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SUBTITLED BY FRAFIL
Fermo! Cosa stai facendo?
Ehi, dove stai andando?
Fratello, ho tanta sete.
Ti prego di andare a prendermi un po' d'acqua.
Posso risolvere il problema.
Germania... bene!
Germania... buona!
John Wayne.
Lavoro?
Io. Lavoro?
Narada...
Fratello!
Così a lungo per un po' d'acqua. Ho aspettato
per tutta la mattina.
Una scala.
Punto.
Lei...
Lei...
è rivolta...
a me.
Lei...
Vestito...
Lei...
Si alzò...
...Come un bambino.
Sei sveglio?
Sono sveglia. Bene.
Ascolto della musica.
Stupenda.
Mi chiedo anche se porterà mai le nostre bevande.
Ah, quella è un'altra cosa.
Perché non glielo chiedi?
Tony?
Tony?
Non voglio annoiarla, c'è così tanto da fare,
ma ci potrenne portare le nostre bevande vitaminiche?
Ma nessun sapore di banana. -Sì, grazie.
Le abbiamo già chieste da molto tempo.
Non mi prendi!
Grazie, grazie. Molto gentile.
Ti prendo!
Mi ricordo di questa stanza.
Il tappeto.
Le tende.
Certo. -Dammelo, dammelo!
Non so quel che sto facendo. -Mark,
se non chiedi, non lo saprai mai.
Vita.
Vita? -Vita.
È scoppiata la guerra. Che cosa?
Oh ascolta... i bambini!
Mark, magari ora troverai la risposta.
Vaffanculo! - Te l'avevo detto!
Mi chiedo chi vince.
Noi, naturalmente.
Mark, che cosa stai facendo?
Tutto bene.
Perché piangi? Mi ha maltrattato.
Con che cosa?
Con la guerra. Io sono Winston Churchill, e lui è Adolf Hitler.
Esatto.
Mark, è la seconda guerra mondiale
E tu, Mark, stai andando a vincere.
Mark...
Regalami un sorriso.
Di più.
Proprio così, Mark. Puoi farcela.
Per me.
Ok? Ok.
Scopami!
Gettate le bombe!
Cosa c'è? Perché ridi? Non posso.
Sì, certo che puoi! Non posso. -Si.
Non so cosa succede... -Solo una volta. È possibile, dai!
Mi dispiace. Mi dispiace.
Mi dispiace davvero. Non posso.
Davvero, mi dispiace.
Per favore smettila!
Mamma!
Papà!
Chi sei?
Sono Mark. Chi? -Mark.
Devo chiedervi qualcosa di importante.
Chi sei?
Mark chi? -Una domanda...
Mamma...
Papà...
Non mi ricordo di questa stanza,
ma mi piace.
Mark, sei tu?
La domanda...
Papà... Mamma...
Sei tu?
Mark, sei tu? Devo conoscere la risposta.
Mio figlio Mark? Sei tornato a casa!
Dopo tutti questi anni.
La tua stanza è ancora esattamente come la hai lasciata.
Resta con noi, Mark.
È fantastico. Sei sicuro di essere Mark?
Sei proprio tu?
Sono Mark.
Mark, non dimenticare di salutare Martin da parte nostra.
Il ragazzo dei giornali. Martin è morto.
Martin è cosa?
Ha detto, morto? Ha detto morto.
Ehi, Mark, stai vincendo? -Sì. -Bene.
Farò del mio meglio. Continuo ad andare.
Vai avanti, Mark.
Questo è il segreto.
Vai avanti.
Non ci ha mai chiesto nulla.
Dieci minuti
sono solo un breve momento
Dieci minuti
la nostra vita non è molto più lunga
...dieci minuti
Mia nonna ha comprato del pesce al mercato
Pesce... comprato del pesce al mercato...
Mia nonna ha comprato del pesce al mercato
Pesce...
Tua nonna ha comprato del pesce al mercato
Sua nonna ha comprato del pesce al mercato
La loro nonna ha comprato del pesce al mercato
Nostra nonna ha comprato del pesce al mercato
La torta!
Mi piacerebbe che mia sorella fosse qui.
Mi piacerebbe...
Mi piacerebbe che mia sorella fosse qui.
Ti piacerebbe che tua sorella fosse qui.
Gli piacerebbe che sua sorella fosse qui.
Sì!
Sto arrivando!
