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- (Enrico) Alice! - (Commissario) Prego. - Irene, è qui!
(Enrico, sottovoce) Amore mio... (ALICE PIANGE)
(Enrico, sottovoce) Amore mio, fatti guardare.
(ALICE PIANGE)
Grazie.
Irene, cosa aspetti?
- (piangendo) Alice! - (Alice) Mamma! - Alice!
(piangendo) Figlia mia!
(piangendo) Fatti vedere... Non è possibile, non è possibile...
Vieni, vieni con me. Coraggio...
- Commissario, io la... - Non stia a ringraziarmi, ingegnere.
Come si dice in queste circostanze, abbiamo fatto solo il nostro dovere.
No, voi avete fatto un lavoro perfetto.
Anche... se io non vi ho aiutato molto.
Le mie reticenze, i miei timori... penso che lei li avrà capiti.
- Un padre non può essere sempre lucido e... - Capisco.
Certo, se lei avesse collaborato con noi fin dallinizio...
- Ah, dimenticavo... - Ah, sì.
Queste cose sono di sua figlia.
- Arrivederla. - Buongiorno, ingegnere. Vai.
Dio mio, tesoro, cosa ti hanno fatto...
Tra qualche giorno non si vedrà più niente, mamma.
Vedrai, questi segni andranno via prestissimo.
Vieni.
Alice, dammi la gamba.
No, mamma, lascia stare, faccio da sola.
(C0LPI ALLA P0RTA) Irene... Ci sono i giornalisti.
- 0h, no! - Vieni! Vieni pure avanti, papà.
Ci sono i giornalisti giù al cancello.
Quelli sono peggio degli scarafaggi, io non riesco a buttarli fuori.
- Neanche a parlarne. - Se non gli diamo retta, bivaccano in cortile.
- Ma non capisci che non ce li toglieremo mai dai piedi? - No...
- Porto via Alice per qualche giorno. - Perché? Voi complicate sempre tutto.
Adesso sapete che faccio? Mi asciugo, mi rivesto e li incontro subito.
- Lo vedi? - Per favore, Alice è stanca e noi siamo agitati.
- Rimandiamo almeno a domani. - Vedrò quello che posso fare.
- Ciao, papà. - Ciao, amore. Sono in ritardo.
- E Alice e la mamma? - Sono di sopra.
- Alice non sta bene? - Sta bene, ma frigna, dice che non vuole scendere.
- Ah, sì? Non vuole mangiare, eh? - Boh.
Finisci almeno tu.
- Ma, papà, neanche tu mangi? - Sì, adesso vengo. Irene?
(Enrico) Irene?
- Che è successo? Che cosha? - Niente, è solo un po stanca.
- Dammi il vassoio, glielo porto io. - Non rovesciarlo, stai attento.
La rosa gliela manda Umberto. Dille che lha portata lui.
Voleva vederla, ma lho pregato di tornare domani.
Ciao, Alice.
Come va oggi?
Ti ho portato io da mangiare, e la rosa te la manda Umberto.
Ti ho portato anche un regalino, sai? Contenta? Mm?
Alice... Alice!
Ma perché non parli?
Che coshai, amore?
Alice? Alice?
Alice?
Perché non Io vuoi? Tieni, aprilo. Lo apro io, eh?
A me è piaciuta anche la scatola. Tieni.
Io non Io so se ho incontrato il tuo gusto, a me sembra bello, guarda.
Un regalo, eh? Mi compri un regalo, adesso, eh?
Però il riscatto... col cavolo, vero?
Quello non lhai pagato! Sei stato bravo, hai tenuto duro per un mese!
- Che ne sai di come sono andate le cose? - Secondo te io non Io so, eh?
Credi che non li sentissi parlare la sera? Li sentivo attraverso il muro.
Quel tirchio non paga, quello stronzo non vuole pagare!
E loro intanto erano pronti a farmi a pezzetti.
- E questo solo per farti sputare fuori i soldi, Io sai? - Calmati, ora.
Dove sarei finita io... io, tua figlia, se non fosse arrivata la polizia?
- DIMMI CHE PREFERISCI I S0LDI A ME! - Stai calma! - TI 0Dl0!
- Alice, non fare così. - VA VIA, LASCIAMI IN PACE!
- Quelli, vedi? - Assomigliano, ma non sono uguali. - Sono uguali.
- Buongiorno. - (Commessa) Buongiorno.
Un paio di Wrangler e un paio di questi.
Va bene, questi.
Poi voglio provare questi.
(Donne) - Ma non è la Valerio? - Quale Valerio? - Quella che hanno rapito.
(Donne) - Ma va, non mi sembra! - Ti giuro che è lei. E carina, eh?
(Donna) E più carina che in fotografia.
- Mi... per favore, mi aiuti? - Certo, come no.
(Alice) Dai.
Non ce la faccio, devessere rotta.
(Umberto) Aspetta, forse è solo incastrata.
E rotta.
(ALICE PIANGE)
(Umberto) Alice!
(ALICE PIANGE)
Alice! Ti ho detto che è rotta.
(Uomo) Ecco, così. Signora, si metta più vicino a sua figlia. Grazie.
- Grazie, commissario, di essere venuto. - Buongiorno. - Sieda con noi. - Grazie.
- Senta, lei! - Scusi, un attimo... - Senta!
La smetta, per favore, non ha bisogno di radiografie. Ecco, si metta qua.
- Un momento! - E che diavolo!
- Buongiorno! - Lei! Guardi che di là ci sono le camere da letto.
Letti normali. Perché anche noi dormiamo, come tutti gli altri.
Ingegnere, non se la prenda con noi.
Lopinione pubblica ha il diritto di sapere della violenza che ci circonda.
E noi dobbiamo farne le spese?
Non basta quello che abbiamo dovuto sopportare?
Abbiamo accettato questa conferenza stampa per rompere uno stato di assedio.
Per poter domani, Alice, mio marito e io, camminare per Pavia...
