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Signori Brunello, signori Brunello, vi siete dimenticati il
certificato di battesimo.
Grazie, feci scusi.
L'emozione fa brutti scherzi.
Sì.
È davvero un angelo.
Di solito i bambini piangono durante il battesimo,
invece Delia non ha fatto un fiato.
Non piange quasi mai, almeno per ora.
Speriamo continui così.
Buona fortuna a tutti e tre.
Grazie.
Grazie.
Ne abbiamo bisogno.
Grazie di tutto.
Andrà tutto bene.
Mi sento così male se penso quello che
ha passato.
Lo so, ma l'importante è che Delia
non lo sappia mai.
Dai.
Se mia madre è ancora propria a mettermi
lo zucchero nel caffè.
Oh.
Sei tornata tardi ieri sera.
Ti sei divertita?
Sì, è stata una serata carina.
Ma in realtà sto pensando ad altro.
A che cosa?
Sempre a Anna.
Non sta bene, ma non riusciamo a capire
che cosa ha.
Dovresti mettere un po' di distanza fra te
e i pazienti.
Lo so, hai ragione.
È sempre stato difficilissimo per me.
Poi con Anna è praticamente impossibile.
E per la promessa che hai fatto alla
mamma ti senti responsabile?
Anche, ma non è solo quello.
Mi vergogno un po' a dirlo.
Ma è come se stessi cercando di riempire
un vuoto.
Il fatto di aver visto Alberto diventare padre
mi fa sentire un po' spaventata.
Spaventata di che cosa?
Non so se avrò mai un figlio mio.
Io tutta la vita ho studiato, ho lavorato.
Non mi sembrava di essere contenta e solo
adesso non so perché mi sembra di aver
capito che la felicità sta tutta lì.
In un mucchietto di carne tutto tuo.
Ma se tu avessi veramente voluto un figlio
tu avevi la condizione perfetta per farlo e
l'uomo perfetto Cesare.
E invece io non so perché tu ti
sei andata a complicare la vita in questo
modo assurdo.
Non mi sono complicata la vita, io amavo
Alberto.
E anche se non ha più senso adesso
io credo che l'amerò per sempre.
Aspetta, aspetta, aspetta.
Voglio darti una cosa.
Devo andare a lavoro.
Aspetta, un attimo, un attimo.
Siediti un attimo.
Cos'hai qui?
Sono le cose di quando ero piccola.
Ecco, questo lo ricordo.
Voglio darti queste.
Erano tue.
A te hanno portato fortuna?
Guarda quanta strada hai fatto.
Magari funzioneranno anche per lei.
Grazie mamma.
Prego.
Ti voglio bene.
Anch'io.
Ci vediamo stasera.
Sì, ciao.
Hai fatto bene a metterlo adesso in giù.
Il foro è rimasto aperto.
Adesso dobbiamo solo aspettare che si asciughi.
Quindi questo dovrebbe simulare gli impulsi del cuore?
Sì, vanno fatte delle prove con potenze velocità
diverse e su intervalli temporali significativi.
Adesso devi andare però perché mio padre potrebbe
arrivare da un momento all'altro.
Certo.
Lo porto con me.
Manda avanti i test.
Tanto tu non potrai lavorarci tutto il giorno.
Riccardo.
Beh, che succede?
Cosa fai già qui a quest'ora?
Papà, che ci faccio qui a quest'ora?
Ci sono degli operai che mi hanno detto
che c'erano dei macchinelli che non funzionavano
e quindi volevo controllarli di persona prima dell
'apertura.
Bravo.
Beh, io vado.
Scusi.
Salve.
Stavo cercando un mio amico.
Helmut, Helmut Becker.
No, non mi risulta nessun Helmut.
Ma vuole provare a chiedere dentro?
Magari non lo conosce e non se lo
ricorda.
Mia cara, conosco tutte le lettere di San
Paolo a memoria e vuole che non ricordi
i nomi di 20 ragazzi che abitano qui.
Le rassicuro, non c'è nessun Helmut.
Va bene, grazie lo stesso.
Scusi il disturbo.
Non vedo Carlo da quando è nato ma
immagino sia diventato un bambino stupendo.
Non lo dico perché è mio figlio, però...
ma davvero non ho mai visto un bambino
più bello.