La festival è stato un po' più lungo. Ma è stato un successo!
Entrate! -No, dobbiamo andare. -I tuoi capelli sono magnifici. -Grazie.
Ciao.
Sei ubriaco?
Birra!
Birra?
Non si beve mai la birra.
Voglio birra.
Non abbiamo la birra, solo champagne. L'ho già preso.
Preso!
No, dove stai andando?
Gabor! -Dov'è la birra? -Qui non c'è birra!
Che cosa è successo?
Hai appena bevuto. -Dov'è la birra?
No. Alzati, devi mangiare qualcosa, mi senti? - Dov'è la birra?
Ti preparo qualcosa da mangiare, va bene?
Devi mangiare qualcosa. Torta.
Ma perché?
Perché? Lasciami in pace!
-Ma... -Non mi toccare!
Perché fai così?
Perché?
Sdraiati.
Vieni!
Vieni, va tutto bene.
Starai subito meglio.
Vieni...
Ora dormi un po', d'accordo?
Siediti. Dammi il piede, togliamo questa...
Vieni...
Sdraiati e dormi.
Non voglio dormire! Sdraiati!
No, no, no!
Sì, sdraiatì. -Lasciami!
Gabor, torna indietro!
Lasciami andare! Lasciami andare! Lasciami in pace, capito?
Mi dispiace, non volevo...
Lasciami! Basta.
- Che stai facendo? - Basta, mi senti?
Lo riesci a capire?
Non mi hai colpito!
Che cosa è successo?
Gabor, cosa c'è?
Sì! Vieni presto, per favore! Un terribile incidente...
Credo di aver accoltellato mio marito.
È disteso a terra. Non so se sta respirando.
Si. Piazza Istvan nr. 4.
Gabor Korda.
Io?
La signora Korda.
Il mio nome da ragazza...
Con... nessuno...
Io non discuto di niente con nessuno...
Lo spengo.
Tu non discuti di niente con nessuno...
Perchè nessuno viene?
Gabor!
Gabor, no... Qui, per favore! - Dov'è il ferito? È qui.
Eccolo. Prego, è qui.
Non è grave.
Non è grave.
Per favore!
Per favore!
Non è grave, vero?
Ha bisogno di un altra...
Non è grave.
Non è grave.
Che cosa è successo? Pugnalata nello stomaco. Caso di emergenza, lo trasportiamo.
Chi è il colpevole? -La signora. - Signora! Un momento, per favore!
Che rapporto ha con il ferito?
Venga con noi. Torniamo in casa.
No! Devo stare con mio marito!
No, no! Lasciatemi andare!
Dov'è successo? - Di là.
Andiamo.
No!
Venga! No, no!
Dove esattamente? Me lo mostri.
Dove? Andiamo.
Venga!
Nessuno si rese conto a Pompei
che il Vesuvio stava fumando da un bel po' di tempo?
È stato un po' strano che tu abbia detto che quando arrivi in Francia
Tu voglia dare nell'occhio il meno possibile, essere impercettibile.
Perché "impercettibile", letteralmente, significa "che non si può vedere".
Tu non vuoi essere vista come straniera.
- Sì, vorrei mescolarmi,
essere là,
non essere vista come diversa
e, soprattutto, per non disturbare l'ordine delle cose.
Non voglio sentire il pericolo di essere respinta
o espulsa.
Come ti è venuta l'idea
di parlare dell' "intrusione" che ogni stranieo si porta con lui?
Mi venne in mente l'idea,
quando abbiamo parlato di un duplice dovere per lo straniero.
Quando una volta mi è stato chiesto di scrivere qualcosa riguardo l'essere all'estero,
il fatto di essere uno straniero,
La mia prima reazione è stata di allontanarmi dalla convenzione
che gli stranieri devono essere accolti amichevolmente.
Siamo d'accordo sulla necessità di accogliere lo straniero.
È quello che vogliamo.
Ma c'è un modo di insistere,
di normalizzare,
Voglio dire, fare una serie di norme per accogliere lo straniero,
cioè, accettare le differenze. il rispetto per l'altro, eccetera...
che hanno l'effetto di comportarsi come se non ci fosse alcuna "estraneità".
Si fa come se si volesse far finta che un nero non è nero.
Con questo pensiero vorrei arrivare a dire
che lo straniero deve essere straniero,
altrimenti non è più tale.
