All language subtitles for Ti-Koyo e il suo pescecane

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Original subtitles

Io sono Ti-Koyo, quello del pescecane.

Così mi chiamano nelle nostre isole, le Tuamotu, nell'Oceano Pacifico.

L'apparizione di uno squalo è una paura che ogni uomo conosce.

E' una lotta spietata.

Anch'io da bambino sognavo di avere le mie imprese da raccontare.

Ma la mia storia fu particolare.

Fu così straordinaria che c'è ancora chi si chiede se sia una leggenda.

Io sono nato qui da una famiglia di pescatori, gli Okuni.

Ero bambino quando i miei fratelli erano già grandi. Eravamo dodici.

Punuà era il più anziano. Tutti avevano imparato a pescare da lui.

Era il più bravo e per noi era come un padre.

Lui decideva se pescare nell'oceano con le reti

o nella laguna con gli arpioni, i patià, e gli occhiali sottomarini.

A volte i pescatori dell'isola erano molto fortunati.

Trovavano le ostriche della madreperla, le nacre.

Lasciate al sole diventavano più lucide.

Le vendevano per molti soldi alle navi.

Ai tempi della mia infanzia di rado giungeva una nave al villaggio.

Sull'ultima palafitta, in una capanna che gli serviva da casa e da emporio,

abitava Cocoyo.

Nel suo emporio vendeva di tutto.

In cambio delle merci che riceveva dalle navi dava sacchi di copra,

la polpa della noce di cocco.

Era l'unico prodotto della terra e lui ne faceva incetta.

Annota questo, intanto. I sacchi di copra pronti sono 82.

Che prezzi hai segnato?

No, devi aprire le orecchie e fare funzionare la testa.

Quante volte devo dirlo? Se la sera la radio dice che il dollaro va su...

Mi capisci? La roba deve costare di più.

Se c'è uno zero vicino al numero, bisogna metterne un altro.

Se non capisci questo, vuol dire che non sei adatta al commercio.

Cocoyo era stato una specie di stregone e questo mi affascinava.

All'epoca della mia infanzia molti ci scherzavano.

Però nessuno partiva per mare senza passare accanto alla sua capanna

per avere una parola di buon augurio.

Ti prego, mandagli una buona pesca e falli tornare sani e salvi.

Dicono di non avere paura, ma vogliono il tuo aiuto.

Tutto fatto, c'è chi pensa a voi! Potete fidarvi.

Buona fortuna e buona pesca!

Ecco fatto.

Questo ero io. Nella capanna non c'era posto.

Siccome ero il più piccolo, dormivo in una nassa.

Non mi chiamano mai.

Sta andando a male, accidenti!

E' marcia. Senti che puzza!

Addio, Cocoyo!

Ti-Koyo, allora?

- Ti sei svegliato tardi anche oggi. - Gli avevo detto di chiamarmi.

Non prendertela. Anche stamattina vieni con me a raccogliere alghe.

L'alga rossa è buona per il mal di denti.

Da piccolo non mi portavano a pescare.

- Io mi mettevo sulla riva a parlare con i pesci. - Ti capivano?

Sì, mi capivano benissimo.

Tanto tempo fa uomini e pesci erano amici.

- Se si incontravano, si salutavano. - Perché adesso no?

Ora gettano le reti.

Quando sarò grande per andare a pesca?

Prima di tutto devi capire che non si portano a casa i pesci vivi

e non si piange quando li ammazzi.

Io avevo 12 anni quando mi hanno portato a pesca la prima volta.

- Eri bravo? - Ero bravissimo.

Proprio laggiù, tanto tempo fa, ho preso un pesce luna.

Non ci riesce mai nessuno perché quando stai per prenderlo,

il pesce luna tramonta!

Oggi sarei in mezzo al mare, sarei il migliore pescatore delle isole,

se non avessi fatto lo stregone.

Prima dicevi che parlavi con i pesci. Ci parli ancora?

I pesci parlano, ma nessuno li capisce più, nemmeno io.

- Peccato! Che dicevano? - Venivano fin sotto la riva per parlarmi.

Grandi e piccini, persino i pescecani.

Allora non erano feroci come adesso.

Gli squali pilotavano i pescatori dove la pesca era abbondante.

Tieni, devo tornare al villaggio.

- Ne ho portate altre. - Bene.

- Le collane vanno a ruba. - Le ho fatte io.

Brava! Contando anche le altre, sarebbero...

12, 13, 14, 15, 16, 17...

- La prossima volta ce ne vorranno molte di più. - Mister Yen!

- Credevo che stessi ad aspettare la nave. - Non mi piace la confusione.

- Arriva sempre più gente e io... - Vado a prenderli e li porto a casa?

- Vai. - Siedi, ti offro qualcosa di fresco.

Pagano per divertirsi, ma ogni arrivo di nave cambia faccia all'isola.

Tu fai venire merci e forestieri, e poi ti lamenti!

Gli affari sono affari. Il mondo cambia, ci uniformiamo ai tempi.

Ma cambia troppo in fretta.

Tra qualche anno non riconosceremo più l'isola.

La verità è che siamo vecchi e soli. Quando lasciammo il nostro Paese,

mio figlio non volle tentare la fortuna qui.

