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Original subtitles

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Sezione: ISubs Movies

Traduzione: Handydandy [IScrew]

Questa e' la storia di un film mai portato a termine.

Un film progettato per la propaganda del Terzo Reich,

quell'impero infatuato della camera

che sapeva bene documentare il proprio male

in modo appassionato, sistematico

come nessuna nazione prima.

Almeno 10 anni dopo la fine della guerra,

gli archivisti della Germania dell'Est iniziarono, per la prima volta

a spulciare fra cio' che restava della propaganda di Hitler.

Migliaia di film, ritrovati esattamente dov'erano stati lasciati.

Un vano immenso, nel mezzo della foresta.

Fu li' che venne ritrovata una singola copia di un film.

Oltre un'ora di film, senza sonoro, ne' titoli d'apertura o chiusura.

Solo un breve titolo:

Il Ghetto.

Un primo abbozzo

del piu' lungo film propagandistico del nazismo,

mai girato all'interno del Ghetto di Varsavia,

il piu' grande ghetto ebraico

organizzato dai nazisti nella Polonia occupata.

Le silenziose riprese giustappongono scene in cui, meticolosamente,

vengono ripresi gli Ebrei che si godono la bella vita nel Ghetto

con immagini che non richiedevano alcuna messa in scena.

Perche' la troupe venne mandata nel Ghetto

poco prima che fosse distrutto?

E perche' la lavorazione fu interrotta quasi immediatamente?

In mancanza di una versione finale del film,

l'intento dei propagandisti non puo' essere accertato.

Lo si puo' solo supporre.

Ironicamente, dopo la guerra, questo film, commissionato dai nazisti

e' diventato un valido documento per qualunque regista o museo

che voglia scoprire cio' che realmente accadde

per raccontare l'indicibile.

La falsita' cinematografica venne abbandonata,

e le immagini in bianco e nero scolpite nella memoria

come documenti storici.

Di quella folle propaganda rimangono solo le immagini

che nascondono diversi livelli di realta'.

--== Sottotitoli a cura di IScrew ==--

Venite a trovarci su:

www.italianshare.net Sezione: ISubs Movies

IScrew presenta

"Un film non finito"

Traduzione: handydandy, [IScrew]

Maggio 1942.

Il Ghetto di Varsavia.

Sono passati due anni e mezzo dalla nascita del Ghetto.

E in tre mesi, molti di coloro che vediamo qui, furono mandati a morire.

In queste immagini, quelle persone combattono ancora per la loro vita.

Quello che il film non ci dice, e' che mezzo milione di ebrei era intrappolato qui

in questa zona recintata da mura di meno di tre miglia quadrate,

in condizioni di incredibile sovraffollamento,

colpite dalla fame e dal tifo.

Il Ghetto ospitava non solo i molti ebrei di Varsavia,

ma anche migliaia di ebrei rifugiati,

deportati da ogni angolo del Reich,

senza nulla, senza lingua,

senza alcuna possibilita' di sopravvivenza.

Coloro che venivano scoperti a contrabbandare cibo o a tentare la fuga

venivano immediatamente fermati e fucilati.

E come in ogni altro ghetto,

anche qui, i nazisti avevano organizzato uno Judenrat,

un Consiglio ebraico con a capo Adam Czerniakow,

il cui compito era organizzare, per coloro che erano dentro,

cio' che era essenzialmente diventata la prigione, prima della destinazione finale.

Mentre combatteva una guerra persa per salvare chiunque potesse,

Czerniakow insiste' per documentare gli eventi della sua vita

giorno dopo giorno, in tutta fretta, su nove taccuini.

E anche mentre il tempo scadeva,

si impegno' a scrivere diffusamente del film che veniva girato

e della sua partecipazione come attore che recitava se stesso,

inconsapevole anche della propria fine.

3 maggio, 1942

Alle 10 del mattino e' arrivata la squadra della propaganda.

Hanno iniziato a riprendere delle scene nel mio ufficio.

Per prima cosa hanno ripreso rabbini e postulanti che entravano nel mio ufficio.

Poi hanno tolto tutti i quadri e i manifesti

e hanno portato un candelabro a 9 bracci con tutte le candele accese.

7 maggio, 1942

Per le strade, filmano gli ebrei.

Oh Dio!

E se dovessi vedere qualcuno che conosco?

Continuo a pensare che fra queste persone

potrei veder passare mia madre.

