All language subtitles for Le Chagrin et la Pitie part 1.ita

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Original subtitles

UN MATRIMONIO IN GERMANIA Fallingbostel, maggio 1969

Bambini,

anche se avete la pancia piena, riuscirete a sopportare un discorso.

Trent'anni fa, quando io e vostra madre ci siamo sposati,

il cielo era blu, ma delle nuvole scure si affacciavano all'orizzonte:

le nuvole della Seconda guerra mondiale.

Oggi siamo qui riuniti

sperando con tutto il cuore che possiate essere risparmiati da questa sofferenza.

Clermont-Ferrand: 134.000 abitanti

nel dipartimento di Puy-de-Dôme, capitale dell'Alvernia,

a 347 km da Parigi e 59 km da Vichy,

che è stata capitale della Francia dal 1940 al 1944.

Nelle vicinanze, il villaggio gallico di Gergovie,

fu la piazzaforte di Vercingetorige, conquistato da Giulio Cesare.

Un padre di famiglia parla ai bambini di una sconfitta più recente.

Nel 1939 avevo 27 anni.

Ero il padre di una famiglia numerosa, per questo non fui inviato al fronte.

Il fronte era la Linea Maginot.

Sono stato mandato a Montferrand, vicino a Clermont,

e la lattaia di mia moglie, la sig.ra Michel,

mi aveva criticato per non essere andato al fronte.

Dopo la debacle,

le dissi che era inutile che io andassi al fronte

visto che il fronte era venuto da me.

Nella Resistenza c'era altro, a parte il coraggio?

Certo. C'erano due emozioni che ho vissuto più di frequente,

erano il dispiacere e la pietà.

Il Colonnello era dell'Azione Francese,

il Comandante era un moderato.

Il Capitano era per le diocesi,

e il Tenente non sopportava i preti.

IL DOLORE E LA PIETÀ

CRONACA DI UNA CITTÀ FRANCESE DURANTE L'OCCUPAZIONE

# Questi uomini erano francesi eccezionali

# Soldati francese che marciavano a tempo

# Pensando che la Repubblica

# sia ancora il miglior regime possibile

# Ora la gran parte di questi uomini robusti

# non condividono la stessa politica

# Ma sono d'accordo, malgrado i punti di vista...

PRIMA PARTE IL COLLASSO

Due fratelli, entrambi agricoltori, vivono a qualche km da Clermont.

L'occupazione tedesca gli ha lasciato cattivi ricordi.

Quello laggiù è il vostro villaggio?

Il villaggio dove sono nato.

Sono nato vicino a quella chiesa,

e poi ho vissuto nella fattoria davanti alla scuola.

Non puoi fare a meno di amare il tuo paese.

Ci stava pensando a Buchenwald?

Non molto.

- Non al villaggio? - No.

- A cosa pensava? - A sopravvivere, tutto lì.

Era quello che avevo in testa.

Ma parlo di persona, di quello che ho vissuto io.

Non parlo di chi...

C'erano persone che piangevano.

Quando li vedevo piangere, mi dicevo

che non ce l'avrebbero fatta.

Non era possibile. Bisognava pensare a sé stessi.

Agli altri bisognava pensare dopo.

Questo politico ha delle ragioni da ricordare.

Per me è un'esperienza che non potrò mai dimenticare.

Può essere che questa esperienza mi abbia modificato,

ma non credo che abbia modificato il mio giudizio e il mio comportamento.

Non le ha fatto provare amarezza per alcuni francesi?

No, mi ha mostrato che

ci sono tendenze e demagogie

che, quando sono accese, nutrite o stimolate,

si rianimano, e ti fanno vivere come tu fossi sotto attacco.

Bisogna proteggere la gioventù da questa propaganda

e bisogna parlarne

più di quanto ne abbiamo parlato una o due generazioni fa.

Il direttore della Philips di Clermont,

anche lui ha qualcosa da ricordare.

Mi chiedeva, i suoi amici mi hanno domandato

perché sono partito per la Resistenza.

Perché entrare in un ristorante e vedere i tedeschi a tavola,

e sentirsi dire: "Non ci sono bistecche, erano 4 e sono per loro,

e per voi non c'è niente",

dava una piccola frustrazione,

vedendo che quella bistecca era delle nostre mucche dell'Alvernia.

Avevamo il diritto di mangiarla prima di darla a uno straniero.

Questa è una cosa semplice, ma era presente.

Il secondo motivo era perché non era possibile uscire di casa.

Quindi, con un regime nazista, un regime totalitario,

chiamatelo come vi pare,

vale la pena combatterlo.

Vale la pena di morire,

invece di vivere come schiavi. Ecco il perché della Resistenza.

Abbiamo bisogno di una pace duratura,

perché non c'è niente di più stupido del combattere.

Ecco cosa penso.

Dipende per cosa stai combattendo.

Lei crede che lo sapessero?

- Non lo sapevano? - Non credo.

Qualche fanatico che lo sapeva c'era di sicuro.

- Lei sapeva il perché? - Sì, lo sapevo.

- Ma lei non è un fanatico. - No, ma...

Quando sono partito per la guerra nel 1940,

Sono partito nel 1939, il 2 settembre, e fui mandato a Modane.

Cosa avrei potuto fare?

Non sapevo nulla, mi hanno mandato a uccidere persone mai viste,

che non mi avevano mai fatto del male.

Dopo ci hanno fatto del male quando sono arrivati in Francia.

Ci hanno dato problemi.

Anche nei momenti di calma, i soldati sono pronti a combattere.

Di fronte al nemico, hanno tutte le virtù del vincitore,

pazienza, coraggio,

vigilanza, determinazione,

fiducia.

Nei circoli di destra, nell'alta società parigina,

si preoccupavano dei problemi dei nostri soldati,

che non erano niente rispetto a quelli che sono arrivato dopo.

Di conseguenza, durante questo periodo,

si cercò di distrarli, di divertirli,

per sollevarli dalla noia della Linea Maginot,

dove il tempo doveva essere rallentato, noioso al massimo livello.

E c'erano delle donne della borghesia parigina

decisero di formare un comitato per distrarre i nostri soldati valorosi,

per dargli un punto di vista più gradevole.

L'idea fu quella di piantare delle rose sulla Linea Maginot,

per renderla più carina, per creare un'atmosfera simpatica.

Ci sono state persone che hanno donato soldi per comprare questi roseti,

affinché i nostri soldati non vedessero gli orrendi muri di cemento,

per donargli e per farli vivere

in un contesto floreale.

È patetico se si pensa alle cose orrende che avvennero poi.

La fanteria sta avanzando a grandi intervalli.

A Oisemont il nemico ha incendiato le cisterne di un oleificio.

In Polonia è durato 15 giorni,

e pensavamo che sarebbe stato altrettanto rapido in Francia,

perché volevamo tornare dalle nostre famiglie.

Alla fine, la Francia è stata liquidata in un mese.

E ora avanti. Prossima fermata, Parigi.

Naturalmente, siamo stati attaccati in più occasioni,

ma la più difficile fu Oing, sul confine belga.

Le casematte belghe non erano pronte,

ma era lì che dovevamo prendere posizione.

I tedeschi sono arrivati davanti a noi con i carri armati.

Noi avevamo solo i fucili mitragliatori.

Riuscirono a uccidere tutti quelli che erano dentro,

perché era un obbiettivo facile, non c'erano parapetti.

I muri non erano blindati.

Alla fine iniziammo a ritirare,

e dobbiamo aver camminato per 30 km

senza trovare truppe, di nessun tipo.

Niente di niente.

Prima di tutto vorrei sottolineare il fatto che lo Stato Maggiore tedesco

non si aspettava di ottenere una vittoria così rapida.

Noi soldati, al contrario di Hitler,

credevamo di affrontare lo stesso avversario del '14-'18,

un avversario determinato,

coraggioso e pronto a resistere fino alla fine.

Sfortunatamente, devo riconoscere che Hitler in questo caso ebbe ragione.

Non faceva che ripetere che i francesi erano incapaci

di ripetere la loro performance nella Prima guerra mondiale,

e non mancava occasione per aggiungere a questa profezia

delle considerazioni disonorevoli e derisorie

sullo stato psichico e morale della Francia in generale.

NOTIZIARIO SETTIMANALE TEDESCO

Nei pressi di Noyon il Generale Stummel,

in prima linea delle sue truppe, assieme ai suoi aiutanti,

ha fatto alcuni prigionieri.

Ha iniziato con questi due.

Poco dopo, altri si sono arresi.

Tra loro una ciurma di persone da tutti i luoghi e da tutte le culture.

I difensori della "Grand Nation"

in verità sono una vergogna per la razza bianca.

Ecco i fratelli neri dei "Pollus".

Nelle parole di Chamberlain:

"Noi, assieme ai nostri alleati, siamo i guardiani della civilizzazione.

Assieme lottiamo contro la barbarie culturale".

Questi sono i guardiani della cultura.

Questi sono i barbari.

Questa è la guerra dei plutocrati Franco-Inglesi.

Hanno iniziato la guerra in fretta, senza pensare alle conseguenze,

per lottare per i lord inglesi,

non solo fino all'ultimo francese, ma fino all'ultima casa in Francia.

Lei, sig.ra Tausend, è rimasta in Germania.

Leggevate i giornali? Guardavate i notiziari tedeschi?

Sì, seguivamo gli avvenimenti assiduamente.

Naturalmente, eravamo un po' spaventati.

Ma le vittorie ci facevano piacere.

Queste auto sono ferme per mancanza di benzina.

I guerrafondai ebrei e i plutocrati parigini,

con le valigie piene d'oro e di pietre preziose, sono fuggiti.

La carenza di benzina gli ha messo il bastone tra le ruote.

Le strade sono irrimediabilmente bloccate.

Così, questi traditori e disertori amici degli inglesi

hanno proseguito il viaggio a piedi.

Questi sono francesi, evacuati senza pietà,

trascinati con la disfatta dell'esercito francese.

Presto queste presone potranno tornare a casa.

Il popolo tedesco ha evitato questa sofferenza,

grazie al Führer e ai soldati tedeschi.

In quel periodo ci fu una grande agitazione nella gente,

impaurita, terrorizzata.

