che conosceva bene le sue orelle e che

invagitosi di una giovane e formosa pedovella...

Che belle mele che ci fai, donna Piccarda.

Rosate, vellutate, meravigliose da cogliere a mbresse a mbresse.

Sì, non c 'è male.

Quest 'anno il raccolto è proprio buono.

Assaggiate che zucchero che soffra. E sono anche belle sode.

Grazie, donna Piccarda, come sei buona.

Come va, voglio... Buongiorno, Fra Pasqua.

Buongiorno. Devo venire a parlarsi. Per l 'appalto del terreno della canonica.

Mandami a solda.

Mandatemi piccarda.

Penso sembra una cosa.

Grazie.

Fagando!

Quei fra Pasqua che avete fatto?

Mi siete bruciato il naso.

Eh, donna Piccarda, ha detto che il naso lo ha bruciato.

Ha già bruciato tutta cosa.

Dicito veramente.

Tutto un incendio sono.

E tu sola, Piccarda mia, puoi smorzare questo incendio.

Ricominciamo.

Senti, Piccarda, devo fare una bella confessione. L 'ho già fatta ieri sera

Pasqua, che se muoio me ne vado in paradiso.

No, no, non ci andà, fa prima un peccatuccio con me.

E' vergognato, come vi permettete di parlarmi così, in questa maniera, dinta

chiesa?

Patete, quello lo spirito è forte, ma la carne è debole.

Donna Piccardo, aspettami!

Lasciatela stare! Piccardo, un momento!

Un momento, Piccardo!

Un momento!

Riccardo, ma non dovevamo parlare... Eh sì, fra Pasqua, dovevamo parlare della

concessione del terreno.

Noi lo coltiveremmo bene.

Riccardo,

faccio una mia.

Io chiudo guarda e ciù me ne va che capo. Eh, fra Pasqua, voi servite il

signore, stateva a corte, sennò fermite dritto all 'inferno. Io già ci sto all

'inferno, femmina crudele. Non fa così, Riccardo, tu non sei più una guaglione.

Tu sei vedova, hai già provato l 'estasi matrimoniale.

Ma è possibile che tu non senti il desiderio dell 'amore? Ma che pensate?

tenesse voglia di fare l 'amore me la venisse a levare con un vecchio e

come a voi.

Riccardo, come ti permetti?

Riccordati che sono il tuo proposto. E allora faci il tuo proposto e statevi al

vostro posto perché voi siete peggio di chi nulla.

Poverita.

Come guarda?

Io mica sono un porco come te, lo so.

Che hai fatto con Rosaniello da sposo?

Ma che ha già sposato? Quello non tiene neanche la cammisa.

Eh, frate mia, se me ne guadagnare non se ne trovano più.

Io tengo una bella dote, 250 ducati, una vacca, 12 gallino varole e una ciuccia

giovane. E sposa tua ciuccia.

Uè, ciuta, non ti offendere, ma tu sei brutto come un uguaglio nostro.

Eh già, perché voi due guardate solo la bellezza esteriore. Le doti di onestà e

virtù per voi non contano proprio.

Io ho già preferito fare la serva a voi piuttosto che vendere le carni mie e

miezze alla strada. Ma chi ti ha catt?

Tu sei un squorfano.

E voi siete tre strunze.

Quattro, sei un meruglio.

Ehi, piccà, a dove si sta?

Lasciatemi stare, fratelli miei. In chiesa sono stata, in chiesa, a parlare

Fra Pasquale per quell 'appalto.

Machillo è proprio un ufetente.

Hai già capito, è ritornato all 'attacco. È, proprio è così.

E Achille l 'ha chiesto. No, no, Massa, ma sei pazzo?

Vuoi finire in galera e poi con l 'appalto, come facciamo? Ce l 'ha ritta

posto su. Ecco, ma no, gliel 'ha già ritta sì. Machillo non può proprio

ragione, non capisce più niente, se ne chiude i capa.

Lata sera, in confessione, mi ha pigliato la tizia a mano.

Fra Pasquale si è pigliato a mano la tizia Sotano. E tu che hai fatto? Gli ho

dato un calcio. Ah sì? E questo che ha fatto?

Che ha fatto? Questo mi ha detto, dammi un altro calcio e fammi toccare la

tazzina.

Io mo lo sai che faccio?

Vado dal vescovo e denuncio la proposta.

E se poi fra Pasquale nega, si dice che non io vedo.

Eh già.

Piccola, stai a massadì.

Tu le ha ricerche, accetti le sue proposte e muori dalla brama di giacerti

colui. Ma tu che stai dicendo?

Mi mangi a cucca con quello scarrafo, no?

Eh no, è questa l 'idea. Adesso ti spiego. Ma come puoi pensare che io...

tu lo devi solo invitare. E fra la scuola deve solo accettare. Eh,

se non accetta. Chi l 'è vecchio è pretente e rattuso.

Non so, neppure figli entrano. Eh beh!

Eh, scusate, sto già a parlare.

Che c 'è?

Siete, c 'è sta nomma da fragole.

Non più giovane, ma... Sono.

Robusto, pisellone.

Se tu ci fai un favore, ciutazza, noi ti presentiamo e ti aiutiamo a combinare

il tuo matrimonio.

E' ovvero?

E come no?

Sicuro, ti aggiungiamo.

E che fa?

Dita, dita.

Ti avessi cucato con fra Pasquale. Facendo finta che so io. E capito, tanto

buio e femmine sono tutte uguali. Ce lo fai questo favore?

O pisellone. O pisellone. Ma io mi sposavo con... Ma non con uno, ma con

fra Pasquale. Bravo, bravo, ciutazza.

Che cosa c 'è una mia, ma è proprio vero. E che vai già a dicere fra

mio? Ma l 'inferno addosso lo tengo pure io.

E siete stato voi, la colpa è tutta vostra.

Ma tu che dici Piccò?

E che dico? Una femmina può essere virtuosa quanto volete, ma io so fatte

non so fatte legno. Eppure io Piccò, pure io non sono di legno.

Le vostre insistenze, le vostre parole ardenti, mi hanno fatto breccia dentro

all 'anima mia.

Queste sono parole piccate, ma ora abbiamo fatto i fatti. E ma... E

ci mettiamo a fare i codi in tua cortina.

È duro, io vengo pure a casa tua, nella tua stanza.

Ma ci stanno i fratelli miei, potrebbero sentire.