Sto diventando un perro delle mamme italiane, è
vero?
Capisco perfettamente.
Buongiorno.
Ah, dottore, buongiorno.
Stavo prendendo un caffè sua.
Karen.
Chiamami Karen.
Arrivederci, Karen.
Torno al lavoro, dottore.
Buona giornata dopo.
Grazie a lei.
Immaginavo che dalla fabbrica saresti venuto direttamente qui
e ti ho portato il cambio.
Grazie.
Dove sei?
Carlo?
È a casa, con la bambinaia.
Avevo bisogno di un paio di ore libere
stamattina per delle commissioni.
Da sola spero.
Se ti riferisci a quello che è successo
ieri io davvero non avevo idea di che
cosa avessi in testa Elvira.
No, chiaro.
Immagino.
E l'importante è che non la frequenti
più.
È una mia amica?
Quella donna è malata.
Si sente sola ed è molto infelice.
E questo secondo te la autorizza a investire
persone in macchina?
No, sto solo dicendo che mi fa pena
e che la capisco perché a volte anch
'io mi sento sola e stanca.
Ma essere genitori vuol dire anche questo?
Saper fare qualche sacrificio?
Lo so benissimo, visto che passo le mie
giornate a casa a occuparmi di Carlo.
Pensi che io vado in giro a divertirmi?
Vorrei fare una cosa carina ma ho sbagliato.
Karen, Karen, scusa.
Ma non dovevamo sentirci stasera?
Non mi andavate a aspettare.
Hai un problema?
Mi hai vietato di mandarti dei fiori come
facevo a ricordarti di me.
No, io non ti ho vietato di fare
niente, sei un bugiardo.
Ma anche simpatico però.
E infatti domani sera esci di nuovo con
me.
Ah, così è un ordine.
Ovvio.
Va bene, va bene, fammi andare.
Buona giornata.
A te.
Disturbo, dovevo tornare dopo.
No, no, dimmi.
Forse io e Riccardo abbiamo trovato una soluzione
per il pacemaker.
Bene.
Ero sicura che ce l'avresti fatta.
Volevo farti vedere il prototipo.
Bene.
Volevo prima passare a vedere come stava Anna.
E poi vengo in laboratorio.
Questa è la lista degli interventi.
Suor Fiorenza, mi cercava?
Sì, il dottor Ferrari si è dato a
disposizione anche per lei.
Drenaggio al letto, 12.
Dice di portarsi dietro anche Virginia Corvara.
Va bene, ci sono sempre stato io con
i tirocinanti.
Ma lei va in sala con Ferraris.
Valvolopatia al letto, 11.
Il dottore dice anche di aiutarla a recuperare
il suo diploma di laurea.
Ah, sì.
Perché mi fanno il contratto?
Questo non me l'ha detto, ma se
vuoi i documenti, proverò oggi a chiamare la
Humboldt.
Lei si è laureato lì, immagino.
Sì, ma...
No, lasci stare, ci penso io.
Sa, non ho lasciato Berlino con treno di
prima classe.
È una situazione...
delicata.
Capisco.
Allora, mi faccia sapere lei quando ha novità.
Prego.
Grazie.
Agatha, possiamo parlare un attimo?
Mi dispiace moltissimo per quello che è successo.
Enrico, non adesso e non qui.
Adesso sì, adesso.
Ah, ecco perché non era nella sua stanza.
Per un attimo ho temuto che Mosca l
'avesse dimesso di nuovo.
Mi dispiace, dottoressa.
Credevo sapesse che fossimo qui.
La colpa mi è.
Volevo provare a farle il cateterismo per accertare
la natura di quel vuoto, ma...
Guarda tu stessa.
Troppo grandi per i suoi vasi.
Me ne sono reso conto soltanto spogliandolo.
Mi spiace.
Almeno hai provato a fare qualcosa.
Ti ringrazio.
Beh, io la porto di là.
Andiamo di là?
Andiamo di là.
Scusi, è già arrivato l'ingegnere Dalmasso?
Non lo so.
Se puoi, adesso possiamo parlare.
Certo.
Cos'è che stavi leggendo?
Fammi vedere.
Hai avvisato la polizia?
No.
Speravo che si fermassero.
Suolino.
Quindi adesso che cosa vuoi fare?
