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Oh santo libro!
Oh dell'eterno Vero ispirate profetiche parole!
Segui, Stiffelio, e tua parola sia
tempesta che distrugge, onda che ingoia,
o folgore che attera pei nemici di Dio
su questa terra.
Ei vien. La sposa l'aspetta.
Ah voglia il cielo che l'amore non sia d'inciampo al zelo!
Tra voi son io!
Mia sposa! Amici!
- Stiffelio! - Figlio!
Come felici tutti godiamo per tal ritorno!
In ogni core vivrà tal giorno!
Ognun qui v'ama!
Un battelliere qui fu più volte.
- E m'ha cercato? - SÌ.
Desso è Valter, il buon nocchiere.
Su strano caso m'ha consultato.
Saper possiamo che vi narrò?
Oh sì, ripeterlo non mi vietò.
Di qua varcando sul primo albore una finestra ei vide aprire,
e come colto da gran terrore a quella un giovine poi comparire.
- (Oh mio sospetto!) - (Oh ciel, che sento!)
- Deh proseguite! - Strano è l'evento!
- (Oh ciel, che sento!) - Strano è l'evento!
Era una donna a lui dappresso che fuor di senno quasi parea.
Egli esitava, ma poi l'eccesso dello spavento vincer dovea.
Sulla finestra ratto montò,
e giù nell'onda precipitò.
Son quanti giorni?
- Otto. - (Gran Dio!)
(Fu testimonio del caso mio!)
Era il fuggente riconosciuto?
No, questi fogli solo ha perduto.
- Vediamo? - (Cielo!)
Che ne farete?
Per consegnarli, legger dovrei,
- rea tresca allora discoprirei. - Ebben?
- (Che fia?) - Che risolvete?
Ardan col nome del seduttor.
- (Cielo, respiro!) - Sublime cor!
Colla cenere disperso sia quel nome e quel delitto.
Dio lo disse, Dio lo scrisse:
al fratel s'indulgerà.
Ah perfino la memoria ei disperde dell'errore!
Simular, mentire è d'uopo. Un colloquio da voi voglio.
(O Leuthold, all'onor mio nella figlia tu attentavi!)
In quel libro porrò un foglio, ch'ora e loco vi dirà.
Ah mercé, gran Dio!
(Se l'onor tu a me macchiasti, il tuo sangue il tergerà!)
Dio lo disse, Dio lo scrisse:
al fratel s'indulgerà.
Ah mercé, gran Dio!
Ti commosse il mio dolore!
D'evangelico pastore la virtude in cor gli sta!
S'or fui salva, in nuovo errore Lina mai non ricadrà.
Viva Stiffelio! Viva!
Che fia?
Festosa arriva schiera d'amici a te.
- Che vogliono? - Vedervi.
Ov'è v'è?
A te, Stiffelio, un canto s'innalza da ogni core.
Sei di Lamagna vanto, del vizio fugatore.
Giustizia, amor fraterno diffondi sulla terra,
pel santo Vero eterno combatti l'aspra guerra.
Dal campo, dal convito, dall'aula, dall'altare,
tuo nome all'infinito tra noi risuonerà.
Da qual rimorso atroce mi sento lacerare!
Di sua virtù la voce più rea mi griderà.
Fratelli, a Dio soltanto dovete laudi alzare.
Un'eco allor quel canto nell'universo avrà.
Non ha per me un accento, non un guardo!
Soli noi siamo alfine.
Rodolfo...
Oh perdonate!
Mal s'avvezza a chiamarvi Stiffelio il labbro mio.
Rodolfo Muller: egli è il dolce nome
col quale vi chiamai la prima volta,
che qui, fuggente la nemica rabbia,
v'accoglieva mio padre.
Come infelice fui da te lontano!
Pur di trionfi il mondo t'era splendido tanto e di piaceri!
Piacer! T'inganni.
Tu con me non eri.
Vidi dovunque gemere oppressa la virtude,
vegliardi vidi e giovani del vizio in schiavitude,
vinto dall'oro il merito, delusa la giustizia,
in mare di nequizia vagar l'umanità.
Cielo, che orror!
Le ingenue custodi del pudore,
le donne, rotto il vincolo del coniugale amore...
