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Original subtitles

Jean Gaborit e Jacques Durand hanno ricostruito la versione originale di questo film

con l'approvazione e i consigli di Jean Renoir

che dedica questa restaurazione alla memoria di André Bazin

LA REGOLA DEL GIOCO

Questo spettacolo...

girato alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale,

non pretende di essere uno studio sui costumi.

I personaggi rappresentati sono puramente immaginari.

Oh cuori sensibili, cuori fedeli,

che condannate l'amore leggero,

cessate i vostri lamenti crudeli:

è forse un crimine cambiare?

Se Cupido porta le ali, non è per volteggiare?

Non è per volteggiare? Non è per volteggiare?

Vi parla Radio Cité. Sono esattamente le ore 22, le 10.

Siamo arrivati all'aeroporto di Bourget,

dove stiamo tentando di farci largo tra la folla accorsa in massa per vedere...

il grande aviatore André Jurieux.

André Jurieux che sta per portare a termine la sua impresa strabiliante:

la traversata dell'Atlantico in 23 ore.

Impresa che non ha eguali... attenti al filo!

Impresa che non ha eguali, se non in quella realizzata 12 anni fa da Charles Lindberg.

La folla si sta avvicinando.

Pare proprio che André Jurieux ce l'abbia fatta. Ha fatto un atterraggio magnifico.

Ma ecco che la folla invade il campo e cerca di superare lo sbarramento.

Tenterò di fare lo stesso.

Il Ministro non è potuto venire, ma mi incarica di esprimervi

tutta la sua ammirazione e di porgervi le sue più vive felicitazioni.

Non è merito mio, è dell'apparecchio.

No, non siate modesto: è una grande impresa. Molto bravo!

Octave!

- Mio caro Octave! - André!

Come sono contento! Non del tuo volo, ma di rivederti. Ma sei proprio tu?

- Lei c'è? - No.

- Non è venuta? - No.

- Non è venuta? - Non ha potuto.

Ma se è per lei che ho fatto tutto questo!

- Lo so bene... - Permesso. Signor André Jurieux...

- ...dica qualcosa al microfono. - Non saprei cosa dire.

Ma ha trasvolato l'Atlantico da solo per ore e ore. Avrà pure qualcosa da dire.

Pensi a qualcosa, dica quello che prova, che è felice...

Sono molto infelice. Non sono mai stato così deluso in vita mia.

Ho compiuto questa impresa per una donna che non è qui ad attendermi.

Non si è voluta disturbare.

Se è all'ascolto, le dico che è un tradimento!

Il grande aviatore ha appena concluso la sua formidabile impresa,

ma non bisogna dimenticare che è stata molto faticosa e ha messo a dura prova i suoi nervi.

- Dammi la borsetta, Lisette. - Forse non è in condizione per parlare al microfono.

Ma qui accanto a noi c'è un ingegnere della Caudron.

Bene, signorina, l'aereo di André Jurieux è un Caudron strettamente di serie

con un motore Renault di 200 cavalli.

Il posto del secondo pilota è stato sostituito da un serbatoio supplementare.

Grazie molte, signore.

Sarai un eroe, ma ti sei comportato come uno studentello.

Se Christine ti chiude la porta in faccia, te lo sei voluto!

- Non potrò più farmi vedere da lei. - Andiamo a dormire, ne parliamo domani.

Dì un po', Lisette, da quanto tempo sei sposata?

- Da quasi 2 anni, Madame. - Già, è vero! Il tempo passa...

- Sei felice? - Sa, mio marito non mi dà molto fastidio.

Lui lavora alla Coliniére, io qui a Parigi.

Con lei, Madame, sono molto felice!

- Hai dei corteggiatori? - Oh, Madame, non potrei dirlo...

Ma sì, ma sì che ne hai! Octave, per esempio.

Dammi un altro rossetto, che sia per la sera.

- Non so dove siano, Madame. - Lo sai molto bene!

Questo non mi piace, è troppo violetto.

Non è naturale.

Cosa c'è di naturale di questi tempi?

- I tuoi corteggiatori cosa ti raccontano? - Niente di speciale.

- Ti baciano? - Se mi va...

- Ti prendono le mani? - A volte.

- E dopo? - Dopo?

Dopo è sempre la stessa storia. Più gli si dà, più pretendono.

Dammelo!

Non c'è niente da fare. Gli uomini sono così.

E l'amicizia? Come la consideri?

L'amicizia con un uomo?

È come parlare della luna a mezzogiorno!

- Allora buona sera, Madame. - Buona sera, Lisette.

- Mitzi. - Sì, signora.

- Hai portato fuori i cani? - Sì, signora.

- Dov'è il signore? - Nel suo studio, Madame.

L'aeroporto di Bourget riprende il suo aspetto normale.

I fari si spengono, la folla si disperde in buon ordine.

L'accoglienza trionfale si è conclusa. Abbiamo vissuto dei minuti che resteranno...

- Siamo in ritardo, mia cara. - Come sempre!

- È nuovo? - È arrivato oggi.

Una negretta dell'età romantica. Il meccanismo è intatto.

È meglio della radio.

Allora, hai sentito questa storia di André Jurieux?

Sì.

È facile capire come siano andate le cose. Prima del volo rischiava la vita.

E quindi, come avresti potuto rifiutargli questa piccola prova

di amicizia amorosa che lui mendicava in maniera così toccante.

E lui l'ha scambiata per amore... gli uomini sono ingenui.

- Ah! Mi hai rasserenata! Grazie! - Andiamo!

La menzogna è un abito troppo pesante da portare.

La menzogna... non esagerare!

Tu mi ritieni un bugiardo?

No. Ho assoluta fiducia in te.

- Davvero? - Sì.

Scusa, ti raggiungo subito.

Vorrei parlare con la signora Marrast.

Sei tu, Geneviève? Devo assolutamente vederti.

Vieni pure. Ah, non puoi? Esci con Christine...

Bene, allora domattina.

Ah, no! Non alle 10. Bene, alle 11. È un'ora più ragionevole.

E ora il nostro concerto di musica popolare continua.

Il povero La Chesnaye sarà furioso!

- Colpa sua che ha una radio! - Ma è il progresso!

Progresso? Semmai è esibizionismo.

Sì. Povera Christine, mi fa pena perché è straniera.

Dì piuttosto che hai preso una cotta.

Oh, no. Dev'essere stato molto duro per lei lasciare il suo ambiente in Austria.

Un ambiente di artisti: suo padre era un grande direttore d'orchestra a Vienna.

Essere bruscamente costretta a vivere qui a Parigi, tra gente che ha un'altra mentalità.

Non doveva sposarsi. Mi sono sposato, io?

Oh, tu!

A cosa pensi, Geneviève?

Penso a una frase di Chamfort, che io considero quasi come un dogma.

- E cosa dice il tuo Chamfort? - Dice che l'amore nella società...

è lo scambio di due fantasie e il contatto di due epidermidi.

Se ho ben capito, questo significa che mi vuoi lasciare.

Mia cara amica, ieri sera ho bruscamente deciso di meritarmi mia moglie.

Mi sembra di vederti! La vita di famiglia, poltrona, pantofole e tanti bambini.

Infatti, ho la sensazione di aver giocato troppo finora.

Già. E tutto questo per colpa della radio e di André Jurieux!

Sei molto perspicace!

Ammettiamo di lasciarci: cosa cambierebbe nei tuoi rapporti con Christine?

- Ma tutto, ovviamente! Tutto! - Per nulla! Ha la mentalità del suo paese.

Una parigina capirebbe, lei no!

Se scoprisse la verità, non ti odierebbe per la nostra relazione,

ma perché le hai mentito fin dall'inizio del matrimonio.

- E questo non te lo perdonerà mai. - Sì, lo so bene.

Non mi crederai, Robert, ma non posso rinunciare a te.

Non so se sia per amore o per abitudine...

ma se tu mi lasciassi, sarei molto infelice. E io non voglio essere infelice.

Mia cara amica, scusami...

Non voglio assolutamente farti soffrire, ma mettiti al mio posto.

Per fortuna hai un carattere debole.

Eh, sì! Ho preso da mio padre...

Pover'uomo! Ha avuto una vita molto complicata!

- Andiamo a pranzo? - Oh! Con piacere!

Non so se è colpa dei nostri discorsi sentimentali, ma muoio di fame, oggi.

Octave!

Ah no, amico mio! Tu continua se vuoi, ma io vado a piedi!

Octave!

- Non lasciarmi solo. - Sono stufo di questa storia.

Da quando sei tornato dall'America non ci sono che discussioni e spiegazioni.

Ora quasi mi fai rischiare la pelle!

- No, mio caro! Sono stufo e me ne vado! - Ti sei fatto male?

È come domandarmi se non sono morto! Sono schizzato contro il tetto come una piuma!

Dopo una cosa simile, che ne so?

Se vuoi ammazzarti per Christine, fai pure, ma da solo, senza me.

- Cerca di capire... - Capisco che sei pazzo!

- Eh, sì! Sono pazzo! - E allora curati e lasciami in pace!

Vorresti vedermi rinchiuso! Anche tu la ami e sei geloso!

Certo, anch'io la amo, ma a modo mio.

Ed è per questo che non voglio che tu la prenda come una ragazzata.

Anche tu devi capire una cosa: questa ragazza è come mia sorella.