E noi ce ne stiamo zitta zitta, godiamo in silenzio. Ecco, giusto.

Fra Pasquale, però, voi siete un po' che passate il... il songardente,

esuberante. Non è che mi facete restare insoddisfatta?

Piccate. Non te preoccupare, che io stanotte te faccio avere i surici a

Senti, senti.

Signora mia.

Piccà, piccà.

Santa Maria Capovedere.

Fra Pasqua, vi sentite male?

No, no.

Bene, benissimo.

Su, andiamo.

Sì.

Spugliate, van presa, van presa, e mettetevi a letto. Io vengo subito. Ma

'è? Ah, quando siete in pazienza, fra Pasqua, porto il lume in cucina per i

fratelli miei, così quando tornano a casa non bevano una scuccia. E noi due,

Pasqua, facciamo amore fino a domattina. Van presa, mi voglio fare così pazza.

Statevi accorti che quando torno a stare nel buio più completo, e così se Maso e

Francesco mettessero Agata dentro, io dico, iata venga, non mi scucciate, e

vedono niente.

Ma come un vostro scuro, io vedo che male, con tutto.

Mo' vada.

Va' in presso.

Con la faccia.

E chi ti guarda? Non ti preoccupare, giù. Non voglio vomitare.

Non essere agitata, giù. Mi sento tutto un fuoco.

Vestita di bianco come la prima notte. Mi sento una sciposa. Sento un brivido

che mi passa qualcosa.

Come se qualcosa... Mamma mia, come mi sento piccata.

Qui, ci credi? Io sono ancora vergine.

È la mia ora, piccata.

No, no, di là.

Dove sei? Dove sei? Ah, ecco lì.

Riccardo.

Cappella. Cappella è venutata.

Riccardo. Oh, sì.

Riccardo. Che dica? La verità è eccellente. La verità. Per darci la

'orto, quello si approfitta di nostra sorella. Ma come, fra Pasqua?

Eh, lui proprio. Si sta razzoliando con Giuda, a nostra faccia.

Poi abbiamo preferito avvertire voi che siete il nostro caro messo. Avete fatto

bene, molto bene, bravo, bravo. E Gianni? Ah, che bellezza, piccarda mia,

delirioso stanco, no, no.

Con la femmina, con Matteo, io dall 'amore sono... Con bella pelle, come sei

sota. No, no, no, piccarda, no, non fare così, no, amore mio.

Che cosa fai, che cosa mi fai?

Sì, sì, fammelo, fammelo.

No, mica, no, mi fai morire.

Ma, insomma, almeno raccontatemi per bene come sono andate le cose.

Eccellenza, ma non ci state impavendo, chi lo sa, potesse ne va.

Andiamo, eccellenza, andiamo.

Andiamo? Andiamo, andiamo, andiamo.

Fra Pasquale!

Eccellenza. Fra Pasquale, ma cosa state facendo?

E che vi posso rispondere? Che sto facendo gli esercizi spirituali.

Vergogna, vergogna è una tema su voi, facciatori.

Ma guardi che figliere cantere che ha gemito in coppaglia.

Sì, io vi domando perdono, eccellenza. Lo spirito è forte, ma la carne è

Io ho già resistito, resistito, ma di fronte a tanta bellezza... Ma non è la

carne. E chi è questo scarrafo?

La eccellenza è più penitenza che... Eccellenza è più penitenza che questa.

E se quella penitenza gli fosse servita per guadagnarsi il paradiso, eh? Il

paradiso è qui, su questi colli. Ma sentitelo.

Eh, caro Guiderino, quando una donna un vuole... Ah, madonna, non dite questo,

eh? Le vie per giungere alla passera sono infinite.

Te ne racconto una. La linea della vita, la linea dell 'amore...

È la linea della morte.

L 'amore è la morte.

Chi ama muore è chi ti soffre troppo.

Buongiorno. Ha non compreso neanche un beccacino.

E ti, cosa sta facendo, buggera?

Zitto, zitto, signor mio, questa zingara mi sta leser nella mano.

Entra la mano soia, non ci stanno segrete per la zingara, mio signore.

Tu sia portatrice d 'amore.

Certo, è la verità madonna contessa, un marito tuo o l 'uomo con cui tu avrai

congiungimento carnale, chiatta, crepa, mora, lutto e disgrazia. Signore

Zingara, e sommi suo marito? Dico, sommi che deve fare quella morte lì?

La Zingaro non dice che si tua morì signore, ma qui sta scritto.

Da oggi medesimo stessa, giorno fatale di picchi e picchetti e pistacchi. Mi

cacchio, mi cacchio, mi cacchio, lo primo uomo che possiederà questa

donna femmina. Crepa, schiatta, mora, lutta e disgrazia. Ma subì quello.

Campa via, stregasa.

Pistacchio, mi cacchio, mi cacchio, qui si muore. Cosa sono queste malinconie?

Sono tutte ciaccole, cosa ti sta preoccupando? Sì, sì, tutte ciaccole e

ciaccole. E se fosse vero... che che interesse che avrei avuto quella singara

raccontarmi delle fanfalluche. Signor Conte, signora Contessa, mi non dovrei

intromettervi, ma una volta una singara gli ha gradito a mio fratello Nane, e se

gli avesse tradito la sua moggera, il cavaliere ha perso le due balote.

Lui non ci ha credesto.

Salo come lo chiama adesso, Nane senza bale.

Ti c 'ho sentito.

Ma non ti vorrà mica dare retta a Ginulfo? E mi non do retta a Ginulfo,

retta alla Zingara. Ma mi non voglio morire, ecco.

Piuttosto vado con le altre femmine.

E mi cosa faccio? Non vado con nessuno, mi?

Ma c 'è colpa tua, ostrega.

Ti dà la mona velenosa.

Se mi mi accostati per fare il mio dovere settimanale, resto lì secco.

E forse... forse... si potrebbe trovare... Un marchiginio

per sfuggire al destino avverso? Non so.

Non so, ci vorrebbe un 'idea.

Ecco, bisognerebbe trovare un cristiano che venisse a letto con te al posto mio.

Tanto poi, vero?

Ginulf, vecchio amico mio, vuoi sacrificarti tu?

Tanto ti sveccio? No, no, mi dispiace.

Migliacco. Andiamo, Guidobaldo. Non ti vorrà mica tener conto di quel che ha

detto la zingara.

