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Original subtitles

*

(ROMBO DI MOTORE)

(STRIDIO DI FRENI)

(RISATA E ROMBO DI MOTORE)

(DONNA GRIDA)

Ecco, bravo, sistematele bene che adesso te le frantumo io.

Anche il saluto gli fanno. Teste di cazzo.

Io stavo trattando, per Dio. E adesso?

Adesso ho vendicato il camerata Florio.

Vendicato... Uno che se l'è cercata,

come te hai cercato solo un pretesto per spargere sangue.

Guarda qui, siam diventati il male assoluto, siam diventati.

Me ne frego.

Il Re tratta coi socialisti per portarli al governo.

Eccolo il frutto del tuo capolavoro, genio.

I socialisti sono morti, li ho annientati io.

Tutte le organizzazioni contadine ed operaie d'Italia

hanno indetto uno sciopero contro di noi.

Te hai annientato noi.

Io ci vedo in gran forma.

(PORTA SI APRE)

Il Re si è spaventato per lo sciopero e ha deciso:

niente socialisti al governo.

GIAVAZZI: Scusatemi, Signor Rossi.

BALBO: I morti si sono scavati anche la fossa.

Il più è fatto, ora basta buttare giù questo stato moribondo ed è finita.

L'ultima spallata.

E chi se ne frega di uno o due ministeri, possiamo prenderci tutto!

(SUONI OVATTATI)

Bene, i socialisti sono annientati,

con questa storia dello sciopero si son scavati la fossa da soli, o no?

Ora diamo una spallata e buttiamo giù questo stato moribondo.

Come fai a non capirlo?

Dammi retta a me, lascia perdere la politica.

Cos'è uno o due ministeri? Noi qua ci possiamo prendere tutto.

Tutto!

Raduna quanti più camerati puoi.

Per fare?

- Camerata Balbo! - Presente!

Voglio 20.000 camicie nere. Diamo la spallata, ora.

- Le avrai. - Vai.

Cosa? Io ho sempre amato i cani.

"Fascisti, italiani,"

"l'ora della battaglia decisiva"...

.."è suonata".

Come sei vestito?

Eh, la festa di Facta.

La festa di Facta, quello è un funerale di prim'ordine.

- Quindi non si va più? - Mai passato per la testa.

Benito, però mi hai detto te di confermare.

Hai capito male.

FACTA: In 30 anni di vita parlamentare,

di momenti difficili ne ho visti tanti.

E questo è solo uno dei tanti.

- Complimenti. - A lei, bellissima.

Confido che tutto si risolverà portando i fascisti al governo.

Uno strapuntino, neh, s'intende, niente più.

Per tenerli buoni.

Eccellenza, una parola.

Ci sono notizie di raduni delle camicie nere.

- Dove? - A Napoli.

Pare che Mussolini parlerà al San Carlo.

(SOSPIRO)

("MADAMA BUTTERFLY: UN BEL DI' VEDREMO" GIACOMO PUCCINI)

(CANTA "MADAMA BUTTERFLY: UN BEL DI' VEDREMO" DI GIACOMO PUCCINI)

- Son decine di migliaia... - Shh!

..30, 40.000, non li teniamo più.

Lasciamola finire. Un po' di rispetto per il bello.

(TONFI E GRIDA)

(FRACASSO)

Continuate.

Vi prego, continuate. Continuate.

(CANTA "MADAMA BUTTERFLY: UN BEL DI' VEDREMO" DI GIACOMO PUCCINI)

(TONFI E GRIDA)

Duce! Duce! Duce!

FASCISTI: Duce! Duce! Duce!

Duce! Duce! Duce!

Duce! Duce! Duce!

Duce! Duce! Duce!

Siamo giunti a Napoli, da ogni parte d'Italia.

(FASCISTI ACCLAMANO)

E l'Italia guarda a questo nostro convegno

perché non c'è nel dopoguerra europeo e mondiale,

un fenomeno più importante, più originale

e più potente del fascismo italiano.

E' vero!

Duce! Duce!