Ho passato tutta la giovinezza con lei. Suo padre, il vecchio Stiller...

non era solo il più grande direttore d'orchestra del mondo, ma anche il migliore degli uomini.

Quando decisi di studiare musica, andai a trovarlo in Austria, a Salisburgo.

E lui mi trattò come un figlio. Io non ho mai potuto dimostrargli la sua gratitudine.

Adesso posso. Perché è morto...

e non può più proteggere sua figlia, ma io posso occuparmene e me ne occuperò.

E ne ha bisogno! In fondo questa ragazza non è a casa sua, è in un paese straniero.

Tra gente che non parla la sua lingua!

Bene, dato che vuoi la felicità di Christine...

lascia venire con me. Perché io l'amo.

Lei è con quell'idiota di La Chesnaye.

Con le cacce, il castello e gli uccelli meccanici!

Uno snob che non l'ama e la tradisce!

La Chesnaye sarà uno snob, ma almeno ha i piedi piantati sulla terra.

Mentre tu sei tra le nuvole. Quaggiù fai solo delle gaffes. Come alla radio.

- Alla radio? - Sì. Appena arrivato dall'America.

Arrivi dall'America dopo aver battuto dei record, non so nemmeno quanti.

Ti fanno un'accoglienza formidabile. Ci sono ministri, la folla, ti fanno dei discorsi.

E invece di fare tranquillamente e modestamente la tua parte di eroe nazionale,

cioè piantarti davanti al microfono e dire due parole alla folla,

invece di questo, ti metti a parlare di Christine! In pubblico, così!

E ti meravigli se non vuole più vederti?

Ma se ho attraversato l'Atlantico, è stato per lei, unicamente per lei! Capisci?

È lei che mi ha incoraggiato! E quando ho visto che non c'era...

Dimentichi che appartiene al gran mondo, che ha le sue regole, molto precise.

Tu e le tue lezioni! Non ne ho bisogno! Io ho bisogno di vedere Christine!

Capisci, Octave? Io l'amo.

E se non la rivedo, impazzisco!

- La rivedrai. - Tu credi?

Sì, la rivedrai. E ci penserò io.

Allora, signor Octave!

- Non si saluta più? - Buongiorno Lisette.

- Fresca come una rosa, stamattina. - Voi invece avete un'aria sinistra.

Cosa c'è che non va?

Qualche altra trovata del vostro aviatore? Inizia a darci fastidio. Madame non dorme più.

Ascolta, Lisette. Hai fiducia in me? Sistemerò tutto io.

- Davvero? - Chi si vede! Cosa ti era successo?

Ho avuto moltissimo da fare.

- Qualche problema? - Sì, ma te ne parlerò più tardi.

Sei venuto per mia moglie? Lascia che le dia il buongiorno.

- Se vuoi. E questo cos'è, un usignolo? - No, una capinera.

- Un po' mangiata dalla tarme. - Possibile.

Però canta ogni 20 secondi.

- Se lo dici tu! - Sei sempre scettico!

Octave! Dove ti eri cacciato? Non ti riconosco più.

- Buongiorno, Christine. - Eri fuori Parigi?

Permettete? Buongiorno, mia cara.

- Buongiorno. - Dormito bene? - Sì.

Lisette!

- Signore? - Ho ricevuto una lettera da "xumaxer".

- Schumacher! - Vostro marito.

Trova che senza Lisette i boschi non hanno più poesia...

...e il suo lavoro di guardacaccia assolutamente noioso.

A parte gli scherzi, chiede se voi lo volete raggiungere.

Io? Lasciare il servizio di Madame? Signor Marchese, preferisco divorziare!

- Lisette, non drammatizziamo! - Allora, hai esaurito i tuoi argomenti?

È vero! Hai dei grandi segreti da dire a mia moglie.

- Proprio così! - Me ne vado... - Era ora!

- Verrai alla Coliniére? - Può darsi.

Visto? 20 secondi!

- Vuoi una tazza di tè? - No.

E un bel caffè nero, con pane, burro e marmellata?

- Non ho fame... - Allora c'è qualcosa che non va.

È la prima volta che il signor Octave non ha fame.

Non vuoi neanche sederti?

- Allora, dimmi cos'hai. - Devo parlarti di André.

- Ah, questo no! - Sai che ha tentato di uccidersi?

- Lo dice, ma poi non lo fa. - Stavolta ti sbagli, c'ero io.

- E come? - Come? Come? In auto!

S'è buttato con l'auto contro un albero!

- È colpa mia? - Sì, è colpa tua.

- Non capisco. - Ah, non capisci?

Sentimi bene, Christine! Tu butti troppo le braccia al collo alla gente.

Come se tu avessi sempre 12 anni!

Finché lo fai con me, può andare.

Per me, tu sei rimasta la bambina di Salisburgo.

Ma con gli altri, può anche diventare pericoloso.

Allora, qui a Parigi non si ha neanche il diritto di essere gentili con un uomo?

- No. - No? Allora il torto è mio.

Non tutto. Diciamo, una buona parte.

- Dovrei scusarmi col tuo amico. - No, scusarti sarebbe esagerato.

- Potresti invitarlo alla Coliniére. - Oh, sarebbe troppo!

Be', allora me ne vado! Arrivederci! O meglio... addio!

- Dove vai? - Da lui.

Mi abbandoni? Non vieni più alla Coliniére?

Non si può stare coi santi e col diavolo.

Octave, sei proprio un bambino!

Caro vecchio stupidone!

- Lo inviti? - Sì.

Lo inviterò. Non voglio essere quella che ha ridotto alla disperazione...

l'eroe del giorno... l'idolo delle folle.

Se gli capitasse qualcosa in aereo, darebbero subito la colpa a me.

Mi tratterebbero da vamp, da nemico pubblico, da ostacolo al progresso.

Parlerebbero di sabotaggio di una straniera. E poi...

E poi, io detesto il martirio.

E tuo marito, come lo convincerai?

Questa poi è una cosa che riguarda te.

Io faccio la mia parte. Per il resto, me ne lavo le mani.

- Christine! Tu sei un angelo! (in tedesco) - Un angelo?

Sì! Sei un angelo! Un angelo pericoloso, ma sempre un angelo!

Lisette!

- Signore? - Lisette, preparami due uova al tegamino,

un'enorme fetta di prosciutto e del vino bianco. Muoio di fame!

- Ma così ingrasserete! - Non importa, mi sono rassegnato!

Sì... bene, bene, d'accordo. Se insisti. Ci vediamo alla Coliniére.

Hai la tua auto? Bene, allora. A domani.

- Sono in una situazione spaventosa. - Geneviève?

- Ah, lo sai? - Lo sanno tutti.

- Sei stufo, eh? - No.

- Non preoccuparti, sistemo tutto io. - Se tu potessi sbarazzarmene!

È semplicissimo. Lei muore dalla voglia di sposarsi, la faremo sposare.

Con chi? Con te?

Io? Il matrimonio non è il mio forte.

Potrei anche sacrificarmi. Non per te, eh! Ma per Christine!

- Sì, lo so. - In cambio, devi farmi un favore.

- Hai bisogno di soldi? - No.

Tu in fondo hai un buon carattere.

Ho preso da mia madre.

Vorrei che tu invitassi André Jurieux.

- Alla Coliniére? - Sì.

- È molto grave quello che mi chiedi. - Grave?

Capisci che io so quello che c'è stato tra Christine e il tuo amico.

- Non sono un idiota. - Ma non è successo niente.

Per fortuna!

- Allora, puoi invitarlo! - È un grosso rischio!

Perché io amo Christine! Se la perdessi, non saprei rassegnarmi!

Vuoi sapere una cosa?

- Vorrei sparire in un pozzo senza fondo! - A cosa ti servirebbe?

A non vedere più niente, a non cercare più quello che è bene e quello che è male.

Che a questo mondo esiste una cosa terribile e che ognuno ha le sue ragioni.

Certo che ognuno ha le sue ragioni.

E io le espongo liberamente. Sono contro le barriere, contro i muri.

- È per questo che inviterò André. - Tu credi che sia bene?

Io ho fiducia in Christine.

Se ama Jurieux, non è separandoli che glielo impedirò.

Invece, incontrandosi... si spiegheranno.

E dì un po'... non potremmo dirottare Geneviève su André?

Idiota! Sarebbe troppo comodo! Vado a vestirmi.

- Fai colazione? - Sì, faccio colazione.

- Signor Marchese, per la Coliniére? - Non so, domandate al segretario.

- La signora porterà i cani? - Non lo so, domandatelo alla signora.

La vite! Ho perduto la vite! Spostiamo i mobili! Forse è là dietro...

Bisogna trovarla assolutamente, è la vite della mia capinera.

Sì, signore, certo.

Oh, mia piccola Lisette! Posa qui sul tavolo! Ti annuncio una grande novità.

Il mio aviatore, come lo chiami tu, ebbene verrà alla Coliniére!

Certo che non vi mancano le trovate, vero?

Trovate? Osi chiamarle trovate? Non sono trovate!

Oh, scusatemi! Non sei un idiota, sei un poeta. Un pericoloso poeta!

Signor Marchese!

- Buongiorno, Madame! - Buongiorno!

Il signor Marchese mi scuserà se gliene parlo in servizio, si tratta di mia moglie.

Sì, lo so. Mi avete già scritto tutto.