Andò in America e in poco tempo guadagnò una fortuna. Poi tu sai...

- Morì in un incidente. - Già. Oggi sulla nave ci sono i suoi due figli.

Da cinque anni erano in collegio. Non ho il coraggio di incontrarli.

Persino i loro nomi sono diversi dai nostri, Jeff e Diana.

- Ehi, ciao! - Ciao!

Il mio pettine!

Grazie!

Ce l'hanno con me! Si divertono a farmi i dispetti.

Ma io ho un altro pettine da dare a quella bambina.

Eccolo!

Ehi!

- Che fai qui? Questa non è casa tua. - Guarda, è una pinna di pescecane.

- Io mi pettino con queste. - Si vede!

- Vuoi provare a pettinarti? - Non avvicinarti, sarà infetta.

Non capisco come tu possa tenerla in mano.

- Che vuol dire "infetta"? - Non lo sai?

- No. - Guarda.

Questo gioco non è infetto. E' tutto di plastica, sterilizzato.

- L'ho comprato in America. - Però è finto.

Se vieni con me al villaggio,

ti faccio vedere un pescecane vero. Lo hanno ucciso i miei fratelli.

Nonno non vuole che veniamo al villaggio.

Se cambi idea, cercami.

Tu vieni con me e per qualunque cosa, ci penso io. Fidati.

Eccolo qua.

Mio fratello Punuà lo ha colpito per primo.

Guarda che bocca grande hanno! Io entro dentro tutto intero.

In America alla televisione ce n'era uno più grande.

Questo voleva mangiare un pescatore.

- Perciò i miei fratelli lo hanno ucciso. - Uffa! E' pieno di mosche.

- Andiamo via. - Andiamo sull'altra costa dell'isola.

- C'è una cosa magnifica. - Però sono stanca di camminare.

Piano che scappano.

- Dove possono andare? - Corrono.

- Io mi metto qui, mi fanno impressione. - Va bene.

Qui vengono a dormire.

Se entrano nei buchi, è più facile prenderli.

Li incuriosisce la foglia.

Se la rivoltano tra le zampe e restano presi.

- Hai mai guidato un go-kart? - Che cosa? Guarda, ha morso!

Guarda com'è grande. Guarda, Diana.

- Non hai paura che ti pizzichi? - Ci vuole altro per mettermi paura.

Ehi! Uffa, è la seconda volta che devo rifarmi la treccia.

Che gioco! Attaccano i pesci alle noci di cocco.

Non possono staccarle, restano a galla e muoiono.

Diana, guarda che cosa faccio.

Vieni, Diana.

Vattene!

E' il giorno della grande pesca.

Tutto il villaggio è alla Laguna di Levante, anche Yen e i nipoti.

E' una pesca faticosa e dà risultati scarsi.

Accerchiano i pesci, battono le conchiglie e fanno i riflessi.

- Quando c'è la luna nuova, pescano con le nacre. - Bravo.

Le usano come uno specchio.

In questo modo spaventano e stanano anche i pesci nascosti tra i coralli.

Diana, i fratelli mi portano a pescare!

- Se il sole non va via, prenderemo tanti pesci. - Attento ai pescecani!

Starò attento.

- Nonno, tenete l'ombrello? Faccio una foto. - Certo.

Ora chiudono il cerchio.

- Vai a prendere la nassa grande, quella di bambù. Presto. - Corro!

Le reti, presto!

Arpionate ora!

Sei un pescecane piccolo e sei riuscito a salvarti.

Ehi, Ti-Koyo!

Così aiuti? Che fai seduto? Sei stanco?

- Andiamo a casa. - Un momento, non ce la faccio più.

Ti ho portato una murena, l'ho arpionata laggiù.

E' velenosa se morde, ma da mangiare è buona. Magari è un po' dura.

Ma tu sei un pescecane, hai buoni denti e molti.

Vieni, Manidù.

Mangia, Manidù.

Manidù vuol dire "fratello".

- Ciao, Cocoyo. - Buongiorno.

Vuoi comprare qualcosa, miss Diana?

- No, sto facendo una passeggiata. Che fai? Peschi? - Sì, pesco.

Tu mangi tutti questi pesci?

Non tutti, sennò mi viene mal di pancia.

- Allora li peschi per venderli. - Sì, anche per venderli.

- Li vendi al mercato o al magazzino? - Al magazzino.

Se li vendi, vuol dire che i pesci non ti piacciono.

Come vuoi! Se aspetti Ti-Koyo, lui non viene più.

Va da un altro amico, mettitelo bene in testa.

Ciao, Manidù, oggi ne ho portati tre perché ormai sei cresciuto.

Una fatica!

Questi sono gli ultimi che ti porto. Devi imparare a cavartela da solo.

Ho messo i pesciolini vivi nella pozza per farti imparare.

Ma tu non li prendi! Sembri avere paura.

Ora sei un pescecane. I pescecani sono feroci, lo sanno tutti.

Tu sei troppo buono.

I pesciolini mangiano quello che ti ho portato. E' il colmo!

Non scappare, fatti rispettare. Sei grande!

Adesso cominci a capire.

Cattivo tempo. E' una settimana che nessuno va per mare.

Niente pesca. Dormono tutto il giorno.

Vuoi mangiare adesso? Sì, hai fame.