...senza essere scrutati, fotografati, seguiti, additati come dei lebbrosi!
- (Giornalista) Certo, tutto tornerà tranquillo. - Vuoi un po dacqua? - Sì.
Lo spero.
Vedo che ha ancora i segni intorno ai polsi.
- Durante la prigionia non le hanno mai tolto le manette? - (Alice) No, mai.
Ma poteva muoversi, camminare...? Non so...
No, mi tenevano legata al letto con una catena. Alla caviglia.
- (Giornalista) E per mangiare come faceva? - Be, mi imboccavano.
- E per le altre necessità? - Non sia indiscreto.
- Mi scusi, signora, ma i nostri lettori... - Ma no, mamma, no.
- Cera qualcuno che si prendeva cura di me. - Basta, stiamo esagerando.
Ingegnere, ha atteso sua figlia per un mese, ora è questione di pochi minuti!
Come è morto il suo carceriere?
A questo la signorina Valerio non è assolutamente in grado di rispondere.
Quando abbiamo sfondato la porta, ci è venuto addosso con la pistola in pugno.
- Ha sparato lui per primo? - Ha avuto il tempo di far fuoco una volta.
Anchio sono stato costretto a fare fuoco e lho colpito.
Lho dovuto colpire per evitare di mettere a repentaglio la vita di Alice.
Lei non ha fatto nemmeno in tempo a rendersi conto di quanto accadeva.
Io la devo nascondere. Se mi trovano armato, mi sparano.
Ma che hai? Non devi preoccuparti, sai? Non ci succederà niente.
Tu devi dire solo la verità. Dire che io ti ho sempre aiutata.
Che ci vogliamo bene. Devi dire che non sapevo si trattasse di un rapimento.
(VERSO DI SPAVENTO)
Io ti voglio bene.
(SPARO)
(Commissario) La signorina è assolutamente estranea al fatto.
Cerchi di dimenticare questa brutta storia.
(ALICE PIANGE)
(ALICE S0SPIRA)
(ALICE PIANGE)
(VERSO DI SPAVENTO) No, aiuto! Aiuto!
(Alice) Aiuto!
- (Michele) Io mi rompo i coglioni qui. - (Paolo) Zitto, quella ti può sentire!
(Michele) E che senta pure! Qui ci fanno fessi.
(Michele) Pagano oggi, pagano domani... ma ce li avranno i soldi quelli lì?
(Paolo) Ce li hanno. Eccome! E tanti.
(LAMENTI DI ALICE)
(Michele) Glieli faremo sputare i soldi a quell'ingegnere del cazzo!
(Michele) A costo di tagliarla a pezzettini quella lì!
(ALICE S0SPIRA)
(Michele) Pagherà per sua figlia.
(VERSI DI DOLORE DI ALICE)
(Paolo) Adesso tu scrivi una lettera ai tuoi.
(Paolo) Scrivi!
(Paolo) "Caro papà, io sto bene."
(Paolo) E scrivi!
(Paolo) "Spero di vedervi presto, ma la mia vita dipende da voi. "
(Paolo) SCRIVI!
(VERSI DI ECCITAZIONE DI MICHELE)
(VERSI DI SFORZO DI MICHELE)
(ALICE SI LAMENTA)
(ALICE GEME)
(VERSO DI PIACERE DI MICHELE)
(ALICE S0SPIRA)
- NO! NO! NO! - (Michele) Alice, calmati!
(Michele) Calmati, sta'buona!
(Michele) Dai! Dai che ti aiuto.
(ALICE URLA)
(ALICE EMETTE VERSI DI PAURA)
(RUM0RE DI PASSI)
(RUM0RE DI TRASCINAMENT0)
(RUM0RE DI PASSI)
(RUM0RE DI UN0 SPRUZZIN0)
- Irene, vieni dentro, ti prego, dai. - Non riuscivo a riaddormentarmi.
La mattina presto le cocciniglie sono più fameliche, divorano tutto.
Finirai col farle morire le tue rose con tutto il veleno che gli dai.
0h, no, le piante le conosco e so anche curarle.
E più semplice che con gli esseri umani.
Ancora qualche giorno e tutto tornerà come prima, sai?
- Per te è tutto così semplice... - Irene...
La verità è che di Alice non te ne è mai importato niente!
Non lhai mai accettata!
Non si era detto di... non parlarne più?
Anni fa sì...
...ma adesso...
...parliamone, dal momento che non hai dimenticato!
Ma dimenticato... dimenticato che cosa?
(piangendo) Enrico, tu... tu...
Irene, tu Io sai, io ho sempre voluto bene ad Alice come a Cecilia.
Lo hai visto... Lo hai visto in tutti questi anni.
(IRENE PIANGE)
Non avevamo deciso insieme di dimenticare subito tutto...
...fin da quella prima estate?
Tu Io sai che io... farei qualsiasi cosa per te!
Per Alice, per le bambine... tutto.
(IRENE PIANGE)
- Cosa fai qui, Cecilia? - Mi pettini? - Sì, perché no?
- Voglio avere i capelli come i tuoi. - Perché? Non ci assomigliamo io e te.
Tu hai gli occhi grigi, i capelli più ricci, la bocca più piccola della mia...
...e il naso diverso.
- Ma chi è più bella? - Boh! - Dai, dimmelo!
Io, io... anche papà Io dice!
Papà vuole più bene a me.
Ti ricordi come si dice carota in spagnolo?
Zanahoria.
- Perché non mangi? - Mi fa schifo con la forchetta.
Perché non me li dai tu?
Bello.
Falco pellegrino, corvus borealis...
- No, sta fermo, Umberto, oggi non mi va. Scusa. - E perché?
Perché?
Ma guarda... Horcinus orca!
Ma quante copie ne hai ancora? Una lavevi prestata a me.
Non te lho prestata, te lho regalata, e quella è la mia.
Vuoi sapere una cosa strana? Quando mi hanno rapita lavevo nella borsa.
