All language subtitles for Garibaldis Lovers_2012

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Original subtitles

(SUONO DI CAMPANE)

(CINGUETTIO)

DONNA: È occupato.

DONNA 2: Ma cosa è occupato? Mica è un bagno, scusi!

Non è un bagno, ma sono qua io.

Questa è fuori. È fuori.

—Tu sei fuori. —Devi toglierla,

DONNA 2: perché io devo parcheggiare.

Ah, perché tu non puoi...

Non mi mettere le mani addosso!

Non mi tocchi!

Toglimi le mani di dosso, pazza!

Il mio cappello!

Vallo a prendere subito! Pazza!

Basta!

Prendi il tuo cappello

e vattene fuori dai coglioni! Pensa a lavorare.

(DONNE LITIGANO)

(DONNE CONTINUANO A LITIGARE)

GARIBALDI: La trista verità

è che ogni giorno che passa nel mio animo

si insinua viepiù il timore

che questo popolo non fosse atto

a governarsi da sé.

Esso non anela al bene comune, non freme per la giustizia,

ha perduto memoria di ogni vero ideale

e si lascia abbindolare da meschine promesse e falsi valori

sbandierati da ciarlatani assetati di potere.

Mi duole ammetterlo, ma un dubbio mi covo in petto.

Se non saria stato meglio tenersi gli austriaci.

Tre mesi fa.

Ho finito il lavoro tre mesi fa.

Voi, voi vi volete approfittare di me perché io sono...

Sono ingenua.

La mia pazienza è finita. È la quarta volta che torno.

Ho finito il lavoro tre mesi fa.

E non me ne vado di qua finché voi non mi date la cifra che...

(CAMPANELLO DELL'ASCENSORE)

—Attenzione! —Scusi.

—Si è fatta male? —No, no.

Quindi non hanno ancora fatto niente?

In che senso?

—La mia pazienza adesso... —Shh!

Be', senta, se non si vogliono accoppiare,

non si può mica costringerli.

Ma sì, ha ragione, sarebbe un bell'incrocio, però...

Che vuole? Aspetti un attimo.

Come posso aiutarla?

Lo sa benissimo.

Mi ricorda il suo cognome?

Rigamonti!

La mia pazienza adesso è finita.

È la quarta volta che torno,

—ho finito il lavoro tre mesi fa. —No!

Guardi, il mio giro da quel punto di vista...

Voglio parlare con il direttore.

Non è il momento, il direttore ha un incontro...

Vado a parlare con il direttore.

—Non è il mo... —Non le credo.

SEGRETARIA: No!

Mi lasci!

Buongiorno.

Gliel'avevo detto che non era il momento.

O no?

Lei mi deve dei soldi!

E non è l'unica.

Ahia!

Ahia.

Ciao.

Ma che roba è?

Perché, non lo vedi?

Teste di pesce.

La scuola di mio figlio non me le ha mai date.

Guarda, Fiore, non è proprio giornata per fare gli spiritosi oggi.

Guarda che la zuppa con le teste di pesce e un po' di tofu è top.

Queste le hanno sequestrate a Elia, le teneva sotto il banco.

Elia? E perché?

Ha detto che servivano per curare la psoriasi della sorella.

Perché contengono

omega—3.

(RISOLINO)

Maddalena ha la psoriasi? (RIDE)

Non ci sta niente da ridere.

—Accendi. —Scusa.

SPEAKER: ...scegliendo in una vasta gamma di articoli delle firme più prestigiose

a prezzi ridicoli.

(FA DI NO CON BOCCA)

No.

DIRETTORE: Perché lo dice la legge.

AMANZIO: La legge

vieta innanzitutto di commercializzare prodotti scaduti, la legge.

DIRETTORE: Avanti.

Direttore, mi scusi, ma ne ho beccato un altro.

Perfetto.

Si sieda un attimo.

Allora, facciamo così, senta. Lei adesso si alza,

se ne torna a casa

e io non ho visto niente, d'accordo?

Ma cosa sta facendo? Lei è pazzo!

Rimetta qui subito...

Rimetta subito la proprietà del supermercato.

—Qui. —In tal caso...

Sono assolutamente contrario a questa soluzione.

È contrario?

E allora quale sarebbe la sua, di soluzione?

Lei mi autorizza a portare via quella merce in quanto scaduta.

Le ho già detto che non è possibile!

Senta, faccia quello che le dico,

altrimenti sarò costretto a trattarla di conseguenza.

Di conseguenza a cosa?

Di conseguenza al fatto che lei è un ladro.

Ancora?

Le ho già detto che lei al massimo

mi può definire un bonificatore,

perché ripulisco gli scaffali di quella merce che voi

dovreste gettare nell'immondizia.

Quello che noi facciamo con la nostra merce non la riguarda.

Mi riguarda eccome.

In quanto consumatore, in quanto cittadino.

In quanto abitante di questo pianeta.

In quanto ladro, cazzo!

Ma proprio qui dovevi metterlo questo schifo?

Recupera la rana.

E fai svuotare le tasche al minore.

Forza, vai! Svuota le tasche, su!

E tu perché hai rubato?

Sentiamo.

Non avevo i soldi.

E poi non c'erano le scatole più piccole.

Adesso la colpa è della scatola.

Ma è questo che vi insegnano a scuola?

Vuoi una cosa, non hai i soldi e la rubi.

Ti sembra giusto? O anche tu hai una teoria?

Se mi permette, non c'è bisogno di tante teorie.

Non ho chiesto il suo parere.

Il ragazzo non ha tutti i torti.

—Non si capisce perché... —Nessuno ha chiesto il suo parere.

...si deve comperare l'aglio in retine da quattro,

i filetti di merluzzo in scatole da otto,

—le patate in sacchi da due chili... —Stai zitto!

Ma perché uno non è più libero di comprare...

Zitto! Zitto, io ti ammazzo!

Ti ammazzo!

Via!

Forza, fuori! E andate a lavorare!

"Forte non è colui che non cade mai,

ma colui che cadendo si rialza."

Johann Wolfgang Goethe.

No, no, la mostra è andata benissimo.

Abbiamo venduto tutto.

Tutte le opere tranne la mia?

Esatto.

(SOSPIRA) Senta...

È un momento un po' difficile.

Se lei potesse darmi una mano...

Te l'ho già data.

Ti ho fatto esporre qui.

Sì, sì, certo, sì.

Ma...

La mia opera...

Non vuole tenerla lei?

Gliela lascio per la metà.

(MUSICA)

(ANSIMA)

(RUMORE DI CHIAVI)

"Urge provvedere immediatamente

"al pagamento di due mesi d'affitto."

No.

No.

(SOSPIRA)

(SQUILLO COMPUTER)

Oh, finalmente! Ma dov'eri tutto il giorno?

Lasciamo perdere, una giornataccia. Tu?

Io proprio non capisco cosa ci fai ancora lì.

Che palle.

Non hai voglia di venire a Berlino,

allora va' da Marco a Barcellona, dove ti pare.

Cosa stai aspettando?

(URLA)

Oddio, che schifo! Ma che è?

Elia, che cavolo sono 'ste bestie schifose in frigo?

ELIA: Rane.

Ma che cazzo ci devi fare con le rane, scusa?

Un esperimento.

Madda?

MADDALENA: Oh!

ELIA: Vieni un attimo?

Che c'è?

Secondo te, gli uccelli

lo sanno che non sappiamo volare

o credono che non ne abbiamo voglia?

Ciao, eh.

(PORTA SI APRE)

—LEO: Lei guardi accanto alla lavatrice. —Ciao, pa'!

E vicino allo sciacquone?

Non ci sta?

Riunione.

Un'altra, scusa?

No, signora, abbia pazienza,

stasera non posso, sono tornato in questo momento a casa.

—Posso essere da lei domattina alle otto. —Papà?

—Eh? —Abbiamo fatto la riunione due giorni fa.

Chiedi a tuo fratello, chiedi.

È quello là, esattamente. Adesso giri verso destra.

Sì. Ecco, sì. È chiusa?

Che palle, però!

No, che palle lo dico io, che palle!

No, no, signora, no, no.

"Perché hai portato a scuola le teste di pesce?" Non risponde.

"A cosa ti servono?" Non risponde.

"Con che soldi le hai comprate?" Non risponde.

Hai qualche cos'altro da aggiungere?

Ho diritto alla mia privacy. Stop.

Non ho capito, scusa. Che hai detto?

Che ho diritto alla mia privacy. Stop.

Stop un cavolo, stop!

Metto a verbale?

Continua a leggere.

"Delibera:

"Elia si impegna a non portare più pesci a scuola

"e rendere conto a casa del suo comportamento.

"Inoltre, dato il pessimo rendimento scolastico

"nelle materie per cui dimostra poco o nessun interesse,

"dovrà studiare almeno tre ore al giorno con il computer spento."

(SUONANO ALLA PORTA) Ma erano due.

Digli che non ci sono, per favore.

—Papà, erano due! —Dai, sì...

