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Original subtitles

- Commissario, il turno è finito. - Grazie, Maione.

Tu? Il cappello non lo prendi? Non vieni via?

No, io faccio il turno di notte. A casa meno ci sto, meglio è.

Ci ho provato, commissario.

Sono due anni che ci provo, ma non è servito a niente.

Senza mio figlio Luca, casa Maione non sarà mai più la stessa.

E' meglio se sto qua, almeno faccio un po' di straordinari.

Ormai la braciola è fredda, la riscaldo.

Intanto mangiate la ciambotta cilentana perché vi piace, eh?

Rosa, come devo dirtelo? Non c'è bisogno, mi arrangio.

-No, voi andate a dormire senza mangiare. -Mi cambio e arrivo. -Eh.

Buonasera, amore mio.

Mammà... vi prego, andate di là.

- Lo sapete, preferisco fare da sola. - Va bene, buonanotte.

Finisci con calma.

Io torno tra poco.

Aah!

Hanno ammazzato compare Turiddu!

Aah!

Hanno ammazzato compare Turiddu!

Aah!

- Buonasera. - Prego.

- Commissario. - Buonasera. - Fate largo!

Per cortesia. Prego.

Fate passare.

Abbiamo annotato le persone che hanno lasciato il teatro finora.

Bene. Quello chi è?

E' il responsabile del teatro, ci ha fatto un sacco di storie.

Siete il commissario? Finalmente.

Che tragedia! Per fortuna Sua Maestà il Re non è venuto

- sennò chissà che succedeva. - Voi chi siete?

Il duca Francesco Maria Spinelli, sovrintendente del Teatro San Carlo.

Commissario Ricciardi. Lui è il brigadiere Maione.

- Fatemi vedere dov'è successo. - Venite.

No, aspettate! Prima lasciamo andare le persone.

Le guardie vogliono identificare persino il prefetto e i gerarchi.

- Esigo il rispetto dei ruoli. - Il mio ruolo è scoprire un assassino.

Il vostro è favorire il mio operato.

Un diverso atteggiamento costituirebbe reato. Regolatevi.

Voi la mettete così?

Va bene.

Cesarano, continuate.

Signori, un po' di pazienza! Nessuno può lasciare il teatro.

Orchestrali e maestranze alla mia sinistra.

Gli attori alla mia destra.

Voi mettetevi con gli altri attori, scusate.

Commissario, scusate voi. Questo non è un costume.

Io sono don Pietro Fava, un prete vero.

Silenzio! Perché siete qui?

- Chi vi ha chiamato? - No, commissario.

Veramente... mi sono intrufolato.

Don Pierino è amante della Lirica. Lo facciamo entrare

e lui guarda lo spettacolo da dietro le quinte.

Va bene, rimanete dove siete.

Dov'è?

In camerino. Faccio strada.

Signori, tutti sul palcoscenico! Fateci continuare il lavoro.

- Signori, fate passare. - Fate spazio! - Spazio!

Scusate, da questa parte. Per cortesia.

L'ha trovato Giuseppe Lasio, direttore di scena.

- Avete sfondato voi la porta? - Sì.

Lilla, la caposarta, mi ha chiamato perché Vezzi non rispondeva.

- Abbiamo bussato, abbiamo urlato, ma niente! - "Avete"? - Sì.

Eravamo passate per un ritocco al costume.

- Hai fatto chiamare il dottor Modo? - Sì, ho chiesto di lui.

- Scortali sul palco, nessuno deve lasciare il teatro. - Comandi.

Pensate che siamo stati noi? Noi siamo gente seria.

- Veniamo qua per lavorare. - Nessuno dice il contrario.

- Andate tutti in palcoscenico, seguite il collega. - Forza.

- Forza, in palcoscenico! - Avanti, non c'è niente da guardare.

- Forza! -Avanti, in palcoscenico. - Forza! -Non c'è nulla da guardare.

Tutti in palcoscenico. Da quella parte, su.

No, no, no! Per cortesia.

(Io sangue voglio.)

All'ira mi abbandono.

In odio tutto l'amor mio finì.

Io sangue voglio.

All'ira mi abbandono.

In odio tutto l'amor mio finì.

(Io sangue voglio.)

Diventerai gobba a ricamare ogni sera qui da sola.

- E poi a che serve 'sto ricamo? - Pochi minuti e andrò a letto.

Enrica, io lo dico per il tuo bene.

Tu ti devi trovare un fidanzato.

Non vi date pena, mammà, arriverà.

Sì, arriva dal Cielo.

Figlia mia, è ora di cercare.

Tu hai ventitré anni.

Tua sorella è più piccola di te, è sposata e ha già un figlio.

Va bene.

- Buonanotte. - Buonanotte.

Tutto l'amor mio finì. Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.

(In odio tutto l'amor mio finì.)

Squarcio della carotide. E' morto per dissanguamento.

C'è un'ecchimosi sullo zigomo sinistro.

Il colpo è stato inferto da un mancino, vero?

Se imprimi una tale forza su un vetro, ti ferisci

anche con i guanti. Non c'è sangue sull'impugnatura.

No, è finito lui sullo specchio dopo avere ricevuto un colpo.

- Sarò più preciso dopo l'esame necroscopico. - Lo farai subito?

Quanta fretta! Io faccio gli straordinari solo se giustificati.

Il tenore era amico del Duce. Ha pure il quadretto, guarda!

Però questo non lo giustifica, anzi.

Vabbè, voi avete finito di fare le foto? Accomodatevi.

- Stai attento quando parli in mezzo alla gente. - Perché?

Sono cittadino italiano, ho 50 anni, sono reduce di guerra.

Devo stare attento a parlare? Bella libertà!

- Piuttosto voi mi avete convocato a fine turno. - Non sei contento?

- Ti consideriamo il migliore. - Vedo bene? Un sorriso?

Non è troppo? Non mi corrompi.

L'autopsia sarà fatta a regola d'arte, nei tempi prestabiliti.

Buon lavoro.

Pure a voi.

(Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.)

(In odio tutto l'amor mio finì.)

- E' assurdo. - Che ci tengono a fare?

Signori, un po' di silenzio!

-Cesarano, avete preso le generalità di tutti? -Sì. -Bene.

Con tutto il rispetto, qua c'è gente che lavora. Bisogna mandarli a casa.

C'è pure un morto e il rispetto lo merita soprattutto lui.

- A che ora lo avete trovato? - Alle 22.

In scena c'era il finale di "Cavalleria rusticana".

Era la prima delle due opere in cartellone.

La seconda era "Pagliacci", in cui doveva cantare il maestro Vezzi.

Mmm... Quando è l'ultima volta che lo avete visto vivo?

- Quando è arrivato in teatro, alle 20. - E' successo qualcosa?

- Ha discusso con qualcuno? - Vezzi discuteva sempre

ma non chiudeva mai a chiave la porta del camerino.

Nessuno entrava senza bussare.

Per questo quando ho visto la porta chiusa, ho deciso di sfondarla.