Solo noi fascisti possiamo riportare ordine

in uno Stato che ancora una volta ha dimostrato la sua impotenza.

Che Italia volete?

Quella degli scioperi dei bolscevichi?

(insieme) No!

O... quella che lavora, che prospera?

FASCISTI: Sì!

Sicura.

Allora, la strada è una e una sola.

Il fascismo deve prendere il potere.

Duce! Duce! Duce!

- Ma la domanda... - Duce! Duce! Duce!

Ma la domanda è: come?

Legalità o illegalità?

Conquiste elettorali o insurrezioni?

(insieme) Insurrezione! Insurrezione!

Ma la risposta non dobbiamo darla noi.

Noi siamo pronti a tutto!

Sì!

Perché se l'urto dovesse decidersi sul campo della forza...

..che la vittoria tocchi a noi! Noi ne siamo degni!

Eia! Eia! Alalà! Eia! Eia! Alalà!

Eia! Eia! Alalà! Eia! Eia! Alalà!

Camicie nere!

O ci daranno il governo o ce lo prenderemo calando su Roma!

Roma! Roma! Roma!

FASCISTI: Roma! Roma! Roma!

Roma! Roma! Roma!

MUSSOLINI: "Il dado è tratto, adesso non si può più tornare indietro."

("TORNA A SURRIENTO" BENIAMINO GIGLI)

O Roma, o morte. (NITRITO)

CONDUCENTE: Strunz'!

Testa di cazzo!

CONDUCENTE: Omme 'e merda!

(sottovoce) Signori, vi cedo l'onore di guidare la rivoluzione.

Alla mezzanotte, del 26 di questo glorioso mese d'ottobre del 1922,

sarete voi a comandare le nostre forze,

fino alla conquista della nazione.

(TONFO E RISATE)

("TORNA A SURRIENTO" IN LONTANANZA)

Il piano è semplice.

Concentreremo le nostre forze attorno alla Capitale.

MUSSOLINI: Santa Marinella, Mentana e Tivoli.

Mentre il vostro quartier generale, il comando dell'insurrezione...

..cioè voi...

..sarà qui

A Perugia.

La rivoluzione avrà cinque tempi.

Mobilitazione e occupazione degli edifici pubblici,

concentrazione delle nostre forze attorno a Roma,

ultimatum a Facta per la cessione dei poteri,

entrata in Roma e presa di possesso ad ogni costo dei ministeri.

Obiezioni?

- Bene. - E il quinto?

Quale quinto?

Tu hai detto che la rivoluzione avrà cinque tempi.

In caso di sconfitta, rapido ripiegamento verso l'Italia centrale.

Ecco il quinto.

MUSSOLINI: (sottovoce) Testa di cazzo.

Duce, nessuno più di me disprezza l'Italietta putrida.

Senile, pidocchiosa.

Patria di castrati pacifisti, ma... ho dei dubbi.

Hai dei dubbi, De Vecchi? E' proprio dei castrati nutrire dei dubbi.

Ma le milizie non sono pronte. Non abbiamo armi, divise, inquadramento.

E sveglia, De Vecchi. Sono tre anni che noi combattiamo.

Sì, un conto è andare contro quattro contadini straccioni,

un conto è andare contro un esercito! - Shh! - Shh!

Contro uno Stato.

De Vecchi, uno Stato degno di questo nome,

ora entrerebbe da questa cazzo di porta

e ci arresterebbe a tutti quanti.

E' uno scandalo che non avvenga. Questo non è più uno Stato.

Di cosa hai paura?

Non è paura, è che...

Ma perché il comando a Perugia? Non è collegato a niente.

Imprevedibilità, De Vecchi. Non ci vedranno neanche arrivare da lì.

Perché non c'arriveremo mai.

De Vecchi, il disfattismo è il peggior difetto di un militare.

Non è disfattismo, è esperienza.

Sì, proprio perché conosco il mio mestiere io vi dico,

ci serve più tempo.

BALBO: Italietta putrida, senile, pidocchiosa,

patria di castrati pacifisti e cacasotto!