Vai a rispondere al citofono.

(SUONANO ALLA PORTA)

(SBUFFA)

—Ma non è Vito, scusa? —Eh, appunto.

Non volevi farti tatuare il suo nome?

Per fortuna non l'ho fatto, eh?

—Dai. —Per fortuna te l'ho impedito.

Passare la vita con la scritta "Vito"

stampata sul culo...

Papà, diglielo che erano due e non erano tre!

Senti, la terza è per la psoriasi,

così la prossima volta ci pensi due volte

prima di farmi fare una figura di merda con tutta la classe, ok?

Ma che figura di merda! Erano due.

Adesso basta!

Basta lo dico io!

Eh?

Forza.

Correggi e firmiamo.

(ANSIMA)

"Pesticidi e impoverimento dell'ecosistema."

Uno e due.

È così difficile?

(SBUFFA)

Non puoi capire che stronza è arrivata oggi.

Un giorno o l'altro mi fai prendere un colpo, eh?

Io te lo dico, ti avverto così...

Ma no, tu hai il cuore forte, non succederà così.

Ah, no, come succederà?

Sai qualcosa tu?

Ma no, l'ho detto così, perché ti conosco. Cosa vuoi che ne sappia?

Giornata difficile?

Tu come la chiameresti una giornata in cui ti dicono che tuo figlio è scemo?

—Chi te l'ha detto? —La professoressa d'italiano.

Come quella che mi hanno messo in camera oggi.

Una prof.

Una belga.

Sì, ma tu mi ascolti quando ti parlo io?

—Eh? —Sì!

Allora, io con Elia non so più che devo fare, quindi...

Esagerato, che sarà mai rubare qualche rana...

Che ha... Che ha rubato?

Qualche rana?

—Chi? —Hai detto "ha rubato qualche rana"?

No.

Senti, Elia non si droga,

non fa il bullo,

non ti chiede mai soldi.

Sai quanti genitori ci metterebbero la firma? Lascia stare.

Tu la fai troppo facile, è questa la verità.

Lo sai qual è il tuo problema?

—Ah, certo, il mio problema. Qual è? —Sì.

È che tu sottovaluti,

e l'hai sempre fatto,

—l'importanza di una donna. —Ah!

Tu non puoi continuare a stare solo.

Ti devi trovare una.

Senti, Terè, a me ci penso io, va bene?

Ai nostri figli invece dovremmo pensarci assieme, o no?

Riposare in pace.

Mai sentito dire? Ecco.

È quello che io starei cercando di fare.

Ma figurati, questo è un tuo diritto sacrosanto, chi lo mette in discussione.

Però, mentre riposi in pace, potresti anche cercare di...

(SBUFFA)

GARIBALDI: Di Sionne

Le torri atterrate

Oh, mia patria

Sì bella e perduta

Alto sulla piazza come un'aquila,

ogni cosa sotto controllo.

Se questa fosse una battaglia,

tale posizione sarebbe perfetta.

(RUMORE SCASSINAMENTO)

Ma, ahimè, ora che l'azione mi è negata, non mi rimane altro

che guardare.

E meglio saria stare più in basso,

che da quassù

la vista mi addolora.

CAZZANIGA: Sempre a lamentarti, eh, Garibaldi?

Vuoi far cambio? Vengo su io?

Stia zitto,

Cazzaniga, e mi dia del lei.

Sì, come no. Mi scusi, comandante.

Generale!

CAZZANIGA: Rispetto e gratitudine

a colui che ci ha messo insieme ai terroni.

Che pirlata! Anche un bambino lo capiva che non funzionava.

Se non ha funzionato

è per colpa di farabutti della sua risma.

CAZZANIGA: Ma senti chi parla.

Avete guastato la nazione e continuate a devastare quel poco di buon che rimane.

La nazione? Ma per piacere. Ma ringrazia il calcio

se ogni quattro anni si vede ancora in giro qualche bandiera.

Ma si vergogni, Cazzaniga!

Cavalier Cazzaniga.

Cavaliere dei miei stivali!

E porti un po' di rispetto per il tricolore!

E per tutti gli italiani che sono morti per la patria!

Sì, morti per la patria...

Chissà quanto ci avete mangiato.

Mentitore!

Infame!

Gramigna del mondo!

(FISCHIA)

Ciao, Agostina.

Hai visto cosa ti ho portato?

Non ti piacciono?

Provale, almeno.

Lo sai quanto mi sono costate?

Ma sei scema?

Peggio per te.

Mangiati quelle con i diserbanti, allora.

(SBUFFA)

Sig. Zosulich, lei ha perfettamente ragione.

Io lo so che ho già abusato della sua pazienza, ma...

Ma le chiedo soltanto una... Una...

Oddio.

Le chiedo soltanto una... Una proroga.

Io le chiedo soltanto una piccola proroga.

Sig. Zosulich...

(SCAMPANELLIO BICI)

(ANSIMA)

Rigamonti.

Sig. Zosulich.

Lei sta sfuggendo alle sue responsabilità.

Sì, no, cioè no.

È che la persona che mi doveva pagare è stata arrestata.

Si vede che vi erano i presupposti.

Sig. Zosulich, lei ha perfettamente ragione.

Ragione, lo so, c'è scritto anche qua!

(SBUFFA)

Le farò solo un nome.

Vitaliano.

—Il figlio della tabaccaia? —In carne e ossi.

Si è candidato a prendere in affitto l'appartamento

e ha tutte le carte in regola.

No. No, la prego, non lo faccia, io...

—Pagherò prestissimo. —Prestissimo quando?

Tre giorni.

Due.

(PORTA SI CHIUDE)

Che palle.

(SBUFFA)

Ha passato una buona notte?

Molto buona, grazie.

Ungherese.

(PARLA IN UNGHERESE)

(VOCE IN UNGHERESE NELLO STEREO)

(PARLANO IN UNGHERESE)

(PARLANO IN UNGHERESE)

Posso avere un caffè, per favore?

Senegalese.

(PARLA IN SENEGALESE)

(PARLA IN SENEGALESE)

Buon appetito.

Finlandese.

(PARLA IN FINLANDESE)

(IN FINLANDESE, VOCE DALLO STEREO)

Ma va' in mona, va'.

DALLO STEREO: Mi sa dire dov'è la stazione?

Neanche studiare si può adesso!

(ALLO STEREO IN LINGUA STRANIERA)

DALLO STEREO: Mi porti la zuppa del giorno.

Portoghese.

"È difficile acciuffare un gatto nero in una stanza buia.

"Soprattutto quando non c'è."

—Signorina, posso offrirle... Russo. —Confucio.

Attribuito a.

LEOPARDI: Questo affannoso e travagliato sonno

che noi vita nominiamo.

Come sopporti,

o donzelletta,

che da lime e placide pianure

nella città venisti in sul calar del sol?

(INSPIRA)

A terra, amaro e noia.

La vita, altro mai nulla.

E fango è il mondo.

(CELLULARE SQUILLA)

Studio legale Malaffano, buongiorno.

Ah, no, l'avvocato in questo momento non c'è.

Va bene, ma io lascio la chiamata.

(SUSSURRA) Non vado via di qua senza i miei soldi.

(SBUFFA)

(INTERFONO)

Sì?

Subito, avvocato.

—Dott. Ragno? —Sì?

Prego, si accomodi.

Sig.na, gliel'ho detto, l'avvocato non la può ricevere.

Gliel'ho detto anch'io.

Non me ne vado senza aver parlato con l'avvocato.

E allora stia lì!

Eh!

Tu sei del Cane.

Che vuol dire?

Che sei onesto, che sei fedele,

pieno di senso del dovere,

però anche isolamento, introversione...

Fiore, queste cose tu me le hai già dette, ma te lo ricordi?

Ma tu non stai combattendo, e in più questo è proprio l'anno

del Cane, eh? Può succedere di tutto.

Di tutto cosa, scusa?

Non puoi stare da solo, ti ci vuole una donna.

Lo sai come si dice da noi?

—No. —(PARLA IN CINESE)

Eh?

"Uomo senza donna è come stagno senza fior di loto."

(CELLULARE SQUILLA)

Senti che dice il tuo di fior di loto.

(CELLULARE SQUILLA)

Ehi!

(PARLA IN CINESE)

Ricordati di spegnere l'autoclave prima di chiudere.

Eh.

(PARLA IN CINESE)

(MUSICA ALTA)

Ciao.

—Buonasera. Già di ritorno? —Carlotta, come stai?

Bene, grazie. Madda, c'è tuo padre!

Ti stai facendo rossa?

Ehm, sì, ci sto provando.

Senta, volevo...

Volevo fare un regalo a mio nonno.

Ah, sì?

Sì, perché volevo regalargli il telefono della doccia.

—Bell'idea. —Ma non so, non c'è un modello

un po' figo?

Guarda, ultimamente è uscito un modello a sei getti, ad esempio.

Ah, e il padellone quello grosso, cosa ne dice?