Via Leszno, la strada principale, era trafficatissima.

Mi sono ricordato di quando hanno filmato le persone.

Spesso apparivano anche i tedeschi,

di solito per brutti motivi e sparavano.

Quindi, quando venivano a filmare, era molto meglio.

In ogni caso, quando arrivavano i tedeschi, significava cattive notizie.

In quel periodo, nel Ghetto, ero gia' autonoma.

Avevo gia' 8 o 9 anni.

Mia madre mi lasciava giocare in cortile,

e andavo da sola, ovunque.

Quindi li ho visti, mentre riprendevano le scene.

Filmavano i poveri e i passanti.

All'epoca non capii che avevano uno scopo preciso.

Ma, di certo, era cosi'.

14 maggio, 1942

La squadra e' sempre ben visibile.

Riprendono sia le ricchezze che la poverta' estrema.

Quando alle 4 sono tornato a casa, ho visto cameraman in uniforme.

Hanno deciso di riprendere il nostro appartamento.

Ho chiesto che una coppia venisse presa per recitare.

Hanno messo sulla porta un cartello con una scritta.

Due donne e un 'amante' maschio sono stati portati nell'appartamento

e hanno iniziato le riprese.

Nel frattempo, un ebreo anziano, con la barba alla Vandyke,

e' stato fermato per strada.

E' rimasto per ore nel mio appartamento,

ma le sua qualita' fotogeniche non sono state sfruttate.

Posso immaginare cosa sia accaduto quando e' tornato a casa

e ha tentato di dire alla moglie che non aveva guadagnato nulla

mentre aveva atteso per tre ore di diventare una 'stella'.

Mi chiedo se potro' mai rivederti, mio collega professionale.

Non abbiamo entrambi perso il nostro destino?

Che sciocchezza!

Dove mai si vedeva un fiore?

Un fiore ce lo saremmo mangiato.

Chi mai poteva rimanere nel proprio appartamento

con la mobilia e la teiera? Chi?

Solo i privilegiati, come Czerniakow.

Alle famiglie ebree non era permesso vivere in piu' di una stanza.

Quindi, prendemmo tutto quello che ci apparteneva

e lo ficcammo in una stanza.

Allo stesso tempo, una famiglia che non avevamo mai visto prima

improvvisamente prese possesso della camera da letto dei miei genitori.

Quando ridussero l'area del Ghetto,

fummo espulsi dalla nostra casa,

e, in due giorni, dovemmo trovarci un posto in cui vivere.

Lo trovammo e iniziammo a portare li' le nostre cose.

Ci vennero date una stanza e una cucina.

E mio padre ingaggio' un uomo che aveva un carretto senza cavallo.

Mentre spingevamo il nostro carretto

con tutte le nostre cose, avanti e indietro,

li vedemmo riprendere vicino al "Femina." (N.d.T.: cinema di Varsavia)

Quando ci accorgemmo di essere inquadrati,

mio padre ebbe paura e lascio' le stanghe.

I tedeschi lo raggiunsero e lo picchiarono

fin quando lui non cadde e lascio' andare il carretto.

Iniziai a urlare come una pazza.

Mio padre era stesa per terra.

"Smettila di urlare", mi disse, "o picchieranno anche te!"

Mi premetti la mano sulla bocca e smisi di gridare.

I tedeschi ci lasciarono e continuarono le riprese.

Alzai lo sguardo e vidi due uomini

accanto al cavalletto della telecamera.

Riprendevano gli esterni.

Il Ghetto non era un luogo di lavoro confortevole

per gli ufficiali delle SS che organizzavano la sua progressiva distruzione.

Sedevano nei loro quartier generali oltre le mura del Ghetto,

al Bruehl Palace, che era nella zona ariana di Varsavia.

Nel maggio del 1942, il loro comandante era il giovane

Commissario delle SS Heinz Auerswald,

che inoltrava ai suoi superiori dei resoconti settimanali.

Descriveva lo svolgimento delle attivita' all'interno del Ghetto,

comprese le esecuzioni che lui stesso aveva ordinato.

Il tono dei suoi resoconti era passivo,

come se quelle cose fossero accadute spontaneamente.

Resoconto settimanale, 5 maggio1942:

'Le riprese all'interno del Ghetto, continuano,

'nonostante la mancanza di collaborazione degli abitanti.

'Durante le riprese nel Ghetto,

'c'e' stata una sollevazione nella prigione ebraica.