Per caso sono rientrato in permesso

negli ultimi giorni del mese di aprile.

E ero a Parigi ai primi di maggio quando ci fu l'invasione tedesca.

Sulle strade la gente era impazzita,

spaventata dai bombardamenti.

Stavano portando via quello che potevano:

bambini, gatti, piccolo oggetti preziosi.

Alcuni sui carri, altri in bicicletta.

Era un ammasso di cose e persone, terribile da vedersi.

Ed era ancora più terribile che

i tedeschi, nel tentativo di bloccare e rovinare le strade per i soldati,

non esitavano a bombardare le colonne dei rifugiati.

Come risultato, e l'ho visto di persona,

c'erano cadaveri sparsi ovunque: uomini, donne, cavalli.

Carcasse di auto disseminate, una scena dall'inferno.

E poi quest'ondata, questa marea di persone che si spostavano verso sud.

Le nostre impressioni?

Abbiamo visto villaggi distrutti, terre bruciate...

Ci ha fatto un certo effetto.

E la gente sulla strada?

Scappavano da noi, che eravamo quelli cattivi.

Perché lo dice? Non eravate quelli cattivi?

All'inizio eravamo visti come il nemico che metteva il paese a ferro e a fuoco.

Poi hanno iniziato a capire che volevamo solo aiutare.

E li abbiamo rassicurati.

Gli ufficiali dello Stato Maggiore stavano perdendo contatto.

Le interruzioni dei treni, delle strade e delle telecomunicazioni

portarono a una situazione in cui

i piani del comando militare andarono tutti all'aria.

Va detto che alcuni circoli militari

condividevano l'attitudine di molti civili,

e si sono avvicinati alla guerra senza entusiasmo.

Dopo tutto, stavano vivendo in...

Non voglio dire che erano traditori. Questi erano la maggioranza.

Alla fine, i traditori furono pochi.

Ma la tendenza a preferire Hitler a Léon Blum

era diventata molto popolare nei circoli borghesi.

Ed era una cerchia a cui appartenevano molti militari.

LA GRANDE BATTAGLIA DI FRANCIA

Il 14 giugno del 1940 i tedeschi occupano Parigi.

A Clermont i giornali erano impazziti.

"Le Moniteur" prese posizione,

chiedendo alla gente di sostenere i combattimenti, di resistere,

di restare liberi.

Il proprietario di questo giornale contro la sconfitta,

un deputato dell'Alvernia, allo stesso tempo preparava la capitolazione.

L'ultimo governo della Terza Repubblica

si spostava lentamente verso sud.

Paul Reynaud voleva proseguire la lotta,

ma Philippe Pétain, nuovo Primo Ministro,

lo guarda dietro alle sue spalle.

A Briare, Winston Churchill e Anthony Eden

si incontri con gli alleati per l'ultima volta.

Ho sempre avuto l'impressione che Reynaud voleva continuare,

era assolutamente fermo e calmo.

Tutti allora erano in una posizione molto difficile.

Io credo,

ed è una cosa che disse a me e a Churchill,

che non fosse molto felice

di avere Pétain nel suo governo.

- Aveva già previsto le difficoltà? - Sì, già a Briare.

Per me,

che ero un giovane soldato nella Prima guerra mondiale,

per me Pétain era l'eroe di Verdun.

Ma il suo carattere era cambiato, col passare degli anni.

Sono certo che già vedeva le nostre città distrutte,

perché ne parlò a pranzo,

quando disse: "È orribile vedere le nostre belle città distrutte".

E io gli risposi: "Sì, capisco".

È difficile per un inglese dire questo, ma ci sono cose peggiori

della distruzione delle città.

Ma non credo che fosse convinto.

Il giorno seguente, che era anche il mio compleanno,

io e Churchill facemmo ritorno in aereo,

e sorvolammo la Francia a un'altitudine molto bassa.

- A volo radente? - Sì.

In giugno non c'è niente di più bello del paesaggio normanno e bretone.

E mi ricordo, è come se fosse ieri,

mi ricordo di aver pensato che era bello,

ma che non sapevo se l'avrei mai rivisto.

E mi sembrò improbabile in quel momento.

Poi il clima politico cambiò e a Bordeaux divenne insopportabile.

All'improvviso il tradimento fu generalizzato.

C'era la volontà di capitolazione,

la volontà di arrendersi al vincitore a qualsiasi prezzo.

L'anglofobia,

tradizionale in Francia, era tornata in superficie.

E tutto questo si accompagnava a un cinismo orribile.

Nessuno parlava della responsabilità dei capi militari.

Invece tutti attribuivano la responsabilità a Léon Blum,

al Fronte Popolare, eccetera, eccetera.

E così ci siamo consolati per la disgrazia della patria

assaporando la soddisfazione con piccole vendette interne,

una tendenza che è proseguita per molto tempo.

Il 16 giugno il governo francese si incontra a Bordeaux.

Reynaud è messo in minoranza dai ministri che vogliono restare in città

e il maresciallo Pétain diventa capo del governo.

Le truppe Leibstandarte SS di Adolf Hitler sono entrate a Vichy.

Sentii un'umiliazione immensa,

visto che ero stato mandato in missione su una moto inglese

e stavo andando a Parigi,

quando vidi le colonne venire nel senso opposto,

e siccome sono abbastanza distratto

vidi delle persone che seguivano le truppe tedesche,

e pensavo che fossero inglesi.

Loro andavano in un senso, e io stavo andando nell'altro.

vidi le svastiche sugli elmetti,

e pensai che non avrei dovuto proseguire.

Nessuno mi chiese qualcosa.

Ognuno nei fatti propri, io in un senso, chi nell'altro,

ma non potevo far altro che tornare indietro.

La resistenza a Clermont-Ferrand è stata rapidamente sconfitta.

Ma i combattimenti, anche se attenuati, continuarono.

La divisione della S.S. Adolf Hitler conquistò Clermont-Ferrand.

In tre giorni le truppe alemanne conquistarono la città.

Zepp Dietrich, comandante della divisione,

dichiarò la vittoria in Place de Jaude,

mentre le truppe si pulivano gli stivali davanti alla popolazione sconfitta,

prima di partire verso nuove vittorie.

I tedeschi non sarebbero tornati a Clermont prima del novembre 1942.

Il nostro obbiettivo è il deposito di armi a Saint-Étienne.

Un intero reggimento di fanteria si è arreso.

All'inizio feci quello che fecero tutti. Non avevo capito.

La mattina del 24 giugno

il tenente dichiarò che il Maresciallo Pétain aveva chiesto l'armistizio.

Sapevo cosa intendesse per armistizio,

ma non ero sicuro di cosa intendesse per "Maresciallo".

Non ho mai avuto un sentimento favorevole verso il regime di Pétain.

Ciò malgrado,

come gli altri 40 milioni di francesi che vissero quel momento,

quando vidi la sconfitta,

quando seppi che i tedeschi erano a Biarritz,

che la Francia era stata invasa e che non c'era niente da fare,

pensavo, come tutti gli altri,

"C'è qualcuno che possa porre fine a questo massacro?"

Francesi,

su richiesta del Presidente della Repubblica,

assumo da oggi la direzione del governo francese.

Convinto dell'affetto del nostro mirabile esercito,

che lotta con un eroismo degno della nostra tradizione militare,

contro un nemico superiore per numero e per armi,

certo che questa magnifica resistenza

ha rispettato i doveri verso i nostri alleati,

certo del sostegno dei veterani che ho avuto il privilegio di comandare,

certo della fiducia del popolo,

offro alla Francia il dono della mia persona,

per alleviare le sue disgrazie.

In questi tempi difficili, penso ai poveri rifugiati,

che, nella disperazione estrema, arrancano sulle strade.

Anche a loro va la mia compassione e la mia preoccupazione.

Col cuore in mano, vi dico oggi che i combattimenti devono terminare.

La scorsa notte ho parlato col nostro avversario,

e gli ho chiesto se erano preparati ad aiutarmi, tra soldati,

dopo la lotta, e con onore,

a trovare un mezzo per terminare le ostilità.

Dai quartieri generali del Führer un'informativa storica.

Il Primo Ministro del nuovo governo francese, il maresciallo Pétain,

ha dichiarato in una trasmissione radio al popolo francese

che la Francia deporrà le armi.

# Avanti, avanti

# Marciamo in Francia

# Verso la vittoria

# Sull'Escaut e il Reno

# Marciamo vittoriosi

# In Francia, all'interno

# Marciamo, marciamo

# Nell'interno della Francia

Ovviamente, ero felice di sapere che avevamo vinto.

Dopo la sconfitta mi sentii

le stesse sensazioni provate giocando a rugby.

Non mi piace perdere, tanto meno per 60 a 0.

E non mi piace perdere rapidamente.

Questa pietra è un memorandum

dell'umiliazione della Germania nell'11 novembre del 1918.

É giusto dire

che la Francia aveva dato la sua parola all'Inghilterra

di non firmare un armistizio separato?

Credo che... Fu prima che fossi membro del governo.

Credo che avessimo raggiunto un accordo

che né l'una, né l'altra avrebbero cessato di combattere.

- Senza l'accordo dell'altro. - Giusto.

Ma non ne discutemmo

quando io e Churchill eravamo là,

perché accettammo la posizione della Francia.

- A Briare lui disse... - ...che accettava un armistizio?

No, lui disse che accetto

il fatto che non potevate proseguire.

Accettammo quello. Nessuno parò di un armistizio.

Ma tra un cessate il fuoco e un armistizio

c'è un'enorme differenza.

Esatto.

Lui disse: "Capiamo che voi non potete continuare".

Era chiaro.

La domanda era abbastanza semplice: "Cosa avete intenzione di fare?"

Inviai a Churchill un breve appunto quando siamo tornati da Briare,

un appunto che è stato pubblicato,

dove dicevo che andava fatta una distinzione precisa.

Se i francesi non potevano continuare a combattere era una cosa.

Ma se avessero facilitato il nemico, era un'altra cosa.

La Madeleine.

Stamattina a Parigi il Führer ha fatto una visita inattesa.

Durante il suo tour di Parigi ha visitato questo edificio.

Place de la Concorde.

L'Arco di Trionfo.

Trocadéro.