Può avere discusso nei giorni precedenti. Non ricordate nulla?

- Magari durante le prove. - No, veniva solo alla prova generale.

No, ora ricordo. Quel giorno ha discusso con me

e con il direttore d'orchestra. Voleva provare prima "Pagliacci".

Poi con il baritono perché stava un passo avanti a lui in scena

- e infine con l'assistente. - La chiave? - Eh?

- L'avete presa voi? - Nella porta non c'era. - No.

La chiave non l'ho vista. Non so dove sta la chiave.

Chi può dirmi qualcosa di più su di lui? - Il suo assistente.

Bassi.

Stefano Bassi. Per servirvi, commissario.

Devo parlare di Vezzi con voi. Domani mattina venite in Questura.

Le indagini sono in corso, quindi non potete lasciare la città.

Per chi dovesse farlo senza permesso scatterà un mandato di arresto.

E' chiaro?

- Ora potete andare a casa. - Grazie, commissario. - Era ora!

Padre.

Voi vi intendete di opere, di cantanti? - Sì.

Potreste darmi dei chiarimenti? Domani, di prima mattina.

Alle otto finisco messa e posso stare a disposizione.

Benissimo. Domani alle otto sarò da voi.

Chi può avere voluto spegnere una voce così sublime?

Era un dono del Padre Eterno per noi tutti.

Vuoi vedere che so scendere dal balcone?

Vuoi vedere che so scendere dal balcone?

Vuoi vedere che so scendere dal balcone?

(Vuoi vedere che so scendere dal balcone?)

Vuoi vedere che so scendere dal balcone?

Lucia?

- E' mio, dammelo! Dammelo. - Maria.

> Oh, basta. > Dammelo. > Zitta!

- Dammelo, Antonio. - E' mio. - Antonio! - Maria, stai zitta!

- Dài! - Antonio! - No! - Maria.

- Antonio! - E' mio.

Uè, uè, uè, uè!

Che abbiamo qua? Non pulirti il nasino così. Soffia, su.

Ancora... Oh, brava. Fa freddo fuori.

- La primavera non arriva. - A che ora siete tornato stanotte? - Eh!

- E' successo qualcosa? - No.

Siamo stati a teatro, al Regio Teatro di San Carlo.

E... c'erano cantanti, attori, costumi da pagliaccio.

- Dovevate vedere. - Non stavate in servizio, papà?

Certo, ma il mio lavoro non è un buon argomento per colazione.

Quando lo è? Se non me ne parlate mai, io come faccio a imparare?

Guaglio', tu devi solo pensare a studiare. E' chiaro o no?

Tieni.

- Lucia. - Che c'è?

Buona giornata.

- Pensi di tornare per cena? - Non so, sai il commissario com'è fatto.

C'è un'indagine, può succedere di tutto.

Ssh.

- (in latino) Rendiamo grazie a Dio. - Vi benedica Dio onnipotente.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

- (insieme) Amen. - Amen.

Enrica!

- Don Pierino. - Mia cara! Qualcosa non va?

In genere ti vedo solo di domenica.

No, va tutto bene.

- Arrivederci. - Arrivederci.

Buongiorno, commissario.

Dalla vostra postazione dietro le quinte

avete visto qualcuno entrare o uscire nella zona dei camerini?

Non "qualcuno". Io ho visto Vezzi che ci entrava.

- Vezzi? - Eh. - Scusate, voi quando siete arrivato al San Carlo?

Cinque minuti alle nove.

Il custode mi fa entrare all'ultimo momento dal giardino.

Passo dall'ingresso degli artisti e arrivo dietro le quinte.

- Scusate, padre. - Prego.

E si innamora...

- Scusate. - Scusate voi.

- Avete capito da dove arrivava? - Da fuori, immagino.

-Siete sicuro che fosse lui? -Beh, la sua sciarpa la conoscono tutti.

Il modo di indossarla, il portamento, la mole...

Poteva essere solo Vezzi. Si vede che arrivava per prepararsi.

Rappresentare la stessa sera le due opere è normale?

Io non so nulla di Lirica, dovete guidarmi come un cieco.

- Sono due opere brevi, di solito si rappresentano insieme. - Mmm.

Durante la prima parte della rappresentazione

- avete notato qualcosa di strano? - No.

Erano bravi. E' una compagnia giovane, non me lo aspettavo

ma io ero venuto per vedere "Pagliacci", per sentire Vezzi.

Sono informazioni utili?

- Il cieco sono io in questo caso. - Potrebbero.

Per ora va bene così. Temo che vi disturberò ancora.

Mi trovate qui. Se vi venisse voglia di vedere l'Opera

io sarei lieto di accompagnarvi.

Fa bene vedere come può essere bello un sentimento e la sua espressione.

I sentimenti li conosco bene.

Uno può anche averne abbastanza.

- Comunque, grazie. - A voi.

- Commissario! Commissario! - Ponte, buongiorno.

- Il vicequestore Garzo vorrebbe vedervi. - A quest'ora?

- E' successo qualcosa di grosso? - Sta in ufficio dalle 7,30.

- Prendo un caffè. -Ve lo prendo io. - C'è Maione? -Non l'ho visto.

Però non fatemi passare un guaio.

- Si è raccomandato. - Dove guardi? - Dove? - Dove guardi?

- Mi devi guardare negli occhi. - Perché?

Non fatemi passare un guaio. Fatemi la carità.

- Vai. - Posso offrirvi il caffè. - Vai. - Grazie.

- Vai, vai! - Permettete, offro io.

So del vostro intervento. Ci sono state delle lamentele.

Se ci fosse stato Sua Maestà il Re, che avreste fatto?

Trattenevate anche lui?

Ricciardi

mi state ascoltando?

Sembra che il duca Spinelli, sovrintendente del San Carlo

chiederebbe soddisfazione.

Io lavoro secondo la procedura

ma siete libero di conferire l'incarico ad altri. - Sentite.

So che nessun altro sarebbe in grado di risolvere il caso in fretta

ed è inutile dirvi l'importanza che questo ricopre

per il nome illustre della vittima

e per le sue conoscenze.

Tra l'altro sta arrivando da Roma la vedova, una donna degnissima.

Vi pregherei di non importunarla.

- Chiaro? - Ci sono un morto e un assassino.

A me importa questo. Faremo quello che si deve fare.

Sentite, io non metterò in gioco la mia carriera per i vostri errori

ma soltanto la vostra.

Perciò fate bene e andrà bene per tutti.

Fate male

e pagherete. - Meglio mettersi al lavoro senza perdere tempo.

Avanti.

Commissario, buongiorno. Dottor Garzo.

Commissario, volevo avvisarvi che nel suo ufficio

la attende l'assistente di Vezzi e proprio ora è arrivata la moglie

la signora Vezzi. - Ricciardi, voi conferite con l'assistente.

- Io parlerò con la vedova. - Posso andare? - Andate, andate.

- Dottore. - In linea teorica avrebbe potuto uscire e rientrare?

