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Original subtitles

Erika, dai, vieni, devi firmare un po' di carte e poi si va via.

Oh, meno male.

Ma allora è tutto a posto?

Ma tutto a posto cosa?

Sei nella merda?

Che ti credi?

Vai.

Prego.

Allora, che se hai saputo poi che ha combinato quella ragazza?

No, perché io pensavo avesse rubato qualche cosa, poi

ho chiesto un po' in giro, pare non sia sparito nulla.

Hai chiesto in giro?

Bravo, bravo, mi fa una bella pubblicità.

Ma che te la pigli con me?

Che c'entro io?

L'ha vista tutta la polizia.

Ma se l'hai detta anche te che non è sparito nulla.

Peggio, c'è da avere ancora più paura, perché se almeno

aveva rubato qualche cosa si sapeva che l'aveva fatto.

Ora chissà che ha combinato... Permesso.

Grazie.

Va bene.

Marcello, vai, vai.

Comunque è andata bene ieri sera.

Hai visto?

Venduto, venduto.

Venduto, ha venduto pure l'arbitro.

Vai.

Capito?

Stai calmo però, eh.

Te non le fai più le notti in bianco, perché non ti pigliano bene, eh.

Basta pigliarmi per il culo.

Eh?

Basta pigliarmi per il culo.

Guardi che con quello che si è fatto a Erika noi non c'entriamo nulla.

Io voglio sapere che cosa ha fatto Erika e non mi venite a dire che non sapete nulla.

E noi invece le diciamo proprio che non sappiamo nulla.

E secondo noi non ha fatto proprio nulla.

Certo, la polizia viene così per caso, no?

Quando non sanno cosa fare vengono a cercare noi, no?

Anna, tanto si risolve, no?

Ma certo che si risolve.

Sai come si risolve?

Con te che finisci in galera, ecco come.

Dai, non è vero.

Dimmi che non è vero, ti prego.

Ma ti prego cosa?

Ci dovevi pensare prima.

Sai cos'è la cosa che mi fa incazzare di più?

È che tu hai messo di mezzo sia me che la casa famiglia.

Te sei uguale ai miei, Anna.

Io non conto mai un cazzo.

Ma mi sono fatta in quattro per te, eh?

E questo è il risultato.

Ecco un altro.

Vanni.

C'avrò il diritto di sapere cos'è successo?

O no?

Eh sì, non potevo risponderti.

Ecco.

Senti, si fa così, è inutile litigare al telefono.

Sto arrivando.

Aspetto.

Andiamo?

Il mitico Vandinelli.

Vanni, Roberto Tucci.

Molto piacere.

Roberto.

Piacere.

Ah, ah sì sì, io l'ho vista ieri sera.

Lei è stato due ore in bottegola.

Non ha comprato niente.

Io la adoro.

Davvero, è divino.

Vanni, Roberto è un designer in grande ascesa.

Ho pensato di farvi conoscere.

Io lavoro la resina.

La resina?

Purista del legno.

Io cerco di recuperare quelli che sono gli

elementi della tradizione fiorentina, Vandinelli.

Esattamente come quelli.

Perché secondo me si vendono come il pane.

E soprattutto all'estero.

Lo so, lo so.

Non sai quanti ne ha venduti il mio povero babbo alle turiste americane.

Diamoci del tuo.

Fammi vedere dove crei.

Dai, vieni.

Buongiorno ragazzi, buongiorno.

Buongiorno.

Venduto, venduto, venduto.

E tu hai venduto tutto questo in una notte.

Vanni, tu non sei un artigiano, tu sei un genio del commercio, dai.

E poi immagino che loro siano i tuoi pezzi unici, giusto?

Sì, loro sono i ragazzi della casa famiglia.

Beh, ragazzi questo volantino è geniale.

Chi lo ha disegnato?

Erika.

È una di noi.

Però adesso non c'è.

Ci sono un sacco di cose interessanti.

Ad esempio questa, sembra la base di una lampada, giusto?

Non è roba mia.

E di chi è, scusa?

Quelli sono i miei.

Te?

Io e te si deve parlare?

Dopo, non adesso.

Per favore.

Piacere.

