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La cosa più bella della vita si chiama "piressia"...
più volgarmente chiamata "febbre".
Quando il termometro segna almeno 37,5...
hai la giustificazione per non andare a scuola o al lavoro.
"Scusate, ho la febbre". Che meraviglia!
La febbre odora di casa dei nonni...
di Vicks Vaporub, di carta dei fumetti.
Di minestra con il formaggino.
La febbre è la malattia più simpatica del mondo.
Quando ero bambino, amavo le lampadine Osram.
In un attimo la tua faticosa vita da scolaro si metteva in pausa.
Ecco. Purtroppo io non ho la febbre.
Ho una malattia molto più antipatica. I poeti la chiamano "male di vivere".
Negli anni '80 la chiamavamo "esaurimento nervoso".
Oggi la conosciamo come "depressione".
Per fortuna, sono in buona compagnia.
Sono stati depressi anche Van Gogh, Baudelaire, Leopardi...
Balzac, Churchill, Lincoln, Caravaggio, Flaubert...
Michelangelo, Napoleone, Dickens, Edgar Allan Poe...
e quasi tutti i cantautori italiani.
Non è facile trovare un metodo per uccidersi efficace e indolore.
Ho studiato e ho scelto una soluzione ibrida.
Sonniferi per un sonno profondo e vasca per affogare.
Un gol a porta vuota. So che cosa pensate.
"Perché, Diego? C'è tanta gente che ti vuole bene!"
In realtà non è così.
Negli ultimi mesi spesso ho chiesto aiuto alle persone che "mi vogliono bene".
Nessuno mi ha dato retta. Ve lo dimostro, chiamo papà.
- Pronto? - Ciao, papà.
- Ciao, Diego. È urgente? - Sì.
Direi di sì.
Chiama tua madre che non ha mai un cazzo da fare.
- Faccio come dice. - Ciao amore.
Ti posso richiamare domani?
Ho la gatta in calore,
- e i maschi sono impazziti. - Certo.
- Impedisci questo bunga bunga felino. - Ciao, amore.
Vado sul sicuro. Chiamo Loredana, la mia migliore amica.
- Ciao, zio Diego. - Giada, ti ho svegliato?
No, ripassavo Geografia.
- Mamma è collassata sul divano. - Se resuscita, dille che la saluto,
e che le ho voluto tanto bene. Che le voglio tanto bene.
Anch'io ti voglio bene.
- 'Notte. - Buonanotte.
Le voglio bene come a una figlia.
A proposito di figlia, io ne ho una mia. Laura.
- Ciao, papà. - Shanghai.
Papà, ascolta.
Ho una call con Shanghai adesso. Al mattino i cinesi sono molto operativi.
Ti chiamo domani. Ho uno slot libero tra le 12 e le 12:15.
- Va bene? - È meglio di niente.
Provo con Luca e Simona. Sono una sola entità, stanno insieme da sempre.
Diego, un attimo. Devo chiederti il permesso?
Sì!
- Luca, che succede? - Tragedie per niente!
Un'oliva ascolana non è una barretta di plutonio. Che mi può fare?
La carne rossa fa venire il cancro! Poi fritta!
Va beh.
Sentiamoci in un altro momento. Qui a ore pasti è sempre complicato.
Mai mettere insieme una fisioterapista vegana e un commercialista onnivoro.
Colpa mia e di Luca Carboni. Anni fa li ho portati a un suo concerto.
Su "Farfallina" è impossibile non baciarsi.
Riprovo con un parente stretto. Alessandro.
Ciao, fratellone. Com'è la situazione?
Sempre triste, "il mondo ce l'ha con me, non mi capisce nessuno"?
Più o meno.
Adesso non posso, ho dei turisti a bordo. Ci vediamo domani alla mostra.
Già.
In effetti, alla mostra. Ciao.
L'ultima spiaggia. La mia ex moglie, Giulia.
Diego, scusa. Sono molto nervosa,
sto facendo l'inventario.
- Se non stai morendo, ci sentiamo domani. - Sai? È proprio così.
Non fare la vittima.
Dio padre onnipotente ed eterno, grazie per avere inventato il divorzio.
Amen. Amen.
Lo ammetto, questo era un tentativo disperato.
Dunque ci siamo. Addio, ragazzi. Grazie dell'attenzione.
Metto un po' di musica.
Titoli di coda.
Se mi vuoi bene, baciami. Tienimi stretta a te.
- Avvocato, permesso? - Baciami, grande
Baciami, grande...
Buongiorno, sono io.
- Preparo la colazione? - Baciami, grande
Chissà che sarà! Si è incantato l'en plein.
Si è incantato, avvocato.
Signor avvocato!
Signor avvocato! Signor avvocato!
- Aah! Fermo! - Che cazzo urli!
È mezzo nudo, anzi tutto. Si vede tutta la natura!
Sono nella vasca da bagno. Come devo stare?
- Che cazzo guardi? - Niente.
- Vai! - Avvocato...
Lei non è depresso, è proprio matto. Non si dorme nella vasca!
Io dormo dove cazzo mi pare. Vai a preparare la colazione!
Ostregheta!
Il giorno dopo che ti sei suicidato è strano, non sarebbe dovuto esistere.
Non pensavo di continuare a vivere su questo pianeta.
Quindi ora devo affrontare le conseguenze delle mie azioni.
Ieri sera ho fatto tre giri dell'isolato.
Poi ho pensato: "Che mi frega di trovare parcheggio, tanto muoio".
Poi uso l'auto solo nei week-end. In studio vado a piedi.
Anzi, ci andavo. Forse ieri sono stato poco diplomatico.
Avvocato, oggi è il mio ultimo giorno di lavoro.
Si tenga l'incompetenza e le promesse di farmi socio.
Noi non siamo amici. Ho finto, per convenienza.
Adesso che la guardo bene, ho capito a chi somiglia: Don Chuck castoro.
Lo ricorda? Due gocce d'acqua!
Con permesso.
Non ero depresso per colpa del lavoro o altro.
Ho speso diecimila euro a rate di 50 minuti da uno "strizzacervelli".
- Ma non ha capito che ho. - Ciao, Diego. Solito espresso schiumato?
Non lo so.
Quando sei depresso, anche la domanda più banale ti mette in crisi.
Sì.
Magari ripasso dopo.
Vedete? La gente non capisce, scappa. Eppure fino a poco tempo fa, era diverso.
- Salve, regina della torrefazione! - Ciao, Diego.
- Solito espresso schiumato? - Sì, come sai schiumare tu.
Io non ci credo che hai ventisei tatuaggi.
Lo giuro su Lady Gaga.
Quel giorno li ho contati. A ventidue mi sono distratto e ho perso il conto.
Ma nonostante tutto questo e altro, sono comunque entrato in depressione.
Dicono che ogni giorno che ti svegli, c'è un bivio...
che può portare la tua vita in una direzione nuova.
Per me, è più difficile. Sono un abitudinario.
Faccio la stessa strada tutti i giorni da anni, senza mai alzare lo sguardo.
Senza mai guardarmi intorno.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Ciao. Benvenuto.
- Buongiorno. - Io sono Massimiliano.
- Diego. - Vuoi del tè?
Ho sfornato questi biscotti.
- Ecco che era quel profumo! - Lingue di gatto.
Senti che odore! Le faccio con doppia dose di albume.
Così vengono croccanti fuori e morbide dentro.
Bene! Volevo chiedere...
- Che cosa vendete qui? - Qui? Praticamente niente.
Senti, aspetta qui. Torno subito.
- Dammi del tu. - Che profumo!
Ciao, Massimiliano.
Tu arrivi sempre quando sforno i biscotti.
Telepatia gastronomica. Ciao. Edoardo, piacere.
Diego, piacere.
Allora? Si chiacchiera?
- In che senso? - Non hai letto l'insegna?
"Chiacchiere".
- Nel senso di... - Chiacchiere.
Ma non è obbligatorio.
Molte persone che vengono qui neanche sanno perché lo fanno.
Anch'io non so perché sono entrato. Oggi è una giornata particolare.
- Ieri mi sono suicidato. - Ah...
Questo suicidio non deve essere stato un successo.
Ovviamente no.
Mi fai vedere se giochi meglio di come ti uccidi?
- Non gioco da una vita. Però ero forte. - Dicono tutti così.
- No, ho vinto il campionato. - Quale?
- All'oratorio. - Ma va'!
Senti, toglimi una curiosità. Che hai scritto nella lettera?
Quale lettera?
Di solito i suicidi scrivono un'ultima lettera.
- Uno a zero! Dai. - Non ho scritto lettere.
Ho fatto qualche telefonata.
- A chi? - Alle persone a cui...
Due a zero! Partita a senso unico.
- Dai! - Persone a cui voglio bene.
- Mia figlia, mio padre, la mia ex moglie. - Era l'estremo saluto?
- Oppure volevi essere salvato? - Non lo so.
Mi ha salvato il tappo della vasca. La gente che amo mi ha lasciato affogare.
Tre a zero. Sospendiamo qua per manifesta inferiorità.
Volevi ammazzarti, non peggiorerei le cose.
Qui c'è un negozio di idraulica.
A un euro e settanta cambi il tappo e la prossima volta andrà meglio.
Io spenderei di più e siliconerei la vasca.