Sì, rimane sempre aperta una porticina per gli artisti.

Non so dirvi altro. Ero in platea con il sovrintendente.

Vezzi era scorbutico con tutti o solo con i suoi sottoposti?

- Per lui tutti erano sottoposti. - Si era fatto dei nemici?

Molti, ma da qui a volerlo morto...

Troppa gente campa su un talento come il suo.

Dite, Bassi. Dite liberamente.

No, è che pensavo...

Ecco, magari qualcuno c'era.

- Qualche marito geloso. - A chi vi riferite?

Vezzi era un donnaiolo.

Maritate o fidanzate, non faceva alcuna differenza.

Anzi! Se poteva sottrarle a qualcuno, era meglio.

- Era sposato. - Che volete che vi dica?

Nella sua posizione poteva fare quello che voleva.

In questi giorni c'era qualcuna con cui si è intrattenuto

- che voi sappiate? - Non lo so, commissario.

- Eravamo arrivati da tre giorni. - Per la prova generale, no?

Però quando siamo venuti per firmare il contratto, a Natale

ci siamo trattenuti a Napoli diversi giorni. - Tre mesi fa?

E... chi fosse la fortunata, non lo sapete? - No.

Non vi viene in mente niente che possa aiutarci a capire chi?

- Anche qualcosa di strano. - Beh, qualcosa di strano era successo.

Non so se è pertinente.

Vezzi mi chiese se sapevo dove si prendeva il tram numero due.

- Perché è strano? - Lui non faceva un passo senza il suo autista.

Non apriva nemmeno la portiera dell'auto.

Secondo me, Vezzi non ha mai preso il tram in vita sua.

Per ora può bastare, restate a nostra disposizione.

Grazie, commissario.

Tu sai dove arriva questo tram?

- Sì, lo chiamano la "carrozza degli innamorati". - Perché?

Le coppiette lo prendono per andare in riva al mare

dove ci sono degli albergucci.

Come dire, vanno a prendere una boccata d'aria di mare.

- Ora farai un giro da quelle parti. - Perché?

Fai lo stesso tragitto di Vezzi. Vedi se noti qualcosa, fai domande.

- La solita prassi. Ci vediamo al San Carlo. - Dove andate?

- Da Garzo. Cerco di incrociare la vedova Vezzi. - A proposito...

Che femmina!

Signora, mi rincresce costringervi a un tale supplizio, ma è la prassi.

Vi faccio subito accompagnare.

- Ricciardi, che modi! - Mi spiace, dottor Garzo, ma devo...

Devo assolutamente fare delle domande alla signora Vezzi.

- Non è necessario. - Siete voi il responsabile delle indagini?

Sì, signora.

Commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

- Le mie condoglianze. - Un suo coinvolgimento è fuori luogo.

Ora deve fare il riconoscimento della salma.

E' già un impegno abbastanza gravoso.

Ci siamo capiti?

Andiamo, signora. L'auto è pronta per portarci in ospedale.

In verità, vicequestore

- preferirei andarci da sola. - Certo, ci mancherebbe.

Consideratemi al vostro servizio per qualunque cosa necessitiate.

- Ponte! - Agli ordini, eccellenza. - Accompagni la signora all'auto.

- Prego. - Grazie, vicequestore.

Commissario Ricciardi, buon lavoro.

Ricciardi.

Vi avevo avvertito.

La signora è amica intima...

"Amica"... Capite?

E soprattutto della figlia.

Io esigo che venga lasciata in pace. Chiaro?

Buona giornata, dottore.

Signora!

Permettete? Qualche minuto.

Scusate per l'impudenza, devo farvi delle domande ai fini dell'indagine.

Se volete qualcosa, non c'è niente che possa impedirvelo. Non è vero?

Perché avete fatto annunciare il vostro arrivo da Roma?

Ieri sera voi eravate già qua.

- Perché non l'avete detto a Garzo? - L'ho fatto.

Mi ha suggerito di tacere la cosa per evitare pettegolezzi

soprattutto considerando il fatto che il mio arrivo non era previsto

e il motivo del mio viaggio era venuto meno.

Qual era questo motivo?

Avevo deciso di lasciare mio marito.

Volevo dirglielo dopo lo spettacolo, ma non ho fatto in tempo a vederlo.

Eppure eravate a teatro.

Ero appena arrivata.

Volevo sentirlo cantare "Pagliacci" un'ultima volta

ma quando ho visto tutta quella confusione

non potendo immaginarne il motivo, ho cambiato idea e sono andata via.

Non volevo essere riconosciuta.

Anch'io ero una cantante, sapete?

Mi sono esibita nei più importanti teatri del mondo.

New York, Parigi, Londra, anche qui a Napoli.

Poi ho incontrato lui, il genio.

Ho rinunciato alla mia carriera per stare accanto al grande Vezzi.

Avrei dovuto lasciarlo tanto tempo fa.

A lungo mi ha trattenuto la paura dello scandalo.

Perché farlo adesso allora?

Voi credete nel destino, Ricciardi? - No, signora.

In che cosa credete?

Credo nelle due ragioni per cui vedo le persone morire.

La fame e l'amore.

Non si muore per amore, ma per mancanza di amore.

Accanto ad Arnaldo sono morta un po' ogni giorno per anni

soprattutto dopo la perdita di nostro figlio.

Io vivo con il fantasma di mio figlio.

Lo vedo, ci parlo.

Voi credete nei fantasmi?

Pensate che io sia pazza.

Io vedo i morti tutti i giorni, signora Vezzi.

Non sono più la signora Vezzi.

Da oggi posso tornare a essere Livia Lucani, la recita è finita.

Chi può confermare che siete rimasta fuori dal teatro senza entrare?

Credete che io lo abbia ucciso?

La sua morte vi ha liberata senza bisogno di scandali.

- Avete appena fornito un movente. - Vi sto parlando con sincerità.

Anch'io, non vi nascondo nulla dei miei pensieri.

Una donna che vive per tanto tempo accanto a un uomo che non la rispetta

può arrivare a odiarlo molto per questo.

Non sono stata io, commissario.

Volete che vi accompagni?

Il pesce! Il pesce! Venite qua!

- Scusate. - Prego, dica.

L'entrata della Pensione Belvedere dov'è? - E' là.

- Grazie. - Di niente.

Ricciardi.

Buongiorno, signora.

E' lui.

Signora...

Scusate.

Non ero pronta come credevo.

- Vi faccio portare una sedia. - No, preferisco andare in villa.

- Vi accompagno? - Sono sicura che avremo altre occasioni per vederci.

Non dovete lasciare la città e restate a disposizione.

Farò recapitare gli effetti personali al vostro domicilio.

Non puoi sospettare davvero di lei.

Spero che sbagli, è una donna di rara bellezza e sensibilità

- ma purtroppo è amica del Duce. - Smettila di parlare così.

- I fascisti ti riempiranno di botte. - Impossibile!

Ho amicizie in polizia che mi proteggono.