Ma mi non voglio rischiare.

Preferisco che tu mi metta un cornetto o il primo che capita, ecco. Un cornetto.

Ma mi, quando sono lì, la dimensione del corno non posso controllarla con quel

che goda fare.

E' vero.

Pazienza. Se è meglio un corno anche grande, piuttosto che la mia vita. E

la dignità.

Basta che nessuno lo sappia, vero? Come ha detto la sigara, tanto quello dopo

muore.

Scusi, signor, ma che c 'è un giovane che la cerca? Un certo rufolo da

Meraviglioso! Questo si è proprio come il vino nel brodo.

Tu fallo entrare quando ti senti suonare.

Ah, aspetta, diche che sto toccando a scacchi col gatto.

Come, signor?

Ma va che aspetti, sbrigate mona!

Dovete aspettare un poco.

Mi dispiace, ma è perché il signor Conte sta a giocare a scacchi col gatto. Ah,

vinto.

Con chi sei che sta a giocare a scacchi? Col gatto.

Ah, ecco.

E chi sei che vince?

Mi non so, signor.

Oh, ecco.

Potete entrare, signor.

Il tuo nome?

Francesca, signor.

Per servirvi, signor.

Dopo.

Lupo?

Buongiorno, signor Conte. Oh, caro dottore!

Come state?

Come state?

È molto tempo che non si vedeva, vero? Molto tempo... Perché lui è dottore,

vero?

Mi? Certo, signor Conte.

Patrona...

Signora, non conosce la mia moglie alla Contessa.

Oh, ma prego, prego, sedetevi, sedetevi, non sta per complimenti, prego. Grazie.

Anche tu, cara, sentite per favore.

Grazie.

Insomma, in questa caco culo per terra che devo star solo che mi... Comodi.

Ginolfo, venghi usci mio, versa da bere all 'ospite cosa ne aspettiamo.

Vengo, vengo.

Attenta che si versa, piano.

Ginolfo, versa da bere.

E cosa che che pare di questo vinello delle mie terre?

E'

un po' a sprigno. E' il suo merito.

Alla salute.

Tu non puoi bere perché ti fa male.

Ti do il foruncoletto sulla coscia, Benedetta.

Tieni, vai con Dio, vai, caro.

Ti do un foruncoletto, che sei un foruncoletto. Puoi diventare anche

vero? Scusa, cara.

Guardate, guardate qui il foruncoletto. Guardate, guardate.

Tocchi, tocchi. Senti come sei duro.

Eh sì, eh? Sei duro?

Mica soltanto il foruncoetto.

Poareta.

Poareta, no, mica soltanto qui. Ma no? No, in un altro posto. Ne dà un altro

foruncoletto. Alzate, benedetta.

Scusate, vedo. Dove? Qui, sul fianco, girate. Varde, varde.

Vardemo.

Vardemo.

Ecco.

Posso? Sì, tocchè, tocchè.

Ostrega.

Ostrega. Si è sempre più duro, signor Conte. Può arretare.

Può arretare anche a me.

Ma sapete perché la signora Contessa tiene tutti questi foruncoletti?

Perché voi, signor Conte, non la soddisfate abbastanza?

La signora Contessa si è molto giovane, ardente, esuberante.

Scusate se vi dico queste cose, vero, signor Conte? Guardate che sconfondete

seo per il muso. Mi sono ruffolo da chioggia. E il conte seo voi? No! No!

No! Mi sono quello.

Voi siete il conte, il conte di Castelberto.

Ha vero, sono.

Gabby Razon?

Fortunato voi, che Gabby è una bugiera così giovane, così cagliarda, dove

soddisfarla, se no la si riempie tutta dei fruncoletti.

Andela, abbracciatela, abbracciatela.

Andela, pronti? Via!

Via!

Adesso la dovete baciare a lungo.

A lungo, sì, sul collo. Dai, bravo, bravo Conte, bravo. Idrio, Idrio, Idrio,

sulla bocca.

Adesso, signor Conte, sulla bocca. Bravo, bravo.

Bravo, bravo, basta, basta adesso, il seno, il seno, il seno.

Bisogna secondarlo, il potere è anche a morirlo. Bravo, bravo, signor Conte,

basta, adesso dovete spogliarla completamente nuda. Dovete far sbocciare

meraviglioso corpo come fiore dalla corolla.

Che le bevo tutto. Tutto? Che le bevo tutto.

Tutto. Che le bevo tutto.

Tutto.

Bravo, ancora, ancora, ancora, ancora, ancora, ancora.

Ancora, ancora.

Devo levare anche la collana. La collana? Perché cosa volete fare?

Mi sono il conte.

Vose è una contessa.

Facciamo un conticino.

Ecco, adesso andate nella vostra stanza, distendetela sul morbidissimo letto e

codetevi a lungo della vostra bellissima sposa. Andate. A lunghissimo. A

lunghissimo, sì.

La sveglia dopo domani. Sì. Alle dieze. Benissimo.

Eh, spogliatevi il letto, spogliatevi. Ah, sì, sì.

Va tutto bene. Va tutto bene.

Benissimo. Bene, bene.

Tutto fatto.

Tutto fatto.

Tutto, tutto.

Adesso l 'è crepato.

Poaretto, in fondo, in fondo, mi dispiace. Ma come si dice?

Mors tua, vita mea.

Permette, signor Conte.

Adesso gli è proprio morto. Po' a retto, però gli aveva una bella vitalità.

Va a chiamare qualcuno per portarlo via. Corri, via, corri!

Oh, strega!

Aspetta, aspetta!

Gli è ancora vivo.

Cosa ha avuto? Una risurrezione?

No, no, ultime contrazioni.

E sacrifica anche a ella, eh? Eh, la contessa. Cosa non faria parela, signor

Cosa? E' una santa.

Una santa. Eh, sì. Una santa.

Vediamo.

Vediamo.

Si è finito?

Si è finito.

Si è morto? Si è morto.

La professione della zingara si è avverata.

La Contessa è che ha salvato la vita, signor Compe. Un 'altra donna così non

esiste.

Sbrigateci, amato Stalieri. Mette il corpo dentro un mantello con il suo

e buttalo nel bosco. Va bene, vado. E va? Vado, vado.

Adesso vado a lasciare la mano alla moglie di un po' di stacco. Aspetta un

di giorni, benedetta, sono stanco, stanco morto.