Ha ragione. In certi casi, è meglio non rischiare.
- Non scherzate. - Dai, lo capisco.
- Ti piace essere compatito. - No!
Lo capisco, è bellissimo essere compatito.
Però magari i tuoi amici avevano un problema.
- Poi tu ci sei sempre stato per loro? - Certo, io gli voglio bene.
A volere bene non ci vuole niente.
Faccina, due cuoricini e gli vuoi bene. No!
- Fare del bene, quello è un'altra cosa. - Cambia l'insegna, metti "Cazziatoni".
È stato un piacere, ora devo scappare.
Mio fratello fa una mostra di quadri. Se non vado, mi ammazza.
Perfetto.
Ti ammazza tuo fratello, una cosa in famiglia.
Basta ironizzare sul mio suicidio! Ho fatto male a dirlo.
Sono depresso da due anni. - Solo? Io da venti.
No. Tu sei triste quando non ti prendono a un provino. È un'altra cosa.
La tristezza ha un motivo. La depressione, no. Giusto?
Non ci avevo pensato.
- Va beh, scappo. Devo qualcosa? - Là dietro.
Girati. Io ci prendo sempre qualcosa per le bollette.
Offerta libera, quello che vuoi.
- Ho venti euro. - Metti. Quello che vuoi.
- Metti, su! - Grazie.
- Arrivederci. - Ciao.
Maestro. Tornerà?
Sì. Torna, torna.
Mi fa piacere che lei me lo chieda. Forse non ricorda, è troppo giovane.
Eravamo sette a cinque per me.
Cinque a quattro con un break di vantaggio e l'arbitro mi chiama un fallo di piede.
Un fallo di piede!
- Ciao, papà. - Ciao. Stavo...
Raccontando della semifinale contro Bertoni.
È stato un furto.
Da quarant'anni la racconti! Digli del lungolinea.
Non c'era l'occhio di falco...
Fratellone. Scusa il ritardo, ma c'era la fila alla cassa. Ho dovuto sgomitare.
Spiritoso! Non capisco, ho dato le brochure anche ai clienti del taxi.
- L'arte ha i suoi tempi. - No, non è quello.
In Italia siamo troppo provinciali. Chi capisce opere del genere?
A me questa tela piace molto.
Vedi? Loredana che ha studiato ed è un'artista capisce.
Però le etichette sono sbagliate.
- Qui c'è scritto Italia. - No.
È la bandiera dell'Italia, ma al posto del verde ho messo il blu.
Non vorrei essere pignola, ma sembra quella della Francia.
È una metafora. I confini cromatici abbattono i confini geografici.
Questa è la bandiera dell'Italia con i colori della Francia.
- Perché quella tela è bianca? - Non è una tela bianca.
È la bandiera del Giappone il cui Sole si è spento dopo la tragedia di Fukushima.
Questo si capisce.
Sì, ma noi ti vogliamo bene lo stesso. Lo sai, vero?
Grazie. Vado a fare gli onori di casa. Ignoranti.
- Non si sarà mica offeso! - No, è abituato.
Hai più speranza tu di trovare l'uomo giusto che lui di vendere un quadro.
Si. Non credo qui dentro.
- Madonna santa, questa! - No, è paté di foie gras.
Le oche, ingozzate per fargli scoppiare il fegato
muoiono in atroci sofferenze. Questo no!
Perché non si lasciano? È accanimento terapeutico sentimentale.
I figli vivono lontani.
Sono evasi, scappati via, dati alla fuga.
Scusa un attimo.
Ti sostituisco con un programma di dettatura vocale.
- Ciao, mamma. - Ciao.
Tua figlia crede che lavoro full time significhi lavoro tutto il tempo.
Lo so.
Ieri com'è finita con la gatta in calore?
Bene! Si è concessa a Gualtiero.
- Bene. Chi è Gualtiero? - Il soriano fulvo.
Non puoi chiamare un gatto Gualtiero.
Gli ho dato i nomi degli uomini della mia vita, così li ricordo.
Chi è Gualtiero?
- Il mio amore non corrisposto del liceo. - Storia straziante!
- Tu che ne sai? - Confidenze tra donne.
Vado al buffet.
Racimolo qualcosa per i gatti prima che la tua amica vegana butti tutto.
- Brava. Ciao, Laura. Come va? - Bene.
Un attimo. Sì.
Non fare saltare nessuno slot altrimenti si crea l'effetto domino. Sto arrivando.
Ciao, Giulia. Come stai?
- È lunedì. Come devo stare? - Chiedevo.
- Papà, accompagni tu nonna a casa? - Sì. Vai via?
Quando stiamo insieme?
- Giulietta! - Ciao.
Grazie di essere venuta. Siamo pochi, ma di qualità.
Anche nel mio negozio di libri c'è poca gente.
C'è la crisi dell'editoria.
Grazie della sorprendente rivelazione.
- Bravo! Che acume! - Vieni, ti faccio vedere i pezzi forti.
- Sei intelligente. - Non puoi rompergli le palle sempre.
- Bravo! - Vieni!
Ho fatto il servizio e ha chiamato il fallo di piede.
Sto arrivando!
- Ehi! Mattiniero. - Buongiorno.
Vieni.
- Tu vivi qui? - Sì.
Quando è morta mia moglie, ho venduto l'appartamento e ho aperto questo posto.
- Scusa, non sapevo. - No, figurati!
Il giorno più brutto della mia vita è passato.
Questo mi dà una certa serenità.
Senti. Una flebo di caffè?
Volentieri. Però prima devi vedere una cosa.
- Che cos'è? - Mi aiuti?
Sì.
- Ho preso anche questi. - Sei organizzato.
Si.
- Che te ne pare? - Ciao.
- Guarda. - Che cos'è?
Diego ha in mente di ammazzare qualcuno.
- No, dai, non è chiaro? - Sì, sei un serial killer.
È la mappa delle persone che amo e delle loro vite. Avevi ragione tu.
- Ognuno ha i suoi problemi. - Beh?
Io farò del bene a ognuno di loro.
- Bravo. - Grazie.
No, ti serve uno psicologo bravo, di spessore. Un luminare.
Ma tu hai detto che è troppo facile voler bene e basta!
Poi stamattina è il primo giorno da tanto tempo che voglio alzarmi.
Diego, tu davvero pensi di potere modificare il destino delle persone?
- Io no. - Ecco.
Noi.
- Eh? - Noi tre.
- Scusa, vieni un attimo. - Dimmi.
- Che c'è? - Ti faccio vedere.
Ti spiego.
- Che c'è scritto qua? - "Chiacchiere".
Appunto, chiacchiere.
- Io sono buono a chiacchiere. - Va beh, torno al mio piano originale.
- Mi avrai sulla coscienza. - Dai! Non farmi sentire in colpa.
- Da solo non ce la faccio. - Io vorrei aiutarti. Su, maestro!
Si tratta di fare del bene.
Sono un avvocato bravo.
Conosco 197 modi più o meno legali per convincerti o ricattarti.
Grazie a una mia arringa di 50 ore, un imputato è stato assolto e...
Va beh, basta così. Da chi cominciamo?
Dai!
Comincerei da Loredana. Immaginate una Bridget Jones molto meno sicura di sé.
Dobbiamo ricaricarla di autostima.
L'idea è che d'ora in poi, ovunque vada, ogni uomo la trovi irresistibile.
Un'ideona!
- Parli tu con tutti ovunque vada? - Intanto iniziamo da uno.
Troviamo un uomo che la corteggi.
- Lo faccio io, sono un attore. - No.
- Non è una buona idea. - Perché?
Ti ricordo il motivo per cui vieni qua.
Vengo scartato perché non faccio parte della cricca.
Lavorano sempre gli stessi. Poi fanno solo commedie e a me non piacciono.
- Al provino sono demotivato. - Va beh, non serve mica Mastroianni.
Hai la macchina?
- Si. - Perfetto.
Un po' scassata.
- Meglio. - Sì!
Domani mi farò venire a prendere da Loredana sotto casa. Ho anche la scusa.
Grazie. Davvero non ti scoccia accompagnarmi? La mia è sequestrata.
No! Sono abituata a portare uomini senza patente e con l'auto sequestrata.
Smetti di fare la sfigata, sei bellissima. Oggi soprattutto.
Che hai fatto? Hai cambiato acconciatura? Profumo?
No.
Tu hai bevuto. La mattina l'alcol fa male.
Tu ti apposti e ci tamponi, piano.
Chiedi scusa. Carino, sorridi, constatazione amichevole.
Poi le chiedi se puoi offrirle da bere.
Testa di cazzo!
L'aggressività non serve, sarà un errore.
- Scusi, bella signora. Stavo leggendo. - Guarda dove vai, non leggere i messaggi!
No, ma che messaggini. Leggevo un libro.
Leggeva il libro! Neanche stava al cellulare.
Questo grandissimo...
- Il mio romanzo preferito! - Sì.
- Adoro Gabriel Garcia Marx. - Marquez.
Mrao... Marquez.
- Sì, il motociclista! - Anch'io!
Sì? Dovrei imitarlo.
Dovrei chiudermi in solitudine per cento anni.
Così eviterei di tamponare belle signore come lei...
amanti della vita, dell'arte, della musica, come me...
Che suono il violino.