Roberto Tucci, sono un designer.

Piacere.

Mio.

Stavo dando un'occhiata alla tua cartellina, posso?

Certo.

Bene.

Ci sono delle cose molto interessanti.

Tipo, ad esempio, visto ecco questo.

Che cos'è?

Un animale fantastico.

Sembra un pesce degli abissi, giusto?

Noi si è lavorato tutta la notte.

È domenica mattina e vorremmo andare tutti a casa a dormire.

Ma sì, certo.

Io non voglio mica disturbare.

Ci mancherebbe altro.

Ti lascio il mio numero così mi chiami quando vuoi e ne parliamo.

E ovviamente magari la prossima volta

approfondiamo anche un po' i tuoi disegni, giusto?

Anche io.

Bene.

Roberto, se mi segui andiamo a girare un attimo in bottega da me che... Certo.

...per vedere altre cose.

Arrivederci.

Prego.

Adesso tu mi spieghi che cosa è successo.

Ha avuto dei problemi.

Cose inerenti alla casa famiglia, nulla che possa danneggiare te o la bottega.

Vuoi raggiungere gli altri, Erika?

Adesso tu ci dici che cazzo hai fatto?

Te lo dico dopo, non mi roncerai.

E tu pensi che io mi accontenti di una spiegazione così?

Lo vogliamo sapere adesso.

Per quel poco che ti conosco direi di no.

Però devi.

Tutta la via degli artigiani, tutta la via degli

artigiani l'ha vista portata via dalla polizia.

E tutta via degli artigiani ha visto che

tornava e ha capito che il problema non esiste.

Posso portarmeli via o hai ancora bisogno di loro?

Sì, sì, domani, domani.

Andate, andate.

Domani forse.

Ragazzi, andiamo.

Te comunque la devi finire di trattarmi come un bischero.

No, Vanni.

Sai te che devi smetterla di sentirti un bischero

quando qualcuno non fa quello che dici tu.

E magari un grazie ci stava anche bene visto che hanno venduto tutto.

Devo riprendere quella.

Prima mi dice che cosa voleva la polizia.

Una cazzata.

Una cazzata?

Io le cazzate non me le posso permette, Erika.

Una cazzata, veramente.

Ascolta.

Siediti.

Vieni.

Ascolta.

Adesso, fra me e te non c'è nessuno.

Fra me e te.

Dimmi cosa è successo.

Alla casa famiglia c'è uno che mi dà annoio.

Uno stalker.

Uno stalker?

Cioè all'inizio era uno carino, mi piaceva anche.

Solo che poi ha perso la testa per me.

Non riuscivo più a tenerlo fermo.

Un casino.

Si è litigato.

Le solite cazzate fra ragazzi.

Tu vieni qui a prendere per il culo a me?

Non c'entra niente Lorenzo.

Allora che ne so.

Che c'entra Lorenzo?

Chi ha parlato di Lorenzo?

Non ho nessun infatti.

Casatevi.

Erika adesso mi dici che cosa hai combinato.

Andrea mi ha denunciato.

Andrea?

Sì..

Mi ha sfasciato la macchina e come una deficiente mi

sono fatta riprendere dalla videocamera di sorveglianza.

Ah e ti sono venuti ad arrestare per una cazzata così?

Erika, dimmela tutta.

Guarda, se non facevi la spiana non succedeva nulla, eh, Jess?

Ancora?

Ma sei te che ti sei fatta beccare come una cretina?

No, sei te!

Siete delle merde!

Te, Andrea, tutti!

Ma noi siamo delle merde!

Ma che cazzo vuoi?

Ma sei stata tutta la volta che mi hai romperle con la me!

Non mi vuoi venire qui a parlare, capito?

Non mi vuoi venire qui a parlare, capito?

Cazzetta!

Non mi sentite?

Jess!

Erika!

Anna, ma tutto bene?

Che c'è?

Che vuoi?

Sei sola?

Sì, Carlo è da Maddalena.

Perché?

Posso entrare?

Ma che?

Non dovresti essere a bottega, te?

È domenica, Chiara.

È domenica.

Allora, tu te li ricordi i fogli da disegno di Lorenzo?