Il signore si rende conto? Mia moglie a Parigi, io qui, non è una vita.

È come se fossi vedovo! Cosa ha deciso il signor Marchese?

Niente! Cosa volete che decida? Se Lisette vuole stare con voi...

e lasciare il servizio della signora, faccia pure!

Bene, signore!

- Come sono felice di essere qui! - Anch'io.

Buongiorno, signor Marchese! Buongiorno Madame! Ho acceso il riscaldamento...

- ...e ho rifornito tutti i caminetti. - Bravo! Ditelo a Corneille.

- Come sta Gertrude? - Bene, Madame. Parla sempre di voi.

Hanno portato il carbone? Avete ordinato la legna?

- Sì, signor Corneille. - Bene, amico mio!

- Buongiorno, Lisette! - Buongiorno, Edouard!

- Stai bene? - Sì.

- Finalmente! - Sì, finalmente!

- Questi chi sono? - Signor Marchese, sono i signori Des Réaux.

- Danno la caccia alle lepri. - E voi, cosa aspettate a fare altrettanto?

Ma loro hanno messo un fittavolo a Epinereaux e un altro a Tixier.

E con quelle prese dai guardiacaccia in settimana, ne avranno uccise 250.

- Soltanto? - Con la luna piena, dovremo farci l'abitudine.

Dovremmo mettere una rete, sennò i conigli rovineranno il raccolto.

- No! Odio le reti. - Bene, signor Marchese.

Odio le reti, ma non voglio né lepri né conigli. Arrangiatevi...

Bene, signor Marchese. Posso continuare il mio giro?

Certo, Schumacher.

Scendiamo per le Foucherolle.

Musette! Qui!

Cos'ha detto il padrone?

Ha detto che non vuole né reti né lepri. Dimmi tu come si fa?

Bestiaccia! È il famoso gatto del mulino Meneau!

Ce ne ha combinati di guai!

- Adesso ci lascerà in pace! - Bisognerebbe fare lo stesso con Marceau!

- Marceau ci prende un giro. - Forse, ma non so per quanto.

Tieni! Musette!

- Cos'hai trovato? - È un coniglio in trappola.

Quell'animale di Marceau ha piazzato delle trappole. Non toccarla, sennò capisce.

- Per ora non verrà a levarla. - Domattina, forse.

Se non s'ubriaca come al solito, sennò neanche domattina!

- E intanto ci fa fessi! E allora? - Facciamogli lo stesso la posta.

Ah, eccone uno...

Marceau!

Buongiorno, Marceau.

Buongiorno, Schumacher. Tutto bene?

Vuoi il mio coniglio?

Dai qua! Su, cammina avanti!

- Avanti, andiamo! - Cosa c'è? Cos'è successo?

- È Marceau, signor Marchese. - Marceau cosa? Marceau chi?

- Marceau il bracconiere. - Ah! Venite qui!

- L'abbiamo preso in flagrante! - Il flagrante di cosa?

- Ha messo trappole nel boschetto! - Cattura i conigli?

- È un uomo prezioso! Liberatelo subito! - Signore, vuole scherzare?

Sapevo che il signor Marchese avrebbe capito! È intelligente lui! Non è come te!

- Vecchio rammollito! - Attento a come parli!

Per un coniglietto di nemmeno un chilo e che danneggia il raccolto!

- Ti chiami Marceau? - Sì, signor Marchese.

- Sei un bracconiere? - Faccio l'impagliatore di sedie.

Ma in questo momento c'è un po' di crisi, il signor Marchese sì che capisce.

Allora devo arrangiarmi...

E lo chiami arrangiarsi? Signor Marchese, in guerra ho sparato per molto meno di questo!

Sì, d'accordo. Marceau, hai una faccia simpatica.

Il signor Marchese è molto buono...

- È una canaglia, signor Marchese! - Silenzio, voi!

Invece di lavorare in proprio, non preferiresti catturare i conigli per me?

Il signor Marchese mi vuole assumere? Non rifiuto.

Dopotutto, se faccio il bracconiere non è certo per cattiveria.

- È per far mangiare la mia vecchia madre. - Signor Marchese, non ha alcuna madre!

Io non ho una vecchia madre? Io non ho una vecchia madre?

Schumacher, continuate il vostro giro e lasciatemi in pace!

Bene, signor Marchese.

Dì, Marceau...

Scommetto che hai piazzato altre trappole. Me le faresti vedere?

Volentieri, signor Marchese. Ora che sono al vostro servizio, non posso rifiutarvelo.

Di qua.

Venite, signor Marchese.

- Vedete il laccio? L'ho piazzato male. - Perché?

Perché questo è un passaggio molto battuto. Avrei dovuto vederlo.

- Tutti posso sbagliare. - Ah, no! È uno sbaglio molto grave.

Se Schumacher lo vede, mi sfotte per un pezzo.

- Puoi contare sulla mia discrezione. - Grazie, signor Marchese.

Allora? Ti va di lavorare per me?

Sì, mi piace, però avrei preferito lavorare al castello.

Perché? Non ti piacciono i boschi, la natura?

Ma con Schumacher si lavora male. Qui comanda lui.

Al castello, invece, deve lasciarmi in pace per forza.

- Ho sempre sognato di fare il domestico. - Che razza di idea! E perché?

Per la livrea! Portare quell'abito è il mio sogno!

Oh, ma tu guarda che tempo! Da quand'è che piove così?

Mezz'ora, Madame. Alle 12 il tempo era splendido.

- Secondo voi durerà? - Non saprei, Madame. L'ultima volta...

- ...è durato 15 giorni. - Che bellezza!

- Caro Generale, buongiorno! - Prendi l'ombrello!

Che tempo! Ogni volta che vado in campagna, diluvia.

- Fa bene al cervello! Rinfresca le idee! - Buongiorno, La Bruyère!

Permettetemi di aiutarvi.

Siete inzuppata.

La vostra sciarpa.

- E vostra moglie? - È in cucina con Christine.

- Parlano delle faccende domestiche. - Molto interessante!

Arrivate da Tourcoing? Pioveva anche lì?

Come dappertutto. Ci abbiamo messo 8 ore, compresa la traversata di Parigi.

- E con le strade ghiacciate. - Un record!

Buongiorno, Jackie! Come sei cresciuta! E i tuoi studi? È bello studiare il cinese?

- Ma no! Io studio l'arte pre colombiana. - Appassionante!

- Buongiorno, Charlotte! - Buongiorno, mia cara!

- Sei dimagrita! Vuoi rovinarti la salute? - Te lo giuro!

E quelle occhiaie... non mi freghi!

- Charlotte, giochi o no? - Gioco, gioco!

- Vieni, Geneviève? - Il bridge? È noioso!

Ma chi ti ha detto che è bridge? È ramino!

Geneviève, mi darai l'indirizzo del tuo parrucchiere.

Buongiorno!

- Avete ancora freddo? - No. - Meno male.

- È vero che hai invitato André Jurieux? - Sì. Ti dispiace?

Al contrario!

- Non c'è Georges? - No, Madame. È andato a Orléans col furgoncino. Per il pesce.

Spiegategli voi la dieta di Madame La Bruyère. Mangia di tutto.

- Ma senza sale. - No! Al contrario! Molto sale, però marino!

E aggiunto dopo la cottura. Semplicissimo, lo capirebbe chiunque. Dopo la cottura.

- Avete sale marino? - No, Madame, ma ce lo procuriamo.

Adolphe. Per la signora La Plante...

Ah sì, Madame, quasi dimenticavo. Tè niente, solo caffè.

E per il Generale, dopo mangiato, una fetta di limone in acqua calda.

- Bene, Madame. - Eh, l'artrite!

Paul! Vieni qui un momento!

E per André Jurieux?

Che ne pensate del nuovo vaccino antidifterico?

Io? Non lo so.

Nel nostro laboratorio abbiamo avuto degli ottimi risultati.

Davvero?

Cosa cerchi? La valigia?

Sì, cara. Mio figlio aveva un'angina e io pensavo che fosse morbillo.

Naturalmente, ci ha creato un bel po'...

- Chi è? - André Jurieux.

- L'aviatore? - Sì.

Che fortuna! Gli chiederò un autografo per mio figlio.

- Buongiorno, Christine. - Buongiorno, Octave.

- Buongiorno André. - Buongiorno, Christine.

- Molto gentile ad essere venuto. - La gentilezza è tutta vostra.

Caro André! Questo è proprio un grande piacere!

E anche un grande onore per noi. Conoscete tutti, vero?

Caro Jurieux! Vi presento mia moglie, vorrebbe chiedervi un autografo per nostro figlio.

Verrà un giorno da noi a Tourcoing?

Congratulazioni per il suo volo! È stato magnifico!

Molto contento di rivedervi e molto fiero di stringervi la mano.

Molto fiero! Voi siete un uomo vero! Di una razza che va scomparendo.

Non siete venuto con l'aereo? Devo abbracciarvi, sono contenta di vedervi qui!

André, posso abbracciarti anch'io?

- E io? E io? - E io? Mi sembra di averne diritto.

- Che dici? Saprà giocare a... - Ma naturale!

- Glielo domandiamo? - Certo!

Se continua così, l'aperitivo vado a prenderlo a New York.

- Succede nelle migliori famiglie. - Cosa volete dire?

- Be', Jurieux e Christine... - E a voi cosa ve ne importa?

