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Original subtitles

Questa è la storia di due giocatori alla ricerca di una vincita sicura

e che ebbero la ventura di incontrarsi.

Siamo a Montecarlo, ultimo rifugio dei romantici.

Il casinò è sulla collina e accanto, il famoso Hotel Au Milieu du Monde,

ritrovo preferito dei ricchi che amano la terraferma.

E questo è il porto, rifugio dei ricchi che amano il mare.

Ma il motto comune a tutti loro è "Messieurs, faites vos jeux".

"Messieurs, faites vos jeux." "Signori, fate il vostro gioco."

Signor conte!

Guardi. Guardi com'è bello!

Bravo!

- Buonasera. - Buonasera.

- Gabriele! Vieni qui! - Sì, papà?

Vai ad avvertire i nostri amici che stasera c'è una riunione importante.

L'ultimo dei romantici.

Un giocatore, il conte Dino Michele Giocondo della Fiana,

discendente di un'antica e nobile stirpe.

A chi gli chiede se è ricco risponde che lo è stato.

A chi gli chiede se è povero risponde: "Non in spirito,

poiché la misura della ricchezza di un uomo non è il suo conto in banca.

Si sogna anche a stomaco vuoto e di quest'arte il giocatore è maestro

perché possiede il più grande dei beni, la fede nel domani.

La vita di quest'uomo può essere raccontata in tre tempi.

Passato imperfetto, presente indicativo,

futuro condizionale.

Signor conte!

Le mollette.

- Buonasera, Luisa. - Buonasera, signor conte.

Signor conte.

In bocca al lupo.

- Ciao. - Buonasera.

Buonasera, Francesco.

Francesco, papà ti ricorda la riunione di stanotte.

Ha sentito, signor conte? Stanotte c'è una riunione molto importante.

- Avverti gli amici. - E allora?

- Perché questa riunione improvvisa? - Nulla di particolare.

- A più tardi. - Torno a prenderla?

- Se sei libero, sì. Ciao. - Buonasera.

- Ciao, Ferdinando. - Lily, il signor conte.

- Buonasera, Lily. - Stasera il suo tavolo dà sempre il rosso.

Grazie.

Quanto sei bravo, caro! Come hai fatto a vincere tanto?

- Signora Ewing. Signor Ewing. - Buonasera, conte Della Fiana.

- Non è venuto ieri sera. - Sono andato allo Sporting D'Eté.

- E' bella la terrazza dello Sporting, è così gaia! - "Rien n'est va plus".

Due!

Sette! Rosso perde, nero vince.

- Pagare. - Bene.

- Se la nostra fortuna persiste, tenterei alla roulette. - Sì, cara.

- Lei non gioca più alla roulette? - No, da cinque anni.

- Un capo cameriere... - Ettore, tu sei nato per fare il capo cameriere.

- Il conte no. - Un conte vende cartoline pornografiche a Parigi.

- Credete sia nato per questo? - E le mance?

- Il conte non accetta mance. - Per salvarlo, servirebbe una donna ricca.

Ora voglio dire anche la mia. Perché parlate così?

Non è un uomo che stimate? Quando perse una fortuna alla roulette,

vi offriste di aiutarlo e da cinque anni

gli date 3.000 franchi al giorno per giocare e vivere. Lasciatelo in pace!

Credi che sia felice di vivere con quei pochi soldi che vince?

Lui è felice. Abbiate il coraggio di dirglielo.

- Non decidete della sua vita senza consultarlo. - E i soldi che ci deve?

- Non sono tanti. - Cosa?

- Comodi! E' un grosso prestito, Sofia. - Quanto?

- Tre milioni e mezzo di franchi. - In dollari, conte, suona meglio.

- Diecimila dollari. - Per me, suona peggio.

Ho avuto una buona serata, amici, ho vinto 1.200 franchi.

La vostra parte, 600.

- Venderò la mia barca. - No, lei non deve.

E' la sua casa, è l'unica cosa che ha.

Grazie, ma come facciamo? Io vi devo 10.000 dollari.

Non volete più stare in società con me?

Se arriva il momento buono, 10.000 dollari si vincono in un secondo.

- Non succede da tanto. - Lo so, ma non ho perso il mio talento.

Quando le cose andavano male e non sapevo dove andare,

vinsi la barca a poker a quel greco del Pireo.

Vincere la barca a un greco non richiede talento.

Ma che lui abbia la barca! Era una barca senza motore.

- Il motore c'era! - Ora no! - E' vero.

Il greco chiese di restare una notte a bordo per raccogliere le sue cose.

Non immaginavo che fosse affezionato a quel motore!

Non è questo il punto. Non vogliamo che smetta di giocare

e non è una questione di denaro. Siamo preoccupati per il suo futuro.

- Ci vuole una base sicura. Un capo cameriere... - Ercole!

- Volete che mi metta a lavorare? - No, per carità!

- Un uomo deve usare il talento che ha. - Scusa, Sofia, prego.

- Grazie. - Prego!

- Il conte non ha passione per il lavoro. - No. Che facciamo?

Ecco il problema. Quale sarà il sistema per provvedere al suo futuro?

- Quale? - Lei ce l'ha.

E' un argomento delicato. Ma è il talento per fare l'amore.

C'è un mercato per l'amore? Non è reato?

- Non è reato sposare una donna ricca. - Se così fosse,

le prigioni sarebbero piene di giocatori di polo.

E tu, Sofia, sei d'accordo con loro?

Non è bello vivere tanto soli. Si mangia così male!

Non devo sposare una brava cuoca, ma una donna che paghi una brava cuoca!

E questa donna ricca,

fra le più ricche e sole dell'albergo,

sicuramente l'avrete già scelta per me.

Ci sono diverse candidate.

Eccone una.

E' sudamericana. Ereditò 20 milioni di dollari da suo padre

e 10 milioni da suo marito.

- Ma si veste sempre così? - No. Il lunedì si veste di giallo,

il martedì di rosso, il mercoledì di verde - Basta!

- Dovrei portare occhiali da sole per tutta la vita. - Pardon!