Questo è buono, l'ho preso nel fiume.

Non ti piace? E' una specie di aragosta.

La gente l'adora e tu no.

E' incredibile!

Faccio tanta fatica per te, e mangiano tutto i pesciolini!

Adesso hai imparato a fare le fusa. Sei un buffo pescecane, Manidù.

Devo pescare di notte per trovarti un pesce che vada, sennò protesti.

Ci manca che impari a parlare!

Ecco, questo è uno che ti piace.

Smetti di soffiare e fare le fusa, sembri un gatto.

Fare le fusa non va bene per un pescecane.

E' buono, vero? Mangia!

Mi ha strizzato l'occhio.

Prima le fusa, poi una strizzatina.

Cocoyo ha ragione, i pesci si fanno capire. No, devo essermi sbagliato.

Non è possibile!

Ehi, lascia la cima e fai calare tutte le esche in acqua!

Punuà non mi ha mai portato a pesca in alto mare. Oggi ha cambiato idea.

Devo vedere come si dà la caccia ai pescecani con le esche

per aiutare i pescatori.

Dice che questo è il punto più pericoloso e vuole che io veda.

Mettete le zucche nell'acqua bollente.

- Arrivano! - Mangeranno?

Sì. Appena sentono il sangue, hanno fame.

- Quanti ne verranno? - Molti, attirati delle esche.

Preparati per il segnale!

- Visto? Sono venuti. Hai paura, Ti-Koyo? - No.

Buttane ancora, presto! Buttale tutte.

- Presto! - Le mangiano, digli di fare il segnale.

Aspetta. Vediamo se la trappola funziona.

Guarda, mangiano. In acqua c'è sapore di sangue e loro addentano tutto.

L'acqua raffredda la buccia, ma la polpa brucia.

Nessuno resiste con quella roba in pancia.

Adesso si può lavorare.

Presto, segnala!

- Sono morti tutti, sono terribili. - Bravo, ma questo vale per tutti.

- Tutti? - Sai perché ti ho portato qui.

Hai visto come sono i pescecani, fai sparire il tuo amico dalla pozza.

Non si può essere amici dei pescecani. Capito?

Manidù è diverso dagli altri, non posso dargli una zucca bollente.

Almeno restasse piccolo, ma mangia sempre!

I cani pescatori!

Via!

Bestiacce! Lasciate il pescecane, è mio!

Via!

Andate via!

Non sapevi dei cani pescatori? Qui siamo tutti pescatori, anche i cani.

Cercano il pesce che resta in secco. Devi imparare queste cose.

Non posso più lasciarti qui.

Ormai hanno imparato la strada. E poi ci sono gli altri, c'è Punuà.

Coraggio, Manidù, devi andartene.

So che ti dispiace, figurati a me!

Tanto se cresci, qui non entri più. Prima o poi...

Addio, Manidù.

Ti ho visto, Manidù, non agitarti. Anche se sei grande, ti riconosco.

Vattene! Da mesi ti dico di restare in alto mare, di non venire più qui.

Adesso sei grosso, sei pericoloso.

Se ti vedono a riva, i pescatori ti uccidono. Lo sai.

Vattene! Al largo, presto!

Mi stai dicendo di seguirti? Va bene, ma domani.

Perché sei andato da questa parte? E' pieno di correnti qui.

Torniamo indietro, non conosco questo pezzo di mare.

Qui non viene mai nessuno.

Vedi? Non si passa, la laguna è tutta chiusa dai coralli.

Vuoi che mi tuffi sott'acqua con te?

Come hai scoperto questo posto? Qui possiamo giocare al sicuro.

Bisogna essere un pesce furbo come te, Manidù.

Come va la pesca?

Bene, ma non avvicinarti troppo con la barca!

- Con le piroghe si pesca meglio? - Si perde tempo e si fatica di più.

Questi selvaggi non capiscono.

- Dovreste motorizzarli. - Impossibile.

Sono attaccati alle loro barche. Te ne accorgerai anche tu.

- Adesso vieni qui. - Diana! Ehi!

- Diana! - Ti-Koyo!

- Vieni, ti dico una cosa che non ho detto a nessuno. - Dimmela.

- Qui non posso, è un segreto. - Lasciami in pace!

Ho un vero pescecane, vivo, grande. Sta in una laguna tutta nostra.

Uffa! Le tue solite storie incredibili.

- Stai sempre a casa, sennò te lo avrei fatto vedere. - Belle scuse!

- Tu sei sparito. - Prendi la maschera e vieni, ti porto subito.

Aspetta un momento.

L'amo cinese è senza cromatura. E' inferiore come qualità.

Guarda come li usano in quelle piroghe laggiù.

Non sono venuto da te perché non potevo lasciarlo. Manidù era piccolo.

- Chi? - Manidù, si chiama così.

Per vederlo, metti la maschera e ti tuffi.

L'ho fatto con foglie di pandano per ritrovare la laguna.

Il vento lo alza più alto degli alberi, così lo vedo da lontano.

Vieni!

L'ho fatto per te.

Sono pesci corallini.

- Li hai pescati tu? - Sì.

Vieni, Manidù ha fame.

Ne tengo una provvista qui perché i pesci secchi gli piacciono di più.

Due daglieli tu, tieni.

Eccolo, viene.