Non ti permettere, sai. Non ti azzardare!

Sennò? Sennò?

Calma! Signori.

Su, calma.

Signori.

Calma. Calma, signori.

L'atto rivoluzionario della marcia su Roma,

o si compie ora o non si farà più.

Non c'è un governo, le istituzioni sono in pezzi.

Il Re cambia idea ogni due minuti,

non bisogna lasciargli il tempo di riprendersi.

L'attimo fuggente che i socialisti non sono stati in grado di cogliere,

è ora nelle mani del fascismo.

E noi non ce lo lasceremo sfuggire.

- (sottovoce) A noi. - (insieme) A noi.

E' un suicidio.

Come se non lo sapessi, certo che è un suicidio.

L'esercito ci farà a pezzi, ci farà.

Viva il Duce!

E' un piano ridicolo, lo so da me.

Con il comando tagliato fuori,

le guarnigioni concentrate a ore e ore di cammino da Roma.

Grande, Mussolini!

A chi la vittoria?

(insieme) A noi!

A chi la vittoria?

A noi!

Ed io sono contrario al suicidio.

Loro non lo sanno, è tutta una finta.

Marciare, insorgere, ma cosa siamo, matti?

A Roma!

(insieme) A Roma!

MUSSOLINI: "Fare finta. Fare finta di esser pronti a marciare,

fare finta di insorgere."

E' tutta una finzione.

Che per essere credibile, ha bisogno di una certa dose di realtà.

E allora, movimento.

Tanto movimento.

Camicie nere qua, là, spargere la voce.

Si radunano, marciano, insorgono.

Oddio, dategli di più, dategli tutto quello che vogliono!

Generale, c'è da preoccuparsi secondo lei?

- Dipende. - Da cosa?

Da cosa ci chiederete di fare.

Se ci chiederete di restare nelle caserme,

altroché se c'è da preoccuparsi, eccellenza.

Sono tanti, sono esaltati. Pensano di poter fare quello che vogliono.

Se invece ci chiederete di difendere il Regno...

Gli italiani sono 40 milioni, signore.

E loro, a confronto, solo una piccola, sgangherata, marmaglia.

E' l'impunità che li fa sembrare forti.

Se ci lascerete fare il nostro dovere,

no, non c'è niente da preoccuparsi.

Io credo che al primo fuoco tutto il fascismo crollerà.

Ha ragione De Vecchi, perché ha ragione quel generale.

Siamo una marmaglia, e al primo fuoco... puff!

Crolleremmo come un castello di carte. Non si deve sparare.

MUSSOLINI: Fai quattro.

(IN ROMAGNOLO)

MUSSOLINI: Ah, e prendi anche l'abito di gala.

L'abito di gala?

Rachele, può succedere di tutto. Devo esser pronto ad ogni evenienza.

Dalla più infausta, alla più gloriosa.

Rachele.

- Perché? - Shh.

(TICCHETTIO)

Qui, 90 compagnie di fanteria, cinque di artiglieria.

Qui 60 di fanteria, quattro di genio militare.

Qui, qui e qui, possiamo radunare, in due ore, 240 unità di fanteria,

60 di artiglieria.

Dove non è già disposto l'esercito, abbiamo 113 compagnie presidiarie

e territoriali.

Mi metta in comunicazione con Mussolini.

VALLETTO: Subito, eccellenza.

Facciamo in modo che tutto questo non sia necessario.

Non c'è niente che qualche poltrona non possa accomodare.

RAGAZZO: Signor Mussolini!

Signor Mussolini!

- Cosa c'è? - Al telefono!

Scenda!

Corri.

MUSSOLINI: Presidente Facta.

E' per me è un onore prendere parte a un governo presieduto da lei,

ma vede, l'entusiasmo, l'energia,

la spinta al cambiamento del fascismo,

un solo ministero non li può contenere.

Mi stia bene.

Me lo richiami.

- E te hai detto di no? - Posso avere di meglio.

(IN ROMAGNOLO)

Rachele, nella mia vita contano solo tre cose.