- Si è fatto male? - No.

- Non le piace la sudamericana, vero? - No.

Sì, è pacchiana, ma ce n'è un'altra.

- Questa le piacerà. E' tedesca di Amburgo. - E' vitale, le piace bere,

ballare.

- Ha soldi? - E' ricchissima. Ha terre in Germania, Belgio, Olanda.

Quanta ricchezza! A me piace la campagna.

Non posso impegnarmi subito, ma ci penserò. In questo caso...

No! No! No!

Ma è la più grande proprietaria d'Europa.

Sì, ma ci rinuncio. Torno sulla mia barca a mangiare pane e formaggio,

a studiare il mio sistema alla roulette, ma quella mai.

Non parliamo più di matrimonio.

- Signora marchesa. - Buongiorno.

Siamo lieti di averla di nuovo qui.

- Si è liberato l'appartamento che lei occupava l'anno scorso. - Bene.

- Ha fatto buon viaggio da Parigi? - Sì, grazie.

La marchesa di Crèvecoeur.

- Il marito dov'è? - E' morto.

- Le ha lasciato soldi? - Sì! L'anno scorso lei perse una fortuna al gioco

- senza battere ciglio. - Io dov'ero? Non lo ricordo.

Si ammalò di orecchioni. Lily la sigaraia le fece compagnia.

- Ah, sì! - Lei non vorrebbe più parlare di matrimonio,

ma questo è un caso eccezionale. Rifletta! E' bella, è ricca,

adora il gioco ed è sola.

Va bene, se insistete...

- Se non ha la cameriera personale, posso servirla io. - Grazie.

- Il portagioie? - E' in camera da letto. Lo porto qui?

Sì, per piacere.

- Grazie, potete andare, disferemo dopo le valigie. - Sì.

- Come vi chiamate? - Carolina. Grazie, signora.

- Sei certo che sia tanto ricca? - Luigi!

- Che mancia ti ha dato la marchesa? - Niente!

Ha visto? E' veramente ricca.

- Ha portato lei il bagaglio della marchesa di Crèvecoeur? - Sì.

Mi dice il numero della sua stanza?

- Numero 311. - La ringrazio molto.

- Chi è? - Fiori per la signora marchesa.

- Buongiorno. - Si fermi.

Chiuda la porta, gentilmente. Non vorrei...

- Lei chi è? Avvertirò la direzione! - Sarebbe un'imprudenza, signora.

Non vorrei essere costretto a spiegare

che la marchesa è senza fondi.

Cioè senza una lira! Ossia, come dicono gli americani, "broke".

- Squattrinata! - Chi è?

Io sono Ippolito Duval, ditta Duval & Figli, prestiti su preziosi.

Lei trattava con mio fratello Teofilo.

Cosa vuole? Ho riscattato i miei gioielli con un assegno.

Firmare un assegno senza fondi in banca è considerato poco chic.

- Ed è reato. - Suo fratello mi promise di utilizzare l'assegno

solo a fine mese.

Suo fratello è l'amministratore e può fare ciò che vuole.

No, non è più consigliere delegato.

Il Consiglio lo ha promosso presidente onorario.

Ora dovrebbe ridarmi i gioielli.

- Tenga l'assegno per due settimane ancora. - Perché?

- Io vincerò di nuovo. - Signora! Lei ci crede? Noi no.

Noi della ditta Duval & Figli siamo forse i soli a sapere

che in un anno ha perso al gioco il patrimonio

che il suo povero marito le lasciò.

Noi siamo comprensivi, ma non insensati.

Se lei volesse, potrebbe venirmi incontro.

Anche lei deve avere un cuore tenero e comprensivo come suo fratello

che accettò il mio assegno. Due settimane non sono molte.

Non le chiedo tanto.

Vogliamo essere amici?

- Mi sia amico, signor Duval. - La prego!

Io sono un uomo semplice dai gusti semplici, ma ora che l'ho vista,

capisco la debolezza di mio fratello e lo perdono.

Suo fratello non ha nulla da farsi perdonare.

Peggio per lui!

Ma ora lasciamo andare.

- Se la signora marchesa vuole ridarmi i gioielli... - Aspetti.

Raddoppierà il suo credito. Ora noi due alzeremo una carta.

Alla più alta resteranno i gioielli.

Signora, i Duval non giocano.

Ma non fate proprio niente!

- Permette? - Non ho venduto niente, non me ne ha dato il tempo.

Mi scusi, ma gli orecchini...

E quell'anello.

Mi scusi, l'anello non è nostro.

Quanto?

Le offro 100.000 franchi.

Voilà!

Incantevole!

- Buonasera, signora marchesa. E' sola? - Sì.

- Un tavolo appartato? - Perché dovrei nascondermi?

Si accomodi.

Il conte Dino della Fiana! Quale grande onore!

- Signor conte. - Buonasera. - Ha i soldi per la mancia?

C'è il suo tavolo, come sempre.

Ci ha abbandonati, lei passa troppo tempo solo sul suo bellissimo yacht.

Dite a Lucien che c'è il conte.

Tutto bene, madame?

Incantevole!

Caro, come puoi mangiare come un uccellino?

- Cosa preferisce? - La coscia, grazie.

- Ettore! - Sì, direttore?

- Il conte ha forse fatto soldi? - Sì, di colpo.

- Spero che non li perda. - Spero che li raddoppi.

Madame.

E' ora del kirsch.

Aggiungiamo un goccio di Chartreuse verde.

E ora del cognac. Voilà!

- Stai esagerando un po'. - Scusi, troppo cognac.

- Non vuoi andare al casinò stasera? - No, non voglio

Signor Legaux!

Signor Legaux!

L'auto del conte della Fiana! L'auto del conte della Fiana.

Grazie. Madame.

Centomila franchi.

Il solito, un milione.

- Un banco di 30.000 franchi. - Banco!

- Carta. - Carta.

Sei al banco. Cinque alla posta.

Trenta e venti, cinquanta. 60.000 franchi, signori.

Segue.

Niente carte.

Otto al banco.