- Dai! Io, il violoncello. - Lo so.
- Come lo sa? - Come lo so?
- Come lo sa? - Come lo sa?
Lo so, si vede... Si vede dalle mani.
- Ha i calli sulle dita. - Ammazza che occhio!
Diamoci del tu, a questo punto.
- Edoardo, piacere. - Loredana.
- Facciamo qualcosa di amichevole? - In che senso?
- La constatazione. - Certo.
- Ha il modulo? - Sono sprovvisto.
- Manco il modulo. - Vai!
Che posto scicchettoso! Festeggiamo qualcosa?
Un figlio deve avere un motivo per portare la madre fuori a cena?
Beh... Se è la prima volta, sì.
Dovrebbe esserci una prenotazione a nome Anastasi.
Sì. Buonasera, signori.
Il vostro tavolo è da questa parte.
- Gualtiero! - No!
- Quel Gualtiero? - Sì!
Ne hai parlato pochi giorni fa.
- Che combinazione! - Forse non ti ricordi di me.
Infatti non ricordo.
Olivia Moschini, secondo banco, vicino alla finestra.
Accanto a quel soggetto della Prestalupi!
Sì, che è morta.
Va beh, già al liceo non sprizzava di vitalità.
È vero.
Tu hai venduto l'anima al diavolo.
Adesso che ti guardo bene... sei uguale.
- Sei spiccicata, mia cara Olivia. - Grazie. Visto?
- Signori, vi accomodate? - Sì.
È partito tutto alla grande. Gualtiero sembrava interessato all'articolo.
Non era scontato.
- Anche con Loredana, bene. - A parte la frattura al naso.
Scusa, ho sentito l'ansia del debutto. Ero agitato e non ho frenato in tempo.
Avevo detto che come attore... È emotivo, non rende.
È un cane!
È un cane che non sa dire "bau". Una cosa così, neanche nelle fiction.
Non lo prendono nemmeno lì. Non ha fatto manco la comparsa.
Però metto passione.
Comunque, nonostante l'interpretazione penosa, il pubblico ha apprezzato.
Guardate che mi ha scritto Loredana ieri sera.
Ah!
"L'idiota che ci ha tamponati..." Io.
"Mi ha invitato a uscire". Segue faccina con i cuoricini al posto degli occhi.
- Questo è un buon segno. - Direi di sì. Dai, Massimiliano.
- Andiamo. - Dove?
Mi aiuti con mio fratello. Poi sistemiamo un'altra faccenda.
- Io... - Tu resti qui,
poi tornerai in scena con Loredana.
- Da oggi siamo multitasking. - Io sono multi-preoccupato.
Questo è magnifico!
Deve trattarsi della bandiera del Giappone...
il cui Sole purpureo si è spento dopo la tragedia di Fukushima. Giusto?
È esattamente così. Ha colto il senso dell'opera.
Magnifico!
Mi presento. Sono Corrado De Robertis. Sono un mercante d'arte.
Volevo discutere dell'acquisizione di alcune sue opere
per conto dei miei clienti.
Con molto, molto piacere.
- Mi scusi. - Prego.
- Ciao. - Vieni, c'è un cliente.
- Che devo fare? - Sei un avvocato, mi aiuti a contrattare.
Signor De Robertis, lui è Diego Anastasi, il mio agente.
Noi non ci conosciamo.
- Anastasi. - De Robertis.
Così, per capire. Lei a quante opere era interessato?
- Una cinquantina. - Cinque.
- Dai, capolavoro! - Io avrei iniziato da cinque.
- Cinquanta sono tante. Le hai? - Da che parte stai?
Cinquanta sono perfette.
- Quale sarebbe la quotazione? - Non lo so.
- Visto il numero, direi... - Cinque.
- Cinquecento. - Cinque!
- Cinquemila? - No, cinque.
- Cinquecento? - Cinque euro. Cinquanta per cinque...
Facciamo cinquecento.
Cinquecento per cinquanta...
- Sono 250.000. - Lallero!
Fa venticinquemila. La matematica non è... È da matita blu.
- Venticinquemila sono tanti, tanti soldi. - Va beh, definiamo altri dettagli.
Modalità di pagamento?
- Dilazionato. - No, dilazionato è da poveracci.
- È da poveracci. - Lo lasci dire ai suoi clienti.
Lo dico per te. Troppi soldi in banca, li investono male.
Dilazionato vuol dire un vitalizio ogni mese per anni! Fidati.
- Va bene. - Bene così.
Prendo il catalogo, così può scegliere le opere.
Le cinque migliori.
- Le cinquanta migliori. - Se ci sono.
Grazie.
- Sei un cretino! - È andata bene.
- Non ho 25.000 euro! - Tu hai fatto il piano.
Poi l'arte è una questione di percezione.
Magari alziamo le quotazioni e il mercato si convince del valore di queste opere.
- Le hai viste? - Va beh...
Magari poi tuo fratello diventa un Picasso.
Vi porteremo in una delle mete turistiche più esclusive di Torino.
È una libreria.
Una volta era una garçonnière, il pied-à-terre di Giacomo Casanova.
Ricordate? Il seduttore veneziano incontrò lì alcune nobildonne...
tra cui la principessa Sissi, Grace di Monaco.
- Rapunzel. - Rapunzel.
Cenerentola.
Pippi Calzelunghe.
- Il gossip piace, lascia fare. - Che cosa?
- Non so nemmeno qual è il piano! - Te lo dico io.
Assisterai a un gesto mai visto.
Farò un regalo alla mia ex moglie. Non traduca.
Questo è fatto... e questi.
Ho quasi finito.
Questi sono a posto.
- Casanova? - Cenerentola?
No! La foto, no. Vengo male. Vengo male.
Come?
Non so.
Giacomo Casanova era un uomo del Settecento.
Questo edificio è degli anni '50. Che fa Casanova qui?
Le ho procurato più clienti io in venti minuti che lei in tre anni.
Dell'esattezza storica, 'sti cazzi.
Fate piano! Che giornata del cacchio!
Arrivo.
- Ciao, amore! - Ciao, mamma.
- Vieni. - Grazie.
Che hai fatto? Capelli, trucco diverso. Che cos'è?
Ho fatto sesso tutta la notte.
- Che cosa? - Sesso! Il sesso è...
So che è il sesso. Dicevo "che cosa" di stupore.
Gualtiero, il mio compagno di liceo incontrato per caso l'altra sera.
- Sì, per caso. - Ecco, ci siamo rivisti. Manco "ciao".
Mi ha alzato la gonna e Zac! Mi ha messo le mani...
Non voglio sapere i dettagli.
Ti prego!
- Tu mi hai chiesto che ho fatto. - Sì.
- Ti chiedevo che hai fatto ai capelli. - Ho dovuto fare la piega.
Gualtiero afferra per i capelli con foga e dopo...
Mamma!
Non voglio sapere i dettagli!
- Chiavi. - Eh!
No, chiavi della cantina. Devo infilare... Devo appoggiare...
Oggi è impossibile parlare con te. Devo mettere delle cose.
- Cose di valore? - Costano tanto, ma non valgono niente.
Il tè senza pasticcini!
- Ancora? Sono a dieta. - Io no.
- Si chiama "solidarietà". - Va beh.
Mi ha di nuovo scritto il tipo del tamponamento.
Ma va?
- È simpatico. - Molto.
- Lo hai visto una volta. Che ne sai? - Sì, no...
Si capisce da come uno tampona se è simpatico.
Sì.
- All'inizio sembrava un po' scemo. - Uh!
Invece quando scrive, si sente che è molto colto, profondo.
Grazie.
Di che?
Grazie al cielo, la tua situazione sentimentale si vivacizza.
Martedì finisco le prove presto e pensavo di invitarlo a cena.
- Secondo te, accetta? - Accetta.
Bene.
Salve.
Scusi se la disturbo mentre è insieme a... È suo marito?
No.
- Siamo solo amici. - Meglio.
- Perché? - La signora merita molto di più.
Volevo dirle solo questo:
Io l'ho osservata per tutto il tempo e francamente...
Non ho mai visto una donna così elegante e...
- Sì, contemporaneamente così sensuale. - Dio!
- Grazie mille. - Comunque scusi se mi sono permesso.
Mi scusi anche lei, anche se siete solo amici, fortunatamente.
- Per la signora. - Grazie mille.
Arrivederci.
Evidentemente la dieta funziona.
Questo no.
Mia figlia è una workaholic, pensa solo al lavoro.
Andiamo nel suo ufficio, io distraggo l'assistente...
e voi copiate l'agenda che la tiene in ostaggio.
Posso fare una controproposta?
- Cioè? - Allora.
Tramite l'indirizzo IP del server della sua azienda, il nome è scritto là...
mi introduco nel database e faccio reboot per connettermi da remoto.
Così creo un mirror dell'agenda di tua figlia in tempo reale. Voilà!
Come hai fatto?
- Edoardo è un "dopista". - Come?
Gli uomini si dividono in tre categorie.
I primisti, gli adessisti e i dopisti.
I primisti sono i nostalgici. Quelli che comprano i vinili.
- Io ne ho più di mille. - Sei un primista, come me.
Poi ci sono gli adessisti.
Loro vivono nel presente, sono i fanatici del "carpe diem".