E come potrei dimenticarli?

Io glieli regalavo e te glieli strappavi.

Chiara, è successo una volta, eh?

Doveva finire un lavoro, si è messa a disegnare.

Non l'hai mai incoraggiato, mai.

Eppure Lorenzo c'aveva talento.

Chiara, io non sono venuto qui per litigare.

Eh?

Ascolta.

Dove l'hai preso?

Ce l'aveva Erika.

Erika è una ragazza del corso.

Adesso però non ti metti a pensare di andare lì a parlarci, a dire, ci penso io,

eh?

Me ne occupo io.

Te fidati.

Te ne occupi te?

Sì.

Come hai fatto finora?

Vattene via per piacere.

Mi hai sentito?

Ho detto vattene!

T'ho detto vattene!

Te la devi smettere di dare la colpa agli altri.

Sei te che fai casino.

Ma gli altri io non ce l'ho con gli altri.

Ce l'ho con Jess.

È una stronza.

Vabbè, allora facciamo che per oggi io non ti voglio più vedere né sentire.

E allora si fa anche io, Jess, ma non ce la voglio più.

Meglio quella scema di Francesca.

Almeno non mi scanno.

Ok.

Però adesso siamo stanche tutte e due.

Fatti una bella dormita, eh?

Ma quando dicevi io vado in galera era per spaventarmi, vero?

Vogliamo fare un elenco di tutti i tuoi precedenti?

Che precedenti?

Dai, Anna.

Cominciamo dalla scuola?

Hai buttato nel cesso il telefono della tua migliore amica.

Hai preso a martellate il motorino del suo fidanzato.

Va bene, ho capito.

Però te mi tieni fuori dai casini.

Vero?

Questa volta non lo so, Erika.

Non lo so se ci riesco.

E non so nemmeno se c'ho voglia di aiutarti.

Un oggetto che in qualche modo... vi rappresenta.

E non importa se è astratto o se serve a qualcosa.

L'importante è che lo sentiate vostro.

Seguite l'istinto.

Cos'è, un vaso?

No.

I vasi sono tristi.

Ah, sì?

Servono a tenerci i fiori condannati a morte.

Dove hai imparato a disegnare?

Da bambina prendevo lezioni.

Ma non bastano le lezioni.

Hai talento.

Ti ho portato i miei disegni.

Sono un educatore e conosci la regola.

Ho un'idea.

Che idea?

Parliamo pianissimo così nessuno scopre che sono qui.

Erika, sono le due e mezza, non puoi stare qui.

Ok, me ne vado.

Ok.

Hai una sigaretta?

Sembra diversa dagli altri, ma non riesco a capire perché.

Perché sono ricca.

Sei ricca?

Sì.

Azienda di famiglia, villa in collina, albero genealogico appeso al caminetto.

Ricca così.

Che hai combinato per finire qui?

E tu?

Io riprendo fiato.

No, Erika, niente di personale, no.

Però ti piacerebbe.

Io ho un po' freddo, rientro.

Posso dormire con te?

Ma sei scemo.

No, tieni.

Erika.

Muoviti, è ora di cena.

Sapete chi sono?

Un ragazzo e una ragazza.

Un ragazzo e una ragazza.

Capre.

Amore e psiche.

Ah.

Ecco, c'ho da finirlo, c'ho da fare le ali.

Ma noi si può aiutare?

Vedrai.

Guardate e imparate.

No, no.

Voi si deve aiutare.

Da solo non ce la fa.

Io finisco le ali e voi farete il prato.

Prima però ripulite quel troiaio.

Lì è tutto via, tutto fuori.

E cominciate ad affilare le sgorbie.

Forza.

Erika.

Voglio che mi disegni il prato.

Eh?

Prendi questo come modello.

Ok.

Ascolta.

Dove l'hai trovato questo album?

È mio, perché?

È tuo.

Questi sono fogli speciali, sai?

Li faceva un artigiano, amico mio.

E metteva un codice per ogni cliente, per farlo sentire unico.

Questo è il codice di Lorenzo.

Me l'ha regalato lui.

Te l'ha regalato lui?

Strano, perché erano preziosi per lui, li teneva come l'oro.