Banco di 120.000 franchi.

120.000, signori.

Rien ne va plus!

26 nero!

- Non va per niente male! - Sì, signora.

- Si pesca anche di notte? - E' uno dei passatempi di Montecarlo.

- Anche lei pesca? - Che crede che faccia ora?

- E d'inverno cosa fa? - D'inverno? Vado in crociera.

- E la sua barca, anzi il suo yacht? - Solo i nuovi ricchi dicono "yacht".

- E' in mezzo al porto, si chiama "Speranza". - Speranza? Bello!

- Scelto bene per un giocatore. - La speranza è il capitale del giocatore.

- Quella? - Sì. - E' molto bella.

- Ci andiamo ora? - Ora?

- Una gita al chiaro di luna! - Il motore non... La luna non c'è.

Quel motore è rumoroso. E' una notte tranquilla, sveglieremo tutti.

Andremo domani. Oppure in settimana.

- Io vorrei partire domani. - Oh, no!

- Desidera che resti? - Lo desidero molto.

- Per giocare insieme? - Si gioca da soli.

Ma ci sono tante cose da fare qui. Montecarlo non si limita ai casinò.

- Non lo sapevo. - Vuole fidarsi di me?

- Certo. - Le piacerebbe tirare?

Ai dadi?

- Adesso tocca a me. - Non sia nervosa.

Nervosa io? Pool!

- Questa è sfortuna. - Pensavo a tutt'altra cosa.

- Bisogna pensare solo al bersaglio. - Lo so.

Un doppio, prego! Le devo 3.000 franchi.

Li raddoppio sul secondo.

Pool!

- Stavolta non si è distratta. - Sì.

Un doppio, Gabriele!

- Chi le ha insegnato a tirare così? - Un maharajah conosciuto anni fa.

Allora ha fatto caccia grossa in India. Pool!

La piccola preda non mi interessa.

- Cosa scommette? - 3.000 franchi che la prossima macchina è rossa.

Bene.

Ho vinto.

Tre!

- Come sono vestiti? - Oggi è mercoledì.

Mercoledì?

Colazione, pranzo, champagne, cena! Colazione, pranzo, champagne, cena.

Colazione, pranzo, champagne.

- E cena! - Come possono due persone mangiare tanto?

- Il tuo padrone sa che abbiamo preso il motoscafo? - E' andato a Cannes.

- Maria! Di qua. - Di qua.

- Voi marinai dite "a poppa"? - A poppa.

- Si scende? - Sì.

Bravo.

Messieurs, faites vos jeux!

- Les jeux sont faits. - Rien ne va plus!

La fatidica frase! Allora non vive solo.

- E' un cattivo surrogato di una moglie. - Migliore!

Se voglio pace, devo solo fare questo.

- Con lui può farlo. - E mi fa buona compagnia.

Cosa ne pensa della mia casa?

- Posso? - Prego.

Mi piace la sua casa. Dà la sensazione di non sentirsi soli.

Ma la cucina è inadeguata. Voglio dire la cambusa.

Non porta mai gioielli?

Dovrei?

- Le donne li portano. - Quelle che ne hanno bisogno.

E' qui! Giovanni, Guglielmo! Il ragazzo è di nuovo qui!

Prendete quel ladruncolo! Dategli una lezione!

Se ti prendo, me la paghi!

Avanti, Carolina!

- Signor Duval! Avanti! - Sono lieto di vederla.

Sono stato felice di ricevere il suo telegramma.

Così è andato tutto bene, può riscattare i suoi gioielli.

Sono venuto in aereo perché lei li voleva con urgenza.

Ha vinto al gioco o forse un gentiluomo è venuto in suo aiuto?

Un gentiluomo simpaticissimo.

Meglio! Un gentiluomo dà più affidamento.

Spero che abbia i contanti. Non accetto assegni, visto i precedenti.

- Non ho denari. - Come ha detto?

Non ho soldi, ma un gentiluomo si chiede perché non metto mai gioielli.

Lei deve prestarmeli solo per 24 ore, sarà compensato.

Ha tradito la fiducia della nostra ditta.

- Buongiorno. - Non sia impulsivo. Mi lasci portare i gioielli stanotte

e le prometto che li riscatterò domattina.

Lei potrà starmi sempre vicino. O quasi sempre.

- E' molto ricco? - Molto ricco!

- Buonasera, conte. - Che splendore!

- Dice a me? - Sì, ma anche i gioielli non guastano.

- Avrei piacere di andare allo Sporting Club dopo cena. - Va bene.

Signor conte! E' arrivato il caviale!

- Buon divertimento, signor conte. - Buonanotte.

Frank, ritorniamo alla roulette stasera.

Va bene, cara. C'è il conte Della Fiana con la sua ospite.

E' molto elegante. E che bella collana!

E' un'intera settimana che non giochiamo.

- Non me ne sono accorto. - Neanch'io.

Ho dimenticato di ringraziarla per i suoi fiori.

Grazie. Mi scusi.

Un minuto soltanto.

Sì?

- Ma che fai? - La cena, caviale e champagne. La servirò io stesso.

- L'ha ordinata la marchesa. - Per stasera?

- Non lo sapeva? - Ma la marchesa sì!

Va tutto bene, signora marchesa! Va tutto bene!

Shh!

Oh!

Grazie, Ettore.

- Preferisce che serva subito o torno più tardi? - Ci serviremo da soli.

- Per me sarebbe un piacere. - No.

- Apro lo champagne? - So aprire una bottiglia di champagne.

Come desidera, signor conte.

Buon appetito.

Eccoli! Dolce!

- Com'è romantico! - I cittadini di Montecarlo sono molto romantici.

Mi sembra che il mondo intero sappia che stanotte noi siamo qui insieme.

Temo anch'io che sia così, potremmo vendere biglietti d'ingresso.

Che sentimento!

E' vero, sembra che ci metta tutta l'anima. A che cosa beviamo?

- A noi stessi. - No, porta sfortuna.

- Agli amici lontani. - Agli amici lontani!

- E' scomparso sulle ali della sua musica. - Sarà successo qualcosa.