Scialati a guardare le nostre Carcassonne...
...e non guardarci a noi qui a mare.
Ero arrivata proprio qui. A me pare una gran rottura.
- Sei matta! - Sì, matta... Scialati a guardare le nostre Carcassonne...
Ma è mai possibile? Sembra etrusco!
- Tieni, si fa troppo fatica. - Sei proprio una bestia.
Certo.
Anzi, sei un mostro!
0...
Dai, piantala di fare il muso, eh?
Questa sei tu.
Dai, levati, te lho già detto prima di non toccarmi.
Mi piacerebbe sapere che cavolo hai oggi.
(CIG0Ll0 DEL CANCELL0)
(CIG0Ll0 DEL CANCELLETT0)
Invece di stare lì a guardarmi, perché non mi vieni a dare una mano?
E tu perché invece di lasciarle come sono stai sempre a tormentarle...
...a tagliuzzarle?
Lasciale crescere in pace.
0gni giorno io imparo qualcosa dalle mie piante.
Forse mi aiutano a invecchiare meglio.
(ALICE CANTICCHIA)
- E tu smettila di fare la bambina. - Perché?
Se fossi anchio un cespuglio, mi potresti tagliare un dito...
...una mano, la lingua...
Mi poteresti! (tono rabbioso) Perché invece non fai qualcosa per me?
(tono rabbioso) Pensi sempre e solo a queste tue maledette piante!
Smettila, Alice!
- Vuoi che rientriamo in casa? - Sì, in casa... Ma non vedi come sto?
- Non Io vuoi capire? - Io ti capisco, sei tu che non vuoi farti capire.
Non puoi continuare così.
Anche papà è molto preoccupato.
Non me ne importa proprio niente, e non parlarmi mai più di quello lì.
Tu non sai cosa mi è successo in quella cascina dove mi tenevano prigioniera.
Forse non te lho mai detto, ma anchio, sai, quando ero ragazza...
...ho visto uccidere un uomo.
Voglio dire... lho visto morire.
Io, invece, non ho visto niente.
Quando il commissario di polizia ha sparato, io ho chiuso gli occhi, così.
Poi ho voltato la testa e lho tenuta sempre voltata. Con gli occhi chiusi!
(piangendo) Come faccio adesso. Con gli occhi chiusi! Con gli occhi chiusi!
Qui non mi ricordo. Speriamo che questa sia la strada giusta.
Sono passata di qui solo una volta, con la macchina della polizia.
Ah, ecco, sì, sì, questa cava di ghiaia me la ricordo.
Vai, vai, vai pure, solo un po più piano.
Vai dritto, vai dritto! Sì, sono sicura, vai dritto!
Dovremmo essere vicini.
- Eccola, è quella lì, la vedi? - Ma sei sicura? - Ma sì che sono sicura!
Calma, calma.
- Dai, sfonda questa porta. - Ma tu sei matta!
- Muoviti, di che cosa hai paura? - Ah, io proprio di niente.
E qua che stavano giorno e notte e parlavano tra loro.
Io di là riuscivo a sentire tutto quello che dicevano.
Povero amore.
Non ce la faccio, abbracciami!
- Alice... - (piangendo) Stringimi... - Alice... - Stringimi.
(CIG0Ll0 DELLA P0RTA)
No, stai indietro!
Perché?
Che cè, amore?
Amore...
(S0SPIRI DI PIACERE DI UMBERT0)
Scusami, non posso, proprio non posso. Aspetta ancora qualche giorno.
Non dovevo darti retta, non dovevo portarti qui.
Dai...
(S0SPIRI DI PIACERE DI UMBERT0)
N0!
Non voglio, lasciami sola. Ho bisogno di stare sola.
Vai fuori, aspettami in macchina.
- Non starò qui per molto, ti raggiungo subito. - Va bene, ho capito.
(ALICE PIANGE)
(VERSI DI PIACERE DI ALICE)
(VERSI DI PIACERE DI ALICE)
(SCR0SCIARE DI ACQUA)
Che fai, la Regina della Pioggia?
Sai, oggi vado a San Lanfranco. Voglio riaprire la casa per settembre.
Da quando è morta la zia Ester, non ci andiamo quasi più.
Vuoi accompagnarmi?
Cecilia la mandiamo dai nonni, così possiamo stare un po sole insieme.
- Ti va? - Sì, mamma, aiutami, andiamocene presto, subito.
(Alice) Vedi, mamma, uno parla parla...
(Alice) Insomma, dice tutto o quasi tutto quello che gli passa per la testa.
(Alice) Be, tutto no, qualcosa per se stessi bisogna sempre tenerlo, no?
(Alice) Poi ti accorgi che non hai detto niente. Niente di quello che volevi dire.
E così potresti cominciare tutto da capo, magari dire cose tutte diverse.
- (Alice) Senti, ma... non sarò mica un po dissociata, mamma? - Ma no!
(Irene) Non credo, Alice, sei soltanto confusa.
(Irene) Sei ancora sotto Io shock della tua...
(Irene) Insomma, un po esaurita.
(Alice) No, non suonare il clacson! Apro io, mi porta fortuna, Io so!
(UN CANE ABBAIA)
- Ciao, Alice. - Ciao. - Buongiorno. - Ciao, Lino. - Sta bene? - Bene.
Che bello qui! Vieni avanti, mamma.
- (Bambino) Ciao, signora. - Buongiorno, Lino. - Buongiorno.
- Ah, Lino, come sta Zara? - Bene, signora. - Bene!
Mamma, cè ancora la stessa bicicletta di quando venivo qui da bambina.
- Aspetta! - (Alice) Vediamo chi vince! - Non vale, sei partita prima!
(Alice) Ho vinto! Ho vinto!
E bellissimo qui! Perché non ci restiamo per sempre?
Cosa ti dicevo? San Lanfranco è il più bel posto del mondo!
- Non darmi mai retta tu! - Voglio restare qui per tutta la vita.
