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Forza, ragazzi. Abbiamo tre alta velocità bloccati.
E lì che è esplosa la linea aerea.
Ci colleghiamo a tre tonnellate e mezzo.
Cominciamo. Cominciamo.
ATTENZIONE ALLA LINEA AEREA PERICOLO DI MORTE
Lì smontiamo tutto e torniamo a cambiarli.
Ciao ragazzi.
Buona dormita.
A domani.
Ciao.
A domani, Pierre.
Ormai sono circa 10 anni
che dall'agenda politica manca completamente
qualsiasi interessamento alle giovani generazioni.
Dicono che prima o poi se ne occuperanno...
Ma la domanda è: quando?
Be' diamogli tempo.
No. Siamo evidentemente lontani da qualsiasi azione concreta.
È ovvio che questa sensazione di abbandono,
questa impressione di essere abbandonati,
crea in quella che definisco "generazione dimenticata"
un senso di disagio verso gli adulti...
Fusi!
Devi svegliarti, Fus.
Dai, dormiglione, alzati.
Ti aspetto giù. Ho preparato il caffè, eh?
E fai arieggiare, c'è puzza.
Non ti riaddormentare.
Tieni.
Fa freddo, mettila.
Non sono mica di cristallo.
- Abbasso? - Sì, grazie.
Non ho dormito, sono a pezzi.
I guai sempre di notte.
E soprattutto, preferibilmente nei weekend. Non si scappa.
Ovviamente.
- Te ne freghi tu. - No, dai!
Vai, Fus!
Vai, vai!
Dai vai!
- Vai! - Portiere!
Merda!
- Bravo. - Contento?
Tutto bene?
Ciao.
- Davvero, una gran partita. - Sì ?
Sì.
- Sì, bÈ, un po'... - Eh... era fallo.
- Sì... un po'. - Ti aspetto fuori.
Eccoli...
Bella...
Fusi!
Tra cinque minuti andiamo.
No, io vado a bere qualcosa con loro e poi torno a casa.
Va bene.
L'azione in sé è stata un po' dura. Violenta.
Però...
È stato un bel goal, devo dire.
Tieni.
Quindi ha segnato dopo un fallo?
Eh sì.
Loulou!
"Senza cartellino, non c'è fallo", dice lui.
Eccomi!
Qualcuno ha detto "goal"?
Finalmente.
- Eravamo preoccupati. - Davvero?
- Tu eri preoccupato? - Come no!
No, io ero preoccupato.
Scusa.
Sono morto.
- Tieni. - Grazie.
Con chi sei tornato?
Amici, non li conosci.
Amici?
- Quelli dello stadio? - Sì.
Chi sono?
Dei ragazzi della scuola.
Simpatici.
Sono all'istituto tecnico con te?
Sì.
Che fate oggi?
Io devo studiare.
Cascasse il mondo, io dormo.
Ragazzi, che sonno...
C'è mancato poco.
- Così. - Ho visto.
Va bene, ora segno.
- Dove la tiri? - Vediamo...
Allora: calcio, alto a sinistra.
Cinque punti.
Faccio snowboard ora!
- Buongiorno. - Dormito bene?
Buongiorno!
Bella bestia, eh?
- Bello! - Fantastico...
- Sei felice ora? - Sì!
Un bel giocattolo.
Monta! Sali a vederlo!
- Tutto bene? - Sì.
Non si direbbe.
Ieri sera, mentre attaccavo i manifesti della manifestazione,
è arrivato un gruppo di fascisti.
Li hanno strappati e ci hanno messo la loro merda.
L'aria si è un po' scaldata.
Nessuno dei nostri aveva voglia di litigare...
Bernard, io sono fuori ormai.
Sono dalla vostra,
di certo non ho cambiato le mie idee.
Mi conosci.
Però diciamo che...
andare ad attaccare manifesti... No, è il passato.
L'ha fatto mio padre, l'ho fatto io a vent'anni,
ma ora che sono da solo devo pensare ai ragazzi.
A proposito...
Credo che tuo figlio fosse con i ragazzi che ci hanno insultato.
Non ne sono proprio sicuro ma...
Uno di loro assomigliava a tuo figlio.
Non ha un giubbotto con un drago sulla schiena?
No.
Pierre, a volte queste cose sfuggono di mano.
Sono delinquenti quelli, lo sai, manipolano i ragazzi.
Fus era a casa ieri sera,
siamo andati tutti a letto presto,
eravamo stanchi.
Mangio un boccone poi esco.
Che ha fatto il Bordeaux ieri?
Niente.
Zero a zero.
Sarà dura rimontare.
Dov'è il mio giubbotto?
Cazzo.
L'hai visto, papà?
No.
L'ha preso Loulou?
L'ho buttato io, nella spazzatura.
Che?