Siamo venuti qui per cacciare, non per scrivere dei romanzi.

- Insomma, sono o non sono amanti? - Sicuro...

Peccato, lui è così distinto!

Miei cari amici!

Devo farvi una confidenza a proposito della mia amicizia con André Jurieux.

Ho un piccolo merito nel successo della sua impresa. E vi spiego perché.

Durante i preparativi, André veniva spesso a trovarmi.

Trascorrevamo molte ore insieme.

Ore estremamente piacevoli.

Ore passate sotto il segno così raro dell'amicizia.

Lui mi raccontava i suoi progetti e io ascoltavo. È già qualcosa saper ascoltare.

Nel suo caso non è stato inutile. E io ne sono molto fiera!

Al punto che ho sentito il bisogno di dirvelo.

- Brava Christine! - Zia, come sono contenta!

Propongo di dare una grande festa in onore di André Jurieux!

- Organizzeremo una recita. In costume! - Una recita in costume?

Dobbiamo divertirci il più possibile senza pensieri!

A quando la recita, Generale?

- Tra una settimana, dopo la caccia? - Perfetto! Tra una settimana!

Venite con me e Christine, vi portiamo nella vostra stanza!

Sono molto ospitali questi ragazzi!

- Saint-Aubin, andiamo a giocare a biliardo! - Agli ordini, Generale!

Chi vuole giocare a ping pong con me?

- Io, io! Tu vieni, Geneviève? - No, grazie!

- Una festa? E perché? - Come perché?

Potrebbe farla a beneficio di un dispensario.

- Il cappotto, Madame? - Preferisco togliermelo in camera, grazie.

Che ragazzo affascinante, quel Jurieux!

- Deve stare molto bene! - Certamente!

È un buon partito per te, Jackie!

Credo che André non si accorga nemmeno che esisto!

Potremmo organizzare qualcosa da me, a Tourcoing!

Quel Jurieux è un bell'uomo, eh? Peccato che la padrona...

Sai che l'ha messo alla sua destra?

- Alla sua destra? - A tavola.

È un po' troppo!

Uno può fare quello che vuole nella vita, ma le convenzioni sono le convenzioni!

Non preoccuparti per la padrona, non ha bisogno dei tuoi consigli!

- Asparagi? - No, grazie. Mai roba conservata.

- Solo roba fresca. Per le vitamine. - Posso avere la mostarda?

- Prego (in inglese). - Grazie.

Avete pensato al sale marino, per Madame La Bruyère?

Madame La Bruyère mangerà come tutti gli altri.

Accetto le diete, ma non le manie!

Comunque la padrona esagera col suo aviatore!

Dove ci sono seccature non c'è piacere!

- Cosa ne pensate, signor Corneille? - Se ve lo domandano, voi non sapete nulla.

- Che bella risposta! - La mostarda, per favore.

- Eccola. - Grazie.

Corneille, voi che avete servito per 10 anni il Conte di Vaudois...

Prego, 12 anni. E ci sarei ancora se non si fosse rovinato con l'industria alimentare.

- Va bene. Ma che faceva la Contessa? - La Contessa non aveva amanti!

È naturale, aveva 85 anni e dovevano anche trascinarla sulla sedia a rotelle!

Non vorrete mica paragonarla a Madame, vero?

- Il Conte Vaudois non era un meticcio. - Cosa vorresti dire con questo?

Semplicemente che la madre di La Chesnaye si chiamava Rosenthal ed era di Francoforte.

Scommetto che tuo marito è d'accordo con me.

- Vero, Schumacher? - Non so di che parli, arrivo adesso.

- Come faccio a saperlo? - A proposito di ebrei...

Prima di venire qui, lavoravo per il Barone d'Epinay. Garantisco che là non ce ne sono.

Però si abbuffavano come maiali. Sono stato costretto a licenziarmi.

- Quando ti liberi, Lisette? - Non so, Madame ha ancora bisogno di me.

La Chesnaye, invece, l'altro giorno mi ha sgridato per un'insalata di patate.

Tu sai, o piuttosto non sai affatto, che per rendere quell'insalata mangiabile...

bisogna versare il vino bianco sulle patate appena sbucciate e ancora bollenti.

E invece Celestine non l'ha fatto per paura di bruciarsi le dita.

Ebbene lui, il signor Marchese, se n'è accorto subito!

Tu dì quello che vuoi, ma lui è un uomo raffinato.

- Ah! Eccoti qui! - E quello chi è?

- Vorrei parlare al signor Corneille. - Cosa desiderate?

Sono il nuovo domestico. Il signor Marchese vi ha parlato di me?

- Cosa sapete fare? - Io? Non saprei...

- Un po' di tutto. - Sapete pulire le scarpe?

Sì, signor Corneille, quando si tratta di pulire io sono uno specialista!

Allora, domattina ritirate tutti gli stivali davanti alle camere e lucidateli.

Bene, signor Corneille.

- Potrei mangiare? - Certamente.

- Devo riprendere servizio. - Bene, potete mettervi qua.

Germaine, un piatto!

- Come vi chiamate? - Marceau. E voi, signorina?

Signora. Mi chiamo Lisette. Sono la signora Schumacher.

- Non vi passerà l'appetito per questo. - Come ti sembra il guardiacaccia?

- Mica male. - Speriamo che ci procuri dei buoni carnieri.

L'anno scorso da Michel, il primo giorno, solo 60 fagiani. Una miseria!

Per me, basta che non mangio lepre, del resto me ne infischio!

Mangio di tutto, tranne la lepre.

- La conosci solo fatta al tegame. - È la stessa cosa.

Allora, Delahaye. Sei contento della nuova Delahaye?

Il mese scorso, da Cannes a Parigi in 10 e 35 minuti, compreso il pranzo.

Allora, siamo tutti d'accordo? Dopo le battute di caccia, una bella festa.

- Quale festa? - La nostra festa!

- Potremo mascherarci? - Certo! Adesso, a letto, perché domani...

Vi accompagno. Voglio vedere se avete tutto ciò che vi occorre.

A casa vostra, caro Marchese, c'è sempre tutto ciò che occorre!

Siete molto ospitali! Caso raro, ormai! Voi Christine, siete una padrona di casa ideale!

Da questa parte, Generale.

Prima di andare a dormire, vorrei chiederti...

cos'è l'arte precolombiana?

Lo studio della civilizzazione americana prima di Colombo.

- Ah, sì! La storia dei negri. - No, non c'erano ancora i negri in America.

- E chi c'era, allora? - Gli indiani. - Certo, che stupida! Buffalo Bill!

- Buona notte! - Buona notte!

La mia valigia!

- Non ricordo più dov'è la mia camera! - Ma vi accompagno io!

Abbiamo un panorama meraviglioso. Peccato che sia buio.

Un corno! Facevate la caccia a cavallo?

Sì, ai tempi di mio padre. Spero che Octave non russi troppo.

Nella recita darò una grande dimostrazione di scherma.

- Io farò dei giochi di prestigio. - Avete mano libera.

- È un grande musico! - In guardia, signore!

William, non ho più bisogno di voi. Potete andare a dormire.

- Buona notte. - Dormi bene.

Buona notte, dormi bene.

- Contenta, eh? - Molto.

Io vi adoro, Charlotte!

Mia cara Christine, ti sono molto grato.

- Di cosa? - Di non avermi reso ridicolo.

La situazione era delicata, ci osservavano tutti. Anche Jurieux è stato all'altezza.

Una prova insopportabile che hai superato in modo ammirevole. Congratulazioni.

- Buona notte, Robert. - Buona notte, Christine.

Lisette, puoi andare. Non ho più bisogno di te.

- Va bene. Buona notte, Madame. - Buona notte.

- Lisette! - Sì, Madame?

- A te piacerebbe avere dei figli? - Sì, Madame! Solo che danno un daffare!

Bisogna occuparsene veramente, sennò è meglio non averne.

Il bello è occuparsene. E' un po' che non penso ad altro.

Madame, sapete che c'è un nuovo domestico? È molto gentile...

- Si chiama Marceau. - Stai attenta a tuo marito.

Lui si chiama Schumacher!

E l'amico del signor Octave si chiama André Jurieux. Buona notte, Madame!

Buona notte! Ehi, Lisette! Lisette...

Non è poi tanto male il mio aviatore! Che buon profumo!

- Lasciatemi! - Allora ho un rivale!

Buona notte!

- Octave, insomma! - Ecco fatto! - Fatto cosa?

Si sistema tutto. Soddisfatta?

Sì! Moltissimo! Finalmente si gioca a carte scoperte.

Sì, ma vi consiglio di non mostrare troppo il vostro gioco. Ciao, Geneviève.

Ciao, Octave.

- Come va, Generale? - Ah, caro amico!

Ho saputo di quella storia della radio.

E ha confermato la mia opinione. Christine ha classe, cosa rara al giorno d'oggi! Rara!

- Dormite bene, Generale. - Grazie. Buona notte.

- Che ne dici? - Di cosa?

- Be', di tutto. Va bene? - Io me ne andrei anche subito.

Ah no, caro mio! Ho fatto l'inferno per portarti qui e ora che ci sei non ti muovi!

Ti piacciono i cuscini? Io li detesto!

- Hai finito di agitarti così? - Sì.

Scusatemi, Saint-Aubin. M'è dispiaciuto avervi tolto quel fagiano.