Diceva che c'aveva talento.

Aveva fatto un disegno che gli era piaciuto parecchio e me l'ha regalato come premio.

Per incoraggiarmi.

Sara.

Se non ci crede se li può tenere, non è un problema.

Tieni, tieni.

Fa poco la...

Vai, vai a disegnare, vai.

E dopo cominciate ad affilare le sgorbie, se no si fa notte.

Oh, piccola.

Amore è quella con l'uccellino, eh?

Io ho finito, vado a mangiare.

Non è ancora mezzogiorno.

Io c'ho fame.

Voi c'avete fame ora?

Maestro, noi ci sta sempre fame.

E allora andate a mangiare anche voi, via.

E un bevete.

Vado a mangiare anch'io.

Matti, l'hai capita sta storia dei fogli di Erika?

E di fogli non me ne frego un cazzo.

Ma Erika mi fa paura.

La scema ci ha tirato addosso tutta la polizia, ci ha tirato.

Non toccate nulla, eh?

Che c'è?

Che a me Erika non me la racconta giusto.

E non mi convince.

Pensi che quella di Andrea sia una balla?

Non lo so, però sicuramente c'è qualcos 'altro sotto.

Facciamo che questo è per me.

E te divertiti.

Ciao.

È stato un successo la notte bianca, eh?

Anche Vanni sarà contento.

Eh, non sai quanto.

Pensa che quando ci vede fa i salti di gioia, Vanni.

Dai, che anche Abbaia non morde.

Senti, mi taglio una curiosità.

Dimmi.

Perché hai lasciato il gruppo?

Mi ha riconosciuto.

Non ero sicura, però una volta ti ho sentito in concerto.

Però tu non mi sembri una da rock duro.

Ah, no?

No.

Non hai ancora visto i miei tatuaggi.

Ah, sì?

E che cosa c'hai?

Una farfallina sulla spalla?

Non è sulla spalla.

Ah, no?

No.

Allora?

Che vi devo tirare un bel secchio d'acqua fresca?

Senti un po', giovanotto, ma te sei al corrente e io

sono l'unico babbo di questa mia unica figliola qui?

Chi vuole capire, capisce, eh?

A me voi avanzi di galera di Vanni non mi garbate per nulla.

Babbo?

Guardi, io le assicuro che non sono mai stato in galera, quindi... E quello?

Questo?

Vabbè, questo l'ho pagato regolarmente.

E vogliamo che ha dello scontrino?

No.

Non mi garbano neanche i tatuaggi a me, sicché...

Ah, non gli piacciono i tatuaggi.

No.

E quindi quello...

Senti, io sono una brava persona, quindi la mia figliola la pensa che siamo tutti così.

Babbo, ti frego.

E quindi la si avvicina ai ragazzi con fiducia.

E poi la ci rimane male.

Eh?

E dopo a chi tocca raccattacocci.

Quando la mi frigna la notte in camera, quando la mi lavora male, o quando la mi

fa tutti i disegni dei cuoricini sul quaderno.

I disegni dei cuoricini sul quaderno?

No, li disegnava a 12 anni.

Vabbè, senta, io devo andare a pranzo.

E' stato un piacere, Marcello.

Signor Marcello.

Signor Marcello.

Bravo.

Ciao, eh?

Ciao.

Vieni qui.

Ma lo vuoi capire?

Io queste cose le faccio per te.

Le faccio solo per te.

Ecco le due ribollite.

Vieni, vieni.

Eccola qua.

Una... Va.

E una, due...

Grazie, diverso il tempo.

Un po' palliduccia, eh.

Oioi, sempre con questa storia, oh Vanni.

Finché non ci metti il cavolo nero.

Ma io ci metto la vezza, come faceva la mi povera mamma.

E io ci metto il cavolo nero, come faceva il mi povero babbo.

Allora lo sai che?

La riporto via.

No, no, tu porti via nulla.

Lasciamola qua.

No, no, me la riporti via.

Ti porti un pezzettino di formaggio.

Pezzettino, eh?

Pezzettino, sì.

Oh, ragazzi.

Lapo.

No.

No, come siamo noi.

Oglia, che faccia di culo ha fatto.

