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Original subtitles

[muggiti]

[Efisio canta in dialetto sardo]

[muggiti]

[Ester] Buongiorno, presidente.

[Giacomo] Buongiorno, Ester.

Mi conferma che ha convocato tutti per oggi alle quattro?

[Ester] Sì, presidente. Le preparo la tisana?

Beh, perché no?

- [uomo] Buongiorno, presidente. - Buongiorno.

[voci indistinte]

- [uomo] Buon anno, Francesca. - Buon anno, ragazzi.

- [insieme] Buon anno. - Ciao.

[in sardo] Speriamo.

[Dolores] Un altro Capodanno a mangiare pomodori secchi

da quel burbero di tuo padre.

Un altro Capodanno a mangiare…

"Ajò", ho capito. Da quel burbero di mio padre.

- Ciao, Emanuele. - Ciao, Francesca.

- Ciao, Antonietta. - Ciao. Auguri.

- A te. - [Antonietta] Grazie.

- Ciao. - [uomo] Ciao.

- Ciao. - Ciao, buon anno nuovo.

A voi. Guarda, mamma, quanto sfarzo.

Certo che, se Kubrick passava una settimana qua,

l'"Odissea nello Spazio" la faceva nel 3001, eh.

- Eh, mamma? - Chi?

- No, dico Kubrick. - E chi è?

- Stanley. - Stalin?

No, Stalin è un'altra persona. Kubrick Stanley.

[Giacomo] Che spettacolo, ragazzi.

Mi è sempre piaciuta Milano.

Presidente, ecco la sua tisana.

- Rosa canina? - Certamente.

- Grazie. - Permesso.

[porta che si chiude]

[Giacomo] Accomodatevi.

Sono orgoglioso di essere il vostro amministratore delegato.

Siete i miei collaboratori più fidati, quelli a cui tengo di più.

Col nuovo millennio, abbiamo deciso di farci un regalo.

Far sorgere un resort 5 stelle, unico nel suo genere,

completamente ecosostenibile, aperto tutto l'anno,

in una delle spiagge più belle del mondo.

La spiaggia di Bellesamanna, nel sud della Sardegna.

[muggiti]

[versi di richiamo di Efisio]

[versi di richiamo]

Questa è la nostra nuova sfida.

A questo punto, avremo un motivo in più per brindare al nuovo millennio

con le nostre famiglie.

- Buon anno. - [insieme] Buon anno, presidente.

[Francesca] Prendi le panadine.

"Babbu"?

Eh!

[Francesca] Ciao, "babbu".

Ciao, Efisio. Ho preparato le panadine per stasera.

Su Entu, amore.

[in sardo] Perché, stasera cos'è?

Stasera è Capodanno, "babbu". Si festeggia il nuovo millennio, no?

[in sardo] Entriamo nella fantascienza.

[muggiti]

Mmh, anche 4001.

[clacson]

- [Francesca] Mamma, è arrivato Gianni. - [Dolores] Gianni!

[Gianni, in inglese] Ce l'abbiamo fatta!

- Dylan, Taylor! - [Taylor, in inglese] Ciao, zia.

- [Dylan] Ciao, zia. - Ehi! Bello.

[Dolores] Bambini miei, come state?

- [Francesca] Belli. Elisabeth, ciao. - Ciao.

[Dolores] Un altro bacio.

- Mio fratello dov'è? - Sorella.

- [Dolores] Elisabeth, come stai? - [Elisabeth] Bene.

- Figlio mio, bello. - Ciao, ma'.

- Allora, quanto ci avete messo? - Tutta la vita, zia.

Tutta la vita. Da Londra in macchina, ci credo.

- [Dylan] Nonno! - [Taylor] Come stai, nonno?

Ciao, Dylan. Ciao, Taylor.

- [in sardo] State bene? - [insieme] Sì.

Meglio così.

- [Elisabeth] Ciao, Efisio. - Ciao.

- [Elisabeth] Ciao. - Tutto bene?

- Sì. - Meglio così.

[Gianni, in sardo] Allora, papà, come va?

Come mai non siete venuti prima? Dovevate venire per Natale.

Ma siamo qui, però…

Ma dovevi venire prima.

Lasciamo stare, va…

Sempre così…

[suona "Dov'è l'amore" di Cher in lontananza]

[voci indistinte]

Papà, mamma? Io raggiungo Edoardo a casa sua, festeggiamo lì.

Più tardi ci sentiamo per gli auguri.

Mi ero dimenticato, piccinina. Un bacino, almeno.

Mi raccomando, questo è un Capodanno importante.

Stiamo entrando nel nuovo millennio, sta arrivando il futuro. Stai attenta.

Al futuro?

Ma no, stai attenta alla serata, agli altri.

Papà, fidati di me.

- Ma di te mi fido, degli altri no. - Papà, li conosci tutti.

- Ciao, mamma. - Ciao.

Ciao, piccinina. Mi raccomando. Dopo chiama.

Ha ragione, sono i figli dei tuoi amici, li conosci. Lo sai come siete fatti.

Proprio per questo che non mi fido. Non devo più darti retta, andiamo.

- Ciao! - Ciao!

Come stai?

Ciao, bello.

[Elisabeth, in inglese] Delizioso. Buono.

[in sardo] Vi ho portato i pomodori secchi.

Ancora i pomodori secchi.

- Ancora. - [Dolores] Ancora i pomodori.

[in sardo] Allora, papà…

[in italiano] Devi stare molto qua da solo?

Perché non vai in paese da mamma?

[in sardo] No, io resto qui. Questa è casa mia e non mi sposto da qui.

[in sardo] Lo so che è casa tua…

[in italiano] Però, se te ne vai in paese con mamma, noi siamo tutti più tranquilli.

Francesca non deve venire qua tutti i giorni.

[in sardo] Io resto qui, è casa mia

e non vado da nessuna parte.

[in sardo] Hai capito?

Me lo ricordavo più morbido l'anno scorso.

[in sardo] Non credo proprio.

[insieme] Otto, sette, sei,

cinque, quattro, tre,

due, uno…

[urla di gioia]

[suona "Mambo No. 5" di Lou Bega]

[in sardo] Oggi ho la famiglia unita

e auguro buon anno a tutti

e festeggiamo il secondo millennio!

[in sardo] Eh, addirittura, millennio!

Millennio.

- [in italiano] Auguri, buon anno a tutti. - Auguri.

[continua "Mambo No. 5"]

[voce non udibile]

Buon anno!

- [insieme, in inglese] Buon anno. - Buon anno.

- [insieme, in inglese] Buon anno. - [in sardo] Auguri di anno nuovo.

[in sardo] Ancora!

[continua "Mambo No. 5"]

[fuochi d'artificio]

[voci indistinte]

[Efisio, in sardo] Guardate che belli i fuochi d'artificio!

[imita suono dei fuochi]

[Dylan, in inglese] Che bella.

- [in inglese] Nascondiamola nel muro. - Sì.

Ti ricordi quando lo facevamo noi?

Il nascondiglio segreto.

Ah!

[Francesca] Abbiamo vinto. Abbiamo vinto noi. Restate qui.

Però adesso si dorme, eh.

Dormite.

- Dormono? - [Francesca] Sì.

A cosa pensi?

Penso che non ce la faccio a tornare qua tutti gli anni.

Anche se viviamo a cento chilometri da Londra, la vita è carissima.

Io faccio il cameriere, Elisabeth fa la guida turistica.

Non ce lo possiamo più permettere.

Mi fa incazzare che, se avesse venduto 25 anni fa,

- non stavo a Londra a fare il cameriere. - Eh!

Magari, però, non ci sarebbero stati neanche Elisabeth, Dylan e Taylor.

[passi]

Presidente.

- Grazie, Ester. - Prego.

[Giacomo] Allora, Maestri.

Cominciamo dai nostri cantieri per l'Olimpiade.

- Sono già tutti aperti. - [Giacomo] Bene.

Tra una settimana consegneremo i due hotel 5 stelle a Doha.

Bene.

Quanto alle masserie del Salento, i lavori procedono spediti,

e tra una settimana consegneremo anche il condominio a Miami.

E per l'acquisizione dei terreni di Bellesamanna?

Siamo tranquilli. Tutti hanno venduto. Terreni, "furriadroxu"…

"Furriadroxu"?

- Sì, è il nome sardo dei loro ovili. - E quel puntino rosso cos'è?

Presidente, questo qui è un piccolo furriadroxu di un vecchio pastore,

che pascola dieci mucche sulla spiaggia.

Un vecchio pastore.

Ovviamente, gli offriremo qualcosa per comprarlo.

Però, le garantisco, non sarà mai un problema.

Sì, presidente, con i sardi non abbiamo mai avuto problemi,

onestamente, facilitati dalla necessità di lavoro che c'è in quelle zone lì,

specie nel sud Sardegna.

Hanno bisogno di vendere. Sanno bene che ne varrà del loro futuro.

Facciamogli un'offerta adeguata.

Da che cifra partiamo?