Ah, usi trovato buono il sistema per fottere, sembra per quell 'antico

che dice...

Ogni marito ha anche il più fiero.

Mezzo cornuto che al cimitero.

Io per me posso fare anche a meno della zingara. Con la zingara senza te con me

non ci riesci. Ce l 'ho già detto, quando una donna non vuole non c 'è

fare. Eh già, ma quando vuole invece.

Anche le vie per giungere al baccello sono infinite.

C 'era un bel frate giovane, uno di quelli a vedersi può far venire.

Buongiorno frate Domenico.

Buongiorno madonna, avete niente per i prati? Un po' di salame e una bella

di pane fresco fresco fra domenico.

Grazie, grazie, che Dio ve ne renda merito.

Speriamo, sono vent 'anni che di peccati di carne non ne faccio mica, eppure il

signore...

Che piacere vedervi fra domenico, ma che bella sorpresa che mi avete fatto.

Buongiorno Martina, hai qualcosa per il convento?

Io ce l 'avrei una bella cosa che vi darei tanto volentieri frate mio.

E allora che aspetti, dammela.

Una cosa per voi su.

Eh Martina, non sai che devo dividere tutto con i confratelli miei? Una cosa,

come posso dire, ma non lo posso dire.

Sentite un po', ma come mai vi siete fatto frate?

Così giovane e simpatico come siete.

Ma tu sei a fare una vita di stenti e di privazioni.

Avevo molte più privazioni a casa mia.

Eravamo dodici figli e due femmine, allevavamo maiali.

Ma eravamo più figli e allora... almeno adesso mangio un poco, quello che mi

passa il convento. Ma l 'amore, frate Domenico, l 'amore il convento mica ve

passa. Il peccato che manca nella mia esistenza, l 'amore.

Perché non vieni a trovarmi qualche volta? Io venire in convento da voi. Ma

certo, nella mia cella, e così farò finalmente il peccato d 'amore. Anzi,

peccati d 'amore.

Ma come?

È facile, stasera all 'Ave Maria, aspettami sotto il fico, ti porterò un

tu te lo metti con il cappuccio davanti agli occhi, così quando entreremo in

convento il padre guardiano non si accorgerà di niente. Allora va bene,

questa sera all 'Ave Maria sotto il fico.

Fra Domenico, ecco qua il pane salame come vi avevo promesso.

Grazie, grazie, che Dio ve ne renda merito, grazie. Ecco qua, e due galline.

Come siete buone, mi ricorderò di voi nelle mie preghiere.

Arrivederci Fra Domenico. Arrivederci.

Allora, questa sera l 'Ave Maria sotto il fico, fra domenico. Ci sarò, Mardina.

A Bure.

Ne ho viste tante in vita mia, ma un frate con due poppe così non l 'avevo

mai.

Andiamo, va.

Chi è che bussa questo convento?

Chi è che ha bussato questo convento? Un servo del Signore, fraguardiano. Fra

Domenico senza peccato. E allora il Signore si è sempre lodato. Si è lodato

Signore. Entra, fratello.

L 'amore mio, finalmente.

Aspetta Martina, spogliati, che il peccato d 'amore riesce meglio da nudi.

Ricordati, fratello, che devi morire. Lo so, lo so.

Ma questo non è freddo dell 'infarto!

Aspetti ad andare ad ammazzare il campanaro.

Fra Domenico!

Apri! La padre. E adesso?

Mi hai sentito, Fra Domenico? Apri immediatamente!

Che cosa volete, reverendissimo padre?

Te lo dirò appena avrai aperto, obbedisci! Eccomi subito, buon padre.

Arrivo subito, arrivo. Va presto.

Fra Domenico, se non apri, susto giù la porta.

E allora?

Eccomi subito, buon padre.

Ecco.

Fra Domenico, grande peccatore, hai saggezzato la carne, hai profanato il

convento, il diavolo è entrato dentro di te.

Ma perché mi parlate così? Io non ho fatto niente. Ah, niente?

E quello cos 'è?

Vieni fuori.

Veramente?

Non me ne ero accorto che stava lì. Vi chiedo perdono. Non c 'è perdono per un

peccatore tuo pari. Finirai nelle fiamme dell 'inferno eternamente. Padre, è

stata colpa mia.

Famo silenzio tu.

Ti farò arrestare dalle guardie del potestà e andrò a denunciarti al vescovo

finirai bruciata sul rogo.

Vi prego, padre Friore, mi dispiace. Io non ho saputo resistere alla tentazione.

Perdonatemi, padre. Vai, vai a pregare.

Strescia sul nudo pavimento con la fronte implorando il perdono divino.

Pustigati con uno staffile pieno di spine e metti un doppio cilicio che non

toglierai per un anno di seguito. Sì, padre.

Vai e digiuna per 40 giorni e 40 notti e vai il più lontano possibile.

Vamo là.

E tu, come ti chiami?

Quanti anni hai, piccola?

Mi chiamo Martina, buon padre, e avrò 18 anni la prossima estate.

18 anni!

Martina, ma come puoi aver commesso tutte quelle robe che ho visto dalla

finestra? Io?

E io sono innamorata di Fra Domenico.

Basta! Vergogna e silenzio!

E dimmi...

Come hai fatto ad entrare in questo luogo sacro?

Mucolsaio. Ah, incredibile.

E soprattutto terribile. Perché tu, Martina, tu sei quasi una bambina.

Dovresti profumare di purezza e non di peccato.

Ma i tuoi cari genitori non ti hanno insegnato la castità, l 'onestà, la

È vero, è vero. Avete ragione. Mi pinto amaramente di quello che ho fatto.

18 anni.

Un fiore, un bianco giglio e il cuore mi si spezza.

Perdono, perdono, non lo farò più.

Eseguirò qualunque penitenza, padre.

Ma quale penitenza posso darti io dopo tutto quello che ho visto dalla

Fra Domenico nudo sopra di te.

Non lo farò più, vi giuro padre che mai più.

Né Fra Domenico né nessun altro uomo verrà sopra di me.

Lo giuri? Lo giuri figlia mia?

Sì padre.

Sì? E allora, vieni per qua.

Padre, mi ho appena giurato che me più avrei fatto venire un uomo sopra di me.

E' ben per questo che vieni tu sopra di me. E adesso che tu ci racconti? Beh, vi

racconterò di un certo Gervasio, un mercante gelosissimo della bella moglie

teneva sempre chiusa sotto chiave. Ma come il gatto ha sette vite, così l

ha sette chiavi.