Dalmasso sta per arrivare.
Non lo so.
Ma non posso non operarlo.
Per scusarmi di ieri.
Ti prometto che non accadrà più.
Non mi fai entrare?
Ah, sì, certo.
Scusa, vieni.
Aprilo.
Così mi dici se ti piace.
Grazie.
Non dovevi...
Invece sì.
E se usciamo a fare una passeggiata ti
offro anche un caffè.
Voglio farmi perdonare.
Mi dispiace, ma oggi ho già un altro
appuntamento con un'amica.
Peccato.
Sarà per un'altra volta.
Vado.
Stai bene, Karen?
Quanti battiti al minuto simuliamo, secondo te?
Ehi, ci sei?
Sì, ci sono.
Dimmi, scusami.
Se devi andare, vai.
No, no, assolutamente.
Stai pensando al rispettore?
No, non c'entra niente il rispettore.
Sono preoccupata per Anna.
In teoria dovresti esserla anche tu, dato che
eri con me.
Quando non ho madre, c'ho pensato a
occuparcene.
Scusa troppe cose ultimamente.
Immagino.
Dimmi cosa è successo.
L'ecosonografo ha rilevato un vuoto tra la
tricuspide e la mitralica.
Per capire la natura dovremmo fare un cateterismo,
soltanto che i tubi sono troppo grandi.
C'ha provato già Cesare.
Vabbè, non voglio distrarti.
Torniamo a Pesme, che io inizierei con 110
pulsazioni, che dici?
Vabbè.
Che stai facendo?
La cassetta.
Era da un po' che non la vedevo,
questa.
Sì, non me la tengo davanti agli occhi.
Mi ricordo troppo i giorni in cui me
l'hai regalato.
Comunque, dovrei avere qualcosa anche per Anna, qui.
Eccoli.
Cos'è?
Si chiama Teflon.
È un materiale nuovo, simile alla bomba.
Però non pinza quanto si curva.
Mi ricordo nemmeno dove l'ho trovato.
Manuale che conservi tutto.
È d'altronde come la chiamavi, la cassetta?
Delle meraviglie.
Mettila lì, sulla poltrona.
Aspettami fuori.
E secondo voi, io, stanotte dovrei dormire seduto?
Sì, per farlo respirare meglio.
Ben arrivato!
È davvero un onore per tutti noi averla
qui.
Ora andiamo in sala.
Dobbiamo farle alcune analisi ed un cateterismo.
Non mi aveva parlato di questo quando ci
siamo visti.
Occorre valutare quanto la sua stenosi abbia compromesso
la circolazione del polmone.
Lei ha una broncopleumopatia cronica ostruttiva piuttosto importante.
E questo esame comporterà dei ritardi sulla tabella
di marcia.
È un po' invasivo e serve la sedazione,
quindi non potrò fare l'intervento in giornata.
E allora almeno sbrigiamoci, odio perdere tempo.
E se mi permette, sarebbe anche il caso
che smettesse di fumare quel sigaro.
Lei pensi a operarmi, Mosca?
Che poi col fumo me la vedo io.
Eh, certo, ma è quello che dicevano tutti.
Tutti.
A vederti così sembri quasi una brava persona,
sai?
Perché io sono una brava persona.
Ma sì, alla fine lo è.
Alla fine?
Ma non è meglio se stai zitto?
Non dico per le onde sonore, non è
che si confondano con le radiazioni.
Puoi aver sbiadito la fotografia, capito?
Cosa ci fate qui?
Questa stanza mi serve per dal masso.
E non si vuole appena sedata?
Comunque non ci mettiamo tanto.
Perché non mi ha chiesto il permesso prima
di procedere?
Me l'ha detto il professor Corvara.
Doveva chiederlo a me!
Dottor Mosca, si calmi, io...
Lei è l'ultimo arrivato qui, dovrebbe solo
stare zitto.
Informatemi appena avete finito.
Con lei ci vediamo nel mio ufficio.
Ma guarda te...
Fa tutto bene, mi prendo io la responsabilità.
Cominciamo.
Anche se il tubo è piccolo, potremmo passare
per il braccio.
Dobbiamo farlo per la gamba.
Isola l'affemorale così puoi passare da lì.
Era tanto che non lavoravamo insieme.
