All language subtitles for 81734013-it

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American) Download
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

[suona "Spazio tempo" di F. Gabbani]

[Gabbani] ♪ Mmm, mmm, mmm… ♪

Stai attento.

- Sì. - Me lo prometti?

Promesso.

[Gabbani] ♪ Solo un'occasione quaggiù ♪

♪ Tra l'azzurro e il buco nell'ozono ♪

♪ Tra John Lennon, Paul e Yoko Ono ♪

♪ Il passato non dimentica ♪

♪ Il futuro fa ginnastica ♪

♪ Si prepara tutti i giorni per te ♪

♪ Canta un po' "Albachiara" E un po' "My way" ♪

♪ Schiaccia il tasto Rec e il tasto Play… ♪

[donna] Manuel?

[Gabbani] ♪ Natale In un qualsiasi lunedì… ♪

Sei tornato adesso? Dove sei stato stanotte?

Sono sceso giù un'ora al box, avevo una cosa da fare.

[Gabbani] ♪ È solo una follia… ♪

Laura?

Mmh?

Dai, facciamo tardi!

Perché, che ora è?

- Le 7:20. - Eh? Le 7:20?

[Gabbani] ♪ È un giorno che va via ♪

♪ Un appuntamento ♪

♪ Un battito perpetuo… ♪

[squilli di cellulare]

Chi è?

Uno stronzo.

Mio padre.

[Gabbani] ♪ E millenni, tutti gli anni ♪

♪ Aspettando primavera ♪

♪ Un Platone o un Botticelli d'emblée ♪

♪ La maieutica del fai da te ♪

♪ Vuoi morire e vivere con me? ♪

♪ E poi così, il tuo ritorno ♪

♪ Eclissi in un qualsiasi mezzogiorno… ♪

[vociare indistinto]

- Chissà come sarà il nuovo prof. - Mmh.

Speriamo che non sia come l'ultimo, lo odiavo.

Io spero che sia una donna.

Ma che dici, sei pazza? Le donne sono più cattive. Guarda me.

[Gabbani] ♪ Un punto del tempo ♪

♪ È un giorno che va via ♪

♪ Un appuntamento ♪

♪ Un battito perpetuo ♪

♪ Che dura un momento ♪

♪ Ma il momento per fermare il tempo… ♪

Dante!

- Ada cara. - Sei in ritardo.

- Lo so, la macchina non va. - Dovevi arrivare un'ora fa.

- Ne parliamo dopo? Qual è la mia sezione? - Terza B.

Terza B.

Non sei cambiato.

Neanche tu.

[bussa alla porta]

Scusatemi, permesso. Scusate.

Scusate il ritardo. Buongiorno.

- [insieme] Buongiorno! - Buongiorno a tutti.

[insieme] Buongiorno.

Salve, allora, io mi presento.

Sono Dante e sono il vostro nuovo professore di filosofia.

Vorrei intanto rompere un po' il ghiaccio. Vorrei sapere qualcosa di voi.

Ad esempio, secondo voi chi è il più spiritoso della classe?

- Eccolo qua. - Sei tu?

- Tu ti chiami? - Matteo.

- Matteo, ti autonomini il più spiritoso. - Sì.

Ah, bene. Invece il più serio, quello che non ride mai?

- [insieme] Giulio. - Ti senti molto serio, Giulio?

Il più bravo o la più brava?

[insieme] Laura.

Su di te sono tutti d'accordo, sei la più brava.

Veniamo alle cose un po' più interessanti.

Tipo chi è il caso disperato, il caso che non si può recuperare?

Non si può sapere. C'è sempre un caso disperato, eh.

[brusìo]

[bussano alla porta]

Qualcosa mi fa pensare…

Che c'è da ridere?

- Buongiorno! - 'Giorno.

- Tu sei? - Il caso disperato.

- Manuel. - Manuel.

Arrivi sempre in ritardo?

Non è ritardo, sono dieci minuti.

Qui non chiudono i cancelli?

- [insieme] No. - Sì, io passo da dietro.

Ah, da dietro?

A quest'ora poi non so nemmeno come mi chiamo.

[risate] [Dante] Ho capito.

Certo. Allora, ragazzi, mi è venuta un'idea.

Perché non prendete giacche e giubbotti e mi seguite? Eh?

- Dove? - Coraggio, un po' di vivacità.

Facciamo quattro passi.

- [Dante] Non c'è niente di male. - [ragazza] Subito.

- Professore. - Ciao. Coraggio!

- [ragazza] Piacere. - [Dante] Piacere mio. Piacere.

- [ragazzi] Piacere. - [Dante] Ciao, piacere. Ciao.

[Dante] Tu sei più alto di me, eh?

Bene, bene.

Anita!

Ettore!

- Ciao! - Ciao!

- Che sorpresa! - Ettore!

- Come stai? - Che piacere vederti!

- Sembra ieri. - Cinque anni.

Eh! Fatti un po' vedere.

Sai che sei più bella?

- Sempre e solo Manuel? - Sì. È lui l'uomo della mia vita.

Sai che ho aperto un locale mio qui vicino?

- Ma dai. - Mi va molto bene, sì.

Ah.

Però, ora che ci penso, ho bisogno di un direttore di sala.

No, grazie, Ettore.

- Sei gentile, ma… - Eri bravissima.

Ma io ora vivo di traduzioni, faccio la traduttrice.

Senti, però, poi un'altra sera ce ne andiamo a un cinema?

Va bene. Mi ha fatto piacere vederti.

Quello però senza Manuel.

- Sì, il cinema senza Manuel. - Eh?