- Aspetto i risultati dell'autopsia. - Autopsia fa rima con trattoria.

Ciao.

Non lontano dalla fermata del tram c'è la Pensione Belvedere.

La proprietaria si ricorda di Vezzi

che ha affittato una camera con una donna nel periodo di Natale.

Abbiamo le generalità della donna? - No, macché!

Non l'hanno mai vista in faccia. Arrivava dopo di lui

correndo, con la veletta abbassata. Pensate che c'entri qualcosa?

- Chi lo sa? - (Io sangue voglio.) - Forse è solo una delle tante.

In odio tutto l'amor mio finì.

(Io sangue voglio.)

- A che cosa pensate? - Penso

che a metà di "Cavalleria rusticana" Vezzi era ancora vivo... qui.

Il prete l'ha incrociato in corridoio.

Mezz'ora dopo era già morto.

- Credo che abbia incontrato qualcuno. - Il suo assassino?

La porta chiusa a chiave, la finestra aperta

sangue ovunque tranne sul cappello, sulla sciarpa e sul cappotto.

Ci sto sbattendo la testa pure io. Com'è possibile?

L'assassino potrebbe averli presi dall'armadio

dopo avere ucciso Vezzi. Magari voleva camuffarsi.

Poi ci ha ripensato, li ha lasciati, ha preso la chiave

ed è scappato dalla finestra.

Complimenti! Avete una bella testa, con rispetto parlando.

E' solo un'ipotesi, Raffaele. Qualcosa non torna.

Questo cuscino è pulito. E' pulito su entrambi i lati.

Per non sporcarsi di sangue doveva esserci sopra qualcosa

che poi è stato fatto sparire. Un soprabito, uno scialle.

Uno scialle?

Ma... pensate che sia stata la moglie?

- Ci avete già parlato? - Avrebbe un movente

- e ne avrebbe avuto la possibilità. - Avrebbe avuto quella forza?

Magari l'ha colpito con un oggetto e lui è caduto sullo specchio.

Ma perché portarsi via la chiave? Forse l'ha fatto di istinto.

E poi è saltata via.

Secondo voi, una donna come quella scavalca dalla finestra?

Perché no?

Proprio perché è una donna così sarebbe capace di tutto, secondo me.

- La signora non è in casa? - No, non c'è.

Accompagnateci voi, allora.

Beh, forse dovrei chiedere all'amministratore.

Conosco il mio mestiere. Rispondete a una semplice domanda.

Ieri sera o stamattina la signora ha mandato abiti in lavanderia

o ha fatto richiesta di pulitura scarpe? - No, non l'ha fatto.

- Siete sicuro? - Commissario, faccio il maggiordomo da venti anni.

Voi conoscete il vostro mestiere e io conosco il mio.

Devo vedere il suo appartamento.

Bene, ecco.

L'appartamento le è stato riservato dalla principessa Pignatelli.

- Vi ringrazio. - Commissario... - Mi assumo ogni responsabilità.

Volete entrare da solo?

Se Garzo lo scopre, ci manda al confine tutti e due.

Appunto.

- Non vi preoccupate, fatemi strada. - Prego.

Speravo in una vostra visita, ma non così presto, commissario.

L'uomo chiede scusa per l'intrusione

ma il poliziotto aveva il dovere di farlo.

Accetto le scuse dell'uomo, se il poliziotto mi spiega che cercava.

Tracce di sangue, forse?

- Non sareste stata così ingenua da lasciarne. - Allora che cosa?

Vi dispiacerebbe mostrarmi l'abito e le scarpe che indossavate ieri?

Credete ancora che sia stata io ad ammazzare mio marito?

Sono obbligato a credere possibile ogni cosa e a sapermi ricredere.

Mi dispiace che vi siate offesa.

Se siete innocente, non avrete nulla da temere. Con permesso.

Per voi la moglie è innocente perché non c'era fango sulle scarpe?

Se ha pulito tutto da sola?

Quella aveva un motivo per ammazzare il marito.

Sì, ma una traccia anche piccola avrei dovuto trovarla, invece nulla.

- Ora dove andiamo? - Cerchiamo quella traccia da un'altra parte.

Mi è venuto un dubbio.

Questi guanti sono bellissimi, papà.

Che c'è? Vi siete finalmente deciso a comprare un cappello pure voi?

Là sopra.

Niente, andiamo.

- Speriamo, speriamo. - Sarà contentissima.

Questa pelle è tutta un'altra morbidezza...

- Oh! Eccola là, lo immaginavo. - Buongiorno.

Hai visto chi è venuto a trovarti?

Umberto, il figlio della signora Pizzullo. Te lo ricordi?

- Non può ricordare, sono passati tanti anni. - No, ricordo bene.

Trascorremmo insieme una vacanza... a Gaeta, tanti anni fa.

Memoria di ferro. Eravamo bambini.

Perché non vi andate a prendere un caffè? O qualcos'altro.

Purtroppo devo aiutare mio padre.

Grazie per la visita, salutate i vostri genitori.

- Sarà per la prossima volta? - Per la prossima volta.

- Ossequi. Signora, signor Colombo. - Buongiorno. - Arrivederci.

Sarà per la prossima volta e salutateci mammà.

Finisce che ci rimane zitella e tu non fai niente.

Lo sai com'è fatta Enrica, è come me.

Silenziosa, ma con il suo carattere. Non le puoi imporre niente.

So solo che è la tua preferita.

Secondo me se ti rimane in casa, quasi non ti dispiace.

Campieri! E' lui il responsabile del magazzino dei vestiti.

- Per servirvi, commissario. - Uè! Tornate al lavoro.

Che avete da guardare?

Avete trovato delle scarpe sporche di fango la sera della prima?

Sì, quando ho fatto la rassegna degli indumenti c'erano.

Non pensavo che fosse importante, sennò ve lo avrei detto subito.

- Che tipo di scarpe? - Sono tutte uguali.

Si usano sempre le stesse. Comunque erano da uomo, di un numero grande.

Sapete chi le aveva indossate?

No, commissario.

Ognuno prende quelle che gli stanno meglio e poi le rimette a posto.

- Grazie, ci siete stato utile. - Dovere. Con permesso. - Prego.

Ehm... Commissario, vi serve ancora il nostro aiuto?

Perché altrimenti le ragazze si distraggono.

- No, grazie. Se avremo bisogno, ci faremo sentire noi. - Va bene.

Uè, ancora?

Forza, al lavoro!

Era la traccia che cercavamo. Quindi la moglie non è l'assassina.

No. Vezzi non ha mai lasciato il camerino.

- Avete detto che il prete l'ha visto. - Non ha visto lui.

- Ha visto l'assassino. - Dovrebbe essere uno degli artisti

che ha fatto "Pagliacci" perché "Cavalleria rusticana" era in scena.

Cerchiamo un uomo di peso e statura tali da confondersi con Vezzi.

Ci serve l'elenco degli artisti che hanno fatto "Pagliacci".

E bravo Maione.