Ho buttato io il tuo giubbotto.
Bernard ti ha visto attaccare i manifesti
coi tuoi nuovi amici.
Ha riconosciuto il tuo giubbotto.
Strano, eh?
- Non stai bene tu. - No, è vero.
Non mi va che vai vicino alla ferrovia con quelli.
E che mi menti.
- Dammelo. - Lascialo.
Lascialo ho detto.
Lascia!
Ehi!
Non erano i manifesti di un concerto rock.
Non sono un idiota, eh?
Volevo vedere, e basta.
Li ho solo accompagnati.
Non è politica.
Lo sai?
Se dicono che non è politica, allora c'è da preoccuparsi.
- Ti avviso Fus, se li rivedi... - Cosa?
Che cosa fai?
Questo hai imparato da noi? Eh?
Questo t'ho insegnato?
Dove siamo arrivati.
Mi sento tradito.
Non litigheremo per un giubbotto del cavolo.
Ho una fame.
Che cos'hai?
Bravo! Sei passato ai vestiti da adulto.
Un giorno me ne andrò
e vi lascerò qua come due scemi.
Passa la palla!
Merda!
- Mettila giù. - Sistemiamo.
- Come va? - Bene.
E tu?
- Ti abbiamo svegliato? - No, ero già sveglio.
- Caffè? - Ah sì, grazie.
- Che c'è? - Niente.
Farete tardi, forza.
Sì.
- Tieni. - Ho il turno di notte.
Per la cena, c'è il congelatore pieno.
- Va bene? Capito? - Sì.
Ho preso tutto?
Vuoi farti una sega?
- Fus, smettila di parlare così. - Ci mette tre ore!
Va bene, ciao papà.
Ciao, pà.
- Mi fido di voi, ok? - Sì.
- Vai a lezione. - Eh?
- Vai a lezione tu. - Sì.
Sì, sì...
- Buona giornata! - Ciao, pà.
LA FRANCIA Al FRANCESI
Torna da dove sei venuto!
Questa è casa nostra!
Torna al tuo Paese!
Basta!
Papà?
Sì?
Tutto bene?
L'hai visto?
Può esserci Fus, lì. Eh?
Sono i suoi amici, Fus non è così.
Be', sembra che gli piaccia.
Lo sapevi?
Che ha amici ultrà?
No! Non sono ultrà.
Sono un branco di...
Che ha in testa? E salta anche le lezioni.
Mi hanno chiamato dalla scuola.
Chi sta frequentando e perché?
Che cavolo combina?
Gli passerà, non ti preoccupare.
"Gli passerà."
"Non ti preoccupare", certo che mi preoccupo!
Non è il caso di minimizzare.
SETTE FERITI IN UNA RISSA DI STRADA
Clicca, c’è un link.
- Dove? - Lì.
Che c'è scritto?
"Che tornino in Africa."
Ti rendi conto di cosa dice?
- Non l'ha scritto lui. - Ma sì! E la sua pagina no?
Ah, no.
Hai visto i nomi?
"Dodolf."
Ma sì, scherzano.
"Lavare con colori simili."
Be'...
Bella giornata?
Sì, e la tua?
La mia no.
Ho passato il pomeriggio su internet.
Ho letto quello che scrivi.
Ho visto la pagina dei tuoi amici, di quel Hugo.
Che sembra uno a posto, ma dice un sacco di schifezze.
Che cos'hai in testa, Fus?
Mi spii?
Mi controlli e mi spii? Di male in peggio!
Resta qui quando ti parlo!
- Ti sto parlando! - Perché non ti fidi?! Non è come credi!
Io non credo, io vedo.
Tu non credi in niente, ecco il problema.
- Segui le regole, come tutti. - Ma almeno non frequento razzisti!
- Non sono più razzisti di te o me! - Certo che no!
Odiano solo gli immigrati! A parte questo non sono razzisti!
Chi è già qua, può anche restare, basta che stia tranquillo.
Chiaro? E i miei amici sono come noi!
Sono veri, sono a posto, sono puliti.
- Sono puliti? - Sì.
Per me sono sporchi. E parlano sporco...
Ce l'hanno con tutti.
I tuoi amici sono volgari!
Sono contro chi non è d'accordo con loro.
O quelli dell'altra squadra.
Sono luridi i tuoi amici!
Io parlo come voglio,
- e frequento chi voglio. - No!
- Non sono in carcere! - Non finché vivi qua! È chiaro?!
Rinchiudimi, no? Così non vedrò nessuno.
È una buona idea! Almeno non frequenti i fascisti.
Basta, mi levo dai piedi, resta col figlio perfetto.
Fus! Fus! Fus!!!
No, papà!
Sfidanti, pronti? Via!
- Che ci fai qua? - E tu, che ci fai?
- Mi metti in imbarazzo. - Vieni a casa.