- Ancora champagne? - Sì.

Perché lei non si è mai sposato?

Non l'ho fatto per un motivo semplice. Amo lo champagne,

ma non desidero averne una bottiglia vicino giorno e notte.

Scusi. Sono stato scortese.

A una donna non piace essere paragonata a una cattiva abitudine.

- Però sarebbe facile abituarsi a lei. - Davvero?

Sì, mi sono accorto che vivere da solo è insopportabile.

- Da quando? - Da quando un'affascinante signora

mi ha detto che la mia cucina è piccola e squallida come la mia vita.

- E lei le ha creduto? - Più che creduto! Mi ha persuaso.

Al nostro primo incontro.

Lei crede che fosse scritto in cielo?

Questo non lo so, ma era stabilito.

- Ci siamo appena conosciuti. - Le donne lo dicono sempre.

- Davvero? - Sì, in ogni avventura.

- Questa è un'avventura? - Mi scusi, vuole venire con me?

Sulla sua barca? No.

Per mettere un po' di ordine nella mia cucina e nella mia vita.

- No. - Perché?

La conosco appena.

Conte Dino Michele Giocondo della Fiana, giocatore.

Maria marchesa di Crèvecoeur, giocatrice.

Anime gemelle, non occorre sapere altro.

Gioco solo per grosse poste.

Come me! Signora, fate il vostro gioco.

- I giochi sono fatti! - Rien ne va plus.

Si è fatto male?

- Sicuro di no? - No. Anzi, mi piace il sapore degli smeraldi.

Mi aiuti.

- Ora tocca a me. - Shh!

- Che succede? - Voleva baciarla. Invece ha baciato la collana.

Ma come si fa ad aver così poca mira? E' incredibile.

- Ho ferito la sua vanità, mi spiace. - No.

Non volevo sottrarmi bruscamente. E' stato un gesto istintivo.

- Lei ha istinti molto lodevoli. - Può baciarmi ora se vuole.

- Che succede? - Shh! - Parla!

Mi parli della sua casa, quella che aveva in Italia.

- Molto lontana e tanto tempo fa! - Dov'è?

A Napoli, in cima a una collina, e domina tutto il golfo.

Ora è triste e vuota. E' circondata da ulivi che scendono a mare,

vecchi, contorti, trascurati.

- Lei è solo? - No, a Napoli città

c'è una piccola signora in un grande palazzo. Mia madre.

Sola?

Capisco. Anche qui la solitudine può avere molti aspetti.

Si può vivere tra la gente e sentirsi soli.

- Parla! Parla! - Che fanno?

- Buongiorno, cara. - Buongiorno.

- Sei splendida. - Tu sei fiero come un generale dopo una vittoria.

- Ho dimenticato di chiederti una cosa. - Cosa?

- Mi vuoi sposare? - Ne sarò felice.

- Subito! - Appena mi sarò vestita.

Ho fame.

Dino, guarda, la nostra casa.

- La nostra casa! E' bella la nostra casa. - Tanto.

Tu non immagini quanto sia bella per me.

Guarda laggiù.

Quel "tre alberi".

Che meraviglia! Dovremmo averne uno così. Me ne regali uno?

Certo. Due o tre!

Papà, dove sei? Sali, presto!

Vengo! Non si può dormire nemmeno sul proprio yacht?

- Che c'è? - Guarda che bellezza.

Montecarlo! Finalmente!

- Sono così eccitata che mi manca quasi il respiro. - Ti piace, Edith?

Meraviglioso! Mi ricorda Santa Monica. A te, Fred?

- Sì, un po'. - Non abbiamo nulla di simile in California, zia Edith.

- La California è bella. - Speriamo di incontrare uomini affascinanti.

- Signor Christian! Manovro io ora. - Ora, papà?

- Non posso manovrare il mio yacht? Se non le dispiace... - Prego.

- Ti faccio una foto. - No.

Sì! Pronti?

- Fermi! Grazie. - Questa è vita!

Maria, puoi avere tutto ciò che vuoi. Non vuoi uno yacht più grande

- come quel meraviglioso "schooner" che sta arrivando? - No.

- No, mi piace la tua barca. - Bene.

Caro, per la luna di miele con la barca andiamo nelle isole greche

e ci fermiamo a Napoli per salutare la tua cara mamma.

Sì, ma se vogliamo andare con la mia barca...

Senti...

- Vorrei farti un regalo di nozze. Che preferisci? - Niente.

- Ti piacciono i canditi? - No. Te lo dirò.

- E tu cosa vorresti? I canditi? - No.

Per andare in crociera è indispensabile una cosa.

- Vuoi regalarmela? - Cosa?

- Un motore. - Che cosa? - Un motore per la barca.

- La barca non ha un motore? - Ho vinto la "Speranza" a poker

e il motore mi fu sottratto. Non mi fiderò mai più di un greco.

Hai vinto la tua barca a poker? Perché non ci hai messo il motore?

- Non avevo abbastanza soldi. - Non avevi...

- Ma tu sei ricco. - Non esattamente.

Che significa?

Che non lo sono affatto. Ero ricco, ma poi...

Qualche anno fa ebbi una settimana nerissima alla roulette.

Maria, avrei dovuto dirtelo prima.

Non volevo che ci fossero segreti tra noi.

Io non ho soldi.

Tu ne hai abbastanza per tutti e due.

E penso sia di cattivo gusto sposarsi tra ricchi.

Così mi sposavi per il mio denaro.

No, questo non posso ammetterlo!

Ora sono legato a te sentimentalmente.

Grazie!

Ma posso aiutarti a spendere il tuo denaro. C'è qualcosa di male?

No, anzi è una cosa carina.

Non avrei mai creduto che tu potessi essere un avventuriero.

Non ci credevo neanche io!

E quello sfoggio di ricchezze per far colpo su di me, come hai fatto?

- La macchina, l'autista... - Era un mio amico.

- E i sontuosi pranzi serviti da Ettore? - E' amico mio.

- Il marinaio e il motoscafo? - Anche lui è un mio amico.