Non temere, gli ho parlato di te.

- Che gli hai detto? - Che ti vorrei come sorella.

Non importa se sei cinese o americana.

Diana, guarda come mangia.

Bravo, scodinzola!

Fai vedere a questa amica quanto sei bravo.

Bravissimo!

Vieni. Prendi la maschera, vuole giocare.

Adesso si nasconde e io devo cercarlo, guarda.

Ora che Diana vede come Manidù e io giochiamo insieme,

spero che venga qui tutti i giorni.

Gli piace! E' stato bravo, ha meritato il boccone di premio.

Ora lo lascio riposare un po'.

Poi facciamo vedere a Diana il gioco dell'aquilone.

Bisogna accarezzarlo, a lui piace. Dopo gioca più volentieri.

La barca di tuo nonno, ti stanno cercando!

- Mi porti ancora qui? - Certo, sempre.

- Le valigie sono pronte. - Vi farò accompagnare da Mansho.

Hai visto? Il nonno è così arrabbiato che non ci accompagna alla nave.

Io conosco gli uomini. Lui verrà, ci bacerà e si metterà a piangere.

Che fai? Aspetti Ti-Koyo? Vuoi scappare di nuovo con lui?

Non sono scappata. Volevo vedere un pescecane.

Mi serve per la scuola. Tanto dovevamo tornare in collegio.

Sì. Però se le vacanze finiscono male, è solo per colpa tua.

- Ricordalo bene, Diana. - Jeff, lasciami in pace!

Diana. Ehi, Diana!

E' vero che parti?

- Vai via? - Shh!

- E' tornato il pescecane? - No, credo che non torni più.

- Invece io dico che torna. - Io dico di no, sono passati tanti giorni.

Forse gli è dispiaciuto che ti ho portato nella laguna. Io lo conosco.

E ora vai via anche tu.

Vado in collegio a Los Angeles.

- Quando torni? - Non lo so.

Ripensandoci oggi, mi sembra

che non ci furono altri giorni più importanti di quello.

La mia infanzia finisce lì.

Oggi il villaggio brucia.

Jeff, il nipote di Yen ne ha ordinato la distruzione.

Ha ereditato le proprietà del nonno ed è la sua copia peggiorata.

Jeff è sempre al lavoro. Recluta gli uomini tra noi, li organizza.

Gli mette in testa il berretto della ditta con scritto "Yen" in grande.

Vuole trasformare l'isola. Ha acquistato il villaggio e lo brucia.

Farà le case in muratura. Già si vedono accanto alle vecchie capanne.

Soltanto i miei fratelli resistono, ma senza convinzione.

Scompariva il volto dell'isola come ce l'avevano lasciata i nostri padri.

Molti si adattavano al cambiamento.

Anche Cocoyo si adeguava ai tempi modernizzando la sua capanna.

Commerciava con Jeff e guadagnava bene. Molti guadagnavano bene.

Le cifre sono eloquenti, mister Ayou.

Molti pescatori lavorano per la ditta fondata da mio nonno.

- Lei porterà la pesca su un piano industriale. - Farò del mio meglio.

E' un onore lavorare con la vostra famiglia.

Vorrei dare un'occhiata alla laguna

vicino alla costa, al largo e sulle secche.

Ora le sarà chiaro tutto. Usiamo una flottiglia di pescherecci.

Ma ci sono ancora pescatori ostinati a lavorare con le piroghe a vela.

Le faccio vedere da vicino.

Questi sono i pescherecci che ho acquistato in America.

Loro lavorano in proprio.

Se li convinciamo a lavorare per noi, raddoppieremo la produzione.

Ci spia tutti i giorni.

- E' di 30 braccia, scioglila. - Voglio venire anch'io.

Mi fido solo di te per un'immersione come questa.

La concorrenza dei pescherecci ci costringe a scendere in fondali

lontani dalla laguna e pericolosi.

Su questo banco corallino le prede sono i tonù, facili da avvicinare,

ma difficili da catturare con gli arpioni.

Un tonù come questo va circondato e raggiunto con molti colpi insieme.

Hanno colpito il tonù, ma è pesante per gli arpioni.

La bestia, tentando la fuga, imprigiona Punuà con la sagola

e gli impedisce di risalire.

Il tonù trascina Punuà verso il fondo.

Io capisco che mio fratello è in pericolo e mi butto in acqua.

Uno squalo ci punta aggressivo mentre Punuà viene issato a bordo.

- Fate piano! - Fatelo respirare.

Libera la testa. Ecco.

Io non posso uscire dall'acqua, devo fronteggiare lo squalo.

Ti-Koyo è rimasto sotto! Guardate, è enorme!

Gli arpioni, presto!

Mi gira attorno, la sua ombra mi è addosso.

Non è possibile, sento qualcosa di straordinario.

E' incredibile, il ricordo mi dà il coraggio per una decisione assurda.

Lascio l'arpione e gli vado incontro. Lo accarezzo e lui mi ripassa vicino.

Si lascia accarezzare una seconda volta. E' lui, Manidù!

- E' incredibile! - Non lo attacca.

Si aspetta qualcosa da me, un cenno di intesa.

Quando gli strizzo l'occhio, il bestione fa capriole di gioia!

- Attenti, da questa parte! - Eccolo!