- Da 150 milioni, e la chiudiamo lì. - Ok.

Partiamo con tutto: iniziamo coi rilievi e mandiamo subito un capo cantiere.

Chi mandiamo?

Mariano, il palermitano.

Mi sembra il più adatto: lui non ha famiglia, pensa solo al lavoro.

Sa manovrare la ruspa, sa manovrare le persone.

Facciamo parlare lui col pastore.

Anzi, troviamogli una casa per tutto il periodo dei lavori.

Sì, ma Mariano…

Mariano è bravissimo. Ma soffre le curve.

[Mariano] Mari'!

Maria, Maria, Maria, sto male. Mi viene da vomitare.

- Quanto manca, Giampi? - Due minuti.

Due minuti.

Mi sale, mi scende. Fa le capriole.

Mi viene da vomitare, deve essere il bolo alimentare.

- Capo, il finestrino, dai. - Ho capito.

- [Giampi] Il finestrino. - [Mariano] Sto dicendo… Il finestrino!

Ma perché? Ma perché?

Ma perché sempre a me queste litoranee piene di curve!

Ah!

E prima la Costiera Amalfitana e poi le Cinque Terre…

Ci mancava la litoranea del Sulcis, ci mancava.

- Quanto manca? - Due minuti.

Sempre due minuti mancano!

Fai le curve dritte.

[Giampi] Ma così finiamo nel burrone.

[Mariano] Ma perché mi rispondi? "Dritte" è un modo di dire.

[Giampi] Capo, siamo arrivati.

[Mariano] Sto male. Fermati. Ti ho detto fermati, che sto male.

[Giampi] Adesso mi fermo, capo.

Sto per vomitare. Sto per vomitare. Mi viene da vomitare.

- Capo, vomita fuori. - Era solo per dirvelo!

Ho bisogno di scaricare. Devo scaricare. Devo scaricare energia statica.

Ah, energia statica! Ah!

"Sulcis in fundo".

Ah! Ahia.

Sto meglio, sto meglio.

- Quanto manca? - Due minuti, davvero. Adesso due minuti.

- Non dire più quella parola! - Proprio qua, alla fine dello stradello.

- Siamo arrivati? - [Giampi] Sì.

E perché non metti la freccia?

Il massimo silenzio.

[Mariano] Io ho capito perché sto male: sei tu che mi fai stare male.

[Giampi] Ma, capo…

[Mariano] Anche se stiamo fermi, basta che ti guardo.

- [Giampi] Ma, capo… - [Mariano] Non rispondere!

[voci indistinte]

Quella deve essere la casa del pastore.

- Come si chiama il pastore? - Efisio Mulas.

Efisio Mulas. Efisio Mulas stampato.

Ah!

Che schifo! Perché?

Dicono pure che porta fortuna.

C'è nessuno? Signor Efisio?

Ehi, chi sei tu?

[guaiti]

[voce di Efesio e calpestio]

E che è, Pamplona?

[versi di richiamo di Efisio]

Attento, capo.

Buongiorno.

Buongiorno.

Buongiorno, signor Efisio.

Signor Efisio?

No…

Mi chiamo Mariano e vengo da Milano, anche se dall'accento non si direbbe.

Vede, signor Efisio, io rappresento un gruppo immobiliare,

che è interessato alla sua proprietà,

e le offrirebbe una cifra importante per la sua casa e il suo terreno.

Come può vedere, siamo già all'opera per un…

Signor Efisio, per favore? Mi può… Abbiamo…

Non mi guarda.

Abbiamo un obiettivo molto ambizioso.

Quello di realizzare un resort lusso 5 stelle,

totalmente ecosostenibile, in totale armonia con la natura.

Signor Efisio?

Aperto anche tutto l'anno.

Stiamo parlando di 2500 posti di lavoro, signor Efisio.

E tutta gente del territorio. Ci mancherebbe.

Cuochi, cuoche, camerieri, cameriere, giardinieri, giardiniere,

receptionist, receptionist…

Insomma, "receptionist" è uguale al maschile e femminile.

È una parola transgender.

Insomma, una realtà che potrebbe cambiare il destino di queste zone.

Dare una volta per tutte un calcio alla miseria.

Signor Efisio, che ne dice?

Lo vogliamo dare questo bel calcione nel culone alla miseria?

Stiamo parlando… Signor Efiso, è molto importante che lei senta.

Di 150 milioni!

[parla in dialetto sardo]

Signor Efisio, lei si sta chiudendo in un impenetrabile ermetismo.

Proprio non si capisce. Ma che ha detto?

Ha detto "no".

- Ciao, "babbu". Ho fatto un po' di spesa. - Ciao.

[Mariano] Ah, bene. Buongiorno.

Ma suo padre che lingua parla?

Un sardo così stretto che qualche volta non lo capiscono nemmeno i sardi.

Lo capisco solo io.

Allora per parlare con qualcuno,

specie con i forestieri come lei, traduco io.

E quindi suo padre prima ha detto solo "no"?

Ha detto anche che nel 1975

lui e la nostra famiglia vi dissero no la prima volta.

Adesso sono passati 25 anni e vi dice no la seconda.

"Aicci anda sa vida".

- Come? - "La vita va così".

Giampi, mi sa che qua ci mettiamo più di due minuti.

[Ester] Presidente, c'è Mariano al telefono.

Mariano, come va?

Eh, presidente, ci siamo dovuti fermare.

Come "fermare"? Perché?

Perché c'è Efisio Mulas.

E chi è sto Efisio Mulas?

È il pastore, presidente.

Quello del puntino rosso, del terreno?

Il puntino è la casa del pastore.

Ma i pastori non stanno in Barbagia? Cosa ci fa al mare?

Eh, l'unico pastore che pascola sulla spiaggia l'abbiamo trovato noi.

Non gli abbiamo offerto 150 milioni?

Sì.

- [Giacomo] E lui? - Ha detto no.

Ah, però.

Vabbè, Mariano, portiamo pazienza. Tu prendi possesso della tua casa.

D'accordo, presidente.

Mollerà anche il pastore, vedrai.

- Grazie, presidente. Buona giornata. - [Giacomo] Ciao, Mariano.

Ester? Mi convoca tutti domani per le nove, per favore?

- [Ester] Certo, presidente. - Grazie.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Buongiorno.

- Buongiorno. - Buongiorno. Lei è quello del cantiere?

Sì, sì, di…

- Ho capito. - Ha capito.

"Ajò", l'accompagno.

Si può avere un bicchiere d'acqua? Un bicchiere…

- [Nicola] "Ajò". - Buongiorno.

[in sardo] Guardatemi un momento il bar, che torno subito.

E vai, vai.

- [Mariano] Lei è il proprietario? - No, il proprietario è Albino.

Albino?

Sì, è andato in Germania con tutta la famiglia, negli anni '80.

Quello è il balcone. Conviene aprire a poco a poco.

[Mariano] Dopo venti anni, magari fai prendere un po' d'aria.

"Babbu", ma tu li conosci quelli di oggi?

[in sardo] Non li conosco,

ma dovrebbero essere sempre gli stessi figli di puttana.

Secondo me, questa volta fanno sul serio.

Pure io faccio sul serio.

Ba', ma quanto ti hanno offerto?

Centocinquanta milioni mi hanno offerto.

E tu che cosa vuoi fare?

E che voglio fare?

Questa è casa mia.

E casa mia non ha prezzo! Lo capisci che non ha prezzo?

- Certo. - E allora…

Non ha proprio prezzo.

[in sardo] Ci deve stare a sentire!

Ma tanto è inutile, quello non ci ascolta.

[uomo] È inutile che…

Siediti, amore.

Che cosa succede?

Si sono fissati che vogliono fare il mangime con la birra,

e il sindaco non li vuole vedere.

Ah.

Che ti hanno detto al residence? Quando cominci a lavorare?

A Pasqua, quando l'erba è alta un metro.

[in sardo] E mi devo rompere la schiena il doppio.

Capito?

Certo, preferiscono tagliare il lavoro anziché l'erba.

- E tu, invece, quando cominci? - Se tutto va bene, a giugno.

Sì. ma io non ce la faccio più a stare ferma otto mesi l'anno,

con l'unica parentesi di una settimana a gennaio,

su una nave spaccaghiaccio, tra Helsinki e Stoccolma, a meno 30 gradi,

a promuovere vini sardi.

Prendendomi l'unica bronchite di tutto l'anno.

Speriamo che questi a Bellesamanna facciano presto.

E certo.

[Giacomo] Guarda che sole. La nebbia è sparita.

Chissà cosa succederà fra venti anni.

Negli anni '60, i pastori hanno venduto la Costa Smeralda,

pensando che 100.000 lire fossero più di un milione,

visto che cento è più di uno.

È colpa nostra se i pastori sono diventati diffidenti.

Quindi…

alziamo l'offerta?

Dite a Mariano di portarla a 300 milioni,

così la chiudiamo.

Mi girano un po' le palle, ma insomma…

Efisio?