- Questa notte dormi con me? - No, preferisco la mia stanza.
Cè lorologio a pendolo. Una volta il suo rumore mi faceva addormentare.
Sono certa che dormirò benissimo qui, questi letti hanno un profumo diverso.
Le lenzuola le lavano ancora con la cenere, come faceva zia Ester?
Su, va a disfare la tua valigia.
Alice! Alice.
Alice!
Alice, dove sei?
Alice, rispondi! Non fare la bambina!
Alice!
Che scherzo idiota!
0h! (IRENE RIDE)
0h, mi hai fatto proprio spaventare.
Ma come sei diventata bella! Sai che il nero ti sta benissimo?
- Sono i tuoi questi vestiti? - Sì.
- Sono di quando eri ragazza? - Eh... sì!
Che belli!
- Dai, mamma, mettitelo anche tu. - No. - Provalo. Dai, fammi vedere.
E va bene, perché no?
Lho rubato dalla biblioteca del nonno, avevo sentito dire che era scandaloso.
E infatti...
Non sapevo più dove nasconderlo.
E qui? Nessuna traccia sospetta?
Piantala con la tua caccia al tesoro, quel baule è pieno di polvere e stracci.
- Cosa cerchi? Dimmi cosa cerchi. - Ah, non Io so.
Forse sei tu che me Io devi dire.
Abbiamo tanto di quel tempo, perché vuoi tirare fuori tutto adesso?
Cè un mucchio di roba che non ricordavo neanche di avere.
Addirittura cose che non avevo mai visto prima.
Per Irene e Carlo.
- Chi era Carlo? - Non vuoi lasciarmi neanche un piccolo segreto, eh?
No... Solo scoprendo te, saprò chi sono io.
Ma cosa credi di trovare che già non conosci?
No, questo no, lascia perdere.
No, mamma, fammi vedere, solo un momento.
- Ma che razza di posto è questo? - Già, tu non Io conosci, è Pompei.
Pompei?! Non sapevo che ci fossi stata.
Ma era quando... quando vivevi separata da papà?
Tu non sei mai stata una brava fotografa.
- E lui, il tuo compagno misterioso, Io era? - Certo, era bravissimo.
Non sei daccordo? Non le trovi belle?
- Ma tu non ci sei mai. - No, non amava fotografare le persone.
Credo che avesse una preferenza per le cose.
Dai, Alice, rimettile via.
E con papà... come siete tornati insieme?
Be, è stato proprio tuo padre a cercarmi.
Abbiamo ricominciato a vederci e poi...
...lui, il fotografo, era sempre Iontano per lavoro.
- Come si chiamava? - Non ha importanza.
Sei diventata stranamente indiscreta, Alice.
In quel periodo io e tuo padre abbiamo scoperto di stare ancora bene insieme.
Così, alla fine dellinverno, sei nata tu.
- Su, aiutami a togliere questa roba. - Certo.
- Ho una gran fame! - Anchio.
- E un po stretto, eh? - Ecco.
Aspetta, cè ancora il fiocco...
...il gancio...
Ecco fatto. (IRENE S0SPIRA DI S0LLIEV0)
Tu fai ancora lamore con papà?
Che domande fai, Alice? Ma mi vedi proprio così vecchia?
- Senza pane? - Mm, ancora questa storia!
Tanto papà non cè, è lui che rompe sempre le scatole.
Il lavoro nobilita, il formaggio si mangia con il pane...
Figurati, una lagna che può continuare allinfinito.
Non credi di esagerare un po?
Perché tutto questo rancore da quando sei tornata?
Se hai qualcosa contro di lui, dimmelo adesso e falla finita.
Non puoi continuare ad accusarlo di non aver fatto di tutto per liberarti.
Stai tranquilla, prima gli ho telefonato, ci ho parlato e abbiamo fatto pace.
Forse verrà anche a trovarci.
(RUM0RE DI UNAUT0 CHE SI AVVICINA)
Irene? Alice?
Alice, ci sono visite.
- Questa porta... Ciao, Alice, ma non mi sentivi? - Ti ho sentito benissimo.
Ciao, papà. Ma volevo finire questo fiore per te.
- Grazie! - Che bello, sembra un carnivoro. Lhai fatto tu?
- (Irene) Enrico! - Ciao, amore. - Ciao! - (Irene) Che sorpresa!
Se permetti, sono stato invitato da mia figlia.
- Ciao. - Che bello. - E in regalo vi ho portato Lucio. - Sai che regalo!
- Siamo sempre felici di vederti. - Anchio.
Mi dispiace di essere venuto a mani vuote.
Volevo regalarvi il mio ultimo libro, quello sulla Cina. Ma non è pronto.
Ho viste le bozze di stampa, sta venendo in un modo straordinario.
- Tieni. - Ve ne manderò una copia con dedica.
Dovresti dedicarlo a me, perché papà e mamma di libri non ne leggono molti.
- Non hanno tempo. - Alice! - Che carina!
Nei miei libri non cè da leggere molto, sono libri di foto. Mie, ovvio.
- Ma tu saresti un buon fotografo? - Eh, be... discreto direi.
Sei meglio come scrittore. Te Io dice uno che non capisce niente.
Ma dai, tu hai una capacità di giudizio che io ti ho sempre invidiato.
- Forse un po di intelligenza! - La macchina, per favore.
Io vorrei raccontare una cosa, una storia. Potresti aiutarmi a scriverla?
Dai, smettila, lasciagli prendere fiato.
Per due giorni Lucio sarà tutto tuo. Adesso accompagnalo in camera sua.
E portate su il bagaglio mentre io preparo qualcosa di fresco da bere.
- Ah, Irene, sai se è venuto il camion a caricare le bestie? - Non credo.
La solita disorganizzazione.
Se non ti occupi personalmente di tutto, anche della merda delle vacche...
...mai che ci sia qualcuno che ti risolva niente.