Ho detto lasciami!
Forza! Dai!
Stringilo!
Dai, ce l'hai fatta! È tuo, è tuooo!
Siii!
Spaccagli la schiena!
Pronto?
No, squilla a vuoto, non risponde.
Sai una cosa?
Chiamalo tu e digli di tornare subito, va bene?
Ti lascio, sto lavorando. A dopo, ciao.
Eccomi!
Ragazzi andiamo laggiù!
Gli hai parlato?
Sì, ma è testardo.
Bene, andiamo.
È la sua vita...
Lasciamogliela vivere.
Peggio per lui.
Non può essere a sinistra.
- Sì. - No, è una rotonda.
Non posso andare di là.
Devo andare a destra.
- Continua a dirlo? - Sì.
Dai più ascolto a quel coso che a me. Ti pare?
Non mi sembravi tanto a tuo agio a guidare per Parigi.
Grazie.
Aspetta.
Lascia che ti sistemi.
- No, vanno bene così. - Sì, sì. Va bene.
Bene, guarda quanta gente.
Avevi ragione a voler venire in anticipo.
Cari studenti, studentesse, e genitori,
in veste di Preside della Facoltà di Lettere,
sono onorata e fiera
di darvi il benvenuto alle giornate di orientamento della Sorbona.
Il percorso che avete scelto è fatto di qualità,
di sacrificio, di cultura umanistica
e di sogni che si realizzano.
E un percorso impegnativo.
Percorrendolo, seguite le orme
di uomini e donne illustri.
Roba seria!
È un momento emozionante per voi e anche per me...
Ne sarebbe orgogliosa.
...Nel vedervi così numerosi,
così carichi di speranza ed entusiasmo.
Vi auguro di superare gli esami
e di unirvi a noi il prossimo anno.
Fus impazzirà quand glielo racconterò.
Sì.
Guarda chi c'è.
Sei tornato.
- Sei parigino? - Cosa? Perché?
No, la testa non ti è cresciuta.
- Non tanto. - Idiota.
Però accidenti...
Oh...
- Hai superato te stesso! - Ho i miei segreti.
Lo chef Fusti!
Wow...
Già.
Forza, racconta.
Non è come le altre università.
È dura entrarci ma Jérémy ha detto che mi aiuterà.
Avrà del lavoro da fare anche lui.
Mangiamo, ho fame.
Sì.
Non capita tutti i giorni che Fus cucini!
Sai quanto è grande? Dieci volte il nostro liceo.
Ti rendi conto?
È stata costruita nel Medioevo.
È rimasta chiusa solo durante la Rivoluzione francese!
Calma però, non sei l'unico a volerci entrare.
Come dicono, "molti sono i chiamati, ma pochi sono eletti."
Non ti esaltare troppo.
Non ancora.
È buonissimo.
- Sì? - È vero.
Grazie.
La Rivoluzione francese...
Sentilo.
No, bene, allora ti trasferisci.
Tu vai a Parigi, io sto a casa.
Smettila.
È così.
Cosa ci faccio con il mio diploma da metalmeccanico?
Bene che vada, trovo un lavoro in miniera,
come tuo nonno.
Un giorno apre, quello dopo chiude.
Siamo solo carne da macello.
Ti faccio vedere alcune cose e poi tolgo il disturbo.
No, resta. Ci fa piacere.
Ho preparato i waffle.
Hai iniziato "I grandi problemi del mondo contemporaneo"?
Quelle lezioni ti aiuteranno per la Sorbona.
Questo è interessante. Mostra come la sinistra
sia stata tagliata fuori dal suo elettorato.
Cosa farai dopo lo stage? Cercherai un lavoro?
No, mi manca ancora un anno.
Anche se di quell'anno trascorrerò sei mesi all'estero.
Farò domanda per gli Stati Uniti.
Ma dai!
Dopo lo stage, fai uno stage?
Be', devo finire la tesi.
È come una relazione dettagliata...
Lo so cos'è, grazie.
Sì, la faccio sulle nuove forme di attivismo.
Ora ci sono tante associazioni, oltre ai sindacati.
E ci sono anche gruppi sempre più violenti.
Già...
Saranno stufi del sistema.
Cosa ne pensi?
Per me, tutte queste relazioni...
Questi sondaggi sono stronzate fatte per i parigini.
- Basta, Fus. - Dico sul serio!
Smettila, va bene?
Andate a sedervi di là.
Qui è pieno di briciole.
Grazie.
Abbiamo provato la sinistra,
poi la destra...
serve un'altra soluzione.
Tu cosa proponi?
Perché conosciamo il loro programma.
Hai idea di cosa faranno se vanno al potere?
Se ci andranno?
- Cambiano la Costituzione. - Possono farlo!
Nessuno li può fermare.