- Tipo tua figlia. - Certo.
- I dopisti? - Siamo noi.
Quelli che sognano. Noi guardiamo al futuro.
Senza quelli come me, non avremmo cose fondamentali come la ruota.
La corrente elettrica, la scrittura, la penicillina, gli emoticon.
Gli emoticon?
Svuotate l'agenda di mia figlia. Via gli appuntamenti per domani.
Diego.
- Quando l'abbiamo liberata, che fai? - Una volta che mia figlia è libera...
Ci penso io. Vado.
Tu hai inventato la ruota?
Non capisco perché siamo venuti a Milano. Ringrazia che non ho messo il tassametro.
- Taci, mi sei già costato un botto. - Come?
Hai fatto il botto con i quadri. Sono contento, fiero di te.
Sono qui per parlare con una persona che deve aiutare papà.
Aiutare papà?
Ma se desidera solo una rivincita con Bertoni!
Infatti. Eccolo.
Ma dai!
- Scusi! - Sì?
- Lei è Adriano Bertoni? - Sì.
- Numero cinque ATP nel '75? - Sì.
Semifinale a Wimbledon,
- e un quarto a Roland Garros? - Sì.
- Una Coppa Davis? - Sì.
- Due vittorie agli Internazionali? - Vuole un selfie?
No, volevo chiederle un favore.
- Se posso... - È per mio padre.
- Per suo padre? - Non sta bene.
- Mi dispiace. - Malato terminale!
- È gravissimo. - Che posso fare?
Il suo ultimo desiderio. Mi aiuti!
Pronto?
Parla con l'assistente della dottoressa Anastasi.
Chiamo per conto del dottor Brunori.
Chiede di spostare l'appuntamento
- con la dottoressa Anastasi. - Ok.
- Spostiamo a mercoledì prossimo. - Grazie.
Fatta.
Pronto?
Sono l'assistente di Perini.
Sì?
Dobbiamo spostare l'appuntamento.
Parla con Francesca. Dica.
Chiamo per annullare l'appuntamento del dottor Pinto.
- Chiamo per Marangoni. - Spostiamo l'appuntamento?
Mettici nel primo angolo che hai.
- Venerdì? - Grazie.
Come andiamo?
Guarda.
La chiamo subito. Clamoroso!
- Ehi. - Laura.
- Veloce, che... - Hai fretta. Sarò rapido.
Domani volevo andare a Lemie. Ricordi? Ti ci portavo quando eri piccola.
- Vagamente. È in montagna, giusto? - La butto lì.
- Andiamo insieme? - Dai!
Sai da quanto non ho una giornata libera?
Ho qui la mia agenda che è completamente...
- Francesca, gli appuntamenti di domani? - Hanno disdetto tutti, è assurdo.
- Li ho ricollocati nei giorni successivi. - Incredibile!
- Allora sei libera. - Sì.
Ok. Passo a prenderti alle nove. Domani giornata padre, figlia.
Ti occupo tutti gli slot.
- Fatta. - Ha scritto "papà".
Diego, c'è qualcosa che non mi è chiaro.
Quei tuoi due amici, Luca e Simona. Come fai per farli litigare di meno?
Non voglio farli litigare di meno. Voglio farli litigare di più.
Che vi preparo?
Un panino salsiccia special. Doppio lardo.
Cacio, senape, niente insalata.
- L'insalata fa malissimo. - A me si "ripropone".
Che vi preparo?
Una vellutata con seitan, lenticchie rosse.
Zucca, tofu al vapore con salsa di zenzero.
- Olio extravergine di oliva. - Estratto a freddo.
- Giada, apri tu? - Agli ordini.
Ciao, principessa!
Ciao. Non farti illusioni sulla cena, ha cucinato mamma.
Solita tattica?
Tu la distrai e io butto nell'umido.
- Ciao, regina del cibo precotto. - Deficiente.
Questi sono per te.
- Per me? - Non te li dà mai nessuno.
- Sei una brutta persona. - Invece di ringraziare...
Se vuoi restare sola con Edoardo, fai un cenno e vado via con Giada.
No, grazie.
- Sola con lui mi sembra troppo. - Quanti siamo?
Chi siamo! Tu, la tua cattiveria... Viene Simona con un amico.
- Davvero? - Secondo me, c'è un inciucio.
- Lo conosciamo? - No.
La cosa buffa è che pure lui si chiama Edoardo.
Che è?
- Edoardo? - Che hai?
Due Edoardo nella stessa cena è...
- È quanto meno bizzarro. - È bizzarro, ma non da morirci. Dai!
Vado io. Sarà un Edoardo.
- Vai. - Vado io.
- Ciao, Diego. - Ciao.
- Lui è il mio amico... - Edoardo.
- Ciao, amica! - Ciao, Simona! Arrivo.
Che carina! Hai uno sbaffo qua.
- Vai a controllare. - Grazie.
- Vado in bagno. - Va bene.
Che fai qua?
Tu che fai qui! Simona ha detto che andavamo a cena da un'amica.
Che dovevo fare?
- L'amica è Loredana. - Sì, Loredana.
- È Loredana Loredana? - Loredana.
Scusa, ma io come potevo saperlo?
Magari Loredana ha invitato anche te stasera a cena.
È vero.
Loredana mi ha invitato a cena martedì.
- Oggi che giorno è? - Non lo so.
- Ti do un indizio. Ieri era lunedì. - Quindi oggi è martedì!
La disoccupazione fa perdere il senso dei giorni. Ti senti come i barbieri.
- È sempre lunedì. - Che mi frega!
- Che faccio? - Vai, io cerco una scusa.
- Edoardo, ciao! - Ciao!
Benvenuto! Chi è assente?
- Io! - L'altro Edoardo.
Il tuo Edoardo dice che l'altro Edoardo
ha avuto un inconveniente e non può venire.
- Mannaggia! Tu che ne sai? - Io che ne so?
- Lui che ne sa? - L'ho chiesto io.
- Qualcuno lo saprà. - Qualcuno lo saprà.
Io! Lo ha detto Simona.
Ora è andata a ritoccarsi il trucco. Aveva uno sbaffo.
Non avevo sbaffi.
Ciao.
- Grazie di averci invitato. - Scherzi?
Mi dispiace per l'inconveniente.
- Quale inconveniente? - Edoardo...
Edoardo ha portato il vino caldo.
- Sono astemio. - È un inconveniente.
Vi siete presentati?
- Beh... - Sì. Edoardo.
- Edoardo. - Simona, Loredana, Diego.
Ci conosciamo.
- Avete fame? - Sì.
- È pronto? - Pronto.
- Io andrei. - Andiamo.
- È pronto. - Si mangia! Oh!
- Ciao, io sono Giada. - Io sono Edoardo, piacere.
- Un amico di? - Un amico di? Un amico di?
- Di tutti. È il nostro nuovo amico. - Edoardo fa l'agricoltore biologico.
Fai l'agricoltore?
- Sì, ma anche il violinista. - Il violinista?
Che c'è di strano? Di giorno coltiva, di sera suona.
Ho conosciuto uno che il mercoledì faceva il catechista, il sabato la drag queen.
Ha ragione Diego.
Dopo la dura giornata nei campi, al buio...
io mi metto in mezzo al mio orticello, la notte.
Amo suonare il violino... ai carciofi.
La musica stimola i carciofi, che sbocciano.
Vengono alti così.
- Mangiamo? - Sì!
- Che hai preparato? - Cena messicana.
Barbacoa, chilaquiles, alambres e chiles en nogada.
È senza carne, così tu non muori di fame.
Ottimo, anche Edoardo è vegano.
- Sei vegano? - Sì, molto.
- A saperlo, preparavo più cose. - Non preoccuparti, perché io sono vegano.
Ma è quel vegano con l'eccezione del messicano.
Spiega meglio. Si vergogna a dire che è vegano da parte di madre...
e messicano da parte di padre.
- Vamos... - Sì, olé.
- Diego, ti posso parlare un secondo? - Certo. Con permesso.
Dimmi.
Chi è quel coglione che pende dalle tue labbra?
- Quale coglione? - L'omonimo.
- È incredibile! - L'ho fatto per il tuo bene.
È incredibile che tu abbia pensato di usare
la stessa persona per me e per Simona.
Capisco lei che è una gnocca da
prendere a schiaffi da quando è piccola.
Va bene. Ma lui non è esattamente Bradley Cooper.
Aspetta. Lei è quello del complimento al bar?
Quindi lei non pensa che io sia la donna più affascinante del pianeta.
Intanto la responsabilità di tutta questa vicenda è di Diego.
Basta!
Comunque io non faccio fatica ad ammettere che lei è una bellissima donna.
- Pensa te! - Le dirò di più.
Dovessimo trovarci su un'isola deserta io, lei e questa signorina tatuata...
io non esiterei a scegliere lei.
Immagino.
- Sei arrabbiata? - No.
- Però state facendo un casino. - Lo so.
Va beh. Vi aiuto io.
- Davvero? - Sì.
Ma tu, se mi vuoi bene, non ti intrometti nella mia vita mai più.
- Mai... - Più. Promesso.
Bravo. Allora, con Simona come procede?
Beh... Benissimo.
Ieri mi ha inviato la ricetta del tiramisù vegano.
È seguita da faccetta che manda un bacino con bocca a cuore.