Perché chiudete così? Siete geloso anche dell 'aria?

Sì, sì.

Anche dell 'aria.

Del resto perché tu tagghindi così?

A chi vuoi piacere, eh?

Oh via, messer gelosone, non le vorrete mica togliere anche il gusto di essere

bella per se stessa? Stetta su, vecchia puttana!

Meglio puttana che bischero. O con chi ce l 'hai?

In questa stanza di bischeri ce n 'è uno solo. Tata donna che io ti spuzzo. Oh

via, chetatevi. E poi, signore mio, come potete essere geloso di una donna che

tenete sempre rinchiusa di porta e di finestra, senza farla uscire mai, se non

quando voi lo la tenete per un braccio.

Certo. Perché le donne ne sanno sempre una più del diavolo. Ma io non mi faccio

mica gabbare da una come te, accidentale cimette.

Sempre chiusa dovrai rimanere, sempre chiusa. Perché le donne le sono tutte

puttane, tutte.

Esclusa la tua mamma.

E se dovete andare al cesso, andateci subito. Perché io chiudo tutta chiave e

torno fra un 'ora.

Grazie, non c 'è bisogno di nulla.

È molto meglio così.

Ah, Martuccia mia, non ne posso più, credimi, di questa vita di clausura.

A pensarci bene l 'era di molto meglio se vi facevate monaca.

Almeno uno straccio d 'ortolano avreste sempre potuto rimediarlo. La gelosia l

'è in gran brutto male davvero. Sta sicuro che mi fa venire la voglia di

mettergli le corna.

Anche se dapprima non ci pensavo neppure. Le corna? E come potreste mai,

in casa forte come siete?

Qui ci sono solo io, ma va sicuro che benché è vecchia e son donna come voi.

Eppure, Martuccia mia, almeno una volta con gli occhi le corna glielo metto.

Davvero? Sì.

Tu l 'ha visto, vero, quel giovanotto che abita qui accanto a noi?

Messer Filippo il dipintore? Sì, proprio lui.

Come dipinge le madonne lui.

Lo sai, Martuccia, che l 'ho visto tutto, tutto nudo.

Nudo? Beato a voi. E come avete fatto?

Vieni qua, che ora ti muordo.

Aiutami a spostarla. Sì.

Adesso non c 'è.

Ma guarda, guarda che l 'ha andata a scoprire. Oh, come avete fatto? E c 'era

topo che mi impauriva ogni notte e io per vedere da dove entrava scoprì questo

pertugio. E poi, si sa, la curiosità del femmine mi mise a guardare e vedi, mi è

tornato. La presenta Adamo.

E gli si vede proprio tutto, tutto, quasi.

Fatemi vedere mia.

Oh, quanto è bello.

Cosa meravigliosa.

Che cosa meravigliosa.

Che vedi, quando guarda io non si vedeva nulla.

Forse perché sono così vogliosa.

Vostro marito, Valla Brunetta, vostro marito.

specialmente quella dei cervi. I cervi hanno le corna grosse e le corna per un

marito... Attenta, donna, che io ti strozzo!

Ah, ma come siete sospettoso!

Perché siete ritornato tanto presto?

Questi sono fatti miei. Io esco e entro quando mi pare piace.

Intesi? Oh, beh, miserella e tapina che tolsi un marito così tanto ingiusto e

crudele! Ma la volete smettere, sì o no, di farla soffrire a codessa maniera?

Senta tu, vecchia cimiciosa!

Non posso parlare in questo modo a me. Va subito a preparare la cena. Via!

E tu, se vuoi prendere una boccata d 'aria, ti apro la finestra. Ma sbrigati,

perché la richiudo subito. Una boccata di veleno voglio prendere.

Andatevene di qui e lasciatemi alla mia tristezza.

Dice un proverbio antico e molto conosciuto.

Meglio la moglie triste che un marito cornuto.

Ma che cacchio su...

Ma

voi

siete? Sono la vostra vicina.

E perché avete rotto il muro? Sono prigioniera. Il mio marito mi tiene

qui rinchiusa.

Beh, da quel po' e vedo gli ha ben ragione essere geloso di voi.

E se si potesse allargare un po' questo pertugio... Oh, no, vi prego.

Sono io che vi prego, madonna.

Se voi oggi mi avete cercato, vuol dire che sentite di me desiderio come io di

voi.

Cosa mai si potrebbe fare, mio Adamo, attraverso questo piccolo pertugio?

Intanto ci si potrebbe dare un bacio, e poi si vede.

Filippo.

Amore mio, quanto tempo t 'ho aspettato. O perché oggi non venivi più? Ho dovuto

attendere che il mio marito uscisse.

E io intanto a bruciar di voglia.

Io non resisto più, Brunetta. E io allora, Filippo, non so mica di ferro

Se è per quello io sì, Brunetta, e che ferro.

Aspetta, mi è venuta un 'idea.

Che tu stai facendo?

Lo vedete? Sto pregando.

La vedete? Sta pregando? Che tattitù!

E quale santo preghi? San... San Filippo. Sì, ecco, San Filippo. E a

di questo, signor mio, vi chiedo licenza di farmi andare alla chiesa dei frati a

confessarmi. O che cacchio di che ti devi confessare? Dei miei peccati. Dei

peccati, mestere?

O che peccati tu puoi aver commesso se io ti tengo sempre qui dentro chiusa a

chiave da mani a sera?

Codeste le son cose che a me non conviene dire a voi, né a voi

forse siete un prete, o che siete un prete. Se tu apri ancora bocca, te la

chiudo con una scarpata, in quanto a te non voglio più sentir parlare né di

preti, né di confessioni, intesi? Qui dentro tu devi rimanere, è chiusa a

chiave. San Filippo, San Filippo mio, ma se quest 'uomo malvagio mi fa

confessare, noi due come faremo?

La confezione, Messer Gervasio, è un diritto sacro.

Capiate che l 'unica maniera di conoscere i peccati della vostra sposa

proprio quella di darle il permesso di confessare. Senti, bracona, tu ma far la

spesa non ti impicciare. Sì, e vo' via, vo' via, peggio per voi, però, eh.

Oh, vecchia mestolona, come tu credi che io possa conoscere i peccati di mia

moglie mandandola a confessarsi?

Tu credi che il frate confessore me li verrebbe a ripetere? Certo che no, ma

la mia idea, però.