Beh, ma l'hai vista la tua.

Ma tu l'hai vista la sua faccia.

Vito, poi dice la bella tua, no?

Dice la mia, ma la sua l'ha vista.

Babba.

Che dice, che dice?

Ti piace la bionda?

La bionda?

No, io sto guardando la Moria.

Lascia stare, dammi retta.

Sono ragazzini difficili.

E quando mai sono stato una ragazza facile?

Ah, sempre.

Allegri, no.

Mi fai un caffè?

No.

Bene.

Però forse... forse Lorenzo c'aveva avuto una storia.

No?

Una di queste.

Chi lo sa.

E anche se fosse?

Che c'è di male?

No, certo.

Che c'è di male?

Tra tossici.

Io ce la fa sentirti parlare così di Lorenzo.

Ce la fa.

Anche con la Chiara.

Siete sempre a litigare.

Ma perché non torna a casa sua?

Eh?

Deve stare ancora da te.

Ce l'ha una casa.

C'è.

Eh, e l'ha bisogno di tempo.

Dai.

Bisogna di tempo.

Mi ha detto delle cose terribili, sai.

E cosa fa, Ronnie?

Cose terribili che non pensa.

È una madre che sta soffrendo.

Ah.

E io sono il padre.

E il mio dolore è un conto.

Eh.

Ma com'è che si chiamavano i due tipi qui?

Amore e psiche.

Amore e psiche.

Tutti intellettuali qui, eh.

Eh.

Amore e psiche.

Che si amavano, ma si potevano incontrare soltanto nel buio più completo.

Sei venuto a dire poesie, Carlo?

No.

Già che c'ero, gli raccontavo la storia.

Ecco, racconta.

Già che ci sei, va.

Ma una sera, psiche, ruppe questo patto,

illuminando con una lampada il viso di amore.

Venere si arrabbiò e gli lanciò una maledizione.

Tanto va a finire bene.

E infatti è proprio così.

Perché Giove.

Placa, lira di venere e i due possono tornare ad amarsi.

Però succede solo nelle favole.

Ma tu sei un pochino troppo giovane per essere così cinica.

Ti serviva qualcosa, Carlo?

Sì, delle tavole da bete, Vanni.

Vieni, vieni.

Che te le prendo.

Vieni.

Arrivo.

Pazienza, Giove.

Non fate casino, eh.

Vai.

Arrivano i campioni.

Vale, vale.

Chi li vuol faccia?

Eccoci.

Eh, sì?

Sono Erika.

Erika... L'assistente di Vanni Bandinelli.

Ah, come no.

Erika, ciao.

Ma te l'ha dato lui il mio numero?

Sì, certo.

Me l'ha dato lui il tuo numero.

Eh, senti, ci dobbiamo vedere domani perché i tuoi disegni sono fichissimi.

Davvero, guarda.

Mi fa piacere.

Eh.

Ah, domani?

Eh, sì.

A questo punto, sì.

Sì.

Ti va?

Sì.

Ok.

Ok.

Ti mando a casa.

Ti mando un messaggio con l'indirizzo.

Ok, perfetto.

Ciao.

Ok.

Ciao, ciao.

Ciao.

A presto.

A domani.

Chiara, ti stavo per... Volevo dirti che mi dispiace per ieri.

Mi dispiace... ...averti aggredito in quel modo.

È che quando ho visto il... i fogli da disegno di Lorenzo,

mi sono arrivati nel cervello talmente tanti ricordi che...

Anch'io sto pensando tanto a Lorenzo in questo periodo.

Mi rendo conto di...

Mi rendo conto che non lo conoscevo per niente.

È un po' tardi per accorgersene, no?

Chiara?

No, scusa, scusa.

Mi devo dare una calmata, lo so.

Niente, ti volevo dire che va bene, si fa come dici te.

Stai tranquillo, io non mi metto a fare domande più a nessuno.

È che io, frequentando questi ragazzi che l'hanno conosciuto, che sono stati con lui

fino all'ultimo, mi rendo conto di tante cose.

Non so cosa è buone, Chiara.

Che vuoi dire?

Nel senso che... Che forse ci avevi ragione tu.

