All language subtitles for Intimate Lighting (Passer, Ivan 1965)_BDRip.1080p.x264.AAC_IT

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Original subtitles

Traduzione: gnpolec. Revisione: Jago71 younditalia.wordpress.com

Buone vacanze!

ILLUMINAZIONE INTIMA

Forte! Andiamo! Così!

Più ritmo. Tempo.

Cosa fai con quel contrabbasso, per amor del cielo?

- Cosa ti prende, Honza? - Credo di aver suonato bene.

Il tempo, in generale, lo determina il solista.

Può essere veloce o lento. Come vuole lui.

Forse faremo una prova con lui prima del concerto.

Così si deciderà il ritmo generale della composizione.

Ma ora, signori, per favore, dovete suonare come dico io.

Mantenete il ritmo che vi indico io. Spero che sia tutto chiaro.

Sì?

Signori, questa è una cosa seria. Il concerto sarà tra pochi giorni.

Non è uno spettacolo di varietà, è un vero concerto.

Coi soldati, saremo in 65.

Ciò significa che dovrete sedervi come adesso...

alla prova generale. Senza scuse.

Sennò sarà un casino. Ci saranno anche i soldati...

e oggi nemmeno la metà di noi è venuto qui. Voglio che sia tutto perfetto.

- Abbiamo già venduto 180 biglietti. - 240.

Avete visto, signori? 240 biglietti!

In altre parole, ne abbiamo venduti altri 60.

Ricordate il nostro ultimo concerto...

...quando abbiamo suonato Jirovec? Avevamo venduto l'80% dei biglietti.

Ho parlato con il dottor Simacek e ha detto che ne avrebbe comprato uno anche lui.

Adesso, signori, il grandioso.

A proposito, come facciamo per la prova prima del concerto?

Avremo abbastanza tempo per il solista?

Non lo so, gli ho detto di venire un giorno prima. Spero di sì.

Va bene. Continuiamo.

Dopo con te facciamo i conti!

Bambas, che bello!

Be', la terrazza...

Bambas, è perfetta!

È quello che volevo dirti, la terrazza...

- Ideale per mangiarci. - È vero.

- Volete delle bacche? - Io sì, grazie.

- Non potevi aspettare? - Perché?

Qui devono essercene di più.

Tranquillo, non importa.

- Papà, papà. - Vieni qui, piccolo mio.

Allora Mary, come va?

Kaja ha fatto la pipì nella vaschetta.

Davvero? Non devi farlo, Kaja! Ci morirà la carpa!

- Saluta lo zio. - Buongiorno!

Ciao!

Come ti chiami?

Cosa ti succede?

Tu sei più grande, vero? Che scuola frequenti?

Se fai così, allora vai. Cammina!

Non so cos'ha, oggi.

Dimmi Bambas, quanti figli hai?

Guarda, Petr, non chiamarmi Bambas. Maruska non ne sa niente.

Ti ha morso? Non ti preoccupare. Noi mangeremo tutto e non le lasceremo nulla.

Vedrai.

Kaja mangerà, papà mangerà...

E anche la zia mangerà.

- Buongiorno! - Benvenuti! Entrate!

Dove ti ha morso? Fammi vedere.

Qui, vero? Che bestia cattiva!

Kaja, siediti qui un momento.

Servitevi pure, mangiate!

- Ne prenda un po', signorina. - No, grazie. Berrò un po' di tè.

- Petr! - Ne ho ancora...

Cosa suonerete qui?

Cosa suoniamo? I classici. Dopo tutto non siamo a Praga, vecchio mio.

Adesso che Kaja è il direttore della scuola, è contento.

Non deve stare tanto con i bambini.

A quello ci pensa il nonno.

A volte torna a casa furioso. Vero, Kaja?

Neppure a Praga suonano altre cose.

Si, lo fanno. La Filarmonica, per esempio. Vanno anche all'estero.

- Be', è la Filarmonica! - Sì.