Ben lo so, perdonami.
Il quadro è troppo orrendo.
Ma ti rivedo, e apprendo
che ancor v'è fedeltà.
Che dite mai, Stiffelio!
Il ver. Guai se ingannato!
È grande la vostr'anima,
avrebbe perdonato.
Ah no, il perdono è facile al core non ferito.
Ma occulto sta nell'anime tesoro indefinito,
che nulla mano infrangere impunemente può.
Ma lagrime ti grondano!
Tu tremi! Non m'inganno.
Ti cruccia ascoso affanno.
Parla al tuo sposo.
- No. - No?
Allor dunque sorridimi.
Oggi del nostro imene ricorre la memoria.
Lo so. (Che orrende pene!)
Dal cielo benedivane oggi la madre mia.
Oggi il suo anel...
Che fia? Non l'hai! Dov'è?
Non v'è più! Rispondere v'è d'uopo.
- Che ne feste? - L'anello?
Sì, parlatemi. L'anello a chi lo deste?
- Ohimè! - A chi lo deste?
Ah v'appare in fronte scritto qual rimorso vi fa guerra!
Figlio è solo d'un delitto quel silenzio accusator!
Ah ch'io cada fulminato, m'inabissi pur la terra!
Su me scaglisi il creato se mi colse il disonor!
Mi disanima, m'atterra così insolito furor.
- Mùller? - Che? - Gli amici attendono.
Mai per me un istante avrò!
Ma qual ira!
Perdonatemi. Andiam.
Tosto verrò.
Tosto ei disse! Ah son perduta!
Quai discolpe usar potrei?
Il rimorso mi fa muta, un accento non avrei.
Questa misera tradita niuno in terra può salvar.
A te ascenda, o Dio clemente,
il sospiro, il pianto mio.
Tu perdona alla dolente
ed ei pur perdoni, o Dio!
Perdonata...
O colla vita possa l'onta cancellar!
Verrà! Dovrò risponder!
Che risponder? Confessar forse?
Ah no! Scriver fia meglio.
"Rodolfo..."
Ciel! Non posso!
Io tutto vo' saper. Ah!
Non è questo che dir gli vo'.
Una lettera!
Al signore di Leuthold scrivevate!
- Io? - Silenzio!
"Rodolfo! Di voi non son più degna!"
Non m'ingannava dunque, sciagurata!
Tacer più non potea. Troppo soffriva.
Ed ei? Disperazione e morte per lui qui stanno.
- Ciel! - Sì, morte. - Ah no, ch'ei viva, o Dio!
Ma ingannarlo dovrò?
No , nol i poss'io!
Dite che il fallo a tergere la forza non ha il core,
che de' rimorsi il demone troppo vi fa terrore.
Dite ch'è men difficile all'anima spergiura
svelar la colpa impura che morte a lui darà.
Non basta a voi l'infamia.
- Essere vil volete! - Padre!
Sì, vil! Ma uditemi.
Rodolfo salverete.
D'amore immeritevole, dovrete amor subire!
No!
È d'uopo l'obbedire.
- Mai! - Mai?
Non sarà, mail!
Mai?
No!
Ed io pure in faccia agli uomini
dovrò l'ira soffocare,
la vergogna dovrò vincere,
voi mia figlia ancor nomare;
voi, l'indegna che disprezzo,
voi, del padre disonore.
Oh qual fate orrendo strazio d'una misera pentita!
Non vi dicon queste lagrime che troppo son punita?
Voi, la figlia che disprezzo, voi, del padre disonore.
Non volente fui nel lezzo trascinata dell'error.
Basti adesso, quel pianto tergete.
Ah nol posso!
- Non più, lo dovete. - No, nol posso!
- È di padre volere. - Non lo posso!
È di sposa dovere; di Rodolfo lo esige la vita.
Tacerò.
Tempo è ben.
Chi m'aita!
Or meco venite, il pianto non vale.
Nessuno sospetti l'evento fatale.
Stia come in sepolcro celato l'errore,
lo esige, lo impera del sangue l'onore.
A Mùller del mondo l'amor fia salvato,
se il vostro perdeva mutabile amor.
Orrenda parola! Per sempre perduto!