Poi vivrai in una società con meno libertà,
nessuna tutela per il diverso e oppressione ovunque.
È quello che vuoi?
Uno stato totalitario. Poi non si torna indietro.
Libertà per chi?
Uguaglianza per chi?
E fratellanza...
Fus, smettila, va bene?
- Ma dai. - Smettila o vattene.
Capito?
Allora me ne vado.
Non c'è problema.
Si crede il re perché ha studiato.
Smettila, ho detto!
Ma dai.
Come potete vedere, questo è un fenomeno straordinario.
Gli animali, delle pecore in questo caso,
hanno girato in tondo per una dozzina di giorni.
Formando un cerchio perfetto...
come se fosse disegnato col compasso.
Mi ha fatto sclerare quell'idiota.
Non dovevo portarlo a casa.
Che rompipalle...
Sa tutto lui.
È vero però.
Certro, resta assolutamente inspiegabile un evento di questo tipo...
E se facessimo qualcosa noi tre?
Come una volta.
No?
Posso trovare dei biglietti per la partita.
Non sono cari.
Bello.
Va bene.
È una gran partita.
Metz!
- Non la molla! - Là, là, là!
Dai, dai, dai! Andiamo!
Ci siamo!
- Chi siamo? - Metz.
- Chi siamo? - Metz!
Metz!
Ecco...
Vai! Vai!
Aaah! Spettacolare!
Fantastico!
Sì!
Ma hai visto? Come ha fatto? Assurdo!
Assurdo!
Ehi!
Vieni qui...
Bellissimo.
Mettimi quel portiere in giardino e gliene faccio cinque.
Hanno un portiere pessimo!
Te lo immagini in giardino?
Lo devasto quello, di brutto.
È vero... è vero...
"Gliene faccio cinque."
Il tizio vicino mi ha assordato.
Mi ha sfondato le orecchie.
Sì, anche a me, giuro.
Fus! Fuuus!!!
Scendiamo!
Allora! Sei in ritardo.
Ciao bello, tutto bene?
Ciao, come stai?
Amico mio.
- Vuoi cambiare posto? - Non è possibile.
Dopo.
Chiama tuo fratello, fallo scendere.
Digli di scendere. Diglielo!
Hai capito? Non c'è problema.
Se hai bisogno sono qua. A più tardi.
Fus, scendi!
Per papà, per favore.
"Ragazzi! Facciamogli sentire chi siamo!"
"Forza! Tutti insieme, dai!".
"Facciamogli sentire, dai! Per il Metz!"
- Non sapevo che c'erano. - Cosa?
Non sapevo che erano qui.
Ohi Fus, me ne vado.
Ci vediamo stasera.
Si...
Vent'anni e il primo della classe!
Buon compleanno Louis!
Ora cosa farai?
Non lo so ancora, sto aspettando diverse risposte.
Ma sono iscritto d'ufficio all'Università di Nancy.
Mi sto già preparando per i test d'ingresso.
Sì, almeno non è lontana.
- Sono anche entrato alla Sorbona. - No?
- Sì. - Sei un secchione.
In Storia e Scienze Politiche.
- Non male... - Sì.
Sì, ma non mi hanno preso allo studentato...
Ti accettano ma devi trovarti un alloggio. Quindi...
Aah...
- Ma certo sarebbe super. - Ti hanno preso a Parigi?
- Sì. - E non me lo dici?
No, perché non so ancora se...
E bravo Loulou!
Cavolo!
Parigi, arriviamo!
Perché non me l'hai detto?
Papà lo sa? Lo sai, papà?
Pà, te l'ha detto?
Della Sorbona?
Sì, sì...
E nessuno me lo dice?!
Se ti hanno preso, vai, punta in alto!
Vattene.
Per l'alloggio e i soldi, in qualche modo si fa.
Ce la faremo, vero papà?
Sì, ce la faremo.
Il piccolo parigino...
Ma tornerò spesso.
Con la sua cartella.
Sui banchi della Sorbona!
Grande, grande!
Tieni. Te la meriti.
Bello! Adesso una giravolta.
- Proviamo da questo lato. - No!
Ho il gomito rigirato.
Non lo so ballare il rock'n roll.
Non stavi scherzando, non sai proprio ballare.
- Aspetta, così. - Sì.
Come?
Aspetta.
Papà, lui sa farlo.
Pà!
Scusate il disturbo.
Fammi vedere come si balla. Ti prego, papà!
Dai, dammi una mano!
Dai ti prego, fammi vedere!
Dai, vieni! Su!
- Ciao, piacere. - Mi stanno costringendo.
Fammi vedere soltanto.
Sì, così.
E hop!
No, no, no!
E così.
Vai, papà!
Dove sei?
Balla con la tua amica, scusa!
Prima fammi vedere!
Oh, dai...