Il tiramisù vegano è un reato penale.
Poi mi sembra di capire che ancora non avete quagliato.
Abbiamo una tattica volutamente diesel, un passo alla volta.
Ragazzi, siete tanto carini, ma non capite un cazzo di donne.
Dai a me.
- Allora... - Non so se...
- Din din! Jackpot. Stasera scopate. - Bene!
Che dici? Tu non devi scopare. Come l'hai convinta?
"Stasera cena bio? Scegli tu se prima o dopo", faccetta con occhiolino.
Sì sì!
Noi donne decidiamo in anticipo se vogliamo darvela.
- Non servono questi teatrini. - Scusate, c'è un messaggio di Simona.
"Stasera mi presti casa senza fare domande?"
- Sì, le ho detto che vivo con mia mamma. - Bravo!
Bella idea fingere di vivere con la mamma.
No, io vivo con mamma.
Ecco. Senti, dopo parliamo e con calma ti inseriamo nel tabellone.
- Va beh, grazie. - Sì, stellina mia.
Allora, veniamo a noi. Dunque...
Adesso sincronizziamo Luca, lo dirottiamo su casa tua e la frittata è fatta.
- Ok. - Gli mando un messaggio?
Brava. Va beh.
- Programmi per oggi? - Oggi... giornata libera.
Sono le dieci e trenta. Arriveremo per le undici.
Le foto, una passeggiata. Finiamo alle dodici e quindici.
Torniamo giù veloce e pranziamo alle tredici e trenta.
Vedo se c'è qualche baita, così...
Papà, che fai?
- Oggi non si organizza, si improvvisa. - Ho capito, ma...
So che non sei abituata, ma oggi va così.
Va così!
Vai! Guarda in alto!
Hop! Hop!
Uno, due, tre!
Mamma mia!
Aiuto!
Guarda là!
Bertoni? Non ci posso credere!
- No! Paolo Anastasi! - Sì.
- Semifinale degli Internazionali! - Sì.
- Che ho vinto io. - Sì.
Hanno chiamato un fallo di piede molto dubbio.
Infatti.
Facciamo una rivincita?
Lo aspetto da una vita.
- È stata una bellissima giornata. - Anche per me.
Da quanto non passavamo del tempo insieme?
Da quando è morta nonna, circa dodici anni fa.
Però adesso è il caso di andare perché non si vede più niente.
- Aspetta ancora un attimo. - Perché?
Allora è vero, non ricordi niente. Aspetta.
Eccole.
Papà, che sono?
Sono le stelle del cielo che sono scese a salutarti.
- Come si chiamano? - Si chiamano "lucciole".
Si illuminano solo per qualche giorno, ma tutti le amano.
Non voglio più un cane.
- Voglio una lucciola. - Agli ordini.
Le lucciole! Non le ricordavo più.
- Guarda che belle! - Succede.
A volte dimentichiamo che esistono le lucciole.
Maria, apri tu?
- Sono gli amici che ti dicevo. - Sì, apro io.
Da questa parte. Attenzione al gradino che mi strabucate.
In che senso?
- Ah, "strabucate", inciampate. - Benvenuti!
Ciao, Diego!
- Edoardo. - Sì.
- Che casa! - L'ho voluta io, mi piacciono i gradini.
Diego, guardami.
Io non ho mai tradito il mio uomo. Però la vita è piena di contraddizioni.
Quindi grazie per la casa. Stasera io sono a pilates, vero?
Sì, siamo amici. Se non ci aiutiamo in questi momenti! Dai.
Posso contare sulla riservatezza di Maria?
- Scherzi? - Mi offende!
Sono stata una tomba anche quando l'avvocato ha tentato di suicidarsi.
- Hai tentato di ucciderti? - No, esagera. Mi sono... Lascia stare.
Vi ho preparato la mia camera. Lenzuola pulite.
Fra cinque minuti esco e vi lascio al piacere della carne.
Non la carne cotta.
La carne cruda. Siete vegetariani?
- Vegani! - Quindi non mangiate.
- La camera è questa. - Sì. Vado.
- Buon appetito. - Sì.
Avvocato, che succede?
- Fatti gli affari tuoi! - Sì.
- Ha preparato l'altra stanza? - Sì.
- Dormono tutti qui? - Allora io...
Con permesso.
- Prego. Fra cinque minuti vanno via. - È una sveltina.
Chi va?
- Vado io. - Sì.
Lo sapevo! Ha lasciato il lavoro, questa diventa una casa chiusa e finiamo dentro.
Maria Vergine santissima!
- Venite. Attenti al gradino. - Grazie, Diego.
I veri amici non ti tradiscono, ma ti aiutano a tradire.
- Parla piano. - Che ti frega?
I vicini! Poi chissà che pensano. Ci presentiamo?
- Piacere, Daniela. - Diego. Non ci conosciamo.
Che spettacolo!
Andiamo in camera tua.
Nella camera degli ospiti ci sono le lenzuola pulite.
- Non mi formalizzo. - Mi formalizzo io! Dai, è lì.
Vieni, Daniela.
Quanti tatuaggi! Vorrei contarli.
Eccoci qua. Più di venti.
- Io non vado a letto con lui. - Non devi andarci.
Tergiversa, tra due minuti scateno l'inferno.
Ecco, l'inferno.
- È una casa di appuntamenti. - Non ascoltare tutto! Prendi le pentole.
- Per una spaghettata? - No! Pentole, padelle.
- Bistecche? - No, un pentolino.
- Sugo? - Non cuciniamo! Ho chiesto le pentole.
Bastava dire "pentole".
L'ho detto. Chi è?
- Ciao, papà. - Diego, ti chiamo da ore.
Ho incontrato Bertoni. Vuole darmi la rivincita.
Che bello!
- Questa volta lo faccio nero. - Quando sarà?
- Diego. - Che c'è?
Questo vuole passare al dunque! Che aspetti?
Dammi un minuto.
- Che faccio? - Fai un po' di petting.
Devo spiegarti tutto?
Quando è la partita?
- Domani alle dodici. - Alle dodici?
- Diego. - Un attimo.
Va bene, domani ci sarò. Ciao.
- Che c'è? - La tua amica scalpita.
Io non ho interesse.
Ma il mio personaggio dovrebbe procedere.
- Che dici? - Il personaggio.
Non devi procedere, fai melina.
- Come? - Prendi tempo, indugia.
Che cos'è "melina"?
È quando una squadra vince e... Che ti frega!
- Non ascoltare. - Devo preoccuparmi?
No. Tre, due, uno.
- Che succede? - Che è successo?
Stavamo ordinando la dispensa e... No!
- Che fai qui? - Tu che fai mezza nuda qui!
Chi cazzo è questa mignottona?
- Mignottona a chi? - A te!
- Tranquilla, stavo solo chiedendo. - Chi è quell'orsacchiotto in mutande?
- È tutta tatuata! - Beh?
Zitta!
Io volevo farmi una stellina e hai fatto una tragedia.
- Invece questa va bene? - Non perdiamo di vista la questione!
Chi è quell'orsacchiotto uscito dalla tua camera?
- Un bell'uomo. - Dove?
Diego, ne sai niente?
- Di che? - Non fare il finto tonto.
Hai retto il gioco a questo puttaniere?
- È un puttaniere. - Tu mi hai tradito.
Hai aiutato Simona ad appartarsi con quello.
Gli amici aiutano a tradire.
Aiutano a tradire me.
- Sono amico di entrambi. - No!
- Gli hai dato la stanza migliore. - È arrivata prima.
Sono amico di entrambi.
Bell'amico!
- Puzzi di pancetta. - No.
Lardo di Colonnata. Ho preso un aperitivo con la mia amica.
Lasciale la mano!
Io capisco il tradimento. È attività fisica, ti fa bene.
- Ma il lardo, no! Vado via! - Non hai capito, io me ne vado.
- Non hai capito, ti sto lasciando! - Io ti lascio!
Stai con la mignottona!
Dove vai? Sei nuda. Poi con te facciamo i conti.
- Ora faccio quello che voglio! - Però vestiti.
Ragazzi, bravi.
Sei sicuro che è malato terminale? Sembra in forma.
È un terminale in forma.
Ci sono casi che prima di schiattare, hanno... Ssh! Ci sente.
- Ciao, Bertoni! - Ciao.
- Tre su cinque? - Non esageriamo.
- Facciamo due su tre. - Sono pronto, andiamo. Vai, Bertoni.
Dai!
Ma...
Avevi detto che c'erano quattro gatti, questo sembra il Colosseo.
Papà è un po' fanatico. Perdoniamolo, tra poco volerà in cielo.
- Speriamo non durante l'incontro. - Vai. Dai!
Bertoni è dei nostri.
- Dai! - Per papà sarà il giorno più bello.
Pronti? Al servizio Bertoni.
Gioco.
- Sì! - Anastasi 15, Bertoni zero.
Gioco Anastasi.
Anastasi 40, Bertoni zero.
Gioco Anastasi. Anastasi conduce per tre giochi a zero nella prima partita.
Sì!
Set point, Anastasi.
- Bravo! - Prima partita, Anastasi.
Punteggio, sei giochi a zero.
- Bertoni! - Sì?
No!
Che mi fai? Le pernacchie?