'Quando il gruppo dei cameraman, e' arrivato

'con i rappresentanti del Consiglio ebraico,

'il panico si e' diffuso fra i prigionieri.

'Quelli accusati di vivere nel Ghetto senza autorizzazione, si sono convinti

'che sarebbero stati giustiziati.

'Donne e bambini sono svenuti.

'Tutti si sono calmati

'solo quando e' stato chiarito il motivo della visita.'

'19 maggio, 1942

'In attesa della telefonata di Auerswald per parlare del film.

'Nel pomeriggio, e' stato preparato un salone per le riprese.

'Un ballo con champagne si terra' domani, alle 8:30 di sera.

"Le signore" dovranno vestire abiti da sera.

'E' arrivato un fattorino con le istruzioni

'Io dovro' recitare il ruolo dell'ospite.

'Ho chiamato Auerswald, e questi mi ha proibito di recitare.

'Mi ha detto che mi dovro' trovare al Centro della comunita', alle 7:30,

'dato che qualcosa potrebbe ancora essere modificato.

'Cio' significa che non tutto e' stato ancora definito.

'Avro' la forza di perdonarmi per aver partecipato a questa storia?

'Piu' tardi ho visto un carro funebre, tutto coperto di fiori

'presi dal cimitero e portati nel salone.

'Tutta la citta' parla delle deportazioni.

'Si dice che siano decine di migliaia.

'Lavorare in queste condizioni e' ammirevole,

'e quindi continuiamo a farlo giorno dopo giorno.'

Per molti anni, i ricercatori hanno cercato di capire chi abbia ripreso il film,

ma nessuno degli indizi, neanche uno dei documenti scoperti,

ha potuto risolvere il mistero.

Solo piu' tardi, negli anni '60,

venne scoperta una traccia negli Archivi della citta' di Varsavia.

Era un permesso di ingresso, tedesco, al Ghetto,

rilasciato proprio al tempo delle riprese del film.

Un unico documento che riportava un solo nome:

Willy Wist, e la sua professione: cameraman.

Willy Wist, smise di fare riprese subito dopo la guerra

e divenne un mercante di ferrivecchi.

Con grande paura, copri' le proprie tracce,

e brucio' le copie dei film da lui fatti durante la guerra.

Di tutti quelli coinvolti, fu l'unico a essere rintracciato.

Anni dopo, quando i tribunali tedeschi iniziarono

a perseguire i criminali nazisti locali,

compresi gli avvocati, le ex-S.S., e il Commissario del Ghetto di Varsavia,

Heinz Auerswald, Wist fu tra coloro chiamati a testimoniare.

I cancellieri dei processi

riportarono con precisione le domande e le sue risposte,

offrendo cosi', per la prima volta,

il punto di vista di un uomo dietro la telecamera.

Signor Wist, la Corte vorrebbe sapere

se lei fu assegnato al Ghetto di Varsavia, durante la guerra.

Si'.

Nel 1942, fui inviato li', da Berlino con altri tre giornalisti,

cameraman e fotografi.

Fummo di stanza a Varsavia.

Lavorai li' come cameraman.

Quando avvenne, esattamente?

Probabilmente nell'inverno fra il '41 e il '42.

Signor Wist, mi permetta di rinfrescarle la memoria.

Questo e' il suo permesso di ingresso a Varsavia.

E' probabilmente vero che ero a Varsavia nel 1942.

Direi nell'inverno del '42 perche'

ricordo che a Varsavia

il freddo era polare.

Lei o i suoi colleghi, avevate idea

di cio' che vi aspettava nel Ghetto di Varsavia?

Mentre andavamo a Varsavia, noi cameraman

non avevamo idea di cosa ci aspettasse.

Com'era accaduto tante volte, in precedenza,

ci venne detto solo che avremmo dovuto fare delle riprese in citta'.

Ricordo chiaramente che per strada riprendemmo gli scambi commerciali.

Riprendemmo anche

degli esterni, per le strade.

E case sovraffollate.

A questo riguardo, ricordo che mi fu detto di riprendere

una montagna di feci nel cortile di uno di questi caseggiati.

Ricordo che pensai

che a causa dell'inverno

o del numero di persone,

i gabinetti non funzionassero piu'.

Vede la spazzatura?

Le persone la gettavano dalle finestre

perche' erano troppo deboli per scendere.