Rilassa le braccia! Rilassale!
Adesso vomito!
La mano! La mano!
Sembrava più facile...
- Aspetta, aspetta, aspetta! - Non capisco, papà.
Aspetta, fai così!
E così... resta lì.
Così...e ora...
Sì, così.
Ok, e ora uno, due, tre...
- E hop! - Si adesso si gira!
- È semplice in realtà. - Ora salta.
- Saltiamo? - Salta su di me.
Sono quasi morto! Sono morto...
Li ha già ricontrollati due volte,
probabilmente anche tre.
Ok, c'è tutto.
Grazie.
- Mi chiamate? - No, papà, scappiamo.
E con la tua macchina!
ULTIMO TRENO PRIMA DELLA PENSIONE
- Sei un uomo fortunato! - Complimenti!
Congratulazioni!
Ho fatto i conti, andrò in pensione a 118 anni!
Non hanno aumentato le pensioni?
- Sì, di 2,5 euro... - All'anno!
Spero che trovino un appartamento.
È Parigi...
Non sarà facile.
Ha paura di lasciarlo andare.
Per fortuna hai ancora Fus.
Sì.
Perché lo chiamate Fus?
Viene da "fussball", è tedesco.
Sua madre lo chiamava così.
Ma il calcio non gli interessa più molto.
Frequenta tipi strani.
Gliel'ho vietato, mi ha detto che non li avrebbe più visti,
ma tra il dire e il fare...
- Allora? - Bene.
L'abbiamo trovato.
È bello!
Non è grande ma...
direi che è più che dignitoso.
- Sì? - Ne abbiamo visti di terribili.
Minuscoli con il bagno in corridoio...
Per 800 euro al mese! Sono pazzi.
Ce n'era uno sopra una lavanderia,
dovevi sentire l'odore!
- Che puzza. - Orrido.
- Osceno. - Ne abbiamo trovato uno carino.
Vicino alla facoltà, non bisogna prendere i mezzi.
Rientra nel budget.
Settimo piano senza ascensore.
Devi cominciare ad allenare le gambe!
Ora cosa ti serve? Un letto, una sedia?
Lenzuola, piatti?
- Asciugamani? - Già fatto.
Abbiamo già trovato... materasso,
scaffale, scrivania.
Il principino è a posto.
Come li avete trovati?
Gli ho anche preso una giacca.
Così non sembrerà un nerd sfigato.
Con chi eravate?
Un amico di Fus.
C'era un amico tuo?
E per fortuna.
Hai risparmiato sull'hotel.
Ed è stato lui a trovare l'appartamento.
Puoi anche sputarci sopra, ma quando sei nella merda loro ci sono.
Eravamo d'accordo, no?
Torni a vivere qui,
però non li vedi più. O mi sbaglio?
Siamo tutti "di qui".
È la nostra regione, la Lorena.
Siamo al 100% della Lorena.
Francesi si diventa, nella Lorena si nasce.
- Ti rendi conto di come parli? - Sì.
È una frase fatta.
Un'idiozia.
Qui abbiamo origini miste.
Siamo stati tedeschi e vent'anni dopo francesi.
Non significa niente, sono solo etichette.
Io ci credo.
Non sono etichette, sono gruppi.
Ti metti contro di me? Eh?
Non mi metto contro di te.
È questo che pensi?
Se non sei con noi...
allora sei contro di noi.
"Noi" eravamo noi tre.
Non più.
Ascoltami bene.
Puoi rovinare la tua vita, ma non quella di tuo fratello.
Quello schifo tienitelo per te. Hai capito?
Se tua madre ti vedesse...
- Che hai detto? - Se tua madre ti vedes...
- Fus, no! - Non ti azzardare a ripeterlo.
- Hai capito? - Lasciami.
Smettila!
Sfigato, con le sue lezioni sulla tolleranza.
Dobbiamo pensarla come te!
PORTA SBATTE
Avete perso la testa, tutti e due.
Non stargli col fiato sul collo.
Lascialo vivere.
Non è mai abbastanza bravo per te.
Quando lei era in ospedale,
lui si occupava di me. Senza mai lamentarsi.
Non è abbastanza?
Non dobbiamo agire come te.
Pensare come te, assomigliarti.
Capisco perché se ne vuole andare.
Qui si soffoca.
Puoi chiudere la bocca per una volta?
Io dovrei chiudere la bocca, davvero?
- E allora tu? - Ti senti quando parli?
Non sei contento dell'appartamento?
- Non c'entra niente. - Ah no?
Sei fuori di testa.
- Sparisci. - Te lo dico. Me ne vado.
Guardalo, mentre annega i suoi dispiaceri...
Vi fa ridere?
- Come? - Un uomo triste vi fa ridere?
Ma no. Stiamo scherzando.