Un'occhiata alla Torre Eiffel.

Sulla sinistra del Führer, il prof. Speer.

Bisogna ricordarsi

che quando la Francia fece l'armistizio,

anche se non volevamo perdere, alla fine poi molti francesi dicevano:

"Tutto è bene quel che finisce bene. Meglio così".

Il Maresciallo Pétain, noi sapevamo cosa faceva a Vichy.

Ha formato in tutti i cantoni e in tutti i comuni

quella che si chiamò la Legione Francese.

La Legione dei Combattenti.

Era intesa per noi veterani della Prima guerra mondiale.

Tutti ci andavano la domenica, me escluso.

Sono io l'unico a non averci mai messo piede.

Sì.

Andavano all'alzabandiera sulla piazza del mercato,

tutte le domeniche, portando la Francesca e il Martello...

Non la Francesca e il Martello. Cosa avevate?

- La spada. - Quello che era.

- E avevano tutti un berretto. - Un basco.

Ovviamente non ci ho mai messo piede. Non in tutta la mia vita.

Ma quando vidi cosa succedeva, capii tutto.

Questo vecchio maresciallo

propose l'armistizio con onore, eccetera.

Lei, come giovane francese,

come considerò la giustificazione per la sconfitta?

Vi disgustò?

No, perché era la conseguenza fatale di una politica.

Era in effetti il tema della propaganda del governo di Vichy.

Se eravamo stati sconfitti, secondo loro,

era perché per anni avevamo subito la politica dei partiti,

che aveva portato la Francia in quella situazione.

Com'era questa frase?

"I partiti che tanto danno hanno fatto...

Era... No.

Era sulle menzogne.

"Le menzogne che tanto danno ci hanno fatto."

"Odio le menzogne che tanto danno ci hanno fatto."

Allo stesso tempo c'era l'altro appello del generale de Gaulle,

un appello che sembra sia stato sentito da pochi francesi.

Non l'ho mai sentito.

Ma, come aviatore, non ha avuto la tentazione...

Immagino che ci siano state delle persone nella sua stessa unità

che scelsero di continuare la lotta, come si diceva all'epoca.

Non furono molti.

Bisogna dire la verità.

La gran parte delle persone tento di fuggire nell'Africa del Nord.

Poi la situazione si stabilizzò. Non furono in tanti.

Ha mai pensato di fuggire?

Certo, ma non per molto tempo.

Mio padre mi fece capire rapidamente

che il Maresciallo avrebbe garantito un nuovo ordine, l'onore...

Il vincitore di Verdun si fece garante dell'onore della Francia

e di un ordine nuovo, che avrebbe rappresentato.

Questa politica non fu solo auspicabile, ma necessaria per molti francesi.

Avevano rispetto e fede nel Maresciallo.

A Clermont lo spirito del rinnovamento riempì "Le Moniteur" di Pierre Laval.

Gli editoriali cercavano i responsabili della sconfitta, trovandoli.

"Siamo francesi.

Troppe influenze dall'estero hanno contribuito ai nostri problemi.

Il 26 giugno 1940, nel Tribunale Correttivo

René Mons è stato condannato a 3 mesi per incitamento alla diserzione.

Editoriale.

"Esigiamo il processo ai responsabili,

e l'analisi delle ragioni effettive dei nostri problemi."

Presto si giunse alla xenofobia, all'anglofobia e all'antisemitismo.

Prendere la cittadinanza francese diventa più difficile.

Vichy annuncia un secreto:

"Va ripristinata l'élite francese".

Lo stesso giorno, il 29 luglio 1940,

Antoine Labronne, macellaio di Clermont,

è condannato al carcere e a una grossa multa

per aver venduto prosciutto avariato.

All'epoca parlavate della lettura dei giornali?

- Mai. - Mai?

Vivevamo isolati dal mondo.

C'era una qualità che tutti condividevamo,

ed era la prudenza.

Non sapevamo il punto di vista del macellaio, del lattaio,

dell'ingegnere o dell'intellettuale. Non sapevamo niente.

Come fanno tutti, stavamo in guardia.

Qual era la preoccupazione principale della gente all'epoca?

Mangiare.

Occupava la totalità del tempo?

Sì, c'erano i macelli clandestini.

Ci voleva un po' di carne per sopravvivere.

Come saprà, i francesi sono molto bravi negli imbrogli.

Si cercava di avere un po' più di pane della razione abituale,

un po' più di tabacco, sorridendo al tabaccaio.

Bisogna avere un po' più di tutto.

E c'era una sfilata di ciclisti, che tutti i sabati e le domeniche

andavano a cercare provviste.

Avevano instaurato un sistema basato sui buoni, per i razionamenti.

Io, ad esempio, ero un fumatore,

ed era qualcosa di spaventoso non avere le sigarette.

Era una cosa atroce.

La gente avrebbe fatto di tutto, anche rubare.

Ero così disperato che ho rollato anche le foglie di carciofo per fumarle.

I bambini nati in questo periodo,

tra il 1942 e il 1944,

devono aver sofferto di rachitismo, e lo dico essendo un dottore.

E c'è un paradosso,

queste giovani signore hanno un fratello,

che ha 27 anni ed è nato nel 1942,

ed è alto 1,87.

L'abbiamo nutrito così tanto per evitare il rachitismo.

Ed è diventato un colosso.

É un gran giocatore di tennis, un architetto, ma è un colosso.

Per lei qual è la definizione di borghese in una città di provincia?

Se l'essere borghese significa mangiare bene, cacciare a Sologne,

avere una tenuta di caccia nel Sanscoin e nel Sérye,

e un genero che possiede il lago di Montciniére,

allora sono un borghese.

A partire da quando avete cominciato a percepire

le conseguenze di quei tempi,

ossia la persecuzione?

Come vi sentivate? Successe qualcosa?

Niente prima del '42.

Il solo evento che ci fu

fu prima dell'arrivo dei bambini,

ancora una volta,

nel settembre del 1942,

alla riapertura della caccia.

Fu un evento?

Era importante per i cacciatori.

Le prede non erano state toccate per due anni.

Ce n'erano in abbondanza.

Fu una soddisfazione immensa per chi aveva un fucile.

Nei loro piccoli nidi, in un angolo del giardino,

come sono gentili i piccoli conigli.

Fino a pochi anni fa avevo orrore delle conigliere,

e disprezzavo e insultavo i nostri piccoli amici gentili,

che oggi sono diventati l'oggetto di tutte le nostre attenzioni.

Pensateci bene, un coniglio.

In primo luogo, la delizia di una cuoca.

Quando la sua pelle si asciuga al vento, tutta la famiglia gioisce.

Fate come ho fatto io e allevate i conigli.

Come vedete, amo, amate e noi amiamo il coniglio in tutte le sue forme.

I francesi, in realtà,

non sono molto coinvolti nella politica.

Di punto in bianco prendono iniziativa

di prendere la Bastiglia,

di fare 50 anni di guerre di religione,

o di fare la Rivoluzione Francese,

o di partire alla conquista dell'Europa.

Di solito è un popolo pacifico come gli altri.

Una cosa è certa: il francese, in generale,

amano un regime pacifico, un regime che ha autorità,

la più umana possibile.

In ogni caso, sentono un bisogno di protezione.

Sono abbastanza paternalisti.

Si spiega così l’ascesa di Pétain?

Certo. Devo aggiungere che, da sergente dell'esercito francese,

ho visto cosa è una disfatta.

E non è bella a vedersi.

Va detto che per un periodo Pétain ha avuto una popolarità straordinaria.

Veniva considerato come un buon vecchio, forse un po' senile,

ma dopo tutto aveva dato sé stesso alla Francia.

La formula non era brutta, aver dato sé stessi alla Francia.

E tutti pensavano che un vecchio come lui non poteva fare del male.

Che avrebbe potuto solo servire la causa della Francia.

Alla sua età cosa vi aspettate?

Questi argomenti, anche se deboli, lo giustificavano.

LA VISITA DEL MARESCIALLO

VIVA PETAIN! VIVA LA FRANCIA!

# Quando hai girato il mondo intero

# Si muore dalla voglia di tornare in treno

# Attaccato alla finestra per aprire la porta

# E abbracciare tutto come se fosse del buon pane

# Il vecchio campanile che se ne dorme al sole

# Si sente così bene la Francia

Questo grano maturo, pieno di fiori di campo

# Si sente così bene la Francia

# Questo giardinetto dove si vede "Attenti al cane"

# Si sente così bene la Francia

# In ogni stazione un mormorio

# Al passaggio, che dice:

# "Parigi diretto, salite sulla vettura"

# Si sente così bene il paese

# E molto dolcemente la vita ricomincia

# É stato promesso di rimediar tutto

# Ma i grandi sogni, i progetti immensi

# Per qualche giorno li mettiamo da parte

# Questa brunetta con gli occhi del paradiso

# Si sente così bene la Francia

# I negozi che chiudono prima di mezzogiorno, "Oh là, oh là là!"

# Si sente così bene la Francia

# Il piccolo bar dove ci fanno credito

# Si sente così bene la Francia

# Quel sabato dove non c'è niente da fare

# Il riposo fino al lunedì

# Boccio e riboccio, dieci in più

# Si sente così bene il paese

# Che paese?

# Quanto è bello il nostro paese, certo che sì

Mi sono perso Mers-el-Kébir.

Ho saputo cosa era successo con quindici giorni di ritardo.

Non ho mai capito Mers-el-Kébir.

Anche ora, pur avendo letto molti libri su Mers-el-Kébir,

ancora non capisco.

Per me è ancora un mistero.

Mers-el-Kébir è davvero un mistero.

Quando parlate di mistero, parlate delle motivazioni degli inglesi?

No, non ho mai capito davvero gli inglesi.

Dopo aver lasciato Churchill, sono stato membro della Camera dei Comuni.

Stavo andando alla Camera con la mia auto,

e stavo guidando attraverso Hyde Park,

e nel mezzo del parco

vidi un gruppo di marinai francesi con i pompon rossi,

col kepi,

che correvano e giocavano con ragazze nello stesso numero,

delle giovani ragazze.

Stavano correndo, e giovando, e urlando.

Non potevano capire una parola di quello che dicevano gli altri.

Provai una sensazione orribile.