Le persone affamate diventano apatiche. Non si preoccupano piu' di nulla.

Quelle montagne di immondizia sono vere.

A quel tempo, avevo 10 anni.

In realta' ero la figura piu' importante della famiglia.

Mia madre mi mandava alla discarica municipale di Varsavia,

e quando tornavo a casa,

li vedevo mangiare quello che avevo portato.

5 maggio, 1942

Nel pomeriggio, i cameraman hanno lavorato

nella camera da letto di vicini dei Zabludowsk.

Hanno fatto entrare una donna

che doveva truccarsi di fronte allo specchio.

Oltre a tutto questo, continuano le voci sulle deportazioni,

e sembrano abbastanza fondate.

Il Commissario Auerswald ci ha ordinato di riunire 900 persone

che partiranno domani per un campo ignoto.

Ha incontrato il Commissario in capo del quartiere ebraico, il Dr. Auerswald?

Non ricordo questo nome. Mai avuto rapporti col suo dipartimento.

Signor Wist, potrebbe dirci, per una nostra maggiore conoscenza,

se si e' mai parlato dello scopo del film?

Non ho mai saputo la finalita' dei film che ho girato.

Comunque, mi era chiaro che servivano alla propaganda,

soprattutto perche' ci soffermavamo sulle estreme differenze

fra gli ebrei ricchi e quelli poveri.

Mi ricordo di quella donna.

Camminava col bambino in braccio,

e piangeva, e chiedeva un pezzo di pane.

Avevo 13 anni.

Facevo contrabbando di carne Kosher dentro il Ghetto di Varsavia,

col tram, fra le case vicine al confine del Ghetto,

attraverso dei buchi nel muro.

Ero sempre in movimento,

e vedevo tutto quello che accadeva.

Riprendevano continuamente.

Per esempio, portavano delle oche al mercato

per dimostrare che gli ebrei vivevano in condizioni accettabili.

Questa e' carne di cavallo.

Non tutti potevano permettersela.

Chi aveva roba o soldi

riusci' a comprare cibo quasi sino alla fine,

anche se a prezzi esorbitanti.

C'erano 20, o forse 50 persone

che potevano farlo.

La maggior parte non aveva nulla da mangiare,

ne' abiti, ne' da potersi riscaldare perche' avevano venduto tutto.

Aspettavano solo di morire.

Gente che apparteneva a famiglie rispettabili

metteva i loro cari, che erano morti, sul pavimento.

Al mattino, ti svegliavi e trovavi un cadavere ogni 100 metri.

Avevo 18 anni e lavoravo all'ufficio postale.

Un giorno, passeggiavo per Leszno Street,

e improvvisamente, una grossa jeep piena di tedeschi

si accosto' al bar.

Una giovane donna era stesa accanto al bar.

Dopo sessanta anni, la ricordo ancora...

Ricordo com'era, anche se non ricordo il viso.

Potevo vedere benissimo cosa stavano facendo.

Non toccarono nessuno.

Ripresero il bar e la donna. E ridevano.

Era una donna giovane.

Era chiaro che stava morendo di fame.

Potevi leggerlo sui loro volti.

Relazione finanziaria:

A marzo 1942, sono state consegnate queste merci:

2,18 kg di farina a testa,

0,199 kg di zucchero (bianco e giallo) a testa,

1/5 di uova a testa,

0.93 kg di verdura fresca a testa,

0.077 kg di sale (bianco e grigio) a testa.

dato che 1/5 di uova al mese corrisponde a 2,4 uova all'anno,

e' evidente che le persone si rivolgono al mercato libero

per potersi assicurare il livello minimo di nutrimento.

Il contrabbando lungo le mura del Ghetto e' stato drasticamente ridotto.

Alcuni ebrei, sorpresi a fare contrabbando, sono stati uccisi,

e per questo, il contrabbando si e' ridotto.

E' Rubinstein! Per Dio!

"Alle gleich," tutti sono uguali, cosi' gridava.

Vedi come erano stese le persone, per strada?

La gente viveva li'.

Ci rimanevano fino alla morte.

Che senso aveva mostrare queste cose?

Per mostrare il contrasto? Ce n'erano tanti, di contrasti, nel Ghetto.

Molte perone si tenevano pulite e salvavano la propria dignita'.

Noi facevamo la doccia e ci lavavamo i denti, tutti i giorni.