Credevo che venisse verso di me. Ma in realtà era vostro.

Per nulla, era molto chiaro, era vostro.

- Quando gli ho tirato, era oltre il pino. - Siete troppo gentile voi!

No, è la verità.

A voi, Generale, ho riservato al 7.a posta. È un po' lontana, ma ci sono più fagiani.

- Saint-Aubin, voi siete col Generale. - Grazie, amico mio.

- Dove vanno i battitori? - Di là, Generale. - Di là?

- Allora la selvaggina deve venire di qua. - In questa posta avremo il vento a favore.

Scusatemi, signori. È Schumacher che vi assegnerà i posti.

- Bene, signor Marchese. Signora de Marras? - Sì, lo so.

Grazie. Signor Jurieux, voi potreste risalire da questa parte.

Dovreste andare molto in su e camminare davanti ai battitori,

perché la selvaggina tenta di saltare la pista.

- Signori prego, se volete seguirmi. - Vieni con me?

Laggiù? Troppo pericoloso! Poi mi scambiano per un coniglio!

Non fare l'idiota!

L'ultima posta è questa. Sì, signore.

È contento della posta?

Molto! Almeno non sto tra i chiacchieroni.

- Octave! Hai visto Christine e La Chesnaye? - Sì.

- E allora? - Una cosa disgustosa!

- Fanno i piccioncini. - Ne hanno diritto, sono sposati.

Sento di odiarla!

- André. - Cosa?

Quello che provi è atroce, fa soffrire. Ma passerà.

Credi alla voce dell'esperienza. Ci vorrà del tempo, ma passerà.

Un bel mattino ti svegli...

e ti accorgi che la figlia della portinaia ha degli occhi meravigliosi.

Vuol dire che sei guarito.

Mi sveglio, mi sveglio... ma ora vorrei dormire! Perché non dormo più!

Credi che non lo sappia? Lo so benissimo che quelle notti non finiscono mai!

- Pronti a sinistra? Pointard! - A posto!

Signori! Ci siamo! A posto!

Avanzare a sinistra!

Più lenti lì avanti.

Pointard, falli avanzare a sinistra.

- Jackie, ti piace la caccia? - Sì, signora. E a voi?

Come va, Generale?

- Contento? - Sì.

- Tutte padelle. Oggi ho tirato molto male. - Chiacchieravi troppo con Jackie.

Sì. E poi credo di non amare più la caccia.

Provvediamo subito. Non cacceremo più, andremo a sciare.

Scusate, signor Marchese. Prepariamo il tableau?

No, Schumacher. Al castello, fatelo al castello.

Bene, signor Marchese.

Senti, scusa tanto. Quel fagiano lì a sinistra.

Ascoltate, signore. Stavolta è mio, non ci sono dubbi!

Ah, no! Volete rubarmi un fagiano ad ogni battuta?

L'ultima volta ne avete ucciso uno mio e non ho detto nulla!

Mettetevi nei miei panni! Miro a un fagiano, sto per sparare...

Bang! Spara lui e mi frega il fagiano!

Non è affatto gentile!

In Austria praticano una caccia molto divertente. Al gallo cedrone.

- Di notte? - Di giorno.

- Robert, ho qualcosa da dirvi. - Dite.

No, è un segreto. Permettete, Generale, ve lo porto via.

- Me lo restituirete? - Tranquillo!

Avanti, Saint-Aubin!

Certe persone non sanno neppure come si prende un fucile. Sono dei veri incoscienti!

Certo! Non sapete cosa è successo l'anno scorso al povero George alla Malvasie?

Ha preso il fucile dalle mani di un battitore in modo tale...

che la doppietta gli ha spappolato una coscia.

È morto in 20 minuti!

Questa è buona, eh, Christine?

Billeux 100 anni fa diceva:

"Avrà chi darà ascolto al mio parere, vuoto il fucile, stracolmo il carniere"

- Jackie, laggiù! - Dove? Non vedo niente!

- Dove? - Là!

Alla lepre, non a me!

Ormai è troppo lontana!

Povera Jackie, sei la tiratrice più maldestra che io conosca!

- Credi, André? - Ne sono sicuro.

Vorrei esserlo ancora di più.

- E perché? - Così mi abbracceresti più spesso.

È facile!

Sai, Jackie... non ti amo.

Lo so, André. Ma so anche che perdi tempo con mia zia.

- Mi prendi in giro? - Non è vero. Sei triste, come me.

Chi ha diretto la battuta non sa niente.

Il signor André ha tirato male.

Il signor Marchese tira molto meglio di lui.

Volete finirla, voi due?

Alla terza scarica non ho preso niente. Eppure ero piazzato bene.

Be', capita a tutti.

- Non sentite freddo? - M'è passato camminando.

Appena cala il sole, la temperatura di abbassa immediatamente.

Uno scoiattolo, là!

- Peccato che ho restituito il fucile. - Perché? Adoro gli scoiattoli.

Sono carini, ma fanno molti danni.

Prendete, signora. Guardate.

È meraviglioso! Lo vedo come se potessi toccarlo.

Certo! Per me il cannocchiale è un compagno indispensabile.

Questo è così piccolo che l'ho sempre con me.

Ha delle ottime lenti ed è fatto in modo tale che a breve distanza

che potete esaminare quello scoiattolo senza spaventarlo.

Va bene, d'accordo, dirai tutto a Christine. A cosa ti servirà?

- A farti del male! - Che animo generoso!

È ingiusto che soffra solo io. Soffrire in due, invece, è meno noioso.

E poi voglio vedere la tua faccia quando Christine ti lascerà.

- Perché lei ti lascerà, se io parlo. - Non c'è ombra di dubbio.

La ami davvero? E me, non mi ami più?

Perché non cambiamo discorso? Questo mio ruolo di Paride senza la mela è grottesco.

Rispondimi, ti prego.

No, non ti amo più.

Ho molta simpatia per te, ma...

- Ma ti annoio! - Annoiare. Usi delle parole, mia cara...

È la parola esatta.

Ci rinuncio. Si lotta contro l'odio, ma contro la noia non c'è nulla da fare.

Grazie. Del resto, anch'io cominciavo a trovare il tutto un po' noioso.

Quando ti vedo fare lo svenevole con la tua viennese, mi viene da sbadigliare.

- Me ne vado. - Credo che sia meglio, Geneviève.

Sì, me ne vado. Ma voglio che tu mi dica addio molto gentilmente.

Ma no! Addio... arrivederci, Geneviève.

No, no. Addio. Ma un bell'addio.

Per qualche istante, vorrei che tornassimo indietro di 3 anni.

Quando Christine ancora non esisteva.

Voglio che tu mi prenda fra le tue braccia come facevi allora.

Io chiuderò gli occhi e per qualche istante potrò credere tutto quello che vorrò.

- Andiamo, Geneviève. - No, non dire nulla!

- Baciami! - Piccola mia!

Attenti a dove mettete i piedi, si può affondare!

Straordinario! Un anatroccolo! Si potrebbero contare le piume!

- È sparito! Lo vedi ancora, tu? - No.

Tenete, Madame. Due dita a destra di quel pioppo. Tre, le vostre sono più piccole.

Lasciamelo, voglio vederlo anch'io!

- Quant'è carino! - Dammelo! Tocca a me!

Cosa c'è? Hai scoperto qualcosa di tanto interessante?

Molto interessante!

Buongiorno, signora Marchesa. Buongiorno, signora.

Buongiorno.

- Partite, Geneviève? - Sì, parto.

- Non restate per la recita? - No. A Parigi m'aspettano.

- Telefonate. - No, devo partire. È meglio.

È meglio? Per chi? Per voi?

- No! - Allora per me?

Ascoltate, Geneviève. Volete che parliamo con franchezza?

Mi trovate una moglie invadente?

Non vedo come potreste esserlo.

Ho mai tentato di intralciare i vostri rapporti con mio marito?

- Voi sapete? - Come tutti.

Robert è molto gentile, è molto sensibile...

ma è come un bambino, incapace di nascondere qualcosa.

- Sì, questo è vero. - Quando vuole mentire...

uno se ne accorge subito, perché arrossisce prima di aprire la bocca.

- E la punta del naso gli si muove tutta. - È così delicato.

Una sola cosa gli si può rimproverare: è la mania di fumare a letto.

Non me ne parlate, sparge la cenere dappertutto!

- Nelle lenzuola. - Tutte bruciate. - Piene di buchi. - Come in un locale per fumatori.

Si può andare avanti così?

- Allora... restate. - A questo punto non lo so più.

Fra noi donne dobbiamo aiutarci a vicenda, quando serve.

Se voi restate, mio marito sarà più occupato con voi e lo sarà di meno con me.

- E io potrò occuparmi d'altro. - André Jurieux? - No!

No, André è molto gentile e dolce, ma è troppo sincero.

È così noiosa la gente sincera.

Dipende da cosa uno deve farci. Come vi vestite, stasera?

- Da tirolese. E voi? - Non so, non ho preparato nulla.

Allora venite con me. Troveremo pure qualcosa.

Sapete ballare alla tirolese?

Aspettate... dev'essere così.

No, è così!

Incredibile, sono sparite tutte le scarpe!

- Cerco le mie scarpe! - Anch'io.

Sono sparite anche le scarpe di mia moglie!

- Corneille, pensateci voi. - Sì, signora, subito.