Sì, andiamo. Andiamo.
- No! - Anastasi zero, Bertoni 15.
- Tesoro. - Papà, mi hanno licenziata.
Come?
Ieri non avevo la giornata libera. Nella agenda non risultavano gli appuntamenti.
- Ma la gente è venuta lo stesso. - Scusa un attimo.
Quando avete cancellato gli appuntamenti, avete avvisato le persone di non venire?
Siete due coglioni!
Amore, vedrai, tutto si sistema. Troveremo una soluzione.
Ho la soluzione. Scopro chi mi ha fatto questo scherzo e gli strappo le palle!
Giusto, brava. A dopo. Ciao.
Una cosa dovete fare!
- Se chiami, avvisi. - Dovevi avvisare.
Quanto stiamo?
- Match point per Bertoni. - Come?
Match point Bertoni.
- Match point? - Match point.
- Cazzo! - Zero sei, sei zero, sei zero.
Adriano Bertoni si aggiudica l'incontro.
Come diceva Shel Shapiro, bisogna saper perdere, ma anche saper vincere.
Cazzone.
È un coglione.
- Comunque Bertoni è in gran forma. - Ssh.
Con lui e mia figlia abbiamo fatto un casino.
Poi ho ricevuto questo messaggio da mia madre.
Ciao, Diego. Devi aiutarmi.
Ieri sera ho scritto un messaggio a Gualtiero e lui non ha risposto.
Ha visualizzato di sicuro perché ci sono le spuntine blu!
Dura 26 minuti.
È Giulia, la mia ex moglie.
- Dimmi, Giulia. - Hanno licenziato Laura.
Ti dico la stessa cosa che ho detto a lei. Tranquilla, si sistema tutto.
Se mi dici "tranquilla", mi innervosisco di più.
Ho il negozio pieno di giapponesi che fanno foto e non comprano niente.
I giapponesi non funzionano.
- Certo. Casanova! - I clienti vanno via.
Quindi non dirmi "tranquilla" perché non si sistema un cacchio.
- Un cacchio. - Un cacchio. Un cacchio.
Ha chiuso. È arrabbiata come prima, più di prima.
Chiaramente è una donna compressa.
- Ha bisogno di tirare fuori, sfogarsi. - Le compro un punching ball?
No, io ho un'idea migliore.
Questa è la "rage room". Avete quindici minuti a disposizione.
Potete spaccare tutto, senza restrizioni.
Unica regola:
- Vietato colpire l'altra persona. - Peccato.
- Buon divertimento. - Grazie.
- Che te ne pare? - Non capisco il senso di tutto ciò.
- Pensi che sia divertente? - Credo di sì.
- Che è? - È il via.
Dai! Abbiamo quindici minuti. Di più!
Vai!
Ti stai divertendo?
Meraviglioso! Dovrebbe passarlo la mutua.
Sono contento di esserti di aiuto.
- Non ho capito. - No, ti diverti.
- Hai detto che mi sei di aiuto. - Sì.
- Io ho bisogno di aiuto? - No.
Sei un po' nervosa.
- Sono un po' nervosa? - Ti incazzi spesso.
- Non sono nervosa! - È vietato colpire le persone!
- Mi serve aiuto? - Sei matta?
- Sì, sono matta e sono nervosa! - Giulia.
- Sono matta e nervosa! - Ferma!
Aiuto!
Aiuto! Aiuto!
Signora! Posi il piede di porco!
- No. - Metta giù il piede di porco!
No!
A terra!
Fuori!
Mai fare incazzare una ex moglie con un piede di porco in mano.
Grazie, questa la segno.
Da quando Simona è tornata da sua madre, sto molto meglio. Non stavo così da anni!
L'altra sera avevo il languorino.
Mi sono sparato una carbonara alle tre di notte.
La carbonara alle tre di notte è il top.
Non ho dormito un cazzo. Un'acidità... La morte.
Simona mi diceva che la sera i grassi animali alterano i ritmi circadiani.
- I ritmi che? - Circadiani.
Ultimamente dormo poco.
- Ero abituata con Luca che russava. - Ci si abitua a tutto.
Insomma. Fatico a ricordare la mia vita prima di Luca.
Addirittura.
Lo psicologo l'ha detto. Quando una storia finisce...
Vuoi corrispondere all'ideale dell'altro.
È sbagliato.
Ti pare che uno vive la propria vita in base a un'altra persona?
No, infatti.
Però non so, qualcosa mi blocca.
Che cosa?
È come se a me importasse più di lei che di me.
È come se contasse più la sua felicità che la mia.
Magari lo chiedo allo psicologo.
Non so se c'è una parola per definire questa malattia.
Una ci sarebbe: "amore".
Scusa.
- Papà, l'ho trovato. - Chi?
- Lo stronzo che mi ha fatto licenziare. - In che senso?
Tutte le chiamate provenivano dal numero di un negozio.
È uno che mi vuole fregare. Sono già qua.
- C'è scritto "Chiacchiere". - Non entrare!
Ho capito che posto è. Vengo subito.
- Scusa, ho un'emergenza. - Ciao.
- Arrivo! Laura, sono qua! - Dai!
- Brava, mi hai aspettato. - Figurati. Entriamo.
Aspetta! Prendiamo una tisana e ragioniamo sulla tattica.
- Papà, che tattica! Andiamo. - Sì.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Buongiorno.
Noi non ci conosciamo, dobbiamo presentarci. Diego Anastasi.
- Avvocato. - Piacere.
- Lei è? - Io sono Massimiliano.
- Il gestore del locale. - Sì.
- Lei è mia figlia Laura. - Molto piacere.
Siamo qui perché pare che siano partite da questo locale, negozio, bazar...
- Siano partite telefonate strane. - Ci sarà un errore.
- Dice che c'è un errore, ci fidiamo. - No, fallo parlare! Cortesemente.
Si.
Mi spiega perché ha chiamato il mio ufficio annullando 37 appuntamenti?
- Guardi... - Risponda altrimenti andiamo via.
- Fallo parlare! - Ce l'ho.
È colpa della fibra. Sì, stanno cambiando la fibra.
C'è chi la vuole ottica, chi veloce. Si creano delle interferenze.
Adesso mettono il 5G e non ci saranno più problemi.
Ciao, Diego.
Ciao! Tu sei Laura. Piacere, Edoardo. Papà parla tanto di te, è pazzo di te.
- Sì? - Sì.
Papà, cortesemente, mi spieghi che succede? È uno scherzo?
Succede che lui è un cretino e io pensavo che lavori troppo e dovevi staccare.
- Allora ho... - Sei stato tu?
No, noi. Più loro di me.
Non ci credo.
L'ho fatto per noi. È stata bella quella giornata.
Sì, però ho perso il lavoro! Sono stata licenziata.
- Amore, si risolve tutto. - Amore un cazzo! Tu sei un egoista.
Mamma ha ragione. Te ne fotti degli altri, pensi solo a te stesso.
- Stronzo! - Ma...
Mia figlia.
- Scusa. - No.
Un attore dovrebbe capire quando entrare in scena, ma...
- È colpa mia, questa volta è colpa mia. - Senti, Diego.
Devi sapere un'altra cosa.
- Che cosa? - Riguarda tua moglie.
Che ha fatto?
Io temo... che lei non sia sempre incazzata come dici.
La conosco da trent'anni. Non c'è una volta che non sia incazzata.
Sarà.
Stamattina sono passato in libreria.
Volevo vedere se i giapponesi continuavano a considerarla Medjugorje.
Tua moglie stava là, sorridente e serena.
Giulia sorridente e serena è una notizia!
- Oh. - Ehi.
Forse le cose non sono sempre come tu le immagini.
Magari sono più complicate o più semplici.
Guarda il signorino, non ha trovato il tempo per rispondermi.
Ma per questa rifattona, sette like e tre cuoricini.
Ormai ci siamo giocati mamma!
Lascia stare i gatti e "attrazione fatale".
- Aiutami a fare una cosa. - Che cosa?
Voglio recuperare i quadri che ho fatto da ragazzo.
Provo a venderli a De Robertis.
Dove sono?
- Li avevo messi in cantina. - No!
È impossibile che siano in cantina. Di sicuro mamma li ha buttati. Vero?
No, sono in cantina.
- Vedi? - Grazie, mamma.
Mamma si confonde. Saranno dalla zia a Bogliasco.
È rincoglionita, ma se dice che sono qui, saranno qui. Almeno controlliamo.
Ma è pieno di polvere!
Andiamo via. È inutile. È buio!
Io ricordo che erano qui. Accendo la luce.
Sono qui.
Guarda un po'. Hai visto che erano qui?
Guarda. Ero bravo, vero?
- Lo tieni al contrario. - Li ho dipinti io, so qual è il verso.
- C'è la tua firma in alto. - È vero.
- Non è male. - Sì. Li abbiamo trovati.
- Li portiamo su? - No, erano di più.
- No, no. - Sì.
Forse di là?
- Guarda se c'è... - Guarda lì, guarda lì sotto.
Tatà! Eccoli qua.
Fai vedere.
- Questo somiglia alle opere recenti. - Sì, lo stile è quello.
Si capisce che è un'opera giovanile perché è colorato male.
Sì?
Vediamo gli altri.
- Sono i quadri della mostra? - No.