Nostra madre si prendeva cura di noi,

anche in quelle condizioni impossibili.

Quelli che non morivano di fame

non dimenticavano la propria umanita'.

La gente scherzava, nel Ghetto, e rideva.

A volte, cantavano, persino.

Le persone facevano cio' che potevano.

Questo era il contrasto maggiore...

e il paradosso creato dai tedeschi.

Signor Wist, eravate consapevoli della paura degli ebrei

quando vi presentavate, accompagnati dalle S.S.?

Da un lato, non potevo avere rapporti con gli ebrei

perche' le S.S. li allontanavano immediatamente.

Dall'altro, ci portavano gli ebrei

che ritenevano opportuno che noi riprendessimo.

Non so a quale compartimento appartenessero quelle S.S.,

o chi fosse il loro comandante.

Vorrei chiarire che gli ebrei erano terrorizzati dalle S.S.

Durante le riprese non s'e' mai verificato alcun incidente.

Mentre i nazisti riprendevano la loro versione della storia,

gli ebrei rischiavano la vita creando in segreto

il proprio Diario della vita nel Ghetto,

usando carta e penna, invece che la cinepresa.

Lo storico Emanuel Ringelblum,

che ebbe il coraggio, all'inizio della guerra, di dire come sarebbe finita,

aveva iniziato a organizzare un immenso archivio sotterraneo,

per documentare la lotta quotidiana e l'annullamento

di una delle maggiori comunita' ebraiche europee.

Sapendo che una cronaca scolastica non avrebbe potuto catturare

le diverse sfaccettature di questa tragedia,

suggeri' a chiunque fosse capace di resistere di tenere un diario personale.

Sino ai suoi ultimi giorni nel suo nascondiglio,

continuo' a raccogliere dozzine di singole voci

entro un ritratto variegato

il ritratto finale.

Scrivevano tutti: giornalisti, scrittori, insegnanti, figure pubbliche,

giovani e persino bambini.

Tutti erano consapevoli del lavoro che facevano

e della sua importanza per le generazioni future.

Il nostro principio guida fu che il lavoro dovesse avere piu' facce.

Il secondo principio fu l'obiettivita'.

Volevamo mostrare l'intera verita', per quando amara fosse.

Alcuni amici che sapevano del mio diario segreto

suggerivano che, data la disperazione, dovessi smetterla di scrivere.

"Perche' lo fai? Per quale scopo? Lo pubblicherai mai?"

"Le tue parole, saranno mai ascoltate dalle generazioni future?"

Non ho mai dato loro ascolto.

Sentivo che continuare a tenere quel diario

sin quando non fossi fisicamente ed emotivamente incapace

fosse una missione storica che non andava sottovalutata.

Il mio potere creativo non e' mai stato zittito,

anche quando non ho mangiato nulla per cinque giorni.

Continuano a riprendere di tutto, fra le mura del Ghetto.

Tutte le scene vengono ben preparate.

Su Smocza Street, hanno raccolto degli ebrei

e hanno ordinato alla polizia ebrea di disperderli.

Per ottenere un maggior effetto 'naturale',

hanno sparato in aria per spingere le persone a fuggine, nel panico.

Sono passati 45 anni dal momento in cui

il film della "propaganda interrotta" e' stato scoperto

finche', per caso, non e' stato ritrovato un altro nastro.

Conteneva scene scartate

delle prime riprese, lasciate in fase di montaggio.

Scene che non si voleva far vedere

dimostrano i continui tentativi di ripetere e ripetere ogni ripresa

per dare loro un maggiore realismo.

Rivelano i diversi angoli da cui sono state riprese queste scene,

anche se i cameraman, a volte,

inavvertitamente si riprendevano fra di loro.

Sa chi disse a lei e agli altri cameraman, cosa riprendere?

Un uomo con l' uniforme delle Squadre d'Azione ci portava nei diversi posti,

o con la divisa marrone del partito.

Lo chiamavamo "Goldpheasant." (NdT: Fagiano dorato)

Ricorda il suo nome e il suo grado?

Non ho idea di come si chiamasse.

A giudicare dal suo aspetto, doveva ricoprire una posizione importante.

Credo che coordinasse la propaganda a Varsavia.

Potrebbe descrivere i rapporti che lei ebbe...

con questo cosiddetto "Goldpheasant?"

"Goldpheasant" ci mandava

nei diversi posti o dai gruppi di ebrei.