Efisio?

Trecento milioni!

No!

Ho capito bene? Ha detto "no"?

Efisio, stiamo parlando di 300 milioni!

Ma chi l'ha mai visti 300 milioni?

Io, per esempio, non li ho mai visti 300 milioni.

[in sardo] Non me ne importa niente!

E adesso chi glielo dice? Ma chi glielo dice?

"Non sarà mai un problema".

Così hai detto, Ghiso, no?

Bene, adesso cosa succede

se il vecchio pastore Efisio non ci vende il suo terreno?

Il suo furriadroxu.

Eh?

Nel piano che abbiamo presentato, c'è anche la casa di Efisio.

Cioè, mi state dicendo che le persone che hanno scelto un resort 5 stelle di lusso

devono passare in mezzo alle mucche, al letame delle mucche,

alla puzza di letame delle mucche?

Ci dispiace molto, presidente, ma qui è successo l'impossibile.

Soprattutto in questo Paese.

- Alziamo ancora l'offerta? - No. Alziamo il telefono.

[Maestri] Sindaco, questo progetto fa parte del piano di sviluppo economico

per creare posti di lavoro sul territorio, no?

Ma stiamo scherzando, dottore?

Il bene della comunità ha priorità assoluta.

Qui a Bellesamanna, quando sapranno che Efisio ha rifiutato l'offerta,

se lo mangiano.

[Maestri] Bene.

Allora a presto.

Ma d'altronde come si fa?

Con più di cento miliardi che stanno per arrivare sul territorio,

2500 posti di lavoro, più l'indotto.

Anche volendo, come si fa a dire di no? Ci fermiamo per quattro mucche?

[sindaco] Vedrai in paese come si incazzano.

[in sardo] È proprio testardo!

- Così non riusciamo. - Bisogna trovare un modo.

Andiamo a bere una cosa.

[Francesca] Dottor Piras, buonasera.

Ciao, Nicola.

Me li dai i sigari per "babbu"?

[musica dalla TV]

[sbatte i soldi sul bancone]

Grazie, eh.

[voci indistinte dalla TV]

Don Liberato.

[portone che si chiude]

Ciao, Antonietta.

Tutto bene, sì?

Mmh.

Mmh.

Mmh.

[Francesca] Mmh.

- Guarda "babbu" cosa ti ha mandato. - Altri pomodori secchi.

Li hai presi i carciofi spinosi?

- No. - Perché?

Antonietta non me li ha dati. Ce li aveva, ma non me li ha dati.

[parla in dialetto sardo]

- Ce l'hanno tutti con lui. - Perché?

Tuo marito oggi ha rifiutato 300 milioni.

[verso di spavento]

Nostra signora mia, nostra signora mia, nostra signora mia.

- Mamma… - Nostra signora mia.

Vabbè, io vado a prendere un po' d'aria.

- Sant'Efisio, Santa Bonaria. - [insieme] Sant'Efisio, Santa Bonaria.

[Dolores] Sant'Efisio, Santa Bonaria. Sant'Efisio, Santa Bonaria.

Sant'Efisio, Santa Bonaria. Sant'Efisio, Santa Bonaria.

Perché non mi hai detto che tuo padre ha rifiutato 300 milioni?

Perché non ce la facevo.

E al paese… Adesso che gli dici?

[parla in dialetto sardo]

La verità.

[gridando] Ascoltatemi bene!

A "babbu" lo conoscete tutti.

Quindi, se pensate di riuscire a convincerlo…

provateci voi.

- [uomo] Dai, andiamo in fretta. - Andiamo, don Liberato. Andiamo.

Don Liberato, ci provi lei. A lei sicuramente la sta a sentire.

[vociare indistinto]

[uomo] Ma che ne so. Ci pensa don Liberato.

C'è tutto il paese in fila. Tempo una settimana e il pastore molla.

Bene.

Lei è quasi coetaneo.

Ma cosa c'entra adesso? E poi che coetaneo, oh?

Me li porterò pure male, ma ho dieci anni meno di lui.

- Vabbè, su, dai. Vada. - [don Liberato] No, no, no.

- Vada lei che lo convince. - E vada.

[don Liberato] Che maniere, oh.

Buongiorno, Efisio.

Salute.

Come stai?

[in sardo] Seduto.

Bene. Ora…

Efisio, so che hai ricevuto un'offerta importante per vendere il tuo furriadroxu,

per costruirci un resort.

So che l'hai rifiutata.

È tutta la vita che la nostra comunità aspetta un'occasione del genere.

Ora, Efisio, in nome di nostro Signore,

ci vuoi ripensare?

Ho detto di no.

[mormorio di disapprovazione]

Altro che prete, qua ci vuole l'esorcista.

Ehi, con tutti i soldi che ti danno, nel mio bar, di mattina, prendi il caffè,

a mezza mattina, prendi l'aperitivo, di pomeriggio, la birretta,

e tutti i sigari che vuoi.

No.

Efisio, non so se lo sai, ma io mi sono laureato negli anni '60,

quando in Sardegna c'era il più alto numero di laureati d'Italia.

E ora faccio il farmacista in un paese di centenari,

che stanno bene con pecorino e cannonau, e io non faccio una lira.

I turisti, invece, sono quelli che si riempiono di farmaci inutili

che magari poi non usano e fanno scadere.

Quindi io ti chiedo…

No.

[mormorio di disapprovazione]

[in sardo] Vattene!

No, basta!

No!

[in sardo] Vai a cagare, vai! Vai vai!

Così impari a non dare i carciofi spinosi a mamma.

Ah!

[mormorio]

Efi', io non ne posso più di fare posti di blocco,

fermando sempre le stesse persone. Ormai vi conosco tutti.

Al massimo faccio una retata per un grammo di hashish.

Se ci fosse un po' di movimento di turisti,

quel grammo di hashish diventa crack, le birre diventano vodka.

A quel punto, faccio i posti di blocco con le bande chiodate.

Allora avrebbe senso questa divisa.

No.

[mormorio]

È impossibile.

- È impossibile. - È impossibile.

- Eh! - È impossibile.

Ha detto no pure al maresciallo.

A noi pastori hanno dato i terreni sopra Bellesamanna.

E a pascolare ci vanno i rumeni.

E noi al bar, a bere e a giocare a carte. Che dici, Efisio?

Ho detto di no.

[mormorio]

Efisio, se tu non vendi, qui chiude tutto, pure la scuola. Diglielo, Luca.

Se chiude la scuola, mi tocca andare a Pula.

Io non ci voglio andare fino a Pula.

Devo fare 40 km ad andare e 40 km a ritornare.

[in sardo] Ma se ne resta uno, si fa lezione per uno.

Ho capito, vado a Pula. Andiamo, mamma.

[mormorio]

Presidente, sono tutti entusiasti del nostro progetto per l'Olimpiade.

Bene. Ma col vecchio pastore, come va?

Capo, stiamo fermi da due mesi, ma quanto dobbiamo aspettare ancora?

Se dobbiamo dirla tutta, il vecchio pastore viaggia verso gli 80,

e, si sa, il tempo è galantuomo.

Quindi, tra un po'…

Se dobbiamo dirla tutta tutta, è pur sempre l'"Isola dei Centenari".

Giampi! L'ho sempre detto, i centenari vanno ammazzati da piccoli.

Comunque, Giampi, tu hai un dono. Quello di mettere di buon umore.

[sigla del telegiornale]

[donna, TV] Code agli uffici postali, banche prese d'assalto.

Esaurita l'euforia delle prime ore, l'euro affronta oggi il primo vero test.

Cassapanca sarda.

Dammi tempo, "ca ti precciu". Ti faccio parlare io.

[uomo, TV] Esordio positivo per la moneta unica, festeggiata dagli operatori…

[insieme] Efisio…

- No. - [donna] Però…

No.

[sospira]

Presidente, come lei sa, qui le cose stanno andando un po' per le lunghe.

Il cantiere è fermo e gli operai hanno un costo. Io ho un costo.

Lo so, e ti ringrazio, Mariano.

Ho bisogno che tu stia lì, finché non risolviamo la questione del pastore.

- D'accordo. Buona giornata. - [Giacomo] Grazie, ciao.

Alziamo l'offerta.

"Babbu", ora questi ti vogliono dare 300.000 euro.

[in sardo] Come sarebbe?

Mi avevano offerto 300 milioni

e ora, invece di andare avanti, tornano indietro?

Come è questa storia?

No, è che adesso c'è l'euro. E 300.000 euro sono 600 milioni.

Sono di più, non di meno.

[in sardo] Capisci?

Ah! Lo capisco…

Però i soldi, anche se non hanno le ali, volano via,

ma la terra resta, hai capito?

La terra resta!

- Mi scusi, presidente? - Dimmi.

Sono usciti i dati definitivi delle Regionali in Sardegna.

- Allora? - Non è andata bene.

Quelli che hanno vinto hanno puntato tutto sulla protezione del territorio,

che è esattamente quello che voglio fare io.