Quando tu scrivi che ogni straniero è, in un certo senso, un intruso,
a chi è rivolto?
A colui che accoglie lo straniero, o allo straniero?
In primo luogo, penso a colui che dà il benvenuto, come dici tu.
Ciò significa chiedersi cosa vuol dire accogliere qualcuno.
Se si desidera
che l'inclusione porti ad una forma di assimilazione...
Che è una parola usata per gli stranieri e gli immigrati.
Come il termine americano
un "melting pot".
Non riesco a distinguere tra integrazione ed assimilazione.
Ma io so che
l'intera discussione sulla accettazione delle differenze
mira alla eliminazione di queste differenze
e cerca di renderli invisibili, come dici tu.
Per dire che queste differenze non ci sono.
Ma le differenze esistono ancora,
perché non ci sono più forti poli di assimilazione o di integrazione.
Si tratta di pensare al di là di questi modelli
che non funzionano più.
Ho l'impressione
che la Francia sia un paese in cui ci si possa facilmente sentire come un intruso,
perché è un paese che ha una forte identità,
con un comportamento, una mentalità che viene spesso descritta come arrogante.
Io non ne sono così sicura.
Tu hai quest'impressione? Perché allo stesso tempo...
Se ho l'impressione di essere arrogante?
No. Ma, in un certo senso sì, perchè io spesso dico a me stesso
che se i francesi danno lezioni al resto del mondo
di assimilazione e di integrazione,
devono avere innegabilmente una forte identità.
Forse non è così forte come un centinaio di anni fa,
ma comunque ancora forte, basata su secoli di dominio,
su di un secolare, storicamente forte, Stato centralizzato,
che ha causato l'integrazione delle province francesi,
di lingue, di culture, eccetera, tramite le guerre.
Non hai l'impressione che la cosiddetta Europa di Schengen.
il che significa un' Europa che è chiusa verso l'esterno,
incoraggia proprio... Come posso dire...
un ingresso segreto o illegale?
Perché è difficile non entrare come intruso.
Certamente.
Credo anche che questa penetrazione sia prodotta
da una omogeneizzazione ed una forte immunizzazione.
Che non è limitata solo al territorio di Schengen
ma che colpisce un'intera civiltà,
che è una civiltà omogeneizzante non solo di per sé,
ma piuttosto che vuole omogeneizzare il mondo.
La globalizzazione è intesa come una miserabile omogeneizzazione
o come eterogeneità gioiosa.
Una contraddice l'altra, e l'intrusione è davvero...
guarda le persone di Sangatte: sono esclusi sia da Schengen,
perché alcuni europei sono fuori da Schengen, e altri provengono da molto lontano.
E si tratta di persone
che chiedono di essere inclusi nell'omogeneità
e che sperano contemporanemente
di preservare ciò che chiamiamo un' "identità".
Ma una identità, che non dovrebbe poter supporre un intruso,
essere eterogenei all'interno dell'omogeneità.
Sarebbe a dire che accade qualcosa alll'omogeneità,
quando penetra un intruso.
Che cosa succede?
Quando si verifica un'intrusione c'è
disordine, shock e minaccia.
Un intruso è sempre una minaccia.
Dal momento che la parola "intruso" rappresenta una forma di minaccia.
Ho notato che
il termine "intrusione" è comunemente utilizzato dagli psicanalisti
per descrivere i fenomeni che in modo brutale, minacciosi
e perfino allucinatori appaiono nella coscienza umana.
E questo viene chiamato "intrusione".
L'ingresso di qualcosa di estraneo in sé stessi.
Ma allo stesso tempo, ciò che si manifesta patologicamente
può essere anche qualcosa
di me stesso che è strano per me.
Qualcosa che non ha bisogno di essere presente, ma esiste come "altro".
Questo non ha nulla di patologico,
è solo qualcosa che non può essere individuato.
E se il pensiero significa individuare, quindi non si può pensare troppo.
Questo è il limite della propria identità, ma l'identità esiste solo,
anche se si accettano alcuni elementi di questa intrusione.
Perché un'identità solida,
che non può ammettere nessuna intrusione,
è così stupida, così gretta... Una identità di pietra?
Sì, di pietra. - Bisogna che ci sia un altro,
ma allo stesso tempo una sorta di rifiuto dell'altro, no?
Sì, qualcosa come accettazione e rifiuto, e non accettazione del rifiuto.