Il padellone però devi vedere la pressione dell'acqua, se ce n'è abbastanza...

Ciao.

Scusa, che ci fai qua?

Volevo stare un po' con voi.

Salve.

Lui è Alex, stavamo facendo fisica.

Perché domani ci sono le interrogazioni...

Dove sta tuo fratello?

Ma chi, Elia?

Perché, hai altri fratelli che non si chiamano Elia?

Eh, papà, che cazzo ne so io dov'è Elia?

Non rispondere così a papà, però.

Doveva stare a casa a studiare o no?

Ho capito, non è che lo posso chiudere a chiave.

Quindi è uscito?

—Non lo so... —L'hai sentito uscire?

Non lo so.

(CELLULARE SQUILLA)

—Buongiorno. —Buongiorno.

Ti ho portato quanto promesso.

Grazie.

Prego.

Lo leggo e poi glielo rendo.

Non c'è bisogno.

Ho superato, e da tempo ormai,

i dolori di cui parla quel testo.

—No! —Dammi quel lecca lecca, subito!

—Dammelo, Sara! Dammelo! —No!

Ecco, guarda!

Mamma!

—Allora? —Sei cattiva!

—Così impari! Su, cammina! —No, non voglio...

Mi scusi, signora.

Mi permette una domanda?

Sentiamo.

Ritiene efficaci questi metodi educativi?

Scusi, e lei di che si impiccia?

Si faccia i fatti suoi.

Come preferisce.

Non vi lamentate, però, se a 18 anni vi fanno a pezzi con una scure

e nascondono in resti in un cassonetto. Buona giornata.

Posso farle una domanda?

Prego.

Secondo lei, gli uccelli

lo sanno che noi non sappiamo volare

o pensano che non abbiamo voglia?

Be', dipende dagli uccelli.

I più intelligenti lo sanno e temo ci disprezzino.

Ma gli altri

non sanno nemmeno di saper volare.

Non come gli uomini.

Stupidi.

Vorrà dire che si farà mettere alla porta direttamente da lui.

Se un assessore non è padrone nemmeno di decidere a chi dare un appalto,

—ma chi lo deve fare, il Padre eterno? —Dai!

E poi si lamentano che l'economia deve girare.

Regole, regole. Troppe regole, carissimo. Ma non si preoccupi, ne verremo fuori.

—Grazie, avvocato. Mi fido molto. —Prenda le sue cose e vada via!

Ah, mi raccomando, niente dimissioni, non gli diamo questa soddisfazione.

—Ma non ci penso nemmeno! Arrivederla. —Arrivederla.

Avvocato Malaffano?

Signorina, le ho detto che l'avvocato non può riceverla!

Avvocato, le devo parlare.

Cinzia, cosa c'è?

No, niente. Il fallimento Capolecchi, una creditrice.

Signorina, glielo dico subito. Per i prossimi sei mesi, non se ne parla.

Sei mesi? Ma io l'affitto come lo pago?

Il dott. Capolecchi è indagato

per bancarotta fraudolenta, ha problemi molto più gravi del suo affitto.

No, no. Io ho sputato l'anima

per il frutteto giapponese del suo cliente.

Ho finito il lavoro da tre mesi e lui mi deve ancora 3.700 euro.

L'affresco zen?

—Sì. —L'ha fatto lei?

—Sì, perché? —Ma come perché?

Perché è magnifico! Complimenti, signorina, ma veramente!

Ciccia, non sai che roba, eh!

Veramente! Con quella in mezzo ai ciliegi in vestaglia.

—È un kimono. —Sì, lo so anch'io che è un kimono.

E poi vogliamo parlare dei galli cedroni con le code variopinte?

Pavoni, ma...

Ma dai, appunto! Complimenti!

Venga con me.

—Venga, venga. —Dove va? Di qua.

La sente come chiede?

La sente come urla? Eh?

Urla?

L'avvocato le sta dicendo che...

...questa parete sarebbe adatta...

Eh.

Ah, per un affresco.

Va be', anche te, ragazza, sveglia. E poi non ci lamentiamo se non ti pagano.

Allora, cosa ci facciamo?

Non lo so, se vuole domani...

Eh, domani. Domani sono...

A Reggio Calabria.

Queste cose vanno fatte cotte e mangiate.

—A proposito, avvocato, il volo... —Dopo, Cinzia, dopo.

Ehm... Ah! Cosa dico sempre io.

—Di Reggio Calabria? —Sì.

No, no, in generale.

Ah, be'...

Che con un buon avvocato siamo tutti onesti.

No, Cinzia, non questa.

Quell'altra, quella sul mondo là fuori.

Che è una giungla!

E noi qua sopra ci facciamo una...

—Giungla? —Brava. Una giungla.

Quanto mi costa?

Non lo so, devo prendere le misure.

Eh, le misure. 2,80... (CAMPANELLO SUONA)

Vai tu che è Lucilla. 2,80 l'altezza,

la lunghezza uno, due, tre,

dieci, 20...

—Dado, cosa fai? —Amore, un attimo e sono da te.

Quaranta, 50, 60.

2,80 per 3,60.

Sarebbero 600 al metro quadro.

—Prendo la calcolatrice. —Lasci stare, Cinzia, ci penso io.

Allora, 2,80 per 3,60

per 600...

Fa 6.048.

Facciamo 4.000?

Come 4.000?

Mille sporchi subito, brevi manu.

Affare fatto? Brava.

Uno, due, tre, quattro...

Buonasera.

Buonasera.

Ecco.

700.

E per il corrente mese?

Pensavo che per ora...

—Ma non bastano? —No.

È tutto quello che ho.

Ed è poco! 500 mancano ancora all'appello.

Prestissimo, glielo giuro.

Sono sempre stato assolutamente contrario

a qualsiasi forma di rateizzazione.

(MUSICA)

Perdona, dolce Ljuba, la spiacevole interruzione.

Ecco.

Per oggi e per la settimana scorsa, con infinite scuse per il ritardo.

Spasiba.

Se tutti sono come te...

Amanzio.

LEOPARDI: Cu fai te, luna, in ciel?

Dimmi, cu fai, silenziosa luna?

Tu, che vagar potresti

Per ben più ameni lidi

Eppur seguiti a sorgere su codeste lordure.

(SCAMPANELLIO)

In cos'isperi?

LEONARDO DA VINCI: Grato a i' cielo sono

per non aver vissuto in questa epocaccia.

Coltivar l'arte e la scienza,

la cultura,

da questi stolti è ritenuto inutil vezzo.

LIBRAIA: Però dovremmo avere...

un'altra edizione, adesso...

—Per cortesia. —Mi dica.

Potrebbe dirmi che fine ha fatto

La coscienza dell'acqua e l'influenza sulla realtà fisica?

Venduto. Per fortuna

ogni tanto qualcuno i libri li compra.

(GRUGNISCE)

Oh.

Buongiorno.

Ciao.

Credo

che possa suscitare il tuo interesse.

Grazie.

Ho preparato l'annuncio da mettere su internet, ma mi mancano alcuni dati.

Di che natura?

Chilometraggio, cilindrata e anno di immatricolazione del camper.

Ma soprattutto mi manca la foto.

Mmh.

Possiedi un apparecchio fotografico?

Lo procurerò.

Bene.

—Amanzio? —Mmh.

Posso farti una domanda?

Prego.

Tu hai mai lavorato?

Ho smesso nove anni fa.

Colpo di fortuna.

(SCATTO FOTOGRAFIA)

(CLACSON)

E come vivi?

Ho affittato la mia casa.

E allora dove abiti?

Ho a mia volta preso in affitto un locale

la cui pigione

è inferiore, e di molto,

all'introito che mi deriva dall'affitto.

Scusate, signori, permettete una domanda?

Ritenete che quest'insegna

sia preferibile a quella che avete rimosso?

Cosa?

Dico,

siete sicuri che questo intervento possa migliorare il contesto urbano?

Ma di che cavolo parla? Noi facciamo il nostro lavoro e basta.

Evidentemente però non vi rendete conto che col vostro operato

potreste contribuire al degrado estetico

—della nazione. —Vai a lavorare!

Caro signore, fare opera di sensibilizzazione

di questi tempi è un lavoro.

Togliti dai coglioni.

Io vorrei solo sapere...

Che cazzo vuoi?

Non lo vedi che abbiamo da fare? Vai!

Posso solo constatare che anche voi vi sottraete alle minime responsabilità.

—Meglio che ti sottrai tu. —Forse è meglio se andiamo, eh!

Professore dei miei coglioni.

Manesco.

Un Disaronno Sour, signo'?

(RUMORE GHIACCIO)

GARIBALDI: Ma porti rispetto, Cazzaniga, io ho dato il sangue per la libertà!

Quella vera, non quella di cui oggi

vi riempite la bocca per farvi i vostri affari

in barba alla legge e alla giustizia.

CAZZANIGA: La libertà...

Ma se gli amici tuoi a quelli che non erano d'accordo

li mandavano ai lavori forzati.