[Ettore ridacchia]

- Anche a me ha fatto piacere. - Ciao. A presto.

Ciao.

Guardate che meraviglia! Pensiamo agli uomini di quel tempo.

Ai loro pensieri, ai loro dubbi.

Immaginerete che fossero completamente diversi

dal vostro modo di essere al mondo.

In realtà, non è così. Ad esempio, stamattina…

- Manuel? - Sì.

Mi ha detto:

"Prof, io a quest'ora non so nemmeno chi sono."

È un pensiero piuttosto rupestre. Chi è Manuel per se stesso?

Chi siamo noi? Che ci facciamo, al mondo?

Questo non lo decidiamo noi, lo decidono i nostri genitori.

Per me non ha deciso nessuno, sono uscito fuori per sbaglio.

- Infatti sei sbagliato. - Oh!

Tutte queste domande hanno trovato una loro casa

in una disciplina che si chiama "filosofia".

Ma…

[sospira]

Socrate è stato uno dei primi a darci un metodo,

quello di porci delle domande, di ragionare con la nostra testa.

Ecco, io vi segnalo che non è facile ragionare solo con la nostra testa.

La filosofia, in questo senso, può anche darci una mano.

Il filosofo non accetta il mondo passivamente per quello che è.

La filosofia non può darci risposte definitive, assolute

ma può farci sentire meno soli in questa ricerca, no?

E questo, ragazzi miei, significa proprio crescere.

- Buffone. - Capito?

Altro esempio. Prendiamo quel catorcio laggiù.

Lo vedete?

Quella è la prova tangibile

della fallacità, non fraintendete la parola…

- Della modernità o tecnologia. - È sua?

Ma noi, che siamo pensatori in erba, possiamo darle una mano.

Cercare di ridarle vita, di trovare una motivazione di esistere,

di ritrovare la strada di casa. Venite con me.

[vociare indistinto]

- "Di casa"? - Di casa sua.

Questo come si chiama? Sfruttamento dell'uomo sull'uomo?

- No, si chiama "mutuo soccorso". - Mortacci.

- [Dante] Mi allargo, che c'è la curva. - [ragazzo] Dai, dai.

[sospira]

[Dante] L'ultimo sforzo, dai. Bravi, ragazzi.

Piano, eh! Dai, un po' di forza.

- [Dante] Dai, ce la fate? - [ragazzi] Sì.

[Dante] Ok, grazie.

[vociare indistinto]

Arrivo.

- [bidello] Non si saluta? - [Simone] Che significa?

[dialogo inudibile]

Non bastava averti come padre?

Pure come professore?

Magari è un'esperienza. Potresti scoprire che come professore

sono meglio che come padre.

- Poco, ma sicuro. - Sì?

Sì.

Perché non me l'hai detto prima? Volevi farmi una sorpresa?

Complimenti, perché ce l'hai fatta.

Pensavo che tua madre te l'avesse detto. Ti ho chiamato, non rispondi.

[Dante] Eh!

Dai, chiudiamo questa polemica, eh?

Ci diamo un abbraccio? Un abbraccio.

[suona la campanella]

[vociare indistinto]

Hai qualche problema? Eh?

- Devi farti i cazzi tuoi. - Ragazzi, basta.

[vociare indistinto]

[uomo] Via!

- Da quanto non lo vedevi? - Due anni.

L'ultima volta, a Torre del Greco, abbiamo litigato…

- …e da quel momento è sparito. - Mmh.

Sei certo che non avrai problemi a insegnare qui con lui?

Tranquilla.

Quando mi dici così, è il momento che mi preoccupo.

- La classe di Simone non è facile. - Mmh?

- Il ragazzo con cui litigava, Manuel… - Sì.

È ripetente. E purtroppo sta nella tua sezione.

Perché "purtroppo"? Perché?

I bravi ce la fanno da soli, no?

- Noi siamo qui per i Manuel, o no? - Sì.

- Dai, ti presento i colleghi. - Sono simpatici?

- Misti. - "Misti."

Ecco il nostro nuovo professore di filosofia.

Buongiorno, piacere di conoscervi.

- Buongiorno. - Lombardi, latino.

- Ave! - Cave canem.

Franco De Angelis, italiano. Piacere.

Starò attento ai congiuntivi.

Piacere, Marina Girolami. Insegno matematica.

Io in matematica sempre tre. Purtroppo…

[risate]

Prof. ssa Testa, inglese.

- How are you? - Fine, and you?

- I'm fine too, thank you. - Great.

- Battaglia, educazione fisica. - Ahi! Si sente dalla morsa, complimenti.

- Stagno, scienze. - Allora siamo un po' cugini, diciamo.

[Stagno] Stesso DNA.

- Esatto. - Grazia Morelli, arte.

- Che meraviglia! - Moglie di De Angelis.

Che bella coppia! Complimenti.

- È un piacere essere qui. - Benvenuto.

- Il nuovo di filosofia mi ha colpito. - Sì, pure a me.

Non mi pare il solito tritapalle, è uno a posto.

Ma a posto di che? È un fanatico.

- È tutta scena. - [tutti] No, non è vero.

[Giulio] Sì, se la crede troppo.

- No, secondo me, è fico. - La penso come Luna.

Brava.

- È fico? - Sì.

Ragazzi! Secondo voi com'è il nuovo di filosofia?

Secondo me, il nuovo prof di filosofia è un grandissimo stronzo.

È arrivato il so-tutto-io. [risate]

- Lo so perché è mio padre. - Ma che stai a di'?

- Ma dai! Non prenderci per il culo. - No, siete troppo diversi.