Il pianto si celi, il duolo sia muto.
- Nessun sospetti! - Sorrida serena nel volto la calma,
nasconda l'atroce procella dell'alma!
- Nessun sospetti! - Perduto, perduto! Eppure adorato
qual cosa celeste fu sempre dal cor!
Or meco venite, il pianto non vale.
Nessuno sospetti l'evento fatale.
Perduto, perduto! Eppure adorato
qual cosa celeste fu sempre dal cor!
M'evitan.
Ma il colloquio avrò che qui le chiedo.
Ecco il libro, io n'ho la doppia chiave.
Che vedo!
- Leuthold! - Mi si chiedeva?
La "Messiade" di Klopstock voleva.
Plaudiam! Di Stiffelio s'allegri il soggiorno!
Plaudiam al ritorno del grande pastor!
Concordi qui regnino la gioia, la pace,
costante, verace sorrida l'amor!
L'amor che diffondere ei vuol tra' mortali,
l'amor che fa eguali lo schiavo e il signor!
Plaudiamo, ed al cantico qual eco gioconda
l'affetto risponda che ferve nei cor!
Plaudiam al grande pastor!
- Tardasti? - Rifuggo da' gaudi mondani.
- Adunque tai feste? - Le lascio a' profani,
ché arrecan perigli, insidie all'onore.
- Che parli? - Ti dico che or ora un signore
un libro con chiave guardingo schiudeva, e in esso un biglietto ascondeva.
Un biglietto!
Ed aspetta risposta.
Quel libro è stromento di tresca colpevole.
Oh cielo! Che sento! Chi è desso?
- È con Lina, ed ha il libro. - Fia vero?
È Frengel! Ma come svelare il mistero!
Più tardi.
Cugino, pensate al sermone?
AI tempio stasera saravvi riunione. Verremo.
- SÌ, tutti. - Qual fia l'argomento?
Del perfido Giuda il vil tradimento.
Pensiero sublime, stupendo.
A tutti i malvagi d'esempio tremendo.
Non solo all'iniquo ch'ha il Maestro venduto,
ma a quanti tradiscon m'udrete imprecare.
A lui che s'insinua, che simula astuto,
che insidia, che macchia il domestico lare,
che stende la mano all'uomo ingannato,
e infame poi vanta l'onore involato!
A lui per anatema fia sol che ripeta
il carme ispirato del grande poeta.
- È chiuso! - Ne ha Lina la chiave.
- Apritelo dunque. - Che dite?
- Il voglio. - Io...
Aprite voi, lo replico,
è inutile il terrore.
D'un empio traditore qui la condanna sta.
Oh qual m'invade ed agita terrible pensiero!
Fatal, fatal mistero tal libro svelerà!
Oh qual m'invade ed agita terrible pensiero!
Fatal, fatal mistero tal libro svelerà!
Nol volete?
Farollo io stesso.
Una lettera!
Cielo!
Fermate!
Non v'è legger tal foglio concesso!
Chi lo scrisse, cui spetti ignorate!
Io nol curo, rendetelo, il vo'.
Vecchio sono.
- Rendetelo! - No.
Chi ti salva, sciagurato, dallo sdegno che m'accende?
Cieco l'ira già mi rende, più non freno il mio furor!
È mio padre! L'ira vostra su me tutta or cada alfine.
Cieco l'ira già mi rende, più non freno il mio furor!
Ma le nevi di quel crine rispettatele, signore.
Nel recinto dei sepolcri da me atteso or or sarai.
Armi a scelta troverai. Ti precedo, o traditor.
Ah perché un demone il sospetto a Stiffelio pose in cor!
Ah sconsigliato invero siete nel gridarmi traditor.
Oh cielo!
Dove son io!
Quale incognita possa qui mi trascina!
Egli verrà!
Qui? Dove tutto è orrore!
In ogni tomba sculto in cifre spaventose
il mio delitto io leggo!
Il murmure d'ogn'aura
mi par voce che un rimprovero tuoni!
Ah di mia madre è questo il santo avello!
Ella sì pura!
Ed io...
Madre!
Madre, soccorri al dolor mio.
Ah dalli scanni eterei, dove beata siedi,
alla tua figlia volgiti, l'affanno suo deh vedi.