MUSSOLINI: Te, i nostri figli e la patria.

E' per voi, solo per voi, che faccio quello che faccio.

(TELEFONO SQUILLA)

Mai piangere.

A provvedere al vostro avvenire!

(TELEFONO SQUILLA)

- A noi! - A noi!

(TELEFONO SQUILLA)

Non si deve sparare, neanche un colpo.

(TELEFONO SQUILLA)

Direttore, il Presidente Facta al telefono.

Mi rincorre. Passamelo di là. Ah, Bianca.

- Sì? MUSSOLINI: Oggi a casa. Giorno libero.

BIANCA: Va bene, direttore.

Pronto?

Facta, parliamoci chiaro.

La sua offerta deve compiere un salto di qualità,

diciamo... cinque ministeri.

Interni, Esteri, Difesa, Marina, Lavoro.

Per meno di questo, non potrò tenere a freno le camicie nere.

Le do tempo fino alla mezzanotte per darmi una risposta.

Ora scusi, ma devo scappare.

Stiamo iniziando a trattare.

- Cesarino. - Benito.

Eri dietro la porta?

Sapevo che mi avresti chiamato.

Cesarino.

Nessuno deve muoversi prima della mezzanotte.

Che sia chiaro a tutti. Guai a sbagliare ora.

Ora, tu prendi le mie chiamate, dici che non sai dove sono.

Bene. Io mi allontano per un momento. Mi raccomando.

- Ma dove vai? Con quella valigia? - Devo fare una cosa.

Una cosa.

(SVEGLIA)

(SVEGLIA SI FERMA)

Cesarino, ho un piano.

Mh-mh.

Te lo rivelerò al momento opportuno.

Bene.

Son previsto io?

Certo.

- Scusa il ritardo. - A che punto siamo?

Ho chiesto cinque ministeri belli pesanti.

Addirittura?

Senza di me il governo non lo fanno.

E poi la paura dell'insurrezione li sta mangiando vivi.

Perché porsi dei limiti?

L'uomo nuovo, futurista, non ha limiti.

Corre, vola, calpesta tutto quello che si frappone fra lui e il domani.

Che c'è?

Se andiamo allo scontro, ci massacrano e poi ci arrestano.

Il futurista non pensa all'arresto. Mai.

(APPLAUSI)

L'importante è che i cani non facciano cazzate.

("LA TRAVIATA: PRELUDIO" GIUSEPPE VERDI)

Che c'è, Benito?

C'è che ogni volta che è vitale che i cani non facciano cazzate,

loro puntualmente le fanno.

(TUONI)

("LA TRAVIATA: PRELUDIO" GIUSEPPE VERDI)

Capo, si può sapere che aspettiamo?

Ordini.

ARDITO: Capo, ai ragazzi non piace aspettare.

E neanche a me, ma bisogna aspettare.

(RESPIRO PROFONDO)

C'è odore di trincea. Di Piave.

Ci ricorda un'altra volta come facevate in guerra?

Così, cazzo!

Così, cazzo!

No, veramente, io... non capisco. Che cosa ci facciamo qua?

Occupiamo la prefettura e governiamo l'insurrezione.

Sì, ma perché qua? In mezzo al niente.

Lontano da tutto, strade, ferrovie.

De Vecchi,

nessuno più di me vorrebbe stare nel cuore dell'azione.

Ma noi siamo il cervello, e il cervello deve restare al sicuro.

Mh.

DE BONO: Cesare, venite a vedere.

- Cosa? Vieni. Vieni.

Guarda.

- Santo Dio. - Hai visto? - Il regio esercito.

DE VECCHI: "Al sicuro", eh?

BALBO: Nemici della patria.

- Camicie nere! - Cosa vuoi fare? Sei impazzito?

Sveglia! Sveglia! Forza! Forza, ubriaconi, in piedi! Tutti qua!

Scendete! Chiamate tutti quanti!

No, no, no, no. Non è il momento. Il Duce sta trattando.

Camicie nere, a me!

Ci vediamo all'inferno, De Vecchi.