- Vai a leggere il cognome. - Balestra?

Preciso. Dante Balestra.

- Non ci posso credere. - Perché non l'hai detto?

No.

Poi, "padre" per modo di dire.

Avevo circa dieci anni quando se n'è andato e da lì l'ho visto

poco e niente.

- Cambiamo argomento? - Vuoi darci una lista da trattare?

- Perché, ti dà fastidio? - Ma che vuoi? Dimmi che vuoi.

La smetti di rompere le palle a Simone?

- Andiamo. - Mi dà fastidio.

- Mi ha rotto il cazzo. - Basta.

- Ciao. - Ciao.

Ma sei venuto a piedi?

No, mi sono fatto lasciare giù da un taxi, volevo fare due passi.

Niente bagagli?

Me li porta.

Ah, te li porta.

[musica di tensione]

E questo?

È cocaina.

Porca troia.

Quanto starai a Glasgow?

- Più o meno un anno. - Ah.

E hai intenzione di tornare, di tanto in tanto?

No, non credo.

Siamo coordinati con altri dieci laboratori di ricerca.

Lavoreremo h24.

[Floriana sospira]

Tu? Pensi di farcela con Simone?

Eh, ci proverò…

ma non lo so.

Io credo che questa cosa vi farà bene.

- Sì, eh? - Sì.

Per questo ho insistito tanto, quando stavi a Torre del Greco.

Lo so che il vostro cattivo rapporto ti fa star male.

Sì, ci sto male.

Ma non voglio obbligare nessuno ad amarmi.

Già.

Tu gli hai detto niente di quella notte?

No.

- No, ho rispettato il patto. - Ok.

Anche se penso che non dovevo darti retta e dirgli tutto.

- L'abbiamo fatto per lui. - No.

L'abbiamo fatto per noi stessi, penso.

Ci siamo difesi così.

O almeno io l'ho accettato per te,

per come ti vedevo allora, tu eri…

completamente perso.

Malgrado tutte le donne che avevi.

- Chiavi. - Le chiavi. Chiavi.

- Due paia, così non le perdi. - Certo.

Ma tu perché non gli hai detto che oltre a venire a stare qui,

sono tornato anche per insegnare?

- Non ho avuto il coraggio. - Ah.

E non hai pensato che scoprendo tutte e due le cose insieme

alla fine potrebbe odiarmi?

- Sì, l'ho pensato. - Ah.

Ma ho anche pensato che un po' te lo meriti.

Vado. Voglio arrivare alla frontiera prima di sera.

Non amo guidare col buio.

Tu sei più giovane adesso di quando stavamo insieme.

Ma come fai?

Mi tengo alla larga da te.

- Ah! - Vai, vai!

- [allenatore] Su con le gambe! - Ah!

[fischio]

[pubblico urla] Oh, oh!

- Simone! Alla prossima esci fuori. - Riprendiamo.

Se lui fa così…

[vociare indistinto]

[musica malinconica]

[suono elettronico sordo]

Chi è quello che sta fregando la moto?

Lo conosci?

Sì, viene a prendere i pezzi allo sfascio.

- Trovamelo. - Te lo trovo sì, che te lo trovo.

Ciao.

[Dante] Eh.

Non ci credo.

- È un incubo. - C'è stata questa concomitanza.

Io avevo già deciso di lasciare la scuola a Torre del Greco.

Intanto tua madre mi ha chiesto di venire qui, ho accettato e…

Ti preparo qualcosa per cena? Hai fame?

[porta sbatte]

[musica di tensione]

Chi è quello?

Uno che è meglio non incontrare.

- Perché? - Lo so io, perché.

- Che hai fatto? - Niente.

Mi dici chi è?

Te lo dico dopo.

Perché? Manuel, che hai combinato? Mi dici chi è quello?

Gli devi dei soldi?

Sì, gli devo dei soldi. Ma li trovo, tranquilla.

- Sali. - Perché devi sempre farmi preoccupare?

Reggiti.

Mamma!

[urlo strozzato]

Sei matto? Mi fai prendere un colpo, così.

- È tutta roba da pagare? - Tranquillo.

Adesso faccio questa traduzione e sistemiamo tutto.

Intanto apparecchia.

Non sbuffare.

- Ma hai gli occhi dietro la schiena? - Non ti conoscessi…

[musica malinconica]

Oddio-

[notifica di cellulare]

[video] Scusa, prima ero così preso

che ho scordato di darti il numero e l'indirizzo del bistrot.

Li scrivo qua sotto. Vieni appena puoi, ti prego.

Lucifero, l'angelo che si era ribellato a Dio,

fu scagliato giù con violenza.

La sua caduta provocò una grande voragine

che è l'idea dell'Inferno di Dante.

Questo grande, grandissimo cono rovesciato

sul cui fondo troviamo Satana.

Lucifero prima, Satana dopo.

Eh? Satana.

- Io vi invito a fare una riflessione… - Oh!

…sul nome.

- Oh! - Eh!

Se gli fai gli esercizi, fatti pagare.

Così ci mettiamo in società e facciamo i soldi.

Allora che c'è?

- Che società? - La "Manuel e Simone Associati".

Lui stesso, con la definizione…

E che ruolo avresti, nella società?

Quello di prendermi il 20% per l'idea, no?

- No? - È roba da pazzi.

Facciamo il 15.

- È questa la grandezza… - Il 5% e ci sto.

- Il cinque? - Eh.

- Che so', un pezzente? - I compiti li faccio io.

- Ho capito, ma sono soldi. - Vabbè.

- L'etimologia… - Ci stai?