Forse qualcosa è successo.

Perché Lorenzo non...

Non era poi così diverso da loro.

No, Vanni, se devi continuare a parlare male di

lui anche dopo morto, si fa che ci si ferma qui.

Chiara, ascolta...

Io non ne posso più di litigare con te, non ne posso più.

Buonanotte e cerca di avere cura di te, è chiaro?

Ciao.

Cioè, mi fa male anche soltanto sentire la sua voce.

Ti rendi conto?

Io credo che sia normale in questo momento.

Però dovete cercare di parlare, stare vicini.

Ma chi lo dice che è meglio se stiamo vicini?

Chi?

Mi aiuta a fare una cosa?

Certo.

Così.

Chiara, sei sicura?

Sì.

Sì, me l'ha detto il psicologo.

Va bene così.

Vedrai, ti piaceranno.

E tu piacerai a loro.

Non devo piacerli per forza, eh.

Ah, come sei acido.

Non ti presento mica come il mio ragazzo se questo è il problema.

Nessun problema, ma vorrei chiarire che sono solo un accompagnatore.

Ci tenevi tanto e mi sono offerto.

Tutto qui.

Alla prossima devi girare a sinistra, siamo arrivati.

Qui, in questa zona?

Aspetta.

Eh, te l'ho detto, siamo ricchi.

Grazie.

Grazie a te.

Grazie.

Buoni.

Buoni, Laura.

Sorpresa.

Che ci fai tu qui?

E questo chi è?

Lavoro alla casa famiglia.

E pensavo che fossimo stati chiari con voi.

Niente per me sia sorpresa per mia figlia.

Se... se può spiegarci il problema.

Il problema è... Il problema è che Erika qui non ci deve venire.

Dai, mamma, ma ormai sono io.

Scusi, sua figlia non può tornare a casa sua?

Lei non sa nulla, vero?

Sì.

E che c'avresti stamattina?

Non lo so, Anna, mi viene da vomitare.

Sarai mangiare e cidate.

Ti venisse male a quella linguaccia una volta tanto.

Va bene, oggi resti a letto.

Adesso dico a Tommaso di chiamare il dottore.

Noi andiamo senza i tè.

Sì.

Sai che questi disegni di animali sono davvero fantastici.

Ma li hai fatti tu?

Certo.

Sono stupefacenti.

Lo sai cosa stavo pensando?

Potremmo farne degli elementi di design, magari...

Non so, anche della bigiotteria.

Veramente?

Sì, hanno un grandissimo potenziale.

Certo, bisognerebbe lavorarci con un po' più di...

ecco, insomma, anche di...

di gusto e di professionalità, però sì.

Beh, magari posso venire qui a lavorare con te.

Scusa, vecchio bandinello?

Non me ne frega particolarmente.

Ma non devi continuare ad andare da lui fino

a che non sei, insomma, in casa famiglia?

No, ma guarda, praticamente io ho finito.

Cioè, non ci dovevo neanche andare in casa famiglia.

È tutta colpa dei miei.

Vabbè, sapessi che mi hanno fatto.

Figurati unica, ti giudico.

Anzi, con me devi sentirti assolutamente a tuo agio.

Io semplicemente vedo quello che mi hai portato e...

penso che mi piace moltissimo.

Ah, quindi nessuno sa che sei qui.

No.

È che mi rompo in mezzo a tutta quella polvere.

Poi, a Vanni non piaccio.

Ma non è che posso venire qui a lavorare per te.

Erika, non lo so adesso, dai.

Non lo so.

Sono pieno di collaboratori, me li mandano alle scuole.

Tutti ragazzi giovanissimi.

No, certo.

Certo, se me lo chiedi così, magari posso...

pensare di fare un'eccezione.

Me ne vengo a scappare, dai.

Non li disegni mai altrimenti...

si fa tardi.

Poi ne parliamo con calma.

Ok.

A presto, allora.

Ciao.

Scusi il ritardo.

Potevano stavi male.

E no, poi mi è passato, ora tutto bene, grazie.

Ma Anna lo sa?

Sì, sì, certo.

No, perché mi ha rincoglionito di telefonate.