In Siberia.

GARIBALDI: In Siberia?

Ma di che cosa sta blaterando?

CAZZANIGA: Eh, lo so io di cosa. Tutti uguali, voi comunisti.

Megavilla a Caprera, yacht,

—figa fresca tutti i giorni... —Cazzaniga, pensi

prima di dar fiato a quella boccaccia! A Caprera

avevo creato una fazenda.

Un modello avanzatissimo di sviluppo egualitario.

(RISOLINO)

Ma cosa ho fatto io per meritare quest'onta?

Proprio qui, nella mia piazza!

Un mascalzone come lei.

CAZZANIGA: Ma pensa te...

Guarda, guarda...

Lo vedi?

Mi vengono a ripulire anche a me.

E senza bisogno di tanti anniversari del cacchio.

Vuoi vedere che stavolta mi mettono anche i faretti?

LEO: Fiore, ma sei scemo? Ma non glielo puoi dire tu, scusami?

FIORENZO: Secondo te non gliel'ho detto?

Ha trovato delle chiamate sul cellulare e pensa che ho una storia.

Ridiglielo, sii più convincente.

—Che ti devo dire io, dai... —Sta squillando, per favore.

Ehi, Chung Tao, ciao, come stai?

Sono Leo, tutto a posto?

No, no, non è successo niente.

Ti volevo soltanto assicurare

che Ambrosiana Ricambi è un nostro fornitore, non è una donna.

Chung Tao, sarà la telefonista, quella lì.

Ecco. Vabbuò, vuoi che ti passo a Fiorenzo? Eh?

Vai.

—Ha attaccato. —Be'? Che ha detto?

Voleva sapere se la telefonista tiene le tette grosse.

Ma è un'ossessione!

Ma non ti ha detto altro?

Sì, che noi uomini siamo tutti uguali, malati e porci dentro.

—Ma che palle, ma non si può! —Ho capito.

Ma io non ne posso più!

Ma... Aspetta! Porca puttana!

Tieni, tieni!

Niente, vado a chiudere...

(CELLULARE SQUILLA)

Pronto?

Ciao, pa'.

Senti, vi volevo avvertire

che faccio un po' tardi stasera,

c'è stata un'emergenza al lavoro.

Va bene, ok.

Avete già preparato?

No, non abbiamo preparato niente.

E certo, ancora vi faccio 'ste domande.

Vabbuò, ci vediamo dopo. Ciao, ciao, ciao.

(GRUGNITO)

Madda?

(GRUGNITO)

Madda!

Che c'è? Che vuoi?

C'è un tuo video su internet.

Sì, lo so, il video della finale di pallavolo.

Non è il video della finale di pallavolo, vieni a vedere.

Dopo, eh.

Se fossi in te, verrei subito.

Madonna, deve finire

sempre appiccicato.

(GEMITI)

(GEMITI)

Fuori!

Fuori, fuori, vai fuori!

—Ma che c'entro io? —Vai fuori!

Ma che c'entro io?

Apri, questa è anche camera mia!

Apri!

—Oh, Madonna, ma che bastardo! —ELIA: (BUSSA ALLA PORTA) Che palle!

(GEMITI)

Però almeno la tavola la potevate apparecchiare, no?

Madonna mia.

Queste scarpe, io non so più che devo fare.

Adesso ti alzi

e le metti a posto.

E chiama tua sorella che le pizze si freddano.

È chiusa in camera.

Perché?

Avete litigato?

—Boh. —Che vuol dire "boh"?

Ha visto un video.

—Che video? —Su internet.

Eh, e allora?

C'è lei che suona il piffero a quell'idiota di Vito.

Non ho capito, scusa.

C'è lei che suona il piffero a quell'idiota di Vito.

Gli fa un pompino, papà.

L'ha filmata di nascosto.

Maddalena!

Apri la porta.

MADDALENA: No!

Ti voglio solo parlare, non ti faccio niente.

(PIANGE)

—Dai, Madda, sono tuo padre, parliamone! —MADDALENA: Non mi va!

Non ti preoccupare, non ti faccio niente, apri!

(TIRA SU COL NASO)

Papà, non è colpa mia!

Ora lo posso usare il computer?

Ahia!

—Io che c'entro? —Riunione.

(SI ACCASCIA A TERRA)

Papà?

Papà?

(RONZIO)

Ehilà!

—Ma dov'eri finita? Eccolo qua! —Perché?

Non sono mica in ritardo.

Siediti là.

Ma cos'è questa faccia?

Eh?

Terè, è successa una tragedia.

Cioè?

Maddalena sta su internet.

—Mmh. —Ci sta un video dove lei fa...

Che fa?

Un pompino?

(SOSPIRA)

Belìn!

Che già a pensare a mia figlia che fa un pompino

già mi sento morire, capito?

In più lo stanno vedendo tutti!

Chiunque lo può vedere!

In fondo, però,

te l'ho fatto anch'io un pompino a 16 anni, ti ricordi?

Ma che c'entra, scusa?

Uno, non eri mia figlia

e due, l'ho visto soltanto io.

Terè, mamma mia, però!

—Stai calmo, dai. —Sto calmissimo.

Certo che sei diventato insopportabile.

—Una pesantezza! —Ah, io sono pesante.

Non sei tu che la fai sempre troppo facile, sono io quello pesante.

Ma in fondo tu che fai? Tu vai,

vieni... La verità è che non te ne fotte niente, questa è la verità!

Ma che cosa stai dicendo adesso, scusa?

Che cosa dici?

Eri tu che volevi figli, mi hai convinto. Adesso mi dai una mano a crescerli

perché sei mia moglie, o no?

Finché morte non ci separi, ti dice niente questa cosa?

Sì, mi dice che mi sono rotto i coglioni.

Ma tu ti rendi conto del casino che ci sta qua dentro, eh?

Quello tra un po' lo bocciano, quell'altra va in giro a fare...

A destra e sinistra.

Io passo la vita a riparare i tubi dei cessi

per pagare questo mutuo e i debiti del tuo negozio da parrucchiera.

Oh! Ma sei scemo? Ancora con 'sta storia?

Ma è colpa mia se mi è arrivato un remo del pattino in testa?

Anzi, sai che ti dico?

Stasera non è aria.

Perché, quando è aria, Terè?

Teresa?

E certo, continuiamo così.

GARIBALDI: Che sperpero di denaro pubblico.

CAZZANIGA: Quando ti puliscono a te però va tutto bene, vero, eroe?

Sempre così voi altri, eh?

Due pesi, due misure.

Abbia almeno il buongusto di tacere, Cazzaniga.

Cavalier Cazzaniga.

Sì, e tutti i veri uomini che avrebbero meritato

un monumento per le loro gesta, le loro opere...

Ma stai zitto, dai, Camicia rossa!

—Tutta invidia! —Invidia?

CAZZANIGA: Perché quando mi riportan qui tutto bello ripulito,

a te non ti caga più nessuno!

—Eh, Comandante? —Generale!

Garibaldi fu ferito

Fu ferito ad una gamba

GARIBALDI: La smetta con queste provocazioni volgari

e prive di senso!

(URLA INDISTINTE)

Hasta la vista, Cavaliere.

(RUMORE DI PASSI)

Non è un po'... tozzo?

L'avvocato è molto più slanciato, sa?

Cosa c'entra?

MALAFFANO: Non ci avrà visto neanche lei, te lo giuro, dai!

Senti, senti.

—Ok. Ok! —Come lo tiene sotto.

'Sta squinzia.

Devi mettere la Lucilla.

Come la Lucilla?

La Lucilla, la mia fidanzata, hai presente?

Ma non c'è posto, dove la metto?

Cosa vuoi che ne sappia? Tira via la zebra!

E là sotto? Tra i banani?

Cinzia, la porta.

Avvocato, la prego.

Lei mi ha già fatto aggiungere la sfinge, il cactus,

il canguro. Vuole anche la bandiera del Milan?

Ma non ho capito, ma dov'è il problema?

Dov'è? Non ho capito. L'artista si è sempre dovuto

piegare alla committenza, sì o no?

Dai!

Guarda Caravaggio col papa!

—Michelangelo. —Appunto!

Avvocato, è arrivato il dott. Lattanzi.

—Oh, Italo, carissimo! —Grazie.

—Hai visto? —Sì.

Non la signorina, l'affresco.

Grazie per avermi trovato subito un buco, ma, come ti dicevo, sono un po' in ansia.

Stai sereno, a tutto c'è un rimedio, dai.

—Piuttosto, ti trovo in grandissima forma. —Nuova nutrizionista.

—Brasiliana. —Sentito, Cinzia?

Vieni, vieni.

(RIDE)

Che uomo!

(SBUFFA)

(PORTA SI APRE)

—Cinzia? —Sì?

Dobbiamo trovare qualcuno per il dott. Lattanzi.

Mi controlli la lista?

—Avvocato? —No.

—Avvocato, le devo parlare. —Non ora.

Niente, tutti bruciati, eh.