Tornate piccola che arriveremo subito al cuore.
Proceda.
Il vuoto segnalato dal sonografo è dovuto alla
malattia dei cuscinetti endocardici.
Il flusso di sangue nel cuore sinistro è
in eccesso mentre il destro è in affarlo.
Andrebbe operato, ma è troppo piccola.
Poi questo tipo di intervento prevede una sedazione
con intubazione orotracheale.
Molto invasivo.
Non lo sopporterebbe.
Bisogna aspettare che cresca e aumenti di peso.
Almeno l'anno di vita.
Ho paura che non ci arrivi un anno
di vita.
Scusatevi.
Ma com'è che dovete mettermi questo tubo
nel torace?
Sono uscito dalla sala operatoria solo due giorni
fa.
Può capitare dopo un intervento.
Si forma del liquido nella plaura e bisogna
mandarlo via.
Ma non sentirà niente, vedrà.
A parte il pizzico di questa puntura.
Adesso aspettiamo qualche minuto che l'anestatico faccia
effetto e poi il dottore le farà una
piccola incisione e inserirà il tubo.
Stamattina sono passata al pensionato per salutarti.
Perché mi hai detto una bugia?
Non è vero che abiti lì?
No, forse hai sbagliato il pensionato oppure ci
siamo capiti male.
No, ho capito benissimo.
Quello che non capisco è perché menti.
Ma l'avete già fatto?
Perché io davvero non sento proprio niente.
Ecco, arrivo.
Sì, avanti.
È da stamattina che cerco di parlarle, l
'ho fatta chiamare tre volte.
Ma come mai si presenta soltanto adesso?
Ho avuto molto da fare ne ho ancora,
perciò la prego non mi faccia perdere tempo.
Ha commesso un errore stamattina, Corvara.
Il cateterismo sulla neonata ha creato un problema
al nostro paziente più importante.
Quale problema?
Dal masso è riuscito lo stesso a fare
l'esame.
Ma perché non la smette di giocare al
capo?
Tanto sa benissimo anche lei che riuscirò a
dimostrare quello che sta facendo in questo ospedale.
Lei ha sempre la risposta pronta, vero?
Ma anche io so difendermi, sa?
E alla fine l'ho scoperto.
Marilena della Corte è sua rfiorenza.
Ed è per conto a suo che ha
deciso di rubare ai Tosi il brevetto del
cuore artificiale.
Quindi, se deciderà di raccontare al consiglio della
mia nuova clinica, io racconterò tutto di lei
e del brevetto.
Non riavrà al suo posto togliendo nome.
Io e lei siamo legati, professore.
A fondo io, a fondo lei.
Agatha?
Non siamo più riusciti a parlare stamattina.
Sì, hai ragione.
Se hai intenzione di denunciare il vira, io
lo capisco.
Hai esagerato.
No, ho deciso di non denunciarlo.
Però ho capito che è stato un errore
tornare qui.
Devo andarmene, Enrico.
No, no, no.
Non voglio essere la causa di tutta questa
sofferenza.
Ti prego, prima di prendere qualsiasi decisione, devi
ascoltarmi.
Ti dirò tutto, ma ti chiedo soltanto una
cosa.
Io devo operare dal masso.
Quindi l'opera, hai deciso?
Sì, domani.
E ho bisogno di rimanere concentrato fino a
quel momento.
A questo intervento dipende il mio futuro.
Il nostro futuro.
Se lo vorrai.
Va bene, aspetto.
Però non cambia idea.
Buonanotte.
Ciao.
Sei pronto?
Stasera non ce la faccio a portarti a
cena fuori.
Mi perdoni?
Non stai bene?
No, no, no.
Soltanto ho avuto una giornata tremenda, tutto qua.
Hai il viso tirato?
Ti ho detto che sto bene.
Va bene.
Scusa.
Ho un po' preoccupato per Mosca.
Adesso sa che il cuore artificiale l'ho
preso io.
Ah.
E allora tu smarcati, no?
Che vuol dire?
Non devo insegnartelo io.
Ogni ricatto può essere disinnescato.
Come?
Con il mezzo più potente di tutti.
La verità.
Figurarsi se potevi difendere tuo cugino.
Prego?
Intendo prima con Mosca.
Non solo non lo hai difeso, sembrava che
ti stessi divertendo.