Dice che c'ha il telefonino staccato, non so.

Chiamala, no?

Così si calma.

Ehm, non è che la potrebbe chiamare prima lei così?

Magari la calma un attimo prima che ci parli io.

Fai segretario io?

No, vabbè, un piacere, così.

Grazie.

Eh, sì, sono io.

Sì, sì, sì, è qui.

È qui, è arrivata.

Dice che sta meglio, lo so.

Ascolta, parlaci te, eh!

Parlaci te.

Pronto, Anna.

Ciao.

Eh, no, scusa se non t'ho avvertito, ma...

ma mi è passato, voi eravate già usciti, allora ho preso l'autobus.

Sì...

Sì, no, lo so, ti dovevo avvertire subito solo e poi...

sono uscita, mi è morto il telefono, un casino...

e...

Ok, sì.

Non succede più.

Prometto.

Ok?

Ok, tutto risolto.

Grazie.

Tutto risolto?

Mmm, guarda che se Anna se la beve e te la

fa passare liscia con me, non funziona così.

Non ho fatto nulla di male.

Non ha fatto nulla di male?

E quando ti hanno arrestata?

Te l'ho già detto.

Smettila di dirmi cazzate, Erika.

Stamattina sono andata a trovare un mio amico, va bene?

Un suo amico?

Maria Michele, il mio figliolo.

Che cosa c'entra Lorenzo?

Io non ci sto più qui.

Io ti denuncio per molestia, cazzo.

Denuncia per molestia.

Che ridi?

A me.

Vieni qua.

Vai, stronzo.

Vieni qua.

Qua.

Questa tavola.

E poi quelle altre.

Le scartavetri per bene.

Va bene?

Vai, lì.

E se ti sanguinano le mani, meglio.

Così finalmente mi puoi denunciare per molestie, come si deve.

Eh?

Forza!

Però te ci dici dove cazzo eri?

Ve l'ho detto.

A trovare un amico.

Tu non hai amici?

Ce n'ha troppi, dipende da che si intende per amici.

Ma vaffanculo.

Te ce lo devi di ora, va bene?

Lasciami.

C'è Vanni.

Se c'è un problema ne parli con noi.

I batteri sono questi.

Non c'è nessun problema.

Fai arrivare la polizia.

Adesso Vanni si mette a farti domande su Lorenzo.

Secondo te questi non sono problemi?

Jess mi ha proprio rotto il cazzo.

Ragazzi, andiamo in trattoria?

Io non c'ho fame.

Nemmeno io.

Ti ha disturbata?

No.

Anzi, stavo per fare pausa.

Facciamo un giro?

Volentieri.

L'unico babbo di quest'unica figliola.

Io è insicura e mi fa fare il mio babbo.

Ti giuro, pensavo di non rivederti più.

Beh, volevi sapere perché ho mollato il gruppo, no?

Se non ti va di parlarne.

Perché...

suonare mi faceva stare male.

Mi mandava...

troppo in fondo a me stesso.

Ed è così brutto in fondo a te.

Non lo so.

Magari ora è meglio.

È da un po' che ho smesso di frequentare.

Ma lei c'è?

Ma che fa?

Ci segue?

Torno dal lavoro e chi ti becco?

La mia figliola.

Con l'avanzo di galera.

Buongiorno anche a lei, signor Marcello.

Ah, guarda.

Di buono non c'ha proprio nulla, questo giorno.

Complimenti per la camicia.

Eh, grazie.

Babbo, lo sai che Elia suonava la batteria in una band che mi piace tanto?

Ah, ma senti.

Allora tutto questo potopon potopon potopon che

ti ascolti dalla mattina alla sera sarebbe musica.

Ti ha fatto bene a dirmelo.

Forza.

Torna in bottega.

Sì, sì.

E te torna a suonare il tamburello.

Scusa, ci ho svegliato?

Ecco.

No, no, tranquilla, è che...

...sta notte ho fatto un po' tardi.

Ah, capisco.

Che c'è?

Nulla.

È che anche Lorenzo dormiva così.

Con le braccia distese.

Però te lo conoscevi bene.

Mmm, non direi.

Quando avevano più di 6-7 anni Lorenzo ha fatto questo.