Proprio come le voci...
Se qualcuno sente delle voci, potrebbe essere...
follia...
o genio.
Ma non volendo idealizzare l'idea del genio,
c'è qualcosa di vero che si sta cercando di manifestare,
voglio dire,
che c'è sempre un'altra voce che parla attraverso le nostre corde vocali,
quando si dice veramente qualcosa.
Quando dici che bisogna che ci sia dell' "intruso" nello straniero,
suona per me quasi come una chiamata.
Come se dicesse: "Vieni all'estero,
ma vieni quando non ti aspetto!" come per dire: "Sorprendimi!"
È vero,
ma è impossibile.
Perché quando chiedo che mi si sorprenda, ciò avviene solo
quando non si seguono le mie richieste.
Ciò significa che per essere sorpresi,
non si dovrebbero aspettare sorprese.
Esatto, ma se io non ti aspettavo,
allora non ti potrò accettare.
Quindi si è irritati, disturbati... -Esattamente.
È un problema senza una soluzione.
Ci si rimane male, ma poi accade qualcosa
che ci permette di essere diversi.
Sì, esattamente, ma non si può desiderare,
è come nella vita. Sono sempre stato colpito dal fatto
che tutte le esperienze rilevanti,
le cose che hanno plasmato la mia vita,
sono sempre accadute senza che io potessi prevederlo.
Non ho mai previsto nulla, nemmeno il mio lavoro...
No, è vero!
Proviene sempre da altrove.
Sapete quando arriviamo? -Mi scusi?
Può dirmi quando arriviamo? Oh, quando? Tra dieci minuti.
Di già? È stato così veloce e cordiale...
Beh, un po' lungo, no?
Che cos'è il tempo?
Chi può spiegarlo?
Chi può anche solo esprimere un giudizio su di esso?
E ancora: c'è qualcosa di più familiare e di presente del tempo?
Che cos'è dunque?
Se nessuno me lo chiede, lo so.
Se dovessi spiegarlo, non potrei.
So solo questo: se non è successo niente, non c'è stato passato.
e se nulla ci viene incontro, non ci sarà futuro.
E non ci sarà presente
se non c'è niente che esiste.
Come possono esistere questi due concetti di tempo,
il passato e il futuro,
se il passato non è più e il futuro non è ancora?
Ma se il presente fosse sempre presente e non trascorresse,
non ci sarebbe presente ma eternità.
D'altra parte, non c'è mai stato un tempo in cui non c'era tempo.
Ma se il presente esiste solo per diventare passato,
come possiamo affermare che esista,
se il suo essere passa così presto?
O dovremmo affermare che il tempo esiste
solo in quanto tende a non esistere?
Ciò che è certo è che né il passato né il futuro esistono.
Il passato non esiste perché non è più,
e il futuro non esiste perché non è ancora.
Ciò significa che vi è solo un tempo:
Il tempo presente?
Oppure potremmo parlare invece di tre diversi momenti:
Il presente del passato...
il presente del presente...
ed il presente del futuro?
L'unico momento che veramente sperimentiamo è il presente.
Ma comunque, nelle nostre anime sentiamo tre fasi:
Il presente del passato,
cioè la memoria.
Il presente del presente,
vale a dire la contemplazione.
Ed il presente del futuro,
cioè l'attesa.
Nel corso della nostra vita
tutte le azioni che stiamo progettando per il futuro,
diventano passato nel momento stesso in cui le facciamo.
Nel corso del tempo tutte le nostre esperienze
a poco a poco diventano ricordi.
Tutto ciò che attendiamo, diventa più piccolo quando è presente.
E ciò vale sia per un singolo giorno
così come per tutta la vita.
Confesso, o mio Signore
che ancora non so cosa è il tempo...
Tu, mio Dio, mi illuminerai...
Sarai la mia lanterna...
Vengo alla tua luce...
Tu, mio Dio, illuminerai le mie tenebre...
sempre di più e di più e di più...
Martin...
Sono io, Martin...
Centro di comando a Cargo V5051
Trasferimento temporale effettuato.
Benvenuti nell'anno 2146.
Distanza percorsa: 80 anni luce
Sistemi di controllo attivati. Prepararsi per l'atterraggio.
Bertie,
hai notato qualcosa di strano?
Cosa succede?
Niente.
Hai un piano?
Trovarmi una donna.
Se esistono ancora.