- Che ci fanno qui? - Non lo so.
- Li ha comprati la mamma? - No!
- Allora chi è stato? - Boh!
Sei stato tu?
Sì, per farti aumentare le quotazioni. Capisci?
Certo.
Sei scemo?
Pensi che io sia un fallito, che nessuno possa amare le mie opere!
Ti dimostrerò, Diego, che ti sbagli. Ti sbagli di grosso!
Vai a cagare!
- È permesso? - Prego.
- Ciao. - Ciao.
Questo posto vi serve per fare perdere il lavoro alla gente?
Sì, quasi esclusivamente.
Già.
Tuo padre lo ha fatto con le migliori intenzioni.
Sì, dai!
- Ti assicuro. - Io sono qui solo per recuperare...
La borsa. Dov'è?
- Eccola. - Sì.
- Prego. - Infatti. Grazie.
Lo ha scritto mio padre?
Sai?
Lui è molto fiero di te.
È anche un po' preoccupato.
- Posso farti una domanda? - Certo.
Qual è stata la tua giornata più bella degli ultimi anni?
Un giorno credi di esser giusto
E di essere un grande uomo
In un altro ti svegli e devi cominciare da zero
Situazioni che stancamente
Si ripetono senza tempo
Una musica per pochi amici, come tre anni fa
A questo punto non devi lasciare
Qui la lotta è più dura, ma tu se le prendi di santa ragione
Insisti di più
Sei testardo, questo è sicuro
Quindi ti puoi salvare ancora
Metti tutta la forza che hai nei tuoi fragili nervi
Quando ti alzi e ti senti distrutto
Fatti forza e vai incontro al tuo giorno.
Non tornar sui tuoi soliti passi, basterebbe un istante
No, è il mio ex marito! Rompiscatole!
Che cacchio vuoi?
Mentre tu sei l'assurdo in persona
E ti vedi già vecchio e cadente
Raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente
Questa è la tragica storia di Diego, pelato depresso, suicida non scaltro.
Voleva aiutare i suoi cari, non nego, ma fece un casino peggiore dell'altro.
- Molto simpatico, grazie. - Stasera ho la vena poetica.
Vedo.
Sono io il problema, diciamo la verità.
No, Diego. È che a volte...
Bisogna accettare le cose che non funzionano così come sono.
- Non è facile. - Ragiona.
Perché preferiamo spendere un sacco di soldi per una cosa nuova...
quando potremmo ripararne una vecchia?
Ti dico io perché. Per aggiustare le cose ci vuole amore...
cura, dedizione.
Quella sera lì...
Era una serata come questa, faceva freddo.
Eravamo stati a cena fuori e stavamo tornando a casa. Guidavo io.
Ho avuto un colpo di sonno.
Io non mi sono fatto niente.
Invece mia moglie... non mi ha risposto più.
I medici le hanno tentate tutte mentre...
mentre io stavo ad aspettare...
..la notizia che mi avrebbe cambiato completamente la vita, per sempre.
Purtroppo... non sono riusciti ad aggiustare mia moglie.
Scusa, io...
No, è inutile cercare le parole. Non esistono.
Per questo ho deciso di aprire il negozio delle chiacchiere.
Qui non ti seguo.
Le chiacchiere, Diego, non invecchiano.
Esistono solo nel momento in cui le pronunci, poi volano via.
Sono magiche.
Non si rompono, non scolorano.
Ma se dette al momento giusto, ti possono salvare la vita.
Sai? A volte le persone...
le aiuti anche così, ascoltandole.
Così finisce la storia di Diego il maldestro...
che fallì ad aiutare la sua gente...
e che dal suo splendido, illustre maestro apprese ben poco...
anzi un cazzo di niente.
Ho esagerato, vero?
- Però devi guardare il lato positivo. - Cioè?
Non hai più pensato di affogarti in una vasca da bagno.
Grazie.
Però... ti frego la regina.
No, tocca a me. Rimetti tutto a posto. Toccava a me.
Metti lì, sistema. Metti a posto. Ecco.
Dalle mie parti si dice:
"Se una bustina del tè va su e giù per due ore..."
"il suo paron ha un peso nel cuore".
- Traduco? - No, si capisce.
- "Paron"... - "Paron" è padrone.
Come va la vita? Mi fa stare in pensiero.
Dimmi, Edoardo.
Arrivo.
Io pensavo di dire due parole.
- Affacciati. - Perché?
- Non c'è nessuno. - Lo so.
- Povero Massimiliano, mi dispiace tanto! - Perché?
- Non aveva parenti? - Non lo so.
Guarda.
Le "Chiacchiere"!
- Tutta questa gente veniva al negozio? - Sì.
Perché non basta volere bene alle persone.
Bisogna anche ascoltarle.
C'è mia figlia.
Era una persona amabile.
Se muoio, voglio un funerale così.
Mannaggia!
Avevo prenotato una dozzina di vecchie per piangere. Le tengo per il mio.
Sarà meglio.
Può mancarti una persona che conoscevi da un mese?
A me manca mio padre e non lo conosco!
Senti anche tu odore di biscotti appena sfornati? A volte è la suggestione.
- No, hai ragione. - Sorpresa.
- Fate attenzione, sono caldissimi. - Non sono buoni uguali.
Promettiamo di migliorare la prossima volta.
Sei a dieta.
- Chi? - Tu.
Quella sera sul Titanic ci sarà stata una signora che non ha ordinato il dolce.
- A che cosa è servito? A che cosa? - Non è morta di congestione.
Sì, ma poi? Glu glu glu.
Vuoi, papà?
- Che profumo! - Sì.
Ho fatto un po' di incontri di lavoro questa settimana.
- Ho ricevuto alcune proposte. - Ottimo.
Saranno 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Sì.
Non avrai un minuto per spendere i soldi che guadagni.
Infatti le ho rifiutate tutte. Non ho più voglia di vivere così.
- Scherzi? - No. Solo gli stupidi non cambiano idea.
- James Russel Lowell. - Bravo.
- È una delle mie frasi preferite. - Ho cambiato idea grazie a te.
- E a Massimiliano. - Che c'entra Massimiliano?
Un giorno ti racconto. Intanto ho deciso di prendere un intervallo.
Mi stupisci.
Senti...
- Mi accompagni da mamma? - Da mamma? Papà, seriamente.
- Senti carenza di insulti nella tua vita? - Non proprio.
- Sì? - Ciao, mamma.
Ciao.
Che fate voi due qui?
- Non lo so. - Volevo parlarti.
Io non ho niente da dirti.
Se litigate, vado via. Conosco questo film.
Laura, rimani. Qualcosa riguarda anche te.
Che cacchio c'è?
Scusa per l'otto giugno 1998. Sono stato maleducato con tua madre.
Scusa per il sei giugno 2003. Potevo evitare la battuta sul vestito attillato.
Scusa per il 23 novembre 2007.
Avrei dovuto esserci all'inaugurazione della libreria.
Hai segnato tutto?
Ho parlato con le tue amiche. Sono meglio di un archivio della polizia. Continuo?
- Prego. - Scusa per la primavera del 2004.
Tradirti era sbagliato, poi con la professoressa di Lettere di Laura!
- Come? - Ti sei scopato la Paternesi?
Perciò ti ha bocciata.
- Questo ti riguardava. - Aspetta.
Ho perso un anno perché tu...
Ho detto che avrei lasciato mamma e non era vero.
Con la Paternesi? Capisco quella di Matematica, di Fisica, ma la... con...
Non ho parole.
- Aveva un suo perché. - Senti.
Se fai questo per tornare con me, scordatelo perché esco con un altro uomo.
- Poi sto bene quando non ti vedo. - Lo so.
Vorrei che tu stessi bene anche quando mi vedi.
È difficile.
- Continua. - Senza interruzioni, per favore.
Scusa per l'estate '96.
Ho finto di slogarmi la caviglia per tornare in albergo.
Scusa per l'aprile 2008.
Ho organizzato una festa a sorpresa per i tuoi 40 anni e ne avevi 38.
Scusa se due anni fa ti ho chiesto se eri incinta
e invece avevi qualche chilo in più.
- Veramente? - Sì.
Scusa, in generale.
- Buongiorno. - Buongiorno.
La mostra del Tintoretto è dall'altra parte.
No, sono qui per Anastasi.
- È il primo. - Andiamo bene!
Ciao.
Che fai qui?
Mio fratello fa una mostra importante e non vengo?
A fare che? A prendermi per il culo? A comprare quadri per illudermi?
Alessandro, sono venuto per te.
- Io ti voglio bene. - Certo, come no!
Me ne frego di queste croste orrende. Puoi dire ciò che vuoi.
- Ma questa è la bandiera della Spagna. - Posala.
Se pensi che la gente apprezzi le bandiere sbagliate, sei un pittore negato e pazzo.
Adesso basta!
- È un altro amico tuo? - No, è John Foster Krauss. Benvenuto.
- Chi è? - È il critico del New York Herald.
Forse era dal Tintoretto e si è perso.
Sì.
- Grazie. - Giusto.
- Non toccarmi. - Capolavoro.
Hai sentito? Capolavoro!
Prego.
- Ha detto "Guggenheim"? - Sì, New York.
Capisci, Diego? Io al Guggenheim!