Sono stato fortunato a non distruggere l'auto,

perché mi ricordai all'improvviso l'ultimatum di Churchill appena letto,

e pensai alla navi francesi a Mers-el-Kébir,

dove c'erano altri marinai,

anche loro con i kepi e dei piccoli pompon,

e mi chiedevo cosa sarebbe successo loro all'indomani.

Ecco le vittime dell'attacco più vile e ripugnante mai commesso.

L'ex alleato della Francia mostra la sua forza

solo contro chi non può opporre resistenza.

La mattina dell'attacco, qualche ora prima del dramma,

l'ammiraglio Gensoul ricevette l'ultimatum inglese.

Dopo, furono inviate delegazioni dell'ammiraglio Somerville

per spiegare le diverse opzioni concepite da Churchill:

In primo luogo, unirsi alle forze della Francia Libera.

Seconda opzione, essere disarmati.

In terzo luogo, dirigersi verso un porto neutrale fuori dalla minaccia tedesca.

L'ammiraglio Gensoul rifiutò queste opzioni,

considerandole incompatibili con l'onore di un marinaio francese.

Il rischio che non potevamo correre

era lasciare che le navi cadessero nelle mani nemiche.

Era un rischio impossibile da accettare.

Ma c'era anche un rischio dal punto di vista psicologico.

Sì, un rischio notevole.

Avreste concesso ai tedeschi un'arma di propaganda importante.

Sì, e anche a Vichy. Dio sa se se ne sarebbero serviti.

Credo che lo avevamo previsto, ma, al tempo,

non potevamo mettere in dubbio la nostra decisione.

Ci furono 1.600 soldati

che furono uccisi dalla marina britannica.

La Marina britannica cercò di prendere il controllo di quella francese.

Era evidente all'epoca.

Noi pensammo che...

Credemmo che

l'armistizio sarebbe stato rispettato dai tedeschi.

In Francia si pensava, l'aveva detto il governo di Vichy,

che la marina francese non si sarebbe mai consegnata ai tedeschi.

Per noi era una certezza.

Sono stato allevato nel rispetto nella parola data,

e non avrei mai immaginato l'eventualità di una trama politica

che avrebbe portato la marina francese nelle mani dell'Asse.

Non era in discussione.

Per noi fu un'aggressione brutale.

E c'era un problema morale supplementare,

in base a molte testimonianze,

i marinai le cui barche furono bombardate dai britannici

credettero in quel momento che stavano salpando

per unirsi alla flotta britannica.

Fu terribile.

Se ci fosse stata una qualche speranza, non avremmo mai attaccato.

Ma non c'era speranze.

Tutto quello che dicemmo sui tedeschi

fu provato a Biserta,

dove i tedeschi dettero all'ammiraglio francese

venti minuti per arrendersi,

per consegnare le barche e tutto il resto,

sotto la minaccia di un bombardamento immediato,

o di un attacco senza prigionieri.

Le nostre previsioni erano esatte.

Sapevamo con chi avevamo a che fare.

Fu allora, poco dopo questi eventi,

che i francesi,

la cui fiducia negli inglesi era stata messa a dura prova,

presero contatto con noi per la prima volta,

con il Gen. Huntziger alla Commissione dell'Armistizio a Wiesbaden,

per vedere se si potevano modificare le clausole dell'armistizio

sul piano della collaborazione militare.

A partire da queste possibilità,

evocate dalle due parti sicuramente per motivi differenti,

iniziarono le negoziazioni,

che oggi cono chiamate "collaborazione".

All'inizio delle discussioni,

Hitler e Pétain si accordarono per incontrarsi a Montoire.

Nella nostra prima riunione Laval mi disse che era germanofilo.

E visto che mi conosceva da anni,

mi chiese di intercedere per lui con Hitler. E lo feci.

Penso che Hitler ebbe l'impressione che Laval fosse sincero,

almeno su un aspetto: quando parlava di collaborazione.

E quella fu il tema del secondo incontro.

Gli sconfitti, in questo caso, volevano conoscere il loro destino.

Come sarebbe stato il trattato di pace?

Per quanto riguarda i vincitori, e l'ho visto spesso,

la gran parte delle volte non sanno cosa potrà succedere

e non possono rispondere a questo genere di domande.

Questo successe a Montoire.

Hitler non sapeva come rispondere alle domande di Pétain

ad esempio sulla demarcazione dei confini,

o sulla sorte dei prigionieri.

Quella rimase una questione indefinita.

Ah, Montoire. Fu una storia incredibile.

Ma dov'era questa Montoire?

Tutto cercavano sull'atlante per vedere dov'era.

Quando sentimmo i risultati, fu deprimente.

Il giorno dopo c'era gente che piangeva.

- Gente che piangeva? - Sì.

Poco dopo, un nuovo slogan diventò popolare:

"La collaborazione è:

'Dammi l'orologio, ti dico io che ora è'".

Quello era lo slogan.

Quella era la collaborazione.

Diceva spesso, anche in mia presenza,

che non aveva ancora deciso

se l'Inghilterra o la Francia dovessero pagare per la guerra.

Sulla base dell'"ideologia della razza"

o come si voglia chiamare questo punto di vista,

molti si sentivano più legati agli inglesi che ai francesi.

Sono convinto che la Francia, come diceva Hitler,

avrebbe potuto ricoprire un ruolo minore

in un'Europa nazionalsocialista.

Non era mai stato in Francia

o in qualsiasi altro paese estero.

Le sue conoscenze venivano solo dai libri,

che erano stati prima adattati al suo punto di vista.

E per questo aveva una visione

della decadenza del popolo francese, che era inevitabile,

e quest'ipotesi era confermata

dalla sconfitta francese.

Nei suoi viaggi, Hitler talvolta condivise i suoi pensieri con gli altri.

5 aprile 1942, ora di cena.

Il Führer spiega che in politica,

se si decide di non tener conto dei termini di un contratto,

non ha senso cavillare sui dettagli.

Per questo, si doveva assicurare che i francesi fossero in buona fede.

Non aveva senso cercare di derubare un borseggiatore esperto

come il Führer stesso.

In ogni caso, il compito principale della Francia per i successivi 50 anni

sarebbe stato di riparare il danno fatto a Versailles.

24 aprile 1942, ora di cena.

Führer spiega che non autorizzerà i matrimoni

tra membri della Wehrmacht e straniere dei territori occupati.

Tali domande si basano di solito su una frustrazione sessuale,

che è comune nelle truppe all'estero.

É colpito dal contrasto tra le foto degli uomini tedeschi

e quelle delle donne, che sono basse, lacere e deformi.

Il Führer ritiene che questi matrimoni sia condannati sin dall'inizio,

sia nei termini di felicità individuale, che di purezza razziale.

É più a favore di capricci passeggeri,

che sono inevitabili in questo tipo di situazione.

Le condizioni create dal peso dell'apparato nazionalsocialista

all'interno delle strutture tedesche dell'epoca

rese impossibile per noi rispettare le clausole dell'armistizio.

Non potevamo evitare questa degradazione,

non più di quanto potessimo evitare le altre cose terribili

che continuavano ad affliggere qualsiasi persona razionale.

Non potevamo impedire a Hitler e all'apparato del partito

di invadere l'Alsazia e la Lorena,

incorporandola nel Terzo Reich,

nominando un Gauletier

e mobilitando la forza della gioventù lorenese e alsaziana nella Wehrmacht.

Questo era fuori dal nostro potere.

Potremmo rimproverarci fino alla fine dei tempi,

ma non potevamo fare niente.

Mi ha detto che dopo la Russia fu mandato in Alsazia, e poi in Francia.

Perché? L'Alsazia non era in Francia?

No. Per noi non era territorio francese.

La gente era a favore della Germania.

Io ci ho portato tutta la mia famiglia.

C'erano sicuramente persone male intenzionate,

dei patrioti capaci di fare qualsiasi cosa.

Ma non erano molti.

Ho sempre avuto l'impressione di essere in un paese dalle origini tedesche.

E ora?

Non ci sono più tornato.

No, ma cosa ne pensa adesso?

Penso che sia vero, che sia Germania.

Ecco uno spettacolo di cameratismo delle Waffen S.S.

Il divertente reportage di Bruno Fritz.

il giocatore tedesco è preso di sorpresa, e cade

sul ghiaccio.

Rimane in piedi. Sente troppo freddo.

Grazie alla collaborazione economica franco-tedesca,

100.000 operai francesi ora lavorano in Germania.

Tutte le settimane quattro treni lasciano la capitale

e si dirigono nelle grandi regioni industriali tedesche.

Oggi, alla Gare du Nord, il Consigliere di Guerra Michel

è venuto a stringere la mano del lavoratore n° 110.000:

il sig. Edouard Lefébvre.

Allora, sig. Lefébvre, lei era disoccupato?

- Giusto. - Da quanto tempo?

Oramai erano due anni.

- É sposato, ha dei bambini? - Sì, esatto.

Questa vasta organizzazione ha già conseguito due risultati:

minore disoccupazione e comprensione tra i lavoratori.

Dal 1923 ho lavorato per il ministro dell'Economia e del Segretario di Stato.

Il sig. Lansfried mi incaricò nel giugno 1940 di andare a Parigi per dirigere

la sezione economica del comando militare della Francia occupata.

Volevano evitare che un funzionario nazionalsocialista occupasse quel posto.

Lei non era un membro del partito?

Sì, mi ero iscritto al partito poco prima,

su richiesta del sig. Lansfried.

Cercammo di conciliare il ragionevole col possibile,

si agire col massimo senso di giustizia,

per servire sia gli interessi francesi, che quelli del nostro paese.

La famosa democrazia, negli ultimi 20 anni,

si è dimostrata incapace di eliminare questi quartieri miserabili.

Il Reich Nazionalsocialista, invece, fornisce ai suoi lavoratori

in tutta la Germania case, scuole e asili.

Questo è un nuovo insediamento in un piccolo paese industriale.

Ovviamente ci troviamo un asilo,

una clinica, un centro maternità e un laboratorio di radiologia.

Si ha l'impressione da questi filmati

che la propaganda tedesca fosse aperta nei pregiudizi razziali,

e che spesso implicava che la disciplina e la struttura tedesca

fossero qualità necessarie per pulire e sistemare

il "disordine francese".