Invece noi, tutto quello che facciamo è suonare i walzer di Strauss in campagna.

Anche noi ci siamo infuriati quando costruivamo la casa.

Sa cosa significa tutto questo per i nervi?

Così anche Bambas si infuria?

Impossibile... anche Bambas si infuria?

Intende Kaja? Be'...

Ho scoperto una nuova composizione di Jirovec.

Suoniamo le sue melodie.

Sono venuti quelli della radio da Budejovice.

Ci hanno registrato. Ho suonato abbastanza bene.

Sai, dopo loro aggiustano il tutto.

Kaja, questo non si fa! Vieni qui!

Lo lasci. Stavamo solo giocando.

Deve imparare a comportarsi bene.

- In quanto tempo avete costruito la casa? - Quasi sette anni.

- Cosa fai? - Voglio vedere quanto sei forte.

Sono soltanto due blocchi. Ce la fai.

- Pesano, vero? - Certo.

- Stai sbuffando. - Non sto sbuffando.

- Ancora? - Vieni.

Mancato! Stronza, stronza!

Marus, che fai? Lascialo! Kaja!

- Basta, basta! - Sai che ti dona, così?

Toglimeli!

- Smettila, non fare la sciocca. Aiutami! - Aspetta!

Per amor del cielo, non così! Imbranata!

- Aspetta... - Bambas!

Bambas, vieni qui. Sta per cadermi!

Aspettate, aspettate, non fateli cadere. Cosa combinate?

- Prendeteli. - Dei mattoni così belli!

Guarda, ogni otto mattoni un bicchiere.

E guarda quanti sono.

Sono un mucchio di sbornie.

Sì, sbornie...

A forza di lavorare, eravamo sempre con la bocca secca.

Cinque bicchieri per una sbornia, vero?

Certo! Però bicchieri grandi, doppi!

Così dovrebbero essere...

Più di 800 sbornie in totale.

Cosa? Più di 800?

Da non credersi!

Dobbiamo sembrare proprio matti...

a misurare tutto in mattoni.

- Kaja! - Sì?

Ho invitato, il signor...

Io.

...al funerale.

Ma queste cose non gli interessano, papà!

Come no? Anche questa è musica.

- Io non ho problemi. - Ed è anche buona musica. Lo vedrà!

Quando iniziamo a suonare, piangono tutti, compresi i famigliari.

E poi, la cosa più importante: un funerale, 200 mattoni.

Nonna!

Nonna!

- Cosa c'è? - Che ci fa qui questa gallina?

Di nuovo?

La vedi?

Sì. Sta cercando la fermata dell'autobus.

Vattene!

Dannazione, quante volte ti ho detto di non metterla lì?

Calmati...

Kaja, lasciala! Le farai male!

- Ci sono galline dappertutto! - Qui, qui...

Ovunque ti giri, ne calpesti una!

Tranquillo, non ti ucciderà.

Già, però guarda l'auto! Sembra più un pollaio che un garage!

Dopo tutto, quest'auto non è soltanto tua. Io e papà abbiamo pagato 20.000.

Tu eri al verde.

Sempre la solita sinfonia.

Sei tu che mi costringi a ricordartelo. Lo dimentichi troppo in fretta.

E io? Ho lavorato come uno schiavo. Mi sono quasi distrutto le mani.

Ora hai una casa, vero?

Sì, certo. Però non voglio più galline qui.

Lasciale in pace. Un uovo dopo l'altro...

Qui, vieni qui.

Levati di lì! Non startene lì in mezzo.

- Va bene! - Spaventi la gallina.

Qui, piccolina, vieni qui.

Papà, c'è una gallina sotto la macchina.

Dov'è quel mostro?

Hai visto cosa ha fatto? Ora ci penso io...

Qui, qui.

- Aspetta, non uscire. - Kaja, spostati di lì.

Santo cielo, Kaja! Cosa fai?