- Appena è vicino, colpitelo alle branchie! - Fermi!

Non è pericoloso! E' il mio, fermi!

E' tornato, mi ha riconosciuto!

Il suo pescecane? E' completamente ammattito!

Hanno abbassato gli arpioni incerti se credere ai loro occhi

e io vado via felice, abbracciato al mio pescecane.

Con la mia piroga andavo verso lagune e atolli lungo le secche di corallo.

Manidù! Quella è la costa della nostra laguna.

Mi hai portato tu la prima volta, ricordi?

Ero solo. I miei fratelli erano entrati nella ditta.

Non erano più pescatori liberi, invece io volevo esserlo ancora.

Perciò avevo lasciato loro e l'isola, senza rimpianti.

Avevo una meta precisa.

Manidù, stai buono.

Va bene, ho capito. Vengo.

Che carattere!

Ma tu quando dormi? Agitarti così ti aumenta la fame.

Ora che mi hai svegliato, almeno mi fai fare un bagno? Grazie.

Mesi e mesi senza tempo.

Nella mia capanna sulle acque ho ritrovato le regole di una vita

com'era una volta quella della nostra gente.

Una vita legata alla forza e alle prede che offre il mare.

Secondo una regola antica, dove la corrente porta in laguna i pesci,

ho chiuso le acque con una rete che raccoglie quanto mi basta per vivere.

Manidù non può entrarci, mangerebbe tutto. Allora mi aspetta fuori.

Forse mi crede un suo pesce pilota o una creatura amica dei pescecani.

Sennò il suo comportamento è inspiegabile.

E' grande e grosso, ma se non penso io ai suoi pasti, lui non si muove,

come quando era piccolo.

Aspetta! Avevo preso il coltello per dividere da buoni amici.

Non devi mangiare il cesto, ti fa male. Questo sarebbe per me?

Goloso! Ingordo!

Non fare le fusa per farti perdonare.

Sai che appendo i tuoi bocconi al pontile. Vai a cercarli!

Vedi che lo sai? Testone!

Se non ti basta, tieni. E' uno dei tuoi bocconi preferiti.

Visto? Basta intendersi e non è difficile vivere insieme.

Ehi! Jeff!

E' miss Diana! E' tornata!

- Fatto buon viaggio? - Stai benissimo, sempre come un ragazzo!

Bene arrivata, miss Diana. Da tempo ti aspettavamo.

Ero alle secche di sottovento per raccogliere le nacre.

A volte andavo al villaggio per fare acquisti e rivedere i fratelli.

Là mi sarebbe servito del denaro. Per questo stavo per tuffarmi.

Se avessi trovato quelle conchiglie, avrei potuto venderle

e acquistare ciò che mi serviva.

In quella laguna nessuno si era tuffato a raccogliere le nacre

per paura dei pescecani.

Il mio pescecane mi proteggeva da ogni pericolo.

Nacre così grandi sono molto rare e tutto quel banco ne era pieno.

Con Manidù vicino era facile raccoglierle.

In cambio del suo aiuto gli promisi

che quella sera avremmo fatto le pulizie.

Era la cosa a cui teneva di più.

Vengo! Fammi pulire questa nacre, aspetta un momento.

Intanto preparati e non fare come al solito che ti nascondi.

So che i pescecani hanno i pesci pilota e le remore ai loro servizi.

Ma tu hai scelto me, accontentati.

Vieni qua, avvicinati.

Stai buono, fermo, apri.

Sei matto?

Attento a quello che mangi.

Non distingui il pesce scatola da una scatola?

Neanche un'anguilla da un manico!

Apri la bocca.

Fai vedere bene.

Vieni più vicino.

Voglio vedere se hai qualcosa tra i denti. Così, bravo.

Adesso fai "rrrrr".

Bene, tutto pulito. Vattene!

Aspetta! Domani vado al villaggio, ma tu resta qua. E' rischioso per te.

Vai!

Quello che era il mio silenzioso villaggio, ora non lo riconosco più.

Case come formicai, strade asfaltate, negozi.

E' cambiata anche la gente, i ragazzi che erano uguali a me fino a ieri.

- Sono tue quelle nacre? - Sì.

Fammi vedere la più grande.

- 2.000 franchi. - Per me va bene.

Ecco.

- Mister Jeff. - Che c'è?

Guarda, lo riconosci?

- Chi è? - E' quello del pescecane, il famoso Ti-Koyo.

Ti si rivede finalmente! Perché fai quella faccia?

Vuoi farci la morale perché lavoriamo con la ditta?

Presto, dobbiamo finire entro il primo turno!

Ora sono così i miei fratelli.

Quando si mettevano in mare, mi sembravano esseri sovrumani.

Ehi, senti. Il tuo amico Ti-Koyo è in città!

- Dov'è? - Laggiù, nel quartiere cinese.

Dopo tanto tempo, nemmeno si fa vivo. Sempre il solito!

- Si sente anche l'America. - Posso vedere quello?

- Questo? Ma è vecchio. - Non fa niente, fammelo sentire.

Ecco, si gira la manovella.

Così. Il disco c'è già. Attento, è nuovo.

Come va?

- Bene e tu? - Come un vecchietto. Hai comprato quella roba?