- Tornerà, stai tranquillo. - Parli? Di che parli, eh?
Non tornerà! Non tornerà!
Calmati!
- Va bene! - Calma!
- Smettila! - Va bene, è tutto a posto.
Ho detto basta! Smettila!
Dai, Pierre basta. Calmati.
Aaah! E lasciami!
Che cazzo fate, eh?!
Hai bevuto troppo...
- Dai, basta. - Lasciami.
Va tutto bene, Pierre.
Calmati...dai per favore.
Torna a casa, su.
Se li mettiamo sopra con le cinghie?
No, è pericoloso guidare così.
- Io non vengo? - Eh?
Io non vengo?
Be', no.
- Potevamo togliere la sedia. - No, ti serve per la scrivania.
Passami quelle borse.
Aspetta! Aspetta!
Hai lasciato i calzini.
I miei calzini...
Non mi dimenticare.
- Dai che torno presto. - Si parte!
Vai, vai! Ecco! Si va.
Dai, smettila. Stiamo partendo.
Smettila.
No, Fus, dai.
Eccoci qua.
Soggiorno, sala da pranzo, letto, cucina...e...
doccia.
Che può anche servire da gabinetto di notte...
- Forte. -...se non voglio uscire in corridoio.
Fico no?
Starai bene.
Sì.
Non la guardi?
Sì?
Vieni a prendere Louis stasera?
No, vi aspetto qui.
Sto uscendo dal lavoro, aspettami.
- Pierre, bevi qualcosa? - Non posso.
Dai, è sabato.
Vado a prendere mio figlio in stazione.
- Non ti vediamo mai. - La prossima volta!
Lascia stare. È un periodo un po' così...
- Non c'è. - Dove vuoi che sia.
Non ci vuole più bene.
Fus?
Fus?
Fus?
Fusi!
Cosa è successo?
Fus?
Mi senti? Mi senti?
Cos'è successo?
Fus...
Che ti è successo?
Spostiamolo.
Prendigli il braccio.
Aspetta, aspetta!
- Ce l'hai? - Tienilo.
- Vai!
- In piedi. - Fus, andrà tutto bene.
Vai, tranquillo. Puoi camminare?
Piano...
Piano, piano.
Tranquillo...bravo.
Sono qua. Va tutto bene.
Ci siamo...
- Attento alla testa... - Tranquillo...
Attento alla testa! La testa!
Ecco.
Attento...
Aspetta.
- Vengo in moto. - Non se ne parla!
Chiama Bernard! Louis, non prendere la moto!
CANE ABBAIA
Sono qua.
Cazzo!
- Ehi! - Chiamata in corso. Attendere.
Chiamata in corso.
- Lei è un parente? - Sì, sono il padre.
- Come si chiama? - Felix.
Felix Hohenberg.
- Andiamo. - Ok.
- Quanti anni ha? - 22.
- Ha perso molto sangue? - Non lo so.
- Ha perso conoscenza? - No.
- Ha delle allergie? - Non credo.
Eccomi, Fus. Sono qua.
Attenzione!
Mi dispiace, non può entrare.
Ci occuperemo di lui, aspetti fuori. Torno da lei.
Pronto?
Aspetta un attimo. Un attimo.
Tenetemi informato, per favore.
Non può entrare, signore. Tra poco arriviamo.
Sì, è dentro.
Se ne stanno occupando.
Non so niente.
Ascolta...No, no, no, Louis!
Smettila di piangere. Per favore, non piangere.
Se la caverà.
Non è di cristallo.
Lo dice sempre ed è vero, no?
Va bene.
Ti chiamo io.
Mi scusi, sono ore che aspetto,
il medico può dirmi come sta?
Non posso fare niente, sono oberati.
Mi dispiace.
Cos'hai scoperto?
C'è stata una rissa davanti al supermercato.
C'erano dei tizi con dei volantini.
Non so mai niente.
Non mi parla.
Devi fare denuncia, per trovarli.
Non è più come una volta: anarchici, rossi, skinhead...
Ora sono gruppetti... di provenienza mista.
Frequentano i tedeschi, i lussemburghesi.
Vorrei che tornasse com'era.
Se lo facesse, lo lascerei in pace. Non gli starei addosso.
Dai. Andrà bene.
No, si dice sempre così...
Ma a volte non va bene.
Lotto da anni per tenere tutto insieme.
Ma sono umano.
Non ne posso più. Basta.
Non sai cosa significa
dire ai tuoi due figli che la madre è morta.
Dorme.
Non perdere il treno, eh? Che ore sono?
Devi partire alle 7:45, anche 7:30.
- Hai già tutto? - Sì.
- Bernard, puoi accompagnarlo? - Sì, ci penso io.
Tieni un po' di soldi.
- No papà, no. - Dovrai mangiare.