Io non ho mai capito cosa centri il Castelletti con la storia della Ghirda.
Aveva dato tre mesi di tempo... Non una telefonata, non una lettera.
- Niente. - (Irene) Smettila!
(Irene) Lucio, diglielo anche tu! Per due giorni è vietato parlare di lavoro.
(Enrico) Cosa vuoi che ti dica, Irene? Lo conosci meglio di me, è un maniaco.
Qui se non piove va tutto in malora. Te Io dico io.
- Ho sentito tutto, parlavi male di me! - Che sciocchina che sei!
Ti sbagli, a te non ci pensava proprio nessuno.
- Che cè? Perché fai quella faccia? - Andiamo, vieni.
Ma non Io sai che noi parliamo sempre delle stesse cose quando ci rivediamo?
I ricordi, i libri, gli amici...
Le vacanze destate che abbiamo passato in Versilia...
Lo sai che tuo padre mi sfotte perché non ho mai preso il Premio Viareggio?
Vorresti essere sempre al centro dellattenzione, ma non ci riesci mai.
Ma cosa vuoi che faccia? Un uomo che vive solo... Si annoia.
E allora quando esce, gli piace salire su un palcoscenico e fare il buffone.
- Andiamo di là? - No, a meno che tu non voglia esplorare tutta la Lomellina.
- Andiamo di qua. - Va bene.
Sai che questi pochi giorni di campagna hanno fatto bene a te e Alice?
E stata una buona idea.
Eh, ma questo è un omaggio per Alice. Alice nel Paese delle Meraviglie!
Da che parte abita il Cappellaio, eh?
Non parla!
- Però, accidenti, bello grasso, eh? Ce Io potremmo mangiare. - No.
Vuoi sapere come si ammazzano i conigli?
Gli si dà un colpo in testa, così, alla nuca. Tac! Poi si scuoiano.
Io sono bravissimo, sai? Se vuoi ti faccio vedere.
Facevo la gara con mio cugino a chi li scuoiava meglio, senza uscire sangue.
- Guarda, ti faccio vedere. 0p, op... - No, dammelo! - Be?
- SEl UN0 STR0NZ0! - Cosè successo? - Alice! - Cosa è successo?
Non Io so, le ho fatto uno scherzo e se lè presa troppo.
(Lucio) Alice!
Alice! Alice, aspetta!
Alice!
Sai che sono 20 anni che non correvo così? Credevo di morire.
Me Io merito, eh?
Be, scusami, è stato uno scherzo cretino.
- Da dove posso entrare? - Non hai bisogno di entrare, puoi parlare da lì.
Ma perché ti sei così spaventata?
Cosa credevi, che io Io volessi davvero ammazzare? E così?
0 forse è stata lidea che il coniglio sparisse dal Paese delle Meraviglie?
- Sei certo che... di me non gli importa niente a nessuno? - Eh?
- E quello che hai detto tu, prima, nel bosco. - Io?!
Ma scherzavo! Alice... Ma tu prendi tutto così sul serio?
Non so, ma sono certa che qualunque cosa mi succedesse a nessuno importerebbe!
- Potrei anche morire. - Ma allora sei proprio fissata, eh?
Ma come? Prima ti immagini la morte del coniglio, adesso la tua...
- Perché hai così paura quando si parla della morte? - E a te cosa importa?
- Per favore, aprimi, adesso. Dai, fammi entrare. - No.
E poi ti sbagli, io non ho così paura della morte come tu credi.
(Lucio) Guarda che io credo solo a quello che dici tu.
(Lucio) Anchio da ragazzo pensavo sempre alla morte.
(Lucio) Ma non serve a niente.
Invece la morte a volte può essere necessaria.
Perché hai detto che può essere necessaria?
Perché sono stata io a ucciderlo, e se non ne parlo con qualcuno...
Vieni.
Parla, Alice, ti prego. Cosa mi vuoi dire?
Se io ti tenessi imprigionato così, mani e piedi, per giorni e giorni...
...tu mi odieresti, no?
Dai, rispondi! Pensi che arriveresti a odiarmi con tutte le tue forze?
- Ma non Io so... - Sì che arriveresti a odiarmi e a uccidermi anche.
Ecco, è proprio quello che ho fatto io, ho ucciso Michele...
...luomo che mi teneva legata al letto come un cane.
Diceva che mi voleva bene, era impazzito. E io lho ammazzato.
AMMAZZAT0, CAPISCI?
Non lho detto a nessun altro.
(ALICE PIANGE)
Calmati... Ti aiuto io.
Ti aiuto io.
E andata a prendere le sigarette e non è più tornata, si è persa.
- Grazie. Tu vuoi caffè? - (Alice) Sì, grazie.
- Ingegnere, allora, la facciamo questa partita. - Vengo, vengo. Poco, eh?
- Ti va di giocare Lucio? - Io? No, per carità! - Perché?
- Farei una figuraccia. - Qui non ci sono campioni. Io me la cavo appena.
Ma tu sei matto! Subito dopo mangiato, con questo caldo...
Non insistere, non vedi che non ce la fa proprio?
Va bene.
- Allora che facciamo? - Tu giochi a bocce e poi ci raggiungi alla Santa.
- La Santa? - Allora ci si vede alla Santa, eh?
- Cosè? - Ragazzi, sono tutto vostro.
- Ingegnere, la bottiglia la paga chi perde. - Allora la pagherò io.
- Gliela apro, ingegnere. - Cosè, Barbera? - Certo.
Ah, comincio io?
- Beppe, è un po lunga, no? - No, va bene, va bene.
- Mi fa il conto? - Bravo, papà... Forse con una bottiglia se la cava.
E il suo massimo contributo alla causa socialista.
Alice, a papà piace veramente giocare a bocce.
Certe volte dici delle cose...
Dimentichi che nonno Paolo era campione del Circolo Ferrovieri.
Alice fa sempre la spiritosa, ha il gusto della battuta.