Proteggere il territorio dalla miseria e dalla povertà.

Perché non riusciamo a capirci? Perché?

- Questa chi è? Tutta elegante. - Boh.

- La conosci? - No.

Guarda se non ce la mandano i milanesi questa.

Chissà da dove arriva. Io non l'ho mai vista.

- Aspettami un attimo qua. - Va bene.

- [Francesca] Buongiorno. - Buongiorno.

Serve qualcosa?

No, no, grazie. Stavo solo guardando.

[in sardo] È sarda?

- [in sardo] Eh sì. - Ah!

[in italiano] Mi scusi, eh, perché qui praticamente non viene mai nessuno.

- Ha parenti qui? - No, no, i miei stanno a Gavoi.

E come mai è venuta qui?

Mi piace fare dei giri nella nostra terra. Così…

Anche per lavoro.

E che lavoro fa?

Allora vado a vedere dei posti che non conosco,

oppure che ho già visto da piccola e di cui non ricordo più nulla.

Stia tranquilla, qui è rimasto tutto com'era.

Fra un po' non cambiano neanche più le stagioni.

Però avete la bellezza nel nome: "Bellesamanna".

È una grande fortuna.

Magari non ce ne siamo accorti.

E poi avete una spiaggia bellissima.

Finché resiste.

- Perché? - È una lunga storia.

- [Giovanna] Arrivederci. - Non mi ha più detto che lavoro fa, però.

Un lavoro che mi piace molto.

Chi era?

[Francesca] Che ne so. Sembrava un po' strana.

- [Dolores] È tutta elegante. - [Francesca] Elegante, però è strana.

[Mariano] Ha la faccia di uno che si dimette.

[Giampi] Ma quello è il Papa, come fa a dimettersi?

È più facile che si dimetta il Papa che Efisio Mulas venda.

[in sardo] Efisio… E allora?

[in sardo] No! Ora me ne vado dalle vacche.

Signori, se ne riparla domani.

[in sardo] A domani!

A domani!

[mormorio]

[Francesca] Eh, è così! Eh!

[mormorio]

Eh! Mi dispiace.

Ti dispiace? È il quinto no che mi dice in cinque anni.

Io non voglio fare il pendolare a cento chilometri da Londra

per fare il cameriere.

[in sardo] Come tuo fratello!

Se devo fare il cameriere, lo faccio qua.

Andiamo.

[muggiti]

"Babbu"!

Se tu non vendi, questi non costruiscono.

E se non costruiscono, a Bellesamanna non ci sarà lavoro.

Hai capito? Perché io non ce la faccio più.

[in sardo] Io non sto dicendo no a quelli di Bellesamanna,

io sto dicendo no ai milanesi.

Perché loro pensano che noi gli diciamo sempre di sì.

Come abbiamo sempre fatto con tutti.

Questi… con il ricatto del lavoro

ci hanno messo l'uno contro l'altro.

La ricchezza la portano a casa loro!

Non la lasciano qui!

Hai visto la spiaggia come è bella?

Perché è bella?

Perché è di tutti!

Tu non sei obbligata a restare qua.

Vai, che io me la cavo da solo.

[versi di richiamo di Efisio]

[rombo di un aereo]

[in sardo] Ma hai intenzione di dormire qui, eh?

[Francesca] Sì.

È perché hai paura di lasciarmi solo, visto che sono vecchio?

Ma no, "babbu".

È che domani mattina vado al lavoro prima, e da qui sono più vicina.

- [in sardo] Hai capito? - Vabbè…

Magari tra qualche anno lo faccio più spesso.

Vabbè, vabbè.

[brusio dello stadio in TV]

[urla di esultanza]

[uomo, TV] È finita! È finita!

[urla di esultanza]

[clacson]

Ciao, papà.

Ciao, piccinina. Allora come è andata?

Cento su cento.

Come sono contento.

- Grazie. - Brava, brava.

Volevo dirti che ho pensato tanto a quello che mi hai sempre detto del mio futuro.

- Cioè? - Farò Economia.

La mia strada è la tua.

Non so cosa dire, guarda. Sono contento.

[bussano]

Avanti.

- Presidente, c'è un problema. - Dimmi.

Hanno presentato il nuovo Piano Paesaggistico.

Grazie.

Vedi, piccinina, il nostro lavoro è anche questo.

Spazzare via tutto ciò che si frappone fra noi e il nostro obiettivo.

[cellulare]

[borbotta]

- Pronto? - Mariano, ci dobbiamo sbrigare.

Ma come? Sono sei anni che siamo fermi e ora ci dobbiamo sbrigare?

Il nuovo Piano Paesaggistico sta per entrare in vigore

e dobbiamo partire subito con i lavori.

Perché?

Tu intanto chiama gli operai e tenetevi pronti.

Vediamo cosa dice la gente appena sente che,

se il progetto non parte in tempo, noi ci ritiriamo e addio posti di lavoro.

Scusate, scusate.

[mormorio]

Buongiorno, Efisio.

[in sardo] Salute.

La Regione Sardegna imporrà il nuovo Piano Paesaggistico,

il PP, con il quale manderà avanti

solo i progetti approvati prima della sua entrata in vigore.

Se il nostro progetto si blocca, la comunità perderà un'occasione unica.

[in sardo] Non me ne importa niente né del PP,

né del prima e nemmeno del dopo.

A me importa restare qui, perché è casa mia.

Ma questa volta, c'è una novità importante.

Efisio, il Gruppo, oltre ai 600.000 euro ai quali sono arrivati,

ti offre una nuova casa,

e 50.000 metri quadrati di nuovi terreni

dove pascolare le tue mucche.

[insieme] Eh!

Questo onestamente cambia tutto.

Che dici, Efisio?

[gridando] La curva piano! Non lo vedi che sto male?

E quanto manca non te lo chiedo neanche, perché sempre due minuti.

- Due minuti. - Due minuti.

Devo scaricare. Devo scaricare energia.

Questo bolo alimentare non se ne vuole uscire,

s'è incistato dentro. Niente.

Io ho capito perché.

Sono questi due dietro che mi fanno vomitare.

È la vostra presenza che mi dà fastidio.

Maria.

[Mariano ansima]

Maria. Devo scaricare.

Energia statica… Energia statica a me!

Ho scaricato.

Andiamo, ragazzi.

Vedi, Efisio, qui c'è tutta la terra che vuoi.

Finalmente una casa vera.

Che dici?

Ma va a cagare.

- Che ha detto? - Che potete andare tutti a…

Sì, grazie, Francesca, l'abbiamo capito. Stiamo andando.

Senti, Francesca, ma quanto vuoi che vada avanti questa storia?

Giusto per saperlo, eh.

Chissà se i capelli grigi mi sono venuti per il fallimento della Lehman Brother

o per il pastore Mulas.

Quanto ha rifiutato stavolta?

Un milione di euro.

Ah!

Ghiso, quanti anni sono che siamo in ballo con sta storia?

Nove anni, presidente.

- Certo che ne ho avuta di pazienza, eh. - Tanta, presidente.

Forse troppa.

[rombo di motori]

[voci indistinte]

Efisio!

Dopo nove lunghi anni, finalmente ho liberato la mia mandria.

E se posso dirla tutta, caro vecchio Efisio,

queste sono pure più pulite delle tue mucche,

perché non scagazzano dappertutto.

[in sardo] Sarai contento adesso!

Sei un figlio di puttana, un bastardo…

Vai a farti fottere.

Figlio di puttana, bastardo!

Bastardo!

Figlio di puttana!

Ora sarai sazio!

Efisio, senti questa sinfonia? È dedicata a te.

[rumore dei lavori a tempo di "Shardana" di Moses Concas]

Mamma diceva che avete iniziato i lavori del resort finalmente.

Quindi il pastore ha venduto?

Non ancora.

[in sardo] Stanotte vai a dormire a casa tua.

- Ma "babbu"… - Vai a casa tua!

- Francesca? - Francesca?

Francesca, sono partiti i lavori.

Tranquilla, hai visto che tutto si aggiusta?

[insieme] Salute. Salute.

[voci indistinte]

[Francesca] Hai sentito?

Tutto si aggiusta.

Hanno portato via mirto, corbezzolo, olivastri.

Adesso non si aggiusta più niente.

- Mi dispiace. - Non è vero.

Dite che vi fa schifo il cemento, ma non vedete l'ora che arrivi.

Francesca… Qui c'è gente che non ha mai avuto un lavoro vero.

- Come te e Ignazio. - Esattamente. Come me e Ignazio.

[voci indistinte]

[urla di rabbia]

[gridando] Basta!

A noi da bambini ci hanno insegnato il rispetto per questa terra!

Il rispetto! Non ci buttavamo nemmeno un pezzetto di carta!

A otto anni, "babbu" ci dormiva sopra, all'aperto, con le bestie al pascolo!

E adesso voi l'avete sventrata questa terra!

L'avete riempita di cemento!

Ce l'avete ammazzata!