Sì, c'è una parte di verità in quello che dice.

Nei nostri uffici di Parigi, c'era anche una sezione di propaganda.

Ma ricevevamo ordini direttamente da Berlino.

E vorrei segnalarvi che, dall'inizio della mia attività,

credo che ci fu la prima vista a livello ministeriale del governo francese.

nel settembre '40 venne il Ministero dei Trasporti.

Era accompagnato dal proprietario di una scuderia,

che voleva il permesso per ricominciare le corse dei cavalli,

un passatempo nazionale molto diffuso al tempo.

Le corse sono molto frequentate.

Una cosa è evidente, Parigi è tornata sé stessa.

Parlai con i miei collaboratori e dissi: "Perché no?"

E le cose ripartirono e continuarono fino al 1944.

I teatri, grazie a noi, poterono riprendere la loro attività.

Andavamo spesso a teatro, da soli o con gli amici.

Anche i tedeschi vedevano le corse dei cavalli,

e dunque fu in modo naturale che avvennero contatti tra le due parti.

Le relazioni personali si svilupparono tra le due parti,

senza dubbio per diverse ragioni.

Non ignorerà che la tendenza in Francia dopo la guerra

è stata quella di negare che questi contatti siano mai esistiti.

Invece questi contatti ci sono stati.

La Germania era in trionfo, e non c'era un solo fronte

da cui il suo esercito non usciva vittorioso.

Va detto che l'esercito francese sulla gioventù francese

fece una grande impressione. La vista di questo esercito tedesco,

a torso nudo.

Le voglio ricordare che sono figlio di militari,

che anche io sono stato soldato.

Il senso di responsabilità, la gerarchia e la disciplina,

un esercito disciplinato era molto importante per quelli come noi.

Per la prima volta vedevamo un esercito che avremmo sognato essere il nostro.

L'esercito francese non poteva competere.

Non aveva niente che potesse incutere timore in una popolazione.

É terribile, ma va detto. É la verità.

Giuriamo solennemente

di unire

e di mettere tutte le nostre forse,

la nostra fede,

il nostro ardore,

al servizio del Maresciallo,

al servizio della Francia.

Una serata accanto al fuoco del campo ha terminato la riunione di tre giorni

in cui la volontà e la disciplina dei giovani e l'unione con i loro capi

si sono affermate ancora una volta.

I francesi credono che i militari debbano essere duri come il ferro,

e alla fine dei conti si rivolgono sempre a loro,

per ripristinare l'ordine, per prevenire un colpo di stato,

o per organizzare un colpo di stato.

Ma finiscono sempre sui militari,

col basco, il pompon, la sciabola,

indipendentemente dal grado.

I francesi amano il loro esercito.

Poesia del Gendarme C. Languillon,

pubblicato in prima pagina de "Le Moniteur" il 24 novembre 1940.

"Il suo nome risuona come uno sparo.

Pétain! Spirito che vuole la sua anima sempre in lotta

Ma la bontà è sempre più distante

Il grande vittorioso, ancor più grande nella sconfitta

Intriganti, stranieri, buffoni e cretini,

ti hanno fatto toccare la morte, oh, Francia stupefatta

Il vincitore di Verdun, facendo tabula rasa

rinnova la nostra casa da cima a fondo

Un lavoro erculeo, una ripresa difficoltosa

E dalle rovine si odono gemiti sopiti

Profittatori dal passato, coprono le macerie"

Pétain, in una serie di discorsi, tirò le conclusioni di questa sconfitta.

E lo fece con competenza. Era molto seducente.

Se uno leggesse i testi adesso,

e non li leggo da anni,

ma scommetto che se li dovesse leggere

rimarrebbe alquanto sorpreso.

Sì, i testi si calano molto

sull'inconscio collettivo dell'epoca.

Proprio così.

Dette le colpe al parlamentarismo.

Sì, al parlamentarismo.

Una classe dirigente sospetta, straniera,

cosmopolita, se non meteca.

E ovviamente il Partito Comunista.

Il Partito Comunista era la causa di tutti i mali.

Tutti gli hotel furono requisiti

e l'Hotel du Parc fu occupato da Pétain e dal suo stato maggiore.

Lì ho incontrato il mio amico, il colonnello Gorosse-Tardou,

che abitava con Pétain.

Era il capo di gabinetto dell'aviazione.

Per questo ero spesso all'Hotel du Parc.

Era sempre affollato, con tanta gente nei dintorni.

Tutti parlavano a bassa voce, e spiavano i propri vicini.

Io invece non ero abituato,

ma quando parlavo seguivo l'esempio di tutti.

"Shh, fai piano, stai zitto!"

Non ci si fidava di nessuno.

Non ci fidava del nemico o degli altri?

Un po' di tutt'e due.

Lei è un Repubblicano?

Non molto.

- Non molto? - No.

Lei è un monarchico?

Sì, sono un monarchico.

Attualità francese, tardo 1940.

Gonthier de Basse, pilota sergente, veterano del '14-'18,

volontario nel '39, ferito a Dunquerque,

ha voluto fare, di propria volontà, la seguente dichiarazione.

Dal mio ritorno dall'Inghilterra

a bordo della nave ospedale La Sphinx il 5 ottobre scorso,

sono rimasto sorpreso dal numero di miei compatrioti che ancora credono

che i feriti a Narvik e a Dunquerque

furono ben curati dai nostri ex-alleati.

Per questo ho deciso di condividere le memorie di questa triste avventura.

Quando siamo arrivati in Inghilterra,

non avevamo alcun pregiudizio verso i nostri camerati inglesi.

Ma dopo la tragedia di giugno,

quando fummo invitati a servire un'altra bandiera,

quando si offrirono di pagare le nostre paghe in sterline,

abbiamo potuto solo rispondere con sdegno e indignazione.

Noi soldati francesi possiamo servire solo i nostri colori.

Tutto il resto sarebbe un tradimento.

Francesi, miei camerati,

è nostro dovere stare a fianco del nostro capo, il Maresciallo Pétain,

per garantire alla Francia un posto d'onore in una nuova Europa,

e per consentire ai prigionieri di tornare a casa immediatamente.

Il compito è difficile.

Quelli che cercano di dividerci sono nostri nemici.

Restiamo uniti, siamo disciplinati.

L'idea era di uscire dalla guerra, a qualunque costo,

il più velocemente possibile.

C'erano 15.000 marinai francesi a Liverpool.

Andai a parlare con loro.

Cercai di convincerli a continuare la guerra.

Ma non ci fu niente da fare.

Eravamo così a corto di personale

necessario per scavare le trincee,

e offrimmo soldi per farlo.

Si rifiutarono.

Mi dissero: "La Francia non è più in guerra.

Non abbiamo più il diritto di scavare le trincee."

Pensi a che tipo di atteggiamento.

Avevano rancore, volevano uscire.

E quello che sarebbe diventata l'Inghilterra non era cosa loro.

Dato questo atteggiamento,

pensavano che fosse inconcepibile

che gli inglesi potessero riuscire dove l'esercito francese aveva fallito.

Il 17 giugno 1940, la vaporiera "Le Massilia"

esce dal porto di Bordeaux verso il Marocco.

A bordo si trovano molti parlamentari.

L'evento fece scorrere molto inchiostro.

Mi sono imbarcato senza sospettare che "Le Massilia" era una trappola.

Quelli che rimasero a Bordeaux capirono rapidamente

che avrebbero potuto sfruttare la circostanza,

per dire all'opinione pubblica che la partenza della nave,

e il fatto che alcuni politici fossero a bordo,

fosse segno di panico, di fuga, di abbandono.

In altre parole, una diserzione.

Le persone a bordo de "Le Massilia", che volevano invece combattere,

furono considerati codardi che evitavano la lotta.

E paradossalmente alcuni di noi,

tra cui Viénot, Jean Zay, Wiltzer e io,

fummo accusati di diserzione,

quando in origine il piano era quello di combattere.

E per quanto mi riguarda io mi sono sentito obbligato a partire,

visto che la mia unità era partita ed era mio dovere seguirli.

Tutti finimmo a Rabat. C'era un sacco di gente.

E andai a pranzo,

al "Balima," un gran ristorante di Rabat dove ci incontravamo.

C'era uno dei miei cugini,

Du Jonchay, era un aviatore,

e naturalmente discutemmo di cosa era successo.

Fu lui che mi segnalò Pierre Mendès-France,

che era al tavolo con una bella donna,

era sua moglie.

Mio cugino si girò verso di me e mi disse:

"Il nostro Segretario di Stato è il responsabile della sconfitta".

E c'era il nostro piccolo Segretario, lì seduto,

bevendo champagne.

Quello champagne mi fece infuriare.

Andai verso di lui,

e gli dissi che non poteva comportarsi così,

dopo la sconfitta,

bere champagne in pubblico come se fosse deliziato

da quello che era successo.

E poi?

Glielo dissi

che se l'avessi rivisto l'avrei messo alla porta.

E gli detti il mio biglietto da visita.

- Fece un bel trambusto. - Stava provocando un duello.

No, gli detti il mio biglietto per fargli sapere chi ero.

Per non nascondermi.

Quale fu la sua reazione?

Si alzò, rimase fermo,

e non disse niente.

Io ero capitano, lui un tenente.

Capisco.

C'era un senso di resa, del tradimento,

ma anche l'antisemitismo cominciò a fare capolino.

Quelli che non osavano dichiararsi antisemiti cominciarono a parlare,

al punto che la Francia iniziò ad adottare valori tedeschi,

e cercò di avvicinarsi a Hitler,

nella speranza di creare un'Europa dove Francia e Germania avrebbero collaborato

e ovviamente l'antisemitismo divenne un elemento comune

tra molti tedeschi e molti francesi.

E, ovvio, io e Jean Zay avevamo la sfortuna di essere ebrei.

Io, in effetti, ero ebreo. Jean Zay lo ero solo in parte.

Era convertito, come aveva fatto suo padre, ma era di origine ebree.

Questo non ha impedito un'atroce campagna contro di lui,

che è terminata, come sapete, col suo massacro.

Jean Zay fu arrestato. Sua moglie incinta era a Casablanca.