- No. - Portatore di luce, "Lux fero".

Amore, aspetta, dove vai? Sei assurda.

No, caro Lino, sei tu che sei assurdo.

Non parlarmi del frigo in sala professori.

Beh, ma che problema c'è?

Lo sanno tutti che ci sposiamo. Perché non posso chiederti che frigo vuoi?

Perché no. Perché è una stupida cosa privata.

E perché non me ne importa nulla del frigo della casa.

M'importa di più che non mi hai detto che prima di me andavi a letto

con la collega che era al mio posto.

Sei specializzato in professoresse di matematica, Lino?

- Non dovevamo parlarne più. - Non ne stiamo parlando.

Era solo un inciso.

- Per il frigo allora decido io? - Ancora? Sì, Lino.

Decidi tu, fai tutto tu, basta che non mi assilli.

Anche per la tintura delle pareti del soggiorno?

Lino, giuro che se non te ne vai, io mi metto a urlare.

Amore, va benissimo. Messaggio recepito. Buon lavoro.

"Buon lavoro".

[porta sbatte]

- Ciao. - Ciao.

Tu hai sentito tutto?

Sì. Mi dispiace, ero qua…

Se ti può rassicurare, non hai detto nulla di compromettente.

Ecco.

Sai, la biblioteca è sempre vuota,

è il posto ideale per litigare, qualche volta picchiarsi.

- Baciarsi. - Come dici?

No, sono d'accordo con te.

Le biblioteche sono proprio luoghi perfetti

per raccontarsi e parlarsi di cose private, perché no?

Certo.

Tu eri qui per cercare…

Presocratici. Sto cercando delle cose sui presocratici.

Poi qui dentro c'è anche Pitagora,

il padre di voi professori di matematica, no?

Sì. Ogni tanto ci viene anche da maledirlo.

Perché?

Beh, magari senza di lui uno avrebbe fatto altro.

Però scusa, poi come gliele raccontavi le rette parallele ai ragazzi?

Che vanno dritte senza mai incontrarsi.

Ho sempre pensato questa cosa, che anche nella vita è così.

Noi camminiamo paralleli per tutta la vita.

Poi quando si tratta, invece, di incontrarsi, almeno per me…

è più complicato.

Già.

[suona la campanella]

- Io vado a lezione. - Sì.

Va bene.

- Buon lavoro. - Grazie, a te.

- Grazie. - Ciao.

[Marina] Ciao. Buongiorno.

- [uomo] Complimenti. - [Anita] Grazie. Sono più di 250 pagine.

[Anita] Mi sono sbrigata, ho capito che era d'urgenza.

Complimenti davvero.

Però gli accordi erano che io traducessi gli atti del congresso.

Invece lei mi sta dicendo che dovevo tradurre

solo le frasi degli associati?

Degli associati. Sì, brava.

E me lo dice adesso? Scusi, dove sta scritto?

Nel suo contratto.

Eccolo qui.

Postilla e firma.

Vede? Eccola qui.

Eh?

Vabbè, allora estrapolo…

No, non recupera niente. È sulla scrivania, il lavoro l'ha fatto.

Complimenti ancora.

Sì, l'ho consegnato,

ma adesso non può darmi la metà dei soldi, scusi eh!

Questi soldi mi servono, io ci contavo.

Eh!

Io, tesoro, ti darei tutto quello che ho.

- Come? - Eh? Tutto quello che ho!

- Che ho detto? - No, scusi, mi ha chiamata "tesoro"?

Sì, "tesoro". Che male c'è?

È una parola gentile tra di noi.

E mi ha dato del tu.

Sì. Me lo puoi dare anche tu.

- Mmh. - Se usciamo insieme stasera o domani,

troviamo la giusta soluzione a questa sgradevole situazione.

"Sgradevole"?

No, non è sgradevole. Questa è una situazione di merda.

Voi adesso mi date l'assegno che mi spetta,

se no siete dei ladri!

Voglio i miei soldi!

Non usi questo tono, qui.

Uso il tono che mi pare, o vuoi questo in faccia!

No, stia calma.

- Vuoi vedere che te lo do in faccia? - Si calmi.

- Metta… - Non sto calma, dammi i soldi.

Sì, l'assegno è qui. Eccolo qui. È per lei…

- Lo vedi? Guarda come esce, l'assegno! - Il vaso…

Eh?

Ti sei cacato sotto, eh? Schifoso. Merda!

Ciao, amore.

La porta…

[suona la campanella]

[vociare indistinto]

Senti, domani notte i miei saranno di turno all'ospedale.

Magari, non lo so, potresti venire da me. Che dici?

Vengo.

Ma che c'è? Non sei contento?

- Per che cosa? - Ma per noi due!

Certo che sono contento, sì.

Sei angosciato per tuo padre.

No, sono incazzato.

Pure con mia madre, che non mi ha detto niente.

Non pensare a lui, che te ne importa?

Pensa a noi.

[Matteo] Ehi!

Che fate, vi accoppiate?

Sei un idiota.

Ragazzi, io sto uscendo. Se volete, chiudo la porta, eh?

- Giulio, dov'è la metro più vicina? - Di là.

- Di qua? - Sì.

- Ciao! - Arrivederci.

- Dante! - Sì, chi è?

- Eccomi, ciao. - Ciao!

- Sei a piedi? - Purtroppo sì, prendo la metro.

Anch'io vado di là, facciamo un po' di strada insieme?

Sei gentile, grazie.

Quindi hai un problema col frigo?

- Oddio, non me ne parlare. - Quello è un classico.

[Dante] E per la tinteggiatura?