- Sono cose che mi servono. - Le hai scambiate con nacre così grosse?

- Sì, una l'hanno pagata 2.000 franchi. - Queste sono un capitale.

- Non fare lo sciocco. - Guarda che cosa compro adesso.

A te interessa un relitto come quello?

Hai imparato come si vive tra i pesci,

ma hai dimenticato come si vive tra gli uomini.

Guarda!

Che strani fiori in questo cespuglio!

E' proprio vero che non c'è fiore senza calabrone.

- Scusa se sono entrato nel tuo giardino. - Tu sei Ti-Koyo!

Sì. Tu sei Diana, vero?

- Abbiamo lo stesso disco. Non è curioso? - Credo di sì.

- Il mio grammofono è stereofonico. - Stereofonico?

Sì, la musica esce da due canali differenti. Ecco, senti.

Da quell'altoparlante esce il suono dei violini.

Ho comprato l'impianto in America, lo hanno tutti.

- Da lì escono i suoni bassi. - Io ti ho riconosciuta subito.

- Non sei cambiata per niente. - Un po' sono cambiata, non ti pare?

Scusa un momento. Torno subito.

Adesso che ti vedo qui, mi sembra un giorno da quando sono partita.

- Davvero, sembra ieri. - Ne è passato di tempo!

Ricordo quando sono partita per Los Angeles.

Stavi zitto come adesso, non sei cambiato per niente.

- Giochi ancora con il pescecane? - Hai detto tu che non sono cambiato.

- Ti serve per tenere compagnia al tuo amico? - Sì, viviamo da soli.

- Gli piace la musica? - Sì, ma non se ne intende.

Neanche io me ne intendo, ma questo disco mi piace.

- Non ti annoi tutto il giorno? - No.

Con il pescecane peschiamo, passeggiamo sott'acqua.

- Anche di notte, con il buio. - Di notte? Come fai a vedere là sotto?

I miei occhi sono come quelli di un pesce.

Di notte ho visto persino il tamanù.

Ricordi quando Cocoyo ne parlava?

Il dio della laguna, con le ali da pipistrello.

Non era una leggenda, io l'ho visto molte volte.

- Insomma, sono io che devo invidiare te. - Non lo so.

Hai mai pensato a sposarti?

E' difficile per uno come me.

Stare su un'isola con un pescecane non è molto attraente per una donna.

E' vero?

- Buongiorno, mister Jeff. - C'era posta per te, è sul tuo tavolo.

- Spero che ti sia piaciuto, addio per ora. - Addio, miss Diana.

- Dove peschi nacre così grandi? - Il mare ne è pieno.

Basta saperle raccogliere.

Se peschi per la ditta, ti darò fino alla metà del guadagno.

No, mi dispiace. Non metto il berretto bianco della tua ditta.

- Lavoro solo quando voglio. - Ripensaci.

Guadagneresti molto. I tuoi fratelli l'hanno capito, sono più furbi di te.

Lo hanno capito tutti, qui!

- Vieni da me se cambi idea. - Salutami il tuo pescecane.

Io l'ho visto. Era un pescecane di trenta metri.

Correva nella laguna, e attaccato alla coda c'era Ti-Koyo.

Oggi è andato a casa di Jeff. Aveva delle conchiglie enormi.

- Vorrei sapere dove le pesca. - Io non credo alla storia del pescecane.

E' roba da bambini!

Come sarebbe? E' un disco come quello di Diana.

Lo abbiamo sentito solo sette volte e ti sei già annoiato?

Se non ti piace, non ascoltare. Anzi faresti bene a tornare alla laguna.

Bravo! Ci sono barche a motore in giro, vattene.

Ehi, sveglia!

- Sveglia! - Diana?

Avevi detto che passavi le serate sott'acqua, invece dormi.

Non pensavo che saresti venuta. Ho mandato a dormire il pescecane.

Aspettavo che il sole calasse per tuffarmi. Perché sei venuta?

- Sono qui perché stasera vengo sott'acqua con te. - Dove?

- Sott'acqua. - Scherzi?

No, ho fatto un corso di nuoto e respirazione in collegio.

- In America ci sono scuole per respirare? - Certo.

C'è una tecnica. Anche per nuotare più in fretta. Metti le pinne.

Poi ho una novità, è un segreto.

Se Jeff se ne accorge, mi rispedisce in America. La torcia giapponese.

- A che serve? - Per fare luce sott'acqua.

Le ha fatte venire Jeff da Hong Kong per la pesca notturna.

Io ne ho rubate due per venire a spasso con te.

- Mi aiuti, per favore? - Certo.

- Mi preoccupa solo una cosa. - Che cosa?

- Il tuo pescecane tornerà a cercarti? - No, tranquilla.

Mostrai a Diana due polpi in amore.

Avevano due tentacoli avviluppati, sembravano tenersi per mano.

A un tratto apparve il tamanù, il dio del mondo sommerso.

Saliva dal fondo a ispezionare la sua laguna.

Ci sfiorò con le ali come se fossimo creature del mare.

Che bello! Non avrei mai creduto, è stato meraviglioso.

Come il giorno dell'aquilone, ricordi?

Ehi, svegliati!

Ora ti ci metti anche tu? Non basta il pescecane?

Sveglia, dormiglione!