("LA TRAVIATA: NOI SIAMO ZINGARELLE" GIUSEPPE VERDI)

Sei agitato?

No, per niente.

(PORTA SI APRE) Oh!

- Che notizie hai? - Shh!

Ma vattene.

Facta ti continua a cercare.

Quanti ministeri? Bene. Molto bene.

- Ma questo era prima. - Prima di cosa?

Alcune guarnigioni di camicie nere si sono mosse prima del tempo.

("LA TRAVIATA: NOI SIAMO ZINGARELLE" GIUSEPPE VERDI)

ROSSI: L'insurrezione precoce ha messo in allarme le forze del Regno.

Facta ha mobilitato l'esercito,

e avrebbe chiesto un colloquio urgente al Re.

- Ha mobilitato l'esercito? Già.

- Dobbiamo andare. MARGHERITA: Che succede?

Questo è il momento di andare, come t'ho detto io.

Prendi le cose.

MUSSOLINI: Andiamo! SPETTATRICE: Shh!

Vaffanculo. Andiamo.

Era quello il piano?

Il piano era far salire la tensione, far accettare le nostre richieste,

ma non andare allo scontro. - Ah, e dove?

Svizzera.

Te volevi fuggire in Svizzera.

Soltanto se le cose si fossero messe veramente male, Cesarino.

La Svizzera è così crepuscolare, per niente futurista.

Ma che cosa dici?

Ma cosa dici, che Lenin la rivoluzione bolscevica

l'ha progettata da lì, in esilio.

E hai dato il comando a quei tre, perché la colpa ricadesse su di loro.

- Se cado io, il fascismo muore. - Non se si cade con onore.

Non si doveva cadere, non si doveva cadere.

Era un bluff, lo volete capire? Un bluff! Una messa in scena.

Benito, te stavi partendo senza di me!

Ma poi sarei tornato a prenderti.

Hanno mobilitato l'esercito, e allora?

E allora ci sparano addosso, ci fanno a pezzi.

E quindi te scappi senza di me,

piuttosto che capire se lo faranno veramente?

Ma una volta scoperto, è tardi.

Dovevano arrendersi loro, senza sparare un colpo.

E invece ci si arrende noi.

La storia ci riderà dietro.

Ma piuttosto la morte.

- Ma guardate la realtà! - E la vedo la realtà!

- Shh! - Ma vada a fè dè in te cul!

Crepuscolare, malinconica proprio.

(ARIA TERMINA, APPLAUSI DAL TEATRO)

("LA TRAVIATA: DI MADRIDE NOI SIAM MATTADORI" GIUSEPPE VERDI)

Cosa pensavi di fare, tu?

- Diventare ministro. - Anche io.

E invece, ci fucileranno per alto tradimento.

E quel pazzo là...

(BALBO RIDE)

Come facciamo a sparare a gente con il cazzo di fuori,

che ci piscia addosso?

Vieni sotto, almeno.

L'ombrello è un cimelio borghese, l'arma dei soldati del Papa.

Un popolo che usa l'ombrello, non può fare la rivoluzione.

Saluto al Duce!

(TUONO E TICCHETTIO)

MUSSOLINI: Se non troviamo un accordo prima della mezzanotte,

andiamo in Svizzera. E fatti passare Facta, cazzo.

ROSSI: Allora, lo stanno cercando.

Tre ministeri, cinque sottosegretari.

Secondo me puoi chiedere di più.

Io m'accontento anche di due ministeri e quattro sottosegretari.

Diciamo che m'accontento di non esser preso a cannonate.

- Quanto ci vuole? - Sento delle voci. "Arrivo, arrivo".

Sì, son sempre qua.

Sì...

Sì, ho capito.

- Cos'hai capito? - Shh.

(TUONO)

Va bene, grazie.

Il Presidente Facta non c'è.

E' dal Re.

Ci segnalano insurrezioni in diverse parti del Regno.

Precauzionalmente, abbiamo mobilitato l'esercito

e attendono i vostri ordini, Sua Maestà.