Che c'è?

Hai risolto con quello di ieri?

Non mi piace che tu abbia dei debiti, e nemmeno la faccia di quello.

- Quindi? - Ti do una mano io. Li rubo a mia madre.

Tranquilla, i soldi li trovo io. La finanza creativa è il mio forte, no?

Di questo passo finirò per diventare ministro. Mi ci vedi?

Ammazza, oh. Ti piacerebbe, eh?

Questa storia del matrimonio complica un po' tutto, ecco.

Andavamo così bene, io e Lino, e ora mi sta venendo l'ansia.

Ma no, dovremmo fare tutti come Sartre e la De Beauvoir.

Hanno vissuto 50 anni insieme, sono stati benissimo senza sposarsi.

Beh, però pare che si tradissero come ricci.

Ma non è vero, era un gioco. Pensa che bello scegliersi ogni giorno

invece che farlo una volta, regolarizzandosi con i timbri. Dai!

Tu non ti sei mai regolarizzato?

L'ho fatto 20 anni fa con la mamma di Simone.

Ah, già, tu sei il papà di Simone.

- Sì. - Certo.

Sai che è nato per la matematica?

- Sì, eh? - Sì.

Diventerà uno scienziato, lo so.

Speriamo, perché il futuro è loro.

Già.

Torniamo al frigorifero. Che tipo di frigorifero vuole, Gino?

- Lino. - Lino?

- Lino vuole il frigo a due ante. - Quello enorme? Perché?

- Perché mangia un sacco di proteine. - E quindi?

- E quindi pollo. - Ah, pollo.

- Pollo, sempre pollo. - Ho capito il genere.

[vociare indistinto]

[giocatore] Vai!

Oh!

[trillo del fischietto]

Vai!

- Ciao. - Perché sei qua?

Tua madre mi aveva detto che avevi cominciato il rugby,

è uno sport che mi piace…

- Sono venuto a vedere. - Non sei qui per questo.

E va bene, sono venuto perché l'idea di vederti tornare a casa

con la faccia di ieri mi deprimeva.

Magari potremmo andare a mangiare una pizza,

fare quattro chiacchiere, tutto qui.

Non ho niente da dirti, però.

- No, perché? - Che vuoi da me?

Sei tornato e lo devo accettare. Ma credi che basti questo?

Tu per me non sei nessuno. Chiaro?

Nessuno.

[vociare indistinto]

Chicca!

Chicca, che fai?

Niente, sto prendendo due spicci.

Ah, questi sono due spicci, per te?

Eh? Non ti basta essere la delusione della mia vita. Ora mi derubi!

La colpa è di quello sfaticato con cui stai.

Io te lo dico: se ti ribecco un'altra volta

con le mani qua dentro…

Vedi te. Ti levo da scuola e ti porto a fare shampoo con me.

Capito? Tanto questa è la fine tua.

- Avete visto? Roba da matti. - Sono ragazzi, su.

[squilli di cellulare]

Mamma.

Ciao, tesoro. Come stai?

- Sei arrivata a Glasgow? - Sì, sono arrivata.

Viaggio lungo, ma è andato tutto bene.

Io chiamo per sapere di te. Come va con papà?

Come vuoi che vada?

Ce l'hai con me?

Sì.

Perché non ti ho detto che veniva nella tua scuola.

Scuola?

Nella classe mia, ma'!

Perché te lo sei sposato?

Con quattro miliardi di abitanti, proprio lui dovevi prendere?

Appena l'ho visto, io ho capito subito che non c'era da fidarsi.

Neanche sembra un professore.

La prima lezione di Socrate…

è quella di ammettere di non sapere.

Ok, ammettiamo le nostre colpe.

Ti senti portato in questo?

Infatti vista la vostra straripante, diffusa ed evidente ignoranza,

non dovrebbe riuscirvi molto difficile.

- Così ci offende. - Sto scherzando.

Sì, professore, io lo so di non sapere,

ma lo sa pure Lombardi, che mi ha messo tre.

E ha fatto bene.

Forse è un po' troppo stramiciato.

Concordo. Quelli così sono i peggiori.

Mi diverte l'idea di insegnare all'aperto. Dovremmo farlo tutti.

Ma che cosa dici, Franco?

Scusatelo. Mio marito oggi è impazzito.

Invece, la seconda lezione di Socrate

è quella di essere sempre curiosi

di farsi tante domande, ok? Rimaniamo su Manuel.

Ti pareva. Non si può scegliere un altro per questi esempi?

No, scelgo te perché ieri hai detto

di non sapere esattamente chi sei.

- Eh. - Sai che ti risponderebbe Socrate?

Che noi siamo quello che facciamo.

Non contano le promesse, le parole. Contano solo i fatti.

Tu sei quello che fai.

Ok? Rimanendo nello specifico, nella vita tu che fai? Studi?

- Poco. - Ti pareva.

- Perdi tempo. - No, sono sempre impegnato.

Ah, e a fare che?

- A vivere. - E per te che cos'è "vivere"?

- Correre in moto, la musica. - Lo sappiamo.

Avere Chicca…

- Eh! - Quindi Chicca è di tua proprietà?

È un modo di dire.

E lui è tuo?

Ovvio che è mio, professore.

Fra l'altro, cose del genere i regolamenti le vietano. Eh?

Giusto, Lombardi. Una volta, forse.

Ai regolamenti non ci credo. E poi Dante mi sta simpatico.

"Simpatico"?

Bah.

Cara Stagno, l'aggettivo "simpatico"

andrebbe abolito dalla lingua italiana.