Di' la verità. Sognavi la laguna, le conchiglie e il tuo pescecane, vero?

Io sogno quello che desidero, non quello che ho.

- Allora sognavi una donna. - Hai indovinato, però non so se esiste.

- Invece Manidù è vero ed è un amico. - Bene, allora dimmi.

Se tu dovessi scegliere tra il pescecane e una ragazza, che faresti?

Niente. Perché dovrei scegliere? Potrebbero stare insieme.

- Questa casa è diventata peggio di un ufficio in America. - Perché?

- Cosa non ti piace? - Vorrei essere lasciata in pace almeno a tavola!

- Che c'è? - Ti-Koyo è tornato con altre nacre. Mai viste così grandi!

- Volete bere? - Sì.

- Le ha vendute? - Qualcuna.

Le più belle le ha tenute. Sono esemplari rarissimi.

Se individuassimo il posto, potremmo pescarne molte. Sarebbe una fortuna.

- Sono grandi come questo piatto. - Le nostre sono meno della metà.

Sono al massimo così. Con i mezzi più moderni e tanti pescatori,

c'è tanta differenza tra le sue nacre e le nostre. - Ma lui...

- Che cosa? - Ha un pescecane che lo aiuta.

- Gli dice dove sono le più grandi. - Shh! Andiamo.

Grazie al pescecane scende sui banchi dove gli altri hanno paura di andare.

Il pescecane fa la guardia.

Ascoltate. Vi do tempo uno, due, tre, quattro, anche sei o sette giorni.

- Una settimana. - Sì, finiamola con questo pescecane!

Se vuoi così, ci penso io.

Ehi!

Ho una cosa per te. Perciò ti ho pregato di venire qui.

Non ti riconosco, stai diventando complicato.

Detesto i misteri. Perché non sei venuto a casa mia?

- Non vengo volentieri. - Non vieni volentieri? Che cosa non ti piace?

- Si può sapere? - Io vivo a modo mio e questo non piace a qualcuno.

Non so perché.

E' meravigliosa!

E' la nacre più bella che abbia mai visto. E' una madreperla rara.

- Mai vista una come questa. - Sono le più grandi e sono per te.

Non mostrarle a Jeff. Non si darebbe pace sapendo che le pesco da solo.

- Sbagli su Jeff, ti vorrebbe nella ditta. - Lo so.

- Ti farebbe studiare in America, per diventare capo azienda. - In America?

E' troppo lontano. Io vado solo dove arriva la piroga.

Sei un testone!

Di' a Jeff che non voglio dipendere da nessuno.

- Vivere sul mare, questo mi piace. - Guarda!

C'è un pescecane! E' enorme e nuota tranquillo sotto riva.

- E' Manidù, il mio amico. Ricordi? - Tu giochi con quel bestione?

Se lui ti fa trovare conchiglie così grosse, devo ringraziarlo e...

Devo ringraziare anche te. Sei stato gentile a regalarle a me.

Vorrei regalartene una tutti i giorni.

Senti! Perché fa così?

- Si rotola e fa le fusa quando vuole giocare con me. - Se morde?

Io non avrei coraggio ad avvicinarmi a quel mostro.

- Sa che sono un amico. - Quando chiama, tu ti precipiti.

Devo accontentarlo, sennò si offende e può diventare cattivo. Lo conosco.

Aspetta un momento.

Accadde una cosa imprevedibile, Diana era gelosa.

Si può essere gelosi di un pescecane? La sua gelosia era orgoglio.

Non poteva ammettere che qualcosa avesse più importanza di lei.

Ti-Koyo, neanche un pescecane come il tuo sfonda questa rete.

E' forte, stai tranquillo.

Pronti!

Avevo seguito le loro manovre, ma non ero riuscito a impedire

che Manidù cadesse nella rete dove lo avevano adescato con il cibo.

Era in trappola.

Ora attendevano di tirare la rete per ucciderlo.

Dovevo agire prima che arrivassero gli altri pescherecci.

Ero sceso molto in basso e avevo iniziato a tagliare i fili d'acciaio.

Manidù mi aveva visto e aveva cercato di avvicinarsi.

Lo sforzo richiedeva un'energia che sentivo sfuggirmi sempre più.

Mi ronzavano i timpani, mi si appannava la vista.

Manidù si era ferito nel tentativo di liberarsi.

La rete era forte e ogni taglio mi costava sempre più fatica.

Ero schiacciato dall'acqua, finché le maglie si aprirono

e feci cenno a Manidù di passare.

Mi mancavano le forze.

Le idee si facevano confuse, il mio corpo era pesante.

Le immagini di Diana che mi erano rimaste nella memoria

si dileguavano silenziosamente nell'acqua.

Mentre pensavo che questa era la morte, cessai di pensare.

Avanti!

Vieni! Da questa parte!

- Posso entrare? E' una cosa importante. - Entra.

- Scusa, non credevo! Aspetto fuori. - Vieni dentro.

L'operazione pescecane non è andata come credevamo.

- La rete è stata tagliata e il pescecane è fuggito. - Incapaci!

La prossima volta non ci sfuggirà. Il suo padrone è morto.

Morto? Non è colpa nostra, è sceso a tagliare la rete.

Abbiamo trovato le maglie aperte, ma nessuno lo ha visto emergere.