Sembra che tu abbia ottime relazioni.

Che altro era falso? Non hai venduto il titolo, spero!

- No, mai! - E la vecchia casa in collina

- che guarda sul Golfo di Napoli? - Quella c'è.

Ma ora la veduta è bloccata da una stazione di servizio.

E tua madre, la piccola signora tutta sola in un vecchio palazzo?

Ora vive in un piccolo albergo e passa le sue giornate al bar.

Chi è?

Spero di non disturbare.

- Signor Duval, venga pure avanti. - E' tutto pronto. Complimenti!

- Le presento il conte Della Fiana. - I miei complimenti, signore.

Non lo rimpiangerà.

- E' una donna meravigliosa. - Grazie.

Aggiunga le spese di viaggio al suo conto. Spero ci rivedremo presto.

- Ma... - Anche lui non ha un soldo.

Come?

Che voleva dire con "anche lui"?

- Anche lui! - Ma lei è ricca?

- Ricca? - Non lo è?

Che significa "anche lui"? Hai detto: "Anche lui non ha un soldo."

- Eri troppo perfetto per essere vero. - Maria!

Caro, mi hai chiesto cosa volessi per regalo di nozze.

Speravo che avresti potuto fare qualcosa per me

e anche Duval.

Polizze di pegno?

Polizze di pegno!

Polizze di pegno.

- Con questo vento non entreremo mai. - Dobbiamo virare, signor Hinckley.

- Cosa? - Virare!

Sì, virare! Pronti per virare! State attenti alle teste.

- Attento! - Non preoccuparti per me.

Si vira! Pronti!

- Ho sbagliato. - Attento!

- Omero! - Non gridate!

- Vuoi spaccarci le teste? - La virata mi diverte tantissimo.

- E' un miracolo che quelle corde reggano. - Si chiamano sartie!

Chiamale come vuoi, ma non farmi saltare il cuore in gola.

Ora ammainiamo le vele e procediamo a motore.

No. Entreremo in porto a vele spiegate.

- Così gli europei vedranno che marinaio sono. - Rinuncia!

- Perché? Il porto è grande. - Omero, sii prudente.

- Rinuncia? Prudenza? Lo yacht è mio. - Ma lo hai solo da tre settimane.

Imparare le manovre è facile.

Da dove spira il vento?

- Ora noi che facciamo? - Noi?

Ora io troverò un altro uomo come te, ma stavolta veramente ricco.

- Sei stata molto disonesta con me. - Me lo hai già detto.

Attento!

- Giri al largo! - Finirai sugli scogli!

- Barra a sinistra! - Mollate le corde!

- Ma le barche non hanno freni? - Barra a sinistra!

- Al contrario! - Mi lasci timonare!

Da dove è sbucato?

Tutto è perduto.

Guardi là. Che bel panorama!

- Che americano eccezionale è lei! - Perché?

- Trova tutto bello in Europa. Le piace tutto. - Perché no?

Ho trovato l'Europa come speravo che fosse.

- Grazie a nome degli europei. - E' più bella grazie a suo fratello.

- Le piace mio fratello? - Quando venne a bordo,

pensai volesse ammazzarmi e aveva ragione.

Poi mi dette la sensazione di avergli fatto io un piacere a speronarlo.

- Questa è cavalleria! - E' un uomo affascinante.

- Come lei. - Grazie.

Sono contento che sia venuta a bordo. Ci si trova bene, non è a disagio?

- No. E' uno splendido yacht. - Lo avevo sempre sognato.

L'ho comprato tre settimane fa a Marsiglia.

- E' bello vedere il mondo dallo yacht. - Doveva comprarlo prima.

Non avevo soldi. Da giovani, non si ha denaro.

- Da vecchi, non si ha la forza. - Non è il suo caso.

Sono intagliato in un buon legno.

- Lei vuole bene a suo padre. - Sì, tanto.

Lui si diverte. A me diverte vedere lui e sua sorella andare d'accordo.

Sì, sono veramente amiconi!

- Non riesco a spiegarmi una cosa. Permette una domanda? - Prego.

Lei ha un accento italiano mentre sua sorella ne ha uno del tutto diverso.

Ecco, siamo nati da differenti madri.

Allora tutto è chiaro.

C'è una cosa a cui sto pensando, marchesa.

- Spero che non le dispiaccia se gliela chiedo. - Dica pure.

Perché lei parla con un accento diverso da suo fratello?

Abbiamo avuto padri diversi.

- Ecco! Tutto è chiaro. - Sì.

- Scatolette di latta! - Quali scatolette?

- Le fabbrica Hinckley. - Con quelle è diventato ricco e si è ritirato?

In America tutti mangiano cibo in scatola.

- Chi fa barattoli fa fortuna. - Che fa un capo cameriere in America?

- Apre le scatolette? - No, lo fa il cuoco.

- Cosa facciamo ora? - Il conte dice di avere pazienza.

- Quella l'abbiamo. - Il conte è nelle grazie degli americani.

- Ma non gli daranno un milione di dollari! - Forse, ma...

- Ma che cosa? - C'è la figlia.

- Ma sì, la figlia! - Abbiamo di nuovo in pugno la fortuna!

- Guardatemi! - Jane, il vestito è splendido.

- Ti sta bene! - Ti piace?

- Sei molto carina. - Carina? Non basta.

- Perché? - Perché non basta.

- Guarda che nodo. - A che serve?

- A fare un nodo! - Che marinaio!

Dove sono gli altri?

- Ti ho vista poco, "sorella". - Fra quanto scopriranno la verità?

Non lo scopriranno se continui a trattarmi come un fratello.

- Ti piace Hinckley? - Sì, è molto simpatico.

Non l'ho mai messo in dubbio.

- Buonasera. - I cocktail sono pronti.

- Sì, siamo stati scortesi, fratello. - Sei molto carina, Jane.

Grazie.

- Diventerò mai come lei? - Cosa?

Non solo altera ed elegante, ma con quel tono fatale avvolto di mistero.

- E poi è colta! Io non ci riuscirò mai. - Crede che ne valga la pena?