Quindi noi abbiamo capito che per identificare Manuel

la cosa che salta più all'occhio è il fatto che lui stia con Chicca.

- No, vabbè, dai. - È un particolare, c'è altro.

Sì, però, prof, ci dica a questo punto chi è Manuel.

Eh! Allora…

Per la scuola, scusa se ti dico questa cosa, Manuel è un perdente.

- No? È un perdente. - Un po' lo sei.

Ma che vuoi?

È ripetente. È considerato la pecora nera, no?

Invece, per me, Manuel è un ragazzo che dice cose sensate e spiritose

e poi ne fa altre un po' più, diciamo…

misteriose.

E a te, Marina, piace Dante?

Mah, a me è indifferente.

Ecco, l'indifferenza di Marina è la condanna definitiva.

- Chi mi paga il caffè? - Io no.

- Arrivederci! - Scherzo! Pago io.

Andate in classe, è tardi.

- Quant'è? - Diciotto euro.

Diciotto? Me lo segna al professor Lombardi?

- Va bene. - Grazie.

Veniamo ai vostri compiti.

Simone.

Complimenti, bel compito.

Laura. Il minimo indispensabile.

Manuel, potevi fare molto meglio.

Chicca, ancora non ci siamo.

Conto le ore che ci separano da stasera.

Devo avvertire prima la squadra.

- Mi sono dimenticato. - Ok.

Emma, Riccardo. Da te non me l'aspettavo proprio.

Aureliano.

Benedetta.

- Pure tu non vedi l'ora? - [Marina] Studiate!

- Flaminia. - Sì, anch'io.

[suona la campanella] Il compito non era difficile.

Siete voi che non studiate.

A parte Simone, avete preso voti bassi perché ve li meritate. Questo è.

- Ma non è vero. - Cioè, professoressa…

[Marina] Eh, "professoressa". Ragazzi!

[il brusio aumenta] No, no, no. Ragazzi!

- Ragazzi! - Eh!

Professoressa, ci rivediamo.

Che succede? Perché si lamentano?

Perché non studiano.

- Ah! Posso parlarci un attimo? - Sì, certo.

Ragazzi, che vi ha fatto la professoressa? È così gentile. Qual è il problema?

La professoressa ci massacra.

Se lo fa, avrà un motivo, no?

Dice che non ci applichiamo.

E poi la matematica è una palla. Lei dovrebbe essere d'accordo.

Non sono affatto d'accordo. I numeri sono la chiave dell'universo.

Pensate che c'è un rapporto di scala

anche nel suono delle corde di chitarra producono

mentre le massacrate, insieme alle orecchie dei vostri vicini.

I numeri ci raccontano la spaziatura delle sfere celesti.

Galileo Galilei ci è arrivato 400 anni fa.

In confronto a Galileo, voi siete dei cavernicoli, praticamente.

Cartesio! Che vi ha fatto? L'avete fatto, no?

- [tutti] No. - Non l'avete fatto.

Quando faremo Cartesio, scoprirete che ha messo ordine

nell'universo con i suoi assi.

L'asso di coppe, di bastoni…

[risate] Che cabarettista!

Questa battuta era vecchia già quando la faceva Galileo.

Sta parlando degli assi cartesiani, bestia.

Non gli toccate gli assi cartesiani a Simone Balestra, che si sente male.

Eh, professoressa.

- Buona lezione. - Grazie, buon lavoro anche a lei.

No!

Io Matteo me lo sogno tutte le notti.

E che sogni sono? Roba forte?

Fortissima.

Vai!

- Me lo farei anche qui negli spogliatoi. - Ok, va bene!

- Ma che stai facendo? - Che vuoi?

- Quasi mi rompevi una gamba. - Ne hai due, no?

Cerchi rogne, Simone? Eh?

Ancora? [brusio concitato]

[trillo del fischietto] Che fate?

Basta, smettetela!

Smettetela! La volete finire?

Fuori! In presidenza, tutti e due.

Ti è cascato questo, coglione.

Non sopporto Manuel quando fa così.

Trova sempre il modo di fare a botte, è un deficiente!

[trillo del fischietto]

Chi ti ha fatto i tatuaggi?

Er Tatua. Belli, vero?

Se ti facessi un po' di tatuaggi, forse saresti meno stronzo.

Con te non funziona però, no?

Sei stronzo uguale.

È vero, ma perché? È' questo quello che mi chiedo.

La famosa domanda manuelica, no? Essere o non essere stronzi?

Non esagerare, Simone. Se no finisce che ti rimeno.

Fa male farseli?

Dipende da chi te li fa. Er Tatua è alcolizzato, gli trema la mano.

Questo l'ho fatto da solo.

Bella gente che frequenti.

Bella gente sì. Tu chi frequenti, la Regina di Scozia?

No, io non frequento nessuno.

Si vede.

- C'è mia madre, la devo accompagnare. - Va bene.

- Ciao, Chicca! - Ciao!

- Ciao, mamma. - Ciao.

Tutto a posto?

Sì, tu?

Senti un po', ma Lombardi è sempre stato così?

- Sempre. - Non si è incattivito con l'età.

Lo conosci quel professore?

Sì, è il nuovo professore di filosofia. Perché me lo chiedi?

Niente, curiosità.

[dialogo non udibile]

- Complimenti per la lezione di oggi. - Grazie.

È bellissimo, molto, molto bello

quando la matematica si incontra così con la filosofia.

Si toccano.

Matematica e filosofia dovrebbero in realtà fondersi, no?

L'importante è trovare il terreno giusto.

Già.

E quale potrebbe essere, questo terreno?