Non ci ha mai spiegato il senso del film.

Diceva soltanto che dovevamo riprendere questo o quello.

Per quel che posso dire, non capiva nulla di riprese.

Dovevamo continuamente dirgli che, date le condizioni,

non potevamo fare delle riprese valide.

Non avemmo mai la possibilita' di esprimerci.

Venivamo mandati da "Goldpheasant"

in luoghi, da singole persone, o da gruppi.

Non avevate la possibilita' di esprimervi liberamente?

No, assolutamente.

So che il film fu revisionato a Berlino.

Non abbiamo mai saputo che fine avesse fatto.

Oggi hanno organizzato una ripresa nel ristorante di Szulc.

Hanno radunato dei tipici ebrei, ben vestiti,

li hanno fatti sedere ai tavoli, e ordinato che venissero serviti,

a spese della Comunita' ebraica,

pesce, oca, liquore, dolci e altre piacevolezze.

Gli ebrei mangiavano e i tedeschi riprendevano.

Non e' difficile immaginare la motivazione che c'era dietro.

Che il mondo veda in che modo vivono gli ebrei.

Queste scene disgustose sono andate avanti per ore.

Ieri mattina, i tedeschi hanno fatto uscire tutte le cameriere.

Le ragazze erano in fila in strada

ed e' stato detto loro di sembrare felici e graziose.

Nello stesso momento, hanno preso dei ragazzini straccioni

e hanno ordinato loro di camminare accanto alle cameriere eleganti

a mani tese, senza che nulla fosse dato loro.

L'hanno fatto per dimostrare che mentre vivono nel lusso,

gli ebrei non danno nulla a chi ha fame.

Anche mia madre aveva un bel cappotto,

forse anche un cappello. E allora?

Significava che la vita scorreva sempre uguale?

Dopo le riprese, queste persone sparivano

dopo essere state messe sui camion o usate in altro modo.

Forse credevano che partecipare alle riprese li avrebbe salvati,

ma non fu cosi'!

Il loro destino era uguale a quello di chiunque altro.

Relazione settimanale, 19 maggio, 1942

'Girano voci che i tedeschi abbiano usato il gas

'per la prima volta.

'Da giorni circolano voci che arrivano dai nuovi insediamenti a Varsavia,

'e hanno creato un panico immenso.

'Come al solito, quelli che spargono voci sanno, da 'fonti attendibili',

'che le autorita' tedesche intendono spostare gli ebrei di Varsavia

'verso Est'.

Il giorno successivo, alle 8 del mattino, fu ordinato agli attori di trovarsi

al New Azazel Theater.

Durante le prove con gli attori sul palco,

un gruppo di soldati ha preso delle persone.

La gente ha iniziato a correre e il panico a crescere,

e i tedeschi hanno colpito duramente chiunque.

Poiche' nessuno sapeva perche' fossero tenuti li',

si potevano sentire il pianto e le grida

dei ragazzini fermati insieme ai loro genitori.

Quando un attore terminava la sua parte,

il pubblico doveva gridare "Bravo!"

Il pubblico fu trattenuto nel teatro

sino alla fine delle riprese, alle 8 di sera

senza cibo e senza poter fare i propri bisogni.

Quando un attore cantava una canzone allegra,

fu ordinato al pubblico di ridere rumorosamente.

Povero quello che non lo faceva in modo appropriato!

Il suo destino era segnato.

Hanno riso come mai avevano fatto prima.

I tedeschi hanno ordinato agli attori di esagerare il piu' possibile.

David Seiderman ha cantato "My Yiddisher Mame."

Ruth Zandberg, che lo accompagnava al piano, piangeva.

Sua madre, l'attrice Yiddish Zusha Zandberg, era da poco morta di tifo.

Lo scopo del film e' abbastanza chiaro.

I tedeschi sono interessati ad ogni aspetto della vita nel Ghetto.

Non e' difficile capire le loro intenzioni

riguardo questo progetto 'artistico'.

Vogliono cogliere in modo 'obiettivo'

gli aspetti del cosiddetto carattere popolare ebraico.

Di fronte ai nostri occhi, si svolge il prologo di una grande tragedia.

Anche se non ne conosciamo il nome, possiamo avvertire di cosa si tratta.

Il titolo del prologo: "Un film ebreo."

Un gruppo di artisti sono arrivati dalla Germania

con una lista di scene che la comunita' deve preparare per loro.