Ma qui la democrazia non centra, tu mi sembri solo un po acida con tuo padre.
Grazie, sei veramente gentile.
Comunque io ho detto causa socialista, non democrazia.
Dai, non te la prendere, scherzavo.
- Allora, Irene, dove ci porti? - E una sorpresa.
Ti piacerà.
Facciamo la pace, Alice?
- Ti dico che lui è uno dei migliori. - Sì, in macelleria. - E uno che...
- Salute. - Salve. - Salve. - Buongiorno.
(Lucio) E incredibile!
Ero sicura che ti sarebbe piaciuta.
- Uffa. - Ma cosa fai lì seduta? Vieni qui a vedere.
Non mi interessano queste cose.
Come sei poco curiosa.
(RINT0CCHI DI CAMPANE)
(LUCI0 RESPIRA AFFANN0SAMENTE) Cosè, ti senti male?
No, sto bene, ho solo bevuto un po troppo.
Al lavoro.
- Togliti! - Non ti piacciono i vivi, preferisci fotografare le cose morte.
Ah, siete ancora qui! Vi godete il fresco...
- Non mi dite che stavate pregando. - (Lucio) Ciao.
Anche tu sei affascinato dalla... mummia. Sai che Irene se potesse...
- Enrico. - E vero, se tu potessi, te la porteresti a letto.
E stupenda la bella addormentata sotto vetro.
Un po di sesso, un pizzico di santità... tutto conservato per più di 200 anni.
(Enrico) Per me è una ragazza morta nel 700, piuttosto bruttina...
...a cui hanno iniettato un po di conservanti.
Lucio, io non riesco a vedere la vita come la vedi tu, come in una favola.
(Lucio) Enrico, sono 20 anni che fingi di essere un uomo privo di emozioni...
Cosè? Ah, sei tu?
Ma perché mi vuoi legare? Mi fai male, sai? Su, scioglimi.
- Sono pochi secondi che hai le caviglie legate e già ti dà fastidio. - Lo credo.
- Tu pensi che col passare del tempo uno si possa abituare, vero? - Alice...
- Invece non è così! - Piantala, Io scherzo è finito, slegami.
No! Prima devi ascoltare ciò che sono riuscita a scoprire in questi giorni.
- Sentiamo. - Fino a questo momento ti ho sempre chiamato papà, no? - Eh.
Da oggi in poi vorrei chiamarti Enrico, come si chiama un amico qualunque.
No... Non ti capisco, no.
Hai ragione, un padre dovrebbe essere anche un amico per la figlia.
E questo che volevi dire, vero?
No, veramente non è proprio questo, non è così.
Scusami, Alice.
Noi...
Noi abbiamo passato 18 anni insieme.
Da piccola, quando io ritornavo a casa, tu venivi incontro a me, non a un altro.
Il mio amore è nel vederti crescere, le mie preoccupazioni...
Tutto questo per te non significa niente...
...per me invece conta e conta anche molto, guarda.
E adesso che mi sono sciolto, non ho più bisogno di te.
(P0RTA CHE SI APRE)
(ENRIC0 CANTICCHIA)
- Una tazza di tè? - No, grazie.
Chi vince?
Prova un po a indovinare.
(SQUILLI DEL TELEF0N0)
(RUM0RE DI UN TAGLIAERBA)
Pronto? Ah, sei tu, Umberto, ciao.
Sì, aspetta che te la chiamo subito. Ciao.
Un attimo.
Alice, cè Umberto al telefono, è sulla provinciale, non si ricorda la strada!
Che fesso! Digli che mi aspetti agli alberi morti, gli vado incontro subito.
Daccordo!
Pronto, Umberto? Aspettala agli alberi morti, arriva subito.
Ti aspettiamo. Ciao.
- Alla Regina... - Lucio abbandona. - No!
Spegni quella roba, altrimenti ti manca il fiato quando corri.
- Vieni con me, ti voglio far conoscere Umberto. - Facci finire la partita.
- Ma hai già vinto tu, papà. - Scusa.
- Vieni. - Torno subito, eh?
(Alice) Questi sono gli alberi morti.
Hanno una malattia, un fungo che entra sotto la corteccia e li soffoca.
La mamma dice che fra 50 anni non ci sarà più un olmo in tutta Europa.
(Alice) Chissà se sarà vero.
- Non ti annoi a stare qui da noi? - No, mi riposo.
Ne ho bisogno, sai?
- E tu? - Credo di aver scoperto delle cose. - Che cosa?
Ah, eccolo là Umberto.
Allora, coshai scoperto?
Ho scoperto che tu sei stato il grande amore della mamma.
E che forse papà non Io sa neanche.
Dici davvero?
Questa sera, dopo pranzo, vieni su in soffitta.
Non farti accorgere da nessuno, voglio mostrarti delle cose molto importanti.
(RUM0RE DI UNAUT0 CHE SI AVVICINA)
Ehi, frena! Lucio, questo è Umberto. Umberto, il famoso Lucio Garbi.
- Il migliore amico di mio papà. - Ciao, piacere. - Ciao, come stai?
Ha detto Alice che sei spagnolo. Come mai sei venuto a fare luniversità qui?
Cose che succedono, no?
- Già. - E poi luniversità qui è meglio che in Spagna.
Sai che gliene frega a un ragazzo come te che luniversità sia migliore qui.
Di piuttosto che qui sei libero di fare quello che ti pare.
(TV) Nella casa di Menandro hanno trovato i resti di nove persone.
(TV) Ecco la testa. Guardate il teschio ricoperto dal gesso.
(TV) Le mandibole e i denti sono molto ben conservati.
- Due persone, com'erano al momento della morte. - Un uomo e una donna.
(TV) Un uomo e una donna?
(TV) Forse marito e moglie?
(TV) Hanno trovato la morte insieme, uniti.
Be, io sono un po stanco, preferisco andare a dormire.
Dai, aspetta la fine del film, saliamo insieme.