[suona "Spazio tempo" di F. Gabbani]

♪ È solo una follia… ♪

- Eccoci qua. - Eccoci.

[Gabbani] ♪ Un'ora nello spazio ♪

♪ Un punto nel tempo ♪

♪ È un giorno che va via ♪

♪ Un appuntamento ♪

♪ Un battito perpetuo ♪

♪ Che dura un momento ♪

♪ Ma il momento per fermare il tempo… ♪

[squilli del cellulare]

- Ciao. - [Simone] Laura.

Quando arrivi?

Mi spiace, ho mal di stomaco. Ho mangiato un tramezzino marcio.

Sto malissimo.

Non riesco a venire, mi spiace.

Oddio, mi dispiace.

Vengo da te?

No, prendo una medicina. Ora cerco di andare a dormire.

- È meglio così. - Sicuro che non ti serve nulla?

Solo che nessuno mi stesse addosso.

Perché? Chi è che ti rompe?

- Tipo mio padre, ad esempio. - Capisco.

- Mi spiace, su questo non posso aiutarti. - Lo so, scusami.

Ci sentiamo domani, ok?

Ok.

- Ciao. - Ciao.

Ciao!

Pensavo fossi fuori. Tutto ok?

- Sì, che cazzo te ne frega? - No. No.

No, questo tono in casa no. E soprattutto con me.

O vuoi che ti chiami anch'io coglione, testa di cazzo?

Sulle parolacce sono forte.

Posso andare? Ho gli allenamenti.

- Ecco, vai, allenati, che ti fa bene. - Grazie.

[suona il campanello]

- Dado! - Ciao, mamma.

- Che ci fai, qui? - Sono rientrato da due giorni.

Ma che bello. No, i capelli!

- Ah già, i capelli. Posso? - Certo, entra.

- Come va col lavoro, mamma? - Bene, benissimo! Figurati.

Certo, non accetto più di fare tournée perché sono troppo stancanti.

Preferisco fare cose più semplici.

Che so, un po' di radio, doppiaggio…

Cose così, ecco.

- Sicuro? Non mi dici bugie, vero? - Cosa?

Dico, non è che mi dici bugie.

- Perché dovrei mentirti? - Beh, perché in passato l'hai fatto.

Vabbè, se l'ho fatto, l'avrò fatto per il tuo bene, immagino.

Mi dicevi così pure da bambino,

ma adesso sono cresciuto e non ci credo più.

Fai come credi.

- Ciao. - Ciao.

[squilli di cellulare]

Sì? Chi è?

Ciao, sono Simone.

Simone chi?

Quello di scuola. Quanti ne conosci?

Ah, ciao. Dimmi.

- Senti, ho deciso. - Sicuro?

I soldi ce li hai, sì?

Certo che posso, basta che paghi.

Vieni da me stasera.

Ciao.

Con chi parlavi?

Con un complice, ma'. Organizziamo una rapina.

Vieni?

Quanto sei scemo.

Dimmi tu, piuttosto, di quel ragazzo che è finito in carcere a Nisida.

Eh, sì. L'avevo tirato fuori. L'avevo reinserito nella classe.

- Per lui ero praticamente come un padre. - Mmh.

E per questo, ti sei messo nei guai con la giustizia.

Mamma, era notte, era terrorizzato, aveva appena sparato a un uomo.

- Che dovevo fare? - Eh, portarlo direttamente alla polizia.

Sì, è quel che avrei fatto il giorno dopo.

Mi sono preso qualche ora per capire da dove era nata quella follia.

E così adesso rischi il processo.

Sì, mamma, rischio il processo.

- E va bene. - Rischio il processo.

E quindi me ne sono andato,

anche perché giravano brutte voci tra i genitori dei ragazzi, i professori.

Insomma, per me era meglio cambiare aria.

- Sono venuto anche per Simone. - Certo.

Che non è che mi abbia accolto proprio in maniera trionfale, no?

Vabbè, scusa, Dado, ma cosa ti aspettavi, dai.

- Con lui hai sbagliato molto. - Grazie per ricordarmelo sempre.

Grazie.

- Comunque… - Mmh.

- Mamma, sono venuto a farti una proposta. - Tipo?

- Allora, tu… - Mmh.

Te la sentiresti di andare a vivere in villa?

- Ma lei? - A Glasgow, sempre a Glasgow.

Quindi io starei con Simone?

Sì.

E tu?

Potrei venire a stare qui. Ti guardo la casa, che è anche comodo. No?

Sinceramente non mi sembra una grande idea.

Anche perché non credo che Simone abbia così bisogno di me,

mentre credo che abbia veramente bisogno di te,

visto il padre che sei stato.

[Dante sospira]

Sì, certo, per carità,

anche tu hai avuto mille ragioni per essere quello che sei stato.

Comunque, la domanda è semplice.

Te la senti di andare a vivere in villa o no?

Avrei un'idea migliore.

Mmh.

[musica rasserenante]

Caro professore, mi dispiace tanto non avere ascoltato le sue parole.

Ma la mia situazione familiare non mi ha mai aiutato o sostenuto.

Anche mio padre è stato in carcere, e io dovevo aiutare la mia famiglia.

- Ciao. - Ciao.

- Stasera non ci sono a cena. - Ah. Come mai?

Ho da fare, vedo un amico.

Ho capito.

[suona un clacson]

- Chi è? - Non ne ho idea.

- È la nonna! - Come "nonna"?

Sì!

Mamma, che sorpresa! Che ci fai qui?

Eccomi! Sono venuta a salutare il mio bellissimo nipote.

Ho anche pensato di trasferirmi un po' qui da voi.

