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Original subtitles

ORATORIO PER PRAGA

Repubblica Socialista Cecoslovacca. Praga, 1968.

Questo film fu iniziato all'inizio di agosto.

La Cecoslovacchia stava entrando nell'ottavo mese del Rinascimento del Socialismo.

Pensavamo di fare un film su una nazione felice e libera.

Il film era terminato.

Non è colpa nostra se è risultato diverso da quello che volevamo.

Ma stiamo iniziando dalla fine.

Il monumento a Jan Hus, il predicatore ceco che fu arso vivo nel quindicesimo secolo

perché non rinunciò alle proprie convinzioni.

Nel mese di agosto 1968 la piazza della Città Vecchia...

era diventato il centro delle dimostrazioni e delle discussioni,

il risultato dell'interesse spontaneo dei cittadini per il destino della loro patria.

Per la prima volta in 20 anni, nessuno qui tentava di soffocare la libertà di parola.

La gente dava la sua opinione apertamente e con entusiasmo,

e aveva smesso di temere la polizia, che non era più lo strumento del potere politico.

Questa gente si era radunata dopo i colloqui di Cierna e Bratislava.

C'era una generale insoddisfazione sul testo dei comunicati ufficiali,

la formulazione dei quali ricordava troppo

il linguaggio sterile del periodo stalinista.

# Noi siamo figli di Dubcek! #

# Noi siamo figli di Dubcek! #

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacco,

Alexander Dubcek, è diventato il simbolo dello statista onesto,

e non soltanto per cechi e slovacchi.

Il primo sabato di agosto, avevamo incontrato nelle vie di Praga

un giovane americano che si aggira qui da 8 anni,

cantando di pace e fratellanza.

Nella sua canzone c'è un verso su Dubcek,

perché Dubcek è probabilmente il primo statista comunista dai tempi di Lenin

che s'è guadagnato il rispetto e la fiducia della gente

con l'onestà delle sue azioni e del suo pensiero.

# Un giorno vinceremo #

Noi non vivremo nella paura!

# Noi non vivremo nella paura #

Un vescovo della Slovacchia dichiarò durante una sua apparizione in tv

prima della partenza della delegazione cecoslovacca per Cierna

che avrebbe pregato per la salute di Dubcek.

La chiesa di San Nicola a Praga.

Il prete che sta dicendo messa ha passato otto anni in galera

come vittima di persecuzione politica.

Solo di recente ha potuto tornare al proprio ministero.

Quella domenica di agosto non fece una predica solo su Gesù Cristo,

ma anche sui valori umanistici del socialismo.

Mentre filmavamo il primo raduno nazionale degli hippy cecoslovacchi,

nessuno di noi aveva idea che questi giovani,

considerati ovunque la feccia della società,

avrebbero, entro pochissimi giorni,

dedicato tutte le loro energie e rischiato pure la vita,

alla difesa dell'indipendenza della loro patria.

Contrariamente ai loro omologhi occidentali, gli hippy cecoslovacchi

lavorano o studiano nei giorni feriali.

Durante il loro raduno nazionale, trascorsero una mattinata a lavorare nei campi.

Nel pomeriggio si incontrarono in un cinema

a cantare le loro canzoni alla popolazione locale,

e a spiegare la filosofia del loro movimento.

Niente guerra, bensì amore e amicizia.

E le nonnine locali erano d'accordo con loro.

Praga è sempre stata il luogo di incontro di persone di convinzioni e fedi molto diverse.

Molti secoli fa, questo era un famoso centro della cultura ebraica.

Praga sempre era, è e sarà orgogliosa del fatto...

che tra i docenti della sua università c'era gente come Albert Einstein,

Sigmund Freud e che ha dato i natali a Franz Kafka.

Praga non dimenticherà mai la sofferenza dei suoi cittadini ebrei,

che morirono nei campi di concentramento nazisti.

70 mila dei loro nomi sono scolpiti per sempre sui muri della Vecchia Sinagoga.

Il Cimitero Ebraico, uno dei più antichi d'Europa.

Questa è la cripta della famiglia Oppenheimer,

parenti del padre della bomba atomica.

In quel caldo pomeriggio d'agosto, l'antico Cimitero Ebraico

era il nido della pace e della quiete.

Ogni nazione ha i suoi antichi costumi e tradizioni,

le sue canzoni e le sue associazioni,

anche se hanno perso il loro primitivo significato.

Queste persone in costume nazionale sono chiamate "Abadis nice".

La loro associazione fu fondata un secolo fa

al fine di difendere il carattere nazionale ceco di fronte alla monarchia austriaca.

Negli ultimi 20 anni, essa è a malapena esistita,

e soltanto questo agosto è tornata nuovamente attiva.

15 mila dei suoi membri erano apparsi a Praga coi costumi nazionali,

accompagnati da bande di paese.

I rappresentanti dell'associazione deposero una corona sulla tomba del milite ignoto,

e poi marciarono attraverso Praga in una processione trionfale.