Pensi di avere una famiglia?
No. Non lo farò più.
Non farlo, Cecil.
Salve, bentornati!
Sono qui per aiutarvi con la tecnologia.
Sei reale? -No.
Come ti senti?
Stordito e confuso, come al solito.
Noto che mi cominciano a crescere i capelli.
Questo ci dice quanto il tuo corpo è invecchiato.
Tutto qui?
Dieci minuti?
Fatti una doccia e vai a dormire. È tardi.
La battaglia per l'Antartide tra il Brasile e l'Australia si è conclusa.
- Come lo spegni questo? - Vuole che entri e glielo insegni?
Non puoi semplicemente dirmelo?
Vuole che glielo spegna o lo vuole vedere?
Voglio vedere il mio conto in banca. - Certo.
Va bene!
Da quando c'è questo edificio?
40 anni più o meno.
Puoi aiutarmi a trovare un indirizzo?
Ha bisogno di un mezzo di trasporto?
Mi piacerebbe camminare un po', se mi è consentito.
Camminare? Nessuno cammina.
Come fare allora? - Prenda la metropolitana.
È istantanea.
Mi scusi.
Potrebbe dirmi come funziona?
Se mi dai una sigaretta.
È rotta.
Capitano Thomas?
Capitano Thomas?
La stavamo aspettando.
Entri.
Martin,
hai visite.
Sapevo che saresti tornato.
Ho aspettato così a lungo.
Mi perdonerai?
Papà!
Ti voglio bene.
Anche io, Martin.
Grazie.
Deve essere dura.
È stata una mia scelta.
Devi proprio andare?
Sì, devo andare.
Perché è buio durante la notte, signor Viki?
Può darsi che nel passato l'universo avesse ancora la tua età,
ed il cielo fosse irradiato di luce.
E quando il mondo è invecchiato, se ne è allontanato.
Quando guardo il cielo tra le stelle,
riesco solo a vedere ciò che è sparito.
Quando parlo del tempo...
...è quello che non è ancora.
Quando parlo di un luogo... è quello che è scomparso
Quando parlo del tempo...
poi non esiste più.
Se tu dovessi morire,
preferiresti essere avvertito o che la morte arrivasse all'improvviso?
- All'improvviso!
Mamma!
Se ti parlo di un uomo,
sarà morto presto.
Oh Paula, hai rubato la mia giovinezza.
In "Penso, dunque sono"
L' '"io" di "sono" non è lo stesso "io" di "penso".
Perché?
La sensazione che ho dell'esistenza non mi appartiene ancora.
È un sentimento sconsiderato,
che è nato in me ma... senza di me.
Oh, non si può dire niente di niente.
Non vi è alcun limite...
...nel numero di libri.
Tutti i corpi insieme, Tutte le anime insieme
e tutte le loro letterature... non valgono il più piccolo movimento di carità.
Perché appartiene all'infinito.
Dimmi quando è il momento di partire,
Il tempo di morire.
Indubbiamente, sei giovane, bello e forte
Sto per morire. Addio, addio!
Non ti voglio lasciare, non voglio tornare con te, non voglio nulla, nulla!
Sono in ginocchio, la mia schiena è a pezzi, non voglio sentire nulla.
Mi hai ferita e offesa, e ti ho detto anche questo,
Non ci ameremo più, non ci siamo mai amati.
Gli stai telefonado, giusto?
Qual è il numero?
Che numero era?
Gli stavi telefonando, è così?
Qual è il numero?
Anche in me si alza un'onda
cresce, inarcando la schiena.
Mi rendo conto ancora una volta di un nuovo desiderio:
Qualcosa cresce sotto di me,
come il cavallo fiero, che guida il cavaliere e poi lo tira indietro.
Mi getto contro di te, imbattuta
ed inflessibile.
Oh, la morte!
Se ne è andata per sempre.
Se ne è andata per sempre.
Se ne è andata per sempre. - Quando uno è morto, ed uno vive...
So quando uno è morto e quando si vive.
Bene, allora...
Il principe Andrej risponde da solo. - Non so ciò che viene dopo.
Non riesco nemmeno a voler sapere,
ma se questo è quello che voglio, se voglio la gloria,
se voglio essere famoso, se voglio essere amato dal popolo...
Non posso essere colpevole di desiderio, solo per desiderare ciò...
SUBTITLED BY FRAFIL
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