—Come tutti? —E be', Brigliani arrestato,

Frappampina è ad Antigua,

Vicentini purtroppo deceduto.

E Martinelli?

Martinelli è ricoverato in clinica psichiatrica.

Cinzia, sono nelle tue mani. Trovami una faccia nuova, pulita

—e incensurata. —Fosse facile.

Se fosse facile, non lo chiederei a te.

Allora, avvocato...

La zebra è fondamentale per l'equilibrio della composizione.

Eh.

Io potrei togliere il cactus.

—Va bene. —Ok.

No! No.

Il cactus no. Al cactus ci tengo troppo.

—Ma, avvocato... —Ci tengo. Troppo.

(SBUFFA)

(ESPIRA)

Già finito?

(PORTA SI CHIUDE)

Mmh.

(CHIACCHIERICCIO)

(RISATE)

(FISCHIO APERTURA PORTE)

(RUMORE PASSI)

Buonasera.

—Salve. —Mi scusi. Una domanda.

—Prego. —Sua figlia come si chiama?

Maddalena.

Perché?

Niente, niente.

Dove sta tua sorella?

In bagno.

Dai una mano a papà, va'.

—A fare che? —Eh?

A fare che?

Tieni.

Papà, cosa facciamo?

Mo te lo faccio vedere io cosa ci facciamo.

(TIRA SU COL NASO)

(PIANGE)

Stai tranquilla, adesso la cancelliamo quella scritta infame.

Magari si potesse cancellare anche quel cazzo di video.

Papà, lo stanno guardando tutti.

Però non fare così che mi fai piangere pure a me.

Forza, bisogna stare uniti, eh!

Bisogna essere forti, ragazzi!

Adesso ci pensa papà. Mantieni.

(SUONA IL CAMPANELLO)

Uh, sig. Buonvento!

Ma lo sa che proprio ieri mi dicevo: "Il bidet ha ricominciato a perdere.

—"Lo devo richiamare!" —Lei lavora sempre da un avvocato?

Sì, perché?

Perché avrei urgenza di un appuntamento.

Be', se non sono indiscreta, di che cosa si tratta?

(RESPIRA AFFANNOSAMENTE)

Di mia figlia.

Oddio, che stupida, quella povera ragazza

è sua figlia.

(SUSSURRA) Stia zitta.

Domani stesso le fisso un appuntamento.

(SUSSURRA)

Grazie, allora che fa, mi chiama lei?

Mi suona, mi citofona?

Senta, sig. Buonvento,

una domanda, così, per forma.

Prego, prego.

Lei è incensurato?

Sì, perché?

(GEMITI DAL COMPUTER)

C'è proprio bisogno di vederlo tutto quanto?

Potrebbe contenere elementi...

...probatori.

(GEMITI DAL COMPUTER)

(LEO SI SCHIARISCE LA VOCE)

(LEO SI SCHIARISCE LA VOCE) (GEMITI DAL COMPUTER)

Sig. Buontempo, non c'è tempo da perdere.

Buonvento.

Cosa si può fare?

Uno: procedere al sequestro del video

e farlo rimuovere dal sito.

Due:

denunciare per diffamazione i genitori del minore.

Tre: chiedere agli stessi un adeguato risarcimento danni, diciamo...

...non meno di 100.000 euro.

Centomila euro?

Lei crede che il danno subito da sua figlia sia minore?

No, per carità,

però non vorrei mettere...

Lei crede ai casi della vita, sig. Buontempo?

Sa che cos'ho pensato

quando l'ho vista entrare da quella porta? Ho pensato:

"Questa è una persona perbene".

Una rarità, perché quelli come noi ormai appartengono

a una specie in via d'estinzione, come i panda,

anzi, peggio, perché non abbiamo nemmeno gli ambientalisti che ci proteggono,

possiamo contare solo sull'aiuto che ci possiamo dare l'un l'altro.

Ed è per questo che quando io l'ho vista entrare mi sono detto:

"Io farò per quest'uomo

tutto quello che è in mio potere".

Perché lei è...

...un portatore di valori sani, ce l'ha scritto in faccia.

E infatti quello che le sto per chiedere

è un gesto di solidarietà verso un caro amico,

un gentiluomo.

Una persona perseguitata dalla giustizia

come tanti in questo Paese.

Qual è il sogno di ogni uomo

fin dai tempi delle caverne?

Dai tempi delle caverne?

Una donna?

—No, no! —(SUSSURRA) Una casa.

—Una casa. —Una casa, esatto.

Una casa, ecco...

Quest'uomo

vuole semplicemente esercitare il più elementare dei diritti umani,

comperare una casa, ma questo diritto gli è negato.

E si trova nella paradossale situazione di dover ricomperare un bene

che gli appartiene, ma non può, ha le mani legate.

E allora serve una persona

onesta, fidata,

che possa comperare il bene al suo posto.

Lei, sig. Buontempo

Come parla bene.

Quindici anni, eh, non sono ancora abituata.

Ma io non me la posso permettere.

Io un mutuo già ce l'ho.

Sono un idraulico, eh? Non è che...

Stia sereno, lei deve solo mettere una firma, al resto pensiamo noi.

E io mi occuperò di sua figlia come se fosse mia figlia.

Quindi il video...

Il video faccia conto che non esiste già più.

L'avvocato le sta dicendo

che rinuncerebbe al suo onorario.

Sarebbero 6.000 euro più IVA, eh.

—Mmh. —Be'

Praticamente io... firmo...

E la giustizia trionferà in questa giungla.

Ha visto giù? Venga, venga.

Ecco qua.

Una giovane pittrice (TELEFONO SQUILLA)

di sicuro avvenire, capace di trasformare

le mie metafore in arte.

La sig.na Diana...

...Rigamonti, il sig. Leone Buontempo.

Buonvento.

Appunto. Incisivo, eh?

La giungla,

abbiamo messo anche una sfinge,

quello sono io.

—Quella è la mia fidanzata. —Avvocato,

c'è la sig.ra Gramagna al telefono, siccome ha chiamato

—anche ieri e l'altro ieri... —Passala su.

Consentitemi.

Lei è milanista?

No, no.

È l'avvocato, decide tutto lui.

Comunque, molto bello il...

Guardi, non mi offendo.

Io dico veramente.

Non sono un intenditore, però...

Mi piace proprio.

Ma la zebra è un animale che si cavalca?

La zebra è un animale che si cavalca.

CINZIA: Sig. Buonvento?

Se intanto mi vuole lasciare i suoi dati.

—CINZIA: Allora. —LEO: Allora.

LEO: Buonvento Leone.

—CINZIA: Nato? —LEO: A Somma Vesuviana...

(PARLA NEL SONNO)

Etica ed estetica

del paesaggio urbano.

"Ogni paesaggio ha una realtà etica..."

Stasera posso stare pochissimo, siamo in sciopero.

—Che sciopero? —Una protesta contro i tagli.

È uno schifo.

Ma come si fa a stare in sette in una stanza?

Ma ti rendi conto? Cioè, questo vuol dire

calpestare i diritti dei defunti.

Che poi lì non è come qua,

le soluzioni non sono mica temporanee. Te le becchi per l'eternità.

Mi dispiace.

Non è vero, non te ne frega niente.

Non m'hai neanche ascoltato.

Scusa Terè, è che c'ho avuto una giornata un po' difficile,

sono stato dall'avvocato per la questione di Maddalena.

E...

Mi ha chiesto di fargli un favore e io ho accettato.

Che favore?

Niente, si tratta di mettere una firma

per conto di un amico suo,

una bravissima persona che si trova un po' in difficoltà, no?

Lui non può comprare una casa e allora dice firma tu, che poi...

E allora io firmo e lui compra. Hai capito?

Va bene, ma per Madda cosa t'ha detto?

Ma niente, di stare tranquilli che ci pensa a tutto lui e che, anzi,

in cambio di questo favore non vuole essere pagato, capito?

—Papà. —Eh?

Stai bene?

Sì, ho... stavo...

...ripetendo a voce alta le cose che ho da fare domattina,

perché sono tante, allora le dico

e me le ricordo, hai capito?

Ma tu che ci fai in piedi?

Ho sete.

E bevi.

Ho guardato anche prima di uscire, niente, non interessa a nessuno, che ne so.

Un'ulteriore prova della stoltezza degli uomini.

Il prezzo è più che ragionevole

e lo stato di conservazione del camper è eccellente.

Laggiù.

Bel posto.

Mi ci portava sempre mia madre.

Le piaceva cantare, ma era stonata.

E lì non la sentiva nessuno.

Una donna altruista.

Eccola!

La vedi?

Agostina, scendi!

C'è un ospite!

Ago, ora basta! Vieni subito qui, dai!

È nostro amico, guarda.

Ago, ti prego, scendi.

Però.

Cosa? Sì, aspetta un attimo.

Cos'ha detto?

Non starò facendo una cazzata?

Oh, madonna.

Senti, risparmiare 6.000 euro ti sembra una cazzata?