Non deporranno più uova.

Sai, i divertimenti cambiano a seconda dei luoghi.

Però la tristezza... la tristezza è uguale dappertutto.

Tu sai che si dice...

che una canzone triste fa il giro del mondo.

E la gente preferisce piangere piuttosto che ridere.

Se questa... se quest'auto funzionasse con le lacrime!

Vado a dare un'occhiata.

Va bene. Però non pianga anche lei.

Con degli occhi così belli...

...sarebbe un peccato!

Gli ammortizzatori non funzionano bene.

Karlik, non si scandalizza, vero?

Io? Perché?

Vorrei dire una cosa...

Dica pure!

Sì? Posso?

Quella donna con quella camminata...

...non è niente male!

Carina, vero?

Carina? Una meraviglia!

Soltanto le aggiungerei un po' di...

- Guardi cosa mi fa fare! - Si, vedo.

Hai sentito parlare di quel paracadutista olandese...

che è caduto da 3.000 metri sopra del cotone?

Non si è fatto niente.

Da 3.000 metri? Che strano!

Be', se è caduto sul cotone, è possibile.

Una volta sono caduto da un'altezza tre volte questa.

Da un primo piano. E lì non c'era cotone. Solo cemento.

Una bella caduta. Sono persino rimbalzato.

- I miei piedi sanguinavano. - Che scarpe avevi?

Le scarpe erano buone, ma le tenevo in mano.

Le indossavo quella volta che camminai da Budejovice a Vienna.

Dopo tornai in treno.

Tornato a casa, mio papà mi chiese: "Queste scarpe sono nuove?"

E io risposi: "No, sono quelle vecchie".

La mia ora è giunta.

La tomba mi aspetta.

Amici miei,

portatemi a riposare.

Non versate le vostre lacrime.

Sto andando là dove ci ritroveremo tutti.

Abbi pietà di noi, Cristo Redentore.

Abbi pietà della mia anima, che adesso reclami.

Addio, amici. È giunto il momento.

Il grano si trasformerà in pane.

Sì, Smetana!

Era un uomo vecchio, però lo udì.

Una volta, in un campo di grano alto così, stavo con una ragazza così.

E lo sapete? Piangeva anche lei. Piangeva anche lei.

Soltanto che questo non è grano.

E allora?

- Papà, iniziamo. - Sì.

Iniziamo.

Petricek...

- Petricek? Ti sbagli. Non è Petricek. - Allora cos'è?

Se non indovini adesso, significa che non mi ami.

Dai...

Vedi? Io ti amo.

Hai suonato uguale a prima.

Lo fai male. È così: Io ti amo.

No, non è così. Invece è: Io ti amo.

Ti dico che non è così.

Segui il ritmo: Io ti amo.

- Lo allunghi troppo. - Solo il giusto.

Ti dico che non è così.

Vediamo. Come te lo spiego?

Fai attenzione. Ti suono qualcos'altro.

Vediamo se l'indovini.

Io...

No... aspetta.

Allora?

Pesciolino dalla faccia silenziosa,

la tua bellezza è famosa,

e tu sai cosa tormenta il mio cuore.

Tu sai dov'e' la mia amata...

Dobbiamo andare. Sono diventati matti con quel claxon.

Te l'avevo detto.

Cosa c'è?

Una ragazza mi regalò

un anello d'oro.

E io le diedi una rosa,

come prova del mio amore.

E io le diedi una rosa,

come prova del mio amore.

Non durò troppo tempo,

lei se ne andò a vedere l'altro mondo.

E così anche quella splendida ragazza

lasciò questo mondo.

E la gente? Hanno pianto molto?

- Sì, molto. - Vi siete divertiti?

Andiamo, ho fame.

- Hai bevuto, vero? - Non mi lasciavano venir via.

Certo, i nostri uomini sono molto richiesti.

Poco tempo fa sono venuti a cercarli da...

Kaja... da dove venivano?