[Maestri] Presidente, abbiamo appena vinto uno degli appalti più importanti

per l'Expo di Milano.

E Bellesamanna come va?

I lavori intorno al furriadroxu di Efisio proseguono.

Opere di urbanizzazione,

tutti i terreni sono stati aperti, le piante sradicate,

fondamenta gettate, tubazioni stese,

impianti elettrici predisposti, pilastri, solai, tramezzature: tutto realizzato.

Bene. Ora tocca a Mariano.

Efisio! L'offerta è sempre valida!

Ce lo vogliamo prendere questo milioncino?

[parla in dialetto sardo]

Guarda, quella terra è vostra. Potete farci quello che volete.

Eh, lo vedi che piano piano ci intendiamo!

Che ci voleva? Dieci anni. Dieci piccoli anni.

Vieni qua a stringermi la mano.

Sembra l'incontro a Teano: Garibaldi e Vittorio Emanuele.

[parla in dialetto sardo]

Che ha detto?

A casa mia non vi dovete azzardare.

E il milioncino te lo devi mettere nel culo.

Come pensiamo di procedere, presidente?

Fare delle domande è facile. È dare delle risposte che è difficile.

È così che si diventa bravi.

Sentiamo cosa dice Mariano.

Ma Mariano è un capocantiere.

Appunto, sentiamo cosa dice Mariano.

[parla in dialetto sardo]

[Giacomo] Allora cosa mi dici, Mariano? Eh?

Dimmi.

Presidente, secondo me una soluzione c'è.

Secondo Mariano, l'unica cosa da fare è costruire la reception

sullo stradello che percorre Efisio per portare a casa le mucche,

e costruire un'altra strada che gli permette di rientrare al furriadroxu.

Efisio. Hai visto che sorpresa?

Intanto che eri al pascolo, abbiamo fatto questo.

[in sardo] Questa è la strada per andare a casa mia.

E quindi non la potete chiudere.

Efisio, io non ti capisco. Ma se ora vuoi tornare a casa, la strada è quella.

Buona serata.

- Grazie, Rino. - [Rino] Buonasera, presidente.

- Ciao, piccinina. - [figlia] Ciao.

- [Rino] Buonasera. - Grazie.

- Come stai? - Bene, tu?

- Andiamo. - Andiamo.

Questi ci stanno schiacciando.

[in sardo] Questa è casa mia e non si tocca.

Cosa pensi di fare, "babbu"?

Vi rendete conto di chi state denunciando?

Voi veramente pensate di vincere? Ma è impossibile.

[in sardo] Io devo vincere per forza, perché ho ragione!

Anche se quelli sono ricchi. Hai capito?

- Maresciallo, ha capito? - Ho capito, ma, Efisio…

Quella strada è anche mia! Io li denuncio!

Francesca, mi sa che tuo padre non si rende conto…

Li denuncio.

E basta!

Mi sembra che "babbu" si renda conto benissimo.

Ci ha denunciato.

Mi sono piegato anche io allo zenzero.

Sembra che adesso nessuno ne possa fare a meno.

Facciamo colloqui di lavoro in tutta la zona,

e partiamo con le assunzioni.

Dai.

Caro Efisio…

Stavolta hai fatto il primo passo falso.

Ciao. Mi servono i carciofi spinosi.

- I carciofi spinosi sono finiti. - Ma come? Ce li ho davanti.

Tu li vedi, io non li vedo. Sono finiti.

- Stanno là, li vedo. - E io non li vedo.

Ma io li vedo, mica sono scema. Li vedo che sono lì.

Ho detto che non ci sono, che sono finiti, va bene?

Allora mangiateli tutti e strozzati.

Non è possibile che questa non mi dà più niente, non si può.

- [in sardo] E non brontolare! - Ma dimmi tu.

[in sardo] Sì. Brontolo, brontolo!

Sempre.

[Maestri] Sindaco, noi stiamo partendo con le assunzioni.

Lei sa che questa denuncia rischia di bloccare tutto?

- Certo, Maestri. Ho chiaro tutto. - Allora a presto.

[voci indistinte]

- [uomo 1] Salute. - [uomo 2] Salute. "Ajò".

[clacson]

[voci indistinte]

[uomo] Capace che questi non aprono più quest'estate.

Io ho fatto il mutuo per la casa.

- Io pago le rate della TV al LED. - Io per l'iPad di mio figlio.

[in sardo] Sindaco, non ci siete solo voi.

[in italiano] Ci siamo anche noi qua.

Io ho già pagato il corso di skipper per mio figlio.

Signori!

Efisio Mulas deve ritirare la denuncia.

[mormorio di approvazione]

[voci indistinte]

[gridando] Ma che ti metti a denunciare?

- Noi vogliamo il lavoro. - [uomo] Guarda che questi se ne vanno.

Devi ritirare la denuncia.

Signori, allora, se avete delle cose da dire, facciamo come sempre.

Vi mettete in fila, di pomeriggio, perché io la mattina lavoro,

entrate uno alla volta e dite quello che dovete dire.

[mormorio di disapprovazione]

[in sardo] Allora, arrangiatevi! Arrangiatevi! Eh! Oh!

- Vai tu, dotto'. - Andiamo!

Efisio, io mi sono indebitato per riempire la farmacia di creme,

papaye fermentate, integratori.

Tutte cose inutili che comprano i turisti,

che con i fermenti lattici si fanno la doccia.

Noi ai turisti vogliamo vendere latte di capra,

ricotta di capra, yogurt di capra, formaggio di capra.

Abbiamo comprato un gregge di mille capre a rate.

Te lo ricordi Luca quando era piccolo?

Alla fine, si è fatto tutte le scuole a Pula.

Ora ha sedici anni, gli piace il mare e vuole diventare lo skipper del resort.

Tu glielo devi far fare.

Mi hanno preso come barista al resort.

Per il mutuo della casa ho messo a garanzia il bar.

Con 250.000 turisti e l'assunzione di nuovi vigili,

io faccio il concorso e divento comandante.

Ed è per questo che ho preso l'iPhone a rate per mia moglie.

Io pago le rate della TV al LED.

Antonietta, ho capito, però avete fatto tutti quanti rate sulla fiducia?

Ma di quale fiducia parli?

Tu scordati di pane, di pasta, di olio, di frutta, di vino… Tutto.

Se tu non ritiri la denuncia, tu sigari non ne fumi più.

E le rate delle capre le paghiamo con le tue mucche. E chissà se basta.

Tu spera di non stare mai male, perché da me le medicine te le scordi.

Salvavita compresi.

Tu adesso lo vedi buono e caro,

ma, se mi finisce nella droga, esce di testa,

io non lo so cosa può succedere. Non lo so.

Tu sei sicuro che qui nella tua stalla sia tutto quanto in regola?

[in sardo] Non farmi tornare, eh?

Vediamo che succede adesso!

[mormorio]

Buongiorno, presidente.

Ci siamo. Adesso io vado a festeggiare la laurea di mia figlia.

Mi faccio bello, un ovetto da Cracco,

e voi mi chiamate quando il pastore è nella rete.

Sono l'assessore al Turismo. Cultura, scuola, sport, spettacolo,

lingua sarda, conservazione del carciofo spinoso.

Ma soprattutto oggi siamo qui come Comune

per dirti che il gruppo immobiliare ha preso una decisione importante.

Alzare l'offerta.

Che è diventata di due milioni.

[urla di approvazione]

Ssh!

- No. - No?

[insieme, gridando] No!

- [uomo] Come si fa? - È impossibile.

[voci accavallate]

Come ha rifiutato l'offerta?

Io sono l'assessore all'Urbanistica.

Edilizia privata, politiche sociali.

"Ajò", assessore, facciamo questa offerta, va.

Efisio, tre milioni.

[mormorio]

No.

[urla di disapprovazione]

È impossibile. È impossibile.

[voci accavallate]

[vibrazione del cellulare]

- Sì? - [Mariano] Ha rifiutato tre milioni.

[colpo di tosse]

[Mariano] Presidente, tutto bene?

Giacomo! Giacomo! Su, su, guarda su.

- Tutto bene? - No.

Efisio…

Cinque milioni.

Cinque milioni!

Che dici?

[uomo] Aspetta, aspetta.

[in sardo] Dove è andato?

[uomo] Dai, dai.

[scarico del water]

Ti ho detto di no.

[insieme] No!

[mormorio di disapprovazione]

- Si è alzato solo per andare a pisciare? - [insieme] Sì.

Non ci posso credere, hai detto no un'altra volta.

Efiso, forse non hai sentito bene.

[imita il dialetto sardo]

Come si dice da voi.

Si dice così? Vabbè, questa cosa qua.

Cinque milioni! Come si dice da voi?

[insieme] "Cincu milionisi"!

[Mariano] Ma non l'hai capito?

[in sardo] Nemmeno tu l'hai capito che ho detto no, vero?

[mormorio]

[don Liberato] Fermi, fermi.