- Sì. - Lei mi piace com'è. - Ma non voglio più essere

la piccola Jane Hinckley! Voglio diventare un'altra donna.

Per un tale cambiamento serve una certa esperienza di vita.

E io voglio farla! Non mi fraintenda, non creda che voglia abbracciarla.

Mi piacerebbe, però non sono così ingenua, so che non servirebbe.

- O crede che servirebbe? - No.

E allora quei fiori?

Solo l'omaggio di un ospite. Se sua madre fosse stata qui,

- li avrei mandati a lei. - Sì, è giusto.

Ma possiamo diventare amici. Non ho mai conosciuto un uomo come lei.

Può insegnarmi tante cose. Lo farà? Mi insegnerà a vivere?

- Farò ciò che posso. - Sarà bello.

La prima cosa che devo insegnarle e di non fare così.

Questa ragazzina!

Vedrai come sono buone le crepes suzette!

- Sono piccole frittatine. - Ma bisogna dargli fuoco.

State tutti attenti, anche lei, marchesa.

- Cosa? - Gli dà fuoco.

E allora?

Ma che aspetta? Non sa il suo mestiere?

E' un'operazione delicata.

Attenzione!

- Ho parcheggiato la macchina. Dov'è Omero? - Con la marchesa.

- Allora muoviamoci. - Muoviamoci. Bell'ambiente!

- Qui a cosa giocano? - Alla roulette.

- Le piace giocare? - Sì, molto. Prenda dei gettoni.

- Se devo giocare con i suoi gettoni, mi chiami Maria. - Posso?

- Sì. - Maria!

- Omero! - Walter Peebles, vecchio filibustiere!

- Quando sei arrivato? - Due settimane fa.

- Ti ricordi di Harry Turner? - Quando sei arrivato?

- Due giorni fa. - Sei in albergo?

No, sul il mio yacht. Lo porto in America. Scusate. Maria...

Mister Peebles e mister Turner. La marchesa di Crèvecoeur.

- Piacere di conoscerla. - Onorato.

- Ci attende il tappeto verde, scusateci. - Marchesa.

- Sarà una vera marchesa? - Che differenza fa?

- Ci vuole prudenza all'inizio. - Sembra simile al sette e mezzo.

Sono un discreto giocatore di sette e mezzo.

Scusate, non sono abituato a giocare a carte con la giacca.

- Potete giocare, signori. - Per giocare, dico "banco", vero?

Va bene.

Banco!

- Volevo dire, banco. - Banco al signore.

Quanto sono 100.000 franchi? 300 dollari, vero?

- Sì, quasi. - Troppi signori qui, mi sento impacciato per ora.

Numeri bassi. Ehi, dai!

- Pardon? - Dai!

- Deve dire "carta". - Carta.

Era meglio se non lo dicevo!

Cinque alla posta. Fate il vostro gioco, signori.

Attento, Omero, questi gettoni sono soldi!

- Come gioca questa signora? - Gioca uno "cheval".

- Punta su due numeri vicini. - Interessante! Voglio provare.

- Metto le fiche in mezzo? - Sì e vince 17 volte la posta.

Allora basta trovare due numeri simpatici tra di loro.

La signora ha giocato 20 e 23. Non penso che vadano d'accordo.

- Si odiano fra loro. - Ora le mostro come si vince. C'è un posto.

- E' interessante, vero? - Lo credo bene!

Banco di 200.000. Chi fa banco?

Banco.

No!

- Sei per il banco. - Cinque!

Peccato! Non si perda d'animo, continui a giocare.

- Non essere testarda, fammi provare una volta. - Sì, ma solo 10 dollari!

Non un soldo di più.

I giorni felici sono di nuovo qui!

- Qui abbiamo un milione? - Sì, signore. - Con il tavolo.

500.000 per il signore, 500.000 per il tavolo.

La signora completa. Il banco è fatto.

- Andiamo bene! - Ha imparato.

- No! - Signore, le carte!

Oh, già! Una per lei, una per me.

Nove!

- Papà, dammi delle fiches, ho perso tutto. - Comprale. Hai tanti soldi.

- Qui sono tua ospite, devi darmele tu. - Non posso.

- Ne hai tante. - L'avevo detto a tua madre di non lasciarti tanti soldi!

- Facciamo troppo chiasso? - Mi scusi.

Siamo sempre stati una famiglia rumorosa. Tieni!

- Gioca come una vera signora. - Grazie. Venga, Dino.

Conte!

Io passo la mano. Può prendere il mio posto per un minuto?

- Sì. - Dov'è il...

Signori, un banco di due milioni. Fate il vostro gioco.

Nessuno gioca con il tavolo? Banco di due milioni.

- Banco. - Il banco è fatto.

- Otto. - Otto al giocatore.

- Nove al banco! - Che fortuna!

- Rien ne va plus, signorina. - Non mi mettete fretta.

Faccia attenzione, signorina.

- Punta sul nero. - Fammi giocare come voglio. Rosso!

Rien ne va plus.

- Otto, quattro! Si paga! - Hai visto? Ho vinto ancora.

300.000 franchi.

- Com'è andata, Jane? - Niente male, papà.

- Una bellissima serata, vero? - Ma ho perso giocando per lei.

Ha perso anche la marchesa, ma io ho vinto per tutti.

Dove sono Fred ed Edith? Siete qua!

- Guarda che ricchezza! Ha visto, marchesa? - Congratulazioni.

- Che ne dice, conte? - Congratulazioni.

- Quanto avete vinto? - Non so, ma avevamo 10 dollari.

Il casinò fallirà! Cambio.

- Lei ha una passione per il gioco. - Conosce il mio segreto.

- Sì, e non la rimprovero affatto. - Grazie.

- Domani rientro a Parigi. - Domani?

- Ho fatto qualcosa che non dovevo fare? - No, lei è stato gentile.

- Ma è meglio che parta. - Proprio quando io... Quando noi...

E' stata la più bella settimana della mia vita perché lei era con me.

Volevo dirle questo e ora la prego di non partire.