Li guardavamo con un sorriso e ci chiedevamo come erano riusciti

a tenere i loro costumi nell'armadio per 20 anni.

La primavera del 1968 vide l'ultima uscita di prigionieri politici dalle galere ceche.

Per la prima volta in 20 anni, nessuno era in prigione per le sue opinioni politiche,

o per non essere d'accordo con quelle del governo.

Solo le persone condannate per dei crimini rimasero in galera.

Ma gli eventi dopo gennaio avevano cambiato anche le loro vite.

La dura campagna di stampa che condannava le condizioni nelle prigioni

portò al licenziamento di un certo numero di guardie e a nuove condizioni.

Alcuni gruppi non avevano più bisogno delle guardie.

Tutti erano pagati per il loro lavoro.

Giornalisti, gente della televisione e membri del Parlamento

iniziarono a visitare le prigioni che fino ad allora

erano immerse nel mistero e nel silenzio,

per svolgere una pubblica indagine su di esse.

Quando le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia,

l'esercito di occupazione tentò di usare le prigioni come provocazione e le aprirono.

Con gran stupore degli invasori, i prigionieri rifiutarono la libertà,

ebbero il sopravvento e rimasero nelle prigioni.

Quest'anno la gente iniziava a parlare di nuovo apertamente

del ruolo americano nella liberazione della Cecoslovacchia nel maggio 1945.

Su questo capitolo della nostra storia si è sorvolato per molto tempo.

Il monumento ai soldati americani caduti eretto vicino a Cheb

era stato trascurato per molto tempo.

Quest'anno, per l'anniversario della liberazione,

il presidente Ludvik Svoboda ha visitato questo luogo e vi ha posto dei fiori.

I soldati americani non hanno lasciato soltanto i loro nomi scolpiti nella pietra.

Sapete chi canta questa canzone?

Sally Selling, una popolare cantante di 22 anni il cui padre era un negro americano

venuto in Cecoslovacchia nel 1945 con le truppe del Generale Patton.

Udimmo le canzoni di Sally Selling persino nel club di un liceo di Bratislava,

la capitale della Slovacchia.

Era sabato 17 agosto, l'ultimo sabato in cui la gente ballava ancora

a cuor leggero in Cecoslovacchia.

Visitavamo gli studenti slovacchi per filmarli mentre si stavano divertendo.

Non pensavamo che allora fosse necessario insistere sul fatto

che per tutto l'anno precedente erano stati un elemento attivo e fiero

nel processo di democratizzazione,

e che il loro contributo era stato molto apprezzato.

Karlovy Vary, le terme famose nel mondo,

la città dei festival e dei cristalli di Boemia.

Goethe, Marx, Schiller erano soliti venire qui.

Nella primavera di quest'anno, Kosygin venne qui per riposare.

24 ore prima delle riprese di questa sfilata di moda,

il leader della Germania Est, Walter Ulbricht, lasciò Karlovy Vary.

Come messaggio di commiato, egli garantì ad Alexander Dubcek

e a tutto il popolo cecoslovacco

la sua amicizia e quella dei tedeschi orientali.

La tensione dell'attività politica di agosto sta crescendo.

Il presidente dell'organizzazione del Partito di Praga, Simon,

spiega la posizione dei leader del Partito nei colloqui di Cierna e Bratislava.

I principali rappresentanti cechi stanno tornando da Bratislava.

Quello con gli occhiali è Cestmir Cisar.

Con lui c'è Denek Ninash, due personaggi importanti del nuovo ordine.

Oldrich Cernik, Primo Ministro, di ritorno dai colloqui di Bratislava.

L'aereo presidenziale cecoslovacco. Alexander Dubcek torna da Bratislava.

Tornò indietro un giorno più tardi, senza preavviso.

Niente giornalisti, né politici, né guardie.

La nostra cinepresa fu l'unica testimone del suo ottimismo,

della sua fiducia nell'amicizia dei paesi socialisti.

Il 15 agosto 1968,

la delegazione rumena del governo e membri del Partito arrivarono a Praga.

Il benvenuto ufficiale.

Alexander Dubcek e Ludvik Svoboda capeggiano la delegazione ceca.

Il 15 agosto nessuno avrebbe mai pensato

che questa sarebbe stata l'ultima cerimonia ufficiale libera,

dei rappresentanti della Repubblica Ceca.

Il Presidente del Parlamento, Josef Smrkovsky, balla con una "Abadis nice"

dopo i negoziati di Cierna e Bratislava.

Egli convinse i cittadini, presso i quali era popolare come deputato,

che i disaccordi tra paesi socialisti erano come dei bisticci famigliari

che finiscono con la riconciliazione e l'amore reciproco.

In questa soleggiata domenica di agosto, l'intera nazione probabilmente ci credeva.

Chiedemmo a molte persone in quel mese di agosto 1968,

quale fosse il loro più grande desiderio.