> Che bella! - Mamma sta qua. > Com'è questa bambina?

- Meravigliosa. - E' come la mamma. - Vi fa dormire? - Non sempre.

- Beh, la mamma non ci ha fatto dormire una notte. - Lo ricordo.

- Lo ricordi perché aiutavi tua madre. - Per Giulio.

Per te la porzione abbondante.

- La carne porta figli maschi. - Eh.

Mammà, ne abbiamo appena fatta una. Dateci il tempo.

- Vabbè. - Ha ragione. - Le patate, Giulio? - Sì, poche.

- Andiamo dalla mia nipotina. - Che dici? - E' tranquilla.

Vogliate accettare i sensi della mia più profonda costernazione

e vi prometto che mai più nessuno oserà importunarvi.

Permesso?

Ricciardi, venite.

Voi lo sapete che siete un miracolato?

Quando ha chiamato l'amministratore della principessa Pignatelli

ero pronto a prendere provvedimenti definitivi.

Invece adesso mi vedo costretto a trattenervi in servizio

grazie alla magnanimità della signora Vezzi

che è intervenuta per voi, anche se non ne capisco il perché.

Semplicemente perché ho fiducia nel lavoro del commissario.

- Vi ringrazio. - No, io pretendo che voi le porgiate le vostre scuse.

Il modo migliore per farsi perdonare è accompagnarmi a casa.

Questo è certo.

Vi accompagnerò volentieri.

Intendevo il commissario Ricciardi, caro Garzo.

Certo, giustissimo. E' lui che si deve fare perdonare.

Maione, che cosa aspetti? Prepara la migliore delle nostre auto.

- E' già pronta. - Vi ringrazio, vicequestore. - Dovere.

Per qualsiasi cosa, resto al suo servizio.

Ricciardi, voi non vi rendete conto delle pressioni che ricevo

dal questore, da sua eccellenza il sindaco, perfino da Roma.

Abbiamo gli occhi puntati su di noi

e voi andate a spasso con le signore.

Che cosa dico alla stampa? Ci parlate voi?

La signora sta aspettando. Con il vostro permesso io andrei.

Andate, andate.

E trovate qualcosa, in fretta.

- Prego. - Scusate il ritardo.

Signora Lucani, vi vorrei porgere le mie scuse.

Lo ha appena fatto il vicequestore per voi.

Ci tenevo a farlo personalmente.

Adesso so con certezza che mi avevate detto la verità.

Le indagini hanno fatto un passo avanti?

Non ho il colpevole, ma so in che direzione guardare.

- Mi dispiace per il disturbo che vi abbiamo arrecato. - No.

Non dispiacetevi, anzi. Io vi ringrazio.

Non mi sono sentita trattata da voi con condiscendenza.

Non sapete quanto sia importante per giudicare chi mi circonda.

Anche se avete sospettato di me

la verità è che non ho mai avuto timore, tutt'altro.

Con voi mi sono sentita

come protetta dalla tempesta.

- Fermo, stavolta ci ha detto bene. - Gli altri non sanno guidare.

- Si mettono in mezzo, li devo scansare. - Prego, signora.

Grazie di avermi accompagnata.

Fino alla fine delle indagini rimarrò qui

ospite della principessa Pignatelli.

Spero di fare presto e di non recarvi più disturbo.

Arrivederci, commissario.

Arrivederci e ancora condoglianze, signora.

Pss... commissa'.

Scusate se mi permetto, sempre senza...

Con tutto il rispetto

ma forse la signora voleva essere invitata a cena.

-Una donna come quella... -Occupati di riportarmi in Questura, vivo.

Eh, vivo.

Commissario, non mi aspettavo di trovarvi qui.

Nemmeno io, padre.

E' che questo mi sembra un bel luogo per riposare.

Commissario, voi credete in Dio?

Io non vorrei crederci, ma devo

perché in un modo che rasenta l'accanimento

- è Lui a credere in me. - Rallegratevi, Ricciardi.

Siete sul cammino della fede.

Ho poco da rallegrarmi.

Ho un morto che non mi dà pace e un assassino a piede libero.

Voi siete sulle sue tracce, non è così?

Io credo in Dio.

Se a qualcuno dà maggiori sofferenze che ad altri, ha le sue finalità.

Se questo qualcuno può aiutare altra gente

allora tutta questa sofferenza è giustificata.

Ha un senso tutto questo dolore.

Avete detto che queste due opere vengono rappresentate insieme.

- Perché? - Perché il tema è lo stesso, la gelosia.

Anche se a mio avviso, i "Pagliacci" rappresentano questo sentimento

nella maniera più potente.

Canio, il pagliaccio interpretato da Vezzi, è costretto a fare ridere

ma dentro di sé soffre per amore

finché non si toglie il costume e pugnala la moglie.

E' lì che canta "Pagliaccio non sono".

"Sangue voglio, all'ira mi abbandono." - Sì.

Conoscete "Cavalleria rusticana"? Questo è il momento della gelosia.

- Che intendete? - Quell'aria è della "Cavalleria rusticana".

- Non è dei "Pagliacci"? - Siete sicuro? - Sì.

- Chi la canta? - Il personaggio di Alfio, un baritono.

Anche lui è un marito tradito.

Vi ricordate chi interpretava Alfio l'altra sera?

Certo. Michele Nespoli, un giovane baritono molto promettente.

- Sapreste descriverlo? - Beh...

Bruno, alto, giovane.

Direi "aitante". Perché?

- Siete stato utile anche stavolta. - Ricordate la promessa, però.

Una sera di queste andremo a vedere l'Opera assieme.

Facciamo stasera.

Commissario.

Eccomi, dite pure.

-Raffae', disdici la convocazione per gli attori di "Pagliacci". -Perché?

Ero concentrato su quell'opera, ma sbagliavo.

Tu conosci "Cavalleria rusticana"?

Perché? Ci sono novità?

- Le novità le vedrai stasera. - Si va al San Carlo. - Dove andate?

A prepararmi.

Commissario.

Lucarie', facciamo il dettato.

Scrivi tutte le parole con l'apostrofo al posto giusto.

Per un attimo mi ero illuso che sareste venuto a teatro

per la curiosità e il piacere di vedere l'Opera.

Ma in fondo me lo aspettavo.

Non siete un uomo che si concede dei piaceri.

Piuttosto vi infliggete delle privazioni

anche se non ho capito il motivo di tanta severità verso voi stesso.

Eccoci all'ingresso degli artisti.

Si bianca e russa comu la cirasa.

- Lui è Nespoli? - No, Nespoli interpreta Alfio. E' il baritono.

Lui è Turiddu, il tenore, il personaggio principale.

Anche lui è sposato, ma ama un'altra che è la moglie di Alfio.

Biato cui ti dà lu primu vasu.

'Ntra la porta tua lu sangu è sparsu.

Ecco Nespoli che interpreta Alfio, il marito tradito.

Anche lui è sposato, ma si renderà conto

che Turiddu gli ha portato via Lola.