- Non me lo ricordo... - Quelli che hanno portato il cemento.

Il cemento l'ho portato io.

Sì, ma da chi l'hai preso? Da Vejtora?

Ricordi come piangeva con la nostra musica?

E cosa importa?

Il vecchio Smetacek aveva le lacrime agli occhi.

Non dico di no.

Lacrime come torrenti in piena!

Vabbè, non importa.

Non importa, dici. Standa Machacek piangeva come un bimbo.

Era inconsolabile.

D'accordo, piangevano tutti.

Certo che sì. E ti ricordi di Vanicek?

Balbettava. Non riusciva nemmeno a parlare.

Altrimenti non ti avrebbe dato quei mattoni.

La coscia per la signorina.

- Vi piacciono le cosce di pollo, vero? - Ne voglio una anch'io.

Non si parla a tavola!

Kaja, nemmeno il nonno l'ha avuta e non si lamenta. Vero, nonno?

Resti comoda. Non può ottenere tutto.

Però se gli piace... prendi la coscia.

Kaja, cosa stai facendo? Mettila giù subito.

Lo lasci, io e Petr ci divideremo la sua.

Certo.

Non se ne parla. Non ne avete abbastanza. Prendete la mia.

Lasciamela, lasciamela!

Mangiati la mia.

No, ci dividiamo la mia.

Come si può dividere una coscia?

- Ce la caveremo. - Guardi, si può dividere qui.

Allora lei prenda questa coscia.

Basta... tanti giri per nulla.

Lasciala!

Basta così!

- Divertente, vero? - Basta! A letto!

- Tutti e due. Subito! - Non li sgridi. Ci resteranno male.

Andiamo, Karlik, vengo con te.

No. Tu siediti, piccola.

Ho detto solo "piccola".

Quella è peggio dei bambini.

La coscia è tornata indietro. E puzza di birra.

Salve.

Sono il farmacista.

- Mi dispiace molto. - Ovviamente, sono in pensione.

Signor farmacista!

Vedo che c'è molta allegria.

Stiamo finendo di mangiare.

Tu vieni a sederti, una buona volta!

Entri, gli uomini saranno felici di vederla.

Mi sono permesso, come al solito...

Non doveva disturbarsi...

Oh, non e' niente.

Signor farmacista!

Non e' niente!

Signorina, il suo piatto si raffredda.

Scusatemi, non so cosa mi sia successo.

Nessun problema, qui ridiamo sempre.

- Deve sbrigarsi. - Tranquilla.

Devi solo criticare.

Andiamo a lavarli.

Cosa fai, Kaja? Vieni qui!

Qui è come essere al bar.

Come?

Come al bar.

Accentuare!

Ancora un po'.

Piano.

Papà, cala.

- Adesso, fuori. - Fuori? Posso uscire?

Tutti insieme.

Più forte.

E adesso piano.

Piano!

Sono le sue tonsille.

Basta parlare!

Non possiamo continuare così, signori.

Io ho suonato bene.

Papà!

Cosa posso fare con queste giunture?

Sempre la solita scusa.

Sì.

Persino un taglialegna può suonarlo.

Certo, ormai ho le dita di un taglialegna.

Si nota. Basta ascoltarti.

- Perché non suoni? - Non ne vale la pena.

Suvvia, Bambas. Si tratta solo di suonare.

- O suoniamo o litighiamo. - Va bene.

Signorina... signorina!

Venga a vedere questo. Un materasso d'anteguerra.

L'avrei fatto io.

Nemmeno per sogno, ci mancherebbe.

Non creda, sono una donna moderna.

Be', io...

Le racconterò una cosa.

Il nonno ha dovuto rapirmi.

Ci conoscevamo soltanto da 3 giorni.

Un giorno venne un circo.

La mia famiglia mi cercò. Ma io ero già in Francia.

Oggi rido di questo, però povera mamma...

Lo provi.

Senza timore! Avanti!