- Per me non è stata una bella settimana. - Perché?

- Ora sarà meglio darci la buonanotte. - La riaccompagno.

Non occorre che spieghi, ma ci rimane qualche giorno fino a domenica.

Le sarei grato se volesse restare.

Cameriere, un'altra bottiglia!

- Stavolta tocca a me. - Questa bottiglia spetta a me.

- Che serata, conte! Stupenda! - Siamo stati qui due settimane.

- E non sapevamo di questo posto. - Bisogna stare con la gente

per conoscere bene un posto. C'è una bella un'atmosfera.

Che bella canzone! Voglio impararla.

- Stai attenta. - Non la mangeranno, lasciala fare.

Una bottiglia e una donna sulle mie ginocchia.

Non vorrei che...

Ora sento proprio di trovarmi in Europa.

- Questo in America non succede? - Sì, nei metrò, nelle ore di punta.

- Vieni! - Cominciate voi.

Ragazzi, un momento per piacere.

Pronti?

- Francesco. Le dispiace se le faccio qualche domanda? - No.

E' sicuro? Ok, domanda numero 1.

La marchesa è proprio la sorella del conte?

Certo.

Domanda numero 2. Da quanto tempo è sua sorella?

Da quando... Come si fa a rispondere a certe domande?

Ricominciamo. La marchesa è la sorella del conte?

Idiota!

Sì, deve farlo, non mi importa il costo.

- Lei deve metterci il motore. - Non c'è tempo.

Partiamo dopodomani. Deve installarlo entro domani pomeriggio.

- Il conte lo saprà e io... - Non lo saprà, lasci fare a me.

- Siamo d'accordo? - Farò il possibile.

- Me lo promette? - Sì, signorina.

- Lei è un angelo. Arrivederci! - Arrivederci

Grazie.

Dovremo vestirci eleganti per questa sera, vero?

Le serate di gala allo Sporting sono molto belle.

Metterò i gioielli della corona.

- Io preferirei non partire domani. - Non possiamo restare qui in eterno.

- Volevi andare in Spagna. - Temo che la cucina spagnola mi faccia male.

Che idee ti vengono in testa!

- E' la barca del conte già riparata. - Che bella!

Mettiamo anche noi il gran pavese qualche volta.

Sembra una barca nuova. Ora che la vedo riparata, sono più tranquillo.

- Ho pagato in anticipo. - Non avrebbe dovuto...

- Ma il danno è stato lieve. - Grazie!

- Jane, che ha fatto? - La supplico, non dica nulla a nessuno.

- Papà, facciamo un ballo? - Non mi va.

- Perché? Abbiamo preso insieme tante lezioni, balliamo. - No.

- Balla con Jane, ti farà bene. - Ok.

- Coraggio, papà! - Alla fine vinci sempre tu.

Avanti.

- Così non cambi idea? - Per il tuo motore?

No, ma ne sono lieta, così potrai muoverti a tuo piacere.

Da solo? Questo non era nei miei piani.

Tu volevi sposare una donna ricca. Ne fui molto offesa quando lo capii.

E tu volevi un miliardario. Ci sei riuscita.

- Cosa dici? - Scommetto che andrai in America con Hinckley.

- Se vuoi scommettere, accetto. - Potrei anche perdere,

ma cerca di sposarlo. E' l'uomo che fa per te.

Grazie del consiglio.

Cosa guardi? Papà!

- Che stai guardando? - Aspetta.

- Io non ti capisco. - Conte!

- Balli di nuovo con mia figlia o ci rimarrà male. - Papà!

- Vuole ballare ancora con me? - Cambiamo dama. Venga, Maria.

- Mi dispiace. - Di che?

Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Les jeux sont faits,

rien ne va plus.

Triste, ma tanto bella!

- Però è in francese e io... - E' una canzone d'addio.

Di due amanti che hanno giocato con l'amore.

La canta con molta verità.

E' stato perfetto, abbiamo giocato.

"E da buoni giocatori, si separano con il sorriso."

- Scusate. - "Chi ha perso, chi ha vinto..."

"Nessuno lo saprà mai."

Les jeux sont faits,

rien ne va plus.

Bravissima! Ancora!

Meravigliosa, Maria, splendida!

- Grazie. - Mi è piaciuta tanto.

Andiamo a parlare un po'. Maestro, la suoni ancora.

Che splendida canzone!

Ma che ha suo fratello? Qualcosa lo turba?

- La festa è finita. - Andiamo, Fred.

- Dove? - Andiamo dentro.

- Lasciami finire lo champagne. - Caro Fred! A volte mi domando se...

Andiamo.

Che stupido! Avrei dovuto capirlo.

Ora che lo so, vedo che non poteva essere suo fratello.

Quanto è cieco un uomo quando vuole esserlo!

Ma è finito tutto tra voi e non gli serbo rancore.

E poiché a bordo non è accaduto nulla...

Sono un uomo di mondo.

Una cosa simile può accadere a chiunque e sono pronto a dimenticare.

Io non ho soldi e vado a caccia di denaro, questo non la spaventa?

Se fosse vero, non me lo direbbe.

Ma potrei essere un'abile avventuriera.

No, non lo credo, non a questo punto.

E che sia una giocatrice impenitente?

Ammetto che Muncie, Indiana, non è Montecarlo,

ma ci sono molte occasioni per giocare.

Sa giocare a tombola? E' divertentissimo!

C'è una cartellina con dei numeri e tanti fagioli.

Si gira una ruota un po' simile alla roulette

e poi si segnano sulla cartella i numeri estratti.

E' emozionante. Il primo che riempie la cartella grida: "Tombola!"

Maria... Venga con me in Indiana.

- A giocare? - Farà ciò che vorrà.

Se vengo con lei, non giocherò mai più.

Davvero?

Ma io non voglio che cambi per me.

No, cambierei per me.

- Mi dispiace che l'abbia persa. - Ci si abitua a perdere.

Comunque sono certa che papà la farà felice.

- E' molto buono. - Sì.

Senta... Non potrei prendere io il suo posto?

Lei non può restare solo.