Così posso darvi un piccolo aiuto in casa. Mmh?

Un aiuto puramente emotivo, essendo io la regina delle emozioni.

Come scrisse un vecchio critico teatrale molto innamorato di me.

Quindi vuoi trasferirti qui?

Sì, sempre che tu sia d'accordo.

D'accordissimo.

Se lui è d'accordo, penso sia una bella idea.

Ah! Certo, io e Simone magari faremo un po' di fatica

ad abituarci ancora alla sua presenza,

ma con un po' di pazienza lo sopporteremo, no?

Simone, mostrami la mia stanza, così sistemo le mie cose.

Sì.

Oswald, pensi tu al mio bagaglio?

Osvaldo, come sta?

Bene, grazie, professore.

- Simone, dammi un bacio. - Arrivo.

Da' anche una mano a Osvaldo col baule, vai.

Professore, sei stato la persona più importante della mia vita.

Qui la realtà è molto diversa.

Anche se abbiamo molto tempo libero, mi annoio terribilmente.

- Nonna? - Sì?

Ecco.

- Qui trovi tutto. - Grazie, tesoro.

Ieri ho conosciuto un nuovo amico di cella. Si chiama Giacomo.

- [Virginia] Posa dove vuoi. - [Simone] Metto qui.

Piuttosto, come ti trovi tu con tuo padre, eh?

- Come mi trovo? - Mmh.

Non mi trovo.

Cioè?

È normale, ci ha abbandonati quand'ero piccolino.

Poi ho provato a vederlo una volta ogni sei mesi per anni.

Però, poi basta.

Cioè, lui torna e crede di poter fare il padre.

Non funziona così.

E come dovrebbe funzionare, secondo te?

Non lo so come dovrebbe funzionare, ma so che non dovrebbe funzionare così.

Cerca di non giudicarlo, Simone.

Le separazioni sono sempre molto dolorose, lo sai,

e tuo padre era molto innamorato di tua madre.

[Simone] Innamorato, non credo. L'ha sempre tradita.

Ho trovato le lettere a cinque anni, aveva già un'altra.

Certo, sì. Può essere.

Comunque, io mi ricordo che quando ha lasciato questa casa…

stava molto male, sai?

Quindi ti chiedo…

di non essere troppo severo con lui. Eh?

Me lo prometti?

Non te lo posso promettere, nonna.

- Dove lo vuoi? - Qui.

- Ti faccio vedere che posso fare. - Non mi serve vedere.

Ho già il disegno di quello che voglio.

Questo.

Sai farlo?

È una stronzata.

Così grande lo vuoi?

No, un po' più piccolo. Così, più o meno.

Vabbè, te lo faccio a mano libera?

- Sei capace? - Vattene, va'.

Sicuro di volerlo fare? Indietro non si torna.

Sono sicuro, assolutamente.

"Assolutamente". Ma come parli?

Fatti i cazzi tuoi.

Non dovresti trattare male uno che sta per bucarti la pelle, lo sai?

- Sei pronto? - Sì.

Non guardare, eh?

[rumore di motorino elettrico]

- Non ti muovere. - Oh, fa male!

Esagerato.

Ah.

Fa male, oh!

Non guardare!

[sospira]

[sblocca schermo]

Grazie mille, Manuel. Ci vediamo domani.

- Ciao. - Ciao.

[porta si apre]

- [uomo] Hai toccato la sella? - [Manuel] No.

[Manuel] È perfetta. Una volta pronta, gliel'avrei riportata come regalo.

[uomo] Deficiente, ma che dici? Gli regali una cosa già sua?

[Manuel] Era per dimostrare che sono bravo.

Lo sai come mi chiamano?

Zucca.

E lo sai perché mi chiamano così? Ti viene in mente niente?

Perché spacco i nasi a zuccate.

Hai rubato a uno a cui non avevano mai rubato.

Ti sei fatto pure riprendere dalle telecamere, coglione.

- Non puoi negare. - Non nego.

- [Zucca] Smonta questa sella, forza. - Perché?

Smonta questa sella, prima che ti sfondi. Muoviti!

Quando riporti a Sbarra la moto?

La prossima settimana.

Ti aspettiamo allo sfascio.

[suona "Spazio tempo" di F. Gabbani]

[Gabbani] ♪ È solo una follia ♪

♪ Un salto nel vento ♪

♪ Un'ora nello spazio… ♪

Spero, caro professore, di ricevere una sua lettera

e anche una visita.

Un saluto, Mimmo.

♪ Un appuntamento ♪

♪ Un battito perpetuo ♪

♪ Che dura un momento ♪

♪ E millenni, tutti gli anni ♪

♪ Aspettando primavera ♪

♪ Un Platone o un Botticelli d'emblée ♪

♪ La maieutica del fai da te ♪

♪ Vuoi morire e vivere con me? ♪

♪ E poi così, il tuo ritorno ♪

♪ Eclissi in un qualsiasi mezzogiorno ♪

♪ Mi trasformo ♪

♪ Cercando luce in fondo al mondo ♪

♪ Insieme un inganno non c'è ♪

♪ È solo una follia ♪

♪ Un salto nel vento ♪

♪ Un'ora nello spazio ♪

♪ Un punto nel tempo ♪

♪ È un giorno che va via ♪

♪ Un appuntamento ♪

♪ Un battito perpetuo ♪

♪ Che dura un momento ♪

♪ Ma il momento per fermare il tempo ♪

♪ Non è mai ♪

♪ E capirò se capirai ♪

♪ Che è per sempre ♪

♪ Oh oh oh ♪

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.