Oh, qual 'idea? Vu' la volete conoscere, io ve la dico, guà.

Ho l 'impressione che tu mi voglia pigliare in capo. Guarda che io ti

come un otre.

Sputa subito qual è la tua idea.

Madonna Brunetta, la conosco bene, l 'ho tenuta in braccio quando mi faceva pipì

addosso. La va sempre nell 'ultimo confessionale a sinistra in fondo alla

chiesa. E con questo?

Se qualcuno si mettesse lì dentro al confessionale ben chiuso e con qualche

colpettino di tosse facesse sentire la sua presenza e nel parlare si ponesse in

bocca un sassolino per mascherare la voce, tu...

sentirebbe di quello che Monna Brunetta non dice ad anima viva e tanto bene il

suo proprio marito Vessere.

Martuccia, cotesta sì che l 'è una bella idea.

Domani mattina di buon 'ora tu accompagnerai mi moglie in chiesa. Io

stessa le concederò il permesso.

Dimmi Martuccia, siamo sicure un sospetterà di nulla? O che dite, se ero

grulla ma rincoglionita no, eh?

Ma vede a benedire, padre, perché di molto peccai. Da quanto tempo tu non ti

confessi? Da Pasqua, padre, perché c 'è un marito così geloso e così sospettoso

che neppure in chiesa mi manda. Eh, già, capisco, allora forza con questi

peccati. Ecco, padre, io inganno il mio marito. Con il che tu fai? Oh, ma senza

volerlo e senza colpa, padre.

Il mio sposo mi chiude dentro in camera con di molte chiavi. Ma da un po' di

tempo a questa parte, padre, tutte le notti, un uomo mi entra dentro casa e si

giace insieme a me. Un uomo?

Un quale uomo? Un frate.

Un frate? Oh, come fa ad entrare se tutte le porte e le finestre sono

Quel frate dice una formula magica e tutte le porte s 'aprono. Ma come può

giacersi con te se tu dormi con tu marito almeno così? Dovrebbe essere, mi

figliola. Certo, ma quel frate gli dice un 'altra formula magica e Gervasio, il

mio marito, è colpito dal sonno così profondamente che noi due, io e il

si fa quello che si vuole e lui non si sveglia. Ma tu potresti negarti o porti

alle brame di questo frataccio. E così faccio, padre mio, ma lui gli dice un

'altra formula magica e allora io... Quante ce n 'ha di formula magica con

questo figlio di puttana?

Padre, che sono queste parole?

Scusami, figliola mia, l 'avevo scappata, volevo dire che quello non è

frate, gli è un diavolaccio. Oh, anch 'io l 'ho pensato, padre, ma ditemi

il che devo fare.

Stai tranquilla che qui frate o diavolaccio che sia, da oggi in poi non

dare più fastidio.

Davvero? Oh, meno male, perché un virigotto le si è fatto stanotte.

Ah, che notte.

Messere? No, piuttosto mantello e cappello.

Ma non venite a letto, marito mio?

Eh no, e stanotte devo rimanere fuori. Eh già, stanotte deve rimanere fuori. Ma

come sarebbe fuori? C 'è un affare molto importante, deve essere al più presto

ad Arezzo. Eh sì, ad Arezzo. Ma non ti preoccupare, sta tranquilla.

Tu metti il catenaccio dal di dentro, io lo metto dal di fuori e t 'assicuro non

verrà nessuno. Oh, ma chi potrebbe mai venire a disturbare? Oh, nulla, nessuno.

Buonanotte, mia cara.

Buonanotte a voi.

E mi raccomando, Brunetta, metti il paletto. Certo che sì.

Il paletto.

Va bene il croppone.

Vieni, brutto topo di fogna!

Te lo preparo io, un bel piattino.

Anche se piove, non ti preoccupare che ti aspetto lo stesso, brutto mucaiolo.

Deve venire.

Amore mio, amore mio.

Anche se mi tradice fino all 'ossa.

A me le corda o me le fa nessuno.

Ancora? Avete presenti le holline della sociaria?

Bene, su questo holle abitava un giovine signore e su quest 'altro invece una

contadina delusa dalla trascuranza del suo marito.

Un giorno questo signore si ritrovò nudo e pronto alla bisogna davanti alla casa

della villica insoddisfatta e vogliosa.

fiorini e quattro baiotti.

Di disgraziato morto De Fabio, mi hai fatto fare tutta questa fatica da me

niente. Scusatemi, essere briganti, vorrei dire che la prossima volta

più denaro con me.

Che facciamo, Gaspari?

Intanto se rifiamo quello vestito, sfogliatelo, nudo! Ma che fate?

Questo è buono, eh?

No, questo no!

Ma... Sto brutto figlio della vacca!

Mi lasciate qui proprio tutto nudo?

Sì, proprio tutto nudo, e se ti vedi l 'unaffreddore va a fa...

Mi devi dare qualcosa per coprirmi, che devo stare fuori tutta la notte, si è

capito o no?

Ma come?

Ti ho preparato pure l 'acqua calda per farti un bagno, se vieno di stella.

E la scena te, guarda, guarda, ti ho preso pure lo tartufo di norcia.

Cattangrì, fai te smuovere un uomacone che ha sempre moscio. E mo c 'è il

coraggio di dirmi che stai fuori tutta la notte.

Ma che ti piglia, mo tengassi per colpa? Ma che è colpa mia se un marchese mi ha

detto che devo assistere allo parto della vacca?

C 'è devo dannare, no?

Ma che ingestano gli altri condadini?

Perché quello bravo che fa la levacca sono io.

Eh già, se capisce. Perché io, con un marito come te, non rimango incinta per

virtù dello Spirito Santo.

Ma che vuoi? Ma che stai a dire?

Ma come che voglio? Voleste fare l 'amore una volta, no?

Ma se io mi spiango con te, come faccio a lavorare tutto il giorno con un

marchese?

E allora, perché non ti sei sposato con un marchese?

Ma Marcoffa, non c 'è che ti dico.

Ma questo sembra pregato.

E così pure io mi sono fatta lo bagno proprio per senza niente.

Pozza crepa lo Marchese, la vacca e pure lo vitello.

Ma guarda questo.

Chi siete?

Che siete, matto? Ma che fate lì tutti ognuno?

Madonna, sono un giovane rapinato dai masnavieri.