Adesso mi dondolo un po'.

Le ginocchia devono essere ferme, le braccia rette e la schiena inclinata.

Mirna Ray era bravissima. Però lei era su un cavallo.

Sa, eravamo amiche.

Mi piacerebbe montare a cavallo, un giorno. Però normalmente.

Io ero diversa allora. In tutto.

Però è ancora abbastanza... lo sa?

Sì, prima di costruire la casa facevo i miei esercizi tutti i giorni.

Ma adesso ho paura. La schiena.

Mettevo la sveglia, mi sdraiavo e contavo fino a 40.

Uno...

Due...

Tre...

Le gambe non possono salire troppo. Né scendere. Proprio dove fa più male.

Così sì che si perde la pancia.

L'ho detto mille volte a Marus, ma niente da fare.

Assomiglia al nonno.

Le piace anche la birra.

Perdonate, signori. Mi si è paralizzato il mignolo.

Non so il perché. Guardi, collega.

- Posso chiamarla collega? - Certo, certo.

Si nota un po'. Vede?

Forse necessita di un po' d'esercizio.

Bene, signori, continuiamo.

Suoniamo. A questa età le giunture...

e le dita non collaborano più. È l'età, vero?

Continuiamo, forse migliorerà.

Facciamo la seconda ripetizione.

Prima di quelle battute, vero?

Vieni qui!

Piano!

Forte!

Papà, DO sostenuto.

Dove?

Dove hai fatto il DO?

Va bene.

Signori, mi piace così tanto questo passaggio!

Se io fossi andato al conservatorio...

Petr!

Petr, lo vedi?

Petr, non lo vedi?

- Lo vedo! - Cosa?

Lo vedo!

Bello, vero?

Petr! Questo è nero!

- Lo vediamo! - Lascialo stare.

È ancora giovane.

Quando sono arrivato, non smetteva di ridere.

Ha fatto ridere pure me.

Bene, adesso riprendiamo dal LA.

Primo e secondo violino.

Pensavo che tu volessi qualcosa.

Sì, che non ci disturbi nessuno!

Ciao, Vera!

Io non sono Vera, sono Stepa.

Sei... sei Pepa?

Mi piaci, Vera.

Io sono Stepa.

- Stepa! - Pepa?

St... Stepa!

- St... - Stepa!

Molto bene! Come ti chiami?

Ja... Jarous...

- Che bel nome! - Bello, vero?

- Ti piace? - Sì!

Andiamo a fare due passi.

Dove vorresti andare?

- Mi piaci proprio, Stepa! - Ma se sono brutta...

Mi piaci davvero!

Sei la ragazza più bella che io abbia mai visto.

Lo dici soltanto per farmi venire con te.

Così! Più forte! Così!

Sì, molto bene. Ancora un po'.

Così. Molto bene. Sì.

Un po' più su, Marus!

Qui?

Le spalle. Così.

Sette. Senza trucchi.

Otto, nove...

Dieci... basta.

Bene, adesso vado.

Ancora un bacio qui.

Non andartene.

Ma Stepa, non ho ancora parlato con Bambas.

Fallo domani.

Domani c'è il concerto.

Adesso c'è un po' di tranquillità.

Soltanto fino a 20!

D'accordo.

11, 12, 13, 14...

Divorzieremo a causa dello zabaione.

Aspetta!

- Aspettare cosa? - Aspetta un attimo!

Stanno facendo gli esercizi.

Sono giovani!

Dormi, bambina mia.

Sei una brava bimba.

Cosa ti succede? Cosa ho fatto adesso?

Ti importa più di Bambas che di me.

- Perché? - Hai così fretta di vederlo.

Io non ti interesso.

Oh, è questo. Be', avevo fretta.

Però, soltanto perché avevo fretta...

Vai da lui. Non mi interessa più.

Ma Stepa!

Allora me ne vado.

Dico sul serio.

Bambas!