Mi ha fatto credere che sarebbe entrato al governo,

e invece voleva prenderselo il governo.

Ho fallito, Sire. Mi dimetto.

RE: I fascisti insorgono, non c'è un governo e non si riesce a farlo.

Lei era la mia ultima possibilità.

(SOSPIRO)

RE: Fare il Re di questo Paese è il lavoro più ingrato del mondo.

E se mi dimettessi anche io?

Maestà, un Re non si può dimettere.

- Posso abdicare. - E lasciare nei guai vostro figlio?

Guardi quanto è alto.

A volte mi chiedo da chi abbia preso.

- Vostra Altezza... - Che fa, Facta, sfotte?

- Al contrario, Sire. Io credo che voi siate l'ultimo pilastro - Ancora?

Maestà, come mio ultimo atto,

suggerisco di proclamare lo stato d'assedio.

Di reprimere la barbarie fascista.

Il regio esercito non avrà difficoltà a spazzar via quella marmaglia,

violenta e infingarda. Riportato l'ordine, si penserà al governo.

Dovrei dare l'ordine di sparare sui miei sudditi?

Non si è già sparato abbastanza?

Ma il regio esercito è sicuro che basterà un segnale di reazione,

e i fascisti si sfalderanno, se li stronchiamo subito.

(sospirando) E stato d'assedio sia.

Prepari il decreto, ed io lo firmerò.

(MUSICA CUPA)

Prendere posizione!

L'esercito.

Rapidi!

- Ci spareranno? MUSSOLINI: Ora te lo chiedi?

- E forse allora è il caso... - Shh!

Fermati.

Accendete le fotoelettriche. Luce!

UFFICIALE: Luce!

MARGHERITA: Benito, che facciamo? - Silenzio, silenzio.

(SVEGLIA)

- Benito? - Benito!

Scappa.

E' capace di farsi uccidere.

Maggiore?

Maggiore?

- Voi sapete chi sono io? - Certo, signore.

- "Onorevole". - Onorevole, certo.

Posso sapere il vostro nome?

Tufano Nicola, "onorevole".

Tufano, la vostra presenza qui,

mi fa capire che voi siate del tutto ignaro delle ultime novità.

Le milizie fasciste sono insorte e l'Italia tutta, fino a Roma,

è caduta in mano nostra.

Informatevi. L'esercito è consegnato nelle caserme.

Informatevi, Tufano, informatevi.

E sappiate, che mi ricorderò di voi, Tufano.

Tufano.

E voi, idioti, passatemi il comando, che aspettate?

Il decreto dello stato d'assedio, Maestà.

Sire, ci sono colonne di camicie nere in marcia verso Roma.

A meno che lei non firmi, non possiamo aprire il fuoco.

GENERALE: Non è più possibile indugiare.

Lasciatemi solo.

(PORTA SI CHIUDE)

(TONFO)

(TONFO)

(TONFO)

(TONFI)

(FASCISTI CANTANO "ME NE FREGO")

(IN FRANCESE)

(IN FRANCESE)

Un'altra copia!

Sì, signore. Chiaro, signore.

Passo e chiudo.

Al riparo. Al riparo.

Che... che succede?

Il maggiore ha ricevuto una comunicazione.

Ha guardato in alto, qua.

Porca puttana.

(VOCI INDISTINTE)

Si avvicina all'artigliere.

Porca puttana, porca puttana.

Non potevo immaginare di morire questa sera,

ma se l'avessi saputo, avrei scelto proprio questo vestito.

MARGHERITA: Anche tu.

Stai bene in abito di gala.

(TELEFONO SQUILLA)

- Rispondi. - Perché io?

Rispondi, cazzo. Mi vedono.

Sei tu il più vicino.

Striscia, cazzo.

- Ma... - Rispondi!

Striscia.

ROSSI: Pronto?

Non ho capito.

Il Re non ha firmato?

Cosa?

Cosa?

- Cosa? - Il Re non ha firmato.

Benito...

(ROSSI RIDE)

Abbiamo vinto?

Abbiamo vinto.