Il cavallo scalpita, i sonagli squillano.

Schiocca la frusta. E va!

Il cavallo scalpita, i sonagli squillano.

Schiocca la frusta, schiocca la frusta. E va!

(in coro) O che bel mestiere fare il carrettiere

andar di qua e di là!

O che bel mestiere fare il carrettiere

andar di qua e di là!

Andar di qua e di là!

Allora, ho fatto il giro più volte per sicurezza.

- Ci vogliono circa quattro minuti. - Quattro minuti.

- Alfio scopre che Lola lo tradisce. - In odio tutto l'amor...

- E' allora che canta la strofa che avete citato. - Perfetto.

Infami loro, ad essi non perdono.

Ad essi non perdono.

Vendetta avrò! Infame io son!

Vendetta avrò pria che tramonti il dì. Infame io son!

Vendetta avrò! Infame io son!

(in coro) Oh!

Vendetta avrò! Infame io son!

Vendetta avrò! Infame io son!

Ora.

- Piccere', tutto a posto? - Sì, papà, tutto a posto. -Va bene.

Se posso fare qualcosa per te, fammelo sapere.

- Papà. - Sì?

Quando avete conosciuto mamma, vi è piaciuta subito?

Al primo sguardo.

Quanto tempo ci avete messo, insomma... a dichiararvi?

L'ho guardata un paio di volte e mi sono trovato i fratelli sotto casa.

I tempi li hanno dettati loro.

- Devo farlo anch'io? - Che cosa?

Devo andare sotto casa a farlo decidere a farsi avanti?

Ma quando mai? Dicevo così per dire.

- Vabbè... Buonanotte. - Buonanotte.

- A voi tutti... - Ecco.

Salute!

Nove minuti da quando è uscito a quando è rientrato.

Aveva tutto il tempo.

Ora però dovete riuscire a farlo confessare e non è facile.

Non abbiamo prove.

Però abbiamo un testimone.

Il vostro vino io non lo accetto.

Diverrebbe veleno entro il mio petto.

Aah! Hanno ammazzato compare Turiddu!

Signor Nespoli.

Dovremmo parlarvi un momento.

Prego.

Abbiamo trovato le vostre scarpe sporche di fango.

Una persona vi ha riconosciuto mentre rientravate in teatro

con "Cavalleria rusticana" ancora in scena.

(in napoletano) Il prete! Mannaggia la morte, lo sapevo!

E' meglio se raccontate tutto, credetemi.

Era una persona impossibile. Lo odiavano tutti.

Pure io.

- Ma non volevo ucciderlo, giuro. - Perché lo avete fatto, allora?

Io...

Io l'ho incontrato nel corridoio

mentre rientravo nel camerino dopo la mia prima scena.

Ha detto che io sono solo una mezza calzetta. Io!

- L'ho minacciato. - Poi?

Ha detto che la mia carriera era già finita.

Dopo anni di sacrifici?

Non ci ho visto più.

L'ho spinto in questo camerino.

Gli ho dato un pugno in faccia. Lui... è caduto sullo specchio.

- Si è ferito, usciva molto sangue. - Che cosa avete fatto?

Niente.

Ho capito subito che non c'era più niente da fare.

Se uscivo dal camerino in quel momento, potevano riconoscermi.

Allora... ho preso il suo cappotto, la sciarpa e il cappello.

Li ho indossati e sono uscito da lì.

E questo?

- Il cuscino? - Sì, il cuscino.

L'unica cosa pulita sul divano. Come lo spiegate?

Ma io...

Io non lo so, non ricordo. Forse l'ho rovesciato per sedermi.

Non avevo molto tempo.

Dal giardino sono corso alla porta per gli artisti e sono rientrato.

- Avete incontrato il prete. - Eh.

Speravo che non mi avesse riconosciuto.

Nel corridoio non c'era nessuno.

Ho gettato il cappotto e il resto e ho chiuso la porta a chiave.

Avete indossato delle scarpe pulite e siete rientrato in scena in tempo.

- Sì. - Che cosa avete fatto della chiave?

L'ho gettata appena ho potuto.

E' andata così. Se tornassi indietro cento volte, lo rifarei cento volte.

Era un uomo di merda.

Lo meritava.

Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.

In odio tutto l'amor mio finì.

- Ancora a stirare? - Devo aspettarvi, almeno passo il tempo.

A proposito, pure quest'anno dovete pagare la tassa sul celibato.

Lo dici perché non vuoi stirare più? - Lo dico per voi.

Sono soldi sprecati. A voi dei soldi non importa, però...

Vai a riposarti, Rosa.

- Per stirare c'è tempo. Buonanotte. - Eh.

Buonanotte. Non dà retta, lo dice pure il Governo.

"Sposatevi o dovete pagare la tassa."

Buonanotte, amore.

(Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.)

(In odio tutto l'amor mio finì.)

Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.

(In odio tutto l'amor mio finì. (Io sangue voglio.)

(All'ira mi abbandono.)

In odio tutto l'amor mio finì.

(Io sangue voglio.)

(Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.)

(In odio tutto l'amor mio finì.)

Io sangue voglio, all'ira mi abbandono.

In odio tutto l'amor mio finì.

Se Nespoli ha confessato, perché sei qui?

(All'ira mi abbandono. (In odio tutto l'amor mio finì.)

Prego, signore.

Allora? Novità?

-Ne ho davvero bisogno. -Noi viviamo in mezzo ai morti tutti i giorni.

- Non carichiamoci del loro dolore. - Perché ci tieni tanto

a parlare con me dei risultati, invece di lasciarli in Questura?

E' una scusa per farmi offrire il solito caffè e la sfogliatella.

Ci pensi che se un giorno avrò dei nipoti, potrò raccontarglielo?

-Ho visto sorridere Ricciardi due volte in pochi giorni. -Allora?

Ricordi l'ecchimosi sullo zigomo di Vezzi?

Si è trattato di un pugno. E' stato colpito in modo violento.

Però la persona che ha colpito il tenore così caro al Duce...

- Già per questo è meritevole di quella fine. - Bruno? - Vabbè.

L'ha fatto mentre era morto

o comunque mentre esalava l'ultimo respiro.

Quindi non è stato il pugno a farlo cadere sullo specchio

ma ha ricevuto il pugno quando era tutto finito. - Proprio così.

Non te la mangi, eh?

No, ma è un peccato. Capito?

Avanti!

Ricciardi, venite. Venite pure.

Ho comunicato alla signora Vezzi la riuscita della nostra indagine.

- Congratulazioni. - Vi ringrazio.

Ma credo che l'indagine non sia conclusa.

Che cosa dite? Abbiamo una confessione.

Il colpevole è stato assicurato alla Giustizia.

A Roma sono contenti, stamattina mi sono giunti i complimenti

da parte del Ministero degli Interni. L'indagine è chiusa.

Se il commissario Ricciardi ritiene l'indagine non conclusa

bisognerebbe dargli fiducia e consentirgli ulteriori accertamenti.