A quel punto, anche i ciechi potevano vedere tutto chiaramente.

La comunita' deve preparare una cerimonia di circoncisione, una nuziale,

il Sabbath, tutto nella Sinagoga e nel cimitero, e le feste.

Tutto questo ha un solo scopo:

Provare ai "giusti gentili"" nei campi di Hitler, che lui ha ragione,

che esiste solo un modo per avere a che fare con gli ebrei: l'Annientamento.

Vorrei leggervi alcune parti tratte dal diario

del capo della Judenrat, a Varsavia, Adam Czerniakow.

Czerniakow scrisse quotidianamente tutto quello che riguardava le riprese.

Il diario del Capo della Judenrat si e' salvato?

Si'. Leggero' dei passi successivi al maggio 1942.

Lei mi puo' interrompere e aggiungere altri dettagli.

Czerniakow scrive:

'12 maggio, 1942

'Ieri, hanno ripreso una circoncisione.

'Hanno insistito che essa avesse luogo

'in un appartamento privato invece che in un ospedale.

'Dato che "l'attore" pesa meno di 2 kg,

'c'e' il pericolo che non viva a lungo.'

Non ricordo questo evento.

Puo' essere stato filmato da altri della squadra.

Nascevano bambini. Poveri bambini.

Fu la loro fine e quella delle loro famiglie.

Sembrava che anche mia madre fosse incinta.

Mi ricordo che torno' da un qualche posto

e rimase a letto per due giorni.

Credo che...

avesse abortito.

E penso che siamo stati fortunati

che sia accaduto nella primavera del '42.

Fosse successo tre mesi dopo, quando inizio' la deportazione,

saremmo stati tutti messi a morte a causa di quel bambino.

Questa settimana inventarono un nuovo modo per torturarci.

Per prima cosa, riunirono dozzine di belle e giovani donne

e le portarono al bagno rituale ebraico.

Poi, presero degli uomini e li portarono allo stesso bagno rituale.

Mentre un nazista colpiva sul capo quelli che erano stati presi,

il suo collega stava in un angolo con le cinepresa.

Non e' una calunnia. Qui c'e' il film.

Ora mi ricordo

che un giorno ci venne detto di riprendere dentro il bagno rituale.

Ci portarono in un palazzo abbastanza vecchio

che aveva una vasca al piano terra o nello scantinato.

Molte donne nude entrarono esitanti nella vasca.

Almeno 8 di loro,

erano nell'acqua sino ai fianchi.

Una era una donna ebrea anziana, e credo che anche lei fosse nell'acqua.

Mormorava qualcosa che credo fossero delle preghiere.

Erano le donne meglio nutrite.

Fu difficile riprendere nel bagno perche' la luce non era sufficiente.

Oggi, i tedeschi hanno organizzato una scena originale

all'angolo fra Nowolipki e Via Smocza.

Hanno usato i migliori carri funebri,

portati da loro stessi proprio per il film.

Vogliono provare che gli ebrei non solo vivono bene,

ma muoiono con dignita' e hanno anche funerali sfarzosi.

Non ce ne verra' nulla di buono da tutta questa follia.

Ma gli ebrei non conservano i defunti nelle bare!

Nella primavera del '42,

c'erano cadaveri sui marciapiedi.

Io, che riuscivo ancora a camminare,

dovevo farlo fra i cadaveri.

Mi affrettavo per le strade come un topo,

e all'improvviso apparve un'automobile.

Ne discesero due tedeschi

e un terzo punto' la cinepresa sui cadaveri.

Mi nascosi.

A delle persone che sembravano piu' o meno ancora umane

fu chiesto gentilmente di camminare accanto ai cadaveri, a testa alta.

Passavano e poi tornavano indietro,

e poi ancora e ancora.

E' vero che passavamo via.

Nessuno guardava, era impossibile.

Diventavamo indifferenti alle altrui sofferenze

perche' altrimenti sarebbe stato impossibile vivere.

Era terrorizzante, perche' avrei potuto essere il prossimo.

Quando fece buio...

stavo camminando per Via Karmelitzka,

che era affollata di persone,

inciampai in qualcosa

e persi l'equilibrio.

Quando aprii gli occhi, vidi che ero caduto su un cadavere.

Il mio viso quasi sfiorava il suo,

e stavo tremando.

Poi, improvvisamente,

fu come se tutti i cadaveri che avevo evitato di guardare sino a quel momento,

fosero li', sul volto di quell'uomo.