Ma certo, perché Andrea è così.
È un fanfarone, arrogante, e pure un po'
presuntosello.
Non è affatto vero.
È una persona gentile e rispettosa.
Anche troppo rispettosa.
Beh, certo.
Cosa vuoi aspettarti da uno che voleva farsi
prete?
Io niente, assolutamente.
Figurati.
Guarda che l'ho capito che pure tu
c'hai un po' la cottarella per lui,
eh?
Ma smettila.
Che intendi pure?
Tu non ho capito.
Ti ha detto qualcosa?
No, però io le riconosco, certi sorrisini, no?
Come quelli che tu fai a lui, che
poi sono gli stessi che tu facevi a
me qualche tempo fa.
Qualche tempo fa, esattamente.
Ma se vuoi ci posso mettere una buona
parola, eh?
Ma smettila.
Pensi di essere credibile?
Sì, che ci metto?
Gli dico che ho sbagliato tutto io, che
ti ho fatto un sacco di promesse che
poi non ho mantenuto?
Che fondamentalmente è la verità, perché è andata
esattamente così.
Guarda, non farmi riaprire quel capitolo perché...
Va bene.
Tu fallo e magari io penserò un pochettino
meno male di te.
Perché certo, per pensare bene di me è
proprio impossibile, no?
Non tirare la corda, buon uomo.
Guarda che lo faccio, eh?
Eh, io lo faccio.
Lo faccio.
Volevo vedere come stavi.
Scusami.
È che mi sento così impotente di frente
a questa bambina.
Non...
Mi dispiace che non riesco a fare niente
di più.
Fai anche troppo.
Con Luisa in queste condizioni.
Ma sei riuscito poi a fare il test
col generatore di impulsi?
Sto andando adesso.
Prima volevo sincerarmi che stessi bene.
Grazie.
Ti do una mano?
Chi è?
Enrico, sono contenta di vederti.
Questa è l'ultima sera.
Dormirò nella camera degli ospiti.
Da domani mi troverò una vera sistemazione.
Vuoi andare via di casa?
Sono già andato via, Lira.
Sono a notti che dormo nel mio studio.
Ma siamo sposati, Enrico.
Non puoi lasciarlo.
E questa volta invece lo farò per davvero.
Quella donna ti sta facendo impazzire.
Sono io il pazzo, quindi?
Avrei dovuto metterla sotto.
Ecco qua, tesoro.
Mettiamo qui.
Dai.
Dai.
Non ci credo.
Mi dica che è uno scherzo.
No, purtroppo ho commesso un errore e le
chiedo scusa.
Non è stato un bel momento.
Avevo dei forti rancori nei confronti di mia
moglie e dell'ospedale che mi stava mettendo
da parte.
Ecco, ma io volevo colpire loro.
Non volevo certo danneggiare né lei né il
suo figlio.
Sì, ma è noi che ha preso in
giro.
E ci ha fatto perdere anche tanti soldi.
Sì, torno a chiederle scuse.
A mia discolpa posso solo dirle che i
soldi della vendita del brevetto dal cuore artificiale
li ho reinvestiti nella sanità.
Facendone cosa?
Comperando un nuovo apparecchio diagnostico che ho regalato
alla Molinette.
Lecco Sonografo.
Sì, ho letto sui giornali.
Senta, mio figlio sta aiutando di nascosto Ferraris.
Loro pensano di farmi scemo, ma io Ferraris
l'ho visto andare via di qui.
Lei ne sa qualcosa?
Vogliono creare un nuovo pacemaker tutto italiano.
E lei ci scommetterebbe?
Buongiorno, il dottor Ferraris per favore.
È arrivato, non lo so dove sia.
Vado a vedere e le faccio sapere.
Ciao.
Ma è bellissimo.
La tata stamattina è malata e non sapevo
chi lasciarla.
La piccola peste.
Quale peste?
Si vede benissimo che è un ancioletto.
Le sto dando una camomilla dopo le popate
come mi hai consigliato e a quanto pare
la situazione sembra funzionare.
Sì.
Ti fa male?
Ti fa male tenerla un po'?
Sì.
Intanto io devo andare da tuo fratello.
Sei stanca?
No, no, no, non sono stanca.
La posso tenere qui nel letto con me?