- Mi alzo presto, domattina devo passare al mattatoio. - Al mattatoio?
I soliti affari. Ma tu resta quanto vuoi.
Sì. Sì, è una buona idea.
Quasi quasi un paio di giorni mi fermo volentieri.
- Tanto in questo periodo non ho voglia di lavorare. - Che hai?
Non Io so, non sono in forma.
- A proposito, non vedo Alice, dovè? - Devessere uscita con Umberto.
Be, se domattina parti allalba, io ti saluto adesso.
- Ci vediamo a Pavia, spero. - Sì, certo.
- Buonanotte. - Notte. Domattina mi dirai se ti è piaciuto rivederlo.
- Ciao, buonanotte. - Ciao.
(TV) - Si riprenderà subito e forse potremo tornare tra poco. - Come vuole.
(GEMITI DI PIACERE DI UMBERT0)
(S0SPIRI DI PIACERE DI ALICE)
(S0SPIRI DI PIACERE DI ALICE)
- Ciao. - Ciao, Lucio, ti aspetto, eh? Ciao, Irene. - Vai piano.
- Cosa succede? Perché non mi avete svegliato? - Papà non ha voluto.
Volevi andartene senza salutarmi! Ti accompagno fino al mattatoio.
E va bene.
- Coshai? - Dovevamo andare a pesca. - Buon viaggio. - Stai tranquilla. - Ciao.
Umberto, vai a pesca da solo. Lucio, vieni a prendermi tu in paese.
(SPAR0)
(SPAR0)
(MUGGITI)
(SPAR0)
(SPAR0)
(ALICE PIANGE) Alice, che fai?
Cosa ti viene in mente di venire qui? Sono due ore che ti sto cercando.
Dai, vieni via. Vieni, dai.
(GEMITI DI PIACERE DI LUCI0)
Allora, qual è questa storia che mi vuoi raccontare?
Naturalmente la mia... ma non si deve capire troppo.
Vorrei aggiungere delle cose inventate.
Insomma un grande romanzo, tipo Via col vento.
Non fare Io stronzo, sta a sentire.
Non ti è mai capitato di avere in mente unidea importante, distrarti...
...e poco dopo... non ricordarla più?
Ti sforzi, ma non riesci a ritrovare il filo del pensiero.
Eppure... Eppure sei certo che è nascosto nel tuo cervello!
Altroché, mi capita almeno due volte al giorno...
...ma non mi sembra un problema letterario questo, no?
Ecco, vedi, a me succede ogni tanto anche con le persone.
Cerco uno che magari è seduto vicino a me.
0ppure qualcuno incontrato una volta per caso che non rivedrò mai più.
0ddio, che casino, che casino...
Lucio...
Lo sai che la nostra Alice mi sta confidando i suoi problemi letterari?
Sono problemi seri, ma io ho paura di non essere in grado di risolverli.
(sottovoce) Non è vero, cercavo di sapere se Lucio era mai stato a Pompei.
(Umberto) Stanotte lacqua è abbastanza chiara.
Avvicinati, si vede il fondo.
- Fredda, eh? - Dai, piantala, scemo!
Guarda di là tu.
- Ma che cosè? - Adesso ti butto in acqua. - Fermo!
Prima ti mordo un po.
- Preparo laltra batteria. - Vittorio, proviamo qui. E un buon posto.
(ALICE E UMBERT0 RID0N0)
Guarda i pesci. Ecco, guarda, il retino tocca lacqua.
(Umberto) Cè il contatto e i pesci ricevono una scarica, capisci?
(Umberto) E come la sedia elettrica, basta una batteria e due fili.
Poverini.
- (Umberto) Hai visto che salto? - Ma quello è scappato. - Capita.
- Lì, guarda quello, è abbastanza grosso. - Io non vedo niente.
(Umberto) Questo Io vedi? E un luccio.
- Non ti piacerebbe essere al loro posto? - No.
Io ti ci vedrei volentieri.
(VERSI DI D0L0RE)
(sottovoce) Ahia!
(VERSI DI D0L0RE)
(P0RTA CHE SI APRE)
- Alice? - (Irene) Sono io.
(LUCI0 RESPIRA AFFANN0SAMENTE)
- Senti, domani te ne devi andare. - Eh?
Sono certa che capirai. Per Alice, per noi tutti è un momento molto delicato.
Deve ritrovare la sua serenità.
Un problema in più non le ci vuole proprio adesso.
- A fine mese ci vediamo Pavia. - Lho promesso ad Enrico, ma non so se verrò.
Forse accetto la proposta del mio editore.
Apre un ufficio a Francoforte e mi offre di trasferirmi là.
(DIAL0G0 N0N UDIBILE)
Invidio quelli che prendono il biglietto di andata e ritorno.
Almeno cè qualcuno che li aspetta.
Dammi retta, a Torino fatti visitare.
Non mi hai mai voluto dire niente, ma tu non stai bene.
Fumo troppo. In Germania smetterò. Berrò birra, così camperò a lungo.
Cè anche un proverbio.
Alice?
Umberto?
Dove siete?
Alice?
- Lino? - Sì? - Ha visto la signorina Alice? - Sono partiti mezzora fa.
- Non hanno lasciato detto niente? - Andavano al mare e tornavano domani.
- Hanno detto di stare tranquilla. - Grazie.
E se la piantassimo di girare come due cretini?
Lasciamo la macchina qui, andiamo a bere qualcosa e poi torniamo a casa.
No, scusa Umberto, me Io avevi promesso.
Ti ho promesso di portarti a Torino, ma è una maratona. Insomma, cosa vuoi?
- Magari Io sapessi. Sto cercando qualcuno. - Questo Io so, lho capito.
Ti prego, Umberto, vai.
Piazza Vittoria. E proprio questa la piazza che cercavo.
Allora, qual è questo tuo problema familiare?
109... 107... 105, eccolo! Mi hai tormentato per tutto il viaggio.