Anche al Ministero degli Interni sarebbero soddisfatti

di tanto scrupolo.

Non credete?

Ma...

Io sono d'accordo con lei, carissima amica.

Ma abbiamo una confessione

e in casi come questo non c'è indagine che tenga.

Infatti con il vostro permesso

io vorrei innanzitutto interrogare di nuovo il reo confesso.

E' ancora in cella qui da noi?

Vi ringrazio. Signora.

Mi avete detto di avere incrociato Vezzi in corridoio.

- Era truccato? - Sì.

Certo, era truccato.

Vi pare possibile? Uno come Vezzi, truccato in corridoio?

- Forse ho sbagliato, non lo era. - Però quando è morto era truccato.

Nespoli, io so tutto.

Ho capito.

Non so se capite ciò che fate. Resterete qui dentro trent'anni.

Sarete vecchio quando uscirete, se mai uscirete.

Voi non avete ucciso Vezzi.

Voi state coprendo una donna.

Non credo che non abbiate un motivo per vivere

fosse anche solo cantare. E' così forte la relazione con lei?

Che cosa ha fatto lei per voi per convincervi a regalarle la vita?

Non posso occuparmi ancora del caso, se non ritrattate la confessione.

Nespoli, fatemi tentare.

Non fate che sia io a lasciare in carcere un innocente.

Voi vi sbagliate.

Come volete.

Immaginavo.

Grazie, commissario.

Se mai avete amato, mi capirete.

Siete contento ora?

Ho dovuto dare spiegazioni al questore.

Ho fatto la figura del fesso.

Per che cosa? Niente!

Ma da ora questo caso è chiuso... definitivamente!

Altrimenti scatteranno provvedimenti disciplinari duri

e non dite che non vi avevo avvertito.

Posso tornare al lavoro?

Andate, andate.

- Vi insegno un gioco. - Ah.

- Guardate. - E' un segreto. - Come si gioca? - E' facile.

- Facile? - Dovete prendere... - Anto'!

- Prendete questi due angoli. - Questi? - Sì.

- Poi? - Va sotto.

- Così? - Sì. Va bene.

- E' bellissimo! - Ora io prendo questi due. - Ooh!

Quanto sei bella! Canti una bella canzone a papà?

Mamma non vuole.

Come "non vuole"? Vabbè, non fa niente. Quando starà meglio.

- Poi? - Dovete prendere questo. - Questo? - Sì.

Questo qua, sì. Poi?

- Poi, questo. - Oh... Così?

Ah, che bella!

- Perché state a casa? E' domenica? - No! -Ora questo.

- Abbiamo risolto un caso, ho un giorno di riposo. - Bene.

- Ora devo prendere questi due. - Ah. - Riposo?

Aspetta, eh?

- Maria, fa' vedere pure a me. - Guarda.

Posso aiutarti? Sto qua tutto il giorno, magari c'è da fare.

No, faccio io.

Un sorriso? Mmm?

Quando fai un bel sorriso ai tuoi figli?

- Glielo fai tu, ti viene bene. - Pensi davvero che soffri solo tu?

Ero la mamma. E' possibile che non lo capisci? - Io ero il padre.

Non è la stessa cosa.

> Maione! Maione!

Ecco qua, è finito il riposo.

Commissario, buongiorno.

Accomodatevi.

- Accomodatevi. - Ho bisogno di te, non abbiamo ancora finito.

Qual è il problema? Il tempo di cambiarmi e sono da voi.

- Lucia, per cortesia, un caffè. - Accomodatevi.

Salutate. (Insieme) Buongiorno.

Buongiorno, signora Lucia. Buongiorno.

E' per il caso del cantante morto, commissario?

Andate subito in camera vostra. Tutti quanti, su!

- Perdonatemi, vi ho rovinato il giorno di riposo. - Riposo?

Commissario, in questa casa il riposo non esiste più. Lo sapete.

Lucia, se posso permettermi

voi siete una donna giovane, bella. Vostro marito è un uomo perbene.

Vi ama più della sua vita. Poi avete quattro figli che sono dei gioielli.

Voi dovete pensare a loro.

E voi, commissario?

Quando vi fate una famiglia?

Giovanni si sta facendo grande. Somiglia sempre di più alla mamma.

No, è uguale a Luca. Ieri ha detto che vuole fare il poliziotto.

La madre si è sentita male. Gli ho dovuto dare uno schiaffo.

Con l'esempio di un padre come te

è naturale che voglia fare il poliziotto. - Allora?

Voi non siete convinto di Nespoli, vero?

- Ha confessato troppo in fretta. - Ho parlato con Modo.

Nespoli ha mentito, ha dato il pugno a Vezzi quando era già morto.

- Perché? - Per inscenare la colluttazione, coprire qualcuno.

Chi?

E' quello che dobbiamo scoprire.

Una cosa già la sappiamo.

Vezzi era un donnaiolo e prediligeva le donne degli altri.

- Come quella del Belvedere? - Quella o un'altra.

Se Nespoli si prende una colpa che non è sua, lo fa per una donna.

Tu non ti sacrificheresti per amore?

Come facciamo?

- L'indagine è chiusa. - Sì

ma nessuno vieta di fare una visita al tuo informatore di fiducia.

- Buongiorno, brigadiere. - Buongiorno.

Buongiorno, brigadiere.

Buongiorno.

Uè, che bellezza! Vi andate a divertire, brigadie'?

- Perché da me non ci venite mai? - Aspetta là. - Aspetto, aspetto.

Che sorpresa! Ci voleva proprio un omone come voi con questo freddo.

- Bambine', non ho tempo. Fammi entrare. - Pure io vi voglio bene.

Entrate.

Da un po' di tempo non mi venite a trovare. Volete farvi desiderare?

Ecco qua, un bel caffè per il mio brigadiere preferito.

Questo è caffè vero, non è il solito surrogato.

Ho un cliente nuovo che è molto ben fornito, in tutti i sensi.

Questi sono fatti tuoi. Fammi il piacere, devi tenertelo per te.

- Siete geloso? - Pensi di essere spiritoso?

Faccio il possibile, non resisto al fascino degli uomini in divisa.

Ah, no? Ti porto in Commissariato, avrei dovuto farlo già tempo fa.

- Là hai voglia di divise! - Che bello! Mi mettete le manette?

- Ti metto una fune al collo, se non la finisci. - Ho capito.

Come posso aiutarvi? Avete risolto il caso del tenore.

- Sì. - Bell'uomo, ho visto la foto.

Pure l'assassino Nespoli è un bell'uomo, ma mai come voi.

Vuoi sapere come puoi aiutarmi o vuoi parlare solo tu?

- Mangi le punte del grammofono? - Chiedetemi qualunque cosa.

- Nespoli. - Va bene.

Appunto... Che sai di lui?

So che ha fatto bene a uccidere il tenore.

Sennò che cosa vale l'onore, brigadiere?

Certe persone credono che tutto gli è concesso perché hanno i soldi.

Fammi capire bene.