Octave! Che parte farai nella recita?

Ci ho pensato tutta la notte, credo che mi maschererò da orso.

- Fermati! Hai dimenticato l'etichetta. - Ah, sì!

Un bel capo, eh? È caldo e garantito impermeabile.

Sì, ma è sempre robetta.

- Buongiorno, signora Schumacher! - Buongiorno, signor Marceau!

- Vi trovate bene col vostro nuovo lavoro? - Oh, sì!

Ella mi ama, un po', molto, appassionatamente, alla follia, per...

Ella mi ama, un po', molto, appassionatamente, alla follia.

Alla follia!

- Vi ho fatto male? - Al contrario, sono felice!

- Perché? - Perché siete vicina a me.

Avanti, smettetela!

Edouard! Edouard! Lascialo stare! Sennò vado dalla signora e ti faccio licenziare!

- E tu cosa fai qui? - A fare il mio servizio!

Facevamo il nostro servizio!

Le scarpe! Amico mio, le scarpe!

Aspettano tutti le scarpe! Sta scoppiando una rivoluzione nel castello!

La colpa non è mia! La colpa è di questo bruto!

- Voi cosa ci fate qui a quest'ora? - A trovare mia moglie!

Non è questo il momento! Con la festa di stasera! Andate, svelto!

Andate, andate!

La prossima volta che verrò da mia moglie, porterò il fucile!

Oh, vi prego! Non turbate il servizio! La giornata è già abbastanza pesante così.

Visto? Ci hai disturbato durante il servizio!

Il primo attore e la soubrette!

- Ricominciamo! - Sì, ricominciamo!

Quella mi irrita! Andiamo!

Christine! Ricominciamo! Christine!

- L'autore! L'autore! - Bravo!

E ora, tutti in coro!

- Dov'è? - Chi? - Venite, Robert. Devo parlarvi.

- Dov'è? - Chi? - Christine!

- Non lo so. Toglimi la pelle d'orso. - Vado a cercarla.

- Berthelin! Berthelin! - Sono occupato, siamo seri.

- La Bruyère... - Il sipario nero!

- Ho bevuto troppo! Non so più cosa faccio. - Tanto meglio!

Christine! Ehi, Christine! Christine!

- Che fai? Non reciti più? - Ne ho abbastanza di questo teatro!

Non dovevi farmi vestire così, allora! Aiutami a togliere la pelle d'orso!

- Non abbiamo tempo! - Non hanno tempo!

- André, aiutami tu a levarmi questa roba. - Sono occupato.

- Jurieux, avete visto mia moglie? - Sto cercando proprio lei.

- Vieni, Robert! - Robert, aiutami!

Troverò qualcuno che mi aiuti a levare questa pelle d'orso!

- Ho una voglia matta di fare un ramino. - In due?

Vai a cercare il Generale. Lui ci sta di sicuro.

- Schumacher, avete visto la signora? - No!

Sentite Saint-Aubin, vi assicuro che non voglio disturbarvi, ma non ci riesco!

Ascoltate Octave, siete molto gentile però...

- Ma è impossibile riuscirci da solo! - Non è il momento!

- E Christine? Cosa ne avete fatto? - Lo sapremo tra poco.

Quando riesco a levarmi questa pelle d'orso, vi faccio vedere!

Venite qui, povero Octave. Ve la tolgo io la pelle d'orso.

Era ora!

Non t'ama più! A quest'ora non sarebbe con quell'imbecille di Saint-Aubin!

Partiamo insieme, Robert!

Per dove? Questa è casa mia e non voglio abbandonare tutto!

Che strazio col tuo senso della proprietà! Come se una casa fosse così importante!

- Prima devo parlare con Christine! - Tirate! Tirate!

- Non dite di avermi visto. - Perché? - Schumacher mi sta cercando.

- Cosa gli hai fatto? - A lui niente, a sua moglie.

- Lisette? - Sì, c'è una simpatia reciproca.

Lui se n'è accorto e non è contento.

Ah, signor Marchese, le donne sono così belle e a me piacciono tanto...

Anche troppo, direi. E questo mi crea dei guai.

- A chi lo dici! - Siete nei pasticci anche voi?

Robetta. Marceau, non ci sono momenti in cui vorresti essere un arabo?

- No, signor Marchese. Perché mai? - Per l'harem.

I musulmani sono i soli a mostrare una certa logica...

in questa famosa questione dei rapporti tra uomini e donne.

In fondo sono fatti come noi, ma hanno sempre una favorita.

Ma non sono costretti a mettere alla porta le altre e a farle soffrire.

Io non vorrei mai far soffrire nessuno. Soprattutto le donne.

Grazie. È il dramma della mia vita.

Sì, ma per questo ci vogliono i quattrini.

Come? Io anche coi quattrini ho reso infelici tutti.

Moglie, amante e me stesso, per giunta.

Io, signor Marchese, le donne, quando voglio prenderle, lasciarle o guardarle,

cerco di farle ridere.

Quando una donna ride è disarmata e potete farne quello che volete.

Ma voi, signor Marchese, perché non provate a fare quello che faccio io?

Caro Marceau. Occorre talento.

Certo! Signor Marchese, non vorreste farmi un favore?

- Volentieri. Quale? - Dovreste darmi un'occhiata nel corridoio.

Perché se Schumacher non è nei paraggi, io proverei a squagliarmela dalla cucina.

- Passa dalla terrazza. - No, c'è troppa luce.

- Bene, resta qui, vado a vedere. - Grazie, signor Marchese.

- Schumacher... - Sì, signore?

- Si può sapere cosa fate? - Nulla, signor Marchese.

Allora torna nei corridoi. Stasera sei autorizzato a stare solo nei corridoi.

Volete anche andare nel mio bagno?

- Aspettiamo voi. - È il gran momento?

- Manca poco! - Dov'è andato il signor Saint-Aubin?

Non lo so, signor Jurieux! Io devo già pensare...

Scusate!

Dov'è André?

Vi rendete conto, signor Saint-Aubin, che vi cerco da più di mezz'ora?

Ma con quale diritto, signore?

È vero, con quale diritto? André, voi siete indiscreto!

Mia cara Christine, io sarò indiscreto, ma stavolta voglio una spiegazione!

- Mi rifiuto di darvela! - E non date ordini a Christine!

Bene, allora la chiederò a voi. Vi darò una bella tirata d'orecchie, signore!

- Ci provi, signore! - Basta, vi prego!

Mia cara Christine, mi dispiace ma dovrò mandargli i miei padrini domattina.

Al mattino io dormo e se verranno li sbatterò fuori dalla porta.

- Allora vi rifiutate di battervi? - Con voi certo, signore!

- Vi farò pentire, signore! - Mi fate ridere!

Se volete saperlo, ho sempre pensate che foste uno sbruffone e un codardo!

Signorina, vi prego! Mi mettete in una condizione di inferiorità!

- Vi proibisco di battervi! - Mi dispiace, Christine, ma devo...

- rompere il muso a quel pagliaccio! - Pagliaccio?

Lasciatemi! Lasciatemi!

Codardo? Chi è il codardo?

Codardo!

Emile!

Paul! C'è il signor Saint-Aubin lassù.

Christine! Perché non siete venuta all'aeroporto?

Perché... vi amo, André!

Non l'ho mai voluto ammettere. Mai!

Ma ora ho il diritto di dirvelo. Vi amo!

È meraviglioso!

Ormai non ci speravo più!

- E cosa faremo? - Andremo via, Andrè.

- Dove? - Non importa.

- Quando? - Subito!

Quanto vi amo, Christine. Credo che vi farò felice!

Da mesi pensavo a cosa avrei fatto se foste venuta via con me.

Quindi lo so bene. Voglio dire che questa felicità non mi prende alla sprovvista.

Non avete paura, Christine?

Devo dirlo a La Chesnaye.

- A che serve? - Ma Christine, è mio dovere.

Christine, ascoltatemi.

Non posso rubare la moglie a un uomo che mi ospita a casa sua,

che mi tratta da amico, a cui stringo la mano, senza dargli una spiegazione.

Ma se ci amiamo, André, a cosa serve?

Christine, ci sono delle regole!

Miei cari amici, ho il piacere di presentarvi il mio ultimo acquisto.

È il risultato della mia carriera di collezionista

di strumenti musicali e meccanici. Credo che vi piacerà. Giudicate voi.

Uno!

Due!

Musica!

Se ti tratta male, dillo subito a me, ché ci penso io a conciarlo per le feste.

- Cosa fai qui? - Avevo fame e sono venuta a prendere una mela.

- E Marceau dov'è? - Che ne so? Non sono la sua governante.

- Dove vai? - Di là, con gli altri.

- Ho sete, dammi da bere. - Va bene.

Domani lascerò il castello e tu verrai con me.

- Come vuoi, Edouard! - Andremo in Alsazia.

Là i bracconieri, i mascalzoni come Marceau, sanno come trattarli.

Una bella fucilata, di notte nella foresta, e non se ne parla più.

Sì, certo!

Dopo tutto, non ho bisogno di soldi.

È stupido lavorare in casa d'altri, quando si può comandare nella propria.

Ah, sì. Dev'essere così bella l'Alsazia,

con quei grandi pini, con la neve, con le cicogne...

Ah! Marceau! Marceau!

Schumacher! Vi ordino di fermarvi! Mi sentite? Vi ordino di fermarvi!