- Non ti preoccupare. - Non voglio sentirtelo dire, eh?
Sì che mi preoccupo, e lo farò sempre.
Che vergogna.
Per cosa?
Chi se ne frega, sei mio figlio.
VERSI DI DOLORE
Ora, cambiamo la fasciatura, ok?
Ti aiuto.
Ecco...
Tienimi questo.
Bene.
Resto tutta la settimana.
- No, non c'è bisogno. - Recupererò le lezioni.
No, tu parti. Mi occupo io di lui.
Non puoi rovinarti l'anno.
Che cosa fai?
Tanto non giocherò più.
Non è pericoloso per gli occhi?
Sono un metalmeccanico.
Cazzo!
Devi avere pazienza.
Ci vuole il tempo che ci vuole. Hai già fatto molti progressi.
Sporgerò denuncia.
Non possiamo ignorare un'aggressione.
Fus, darai di matto.
Eh?
Perché non hai denunciato?
Non credo nella giustizia.
Va bene, guarda.
- Non è male. - Aspetta.
Non è bello così?
Possiamo parlare un attimo?
Sì.
Significa che esci da casa mia.
Ti raggiungo dopo.
Perché l'hai fatto?
Sai cosa significa?
- È un tribale. - Un tribale?
Mi prendi per il culo?
Che stai combinando? Cosa cerchi di fare?
L'ultima volta non ti è bastata?
Ti sembra un gioco?
Ciao, pà.
Stai bene?
Sì.
Sono caduto dalla moto.
- Vediamo. - Non è niente.
- L'hai disinfettato? - No.
- Mettici il ghiaccio. - Sto bene.
Cos’hai fatto?
Prendo il ghiaccio.
In piedi!
L'udienza è aperta, potete sedervi.
Potete togliere le manette all'imputato.
Dica il suo nome, cognome, età, domicilio e professione.
Ahm...
Felix Hohenberg, 23 anni,
Rue de la Gare 3. Villerupt.
Disoccupato.
Bene.
La informo che ha il diritto
di restare in silenzio o di rispondere alle domande della Corte.
In silenzio.
Bene. Può sedersi.
Ecco le accuse contro di lei.
La mattina del 20 febbraio,
è stato trovato il cadavere di un ragazzo nella zona industriale di Villerupt.
La vittima, di nome Julien Descombes,
nato il 10 luglio 2000,
era uno studente di Scienze.
La vittima ha ricevuto numerosi colpi,
di cui molti alla testa,
con un oggetto in metallo,
che hanno portato alla morte per emorragia.
L'indagine ha condotto all'arresto di Felix Hohenberg il giorno dopo,
presso il suo domicilio.
Era solo e non ha opposto resistenza.
Signor Hohenberg,
è accusato di aver causato volontariamente la morte
del signor Descombes,
colpendolo con un'arma contundente,
e di aver agito con premeditazione.
E perciò accusato di omicidio.
Ci sono immagini che restano impresse.
Non voglio che tu lo veda così, è umiliante per lui e per te.
Tuo fratello entra ammanettato.
Sai già quello che c'è da sapere.
Voleva vendicarsi degli antifascisti che l'avevano massacrato.
Non voglio che tu venga, è chiaro?
Non voglio io.
Dai, ci sentiamo dopo.
Sì, a dopo.
L'altro mio figlio è andato a trovare il fratello in prigione.
Io non ci torno.
Già una volta... mi è bastata.
Sono rimasto in silenzio.
E anche lui.
Sarò un padre indegno,
ma io non ci torno.
Per il momento, ma in futuro?
In futuro...
Ha ucciso, punto e basta.
Non si torna indietro.
Suo figlio non sarà più lo stesso, certo.
Ma potrebbe volerlo rivedere.
Mi vergogno.
Se suo figlio fosse un assassino che farebbe?
Lo difenderebbe?
Vuole aiutare a ridurre la sua condanna?
Non ridurrebbe la mia.
Non scherzi con le parole. Lei non è rinchiuso.
È vero, ma non voglio andare contro i miei principi.
... Un fenomeno che non si limita alla scena politica francese,
ma si è diffuso da alcuni anni in altri Paesi europei.
In Italia, Ungheria, Polonia, Inghilterra.
In Germania, con il ritorno dell'estrema destra anche lì,
e lo stesso accade in Brasile...
Buongiorno, a lei la parola.
Grazie.
Mio figlio non era un assassino.
Era un bambino normale.
Sto dicendo che...
le circostanze...
l'hanno condotto a questo reato.
E io come padre, non sono riuscito a fermarlo.
Quando è tornato a casa,
sanguinante e ferito,
perché picchiato,
la mia prima reazione è stata di curarlo.
Non di parlargli.
Ero felice che non fosse morto.
Ho pensato: "Abbiamo evitato il peggio".