Mi racconta una favola?
Sì.
Ecco qua.
Eccoci qua.
Eccoci qua.
E dopo?
Il dottor Ferraris è in laboratorio.
Crede sia il caso di lasciarle la bambina?
Perché è malata di cuore?
No.
Non è solo per questo.
Se pensa che sia pericoloso la tenga lei.
Io vado dal dottor Ferraris e torno presto.
Fai ciao ciao alla strega fettivata.
Ciao, ciao.
Alberto!
Oh, meno male che sei passato.
Ti avrei cercato io.
Abbiamo un problema.
Che problema?
Quando il generatore raggiunge un certo numero di
impulsi il pacemaker si blocca.
Quindi se il cuore andasse in forte tachicardia
l'apparecchio non reggerebbe.
Esatto.
Non può essere un problema di permeabilità altrimenti
succederebbe con qualsiasi impulso.
No, no, no.
Chiaro, anche perché la tua resina tiene.
Probabilmente è un problema del circuito.
Forse basta aggiungere un dio dall'interno.
Fantastico.
Quindi dobbiamo distruggere il prototipo e rifarlo.
Sì, ma con i macchinari che abbiamo a
disposizione e gli operai che abbiamo a disposizione
questa volta ci metteremo un attimo.
In che senso?
Nel senso che mio padre sa tutto e
ha deciso di aiutarci e è venuto qui
per dirtelo.
Però ha una condizione che questa volta il
brevetto sia nostro.
Certo.
Assolutamente.
Sì, sì, chiaro.
Ma come mai ha cambiato idea di rubare?
Sembra sia a merito di Corvara.
Dottor Mosca non le tremano le mani all
'idea di metterle sul cuore dell'ingegnere Dalmasso?
Dalla salute dell'ingegnere dipendono migliaia di lavoratori
un'intera fetta dell'economia italiana.
Che rabbia mi fa vederla al posto tuo.
Finirà presto.
Che vuoi dire?
Andiamo.
Scusate, ora devo rientrare.
Dottor Mosca!
Dottor Mosca!
Insomma, signori, cosa posso aggiungere?
Dottore, un momento!
Sì?
Pronto?
Io non ce la faccio, Enrico.
Ho bisogno di parlarti.
Non oggi, Elvira.
Non è la giornata.
Guarda che lo so che stai per operare
Dalmasso.
Non dico un grazie ma almeno potevi avvisarmi.
Te l'hanno detto.
Ti dicono sempre tutto, non è così?
Devo stare calmo.
Sto per entrare in saloperatorio, Elvira, perciò ti
saluto.
No.
Sore, lo dico anche a lei, non adesso.
Ho parlato a Montosi.
Adesso sa tutto dal cuore artificiale.
Faccia operi Dalmasso e poi prepari le valigie.
Questo è il suo ultimo giorno da primario.
Pronto?
Ciao.
A cosa devo questa sorpresa?
Volevo chiederci una cosa.
Soffri di vertigini?
Beh, io ho vissuto in America, lì è
pieno di grattacieli e non ho mai avuto
problemi quindi direi di no.
Bene.
Perché stasera volevo portarti a vedere il Duomo
di Torino.
Il paroco è un mio amico.
Ci fa salire sul campanile da lassù la
vista è bellissima.
E comunque la risposta giusta era sì, soffro
di vertigini ma solo quando vedo te.
Guarda che sei veramente un tipo bizzarro.
Ci vediamo stasera, dottoressa.
Va bene.
Ciao.
E tu ancora ti fidi di Ferroccio.
Lo so.
Lo so, con lui è sempre rischioso però
non ti fa strano che sia proprio lui
a trovarti un fidanzato.
Poi è suo cugino.
Ma è solo che io non ce la
farei.
Ma tu sei un altro tipo, Agatha.
In che senso, scusa?
No, volevo dire nel senso che sei più...
sei più aperta al nuovo, ecco.
Agatha è più timida e amante della stabilità,
tutto qua.
Pausa finita, signora.
Signore, Costa, l'ingegner d'almasso, va preparato
e portato in solo operatorio.
A lei, invece, Vezzane si occupa delle pazienti
della Rinaldi in corsia.
Sì.
Mi serve un secondo aiuto.
Alfieri dov'è?
È nell'altra sala.