Lasciami, Lisette!

Schumacher, ve lo dico per l'ultima volta! Schumacher, mi sentite?

Non ve lo ripeto più!

No, André! O parto con voi subito, oppure mai più!

Christine, dobbiamo lasciare questa casa a testa alta! Dopo mi ringrazierete.

Scusate, Madame.

Ti ammazzo, carogna!

E allora, signor Jurieux...

Mi sembra abbiate raggiunto il vostro scopo. Quello di rubarmi mia moglie.

La Chesnaye, concedetemi 5 minuti per parlare.

- Ecco cosa vi concedo! - Canaglia!

- Ne volete ancora? - Farabutto!

- Cosa succede? - Octave! Andiamocene di qui!

Aspetta!

- Ladro! - La Chesnaye, siete pazzo?

- Octave, non ne posso più! - Ma cosa succede?

Poco fa ho detto al tuo amico André che lo amo.

Oh, finalmente! Era ora! Lo ami davvero?

- Non lo so più! - Di già? Cosa ti ha fatto?

Ha parlato! Ha parlato... delle convenienze.

Mi ha proposto di andare a stare un mese da sua madre.

In campagna. Per poter regolare la situazione con La Chesnaye.

- E tu cosa volevi? - Che mi prendesse tra le braccia.

- Che mi baciasse, mi portasse via. - Mia piccola Christine!

Hai dimenticato il fatto più importante: lui è un eroe.

- Lasciami, lo ammazzo! - Sei diventato matto?

- Adesso basta! - Vi tiro un pugno in faccia!

- Una pallottola! - Una pallottola!

- Un colpo di pistola! - Un colpo di pistola!

- Proprio un colpo di pistola! Vi meravigliate? - Sì!

- Ma Christine è sparita! - Christine è sparita!

Stasera Christine è sparita! Sparita, è così!

Poveri imbecilli! Non avete visto che è uscita con Octave?

La comprendo benissimo! Credete di essere divertenti, tutti e due?

Non piangete! La ritroverete!

E smettetela!

E ora, amore mio, tocca a noi due.

Quando ce ne andiamo? Quando ce ne andiamo?!

Non è il momento! Ho altro a cui pensare!

Tuo padre ci passò davanti senza nemmeno vederci.

E noi andammo a nasconderci dietro la porta.

Naturalmente, gli orchestrali si erano già tutti alzati in piedi.

Intanto in sala applaudivano e facevano un baccano d'inferno.

- L'atmosfera dei grandi giorni. - Altroché!

E poi c'era uno scenario. Rappresentava un salotto. Un salotto verde e oro.

Quel verde che sa di limone. Solo gli inglesi riescono a creare quei verdi.

Allora tuo padre, con quella sua aria...

Attraversò la scena, senza guardare nessuno.

Il teatro era pieno!

Lì c'era il Re. Applaudivano tutti!

Poi prese la bacchetta che gli porgeva il primo violino. Come sempre.

E come in un sogno...

- Octave! - No, lasciami.

Verme!

Lasciami!

Un'altra attrazione? No, sta esagerando!

- E troppo! - Odio le armi.

Schumacher, adesso basta!

- Levati dai piedi! - Cosa?

André, per favore, aiutatemi voi a calmarla!

- Corneille! Basta con questa commedia! - Quale, signor Marchese?

- Quella di Schumacher e compagnia! - Bene, signor Marchese!

Lasciatemi! Voglio ucciderlo!

- Come? Eravate qui, voi? - Sì, signora, e vi ringrazio tanto!

- Vi sono riconoscente! - Non c'è di che! Non c'è di che!

- Quale sarà la dose? - Due. Però datemene quattro.

Il sonnifero? A me il sonnifero? Io odio il sonnifero!

Geneviève. Sii ragionevole.

- Geneviève, dove vai? - A ballare!

Vai a ballare sul letto!

Sì, amore mio! A letto! Sì, caro, a letto!

Ne hai bisogno, credimi!

Geneviève, ti prego, vuoi rientrare? Geneviève, ti supplico, vuoi rientrare?

Calmati, mio caro! Ci vediamo domani!

Buona notte!

Il Generale!

- Volete una sigaretta? - Sì, grazie.

- Come? Andate già a letto, Generale? - Sì, vado a coricarmi.

- Buona notte. - Buona notte.

Volevo dare la buona notte a Christine. Dov'è?

Ha un forte mal di testa.

Non andrà a coricarsi a causa di quello che è successo?

- Ma no! - Un piccolo contrattempo.

- Dov'è Christine? È successo qualcosa? - Christine dorme. È molto stanca.

Davvero? E Geneviève?

Cara Charlotte, anche lei era distrutta.

- È così delicata! - Il mio personale era un po' agitato stasera. Mi perdonate, vero?

- Al contrario, devono divertirsi anche loro. - E io che la credevo una messa in scena.

Se avessi saputo che era un fuori programma, sarei intervenuto io.

Non pensateci più. Dormite bene!

- Buona notte, La Chesnaye. I miei omaggi alla signora. - Salutatemi Christine!

Ma ve ne andate già? Non è tanto tardi.

Se Christine ha l'influenza, occorre un bel pediluvio.

- Volete che ci penso io? - No, sta riposando.

E complimenti per la serata! Mio marito non avrebbe mai avuto un'idea simile.

Per la festa di mia moglie ho organizzato una festa campestre: è un'idea gentile.

- Certo! Buona notte! - Buona notte!

Un secondo, mio caro.

Ditemi, Corneille. Ci sono stati danni? Feriti?

No, signor Marchese. Ho fatto un'ispezione e tutti gli invitati sono incolumi.

In armeria ci sono stati dei danni. Ho trovato un proiettile in una porta.

Naturalmente, vasellame a parte.

Vedete, Schumacher, sono obbligato a licenziarvi.

Mi dispiace ma i miei invitati non sopportano la costante minaccia della vostra pistola.

Avranno torto, ma ci tengono alla vita. Quindi dovrete andarvene.

- Quando, signor Marchese? - Subito, amico mio. Subito, immediatamente.

Corneille vi pagherà un indennizzo, ma non voglio più sentire parlare di voi.

Bene, signor Marchese. Tu vieni con me, Lisette?

- No, io devo cercare Madame. - Vai a salutarla e poi...

No! Ti ho detto che se Madame mi vuole ancora, io resto al suo servizio.

- Non è troppo, signor Marchese? - No! Fate come vi ho detto!

Bene, signor Marchese. Venite tutti.

Marceau! Mio buon Marceau, sono costretto a chiedere anche a te di andartene.

Mi è difficile mettere Schumacher alla porta e tenere te qui con sua moglie.

Sarebbe immorale. Lo capisci?

Capisco signor Marchese e non vi serbo rancore.

Anzi, voglio dirvi signor Marchese che vi sono molto riconoscente.

Avete cercato di elevarmi assumendomi come domestico. Non lo dimenticherò mai.

Vi prego, Marceau. Mi commuovo facilmente. È già abbastanza difficile così.

- Addio, signor Marchese. - Addio, Marceau.

Che serata!

- Dove eravamo? - Vi avevo chiesto 5 minuti.

- E io ve li concedo. - Siete molto gentile.

- Sapete che avete un buon destro? - Oh, vi prego!

- Dove vogliamo andare? - In sala da pranzo, così prendo la giacca.

Sì, va bene. Ma prima di tutto, dovete accettare le mie scuse.

- Ma non è il caso! - Mi sono comportato come un ubriacone.

- Anch'io. - Sapete cosa mi ricorda la vostra esibizione da gladiatore?

A volte leggo sui giornali che in qualche quartiere di periferia

un manovale italiano ha tentato di rubare la moglie a un operaio polacco,

ed è finita a colpi di coltello.

Non credevo possibili queste cose. E invece lo sono, mio caro, lo sono!

Ma io ho una scusa. Io amo Christine.

Io invece non la amo! La amo al punto che voglio che parta con voi.

La sua felicità pare dipendere da questo.

Sono pure contento che sia capitata con uno del nostro ambiente.

- Ma con tutto ciò... - Con tutto ciò? - C'è qualcosa che non mi va. - Cioè?

- La vostra professione. - Cos'ha la mia professione?

Christine è abituata a un certo tenore di vita.

Voi siete giovane, avete la gloria, ma potrebbe capitarvi un incidente.

- Grazie! Che bell'augurio! - Bisogna prevedere tutto.

Quale sarebbe la vostra situazione economica?

Che calma, dopo tutto quel baccano! Sono andati via tutti?

- Pare di sì. - Tanto meglio!

- Christine! - Sì? - Bisogna che parliamo ancora di Andrè.

Devi capirlo. Il suo caso è il dramma di tutti gli eroi moderni.

Quella gente quando è in aria è eccezionale.

Ma quando tornano a terra sono deboli,

disarmati, sprovveduti, maldestri come bambini.

Sono capaci di attraversare l'Atlantico, ma non riescono

di attraversare i Champs-Elysées fuori dalle strisce. È gente fatta così.

Guarda, il cielo si è rannuvolato. Domani pioverà.

- Madame! Madame! - Lisette!

- Vi cercavo, ero preoccupata. - Perché, Lisette?

- Non siete arrabbiata? - Ma no!

Non è colpa nostra se gli uomini sono pazzi.

- Allora mi tenete? - Ma sicuro!