Un tassinaro a New York!
- Pensa quando lo diciamo a mamma. - A proposito.
Perché non è venuta? Pensavo che lei venisse.
- L'hai chiamata? - Sì, ma è sempre staccato.
Vado a controllare. Devo anche dirle una cosa.
Conserva questo. Ora è un Fontana.
No, è un Anastasi.
Arrivo!
Arrivo.
Ciao.
- Sei qui? Ci hai fatto preoccupare. - Perché?
Hai il telefono staccato, non sei venuta all'inaugurazione della mostra.
- C'era gente? - No, una catastrofe.
Però... Va bene, poi ti racconto.
- Come stai? - Benissimo. Perché?
- Siediti, devo dirti una cosa. - Sì.
Vedi, mamma? Io ho pensato molto alle tue sofferenze d'amore...
di questo periodo.
Pensavo che magari il fatto che ti manca Gualtiero...
- In realtà... - In realtà?
In realtà... Uno capisce una cosa.
- Pensa di provare qualcosa, invece... - Invece?
Voglio dire, magari tu pensavi che fosse amore.
- Invece era semplicemente un... 'gasmo. - Non ho capito.
Tu pensavi, dal tuo punto di vista, che fosse amore.
- Invece era solo un... 'gasmo. - "'Gasmo"?
- Dai! - Da quanto non scopavi?
Figurati!
C'era ancora "Lascia o raddoppia". È stata una cosa veloce.
- Perché lui voleva mettere... - Non servono i dettagli.
Però vedi che ho ragione? Pensavi fosse amore, invece era solo un orgasmo.
- Ti eri scordata di come poteva essere... - Scusate, ma qui va per le lunghe.
Devo andare a prendere mio nipote all'asilo.
Lei che fa qui?
- Eravamo in cucina e... Sai com'è. - Non so com'è.
- Immagino. È la prima volta che voi... - No, l'ultima è stata nel '75 a Parigi.
Al Roland Garros. Io avevo perso con Borg e per consolarmi...
- Mamma, tu tradivi papà con Bertoni? - Io vi lascio.
- Ci vediamo domani, passerottina. - Ciao.
- Passerottina? - Sì.
Non fare tardi.
- Abbiamo un bis in sospeso. - Mamma, non ti riconosco più.
Io sì. Darla mi è sempre piaciuto tantissimo.
Bene...
Meno male che mi hai portato apposta da Gualtiero. Mi hai risvegliato.
- Hai capito che sono stato... - Tu non hai mai saputo dire le bugie.
Come quando mettevi il termometro sulla lampadina.
- Non l'ho mai fatto. - Eh!
Una volta.
Cosa speri? Cosa sogni?
- Grazie di avermi stanata stasera. - Scherzi?
Ho letto "cover band di Luca Carboni" e ho pensato a te.
Grazie.
- Ma a me le cover band mettono tanta... - Le cover band mettono tristezza.
Al primo posto c'è il piano bar, al secondo le cover band.
- Da una vita mi parli di Luca Carboni! - Ma quello non è Luca Carboni.
È uno che si sforza di assomigliargli. Non sei Luca Carboni. Perché fai così?
Va beh, lui non somiglia a Luca Carboni. Ha anche la pancetta. Ma lui?
Se ho bisogno di affetto
- Luca Carboni! - Pensa tu!
- Lo sapevi? Tu lo sapevi. - Figurati!
Vai!
È Simona!
Perché tra gioia e dolore
C'è anche Loredana.
- Lo hai organizzato tu. - È una combinazione. Figurati!
- Sì dei figli. - Ti sta chiamando.
- Io? - Dai!
- Che vado a fare? - Si chiama "trappolone".
Infatti, il trappolone.
Oppure no
Sembri libera e felice...
- Io non c'entro. - O a volte piangi un po'
Non so chi l'ha organizzata.
Si dice in giro "farfallina"
Che tu l'anima non hai
- Ho un tipo da presentarti. - Ancora?
Domani lo invito a cena con noi.
Se non ti piace, mi mandi un messaggio. Io fingo una peritonite e scappiamo.
Oddio! Chi è?
- Fidati, ti piacerà. - Immagino.
Da non poterne più
Ho bisogno di affetto
Per oggi tienimi con te
Ho bisogno di affetto
Ho bisogno di amore
Hai ricominciato a fumare?
No, è per farti compagnia. Non sei contento?
Sai che cosa mi dispiace di questa storia di Bertoni?
Basta! Che ci frega di Bertoni!
- Lasciami finire per una volta. - Scusa.
Mi dispiace che tu eri in tribuna.
Tutte e due le volte.
Io volevo essere il tuo eroe.
Non mi importava dei trofei, delle gare.
- Mi importava di te e basta. - Tu sei il mio eroe, papà.
Anche se Bertoni un po' di più. Due su due! Poi tutto il resto che ha fatto!
- Che cosa? - No, dico che Bertoni è bravo a tennis.
- Sei proprio una merda. - Ho avuto un buon esempio.
Ci facciamo un due su tre?
- Arena? - No, nel campetto dove mi hai insegnato.
- Puliamo? - Allora fai sul serio.
Va beh, come si fa a giocare con le foglie?
Pronto?
Quella sera, per la prima volta, ho visto le rughe sul viso di papà.
E per la prima volta, ho avuto un match point contro di lui.
Ho tirato fuori apposta.
Io non posso cambiarlo.
Papà è fatto così. La sua vita è stata una lunghissima partita di tennis.
Non ce la faccio più.
- Ti voglio bene, papà. - Sei forte!
- Eccomi qua. Scusa. - Scusa!
Devo passare tutta la vita ad aspettarti? Se arrivava il tuo amico?
- Sai che mi imbarazzo. - È impossibile. Scusi!
- Può togliere un coperto? Siamo solo due. - Non viene più.
È già arrivato.
Sei un cretino. Potevi dirmi: "Loredana, ceniamo insieme domani?"
- No, devi fare i teatrini. - Non sarebbe stata la domanda giusta.
Qual era la domanda giusta?
Loredana, vuoi rovinare una splendida amicizia...
facendo del sesso, per altro di discreta qualità? Chiedi in giro.
Aiuto!
L'ho detto prima. È una vita che ti aspetto.
Perché non me lo hai detto ieri sera?
Faccio una dichiarazione d'amore a un concerto di Luca Carboni?
- C'è un limite a tutto. - Hai ragione, alzo le mani.
Senza nulla togliere a Luca Carboni.
"Ci vuole un fisico bestiale" a me piace.
- Scherzi? L'ha scritta per me. - Già.
- Mi ha visto in spiaggia... - Ti piacerebbe.
- Sei pure ingrassato! - Anche tu, sui fianchi.
Sei un cafone!
Stai sputando nel piatto in cui forse mangerai, perché ancora non ho deciso.
A proposito di cena, il programma della serata. Cena, bacio romantico.
Poi ci appartiamo in macchina in un posto pieno di guardoni.
Come ti permetti? Maleducato cafone!
Sono una signora.
- Mettiamo i giornali sui finestrini. - Ancora con i giornali?
- I bagni, li fanno apposta. - Allora dopo andiamo ai bagni.
Cammina!
- Adesso? - Alzati.
Dai!
- Adesso? - Lento!
Mangiamo. Ho pagato in anticipo.
Alla fine niente è andato come avevo previsto, ma sono felice lo stesso.
Molto felice.
Mio fratello ha esposto a New York ed era molto contento. Io un po' meno.
Mia madre, come avrete capito, sta benone.
Trascura i suoi amati felini, ma si sa, i gatti non hanno bisogno di nessuno.
Adesso, scusate, io andrei.
Questa cosa mi mette a disagio.
- Giulia! - Grazie.
Giulia si è fidanzata con uno dei giapponesi. Merito mio.
- Dove metto questi? - Laura l'aiuta.
Ogni tanto passo e pranziamo insieme. Mi sembra che faccia piacere a entrambe.
Invece Luca e Simona hanno avuto bisogno ancora di un mio intervento.
Siamo d'accordo.
Ogni primo lunedì del mese, Luca ha diritto a una serata vegan free.
Solo se ha accumulato trenta Km di jogging il mese precedente altrimenti niente.
I Km guadagnati si possono accumulare per il mese successivo?
No.
Il loro contratto è stato il più spinoso che io abbia mai stipulato.
Ma alla fine ce l'ho fatta.
Il negozio delle "Chiacchiere" è in ottime mani.
Che te ne pare?
Non sono male. Sei quasi al livello di Massimiliano.
- Sei meglio come cuoco che come attore. - Allora farò i biscotti.
Vorrei dirvi che io e papà giochiamo a tennis e ci vediamo una volta a settimana.
Purtroppo quella è stata l'ultima volta che abbiamo giocato insieme.
Papà era davvero malato. Non aveva detto niente a nessuno.
Se n'è andato una sera di dicembre.
Per lui è il mese più triste, non ci sono i tornei dell'ATP.
Al funerale c'erano tutti, da Panatta a Pietrangeli.
Mancava solo Bertoni che ha bucato in autostrada.
Pensate quello che volete, ma secondo me, è stato papà.
Per quanto riguarda me, le cose con Loredana vanno alla grande.
La nostra storia è vibrante, passionale.
Tutta sesso, droga e rock'n'roll.
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