Mi è venuto un dubbio, ma a te non succede mai?

Prima mi chiedono di comprare una casa,

poi salta fuori che la devo anche visitare con l'agente immobiliare.

Madonna mia.

Ma se tutti si facessero tanti problemi,

la terra ci metterebbe tre giorni a fare un giro su se stessa.

Ecco.

Ha parlato muso giallo.

Va' a dar via il cul. Terun!

Dice l'avvocato che una coppia è più credibile.

Piacere, Pelluso.

Piacere, Buonvento. Piacere.

—Bene, accomodiamoci. —Sì.

Faccio strada.

Ecco qua.

La casa è stata appena messa in vendita.

L'armadio a vetri ancora manco è stato rimosso.

I lampadari, se vi interessano,

eventualmente posso chiedere un prezzo di favore.

È di grande prestigio, ma,

se mi consentite, è caldo, intimo.

Per uno come lei,

sempre in viaggio, di qua e di là,

secondo me è il luogo ideale in cui tornare.

Oddio, sempre in viaggio proprio...

È normale, Carlo.

Non se ne accorge neanche più.

Lo so, si finisce con l'annoiarsi di tutto, ecc. ecc...

—I soffitti? —Sì.

Originali del '700,

potete ammirare le meravigliose decorazioni baroccheggianti.

Faccio strada.

—Scusi, ma cosa sta facendo? —L'aereo.

—Come? —L'aereo.

—Gli ho detto che lei fa il pilota. —Io?

Sì, è la prima cosa che mi è venuta in mente.

Doppia esposizione.

Il camino è perfettamente funzionante.

Ottima per uno studio barra camera dei bambini.

Voi che avete, figli?

—No. —Sì.

Eh... in arrivo.

Oddio, scusami caro, non trovavo mai il momento per dirtelo.

—E l'hai trovato, adesso. —È una bella notizia.

Io sono sempre in viaggio, allora...

Congratulazioni, vi lascio alla vostra intimità ecc. ecc.

Magari.

—Allora... —Eh...

Ci sta qualche altra cosa che debbo sapere, così per...

Sì, che io sono un'astronoma

e noi due ci siamo conosciuti a Barcellona al planetario

e poi che lei è...

...molto superstizioso, è allergico ai gatti...

Vita morte e miracoli.

AGENTE: Venite, vi mostro le altre stanze!

Ma lei ha fatto 10 minuti di ritardo.

Se facevo tardi 25 minuti, dove arrivavamo?

E questa è la camera da letto padronale.

Grande specchio, camino

e guardaroba.

Che bello, quanto spazio.

La posso dire una cosa?

Per donne, bambini e animali

lo spazio non basta mai.

È vero.

(DIANA RIDE)

Questa parete è perfetta per il letto,

esposta a...

—Nord? —Nord.

Anche lei, come la signora,

è un seguace del Feng Shui ecc. ecc.?

Il Feng...

Io la compro, eh?

—La casa? —Sì, sì.

È fatto così, è un impulsivo.

Devo ancora mostrarvi la cucina,

—il terrazzo. —Ci fidiamo.

Ecco la caparra. Ecco qua.

Allora ci vediamo direttamente al rogito.

—Certo. —Al notaio ci pensate voi?

Come no, come no.

—Grazie di tutto. —Arrivederci.

—Molto lieto. —Arrivederci.

Se lo sapevo che ci stava lei magari mi preparavo un po' meglio.

L'avvocato me l'ha detto ieri sera.

—Un favore anche lei? —No, mi ha dato 100 euro.

LEO: Eh.

—Andato. —Oh, madonna mia.

Meno male, va.

Glielo volevo già dire l'altra volta...

Ma ci possiamo dare del tu, no?

In fondo stiamo aspettando un bambino.

Ti volevo dire che...

...mi piace il tuo sopracciglio.

Grazie.

È successo cinque anni fa.

—Al mare. —Uno shock?

Eh, sì.

Bello forte.

Invece il suo naso?

Il tuo naso?

L'ho sbattuto su un gradino.

—Bello forte. —Eh, sì.

È il mio assistente Fiorenzo.

È cinese.

Il suo nome vero significherebbe "fiore che buca

a primavera la neve del monte Tu Jang—zo".

Bello.

Però lui l'ha abbreviato: Fiore—nzo.

Allora...

—Ciao. —Ciao.

Ecc ecc.

Ecc ecc.

(PORTA CHE SI APRE)

—Elia: Ciao, pa'! —No.

Ma che ho sbagliato casa?

Grazie papi, sei un genio.

—Ma che è successo? —Grazie.

È tutta contenta perché il suo video è sparito da internet.

Oh, Madonna mia, il polpettone, aspetta!

Hai visto, tesoro? Sei contenta?

Com'è andata oggi a lavoro?

—Che fai, stai studiando? —(MADDALENA CANTA)

Certo, domani mi faccio interrogare in chimica.

Un drink, papi?

—Come? —Un drink?

Ma sì, va.

(CAMPANELLO SUONA)

(DIANA SUSSULTA)

(SUSSURRA) Buonasera sig. Zosulich, lei mi deve scusare...

Buonasera sig. Zosulich, lei mi deve scusare

ma mi sono completamente dimenticata.

Se è una maschera di guerra, sappia che io non mi lascio intimorire.

No, no, no, nessuna guerra.

Anzi, calumet della pace.

Tregua è parola più appropriata.

Per la pace mancano ancora 200

e il mese entrante già bussa alla porta.

—Provvederò al più presto. —Spero!

Intanto grazie per la pazienza.

La pazienza è solo una forma minore

—di disperazione. —Van Gogh?

Vincent.

Van Gogh è il mio eroe.

Grande artista.

Ma pessimo inquilino.

Domenica voglio fare gli arancini come li faceva la mamma.

Sei capace?

Papà, è solo giovedì, da qui a domenica ho qualche speranza, no?

Be'...

Secondo voi, nella preistoria,

esisteva già la domenica?

Ma che domanda è?

No, intendo dire, lavoravano tutti i giorni?

Che dici, mica lavoravano.

Vivevano nelle caverne.

Sì però andavano a caccia, disegnavano sui muri.

Tenevano acceso il fuoco.

Capito?

Il lavoro è quando ti svegli presto, hai i colleghi,

la pausa caffè e la busta paga. Fine.

(CAMPANELLO SUONA)

Chi è?

Dottor Buonvento,

non ci rovinate, vi prego, accettate questi doni.

Lo giuro,

'u sangue ci fici sputare, ci interessa tanto?

—Ma chi siete, scusi? —Si ricorda fino a quando campa.

Noi siamo due poveri genitori che hanno la colpa di avere un figlio di nome Vito.

—Vito? —'O muratore faccio, dottore?

—Come faccio, dottore? —No, no.

—Avete ragione... —Abbiamo tre figli!

—Ci perdoni, dottore! —Mi lasci la mano

—Non gliela lascio la mano... —Dottore, Perdono.

(CLACSON DELLE AUTO)

(RUMORI DEL TRAFFICO)

Un grand'uomo.

Un precursore.

MALAFFANO: E intanto che la causa

con l'assicurazione va avanti, quella gran testa del Cazzaniga

me la godo io.

Ma torniamo a noi. Allora, avete letto tutto.

—Tutto chiaro? —Chiarissimo.

Ripeto: questa è una scrittura privata

che, a fronte dell'atto di vendita

che andremo a firmare dopo,

deve garantire entrambe le parti.

—Chiaro? —Certamente.

Bene, bene, e anche questa è fatta.

Ecco due buste.

Andiamo, che il notaio ci aspetta.

—CINZIA: Avvocato, —Mmh.

Deve chiamare d'urgenza la Migliotti.

L'avviso di garanzia è stato commutato in arresto.

Oh, che cazzo.

Scusate un attimo.

(CINZIA SORRIDE)

—Allora, tutto a posto? —Tutto bene.

Sa che le si addice questo monile?

CINZIA: Davvero, dice?

—S'intona col mistero del suo sguardo. —CINZIA: (RIDENDO) Oh, sì.

Ma è finito il quadro?

Sì, finitissimo.

—Non si vede? —Sì, sì.

Amante dell'arte, eh?

Bravo.

(TELEFONO SQUILLA)

CINZIA: Pronto? Studio legale Malaffano, buongiorno.

Ah, no, l'avvocato è in riunione.

Va bene, la faccio richiamare. Arrivederci, buongiorno.

(CHIACCHIERICCIO)

(PECORA CHE BELA)

PADRE DI VITO: Dottore, dottore!

Perdonateci, perdonateci!

Fateci la grazia. Vi prego, dotto'.

Ascoltate la nostra supplica.

Andatevene a casa.

Dottore, accettate questi doni come segno

del nostro pentimento.

Vabbò,

ritiro la denuncia.

—Grazie! —Sia lode a Santa Rita!

—Siete un santo, dotto'! —Sia lode a Santa Rita.

Grazie a Santa Rita, grazie!

LEO: Ciao.