Prendiamo Baker.
Uno senza documenti.
Sei pazzo?
Però è bravissimo.
Poi, che danni potrebbe fare come secondo?
Fidati per una volta.
Va bene, farò chiamare.
Dottore, la K.
Grazie.
Grazie per l'opportunità, dottor Mosca.
Fai qualche guaio e te li spedisco in
Germania.
Grazie.
La vita di questo uomo ne dipende una
migliaia.
Visto?
Scusa.
Buongiorno.
Sa se D'Ammaso è ancora sotto i
ferri?
Sì.
Da pochissimo.
Perché?
C'è molta tensione.
Stamattina non vedo l'ora che finisca.
Comunque, la pressione è tornata a valori normali,
120 su 80.
Però è molto agitata.
Il carteterismo è un esame molto invasivo.
Senta, per la terapia farmacologica che cosa le
prepara?
Ha deciso?
Aspettiamo.
Facciamole assorbire l'anestetico prima.
Sì.
E queste?
Che carine!
Sì, le avevo portate io, mi sono dimenticata
di mettergliele.
Vogliamo farlo ora?
Sì.
Anna, mi vuoi le tue scherpine?
Così.
Queste invece le restituisco all'orfanotrofio?
Ci penso io.
Grazie.
Sono due cose di quando ero piccola.
Di solito quando sono così piccoli trovano subito
chi li adotta.
Che ne sai?
Mah, si sa.
Che ne dici della vallola?
Mi sembra perfettamente aperto.
Le richiudo?
Anzi, penso sei tu Baker.
Certamente.
Che succede?
C'è qualcosa che non va nel polmone.
Mi sembra ci sia troppa aria.
L'ho avuto sotto occhio fino a un
attimo fa, me ne sarai accorto.
No, il polmone perde.
Dottor Mosca, deve riaprire.
Cosa stai dicendo?
Forbici subito.
La pressione sta scendendo.
Ha ragione, si è rotta una bolla di
infisema.
Stai in schiaccio.
Dai Rinaldi, forza, sveglia!
Avevi ragione.
Baker non è affatto male.
Gli facciamo il contratto.
Lo prendiamo in prova, ma ti servono i
documenti, lo so.
Mi sono già attivato.
E sia chiaro, quando sceglierai l'aiuto potrei
averne soltanto uno.
O Baker o Alfieri.
Lo so.
Sarà durissimo.
Mi hanno detto che se non ci fossi
stato tu, Mosca avrebbe combinato un guaio.
Non mi sarebbe dispiaciuto, però...
Complimenti.
Mi dispiace averti detto una bugia.
Allora lo ammetti.
Ti va di venire con me?
Voglio mostrarti una cosa.
È qui che vivo.
E' un furgone.
Le case costano e poi anche per quelle
le servono i documenti.
Mi sono parcheggiato qui sotto proprio per avere
un po' di luce in più.
Comunque anche questa.
Sali.
Lo so, è orribile.
E questo non volevo dirti la verità.
Se abitavi al Gran Hotel per me era
uguale.
Scusa.
È che è tardi, devo proprio andare.
Vuoi che ti accompagni a casa?
Col furgone?
Sì, certo.
Perché no?
L'intervento è andato bene.
Suo marito sarà a casa in pochi giorni.
Grazie, dottor Mosca.
Da qui in avanti può contare su di
noi.
Ma le pare, signora.
Io ho fatto soltanto il mio dovere.
Resto a vostra completa disposizione.
Grazie.
Con permesso.
Almeno potrà dire di aver chiuso la sua
carriera alle molinette in bellezza.
Tanto me ne sarei andato comunque, sa?
Lei ha soltanto accelerato la mia uscita.
Piuttosto mi dica davvero se la sentite sedersi
di nuovo su quella poltrona.
Nelle sue condizioni di salute intendo.
Potrebbe essere molto pericoloso.
Ehi, ciao!
Sei già qui?
Che bello.
Ciao.
Delia.
Questa è mia e questa è Diana.
Vengono entrambe dall'orfanotrofio.
Ci sono andata apposta per chiedere conferma.
E gliele fa un'associazione benefica che fa
capo alla comunità ebraica.
Il bianco nella loro religione rappresenta la purezza
e il blu è Dio.