Ti ho detto che ti avrei spiegato ogni cosa, ma non è questo il momento.
Aspettami qui.
(UMBERT0 S0SPIRA)
- (Uomo) Siete pronti? - Scusi, sa a che piano abita il dottor Garbi? - No.
- Il portiere non cè? - No, è sopra, ci sta aiutando a scaricare del materiale.
- Fa niente, grazie. - Prego.
(Uomo, in torinese) Dai, siamo pronti, tira su.
(Uomo) Ecco, così, così va bene. Piano. Piano. Tienili.
(Uomo) Vai, vai, vai.
(Uomo) Così, così, che va bene.
(Uomo) Bene, bene, che ci siamo, dai.
(CIG0Ll0 DELLA CARRUC0LA)
(Uomo, in torinese) E arrivato, Giovanni.
Ecco, tienili, tienili.
(Uomo) Rimanda giù!
(Uomo) Ce ne sono ancora due e poi abbiamo finito.
(ALICE SU0NA IL CAMPANELL0)
- Buongiorno, il dottor Garbi è in casa? - Mi dispiace, il dottore non cè.
- La aspettava? - No, Io aspetto io. Verso che ora pensa tornerà? - Non so.
So che quando esce è capace di stare via anche qualche giorno.
Come qualche giorno se ieri mattina era ancora in campagna da noi?
So che tornava qui a Torino per riprendere il lavoro.
Lei è la signorina Valerio. Alice, vero?
Sono 20 anni che lavoro per il dottore. Mi fa piacere conoscerla.
- Dove sarà andato? - E uscito stamattina.
Non ha nemmeno disfatto la valigia, è ancora sul letto. Forse riparte stasera.
E tutto in disordine qui.
Si è preparato di corsa.
Ha radunato alcune carte ed è uscito senza neanche prendere il caffè.
Mi ha stupito. Doveva essere una cosa urgente.
- Ma lei ha provato a cercarlo in ufficio? - No. - Telefoni.
Se non è lì, la segretaria saprà dirle qualcosa di più preciso.
- Vuole il numero? - Sì, grazie.
- Eccolo qua, è questo. - Grazie.
Pronto, il dottor Garbi, per favore.
Daccordo, mi passi la sua segretaria.
(LA G0VERNANTE S0SPIRA)
Buongiorno, signorina, mi sa dire dove posso trovare il dottor Garbi?
Ah, grazie.
- Non le hanno detto dove è andato il dottore? - No, non sanno dove sia.
Scendo ad avvertire un mio amico che mi aspetta in macchina. Torno subito.
Non ho ancora risolto nulla. Puoi fare un giro in città e ripassare più tardi.
- Io devo tornare su. - Ma per quanto ne hai? - Non Io so.
- Hai altre commissioni da fare in centro? - Ma quali commissioni?
Io non sono il tuo autista! Accompagnami, aspettami, andiamo.
Tutto senza mai sapere che cavolo hai da fare.
Fin qui mi sono divertito a osservarti...
...ma ora non mi interessa proprio più come va a finire questa tua storia.
(Uomo) Dai.
Piano che si rompe. Piano!
(P0RTA CHE SI APRE)
(Donna) Non ti credo quando fai così.
Non riesco a capire di cosa vuoi convincermi.
- 0h, scusi! - (Lucio) Cosa cè?
Questa non me la aspettavo proprio.
- Sai che non ti ci vedevo? Ti sei dato alle minorenni? - Cosa stai dicendo?
Alice?!
(Agnese) Mah... Be, io me ne vado.
Ma no, per favore. Cosa hai capito? E una ragazzina, figlia di amici miei.
- (Agnese) Certo, certo. - Resta, ti prego. - No, carino.
I giochi a tre a me non piacciono. Telefonami domani. Buonasera, signorina.
- Ti accompagno, scusa. - (Agnese) Lascia, conosco la strada.
Adesso tocca a te. Ti rivesti e te ne vai.
E questo il famosissimo tuo primo libro di cui si parla in casa?
Mm...
- E anche queste fotografie sono tutte tue? - Sì. - Ah.
Allora sei un fotografo discreto, vero?
- Scommetto che non eri solo quando le hai scattate. - No, ma ora rivestiti.
Con chi eri?
- Per favore, Alice! - Se non eri solo... - Che importanza ha?
Pensa a rispondermi. Con chi eri?
Te Io dico io allora. Tu a Pompei eri con mia madre.
Le stesse fotografie del tuo libro lei le tiene in soffitta nella naftalina.
Come se fossero una reliquia troppo preziosa perché possa andare distrutta.
Daccordo, ero con tua madre.
Ma che senso cè, scusa, a ritornare su questa storia adesso? Perché?
Tu ami solo unicamente le cose antiche, le tombe, le persone morte!
- A me, però, mi hai fatta viva! - Ma cosa sei, impazzita?
Sei venuta per dirmi queste sciocchezze insensate, queste assurdità?
Sì, ma anche se non sei mio padre...
...io ti voglio restare appiccicata alla pelle il più a lungo possibile.
- Non mi importa di sapere. - Ma tu sei pazza!
Tu sei completamente pazza! Lo sai? Sapere? Ma cosa vuoi sapere?
- Hai un solo modo... - Cosa vuoi fare? ...per provarmi che non sei mio padre.
Alice! Pazza...
(GEMITI E S0SPIRI DI PIACERE)
Alice?
Alice!
(VERS0 DI D0L0RE E C0LPI DI T0SSE)
(Lucio) Alice!
(C0LPI DI T0SSE)
Alice...
ALICE!
Alice...
FERMATI, ALICE!
(CIG0Ll0 DELLA CARRUC0LA)
- Si fermi, non si può passare! - Si tolga dai piedi, Cristo!
(Uomo) Via, levarsi!
(CIG0Ll0 DELLA CARRUC0LA)
(Uomo) ATTENTI!
(UN U0M0 URLA)
(VERSI DI D0L0RE DI LUCI0)
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