Era un essere umano.

Tornai a casa e raccontai tutto a mia madre.

Solo allora, iniziai a piangere,

piansi molto.

Ero sempre stata ottimista e forte,

ma all'improvviso crollai.

Mia madre prese del pane e ci mise sopra un po' di marmellata.

Mi diede una fetta di pane.

Una fetta di conforto.

Maggio 1942.

Il Ghetto di Varsavia.

Venne ripreso da uno dei colleghi di Willy Wist,

che aveva delle pellicole a colori,

e la sua cinepresa personale.

Sembra che avesse trovato il tempo per riprendere la propria visione del Ghetto,

sebbene l'intero film

comprendesse scene di folla organizzate della squadra.

Questa e' la processione funebre.

E questo e' il mercato.

E per un breve attimo, uno dei cameraman

viene inquadrato.

Ricorda altro, circa le riprese nel Ghetto?

Nel Ghetto di Varsavia, ricordo di aver visto

un ebreo che girava con un carretto carico di morti.

Lo vide prenderne uno di fronte a una casa

e poi andare verso il cimitero.

Ricordo una gamba e un braccio che pendevano.

All'ingresso del cimitero, c'erano delle specie di baracche

dove venivano scaricati i cadaveri.

C'erano almeno 40 o 50 corpi che dovevano essere seppelliti.

Ripresi la baracca dall'esterno.

Oggi non riesco a guardare queste cose.

Non ne sono piu' immune.

Oggi sono umano, oggi posso piangere.

Sono felice di poter piangere...

ora che sono nuovamente umano.

Ricordo che dovetti riprendere una fossa comune

dove c'erano corpi su corpi.

Non so dire quanti ce ne fossero

sotto quelli che riuscivamo a vedere.

Ricordo che i corpi venivano fatti scivolare giu'.

Due operai ebrei stavano in piedi, dentro la fossa,

e mettevano i corpi uno accanto all'altro.

Ricordo vagamente che i cadaveri venivano cosparsi di cloruro.

Credo che i corpi fossero nudi,

ma non ne sono certo.

Le persone erano solo pelle e ossa.

All'epoca ebbi l'impressione che fossero morti di fame.

Quelle scene di Varsavia ebbero un profondo impatto su di me

sebbene, successivamente,

dovetti vederne altre.

Esse agitarono i miei pensieri per un po'.

Signor Wist, durante le riprese,

eravate davvero inconsapevoli del progetto di deportare e distruggere

a breve termine la popolazione ebraica?

Posso solo dire che a quel tempo, non sapevo nulla

dell'orribile destino che attendeva gli ebrei di Varsavia.

Fu solo dopo la guerra che seppi

dello sterminio pianificato nel campo di sterminio di Treblinka.

Durante le riprese nel Ghetto di varsavia,

spesso ebbi l'occasione di parlare con gli ebrei

che erano stati portati dalla Germania.

Da queste conversazioni,

ebbi l'impressione che avessero ancora la speranza

e che si aspettassero

di venire deportati nel Madagascar o da qualche altra parte.

Erano convinti che sarebbero rimasti a Varsavia per poco tempo.

Sono assolutamente convinto che a quel tempo non avessero idea

di quale sarebbe stato il loro destino.

Sebbene in quei giorni la malnutrizione delle persone

di Varsavia fosse chiara,

non ho mai pensato che queste persone

sarebbero state uccise sistematicamente.

Dopo 30 giorni di riprese,

raccolsero le cineprese e le luci e andarono via.

Meno di due mesi dopo,

gli ufficiali delle S.S. entrarono nell'ufficio di Czerniakow,

il capo della Judenrat, e gli dissero di preparare una lista

di migliaia di ebrei per l'immediata deportazione a Treblinka.

Czerniakow era piu' che certo che Treblinka non fosse che una tomba di massa.

Il giorno seguente, quando la lista di ebrei fu stesa,

ingoio' le capsule di cianuro conservate dall'inizio della guerra,

e nel silenzio della sua morte, scrisse alla sua gente: "Questa e' la fine."

Questi furono anche i giorni durante i quali il film della propaganda

avrebbe dovuto essere reso pubblico.

Presto venne sotterrato nella capanne degli archivi.

Sulla scatola, un unico titolo:

Il Ghetto.

Traduzione: Handydandy [IScrew]

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