Queste pentite lagrime offri all'Eterno in dono,
e se i beati piangon, piangi tu pur con me.
Non vorrà il suo perdono negarmi Iddio per te.
Lina... Lina!
Parlate sommesso per pietade; mio padre è qui presso.
Indovina Rodolfo, sa tutto.
Federico sol reo ei sospetta; vostro padre la prova ha distrutto.
E il rimorso ch'eterno ne aspetta?
Non lo teme chi serve all'amore.
Fui sorpresa.
- Non v'ama il mio core. - Cruda!
Sempre pur v'amo.
Il provate.
I miei scritti, l'anel mi ridate,
di qua tosto partite, partite, involatevi.
No, a difendervi qui resterò.
- Ah partite, involatevi. - No, qui resterò.
Perder dunque voi volete questa misera tradita!
Se restate, la mia vita tutta in pianto scorrerà!
Maledetto non andrete dalla donna un dì beata.
Chi rendeste sventurata benedirvi ancor saprà.
Io resto.
Allor Rodolfo saprà tutto.
Ei tutto ignorerà.
- Padre! - Partite.
Ah, ne' vostr'occhi io leggo...
M'obbedite.
Scegli.
Un duello?
Sì, e mortale.
Ma la sorte non è eguale.
Che! Ricusi?
AI mondo in faccia vo' insultarti.
La minaccia io non curo.
Sia lodato chi avrà un veglio rispettato.
Se' un infame, un vile indegno.
Né ancor t'ecciti allo sdegno?
Spento dunque è in te l'onore?
Paziente son, signore.
Oh mia rabbia! Ebben ascolta.
- Basti! - M'odi anco una volta.
S'ora invano t'ha gridato vile, infame il labbro mio,
fare a tutti disvelato chi tu sia saprò ben io.
- Basti, Stankar! - Venturiero, che t'avvolgi nel mistero...
Nobil conte Raffaele, tu non sei...
che un trovatello!
- AN! Una spada! - Grazie, o sorte!
- Una spada! In guardia! - A morte!
A morte!
Nessun demone, niun Dio, a' miei colpi ti torrà.
Col tuo sangue il furor mio l'onta infame tergerà.
Qual rumore!
Un duello!
Abbassate or quell'armi!
Stiffelio!
Voi siete!
Santo è il loco che sì profanate.
I sepolcri col piede premete,
sovra il capo la croce vi sta.
Vieni altrove.
Dio pur vi sarà.
Ne lasciate, un di noi dee morire.
Io saprovvi dovunque seguire.
Dimmi, scordi a chi parli?
Di Dio ora parlo nel nome.
Ascoltarmi solo spetta qui a voi.
Giù quell'armi.
Sia l'offesa coperta d'oblio.
Il fratello perdoni al fratello.
INT
Più giovin,
tu pria.
Raffaello,
la tua destra.
Oh eccesso inaudito!
La man stringi dell'uom ch'hai tradito!
Ah tradito!
- Che dissi! - Parlate?
- No, lasciatemi. - Il vo', terminate.
- Qui dell'armi... - Si sveli il mistero.
- Oh ciel! - Lina! - Saprò alfine il vero.
Grazia, grazia Rodolfo!
Grazia!
Era dunque costui!
Muller!
Ah! Era vero?
Ah no!
È impossibile!
Che ho mentito, almen mi dite.
Un accento proferite.
Vi scolpate, per pietade!
Ma tu taci!
È tolto il dubbio!
Il mio piè ti schiaccerà!
Ah scoppiata è omai la folgore che ruggia sulla mia testa.
Or da Dio con quelle lagrime è il destino tuo già scritto.
Pronto sono.
E la vita che mi resta morte lenta a me sarà!
Reo tu sei di tal delitto che più inulto non andrà.
- Dio, che padre sei de' miseri! - Vi scolpate, per pietade!
Dio, che padre sei de' miseri, non negarmi tua pietà!
Un accento proferite.
Vi scolpate, per pietade!
Ma tu taci!
È tolto il dubbio!
Il mio piè ti schiaccerà!
Dessa non è, comprendilo,
che devi ora punire.
Ah veggo chi è il colpevole!