Come sono felice! Però Madame dovreste rientrare.

Non è prudente passeggiare di notte a metà novembre.

Lisette, tu sapevi che la signora Marrast era l'amante del signore?

Sì, Madame. Era iniziato prima che vi sposaste. Un'estate, al mare.

Vedi? Lo sapevano tutti!

E non me l'hai mai detto!

- Non volevamo farvi del male! - È ovvio!

Per 3 anni la mia esistenza si è basata sulla menzogna.

È un'idea che mi perseguita da quando li ho visti insieme durante la caccia.

E, bruscamente, ho capito tutto.

Christine, è un male della nostra epoca. Un'epoca in cui tutti mentono.

Le ricette dei farmacisti, il governo, la radio, il cinema, i giornali!

Allora perché noi, semplici pedine, non possiamo farlo?

Vieni, ho voglia di camminare.

- Vi prendo il cappotto. - No, ho troppo caldo.

Avete troppo caldo perché non state bene. Prendete il mio mantello.

- Ma no! - Vi prego!

Vieni!

Non è molto elegante, ma almeno non vi ammalerete!

- Va così male? - Sì.

Anch'io.

- L'hai rivista? - No.

Nemmeno io. Mi ha fatto rispondere che era con Madame.

Con Madame! Non con te che sei il marito, ma con Madame!

E tu cosa farai?

Tornerò alla mia baracca e mi rimetterò al lavoro.

- Col bracconaggio? - Certo.

Ormai a te non importa più, ora che t'hanno cacciato via.

E poi anche tu devi avergliene fatto fuori qualcuno di fagiano. Di conigli!

Ho un'idea.

Mi prendo la licenza di caccia, la licenza regolare.

Il guardacaccia mi ferma: "Cos'hai lì dentro?". "Nel mio carniere?"

"Dieci conigli selvatici e siccome ho la licenza,

"vado a vendermeli", e arrivederci signore. Vuoi una sigaretta?

E tu? Cosa farai?

Non mi allontanerò da qui.

Per via di mia moglie, capisci? Voglio riprendermela.

Octave!

- Cosa fai? - Sputo nell'acqua. È l'unica cosa che so fare nella vita.

Ma insomma... cos'hai?

Niente! Semplicemente non fa piacere accorgersi di essere un uomo inutile.

- Un parassita! - Oh, un parassita!

Se non avessi avuto qualche amico che mi aiutava, sarei morto di fame.

Eppure, tu lo sai, quando ero giovane,

anch'io ero convinto di avere qualcosa da dire.

Il contatto col pubblico, è questo che avrei voluto provare,

dev'essere qualcosa di sconvolgente.

Quando penso che ci sono passato vicino, mi prende la smania.

Allora devo suggestionarmi, credere che sia vero.

Però devo avere bevuto un po'.

Sai, prima sulla scalinata, ho vissuto davvero il successo, altroché.

Solo che dopo si precipita ed è un momento terribile da superare. Succede.

Che bella notte. C'è una luna enorme.

- Non hai freddo? - No, non ho freddo. E tu?

No!

Tira su il cappuccio.

- È Lisette! - Con Octave, vecchio porco!

- Sei sicuro che sia lei? - Sì, riconosco il mantello, gliel'ho regalato io.

- Ho freddo. - Se vuoi, torniamo.

No, al castello no. Mai più in quel castello.

Allora qua dentro, nella serra.

Sì.

- Cosa stanno dicendo? - Non lo so, non sento niente.

Non hai la tua pistola? Spara un colpo.

- Non ne ho più. Li ho sparati tutti su di te. - Povero amico mio.

E allora come mai mio padre non era così?

Anche lui era un eroe, un eroe nel suo genere.

Sì, ma quando pensi a tuo padre, diventi ingiusta verso gli altri uomini.

Ma no!

Tu per esempio. Sei un buon soggetto.

- Io sono un fallito. - No, non sei un fallito.

Hai solo bisogno di qualcuno che si occupi di te. Da ora me ne occuperò io.

È troppo tardi, non sono più un ragazzo.

Stupido...

Sai...

è te che amo.

E tu? Tu mi ami?

Sì, Christine. Ti amo.

Allora, baciami!

No! Sulla bocca, come gli innamorati!

- Lisette! - Lisette!

- Li ammazzerò tutti e due! - Non anche lei!

Sì! Tutti e due!

Vado a prendere il fucile.

Ma non anche lei!

Vieni con me.

Non credi che sia meglio se resto qua? Per sorvegliarli.

No! Ora dobbiamo rimanere uniti.

C'è un treno per Lamotte-Beuvron alle 3 del mattino. Cerchiamo di prenderlo.

Torno subito col tuo cappotto.

Dov'è Christine? Inizio a preoccuparmi.

No, state tranquillo, è con Octave. Dovete fidarvi di lui.

Dopo tutto, dovete ringraziare lui. Io non gli serbo rancore.

Sì, è un brav'uomo. Un vero amico.

Lo so. Non credo più a molte cose nella vita,

ma penso che nell'amicizia si possa credere.

Sì. E Octave è un tipo eccezionale.

Lisette!

- Allora? E Madame? - Prendimi il suo cappotto.

Prendimi il suo cappotto.

Bene, signor Octave.

Ecco fatto, mi hanno rubato il cappello. Bell'affare!

- Fate male, signor Octave. - Perché?

Quando uno vuole divertirsi, non ha importanza, ma...

Per vivere insieme?

Credo che i giovani debbano stare coi giovani e i vecchi coi vecchi.

Sì, forse. Hai visto il mio cappello?

E poi, voi non siete ricco. Una donna come Madame ha bisogno di molte cose.

E se voi non avete i soldi, come fate?

Ci hanno pure camminato sopra. Sembra uno straccio.

Io vi dico quello che penso, per me fate una sciocchezza.

La signora non sarà felice con voi.

Allora? Non mi portate?

Ma certo, Lisette. Ci raggiungerai.

Dov'è Christine?

Ti sta aspettando.

- Mi sta aspettando? - Sì, ti aspetta.

Ti aspetta nella serra. Al di là del ponte.

Portale questo! Sbrigati! Nella serra, dopo il ponte!

- Non devi prendere freddo! - Grazie!

Lascia che ti abbracci!

L'ami anche tu?

Sì.

Per piacere, Lisette! Piango io, forse?

Sto soffrendo terribilmente, e io odio soffrire!

È sola.

- Sì! Vado a parlarle. - Sì, andiamo!

Non tu! Io!

Ascolta!

È lui!

Christine...

Signora!

Non avete udito uno sparo nel parco?

- Nel parco? - Sì, nel parco.

Ero nella mia camera e...

- È André, vero? - Sì, signorina Jackie!

- E la signora? - La signora non ha niente, è salva.

Grazie, amico mio.

- È morto? - Sì.

Signor Octave, vi giuro che non ha sofferto.

È stato colpito così e dopo...

è caduto come una bestia quando si va a caccia.

Ha chiamato per nome la signora e poi è finita.

- Sei stato tu a sparare? - No.

È stato Schumacher, ma io ero d'accordo con lui.

- Corneille, sbrigatevi! - Lisette! Lisette!

Perché mi hai impedito di andare?

Come farò a vivere io adesso?

Lasciatemi, la signora ha bisogno di me.

Sì, vai. E devi baciarla, capito?

Devi baciarla e le dirai che sono partito. Lei capirà.

Anche a te dico addio, Lisette. È tutto. Addio, Lisette.

Addio, signor Octave. Vi volevo molto bene.

Addio, Lisette.

Anche a te volevo bene.

Presto, Corneille, c'è bisogno di noi.

- Sì! Alla serra, vero? - Sì.

- Dove andrai, ora? - Nel bosco.

Cercherò di arrangiarmi. Un po' qua, un po' là.

- E voi? - Tornerò a Parigi. Anch'io mi arrangerò.

Allora può anche darsi che ci incontriamo, un giorno.

Ci credo poco, ma non si sa mai, niente è impossibile.

Allora... allora, buona fortuna.

Buona fortuna.

Schumacher! Scusami...

- Nessuno deve avvicinarsi alla serra. - Ho messo Pointard di guardia.

Per le formalità, le telefonate e il resto, lasciate fare a Corneille.

- Bene, signor Marchese. - Io non resisto.

Dovete farvi coraggio, signorina Jackie.

Una ragazza come voi, della vostra istruzione, deve farsi coraggio.

Jackie, ci stanno guardando!

Mi occupo io di lei.

Cerca di dormire un po', Christine. Sei molto stanca.

Domani avremo i preparativi della partenza.

- Buona notte, Robert. - Buona notte, Christine.

Buona notte, signori.

Signori, è stato un tragico incidente. Tutto qui.

Schumacher ha pensato che fosse un bracconiere e ha sparato, come suo diritto.

La fatalità ha voluto che André Jurieux fosse vittima di questo errore.

Signori, domani lasceremo il castello piangendo questo caro amico.

Questo compagno, dalle qualità così rare,

che ci aveva fatto dimenticare di essere famoso.

E adesso, cari amici, qui fa freddo e rischiate un malanno.

Mi permetto di consigliarvi di rientrare.

Domani renderemo onore al nostro amico Jurieux.

Nuova definizione della parola "incidente"!

No, no. La Chesnaye ha classe.

Una dote rara, mio caro Saint-Aubin.

Credetemi, una dote rara.

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