È troppo faticoso dire ciao?

Ciao, pa'.

Almeno la tavola la potevate apparecchiare, però, no?

Tocca a Madda stasera.

Alzati, va' che mi serve il computer.

Se vuoi sapere quanti hanno visualizzato il tuo sito, te lo dico io!

Tre negli ultimi 10 giorni: io

e altri due sfigati.

Alzati, va'.

Chiudi la porta.

(VENTO SOFFIA)

Papà, cosa ci fai qua, scusa?

Esci, per favore, che mi devo cambiare?

—Eh? —Ciao, eh.

Guarda che ho poco tempo.

Grazie.

—Cosa fai, esci, scusa? —Sì.

—Ciao. —Dove vai?

Papà, ti presento Emiliano. Emiliano, papà

Molto lieto, Buonvento.

—Emiliano. —Lo posso usare finalmente 'sto computer?

LEO: C'è tua sorella che si sta cambiando.

Che palle.

Elia, calma, eh!

"La calma è una vigliaccheria dell'anima."

Lev Nikolàevič Tolstòj.

Emiliano, una birra?

Sì, se non è un disturbo,

—volentieri. —Assolutamente, anzi, accomodati.

Qui ci sta un po' di confusione come sempre. Prego.

Tu e Maddalena vi conoscete da molto?

—No, qualche giorno. —Prego.

E oggi è la prima volta che uscite assieme?

Sì, è la prima volta.

Non ti voglio fare l'interrogatorio, eh.

No, si figuri.

Che lavoro fai?

—L'istruttore di guida. —Ah, istruttore di guida.

Secondo te è giusto che i semafori abbiano solo tre colori?

(CELLULARE SQUILLA)

Pronta, eccomi.

—Andiamo che è tardi, dai. —Pronto?

Un'atmosfera, un'atmosfera e mezzo.

(SUONA LA CHITARRA)

Dieci e mezza a casa.

MADDALENA: (MANDA UN BACIO) Ciao, ciao, ciao.

Sì, signora, mi dica.

Belìn, è finito il caffè?

Scusa, Terè, mi so' dimenticato.

Una cosa sai che mi manca, una.

Ho capito, ma la vita mia sta diventando un inferno qua.

Tesoro, non sai quello che dici.

Non ho avuto esperienza diretta, ma ti assicuro che le voci che girano...

—Domani lo compri, vero? —Sì, sì, promesso.

Scrivilo.

Non c'è bisogno. Domani...

—...caffè. —Allora, quest'Emiliano?

Mica male, no?

Non dirmi che ti stai occupando un po' di noi.

Eh be', questa non me la potevo proprio perdere.

Tutta la serata mi sono vista.

—Ah sì, e com'è andata? —Bene.

Che vuol dire bene? Sono tornati a mezzanotte, si sono baciati?

(SCHIOCCA LE LABBRA) No.

Terè, non mi dire che...

Per piacere, eh.

Ma no, dai, adesso c'hai sta fissazione. No.

L'ha portata al cinema.

Le ha comprato i pop corn.

Poi l'ha presa sottobraccio, così. Un vero gentleman.

Peccato solo che abbia 10 anni più di lei.

Tranquillo, guarda che quello è un fagiolone come te.

Fagiolone a chi?

Fidati, che da lassù ho la prospettiva giusta.

E state sempre in sciopero, lassù?

Finito. Due settimane e non abbiamo ottenuto niente.

Quelle dei paesi sviluppati hanno tutte la singola e noi,

ancora in sette per stanza.

Ah, perché noi non siamo sviluppati?

Una volta, adesso, belìn, siamo in terza fascia.

Ah, da morti non siamo tutti uguali?

Ecco, questa è la classica cazzata

che uno pensa da vivo.

(CHUNG TAO AL TELEFONO) Rispondi!

Ma perché devi strillare, io non lo capisco, proprio.

Oh, ma dove guardi?

Mi scusi, non mi ero accorto.

—Mi scusi ancora, eh. —Emiliano.

Sig. Buonvento.

—Come sta? —Bene.

—Ma non facevi l'istruttore di guida? —Sì, al pomeriggio.

Al mattino, quando capita, do una mano a un amico. Serve una mano?

No, ci mancherebbe. Figurati.

—Allora buona giornata. —Grazie.

—Mi dispiace ancora. —No, anzi, speriamo si sia rotto.

—Davvero? —Sì.

Questo chi sarebbe?

È il nuovo fidanzato di Maddalena.

Ma quanti anni ha? È più vecchio di me.

Fiorè, tu pensa alla tua di famiglia, eh.

(GRUGNISCE) Piano.

E questo?

Che roba è?

Oh, cazzo.

—Una cimice. —Una cimice?

Vuoi vedere che quella pazza è andata da un detective?

No dai, Fiorè, stai buono.

No. Pronto?

Detective?

Detective dei miei coglioni, mi senti bene?

Eh? Vaffanculo!

(PARLA IN CINESE)

Di' a mia moglie che se continua così, io la tradisco sul serio!

(FIORENZO PIANGE)

Agostina!

Agostina!

(SUONA UN RICHIAMO COL FLAUTO)

Agostina!

Agostina!

Coraggio, c'è pieno il mondo di belle ragazze!

Agostina, dove sei?

(CELLULARE SQUILLA)

Pronto.

Chi parla?

Agostina?

I don't understand.

I'm Italian, please!

Richiamo.

(CAMPANELLO DELLA BICI) (CLACSON DI AUTOMOBILE)

Ehi, cos'è successo?

Agostina è scomparsa.

Prego.

—Più 41. —Più?

Zero, zero, 41.

Che prefisso è questo?

Non lo so. Sette, sei.

Che lingua parlavano?

Non lo so. Cinque, otto.

Ma era uomo o donna?

Non lo so. Due, due, due.

Sette, uno.

Ma sai almeno

chi gli ha fornito il tuo numero di telefono, o no?

Agostina, le avevo messo un cartellino sulla zampa.

E a te cos'è successo?

Niente, una divergenza di opinioni.

Un ignorante ha incrociato il mio cammino.

Hello? Ehm... Ehm...

Do you speak English?

Sprechen... Niederland?

(DAL TELEFONO) Nein.

(PARLA IN RUSSO)

(CHIACCHIERICCIO INDISTINTO AL TELEFONO)

Ein moment, bitte.

Cerca subito il vocabolario italiano—svizzero.

Dove vai? È là!

Là, su. Terzo ripiano.

Sopra il tedesco tecnico.

Guarda, ecco. Cerca "dove".

Moment, bitte.

"Wo".

Agostina wo...

Un... Un?

Unfall. Cerca "unfall".

"Unfall".

Incidente.

Cerca "morto".

—Come, Agostina è morta? —Per sapere. Cerca.

Ein moment, bitte. Ein moment.

Ehm... Bitte.

Agostina tot?

UOMO: (AL TELEFONO) Nein.

Non è morta.

E dov'è?

Wo... Wo Agostina ist?

(CHIACCHIERICCIO INDISTINTO DAL TELEFONO)

—Adrasse. —Adrasse!

Bitte, adrasse.

(CHIACCHIERICCIO INDISTINTO DAL TELEFONO)

—Penna. —Penna.

Ehm...

—Was? —Stift!

Ma cosa fai, prendi una penna là!

Ein moment, bitte.

Scrivi.

Krüttig.

Krüttig.

Kröfer...

...Lar...

...Fingern...

UOMO AL TELEFONO: Krüttig Kröfer Lar Fingen.

(AMANZIO PARLA TEDESCO)

—Krüttig Fröfer... —Lar Fingen.

E dov'è?

—Svizzera. —Svizzera?

—Dobbiamo andare a prenderla. —E come?

Col tuo camper.

Non vede un'autostrada da 10 anni, ragazzo.

Ti prego, Amanzio.

Non ho neanche più la patente, io.

(SOSPIRA)

(SOSPIRA)

Chi c'è?

Vieni fuori.

Vieni fuori.

Fammi vedere le mani però! Fammi vedere le mani.

Chi sei?

Capisci la mia lingua?

Sì, non sono un criminale, lo giuro.

(RESPIRA AFFANNOSAMENTE)

—Emiliano. —Sig. Buonvento, le posso spiegare tutto.

Sto soltanto facendo il mio lavoro.

Ma qual è il tuo lavoro, Emiliano?

—Il ladro? —Ma quale ladro!

Aspetti, le faccio vedere.

Che fai? Piano con le mani. Piano piano devi fare.

Agente investigativo.

Autorizzato dalla prefettura.

Autorizzato a entrare nelle case della gente?

Lo conosce quest'uomo?

È Lattanzi, perché?

Legga qui dietro.

Tieni larghe le braccia e non ti muovere.

Lattanzi Italo, nato nel '39,

croupier sulle navi da crociera

fino al '76.

Arrestato per truffa nell'83,

denunziato per falso in bilancio, frode fiscale

e reati tributari.

LEO: Corruzione, concussione, aggiotaggio...