Onor vi fe' brandire quel ferro a vendicarmi.
- Non più! Riprendi l'armi! - Contro di voi! Nol vo'.
- Difenditi. - No, no.
Non odi in suon terribile gridarti queste tombe:
trema, a punirti, o perfido,
l'ora fatal tuonò!
Stiffelio?
...0 come nebbia al sol dileguerò!
Quale suono!
- I tuoi fratelli sono. - Miserere di me,
- Che vogliono? - pietà Signore.
Conforti chieggono.
- Conforti! Ah! - Miserere,
- Torna in te! - e tue glorie canterò.
Me disperato abbruciano ira, infernal furore,
tranquilli la man gelida voi mi gravate al core.
Ah fate prima ch'ardermi le vene cessi il sangue,
e la virtù che langue sarà più forte in me!
Lasciatemi, lasciatemi!
Tutto il mio cor perdé.
Non punirmi, Signor, nel tuo furore...
Non senti?
...0 come nebbia al sol dileguerò!
Istante fiero!
- Solleva il tuo pensiero, - Miserere di me,
- e chi sei tu rammentati! - pietà Signore.
- Ah, sacerdote sono! - Miserere, e tue glorie canterò.
Dio, a parlar loro ispirami.
Di pace, di perdono!
Perdon! Giammai!
La perfida sia maledetta!
Oh cielo!
Da questa croce agli uomini
ha Cristo perdonato.
La croce! Ahimè! Qual gelo!
Io muoio!
Oh sventurato!
Ei fugge!
E con tal foglio Lina a seguirlo tenta!
Infame! Egli s'invola a mia vendetta!
O spada dell'onor
che per tant'anni cingevi il fianco del guerriero antico
e nei cimenti a lui mietevi gloria,
vanne lungi da me, più non ti merto.
Disonorato io son!
Disonorato!
E ch'è la vita mai senza l'onore? E un'onta.
Ebben, si tolga...
Sì, sì, un istante,
e tutto sia finito!
Ma lasciar tutto!
Stiffelio!
La mia figlia!
La mia colpevol figlia!
Che! Una lagrima!
Lagrima il ciglio d'un soldato!
Oh quanto sei tu grande, o dolor!
Mi strappi il pianto.
Lina, pensai che un angelo in te mi desse il cielo,
raggio d'amor purissimo degli anni miei sul gelo.
Stolto! Sognai!
Sparita è la gioia di mia vita.
Una innocente lagrima spirando non vedrò, no.
Solo seguace al feretro il disonore avrò.
Ah sì finisca.
Addio, Stiffelio.
Addio estremo.
- Ei qui verrà. - Chi?
Voi! Stiffelio cerco.
È inaccesso a tutti.
A me nol fia quando saprà che Raffael raggiunsi.
Che di'?
Ei verrà tra poco.
Qui Leuthold!
Qui verrà Leuthold!
In questo tetto uno di noi morrà!
Oh gioia inesprimibile, che questo core inondi!
È troppo, è troppo il palpito che in tutto me diffondi!
La voce ed il respiro mancar già sento a me!
Oh gioia inesprimibile!
Vendetta! Ah vieni, affrettati, rinascerò per te!
Dite ai fratei che al tempio sarò fra pochi istanti.
Lasciatemi.
Egli viene.
- Ricercare mi feste? - SÌ.
- Prevedo quai rimbrotti. - Non un detto.
Non m'opporrò a vendetta, se bramate.
Solo ho un'inchiesta.
Quale?
Che fareste, se pur libera fosse Lina?
- Che dite! - Io chiedo! Rispondete.
A impossibil supposto?
Fritz! S'avverta Lina,
che qui l'attendo.
E che cercate?
Saper s'è a voi più cara colpevol libertade,
o l'avvenire di donna che perdeste!
Là tutto udrete.
Cielo!
Inevitabil fu questo colloquio prima di separarci.
Che! Partite?
Sì, questa sera.
Voi! Come?
Udite!
Opposto è il calle che in avvenire
la nostra vita dovrà seguire.
Col guardo fisso soltanto in Dio
vo' rassegnato correre il mio.
Voi, stretta all'uomo del vostro core,
trarvi potrete dal disonore.