Tu stai dicendo che Vezzi ha insidiato la donna di Nespoli?

Questo non lo so.

Io so quello che si dice.

"Voce di popolo, voce di Dio."

- Commissario. - Raffaele, allora? - Che dice Bambinella?

Dice che Nespoli ha l'innamorata e in giro si dice che è incinta.

- Di Nespoli? - Si dice che non si sa.

- Volete sapere chi è? - Una sartina del San Carlo.

- Come lo sapete? - Vai a casa, hai già fatto più del dovuto.

Per voi non è mai di più.

Buonasera, signorina.

Buonasera.

Siete sola?

Sì.

Potrei parlarvi per qualche minuto?

Prego.

So tutto. So come sono andate le cose, ve lo assicuro.

Non capisco a che vi riferite.

La ferita sul collo di Vezzi era sul lato destro.

Questo significa che chi ha inferto il colpo mortale è mancino.

Come voi.

- Questo io non lo so. - Ci ho pensato molto, sapete?

Lo avete colpito con le forbici.

Quando lavorate, le portate sempre appese al collo

ma la sera dell'omicidio non le avevate.

So anche che siete incinta.

Il bambino è di Vezzi, giusto?

So tutto, anche che Nespoli vi copre perché vi ama.

Sono pronto a convalidare la sua versione, non voglio accusarvi.

Però voglio sapere la verità.

Commissario, sono cresciuta orfana in mezzo a una strada.

Mi sono dovuta litigare la vita con cani e topi.

So solo cucire.

E' grazie a questo che ora lavoro nel teatro più bello del mondo.

Non lascio mio figlio da solo a fare la vita che ho fatto io.

Io non voglio che il vostro bambino nasca in carcere.

Ve l'ho detto, non preoccupatevi. Mi interessa solo la verità.

Michele Nespoli era uno che cantava nei ristoranti.

Si arrangiava.

Una sera si era preso una coltellata.

L'ho aiutato io.

L'ho portato a casa mia.

Da lì è andato sempre tutto bene.

Poi è arrivato lui, Vezzi.

Era prima di Natale.

Avanti!

Dovevo prendere le misure per i suoi abiti di scena.

Le misure?

Quanto siamo carine!

Tu sei molto bella.

Dopo che abbiamo perso nostro figlio mia moglie neanche mi parla.

Mi dispiace.

Non ti devi dispiacere. Ne vorrei un altro di figlio.

Voglio anche un'altra vita.

Com'è il tuo nome?

Maddalena.

Era un uomo importante.

Sapeva... farti sentire importante come lui.

Anzi di più di lui, come se fossi l'unica cosa importante al mondo.

Ho deciso.

Lascerò mia moglie.

Lo faccio solo per te.

Poco tempo dopo mi accorsi di essere incinta.

Proprio in quei giorni

Michele... mi chiese di sposarlo.

Michele, io non posso sposarti.

Maddalena... Maddalena, che dici?

Miche', vattene.

Allora ho cominciato ad aspettare

che Vezzi tornasse a Napoli per lo spettacolo.

Ma lui tornò e neanche mi cercò.

Nel giorno della prova costume

la signora Lilla aveva incaricato un'altra sarta di fare gli aggiusti.

La prima volta che sono riuscita a rimanere da sola con lui

è stata la sera della prima, nel suo camerino.

Avanti!

- La gorgiera. - Poggiala qui.

- Io non vedevo l'ora di dirtelo. - Che cosa?

Sono incinta.

Un figlio tuo, capisci?

- Nostro. - Un figlio mio?

- Sì. - Tu?

Che cosa ti sei messa in testa?

Tu davvero pensavi che una come te con me...

I signori con i signori, i pezzenti con i pezzenti.

Crescilo con il tuo Nespoli il bambino.

Rideva con le lacrime, commissario. Ve lo giuro.

Dal palco si sentiva Michele cantare e lui lo sfotteva.

In quel momento mi sono resa conto di quanto Michele era un uomo

e lui era solo un pagliaccio.

Non lo so com'è successo. E' stato un attimo.

Ad essi non perdono.

Ad essi non perdono!

Aah!

L'ho colpito alla gola.

Poi mi sono seduta sul divano a guardarlo morire.

Questo spiega perché il cuscino era pulito.

Poi sono andata via.

Appena ho aperto la porta del camerino

mi sono trovata di fronte proprio Michele.

E' entrato.

Ha rotto lo specchio e ha infilato un frammento di vetro

nella gola di Vezzi, dov'era la ferita.

Poi l'ha colpito per simulare una ragione

che potesse averlo fatto cadere sullo specchio, rompendolo.

Ha preso i suoi vestiti.

- Aspettami qua, non muoverti. - Hai capito? - Sì. - Le forbici?

- Sono dentro. - Eh? Mi raccomando.

- Aspettami qua. - Sì.

Tornò dopo pochi minuti.

Si era liberato del camice e delle forbici.

Ha appoggiato sul divano cappello, sciarpa e cappotto di Vezzi.

A quel punto doveva liberarsi delle scarpe sporche di fango.

Quello l'ho fatto io. Ho preso le sue scarpe sporche

e le ho cambiate con un paio pulite in magazzino.

Avete anche preso un camice pulito per voi

che infatti vi stava un po' grande.

Ecco qua.

Anche Vezzi è morto per la fame e per l'amore.

Ora che succederà?

Io manterrò la mia promessa. Non vi farò accusare.

Non voglio che il vostro bambino cresca in carcere.

Se volete, un modo per aiutare Michele c'è.

- Quale? - La nostra Legge punisce i delitti per fatti d'onore

al massimo con il carcere per tre anni.

Direte che Nespoli è intervenuto per salvarvi

perché Vezzi voleva usarvi violenza e avete chiamato aiuto.

Direte che non avete parlato subito perché siete incinta

- e il figlio è di Nespoli. - Ma non è vero, io lo so.

Signorina, volete salvare questa creatura sì o no?

Chi crederà a queste cose?

Vezzi era uno importante e noi siamo povera gente.

Che speranze abbiamo?

Livia, cerca di capire.

Se in Tribunale non ci sarà qualcuno che dica chi era davvero Vezzi

sbatteranno quel ragazzo in galera per tutta la vita.

La ragazza resterà sola.

In questa città una donna disonorata non se la prende più nessuno.

Quanto al bambino, sarà solo carne per la malavita.

Devo testimoniare contro mio marito

come un'ingrata che sputa su chi non può difendersi. - Il bambino.

Pensa che nelle tue mani sta la speranza e il futuro di un bambino.

Che cosa c'è nel tuo futuro?

C'è una speranza?

Perché non mi dài la tua speranza e la fai diventare anche mia?

Perché tu hai diritto a essere felice.

Tu sei... così bella e giovane.

Tu hai diritto a tutta la fortuna che non hai avuto finora, ma io...

Per me non è ancora il momento.

D'accordo, verrò in Tribunale.

Lo farò per quel bambino, innocente come il mio.

E per te.

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