Fu molto difficile per lei trovare un posto in ospedale,

o a trovare qualcuno che la aiutasse.

C'era un odio tale.

Quando le cliniche o gli ospedali sapevano che era la moglie di Jean Zay,

non avevano il coraggio di ammetterla in maternità o in una clinica.

Non può immaginare il settarismo che regnava al'epoca.

La gravidanza della sig.ra Zay fu comunque un periodo molto difficile

Lei viveva con mia moglie,

e hanno passato insieme molte ore crudeli,

durante le quali venivano maltrattate. Anche mia moglie

ha passato un periodo molto difficile e molto duro.

Alla fine,

Madeleine Zay ha partorito il suo bambino,

che ho visto, perché fui arrestato

poco dopo la nascita del bimbo.

E quando fui trasferito a Clermont-Ferrand,

dove avevo conosciuto Jean Zay, io avevo visto sua figlia e lui no.

JEAN ZAY COMPARIRÀ DOMANI IN TRIBUNALE

Il giudice del comitato era il Colonnello Leprêtre.

Non faccio di solito nomi,

ma la sua reputazione è ancora viva al tribunale militare di Clermont.

L'uomo era molto intelligente,

brillante, sveglio e astuto,

ma aveva un lato di perversità repressiva,

di odio verso qualsiasi accusato,

soprattutto se era uno di sinistra.

Provava un piacere intenso nel vedere un uomo importante accusato.

Anche fuori dall'interrogatorio, andava qualche volta in prigione,

solo per parlare con i prigionieri.

Entrava in cella, si metteva a sedere sul letto,

facendo finta di parlargli con semplicità.

E visibilmente provava gioia

di avere in suo potere degli uomini,

uomini che erano stati importanti.

Era qualcosa di molto malsano, di molto particolare.

Una persona strana.

Confessava qualcosa nei suoi momenti di rilassatezza?

Un giorno mi disse: "So bene cosa pensa di me".

Era sicuramente intelligente per capirlo. Molto intelligente.

Mi disse: "So bene cosa pensa di me,

ma in una società organizzata ci sono dei compiti,

che devono essere svolti

e ci devono essere gli uomini che lo fanno.

Tutte le società hanno bisogno degli spazzini", scelse questa parola.

Fece valutare le ragioni del processo

e il contesto politico e razziale?

No, il nostro obbiettivo era raggiungere un risultato soddisfacente,

e avevamo a che fare con magistrati sensibili a questi argomenti.

Anche se avessimo detto che l'essere ebrei non doveva influire il giudizio,

sapevamo benissimo che invece avrebbe influito.

L'udienza fu estremamente tesa.

Iniziò alle 9 della mattina con una dichiarazione di Mendés-France,

che il colonnello trattò con un disprezzo evidente.

Gli avevano dato un tavolino e una caraffa d'acqua.

Cominciò con una dichiarazione introduttiva, che era la seguente:

"Colonnello, signori, sono ebreo, sono un frammassone,

ma non sono un disertore. Il processo può cominciare".

La corte era presieduta da un personaggio un po' frenetico,

che si chiamava Colonnello Perret,

un colonnello carrista d'assalto,

che aveva un odio particolare per il Generale de Gaulle,

perché erano stati insieme a Saint Cyr

ed erano in competizione.

Odiava quello che aveva a che fare con de Gaulle, o il gaullismo.

Quindi, era un personaggio molto frenetico,

che teneva le udienze in modo abominevole.

Che mi abbia condannato non è la cosa peggiore che posso dire di lui.

In altre occasioni condannò a morte.

Fu responsabile di esecuzioni,

cosa che è infinitamente più grave

di qualcosa di cui potrei rimproverarlo di persona.

Devo dire che all'inizio c'era una sala estremamente ostile.

Una sala era stato manipolato, senza dubbio alcuno.

Donne col volto pieno di odio.

Questa volta non farò nomi.

In realtà c'era gente che odiava,

gente che era in attesa di condanne crudeli,

che erano desolati dal fatto che non mi fucilassero all'istante,

che si lamentavano se mi davano la parola per difendermi.

Erano stati dati 300 o 400 tagliandi di ingresso,

ma solo sei erano per la difesa.

Anche sui tagliandi c'è una cosa pittoresca.

Siccome avevano distribuito un numero limitato di tagliandi,

e c'era una forte richiesta, allora si sviluppò un mercato nero.

C'erano dei bistro a Clermont che faceva i bagarini.

Mi sono sentito lusingato, perché i prezzi erano molto elevati,

Venti franchi per uno spettacolo. Costava più del cinema.

Senza dubbio l'opinione pubblica fu molto influenzata

dai giornali dell'epoca,

giornali che attribuivano una colpevolezza a priori

degli inquisiti politici che erano in giudizio.

Fecero sfilare il mio colonnello, il tenente colonnello e il generale

e tutti vennero a testimoniare che non avevo disertato.

Quando il commissario del governo, di cui non farò il nome,

si alzò e annunciò con voce strozzata

che era stato condannato a sei anni di prigione per diserzione,

Mendès gli disse: "Commissario, credo che otterrà la Croce di Ferro.

Avete ben lavorato per il vostro padrone".

EX SEGRETARIO DI STATO CONDANNATO A 6 ANNI DI PRIGIONE PER DISERZIONE

Non so se Rochat le ha detto di un uomo che venne da me il giorno seguente.

e lui disse: "Sono un sostenitore di Pétain,

e sono indignato per quello che è successo ieri, è uno scandalo.

Il Maresciallo non deve sapere cosa sta succedendo.

È indispensabile che il Maresciallo sia avvertito.

L'ho visto stenografare l'udienza", ed era esatto:

"Potrebbe darmi una copia da portare al Maresciallo?"

Rochat gli procurò una copia che portò al Maresciallo.

Naturalmente non successe niente.

E l'uomo che prese la copia era un certo sig. Giscard d'Estaing.

Sono questi bambini, gli alunni delle scuole francesi,

che il Maresciallo considera la speranza nella nostra nazione.

È venuto a parlare semplicemente, come riesce sempre a fare,

in una scuola modesta del villaggio di Périgny.

Potete mettervi a sedere.

Non dovete stare in piedi per ascoltare.

Giovani allievi delle scuole di Francia,

avevo il desiderio di parlarvi oggi

nel giorno in cui ricominciate l'anno scolastico,

per dirvi che è importante che sappiate che conto su di voi

per aiutarmi a ricostruire la Francia.

Col lavoro, con coraggio, facendo del vostro meglio.

In piedi.

Dovevo passare da Vichy per raggiungere il posto a Billancourt

nella prima quindicina dell'agosto '40.

Molti mi avevano detto che il M.llo Pétain era molto stanco,

e che aveva due ore di lucidità al giorno.

Immaginate la mia sorpresa quando incontrai quest'uomo,

un anziano, certo, ma ben dritto,

con uno sguardo marmoreo,

di cui molti hanno già parlato,

e che aveva una calma straordinaria,

mi chiese gentilmente di mettermi a sedere e di sentirmi comodo,

e mi disse: "Sig. Lamirand, qui si parla molto di lei".

In un suo giro, il segretario generale della gioventù, il sig. Georges Lamirand

ha visitato il campo di Lavalette, che forma i capi dei Cantieri Futuri,

il cui compito è formare lo spirito degli uomini del domani.

Ha potuto vedere questo gruppo di giovani

uniti da un ideale, che vivono una vita grande e semplice,

in contatto continuo con la natura, il lavoro e la semplicità,

le basi fondamentali su cui ricostruire il paese.

Parlammo e pensai tra me e me: "Che sfortuna.

Hanno detto che ha due ore di lucidità al giorno,

e sono capitato in quelle due ore".

Sono un appassionato dei problemi della gioventù,

ma non avevo assolutamente idea che,

nella posizione che il Maresciallo Pétain voleva affidarmi,

c'erano tanti argomenti affascinanti e molti problemi da risolvere.

Ripetete con me: "Viva la Francia!"

Evviva il Maresciallo!

Dopo di che Louis Renault accettò questa missione,

dicendo a Pétain: "Glielo presto per un mese".

E il Maresciallo Pétain, col suo spirito incredibilmente fine,

aggiunse: "Bene, un mese.

Ma se non le importa, facciamolo rinnovabile".

E lo rinnovò per 30 mesi.

Il sig. Lamirand ha inaugurato la mostra dei disegni

inviati al Maresciallo Pétain dagli scolari francesi.

Tutti i piccoli hanno voluto rispondere all'appello che gli era stato posto,

hanno voluto mostrare al Maresciallo le loro città, i villaggi, le loro case,

raccontando con un'immagine la loro vita quotidiana.

Come favore speciale, a una scolara di Francia, forse la più giovane,

è stato permesso di portare a Pétain una lettera scritta teneramente.

C'era l'aggiunta di un nuovo elemento

al famoso trittico dell'epoca:

Lavoro, Famiglia, Patria.

Onorare il lavoro, la famiglia e la patria.

E la Révolution nationale?

Era una frase fatta.

Il Maresciallo ve l'ha già detto a più riprese

cosa intende per rivoluzione sociale.

Ha la profonda impressione

che viviamo in un sistema sociale ingiusto,

nel quale c'è troppa miseria, troppa ingiustizia.

Ed è questo che il Maresciallo vuole cambiare.

Ha la volontà e la determinazione di portare felicità alla Francia,

più felicità, chiedendo a tutti di partecipare a questo sforzo comune.

Cari giovani, ecco la rivoluzione sociale del Maresciallo.

E allora iniziò a preparare l'evasione il meglio possibile.

Si faceva crescere la barba, poi se la radeva, la rifaceva crescere,

e un giorno alla fine decise di andare via.

Devo dire che non sono molto atletico,

ma mi sono preparato, facendo ginnastica nei mesi precedenti.

Dovevo arrampicarmi, e poi saltare da un muro molto alto.

Ma dovevo prendere il rischio.

E una volta fatto il salto, sarei stato in libertà.

Nel momento in cui stavo per saltare,

c'erano degli alberi piantati lungo il viale,

udii un brusio di voci inaspettato.

Cercai di vedere nella semi-oscurità.

C'era una coppia sull'albero.

Potete immaginare l'oggetto della loro conversazione.