Che dite!
Quando ci unimmo sposi,
perché dovunque perseguitato,
a tutti il vero mio nome ascosi.
Dal dritto sciogliere tal nodo è dato.
Quest'atto il frange.
Cielo, un divorzio!
A voi, segnatelo.
Firmato io l'ho.
Ah, fatal colpo attendermi, Rodolfo, qui sapea!
Ma degna di rimprovero almeno mi credea.
No, d'uno sprezzo acerrimo trovo sol qui l'orror!
Schiacciatemi, uccidetemi!
Morrò per vostro amor!
Speraste che per lagrime scemasse il dolor mio!
Che l'onta incancellabile coprissi alfin d'oblio!
Che rassegnato accogliere potessi il disonor!
Ah vivon quanto l'anima
le offese dell'onor!
A me quell'atto.
Datelo.
- Firmate? - Sì. - Che ascolto!
Trama pensaste il piangere.
Ora tal dubbio è tolto.
Entrambi siamo or liberi.
Tutto tra noi cessò.
Ora il potrete...
- Uditemi! - Non più, signora!
Il vo!!
Non allo sposo volgomi,
ma all'uom di Vangelo.
Ei fino dal patibolo
a' rei dischiude il cielo.
La donna più non supplica.
Qui la colpevol sta.
Lasciatemi, lasciatemi.
Ministro, ministro, confessatemi!
Voi! Voi! Che udrò?
Quanto Muller voluto udir non ha.
Egli un patto proponea
ch'altrui moglie mi rendea.
Quasi al mondo, lui perduto,
trovar pace avrei potuto...
Quasi a prezzo tal volessi racquistarmi ancor l'onore...
Quasi vivere io potessi discacciata dal suo core...
Basti! Basti!
D'altrui moglie!
Ah voi dunque non capite l'amor mio!
Amor! Che dite!
- V'amai sempre. - Ah, che dite!
Sempre v'amo.
Testimonio Iddio ne chiamo.
- Ma colui! - Fu tradimento.
- Vi tradiva! - Sì. - Fia spento, io n'ho il dritto.
- Ciel! - È là.
- Non v'è più. - Che! - Un'uccisione?
- Un duello? - Un'espiazione.
Chi poteva il disonore rivelar, estinto è già.
Vieni al tempio del Signore,
virtù nuova avrai colà.
Ah sì, voliamo al tempio, fuggiam le inique porte.
Delitto solo e morte qui l'uomo vi stampò.
Ai seduttori esempio rimanga questo tetto.
Iddio l'ha maledetto,
d'infamia il fulminò.
Ah dunque non v'ha in terra conforto al mio dolore!
D'involontario errore perdono non avrò!
Clemente Iddio, disserra di tua pietà il tesoro,
col palpito t'imploro d'un cor che non peccò!
- Confido in te, Signor, pietà. - Non punirmi, Signor, nel tuo furore,
- Non nieghi a me la tua bontà. - 0 come nebbia al sol dileguerò!
Se punii chi m'ha tradito nell'onore ch'è tuo dono,
- come a Davide pentito, - Miserere di me, pietà, Signore.
- Dio, concedimi il perdono. - Miserere, e tue glorie canterò.
Stiffelio?
- Eccomi. - Udirlo ancor potrò!
- Miserere. - Qual donna!
Non mi conobbe!
Miserere...
L'alma afforza.
Speran tutti in te.
- Miserere. - Ciel!
- Che hai? - Dessa!
- Pensa ove sei! Coraggio! - Ah sì!
Miserere,
Ma confusa ho la mente ed il pensier mi sfugge.
Miserere,
Il libro santo schiudi, t'ispirerà il Signore.
- Dicesti ben. - Fa' cor!
Miserere,
Allor Gesù rivolto al popolo assembrato
mostrò l'adultera ch'era a' suoi piedi
- e così disse: - Oh ciel!
Quegli di voi che non peccò,
la prima pietra scagli.
E non finisce?
E la donna...
perdonata s'alzò.
- Che fai, Stiffelio? - Gran Dio!
Perdonata, perdonata.
Iddio lo pronunziò.
Perdonata, perdonata!
Perdonata. Iddio lo pronunziò.
Gran Dio
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