Forse lei non mi ama, ma io sono qui, vicina.

- Jane! - Qui l'amore non c'entra.

Ma so che con lei starei meglio che con qualsiasi altro uomo.

Se mi sposerà, io la seguirò e staremo insieme fino a quando vorrà.

Non si preoccupi per il denaro, sono ricca e indipendente.

- Jane! - So cosa vuole dirmi.

Ma la differenza di età non conta. Tanto non sarà per sempre!

Se mi sposerà, saremo felici per tanto tempo.

Poi, quando lei lo vorrà, ci separeremo e mi rassegnerò.

Ma non sarò io a decidere di lasciarci.

Conosco ancora poco di me, ma so di non essere una banderuola.

Jane.

Se tutte le ragazze americane fossero come lei,

vorrei poter cominciare da capo e nascere a Muncie, Indiana.

Sono felice che non sia nato lì!

Ma la differenza di età conta molto.

Quando avevo 5 anni, lei era già un uomo.

Quando ne avevo 10, lei era quasi lo stesso.

E ora che ne ho 19, mi sembra di essere alla pari con lei.

- Che ha detto? - Io? - Jane, 5, 10 e 19!

- Ho detto... - 5, 10 e 19!

Non 20! Quando il numero raddoppia, sottrarre uno!

- Cosa? - Oh, Jane!

- Jane, che fai? - Senta!

Vieni! Voglio bene anche a lei!

Vieni!

- Scusami, Jane. - Prego.

- Signor conte, per favore. - Certo.

Sapete la novità? Il conte Dino è tornato al tavolo della roulette.

Davvero?

Il conte è tornato al tavolo della roulette.

Il conte è tornato al tavolo della roulette! Grazie.

Rolando! Il conte è tornato al tavolo della roulette.

Servitevi pure.

Un momento!

Accendi. Vengo!

- Il conte è tornato al tavolo della roulette! - Muoviti!

25, rosso, dispari.

500.000 per il "pieno".

- Eccoli qua. - Sta vincendo!

Bene!

7.

27.

Sono così contenta!

- Non perdiamo tempo! - E' arrivato il momento buono.

- Speriamo sia davvero così. - Speriamo!

- 9. - 9.

- 18. - 18.

Rien ne va plus!

8.

16.

Rien ne va plus.

Rien ne va plus!

2 milioni e 150 mila per il pieno.

Sapevo che sarebbe venuta la sua ora!

- Ma ora basta, vieni via. - Mio Dio, che emozione!

- Ora vince, perché non smette? - Se sei in forma, devi insistere.

Una volta uno ha fatto saltare il banco di Montecarlo.

- Perché si è deciso a giocare? - Prima stavamo parlando...

- Di che cosa? - Gli raccontavo di quando avevo 5 anni...

E di quando ne avevo 10. Poi ho detto che ora ne ho 19...

- Ne hai solo 18. - Ma ne ho quasi 19.

- Ne hai 18? - E tre quarti.

E tre quarti.

- Questo è il momento di smettere. - Può darsi, ma non credo.

Dino, lo zero e i quattro primi.

Dovrebbero uscire.

No, no!

Zero!

Dino, smetta, mi dia ascolto.

- Gli restano 20 milioni. - Scusi, signora. Permesso, signore?

Permesso? Permesso...

- Il signor conte è desiderato al telefono. - No!

Conte Dino, non dovreste insistere.

Mi lasci giocare, la prego.

- Dino, basta. - Mi perdoni, signor conte.

Rien ne va plus!

- Chi mi ha dato questa botta? - Che è successo?

- Che è successo? - Non lo so.

Scusateci.

- Addio! - Addio.

Dino!

Non mi auguri buona fortuna?

Buona fortuna.

Jane, devi farmi un grande favore.

Quando verrà il giorno del tuo matrimonio, devi farmelo sapere.

Dovunque io sarò e se mi sarà possibile, verrò

e balleremo insieme.

Ci saluteremo domani.

Addio, amici. Non dovete più preoccuparvi per me da questo momento.

- Per noi era un'abitudine. - Un'abitudine che perderete.

Lei è stato troppo generoso. Ha pagato il debito e ci ha dato tanto di più.

I patti erano chiari, metà della vincita.

Se uno paga gli interessi alla banca, a maggior ragione, li deve agli amici!

- Smetterà di giocare? - Stavolta ho deciso, mai più.

- E' proprio sicuro? - Mai più, lo giuro.

Ora che farà? Ha vinto un po' di soldi, ma non sono tanti.

Ora torno a Napoli per stare più vicino a mia madre.

Così mi ritirerò nella mia vecchia casa sulla collina.

Saggia decisione.

- Alberto, grazie. - Niente più gioco.

Ce lo ha promesso.

Ettore, sei sempre convinto che potrei essere un buon capo cameriere?

- Il migliore! - No, il migliore sei tu, in tutti i sensi.

Rolando.

- Ho messo una bottiglia di cognac nella cabina. - Grazie.

- Addio, caro amico, dai un bacio a Sofia. - Lo farò.

Signor conte...

Arrivederla.

- Addio, Francesco. - Buona fortuna, signor conte.

Signor conte!

Presto, ragazzi!

Le tre vele sono su.

Allora veleggiamo. Attenzione!

Ecco, questa è l'ultima.

- Addio, Montecarlo! - Addio!

Addio, Montecarlo, e grazie di tutto!

Maria, tu non dici addio? Sogno di tornare a casa.

Una fermata in Spagna e poi...

Maria, cantala con noi.

- Coraggio, Maria! - Non posso partire. Portami indietro.

- Ti prego. - Prenda il timone.

Bene.

- Perché? - Mi dispiace. Mi dispiace tanto.

Che è successo?

Sono sempre una giocatrice.

Mi offri una vincita che non posso accettare.

Io appartengo a lui. Solo a lui.

Lasci a me, signor Christian.

E che saltino, questi ragazzi! Pronti?

Pronti per la manovra!

Svelti!

Grazie.

Ala!

Ala!

Bene!

Tutti pronti? Prua al vento!

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