Una giovane donna: "Che la splendida Primavera nazionale non finisca troppo presto,

che io sia in grado di crescere i miei figli nel suo spirito."

Una donna anziana: "Che io riabbia il mio appartamento,

che mi fu tolto illegalmente due anni fa."

Un hippy: "La cosa più importante è l'amore. La guerra è merda!"

Un famoso calciatore desidera l'amicizia, non soltanto tra sportivi.

Una ragazza vuole viaggiare in tutto il mondo.

E il suo fidanzato vuole finire gli studi con successo e trovare un buon lavoro.

Alexander Dubcek, dopo il suo ritorno da Bratislava, ci disse:

"Speriamo che tutti noi avremo successo nel nostro lavoro!"

La mattina del 21 agosto, uscimmo per girare le nostre ultime scene.

I cineasti che vedete qui, non erano gli unici a essere scioccati.

Carrarmati sovietici rombavano lungo le strade.

Il Governo ceco e il Comitato Centrale del Partito Comunista di Cecoslovacchia,

emanarono un proclama che condannava l'invasione della Cecoslovacchia

come un crimine contro i diritti fondamentali dell'uomo.

I carrarmati sovietici continuavano a occupare la città.

Ma stavolta non era come il 1945.

Nessuno dava loro il benvenuto.

Alexander Dubcek e alcuni membri del Comitato Centrale del Partito Comunista

erano in questo edificio.

Erano già prigionieri.

L'edificio era sorvegliato da ogni lato.

Questo è il sangue del primo ceco che è stato ucciso a Praga.

Un gruppo di giovani patrioti con la bandiera nazionale

macchiata col sangue di uno dei loro compagni.

L'ultimo posto a essere occupato fu il palazzo della Radio Cecoslovacca.

Fu qui che l'insurrezione della popolazione di Praga contro i nazisti

iniziò nel maggio 1945.

Fu qui che masse della popolazione si radunarono il 21 agosto 1968

per opporsi disarmate al passaggio dei carrarmati.

Il primo gruppo di carrarmati aviotrasportati

non riuscì a sfondare la folla e fece dietrofront.

Non tutti i veicoli russi erano senza contrassegni.

Questo ha un numero: 04-32 MC.

Per la prima volta dall'inizio delle nostre riprese, ci impedirono di continuare.

Perché questo soldato non vuole che lo fotografiamo?

Tutte queste scene furono riprese con chi aveva iniziato questo film

nei giorni inebrianti della democratizzazione.

Questo russo tentava di nascondere la propria faccia.

L'arrivo della fanteria.

Avevamo la fortuna inaspettata di poter fare un vero film di guerra.

Una bandiera nazionale contro i carrarmati.

Un'anziana donna affronta i carrarmati con un ritratto del Presidente Svoboda.

Quando parliamo di storia, spesso ci facciamo la domanda:

"Chi è il responsabile?"

Questo ufficiale col cappotto in pelle è responsabile della sparatoria

davanti al palazzo della Radio.

Ordinò di sparare ai nostri cineoperatori.

E' responsabile per la gente uccisa, il cui sangue è sul selciato.

I loro cadaveri furono portati al coperto.

Nella loro resistenza disarmata, i cechi incendiarono molti carrarmati e camion.

Una strana cerimonia.

I carrarmati sfondano le barricate.

Prima di mezzogiorno del 21 agosto, Praga era stata occupata.

Ma per i cechi era necessario continuare a difendere le nuove libertà.

Scrissero manifesti in lingua russa.

Provarono a illustrare la verità ai soldati sovietici.

Stamparono e pubblicarono giornali e manifesti.

Gli eserciti alleati del Patto di Varsavia furono irremovibili.

I cechi e gli slovacchi non usavano le armi.

Avevano soltanto la ragione e l'umorismo dalla loro parte.

Mandarono un messaggio al Comandante in Capo delle truppe sovietiche a Praga,

Generale Pavlovsky.

Lo sillabarono come se parlassero a dei bambini.

Dissero: "Una volta zero, uguale zero. Dieci volte zero, uguale zero".

Questo soldato sovietico sta leggendo di nascosto un giornale ceco proibito.

Forse gli farà capire qualcosa.

E seppellirono i loro morti.

Qui è dove fu uccisa la madre di un bambino piccolo.

Un monumento di San Venceslao con le scritte Dubcek e Svoboda.

Praga con le immagini di questi uomini valorosi,

l'unità di tutti i cechi e slovacchi,

nel tentativo di salvare il sogno di un socialismo umano,

tutto questo ha dato a noi, autori di questo film,

la speranza che un giorno ci incontreremo nelle libere vie di Praga.

Ragazzi e ragazze che fanno l'amore, non la guerra.

Tutto questo ci dà la speranza che il destino della Cecoslovacchia

non sarà sacrificato per la seconda volta in questo secolo

all'indifferenza e all'oblio.

Traduzione: Jago71 younditalia.wordpress.com

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