- Non dormi? - No.

Ne vuoi?

Be', siccome mangi anche tu... magari...

Però la carne affumicata è finita.

Prendiamo delle birre...

Questo in autunno è sempre pieno.

Che vita!

Cosa preferisci?

E questo?

Marus non è molto intellettuale, però... annusa...

Fatto in casa.

È fatto in casa anche questo?

Certo!

Questa è vita!

Questa tranquillità...

Mi siedo qui, ascolto e mangio.

Questa è vita!

Riempi, riempi.

Anche questo...

Però questa musica...

Sì, questa musica...

Jirovec, per esempio.

È vecchio, semplice, però è efficace.

Sì, Jirovec è efficace.

Bambas, come hai iniziato a pescare?

A pescare?

Non lo capiresti mai.

Di questa casa io so tutto.

So persino quando il vecchio va al cesso.

O quando la nonna ha mal di schiena.

Proprio oggi le faceva male.

Però nell'acqua...

...è come un'avventura, caro Petr.

Non sai mai cosa accadrà.

Mentre scendevo le scale, ho udito il vecchio.

È qualcosa di incredibile.

Papà russa come un orso.

E che scoregge!

Guarda, qui un giorno ci saranno le mie!

Ascolta questo concerto.

Lo so a memoria.

È incredibile!

Non lo sopporto...

Che pausa!

Insuperabile!

Bambas, hai mai sentito russare una bella donna?

Una donna molto bella!

Non c'è male.

Però hai sentito russare mia moglie? Russare sul serio!

Kaja! Kaja!

Come vuoi!

Petr...

Così, bene.

- Petr! - Cosa?

- Non fare lo stupido! - Cosa c'è?

Non fare stupidaggini!

- Stai davanti. - No, io voglio stare dietro.

Adesso te ne resti davanti.

Non ce n'è più.

Non ridere!

- Hai una casa? - No.

Hai un'auto? No.

Sei sposato?

Nemmeno.

Allora nulla è perduto.

Guarda, Petr, nulla è perduto.

Ti darò una rosa...

Smettila di scherzare. Smettila di scherzare.

Cosa ti succede, Bambas?

Per me sarai sempre un artista.

Pausa.

Cos'è?

Jirovec.

Andremo a Betlemme, in allegria...

Dammi.

Lascia fare a me.

La viola mi piace.

- Aspetta. - Non temere.

Non mangiartelo.

Ascolta. Ascolta bene.

Questo non è altro...

che...

il Professor Klabik.

Ascolta.

Prenderemo gli strumenti e...

In giro per il mondo!

Suoneremo ai funerali...

Concerti! Come una volta.

Illuso! I concerti! Non piacciono a nessuno!

Non voglio più suonare ai funerali!

Ma, Bambas, è denaro!

Un funerale, 200 mattoni.

Lo decideremo lungo il cammino.

E adesso diamo fuoco a tutto questo...

- Nonna, mi sta picchiando. - Arrivo!

È un po' denso, ma buono.

Mi piace il zabaione.

È schifoso.

Marus, perché non mangi?

Come posso, con questo dente?

Avresti dovuto togliertelo già da tempo.

È meglio se stai zitto!

- La nostra sveglia! - E allora?

Prima o poi suonerà a mezzogiorno.

- Suona bene, ma un po' in ritardo. - Sempre?

Ritarda di un'ora, a volte di due. Dipende dal tempo.

Ce l'ho da 25 anni.

Se di sera non la ricarico, non riesco a dormire.

A lei non interessa quella vecchia sveglia.

Non parlo della sveglia, ma delle abitudini.

A cosa brindiamo?

Alla salute...

Al concerto...

Alle belle donne...

- Cos'altro? - Che differenza c'è?

A qualcosa a cui non ho mai brindato.

D'accordo, allora.

Il giorno del Giudizio Universale saremo ancora qui.

Un po' di pazienza, non occorre altro.

Che domeniche!

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