Quanto a quello che faccio, lo vedete anche voi, muoio di freddo sotto la

pioggia. Certo, se ti fosse un 'anima pia che mi offrisse un poco di

ospitalità... Io vi farebbe pure entrare, ma sono sola a casa.

L 'opposto mio non torna che dimani mattina.

E chi mi assicura che quando state dentro non vi via la fregola di fare

porcherie con me? Madonna, io vi posso giurare sull 'onor mio di gentiluomo che

vi rispetterò.

Ve lo posso giurare, Madonna.

No, no, lasciate perdere, non voglio che fate giuramenti farsi.

Venite, entrate pure. Grazie.

Come siete buoni.

C 'è un freddo sotto l 'acqua.

Entrate, entrate, non pare che vi piaccia il gosso.

Grazie, Marcolpa. Questo bel bagno caldo mi ha rimesso al mondo.

L 'avevo preparato per un marito mio.

Lo bagno caldo e una bella cenetta.

Lo cacio un pepato, le fascioli con la sarciccione, le frattaglie con lo

peperoncino, è tutta roba buona.

Ingesta pure l 'udartufo de norcia che... che, come dice la gommare mia,

fangrifa per fino li morti. Vuoi assaggiarlo? No, grazie, io so vivo.

Beh, con tutto il freddo che ho preso, mi è venuta una fame.

E' buono, eh? Non l 'hai mai mangiato così buono. Ti piace?

Tuo marito tornerà a casa molto presto. Ma che?

Quello è da far sgravar la vacca da un marchese. Fino a dimani mattina non

ritorna. Bene.

Allora noi due abbiamo tutto il tempo di farci, eh?

De facce che?

Senti, l 'hai mai fatto l 'amore alla francese?

Ma che?

Con quella scamorza frascica di Giannozzo non lo faccio manca la burina.

Figuriamo se poi se lo faccia la forestiera.

Te lo insegnerò io, Marcolfa.

Sì, sì, e cominciamo con la Francia, eh? E poi se favo tutti gli altri paesi.

E tieni pure un bello ciuffolo, mi piacerebbe giocarci un poco.

E io ti ci faccio giocare. Ah, benedetto lo temporale che ti ha portato.

Chi lo giannozzo fa zunzù come le coniglie una volta sola.

Come D 'Angarcio, si rivolta dall 'altra parte e si mette subito a dormire.

Io non dormirei mai.

Vieni.

Com 'è che avete fatto così presto con Bari Giannozzi? Perché quella, la vacca,

non stava gravida. Era come?

Ci ha mollato un bar di cazzottone sulla panza e si è mollato due scureggi e si

è liberato.

Ha capito? Con due scureggi?

Ma guarda, guarda. Beh, statevi bene con Bari Giannozzi.

Buonanotte. Buonanotte.

Marco Orfa, sono io, apri! Mi marivo!

Sveglia da Marco Orfa!

E apri! Mettete questo, su, va!

Ma che sta a fa', chi c 'è?

Apri! Un momento, un momento, vengo!

Eccomi, eccomi, vengo!

Ma devo sbrigarsi o no?

Brutta schifosa carogna!

Con questa bossa da un corpo!

Se ti acchiappo ti taglio pure le coglioni!

Ma che succede, Gianno?

Ah, e me lo domandi?

Brutta vacca più vacca di quella che sei da pascoreggiare! Ti sei fatto venire

un mondone mentre non c 'era! E che lo dovevo far venire quando ci stavi tu?

Eh, ma io e quella figlia da zoccola se la acchiappo l 'ammazzo! E zoccola pure

tu! Ma la fangulo!

Ah, te voglio pure la fangulo, eh?

Merichello! Ma di che? Di che? Ma di che? Ma di che? Ma di che? Ma di che? Ma

che? Ma di che? Ma di che? Ma di che?

Ma di che?

Ma di che?

Ma di che?

Ma di che?

Ma di che?

A me era capitato quello bello ciufolone che mi voleva far fare l 'amore alla

francese.

Invece no, niente.

Marcoffa.

Rinaldo, ciufolone mio.

E che fai dentro gli vestiti di Giannozzo?

Gliel 'ho fregati, ma adesso me li levo.

E mo', che me fai? Ma come, me volete fregare pure voi?

Quello prima me se frega la moglie, un po' me frega li vestiti. Sempre li

poveracci se vanno da me. Ma che fai? Come te sei messo?

Andiamo a casa mia.

E cammina, non ti fatti là.

Ma dove nemm 'ha finito stupasso? Pure li sbiri, appena vedono tu chiappe,

perdono la capoccia.

Grazie, denti.

Guarda.

Ma che fa tu, zozzone, tutto ognudo?

Ah, già no, mande vergogni? Avemo capito, signor. Andiamo là, andiamo. Ah,

Marco, che stavolta la città! Ma come fa questo a un marito tuo?

Ma come...

Siete ingorde, eh?

Bene, vi racconterò di un ricco signorotto siciliano con una giovane e

bellissima moglie, della quale si era perdutamente innamorato un focoso

palafreniere di nome Raniero.

Il sole nasce con voi, baronessa, ma voi siete più bella.

Guido. Eccomi.

Vai.

Baciamo le mani, baronessa, e bacerei qualunque altra parte del vostro

pompo. Alle solite siamo, Raniero, come ti permetti. Chiedo scusa e perdono, ma

pazzo di voi sono.

Me l 'hai già detto troppe volte.

E io sempre ti risposi che un miserabile palafreniere quale tu sei, nemmeno di

guardarmi si deve permettere. Ma la canna giovane e fremente di un

non è più migliore assai appetitosa di quella vecchia moscia del barone vostro

marito consorte.

Silenzio, stalliere. Donna onesta e pura io sono.

E sappi che per la tua giovane età io non ti faccio tagliare la testa.

Eccomi qua.

Scusate il reddato, le abluzioni.

Guido, Guido, i cani sono pronti.

I facconieri, gli acceri. Sì, sì, tutto è pronto, eccellente, ma gli altri si

avviarono già.

È una giornata ideale per la caccia. Oggi mi sento in pena.

Perlomeno cinque cerve, due cinghiali e poco beccaccino. Sì, avanti. Alla vostra

salute.

Eleva, portiamo subito, sei pronta? Sì, signore.

Buon gustare a questa cavallaccia, tutti gli stalloni si fanno.

Andiamo! Prego, Beronetta.