Lui aveva dei desideri precisi, e lei non aveva ancora deciso.

Mi sembrava durasse troppo a lungo.

Alla fine disse di sì,

ma ebbi l'impressione di una resistenza molto lunga.

Poi sono andati via, e io ho saltato.

Vi posso assicurare che ero più felice io rispetto a lui.

Vorrei incontrarlo un giorno e fargli sapere

come trascorsi il tempo quella notte con quella coppia.

Come fu ammirato dalla sua audacia.

E come la sua mancanza di audacia mi sembrasse un po' inopportuna.

Comunque,

l'amore, il destino e la fuga alla fine si imposero.

Si camuffò?

Ero camuffato, ma non enormemente.

Non molto, perché all'epoca

molti, per camuffarsi, si facevano crescere la barba

e c'era una sorta di sospetto a priori per le persone con la barba.

Mi feci crescere i baffi.

Cambiai il taglio di capelli in un modo molto particolare,

molto caratteristico, con la divisa nel mezzo.

Mi misi un paio di occhiali.

E poi cambiai il modo di vestirmi in generale.

Il giorno successivo andai a fargli la mia visita quotidiana

per sapere se era fuggito o no.

Arrivai e vidi tutte quelle persone con i metri a nastro,

che prendevano le misure. Erano completamente isterici.

"Cosa vuole?"

- "Sono qui per vedere il mio cliente." - Che cliente?

"Vuole vedere Pierre Mendès-France?" - "Sì."

- "Non sa che è andato via?" - "Davvero? È andato via?"

Così scoppiai a ridere, e la cosa li fece arrabbiare.

Grandi dispositivi di sicurezza, c'era l'allerta su tutte le strade,

fecero verificare tutti i treni.

Il mio piano era di non contattare nessuno, di non contare su nessuno,

di essere tagliato fuori da tutte le piste possibili e immaginabili.

Devo dire che la vita in Francia in quel periodo

è molto difficile da immaginare, e ancora di più da descrivere.

Avevi un vecchio paio di scarpe che speravi che ti durasse.

Ma se c'era un buco, non c'era pelle per ripararle.

Non c'erano piatti, non c'erano accendini,

non c'era niente.

È davvero difficile ricostruire a distanza di tempo

com'è vivere in un paese

dove tutti sono sempre alla ricerca di tutto.

La nuova moda di Parigi sono le calze di seta senza seta.

Quello che dovete fare, signore, è tingere le vostre gambe.

È facile e pratico. Basta pensarci.

Le signore stanno scambiando le giarrettiere con i pennelli.

Ma forse è preoccupata di quello che succede facendosi il bagno?

Errore. Le calze dipinte resistono all'acqua.

E poi Elizabeth Arden garantisce che non si smagliano.

Ecco un gesto parigino che non vedremo più.

Dove va la Francia? Dove va l'Europa?

Nel palazzo di Chaillot, davanti a 3.000 persone,

il sig. Alphonse de Chateaubriant parla del dramma francese.

In questo momento, sta prendendo forma

un'immensa unità continentale.

Un gigantesco pezzo geografico,

con una sola dottrina politica ed economica,

fino alla punta estrema dell'Europa,

rappresentata dalla Francia.

Da qui deriva l'importanza della Francia,

perché la Francia diventa, in questo caso, la punta avanzata

e l'ultimo bastione sull'Atlantico di questo immenso continente,

di fronte a un altro grande continente, l'America,

che si appresta ad assorbire l'antico ordine delle cose,

l'antica ricchezza e il credo capitalista,

l'oro antico e l'uomo antico,

per farne il suo ultimo rifugio,

la sua ultima fortezza,

e il suo ultimo esercito.

Spero davvero che tutto quello che ho appena detto

serva a spiegare il vero significato della parola "collaborazione".

È indubbio, che dopo un primo periodo,

questo veleno fece una strage.

A poco a poco la gente iniziò a capire che si trattava di propaganda,

e che visibilmente il governo attuava una politica

che loro stessi definivano di collaborazione col nemico.

A poco a poco, la gente cominciò ad aprire gli occhi

e cambiarono idea.

Ma questa propaganda face comunque una strage.

Sa benissimo che l'antisemitismo e l'anglofobia

si risvegliano facilmente in Francia.

Anche se le reazioni al momento

sono dormienti o attenuate,

basta un evento o un incidente,

una questione internazionale, un affare Dreyfus,

per vedere rinascere cose che credevamo assopite,

che credevamo fossero scomparse, e che invece erano solo assopite.

Edouard Drumont fu il primo in Francia a esaminare la questione ebraica.

L'Istituto della Questione Ebraica celebra oggi con la sig.ra Drumont

il coraggio dei suoi precursori.

In questa occasione il sig. Laville ha voluto dirci qualche parola.

Su cento francesi di antica stirpe,

almeno il 90% sono bianchi puri, senza commistione razziale.

Questo non è vero per gli ebrei.

Sono nati da un meticciato che è oramai millenario,

tra gli Ariani, i Mongoli e i Negri.

Quindi, l'ebreo ha un volto, un corpo, un attitudine e gesti propri.

È rassicurante vedere che il pubblico si interessa particolarmente

allo studio delle caratteristiche degli ebrei

che sono presentati nella sezione morfologica "Gli ebrei e la Francia".

nell'ottobre del '40, quanto tornai a casa in permesso,

seppi che a un mio amico, un insegnante,

non gli permisero di insegnare quell'autunno,

perché sua madre era ebrea, quindi era mezzo ebreo.

Avevo già conosciuto ebrei prima,

ma non vedevo differenze tra ebrei, cattolici, protestanti

e le persone che non credevano nella religione.

Ancora non era un sentimento di rivolta,

ma cominciai a interrogarmi.

- Aveva dei professori ebrei? - Mi faccia pensare.

Ne avevamo uno.

Sì, fu licenziato.

Sempre la stessa cosa. Nessuno ci disse niente.

Senta, penso che dobbiamo fare una piccola distinzione.

Penso che quando parliamo dell'insegnante che abbiamo citato,

credo che tentammo, nella misura del possibile,

di trovare qualche lavoro, qualche ripetizione.

Lo facemmo per un altro collega che era stato licenziato.

Come dice lei, non fu molto, ma avevamo una certa simpatia.

Ma ci provaste davvero con impegno?

Potevate pensare a un licenziamento collettiva degli insegnanti di Clermont?

Non era possibile.

Non si rende conto della mentalità della gente.

Un licenziamento collettivo?

Nell'autunno del '40 Vichy pubblicò il Decreto Ebraico.

In un piccolo annuncio su "Le Moniteur" un negoziante avvertì la sua clientela

che era francese di vecchia stirpe.

Signore, è lei Marius?

Sì, sono io Marius.

Lei porta molte decorazioni.

Ho combattuto nel '14-'18.

- Quelle sono le decorazioni del '14-18? - Esatto.

Deve essere stato un uomo molto coraggioso.

Ho fatto come gli altri. Ho fatto il mio dovere.

Durante la smobilitazione della Seconda guerra mondiale,

nel momento della sconfitta, come reagì?

Sicuramente non eravamo molto contenti.

Come veterani del '14-'18,

la sconfitta ci toccò enormemente.

C'erano molti negozi gestiti da ebrei?

Sì, c'erano.

Ne deve aver visti molti.

Proprio così.

Come dire, se ne andarono.

Sono andati in esilio.

Sono andati in esilio. Ma non ci sono stati arresti?

C'erano arresti dappertutto.

E li ha visti?

Sì, sfortunatamente.

Mi dica, al momento della comparsa del Decreto Ebraico,

sembra che lei abbia pubblicato un annuncio.

Esatto.

Un annuncio su "Le Moniteur".

Lei è ben informato.

Vede, signore, eravamo quattro fratelli.

Fu la soluzione che trovai al fatto che alcuni pensavano che fossimo ebrei.

Il mio nome suona ebraico, Klein.

Ma io sono cattolico.

E io avevo dell'inquietudine.

Per quello non ero tranquillo.

Allora risposi che avevo quattro fratelli che fecero la guerra.

- E che ero francese. - Tutto qua.

In altre parole, voleva far sapere alla sua clientela

che lei non era ebreo.

Esatto.

Per quale motivo?

Perché qualcuno diceva che ero ebreo.

Gli ebrei venivano arrestati e loro dicevano che eravamo ebrei.

Mi capisce? Non posso consentire

che dicano che sono ebreo, quando sono cattolico.

Ecco perché ho messo, come ha detto, un annuncio.

Quattro fratelli erano in guerra, uno è stato ucciso.

Gli altri tre sono stati imprigionati.

Anche gli ebrei hanno combattuto come fratelli nel '14-'18.

È giusto, è corretto.

Senta, io non sono mai stato un razzista.

Che uno sia ebreo o maomettano,

a me interessa che ognuno faccia il suo dovere.

In quel caso sono francesi come gli altri.

Mi capisce?

Lei non era tra quelli che il regime di Hitler

aveva messo tra i primi della lista.

Aveva conosciuto ebrei, comunisti o massoni che lo erano?

Ho incontrato più ebrei di quanti ne incontrerò in tutta la vita.

Nella farmacia c'erano due ragazze in prova,

che erano ritenute malfattrici solo perché erano israelite.

Una era la figlia di uno del Politecnico di Parigi,

un uomo notevole,

e anche lei era una ragazza di grande spessore.

L'altra era la figlia di Hirsch, un collega di Strasburgo.

Nessuno voleva avere niente a che fare con queste ragazze.

Le aveva bandite.

Aveva avvertito tutte le farmacie di Clermont per non farle assumere.

- Lui chi è? - L'ispettore delle farmacie?

L'industria cinematografica gli ha dato l'occasione per rubare i miliardi.

Tannenzaft, noto come Nathan, che agli occhi del mondo

è il simbolo del cinema francese,

è costato alle casse pubbliche quasi 700 milioni.

Lei andava molto al cinema allora?

Andavo molto al cinema perché mi piaceva,

ma c'era un'altra ragione, quando avevo scoperto

che il cinema era un rifugio

divertente e gradevole,

dove sedersi alle 3 del pomeriggio,

soprattutto in quelli permanenti

dove si può restare nell'oscurità per ore,

e quindi senza essere percepito.