Mentirei se dicessi che non mi ero accorto di niente.
Ma...
all'epoca noi... non parlavamo molto.
Era già... da mesi
che non parlavamo.
Non sapevo come...
...non osavo chiedergli cos'era successo.
Non ho cercato chi lo aveva picchiato.
E non gli ho chiesto com'era arrivato a quel punto.
Felix è il maggiore dei miei figli.
Era sempre stato irreprensibile.
Sì, da bambino, ha fatto qualche scemenza.
Ma mi fidavo di lui.
E... non gli ho impedito di prendere una brutta strada.
Quando ho capito che usciva con quella gentaglia di estrema destra,
ho cercato di reagire ma era tardi.
Per cui anch'io sono colpevole.
Non l'ho fermato in tempo.
Forse sono io il vero colpevole.
Il padre dell'assassino.
Signor Hohenberg, è stato commesso un reato,
ma non l'ha commesso lei.
La morte non è avvenuta per caso.
La vittima è stata colpita con violenza diverse volte.
Con un'arma metallica
creata appositamente per lo scopo.
Suo figlio ha un diploma da metalmeccanico, vero?
Non ha preso il diploma.
So soltanto che la vita di mio figlio...
è stata stravolta
quando ha conosciuto quella gente.
Ha deciso di seguirli,
e poi è iniziato tutto.
Fino al giorno in cui ha deciso di aggredire...
Julien Descombes.
Fatico ancora a pronunciare il suo nome.
Hanno frequentato la stessa scuola,
forse hanno giocato insieme da piccoli.
Mille volte ho ripensato a tutto.
E mi sono detto che poteva finire diversamente.
Ma non capisco, non ci riesco.
Quando si riceve un amore, diciamo...
normale, in famiglia,
quando non si vive la guerra, o la povertà...
Ha perso la madre, certo,
ma non è l'unico.
Come si può finire così?
Gli anni di prigione non faranno la differenza
La sua vita è rovinata, la vita di mio figlio è rovinata.
Cos'avrei dovuto fare?
Lo so che si stava perdendo.
Non potevo fare nulla da solo.
Mi sono detto che...
serviva un piano per cambiare le cose.
Ma non parlo soltanto di mio figlio,
un vero piano,
che desse speranza.
Ma Felix rifiutava tutto.
Avrei dovuto spiegargli
che quando s'inizia a dire "noi" e "loro",
e si odia quello che è diverso da noi,
andrà a finire male.
Non può che finire male.
Si pensa di difendere la propria cultura,
ma, in realtà,
si lotta contro quelli che non ne fanno parte.
Si creano due fazioni, e per difendere la propria,
si cerca di distruggere l'altra.
Si vuole fare la guerra.
Non resta che la violenza.
Queste idee hanno ucciso Julien.
E mio figlio è stato così idiota da crederci.
Signor Hohenberg, in piedi per favore.
Alla domanda:
il signor Hohenberg era penalmente responsabile
al momento dei fatti,
è stato risposto di sì
con una maggioranza di almeno sette voti.
Alla domanda:
il signor Hohenberg ha causato volontariamente la morte
al signor Julien Descombes,
è stato risposto di sì
con una maggioranza di almeno sette voti.
Alla domanda:
il signor Hohenberg, al momento dei fatti,
soffriva di disturbi psichici
che hanno compromesso il suo giudizio o il controllo delle sue azioni
al momento del reato, è stato risposto di no
con una maggioranza di almeno sette voti.
Infine, alla domanda:
il signor Hohenberg ha premeditato il suo gesto,
è stato risposto di sì
con una maggioranza di almeno sette voti.
Di conseguenza,
la Corte delibera una pena di anni 20 di reclusione.
Signore e signori, l'udienza è chiusa.
ASSASSINO
Potrei iscrivermi qui.
Mi sembra una buona idea.
E quando verrà trasferito a sud che farai?
Ci andrai anche tu?
Lascerai l'università?
Pensi di seguirlo per i prossimi vent'anni?
Come sarà la tua vita con un fratello in prigione?
Quando conoscerai nuovi amici, con cui chiacchierare e scherzare,
a che punto gli dirai:
"Ho un fratello in galera."
- "Perché ha ucciso uno." - Non m’interessa.
È mio fratello.
- Dovrei smettere di vederlo? - Non ho detto questo.
Ma ho già perso Fus,
non voglio che tu viva di merda.
Salvati, Louis.
Almeno tu...
La mia vita è questa, va bene.
Ho vissuto.
Ma tu non devi sacrificarti.
Non posso capire se non mi spieghi.
Il silenzio non è la soluzione.
Non si va avanti.
Il silenzio non ci protegge, Fus.
Se non comunichiamo perché siamo troppo diversi,
allora hanno vinto loro.
Spero che Loulou ce la farà.
Per noi tre.
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