Ho vinto. Ho vinto.

Perché il Re non ha firmato?

Non ha voluto spargere sangue?

Non si è fidato del suo stesso esercito?

Ha percepito che non c'erano alternative?

O ha semplicemente pensato: "Ma chi me lo fa fare?"

Ha pensato che il male potesse essere la cura?

O ha sentito che un'epoca stava finendo ed era inutile opporsi?

Probabilmente, non lo sapremo mai.

Ma ecco quello che sappiamo.

Sappiamo che le cose sono andate esattamente come dicevo io.

Ci avreste scommesso?

No.

Pare che quelli come me, non li capite.

Ci vedete come pagliacci, bugiardi, buffoni, scandalosi.

Può darsi, può darsi. Ma è irrilevante. Noi siamo il nuovo.

Ogni epoca ne ha uno,

uno che da solo pensa che i suoi sogni possano realizzarsi.

39 anni, zingaro dalla politica.

Da 16 mesi in parlamento, figlio di un fabbro.

Ed ora, il Re mi attende a Roma, per nominarmi Primo Ministro.

Il più giovane Primo Ministro al mondo.

(IN ROMAGNOLO)

SPETTATORE: Evviva Mussolini!

(APPLAUSI)

(SPETTATORI ACCLAMANO)

Saluta.

Mi basterebbe essere la donna più importante per te.

Lo sei. Lo sei.

Prego, maestro.

Grazie.

Duce! Duce! Duce!

Partiremo mai?

Porta pazienza. Ti amano.

Duce! Duce! Duce!

D'ora innanzi, ogni cosa dovrà camminare alla perfezione.

Non voglio più un treno in ritardo.

Signore, fai in modo che non cambiamo.

Fai in modo che non cediamo all'orgoglio e alla vanità.

RACHELE: All'orgoglio e alla vanità.

(MUSICA ELETTRONICA)

Congratulazioni.

Ora che ha ottenuto quel che voleva...

..faccia la cortesia, rimandi a casa la sua gente.

Maestà, hanno camminato giorni per raggiungere Roma.

Facciamoli contenti, lasciamoli marciare.

(SOSPIRO)

FASCISTI: Roma! Roma! Roma!

Roma! Roma! Roma!

Roma! Roma! Roma!

Duce! Duce! Duce!

Duce! Duce! Duce!

Signori.

Quello che compio oggi, in quest'aula,

è un atto di formale deferenza verso di voi,

e per il quale non chiedo nessun attestato di specifica riconoscenza.

Ora,

il popolo italiano, nella sua parte migliore,

ha scavalcato un ministero e si è dato un governo al di sopra,

al di fuori e contro ogni designazione del parlamento.

Lascio...

..ai melanconici zelatori del super costituzionalismo

il compito di dissertare, più o meno lamentosamente, su ciò.

Io affermo...

..che la rivoluzione ha i suoi diritti.

Ed io sono qui per difendere

e potenziare al massimo la rivoluzione delle camicie nere!

Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere.

Mi sono imposto dei limiti.

Con 300.000 giovani, armati di tutto punto, decisi a tutto,

e quasi misticamente pronti ad un mio ordine...

..potevo castigare tutti quelli che hanno diffamato

e tentato di infangare il fascismo.

Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli.

Viva il parlamento! Viva!

Viva!

Potevo... Potevo sprangarlo il parlamento!

E creare un governo esclusivamente di fascisti.

Potevo, ma non ho voluto.

(BRUSIO)

Dobbiamo protestare, per rendere dignitosa la Camera.

Questa Camera ha il governo che si merita.

Signori.

Io non voglio governare contro la Camera.

Finché mi sarà possibile.

Ma la Camera deve sentire la sua situazione particolare

che ne rende possibile lo scioglimento fra due giorni,

come fra due anni!

Duce! Duce! Duce!

La democrazia sopravvive,

per mia gentile concessione. Per ora.

Vedete di fare i bravi.

FASCISTI: Duce! Duce! Duce!

Sottotitoli a cura di SKY ITALIA

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