Papà ma che stai facendo, sei impazzito?

—Non sono impazzito. —È Emiliano!

—Lascia che ti spieghi. —Tieni, guarda qua.

Lascia!

Stava sotto al divano. È una spia.

No, un detective.

Per favore, dimmi che non è vero.

No, no, è vero, te lo dico io.

Lascia che ti spieghi.

Scusa e il concerto di domani sera?

—E il week end sul lago? —Che week end?

L'orsetto tenerone, l'orsetto?

E il lucchetto dell'amore sul cavalcavia? Sei veramente un pezzo di me...

Ehi... Madda, che è?

Tieni un po'.

Che c'è? Respira, calmati.

(GEME)

Stai calma, adesso passa tutto. Respira a bocca aperta.

Allenta qua.

Il soggetto A, Lattanzi, riceve

dal soggetto B, gli acquirenti, l'acconto per la costruzione

di un complesso di 30 villette a schiera.

Dimoradream.

Quarantamila euro a testa, che moltiplicati per 30 fanno 1.200.000.

Il terreno è ad uso agricolo, però Lattanzi

ha un accordo con l'assessore all'edilizia per cambiare il piano regolatore.

È chiara la dinamica, no?

Invece l'assessore corrotto viene indagato

ed è costretto a dimettersi.

Ma Lattanzi ha già in tasca gli acconti, quindi cosa fa?

Dichiara fallimento, no?

Il gruppo B, gli acquirenti, gli fanno causa con l'idea di rivalersi

sui suoi beni che però lui preventivamente ha già intestato a terzi.

Tranne uno.

L'appartamento che avrebbe venduto a lei.

È chiara la dinamica.

—È chiaro che sono un coglione. —Esattamente.

Cioè, no, volevo dire un prestanome.

Sì, però la cosa che mi sfugge è che cosa ci facevi tu sotto il divano di casa mia.

Io ho avuto l'incarico dal curatore fallimentare del gruppo B,

gli acquirenti, di dimostrare che la vendita della casa era fittizia.

Stavo cercando una prova quando l'ho sentita arrivare e...

È chiara la dinamica, no?

Eh... se non c'è altro io...

—Io toglierei il disturbo. —Elia dove sta, scusa, Madda?

Sono le nove.

Io... ho notato un biglietto.

In camera da letto, sotto al cuscino.

Quello destro.

Ma che biglietto, scusa?

Madda, scusa ma non avevo altra scelta, questa qua è una questione morale.

Quella gentaglia va fermata.

"Ciao papà, sono dovuto partire. Torno domani, non ti preoccupare."

Oh, ma che stiamo diventando matti qua dentro?

Ma chi parte a 13 anni?

E ti pareva che il telefono era acceso?

Un tale Zosulich,

—è un soggetto a voi noto? —Chi?

Zosulich, sui 50, grande, grosso, con gli occhiali a goccia, il borsello

l'ho visto spesso con suo figlio Elia.

Pensavo, non lo so,

che lo conosceste.

Io chiamo la polizia.

La prego,

lasci che le dia una mano io.

È il minimo che posso fare.

Cronologia.

Ultima pagina...

...visualizzata.

Ecco qua.

Indicazioni stradali per...

Krütting... Kröfer...

Svizzera. Tedesca a quanto pare.

Madonna mia.

È accesa la stampante?

Vabbò, io parto.

Madda?

Che è questo, di chi è? È tuo? Tieni.

Allora: furgone, casa...

Madda, perdonami, questo qua è un lavoro ingrato, Madda.

A posto.

A proposito, quello che cercavi sta tutto qua.

È la scrittura privata fra me e Lattanzi, quell'uomo di merda. Adesso vai pure.

—Vuoi dire che è sempre stata lì? —Fuori!

Forza.

Stai tranquilla a papà, eh?

(PIANGENDO) Non correre con l'auto.

Ma perché non l'accede, sto telefono?

(CELLULARE SQUILLA)

Madda, come va? Novità?

Sì, mi è tornata la voce.

Oh, bene. Sono contento.

Qui niente, sto provando a telefonare ma è sempre spento.

Sì lo so, ho provato anch'io.

(SOSPIRA) Pa'...

Senti, stai tranquillo, che secondo me non è successo nulla di grave.

Speriamo, Maddale', che ti devo dire.

Tornate presto, che vi aspetto.

(SOSPIRA) Ti voglio bene, pa'.

Anch'io a papà.

Ciao. Ciao ciao.

—TERESA: Dove stiamo andando? —Oh, madonna mia!

Ma sei scema? Mi vuoi fare andare fuori strada?

Ma dove andiamo?

Ma come dove andiamo, ma perché, non lo sai cos'è successo?

No, cosa?

Tuo figlio è scomparso, Terè.

Come, è scomparso?

È stato adescato da un uomo col borsello,

molto probabilmente un maniaco.

Ma cosa ne sai che è un maniaco?

Potrebbe essere anche un assassino, un satanista, un trafficante d'organi.

Fatto sta che adesso sta andando in Svizzera a cavargli un rene, forse due!

Belìn, che catastrofista però.

Allora sdrammatizziamo.

Ma tu ti rendi conto dove ci sta portando sdrammatizzare?

Dentro a un fosso, ci sta portando. Dai, guida concentrato.

Che di morto in famiglia ne basta uno.

Quindi stanno andando in Svizzera?

Tedesca, ti rendi conto?

Ma tu non conosci nessuno lì, non puoi fare niente?

Conosco...

È che magari sono pure protestanti.

È tutta un'altra giurisdizione.

Non abbiamo proprio contatti.

Metti la cintura.

(CAMPANACCI DELLE VACCHE SUONANO)

(VACCHE MUGGISCONO)

(AMANZIO RUSSA)

Ah!

(AMANZIO RUSSA)

Diana.

Leone?

Ma tu che ci fai qua?

Avevo un debito col mio padrone di casa e ho dovuto guidare il camper, ma...

Ma tu che ci fai qua?

Io sono venuto a cercare mio figlio.

—Hai un figlio? —Ce ne ho due, un maschio e una femmina.

È questo qua Krüttig... Kröfer... ?

Lar Fingen... sì.

—Ti è guarito il naso. —Sì.

Quindi questo qua è il tuo padrone di casa?

Sì, il sig. Zosulich.

(Amanzio russa)

Questo è il sig. Zosulich.

(BALBETTA) Che fai?

È lui che ha adescato mio figlio.

È lui che l'ha costretto a partire.

Ma chi, Elia?

Che cosa gli avete fatto?

Dove sta?

È lui che ci ha portati qui.

Siamo venuti a prendere Agostina.

Chi?

Agostina.

Chi cazz'è Agostina?

—Elia! —Shh.

Sta dormendo.

Ma quella che cos'è?

Che cos'è, un pellicano?

—Un airone? —È una cicogna.

Una cicogna?

Ha sbattuto contro un traliccio, ma ce la farà.

Ma le cicogne mangiano i pesci, o le rane?

Boh.

Mado'...

—Ma da dov'è saltata fuori? —È sua.

Ma non lo sapevi?

No.

Mio figlio non mi dice mai niente.

Rigamonti, chi è costui?

—Leone Buonvento. —Ah.

—Padre di Elia. —Lei è Zosulich?

Amanzio, per l'anagrafe.

Cosa l'ha condotta a Krüttig Kröfer Larfingen?

Mi ci ha portato mio figlio.

E credo che lei mi debba delle spiegazioni.

"La cosa più saggia che si possa fare oggi

è tacere."

Anonimo persiano.

GARIBALDI: Buenos dias.

Finalmente un buon augurio.

Il mio nome è Giuseppe.

José. E il suo?

(AGOSTINA CANTA)

Avevo un attendente che portava il suo nome.

Tale Agostino Costalonga.

L'ultima volta che lo vidi fu nel lontano '59,

durante un'imboscata nel comasco.

Stavamo rintanati dietro a un masso per ripararci dagli spari

e dal nulla il buon Costalonga mi chiedette:

"Generale, perché combattiamo?"

Tacqui, alla ricerca di una risposta meritevole,

ma tutt'a un tratto una pallottola lo colse in mezzo agli occhi.

Povero Costalonga.

Morto sul colpo senza neppure una risposta.

Battersi per un mondo migliore, avrei dovuto dirgli,

è l'unico modo che conosco per guardare la morte

senza vergogna.

Avvocato.

Patuasso?

—Pautasso. —Prego.

—Ecco qua. —Grazie.

Per lei.

Cos'è, non si fida?

—No. —Bravo.

GARIBALDI: Ecco, questa è l'Italia.

Il mio Paese.

Dove ogni vicenda sembra destinata

a sì meschina conclusione.

Ci si accorda, si insabbia,

si dimentica e a battersi

per verità e giustizia

come è sempre toccato di fare, sono

sparute e, ahimè,

sovente derise

compagini.

TERESA: Oh!

Finalmente.

("LA CICOGNA" DI VINICIO CAPOSSELA SUONA)

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