Era davvero un bel nascondiglio.

In molti film francesi di prima della guerra,

c'erano attori ebrei, o registi ebrei,

e nei crediti dei film i nomi ebrei erano stati cancellati.

Parigi: "Attualità mondiali" è riuscita a filmare parte del processo

al giudeo Tannenzaft, noto come Bernard Nathan.

La nostra presenza indiscreta disturba l'accusato che chiede più discrezione.

Ha sollevato un'obiezione, che è stata rigettata dal tribunale.

Vada via. Mi lasci stare.

Questa non è una commedia, è una tragedia.

I tedeschi non volevano farlo sapere,

ma volevano vedere i suoi film.

C'erano operette. C'erano le prime pellicole a colori.

Alcune, come "La Ville Dorée" non erano propaganda, altre sì.

Film come "Süss l'ebreo" erano pura propaganda.

E la cosa forse più rivoltante

che non c'erano solamente quelle di produzione tedesca,

e poteva essere comprensibile,

visto che ci avevano occupato,

ma che furono presentate dalle autorità francesi,

fatte da francesi,

per conto di organizzazioni francesi,

doppiate da francesi.

GLI EVENTI IN QUESTO FILM SONO BASATI SU FATTI STORICI

All'inizio, gli appassionati di cinema pensavano che questi film fossero

come qualsiasi altro film tedesco.

Ma la gente rapidamente cominciò a rendersi conto

che erano film tipici di propaganda,

nel senso più odioso e rivoltante.

Questo portò a una specie di sciopero degli spettatori.

Anche quelli che non erano interessati alla Resistenza,

che avevano preso l'abitudine di andare a vedere film tedeschi,

provarono una sorta di disgusto

e si rifiutarono di prendervi parte.

Signori, il dossier criminale di questo giudeo non mostra niente

di tutte le sofferenze del nostro popolo durante la sua tirannia.

È per questo che do la parola alla persona che più ha sofferto.

Io non chiedo niente. Siete voi i giudici.

Giudicatelo secondo la legge.

Per favore, Sturm, nessuno ha più diritto di lei di giudicarlo.

Non sono stato designato io.

La sofferenza è troppo soggettiva.

Sarebbe ingiusto.

Comunque c'è un vecchio articolo del codice penale che si può applicare:

"Se mai un giudeo con una cristiana...

"Se mai un giudeo commettesse un atto carnale con una donna cristiana,

sarà impiccato in pubblico sul patibolo della città.

"Se mai un giudeo commettesse un atto carnale con una donna cristiana,

sarà impiccato in pubblico sul patibolo della città,

come giusta punizione

e perché la sua morte serva ad altri di esempio."

Abbiate pietà! Non ho fatto niente di male!

Ho sempre agito in nome del mio salvatore!

Non è colpa mia se il vostro duca ha voluto tradirvi!

Vi giuro che posso sistemare tutto. Ve lo giuro!

Prendete quello che ho, i miei soldi, ma lasciatemi la vita!

Sono innocente!

Sono solo un povero ebreo. Lasciatemi vivere.

Voglio vivere!

Voglio vivere! Vivere!

Il Consiglio di Stato rende noto col mio tramite

la volontà del popolo del Württemberg.

Tutti gli ebrei dovranno lasciare il Württemberg nei prossimi 3 giorni.

Ciò vale per tutta la regione.

Il decreto è stato dettato a Stoccarda il 4 febbraio 1738.

Possano i nostri discendenti aver la sorte di non dimenticarlo,

e così facendo

risparmieranno a sé stessi dolore e sofferenza,

e preserveranno il loro sangue

dall'influenza di questa razza maledetta.

C'era una categoria di persone a cui "Süss l'ebreo" piacque davvero.

Gli antisemiti,

che vedevano confermate le proprie idee.

C'erano poi i collaboratori.

E poi c'erano persone che venivano a vederlo per caso.

Credo che l'80% della clientela che veniva a vedere "Süss l'ebreo"

pensava che fosse un normale film di intrattenimento.

I film tedeschi non erano molto buoni.

Comunque, impiegavano molti attori francesi.

La Continental aveva fatto molti film francesi prima della guerra.

Tino Rossi e altri filmarono per la Continental.

Sotto il segno dell'arte, le vedette sono pronte a partire per la Francia.

Alla Gare de l'Est abbiamo riconosciuto Albert Préjean,

Danielle Darrieux,

Suzy Delair,

Junie Astor,

Viviane Romance.

Rispondendo all'invito del dott. Karl Fröhlich,

presidente della Corporazione del Cinema Tedesco,

questi artisti saranno per 12 giorni ospiti dei camerati

negli studi di Vienna, Monaco e di Berlino.

Parigi: l'arrivo del sig. Heydrich,

generale delle S.S. e capo della sicurezza,

rappresentante del Reich a Praga,

incaricato a Parigi dal sig. Himmler, capo delle the S.S. e della polizia,

di installare nelle sue funzioni il sig. Oberg,

Generale di Divisione delle S.S. e della polizia nei territori occupati.

Il sig. Heydrich è presidente della Polizia Criminale Internazionale,

una commissione di cui la Francia ha sempre fatto parte.

Il generale ha approfittato della visita a Parigi per ricevere il sig. Bousquet,

segretario generale della polizia,

e il sig. Hiller, segretario generale dell'amministrazione.

Il sig. Heydrich ha anche preso contatto col sig. Dartier de Pellepoix,

incaricato delle Questioni Ebraiche, così come col sig. De Brinon.

Com'era la Parigi dell'epoca?

All'epoca c'erano due Parigi.

Quella della gente che lottava per sopravvivere,

e poi c'era la Parigi mondana.

Quella a cui mancava solo Régine.

Non c'erano dubbi.

Tutti hanno vergogna di parlarne oggi,

ma per alcuni la vita a Parigi era stupenda.

Maxim's e Le Boeuf sur le Toit andavano a gonfie vele.

L'industria cinematografica non si fermava mai.

Per quello che so, per quello che ho sentito dire,

I film francesi erano molto buoni,

perché alcuni produttori erano fuggiti negli Stati Uniti.

Molti registi avevano continuato a fare delle belle carriere,

ma si sono dimenticati di quello che gli dissero allora.

Parigi era un posto di divertimento folle.

Vi posso assicurare che c'erano delle notti parigine molto importanti.

Molto allegre.

Bene, ragazzi. Da questa parte.

Andiamo dritti alla fonte per rinfrescarci la gola.

Cosa le successe nel 1937?

Non può neanche immaginarselo.

- È una storia lunga. - Fai attenzione perché...

Prima facciamoci un bicchiere, poi vediamo cosa c'è da fare.

Credo che oggi ce lo siamo meritato.

È vino rosso?

Sì, è rosso come lo sono io.

Cosa successe in questa cantina?

Questa cantina ha visto di tutto.

Qui ci fu l'inizio della Resistenza nell'Alvernia.

La notte che arrivarono le prime armi,

siamo venuti in questa cantina.

E cantavamo l'Internazionale, ma non eravamo comunisti,

ma Pétain cantava la Marsigliese,

e noi avevamo l'obbligo di cantare l'Internazionale.

Alla cerimonia dell'alzabandiera la gente partecipava con riluttanza.

- Ma comunque venivano? - Erano obbligati.

È in momenti come quelli che cominci a comprendere

il carattere delle persone.

- Cosa vuol dire? - Erano morti di paura.

Con qualche eccezione.

C'era davvero un rischio a non venire?

Macché rischi. Non rischiavano niente.

- Pensavano ci fosse un rischio. - Pensavano di sì.

Avevo l'impressione che qui ci fossero pochi studenti

che sostenevano con ardore de Gaulle.

Per esempio, c'era il figlio di un collega,

di cui non ricordo il nome, e qualcun altro.

E tra gli insegnanti?

Non saprei dire quanti insegnanti lo sostenevano.

C'erano dei giovani che avevano una certa simpatia,

ma non c'era lo stesso entusiasmo,

lo stesso entusiasmo che stava guadagnando forza

tra i giovani.

Come se lo spiega? Sembra che succeda spesso.

I giovani sono in generale molto più sinceri e molto più vivi.

Riflettono meno.

Forse si potrebbe dire che sono meno prudenti.

Sono più empatici. Che ne pensi?

- Sono meno spaventati. - Vero.

Alcuni dei miei allievi furono presi.

Non saprei dire chi. Qualcuno.

A loro nome, sono state intitolate delle strade.

C'era, ad esempio, Bacaud.

Una strada che si trova andando verso Fontviége.

Lo avevo in prima, era un ragazzo affascinante.

- Era nella Resistenza? - Sì.

Quelle persone,

come aveva detto Dionnet, avevano formato una rete.

L'abbiamo scoperto solo molto dopo.

Continuavano a fingere di essere studenti normali.

Lo scoprimmo solo dopo un certo lasso di tempo.

Forse Dionnet, che era nella Resistenza, lo sapeva.

Come era per gli altri?

Come reagirono gli altri a vedere il banco di qualcuno vuoto?

Non saprei dire. Non mi ricordo esattamente.

Quando i genitori di uno studente venivano arrestati,

e suo figlio veniva a scuola il giorno successivo...

- Non riesco a ricordare. - Come può dimenticarlo?

Non se ne ricorda più?

No, non mi ricordo più.

Non esempi concreti.

Vedo alcuni esempi concreti sul muro.

Quelli sono ex studenti...

Non sono gli studenti morti nella guerra del '14-'18?

Dice che è la Seconda guerra mondiale.

Cerco di ricordare... No.

Con grande entusiasmo, Clermont-Ferrand dà il benvenuto al Maresciallo Pétain.

È venuto per approvare la costituzione dell'Unione Regionale dei Contadini

e assistere alla chiusura della Crociata d'Inverno del Soccorso Nazionale.

Il capo di stato ha poi ricevuto le donazioni per il Soccorso Nazionale

da parte dei contadini venuti da tutto il dipartimento.

Una cerimonia simbolica in cui la campagna di aiuto francese

acquisisce tutto il suo senso.

Un grande giorno per la nazione che ha sentito battere il suo cuore

aperto alla speranza.

FINE DELLA 1ª PARTE

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