[urla indistinte di protesta]

[uomo] La candidata ha sostenuto la prova finale,

presentando una tesi su Edilizia Green e tutela…

Ascoltami, coinvolgerli può essere determinante.

Fidatevi di me, chiamate la diocesi di Cagliari.

- Ora non posso parlare. Ciao. - Dai.

Scusa.

Quindi, in virtù dei poteri a me conferiti,

la dichiaro dottore in International Economics and Management.

[Giacomo] Brava!

[figlia] Grazie.

Complimenti.

- Congratulazioni. - [figlia] Grazie.

Congratulazioni. Veramente, te lo sei meritato.

[figlia] Grazie.

Te l'avevo detto che ci avrebbe dato un sacco di soddisfazioni.

Eh, già.

Gianni.

Dylan, Taylor!

[insieme] Zia.

Ma quanto siete cresciuti?

- [Francesca] Elisabeth. - Ciao, Francesca.

- [Francesca] E tu. - [Gianni] Ciao.

[Francesca] "Babbu"!

- [Dylan] Ciao, nonno. - [Taylor] Ciao, nonno.

Ciao.

- [Elisabeth] Ciao, Efisio. - Ciao.

Ciao, ba'.

[in sardo] Come mai siete qui?

Mica è Natale…

Abbiamo saputo che state rifiutando l'offerta da milioni di euro.

Oh, "babbu"?

Abbiamo comprato i biglietti

per venire a chiederti di pensare anche a noi.

Tutti quei soldi ci potrebbero cambiare la vita.

E poi, finalmente, potrei riuscire a tornare a vivere a casa.

[agente] Sistematevi da un lato. Fate passare, fate passare.

Fate passare l'eccellenza. Fate passare.

Per favore, fate strada.

[donna 1] Monsignore. È monsignore.

[uomo 1] È l'arcivescovo.

- [donna 2] Santità. - [uomo 2] Eccellenza, buongiorno.

[agente] Fate passare, fate passare. Prego.

Caro Efisio,

difendere i propri diritti e le proprie radici è nobile e giusto.

Quando, però, non consideriamo

che i nostri sì e i nostri no hanno conseguenze per la vita degli altri,

dobbiamo fermarci e riflettere.

Anche la Chiesa sbaglia,

quando non è capace di ascoltare i propri fedeli.

Ecco, caro Efisio, io ti chiedo di metterti in ascolto.

In questo momento, la vita di un'intera comunità dipende da te.

E questo grande sacrificio che ti viene chiesto

verrà ampiamente ricompensato con…

[non udibile]

[non udibile]

Quanto?

- Oh, madre bottarga. - [sacerdote] Eccellenza. Teniamolo.

È un momento epocale,

per la nostra comunità e per la Sardegna intera.

È arrivata l'offerta che nessuno al mondo potrà mai rifiutare.

Dodici! Dodici milioni di euro!

[urla di approvazione e applausi]

[voci indistinte]

[campane]

[clacson]

Almeno ho finito di mangiare i pomodori secchi.

[urla di approvazione]

[in sardo] Questa è la terra di mio padre…

e del padre di mio padre…

e del padre del padre di mio padre…

e del padre del padre del padre di mio padre…

e del padre del padre del padre del padre di mio padre…

E non la venderò mai.

[gridando] E vaffanculo!

Nonno, grazie per non aver venduto.

Come stavamo bene qui una volta all'anno,

non siamo mai più stati bene da nessuna parte.

Già.

Capo, e adesso?

E adesso per Efisio sono cazzi.

Caro Efisio, io ce l'ho messa tutta.

[voci inudibili]

[voci inudibili]

[guaiti]

[Francesca] Oh, ba'?

"Babbu".

[Efisio, in sardo] Mi hanno fatto sparire Su Entu.

Quei figli di puttana.

Su Entu.

"Miii" però!

Non è perché uno è nato a Palermo che basta etichettarlo come mafioso.

E mi meraviglio di voi,

che, se non era per Gigi Riva, eravate ancora banditi e pecorai.

E fatemi un favore.

Tenete gli occhi ben aperti.

[Francesca] Che cosa facciamo, "babbu"?

[Efisio, in sardo] Io sono a casa mia.

Però da soli non ce la possiamo fare.

Io sono a casa mia.

Sono troppo grandi. Ci hanno già messo contro tutto il paese.

E da stasera dormo qui.

Hai paura che si portino via pure me?

Eh!

Non mi porta via nessuno, perché sono a casa mia.

- [Debora] Cosa succede, Fra'? - Succede che da soli non ce la facciamo.

Avete deciso di vendere?

Abbiamo deciso di fargli causa.

Ci avete pensato bene? Quelli non molleranno mai.

Anche noi non molleremo mai.

Quando lavoravo a Siviglia e facevo la cameriera,

ho conosciuto una ragazza laureata in Giurisprudenza,

che adesso lavora per un importante avvocato di Milano.

Ci ha risolto tante questioni. Se vuoi, ti faccio chiamare.

Grazie, Debora.

Ce l'ha la cinta?

[in sardo] Sì, ce l'ho.

- Allora la deve togliere. - No.

- Come no? La deve mettere su. - Devi togliere la cintura.

Ma se tolgo la cintura, mi cadono i pantaloni! Come sarebbe?

- Gli cadono i pantaloni. - La deve togliere.

Te li tieni con le mani.

Ma sono obbligato?

Sì. È la prima volta, mi scusi.

Andiamo bene…

Mi fai fare una bella figura! To'!

- [Francesca] Grazie. - Prego.

Ma perché mi hai fatto togliere la cintura?

Perché è un oggetto pericoloso.

Pericoloso è se mi cadono i pantaloni senza la cintura.

Che mi stai dicendo?

- Comunque, non avrebbe tutti i torti. - Va bene.

Devo aspettare ancora tanto reggendomi i pantaloni?

[in sardo] Adesso arriva la cinta.

[in sardo] Ma questa cos'è?

È una scala mobile, "babbu".

Ma come funziona?

Devi mettere il piede su. Vai.

[Efisio] Cos'è quella cosa che si vede di fronte? Sembra una chiesa!

[Francesca] Quello è il Castello Sforzesco, "babbu".

[in sardo] Ma quando arriva questo?

[in sardo] Adesso…

Adesso…

- Prego, avvocato. - Eccolo.

- [Efisio] Ah! È arrivato. - Eccoci.

Questa è la causa preparata dal nostro studio.

Grazie.

E questa è la penna. Ecco.

Adesso lo devo leggere?

- [in sardo] Leggi, papà. - Ah.

- Grazie. - Spostiamo qui questa.

Quindi… Quindi…

[Efisio legge sottovoce]

Mi scusi, avvocato, mio padre si è fermato alla quarta elementare.

- Non c'è nessuna fretta. - Grazie.

Scusi, avvocato, quante pagine sono?

Sono 35.

Bene.

[continua a leggere sottovoce]

Scusate, è quasi l'ora di pranzo. Vogliamo ordinare qualcosa da mangiare?

- Non lo so. Vuoi mangiare, "babbu"? - Sì, mangiamo dai!

Sì, grazie.

C'è un ristorante sardo qui sotto.

Non so, un po' di pane carasau, un pezzo di formaggio, il casu marzu.

Noi mangiamo anche cose normali, eh. Un tramezzino, un toast.

Ci sarebbe un limite anche agli stereotipi.

- Allora tramezzini. - Sì.

[continua a leggere]

[continua a leggere]

- A che ora avete l'aereo? - Stasera. Partiamo con l'ultimo volo.

Questo io non lo capisco, prova a leggere tu.

Guarda che io non lo capisco che vuol dire…

"Io, Efisio Mulas, mi impegno,

secondo l'articolo 477 del Codice Civile,

a cedere i miei diritti ereditari sul terreno,

sito nell'area di Bellesamanna".

Avvocato?

Cosa vuol dire questo?

[Francesca] Noi pensavamo di firmare la procura,

e quello ci stava facendo firmare la cessione dei terreni.

E tu lo sapevi. Debora, ma siamo cresciute insieme.

Abbiamo sempre diviso tutto.

A scuola dividevamo la merenda, ti ricordi? Pane e formaggio.

Cosa ti hanno offerto? Cosa ti hanno promesso?

Il lavoro.

Ecco cosa mi hanno promesso. Front Office Manager.

Un lavoro vero, per tutto l'anno.

Francesca, non si può più lavorare solo quattro mesi l'anno.

Ignazio non vuole più campare di sussidi facendo finta di fare il pescatore.

E io ho l'incubo di tornare ogni anno a gennaio su quella nave spaccaghiaccio.

Io e Ignazio ci amiamo forte.

Noi ci volevamo soltanto sposare, e tu mi parli di quando eravamo piccole?

Tu parli del passato, ma qui c'è in ballo il futuro.

E tu e tuo padre ci state rubando il futuro.

A me, a Ignazio e a tutto il paese.

[voci indistinte]

Basta! Le avete provate tutte!

Sapete cosa vi dico? Che ha ragione mio padre.