Cofu! No, niente, volevo frustare il cavallo, ma questo sciocco dopo la

si era messo già un po' vicino e per disgrazia lo colpì.

Romero, Romero, è chiaro che tu ancora non sei stato capace di guadagnare la

fiducia della mia signora.

Ma tu insisti, potrai che te la darà.

Speriamo, signor Barone.

Speriamo. Amore.

Vieni, Elena, amore mio.

Ti voglio far vedere cosa è capace di fare il tuo gonzotto.

Raniero, tu e i bollenti spiriti te li devi fare calmare.

Sì, se no veramente te la fa tagliare la testa il barone. Ma quale testa? La

minchia ci fa tagliare.

E poi prima di arrivare alla testa, deve arrivare ai capelli.

Eppure riuscire ci devono.

Ma ci pensate che quelli nemmeno insieme dormono?

Quel mollacchione del marito la va a trovare di notte, una volta alla

Costumaggia dei signori, dormono in cabine separate.

Quando il barone ci piglia la frenesia, vada la moglie e bussa la porta.

Va bene, ma quando la frenesia ci piglia la voglia? Allora lei va dal marito e

ci domanda... Scusa, caro, che alla porta bussasti.

Buonasera, eccellenza.

Aspetta qua, non ti muovere. Potrebbe che la mia signora abbia bisogno di te.

Dopo. Buona salute, eccellenza.

A Gidolfo, che piacere, si vede che la caccia vi è citata. Non lo so, non lo

ora sei tu la mia caccia, la mia piccola sovveata.

Ma dico io perché non possiamo una volta fare l 'amore con un po' di luce, non

vedo niente. No, no, a Gidolfo, io mi vergogno, lo sapete bene.

Ma io non dovete mai una volta nuda.

E vi prego fate quello che dovete fare, ma in silenzio, le parolacce che dite mi

fanno arrossire.

Gerolfo, che dici?

Tienetevi con le parolacce in silenzio.

Suonate trombe, rulla tamburo.

Che parola Gerolfo, modestamente.

E' ancora bello duro.

Oh, guardate che bello stallone.

Traorinato. Quello ci può fare un boledrino di almeno 80 anni. Bellone.

Bravo, bravo, fatti onore a quell 'anno.

Vorrei essere io, quello stallone. Ma non ti piacciono pure le cavalli? No, ma

quella è la cavalla della baronessa. Capisco.

Bravo, e poi le facciamo anche noi cristiani queste cose. È vero. Cosa

signora? Non sapete che vi potrebbe succedere un eccitamento pericoloso.

Andatemene a casa, fatemelo piacere.

Sticchiona mia.

La fattura mi fece.

E io stanotte a essa ce la faccio. Una bella fattura. 50 volte la voglio

possedere. E il barone, che te fa?

Anche se mi ammazzano, che mi importa della morte?

Tagliate le unghie dai piedi. Il barone sempre se le taglia.

Hai ragione.

Nobile devo sembrare.

E tu nobile sempre.

Per eccellenza.

Anzi, Adolfo, pure stanotte veniste, che bellezza.

Come sono contenta. No, no, no, non parlate. Passate all 'azione, che tutta

vostra sono.

Ma silenziosamente, che se no mi vergogno.

Cagione!

a Gedolfo mio di ferro voi siete prendeste qualche medicamento qualche

perché questo miracolo fu

Con buona salute, eccellenza.

Che dormite?

Eccellenza.

Ma come?

Oggi la monta dei cavalli c 'è fuori. La cosa mi ha sommossa il sangue. Mi

piego, piccola fondesca.

Buona salute, eccellenza.

Un angelo mi toccò.

Elena.

Elena, che fai dormi?

Ma dico, non sentesti che ti vengo vicino pieno di trepidazione, di

Angelo, ma che vi pieghi a stanotte?

Ora, ora finiste.

Come ora, ora finiste? Che significa?

Devo fare che cosa finire?

Ma come che cosa?

Io non le contai, ma perlomeno nove, dieci volte furono.

E con questo, che significa che io non sono forse masculo capace di ripetere l

'operazione altre dieci volte all 'occorrenza?

Sì, certamente, ma io per la salute vostra mi preoccupo, eppure della mia,

mezza motta sono.

Ragione avete.

Dovete riposare.

Felicesse malotte, baronessa. Facciamo le mani.

Che cosa guardi?

Scusate, barone. Vai via, vai via, malamenghione.

Dunque sono connuto, inesorabilmente, irremediabilmente connuto, un uomo come

me, un nobile.

Chi uccido io?

A che spudello?

Dove lo trovo questo fatentissimo, stessanorato, vassallo della mia baronia

lo so?

Connefecamme, connefecamme.

Sono connuto, sono inesorabilmente connuto.

Ma che me ne guardi pure tu?

Cornuto?

Barone, a Cidolfo c 'è gente, sei cornuto.

Ma come faccio a sapere chi fu?

Non posso fare un editto, e nemmeno interrogatori, altrimenti la mia corna,

pubblica, diventano.

E che figura di merda ce faccio?

Allora, nessuno niente sa.

E nessuno deve sapere.

Come?

Il pergamotto.

Non hai capito?

A Cedolfo.

Ho scoperto la chiave. Del mostero.

Il pergamotto.

Guarda. a quello inodore che rimane sulla persona e a quello stesso narrato

accendò con la mia signora e ce l 'avassi addosso e così lo scoprirò.

Aspetta, intelligente, sì, accendoso.

Grandesimo vecchio di Boscano.

Ma chi sei?

Ti credevi di potermi fregare?

Io ti... No.

E no.

Deci i capelli, ti devo tacchiare.

Così domani ti riconosco.

Ciao.

Buongiorno, parone eccellentissimo.

Buongiorno, parone. A Gedulfo, ma vi volete decidere a dire chi è il

e che cosa fece?

Quello che fece lo sappiamo soltanto tu e io.

Chi è? Non lo so nemmeno io, ma fra poco qua lo sapremo tutti.

A me, Gedulfo.

Comandante, parone. Fate venire i palafranieri.

Preparati! Quello scodiero con i capelli tagliati dietro la nuca è il

grandissimo figlio di Bottana che lascerà la testa sotto la mammaia. Mi

Voi alzi!

Arravotatela!

Signor Barone, a chi ci ha tagliato la testa? A chi

dovrebbe andare a buttare le tue pagine.

Messer Gianni, la testa è finita!

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