È bellissimo.

Diceva che questo è il vero colore della sera.

E secondo me aveva ragione, no?

Senti, dimmi subito se è una cattiva idea.

Però io avrei tanta voglia di uscire con te.

Ti fanno uscire la sera?

E a te?

La tua fidanzata non è gelosa?

Non è la mia fidanzata.

E dove mi porteresti?

È una sorpresa.

Ah.

Di questo fai?

Eh, provo a vedere se va bene.

Provi a vedere cosa?

Non ti ricordi?

Vale che tu devi finire i bordi.

Ah, grazie.

Eh.

Bravo.

Allora dagli una ripassata con la scorbia.

Eh?

E va a vedere.

Può essere che impari qualcosa.

Dobbiamo parlare.

Vieni stasera da me.

Ok, alle 9.

Poi vai tu, così.

Capito?

Buongiorno.

Ciao Anna.

Ciao.

Bravo, così si fa.

Anna, senti, questa mattina ti volevo dire... Non dire una parola.

Io e te si deve fare un discorsetto, ma non qui.

E te non c'avevi il telefonino morto?

Anche con me si deve fare un discorsetto.

Vieni, vieni.

L'ho messo in carica prima.

Ti aspetto.

Porta tutti i disegni che hai.

Ora tu mi dici la verità su Erika.

Ora ci parlo, ma insomma credo che quella di stamane

sia stata solo una sciocchezza, niente di serio.

No, no, non parlo di stamattina.

Io mi tengo questi quattro bischeri tutto il giorno qui dentro.

Eh?

Ma restano Erika sotto gli occhi.

Io voglio sapere perché.

La verità.

La verità.

Va bene, allora...

Ehm...

Ha sfasciato la macchina di un ragazzo col quale aveva una storia.

Cosa ha fatto?

Ha sfasciato la macchina di un ragazzo?

E l'hanno arrestata per questo?

No.

No.

In realtà lui l'accusa di averlo aggredito.

Ma non è così.

Io non credo.

Ma chi è questo?

Chi è?

Chi è?

Scusi, è chiuso.

Prego, c'è la crisi.

Sì, ma sì.

Prego.

Chi è questo?

E lui l'ha accusata di averlo aggredito, ma io credo che sia una bugia.

Ma chi è questo?

È un ragazzo che faceva il tirocinio alla casa famiglia.

Ah.

Un ex tossico.

Non credo che sia messo a fare l'educatore come il mio figliolo, no?

Ma adesso che c'entra Lorenzo, scusa?

Lorenzo c'entra sempre.

Sempre.

Ma vedi come sei?

Non ti si può mai dire la verità.

No, no.

L'unica cosa che mi si può dire è la verità.

Ricordatelo.

L'unica.

Vabbè, vado a aspettare i ragazzi di fuori.

Aspetta, aspetta.

Cazzo!

Guarda che cazzo!

Oddio!

Andiamo.

Andiamo.

Andiamo.

Il permesso per uscire questa sera me lo dai?

Va bene.

Grazie, Anna.

Alle 11.

Non un minuto di più, eh?

Promesso.

Vieni.

Scusa per stamani.

Le scuse stanno a zero.

Te sei a tanto così dall'andare in galera.

Ah, no.

Se è per quella storia di Andrea, io ho tirato due

calci a una macchina e ci ho schiantato un vaso.

Non ho fatto nulla di che.

Non so nemmeno io perché lo sto facendo.

Ma sto cercando di tirarti fuori da questo casino.

Te però devi rigare dritta.

Eh?

Sì.

Senti, Anna, ma me lo dai anche me un permesso questa sera?

Ma allora non hai capito niente.

I permessi te li devi scordare.

Sì.

Guarda che se metti fuori il naso da questa casa famiglia senza la mia

autorizzazione, sono io che ti ci porto in galera.

E butto anche la chiave.

Ok.

Ok.

Negozio dato alle fiamme nella notte.

Paura fra i residenti del centro a causa di un incendio doloso.

Erika Giordani, appartenente di una nota famiglia

di Firenze, ha dato fuoco al negozio della sorella.

...

...este capaciti tutti.

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