- A quella profondità... - Sarà emerso altrove, cercatelo.

Manidù! Manidù!

Tu sai dov'è Ti-Koyo. Portami da lui. Senti la mia voce, vero?

Manidù, guidami!

Ti-Koyo!

Ti-Koyo! Ti-Koyo!

Non avevo più forze e non riuscivo a riprendermi.

Diana mi affidò a Cocoyo che tramutò il suo capanno-bar in infermeria.

Diana mi portava ogni giorno medicine americane e Cocoyo mi dava le sue.

Sciroppo di ali di pesci volanti e zampe di gabbiano tritato.

Cocoyo era tornato alle antiche credenze

che da tempo sembravano inutili.

Un altro amico mi restò vicino nuotando sotto la capanna.

Aveva la sua solita maniera di manifestarmi l'affetto.

Passarono i giorni.

Cocoyo portava dal villaggio spezie ed erbe per guarirmi del tutto.

Diana gli dava il cambio nel tenermi compagnia.

Cercava di essere allegra, ma c'era inquietudine in lei.

Con il fratello Jeff, come seppi, non parlava più.

Merito delle medicine di Cocoyo o della mia pelle dura, stavo meglio.

Appena in forze, cercai di convincere il mio pescecane ad andarsene.

Sapevo come fargli capire che ora stavo meglio.

Si mise tranquillo e si allontanò, mi avrebbe atteso in alto mare.

In quell'isola non potevamo più restare.

Dopo avere acceso l'ultima offerta dove un tempo c'era la mia capanna,

ero pronto a partire per sempre.

- Io ti ho solo consigliata, non obbligata a partire. - Certo.

- Sì, è vero. - Mi pare che sia una buona decisione a questo punto.

Certo, la mia vacanza è finita e non ho più alcuna ragione di restare qui.

Ti invidio all'idea che torni in America.

Non dire bugie, è difficile crederti.

- Tu sei contento di stare qui a fare i tuoi affari. - Già, i miei affari!

Il benessere nostro e degli isolani è legato alla nostra ditta.

- Stare qui non mi diverte. - Sappiamo che lavori sodo.

Ma per raggiungere questo benessere, credi che tutti i mezzi siano leciti?

Sono più che convinto.

A me non interessava molto che Ti-Koyo entrasse nella ditta.

Era per dare un esempio agli altri.

Quel fare di testa sua con la scusa del pescecane disturbava il lavoro.

Per questo ti avevo pregato di convincerlo.

Avevo provato, poi ho capito che non è giusto

che un uomo rinunci a se stesso perché un altro faccia i suoi affari.

No, quel ragazzo vive come se il mare e il cielo fossero suoi.

Non è un uomo. E' un selvaggio, un pesce, un gabbiano!

Ti-Koyo ci ricorda cose che stiamo dimenticando!

Come te la prendi per uno che se ne infischia di tutti!

Come se ne fossi innamorata.

Chi è? Che succede?

Ti-Koyo! Che fai qui?

Camminavo al buio, l'ho urtato ed è caduto. Volevo parlarti.

Perché? Che cosa ti è successo?

Non è successo niente, soltanto... domani parti.

Ricordi quando partisti l'altra volta per il collegio di Los Angeles?

Io venni a salutarti proprio qui. Non l'ho mai dimenticato.

Nemmeno io, ma allora non sapevamo quanto fossimo diversi.

- Invece oggi lo sappiamo, questo rovina tutto. - Non è solo questo.

Anch'io parto, cercherò un'altra isola.

- Qui ho sbagliato tutto. - Forse siamo noi a sbagliare tutto.

No, Jeff e gli altri hanno ragione. Ci ho pensato, Diana.

Ci ho pensato più di quanto tu non immagini.

Il vecchio mondo delle isole è sparito per sempre.

Bisogna adattarsi a quello nuovo, come tutti.

Ma io so vivere solo così, non posso cambiare e vorrei che tu...

Sii felice, miss Diana.

Diana!

Addio, grazie.

Buon viaggio, miss Diana.

- Aspettami qui. - Va bene.

Addio, Diana. A Los Angeles ritroverai il tuo buonumore.

Buona fortuna, Jeff.

Ha fermato la barca!

Chiudi gli occhi e rispondi. Vuoi venire con me per sempre?

So che lo vuoi, ti manca il coraggio. Chiudi gli occhi e rispondi.

Mi è mancato il coraggio finché mancava a te.

Ora prendo Manidù come testimone e a occhi aperti ti rispondo di sì.

- La porta via, bisogna inseguirlo. - Facciano come vogliono!

Cercheremo una nuova isola, l'oceano è grande.

Sono certo che ce ne sono ancora.

Voglio un'isola deserta per noi due.

Grande perché devo dirti quello che non ti ho detto finora.

Manidù farà la guardia che nessuno ci disturbi.

Prima abbiamo un amico da salutare. Manidù, guidami da lui.

Poi via, al largo!

Ehi!

Quello è Ti-Koyo, l'amico del pescecane.

Insegni anche a me a parlare con i pescecani?

Sei matto? Mi è bastato un allievo.

E' quasi incredibile che a lui sia andata bene.

Sì, proprio incredibile!

Addio, Ti-Koyo! Buona fortuna!

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