Che ha più coraggio di tutti quanti voi messi insieme

perché lui sa dire di no.

E ora questo dobbiamo tornare a fare, per camminare ancora a testa alta.

Dobbiamo tornare ad avere dignità.

E "vaffanculu"!

Beh, dopo dieci anni un bel vaffanculo ce lo siamo meritato, va.

[muggiti]

- Ma con chi ce l'hai, Francesca? - Con tutti.

Con voi, ma pure con noi.

Sempre qui fermi,

ad aspettare che qualcuno venga da fuori a risolverci i problemi.

Sai perché non lascio mio padre da solo? Perché qui hanno venduto tutti.

Tutti.

E lui no.

Il sogno di mio padre è solo quello di vivere in pace a casa sua.

[muggiti]

È stata Debora, "babbu".

Piangeva, diceva che si doveva sposare.

Stanno facendo come hai detto tu. Ci stanno mettendo l'uno contro l'altro.

[versi di richiamo di Efisio]

- Ciao, "babbu". - [Efisio] Ciao.

[versi di richiamo di Efisio]

[rumori dei lavori e voci indistinte]

[Mariano] Buongiorno, presidente. Disturbo così presto?

Non mi disturbi mai.

I presidenti veri dormono poco.

Pure io ti ho fatto dormire poco di recente.

A proposito, presidente,

volevo chiederle perché non sono stato informato

dell'avvocato dei Mulas.

Di cosa stai parlando?

Dell'avvocato che gli stava facendo firmare la cessione dei terreni.

Presidente, ma veramente mi sta dicendo che non ne sapeva niente?

Mariano, sei sempre stato bravo. Ecco, continua così.

Buona giornata.

[voci indistinte]

[sospira]

Cos'è sta storia dell'avvocato?

Presidente, abbiamo pensato che fosse un buon modo per risolvere la questione.

Voi non dovete pensare.

Prima di prendere qualunque iniziativa, dovete parlare con me. Chiaro?

E chi è questo?

È uno bravo.

Non lo dire a Ignazio che te l'ho dato io.

Anzi, non dirlo proprio a nessuno.

E perché dovrei fidarmi?

Questo è per tutte le volte che hai diviso con me pane e formaggio.

- [Daniele] Stia tranquilla. Arrivederci. - [Francesca] Arrivederci.

È il nostro nuovo avvocato.

Una persona perbene. A lui ancora non è arrivato nessuno.

Ragazzi? Fine turno, andiamo a casa!

- [Giampi] Come mai così presto? - Perché lo dico io. A casa!

- Quando ti trasferisci a casa tua? - Penso la settimana prossima.

Tu? Tutto bene?

Oggi un pastore di 80 anni, con la quarta elementare, ci ha fatto causa.

Ma soprattutto, uno dei miei uomini migliori, uno dei più fidati,

sapeva il nome dell'avvocato e non ce l'ha detto.

Ha fatto la persona perbene.

- Sì, ha fatto la persona perbene. - Cosa che noi non possiamo permetterci.

[Efisio canta in dialetto sardo]

[vibrazione del cellulare]

- [Mariano] Pronto? - [Maestri] Buongiorno, Mariano.

Buongiorno.

Efisio Mulas ci ha fatto causa. Tu sapevi che c'è un nuovo avvocato.

Perché non ci hai detto niente?

Perché considerare due essere umani solo un problema

comincia a darmi fastidio.

Ma tu sai che tra di noi non ci possono essere crepe.

E, invece, a me questa crepa si è allargata, sempre di più.

E dentro ci si è infilato il maestrale, il cannonau,

il pecorino, il maialetto, il mirto, i corbezzoli,

i culurgiones, le seadas,

la dignità, il coraggio, lo scudetto del '70.

Contento?

Ma tu sai anche che così non puoi più lavorare con noi, vero?

E che vi devo dire?

Che ci devi dire?

Sti cazzi.

Sti grandissimi cazzi.

Mi è sempre piaciuto Leonard Cohen.

Com'è che dice?

"In ogni cosa c'è una crepa.

Ed è da lì che entra la luce".

E intanto qui a Milano la nebbia non torna più.

[Mariano] Francesca!

Non gliel'hai detto.

Vieni.

Ci hanno portato un formaggio, assaggiane un pezzo.

[in sardo] Ma questo cosa ci fa qui? Ma cosa vuole?

[in sardo] Niente, niente, papà.

[in italiano] Adesso di Mariano ci possiamo fidare.

[in sardo] È dalla nostra parte.

[in italiano] Vieni.

[Mariano] Buonasera, Efisio.

[Francesca] Affonda.

Buono. Che cos'è?

È casu marzu.

- Cioè? - Formaggio con i vermi.

Che c'è, ti fa schifo?

No, no, mi sono messo a distanza perché sono presbite,

e volevo mettere a fuoco meglio.

Ecco perché campate cento anni. Altro che carotine e insalatina.

Buonasera, Efisio.

No. Vabbè.

[Francesca] Che cosa succede, Mariano?

Eh?

Mi hanno licenziato.

È colpa nostra.

È colpa mia, che non mi sono svegliato prima.

Io ero il loro uomo preferito, perché non ho affetti.

Ma non hanno fatto i conti sul fatto che se non hai affetti e sei libero…

li puoi mandare a fanculo in qualsiasi momento.

Non mi guardare così.

Ti ricordo che dobbiamo continuare a essere liberi.

Non mi indurre in tentazione.

Al massimo ti libero dal male.

E così sia.

Però un po' mi dispiace per Mariano, eh.

[in sardo] Eh! Nella vita ogni scelta ha un prezzo.

Vabbè, ho capito, lasciamo perdere.

Ma… chi ha preso in mano la causa?

Una femmina, "babbu". Una giudice nata in Barbagia.

[assente]

Ecco la tisana, presidente.

- Grazie, Ester. - Prego.

[porta che si chiude]

Non ne posso più delle tisane.

Allora com'è questa giudice?

Presidente, è sarda ed è una che non guarda in faccia nessuno.

[rumore dei lavori e voci indistinte]

[Francesca] Scusi?

- Ma lei è… - Quella strana e vestita bene.

Ne è passato di tempo, eh.

Ha visto che poi in paese non è cambiato niente?

In paese no.

Qui, invece…

Come mai è tornata da queste parti?

Volevo tornare in spiaggia.

Gliel'ho detto. Mi piace girare la nostra isola, per vedere cose belle.

Se ci va adesso, trova anche "babbu". Sta lì con le sue vacche.

Grazie.

[muggiti]

[in sardo] Salute.

[in sardo] Salute.

È un incanto qui.

Eh sì, piace pure a me.

Solo che adesso qui l'hanno circondata.

Sì, mi vogliono chiudere nel cemento.

Però… dovranno buttare giù tutto,

perché io ho ragione.

Questo luogo è di tutti.

È vero.

Questo luogo è di tutti.

L'unica cosa che non perdono a questa terra nostra

è che ai nostri figli…

non ha permesso di restare.

Eh!

Arrivederci.

Arrivederci.

Che Dio voglia, Efisio.

Che Dio voglia, giudice.

Vi conoscevate già?

No.

[Francesca] Come ha fatto a riconoscerla?

È la saggezza dei nostri pastori.

Fare la giudice è un lavoro che le piace molto, eh?

Non deve essere facile.

No. È da un po' che seguo la vostra storia,

e ho sempre sperato che mi affidassero questa causa.

Non è stato per niente facile, sa.

Immagino.

Ma perché è tornata fin qui?

Perché, a volte, leggere le carte non basta.

Bisogna vedere per capire.

E poi c'è un altro motivo.

Mia madre, Maria Concetta, faceva l'allevatrice.

Era di Domus de Maria. Abitavamo lì.

Un giorno l'hanno chiamata di corsa da Bellesamanna.

E siccome avevo solo quattro anni,

mi ha portata con sé, perché non sapeva a chi lasciarmi.

E allora ho assistito al tuo parto.

Alla tua nascita.

Ricordo tua madre, Dolores, piccola, piccola,

e tu lunga come un fenicottero.

Non piangevate.

Né tu né tua madre.

Niente.

E lì, ho capito com'è essere donna in Sardegna.

E tu non sei cambiata.

Ciao, Francesca.

Ciao…

Giovanna.

Ciao, Giovanna.

Ormai con la sentenza ci siamo.

- Non tira una bella aria. - La giudice è una scheggia impazzita.

Cioè, una giudice che fa rispettare la legge è una scheggia impazzita?

Quali possibilità ci sono rimaste?

L'unica possibilità è che Efisio rinunci alla causa.

[Giacomo] Com'è che avevate detto dieci anni fa?

Efisio Mulas non sarà mai un problema.

E questo vuol dire avere una "vision", come amate dire voi?

Sono venti anni che non mi occupo in prima persona

di una criticità del gruppo.

È tempo di farlo.

Voglio incontrare Efisio Mulas.