E le copertine omaggiano il candore dei bambini.
E lo affidano alla protezione divina.
La signora che le fa le regala agli
orfani come buon augurio da più di trent
'anni.
Delia, ascolta.
No, io mi sono sforzata di trovare un
'altra spiegazione ma non c'è.
Io sono una di quegli orfani.
Io non sono vostra figlia.
Ascolta, Delia.
No, non dire sciocchezze.
Tu sei nostra figlia.
No, mi devi dire la verità.
Amore mio.
È vero.
Io e tuo papà ti abbiamo adottato ma
questo non cambia nulla.
Noi siamo i tuoi genitori.
Perché non me l'avete detto prima?
Ma, Delia, eri piccolissima.
No, perché non me l'avete detto?
Ma che differenza avrebbe fatto?
Veramente non lo stai chiedendo?
Adesso tu mi racconti tutta la verità.
Tutta, mamma.
Oggi siamo andate a cavallo.
È stata una bellissima giornata.
Non è vero.
Io sono caduta.
Oddio, amore.
Ti sei fatta male.
No, non è vero.
È solo una sbucciatura, mamma.
Stai tranquilla.
Non è vero.
Ho pianto.
Volevo tornare a casa.
Tesoro.
Vi prometto che il prossimo fine settimana ci
vediamo.
E papà, invece, come sta?
Ci può essere anche lui?
Non è ancora tornato.
È ancora a lavorare in ospedale.
Ma domani vi chiamiamo insieme.
Va bene, mamma.
Buonanotte.
Buonanotte.
Ti vogliamo bene.
Anch'io vi voglio bene.
Da morire.
Ti vogliamo bene.
Buonanotte.
Fate bei sogni.
Come ti senti?
Non lo so.
La sera mi sento sempre questi strani battiti
in gola.
E continuano a dirmi che non ho niente
a me.
Mi sento strana, Alberto.
Ma lo dici tu che cos'ho?
Hai solo il cuore un po' affaticato.
Niente di grave.
E allora perché mi sembra di stare peggio
ogni giorno?
Da quando sono qui non riesco a stare
nemmeno bene in piedi.
Sono le medicine che prendi.
Ti indeboliscono.
Domani parlerò con Nelia.
Vediamo di cambiartela.
Ma sai una cosa?
Adesso che vi vedo sempre più spesso insieme
ho capito quante volte fatte l'uno per
l'altro.
Adesso lascia stare questa storia al tuo passato.
Ci vediamo domani.
Sono Delia.
Non posso uscire con te stasera, mi dispiace.
Delia, stai bene?
No, è solo che...
Guarda, io finisco di fare una cosa qui
e mi precipito da te.
Davvero, arrivo subito.
Scusami, non posso.
Scusa.
Delia, dove vai a quest'ora?
Ho bisogno di aria.
Sì, prima o poi torno.
Come prima o poi?
Eh, farò tardi, sì.
Vabbè, dai, ti aspetto.
No, no, no.
Non ti conviene aspettarmi.
Anzi, scusa se non te l'ho detto
prima.
Beh, in effetti potevo restarmene a casa.
Volevo sapere di Mosca.
Tutto bene?
Sì, sì, se ne andrà.
Poi domani ti racconto tutto con calma.
Scusa, sai.
Scusa ancora.
Ciao.
Ciao.
Ehi, tu bene?
Vi vedete qui o andate a scopare in
albergo?
È vero, tu non stai bene.
Tornatene a casa.
E tu dove andrai?
Nella casa che hai preso per te quella
puttana?
Adesso basta.
Vieni con me.
Lasciami!
Me la pagherai Enrico?
Parlerò con mio padre e troveremo un modo
di annientarti.
Finiscila.
Hai esagerato, Delia.
Vai a casa.
Puttana.
Io ti odio.
Scordati la faccia delle tue figlie perché non
le vedrai mai più.
Metti in moto.
Metti in moto!
Speravo che tu fossi qui.
Cos'è successo?
Mi hanno...
mi hanno mentito per tutta la vita.
Ma chi?
Mio padre e mia madre non sono figli
a loro.
Mi hanno adottata.
Mi sono così arrabbiata e così spaventata e...
Calmati.
Calmati.
Ci sono qui io.
Ci sarò sempre.
Non posso.
Non posso.
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