Ester, mi prenoti il primo volo per Cagliari, una macchina elettrica,

e un NCC particolarmente silenzioso, perché non ho voglia di parlare.

[autista] Vede, dottore, questa è l'unica auto elettrica che c'è in tutta l'isola.

Ci ho messo un anno per farla arrivare dagli Stati Uniti.

Quando l'ho ordinata, qui mi prendevano tutti per pazzo.

Qui si fa sempre un po' fatica ad accettare le novità.

Però si guardi intorno. Le bellezze non ci mancano.

Ah, no.

[autista] Per esempio, il fenicottero rosa.

Non saprei come spiegarglielo,

però per me è come se fosse diventato una specie di datore di lavoro.

Se ci sono loro, i turisti vengono ad ammirarli.

Ma se qualcuno o qualcosa gli rompe le palle,

loro se ne vanno e i turisti non vengono più.

E io, di conseguenza, perdo il mio lavoro.

So che deve andare a… Bellesamanna?

La conosce?

E chi non la conosce? Una delle spiagge più belle del mondo.

Spiaggia bianca, acque cristalline.

Per noi sardi è diventata una spiaggia simbolo.

Se è ancora nostra, dobbiamo tutto a un vecchio pastore.

- Ne ha mai sentito parlare? - No.

Efisio Mulas.

Guardi, bisognerebbe farci un film su Efisio Mulas.

Non so se ricorda quelle vecchie commedie degli anni '70 con Alberto Sordi,

che denunziava la malasanità, la corruzione, il traffico d'armi.

Vede, questi costruttori pensavano di aver trovato un "pagu bessiu", un ingenuo.

Gli hanno fatto offerte di milioni, e lui ha sempre rifiutato.

E loro gli hanno costruito tutto intorno, l'hanno circondato.

E adesso sono in causa.

Di uno come Mulas, sa come si dice qui?

No.

[parla in dialetto sardo]

Non lo pagano i soldi.

Per lui, la vita è quel furriadroxu.

Cosa vuol dire furriadroxu?

È "rientrare a casa".

[porta che si chiude]

Ma questo?

[rombo di un motore]

[clacson]

[muggiti]

Buongiorno.

Salute.

[Giacomo] Questo è un posto meraviglioso, bellissimo.

Sono posti che fanno bene al cuore questi.

[parla in dialetto sardo]

E allora perché volete rovinarlo per sempre?

Efisio, noi questo posto vogliamo farlo diventare più bello.

Noi vogliamo migliorarlo,

non vogliamo che rimanga fermo, aspettando che peggiori.

Vogliamo dare lavoro alla gente,

vogliamo che questi paesi abbiano un presente e un futuro.

[parla in dialetto sardo]

"Babbu" dice che del presente e del futuro di questi paesi non ve ne frega niente.

[Efisio parla in dialetto sardo]

Sono secoli che usate la nostra fame di lavoro per costringerci a vendere.

Ci fate sentire pure in colpa se vi diciamo di no.

[Efisio parla in dialetto sardo]

Prima che arrivaste voi, sapevamo stare insieme.

È per questo che campiamo cento anni.

E tu non dici niente?

Sei sempre stato il più bravo.

Anche voi, quando sono arrivato tanti anni fa, eravate bravi.

Parlavate di etica, di edilizia green, ecosostenibilità…

Ma avete fatto solo finta.

Veramente potevate aiutare questa gente.

Invece, siete rimasti quelli che spargono cemento dappertutto

e tengono per le palle gli amministratori locali.

La stessa ricetta, sempre uguale. Ormai siete bravi solo ad avere privilegi.

Avere sempre un posto in prima classe anche se l'aereo è già pieno.

Sempre un tavolo nei migliori stellati, anche se è già tutto prenotato.

Fare pressioni per avere successo, saper sorridere sempre a tutti.

Ormai siete bravi solo a fare questo, e non ne potete più fare a meno.

Perché ormai, per voi, la vita va così.

Come hai fatto a riconoscermi?

[parla in dialetto sardo]

Profumi di ricco. Non sei uno di noi.

[muggiti]

- Come è andata, dottore? C'era Efisio? - C'era.

E com'è?

È un uomo coraggioso.

Se ne trovano ancora, da queste parti.

Dove la porto?

A casa.

Vede, dottore, un povero vecchio pastore

contro uno dei gruppi immobiliari più grossi d'Italia.

Io col turismo ci campo, e qui c'è fame di lavoro.

Però, guardi, a un certo punto,

si arriva a un limite in cui, credo, bisogna fermarsi.

[bussano]

- [uomo] Permesso? - Prego.

- Buongiorno, giudice. - Buongiorno.

- Questa è per lei. - [Giovanna] Grazie.

[Francesca] Cara Giovanna, nessuno dovrebbe sentirsi colpevole

perché vuole continuare a vivere nella propria casa e nella propria terra.

Nessuno dovrebbe essere messo contro la sua comunità

solo perché difende un proprio diritto.

Ma nessuno ce l'ha riconosciuto.

E, invece, ci hanno caricato sulle spalle il destino della nostra gente,

tutti i problemi di questa terra.

La fame di lavoro, le imprese che falliscono, la gente che ne se va.

Un destino che non riusciamo a prendere in mano.

Un peso che non dovremmo essere noi a portare.

P.S.: Anche tu non sei cambiata.

[Giovanna] Questa corte, alla luce degli elementi acquisiti

nel procedimento avviato da Efisio Mulas contro il gruppo immobiliare Greatti,

ha potuto accertare e documentare come suddetto gruppo

abbia edificato su uno stradello da sempre utilizzato dal signor Mulas

per accedere alla sua casa, sita in Bellesamanna.

Pertanto, riconosce l'importanza e il valore della protesta di Efisio Mulas

e che nessuno gli può negare i suoi diritti sullo stradello.

Come dicono in Barbagia, "tu sei balente, Francesca, molto più balente di me".

Sono fiera di quello che hai fatto.

[Giovanna] Questa corte ordina al gruppo immobiliare

di reintegrare immediatamente il signor Efisio Mulas

nel compossesso stesso dello stradello,

rimuovendo i cancelli e le opere costruite sopra.

E astenendosi, in futuro,

dal turbare il pacifico e pieno godimento del suo compossesso.

[in sardo] Adesso questo è da buttare giù!

[in sardo] Sì, papà!

[in italiano] Lo devono buttare giù.

[in sardo] Sì!

[voci indistinte]

Noi, il più grande gruppo immobiliare di questo Paese,

come gesto arrogante di chi non perde mai, facciamo l'errore più stupido.

Efisio, invece, l'umile pastore che non parla una parola d'italiano, vince.

Ora nel mondo, sono tutti dalla parte di Efisio.

Bellesamanna è un paradiso terrestre e Mulas l'ha protetto per tutti.

Questo è un Paese così.

Un Paese che ha bisogno di eroi in cui tutti si identificano,

fino a commuoversi alle lacrime,

ma che poi nessuno ha veramente il coraggio di emulare.

Nessuno ha avuto il coraggio di Efisio.

Abbiamo pensato che un pastore di più di 80 anni

non avesse abbastanza dignità da rifiutare qualsiasi cifra.

Questa è la vera sconfitta.

Efisio ha vinto perché aveva ragione. Si è battuto per un principio.

Noi, i potenti, non possiamo comprarci tutto quello che vogliamo.

E vaffanculo i soldi. E vaffanculo anche a voi, potete andare.

Potete andare.

Piccinina, tu no. Tu resta.

[porta che si chiude]

Eccolo qua, piccinina, vedi?

Il futuro è arrivato.

Sta cambiando tutto. Solo noi non siamo cambiati.

Abbiamo fatto fare la transizione ecologica alla nostra coscienza.

A me, per esempio, son sempre piaciute le auto elettriche.

E tra qualche anno chi me le ha vendute, deciderà cosa devo o non devo fare.

Abbiamo cambiato sede, abbiamo cambiato pelle.

Insomma, ci siamo fatti il lifting, ma dentro siamo rimasti uguali.

Cos'è, papà? Ti vuoi arrendere al vecchio pastore?

Sai cosa mi disse l'autista sardo che mi portò da Mulas?

"Arriva un momento nella vita in cui passi un limite e ti devi fermare".

No, papà.

Io farò di tutto per riprendermi quella spiaggia.

Eh sì. La vita va così.

Prego, presidente.

- Cos'è? - Succo di melograno.

Basta. Grazie.

[versi di gioia]

[versi di gioia]

Ehi!

Ah!

[risata]

[versi di gioia]

"Nella vita non contano i passi che fai, ma le impronte che lasci".

La crepa ormai è diventata una voragine.

Abbiamo salvato la nostra spiaggia.

Ma non abbiamo salvato Bellesamanna, la nostra comunità.

La mia gente.

E ora dobbiamo fare la cosa più difficile: cercare una strada.

[in sardo] Sì.

[in sardo] Sì.

[suona "Moonshines" di Moses Concas feat. Lee Oskar]

[finisce la canzone]

[uomo] Stop!

[applausi]

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