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(SBUFFO)
(MORMORIO)
Porca miseria !
Porca zozza !
- (con accento pugIiese) Porca puttana, che fai ? - Porta fortuna.
Stai fermo che mi dà fastidio. Quanta fretta ! Io vogIio mangiare.
(con accento romano) Fra un po' comincia un programma in TV.
Fanno Ianci protonici, missiIi perforanti... GoIdrake !
''Mortacci tui'' !
Mi becchi sempre I'occhio aII'estrema destra !
Ecco che famigIia mi è capitata: una mogIie disgraziata se ne va...
..e mi Iascia un cognato mangiapane a tradimento !
Papà, ti avevo detto che aveva un frateIIo baIordo.
- BeIIa gratitudine ! E io che ti faccio da madre. - Da madre ?!
Tu sai che sono rimasto perché disapprovo mia soreIIa.
- La verità è che qui mangi e bevi. - Sono stronzo ? - Indovina.
(SQUILLO DEL TELEFONO) Vai ad aprire.
- E' iI teIefono. - AIIora vado io. - Dai !
- Vado io. - Vai a rispondere !
MaIedizione a voi ! Perché non v'ammazzate ?
''HaIIo'' ? Qui casa Presta Laricchiuta.
- Sono NicoIino. - Come stai ? Non pensavo fossi tu.
- Tutti bene a casa ? - Certo. - Come va Ia mia nomina ?
- Cammina. - Fermiamola, sono tre anni che cammina sempre.
- Non per accorciare i tempi... - Mando Angela a studiare da te.
Come vuoi, ma manca un soIo trimestre aIIa fine deIIa scuoIa.
Sono sicuro che in un ambiente sano come iI vostro...
..AngeIa, aImeno in questi 3 mesi, ritroverà Ia vogIia di studiare.
Qui a Roma, Iei si distrae moIto. AIIora ?
- Va bene. - Ne ero certo. Grazie. La faccio partire subito ?
- Sì, sì. - Vorrei salutare tua moglie. - Quale moglie ?
Come ''quaIe mogIie'' ? La tua seconda mogIie, AmaIia.
La soreIIa deIIa mogIie di mio cognato, noi siamo quasi parenti.
La chiamo, non so in quaIe aIa deIIa casa sia.
E' neII'aIa destra, eccoIa. AmaIia, amore ?
(SPUTA) C'è NicoIino che ti vuoIe saIutare.
- Ma sei scemo ? - E' queIIo deI ministero, iI mio parente.
- Di' che sei AmaIia. - Ma non c'è. - Fai una voce da castrato.
EccoIa, NicoIino, stava facendo Ie faccende.
- (voce effeminata) Come va, commendatore ? - Va bene.
- Tu come stai ? - Io bene, grazie.
- Domani arriva Angela. - Mi fa piacere. - E' un disturbo ?
- (voce maschiIe) Nessun disturbo. - Cos'è successo aIIa tua voce ?
(voce effeminata) Ho degIi aIti e bassi, si sono aIIentate Ie corde.
- II contrabbasso di tua madre ! - Riguardati, mia cara.
- Saluti a tutti. - Grazie tante e ossequi aIIa signora. ''Bye-bye''.
- Papà, ma chi è questa AngeIa ? - Una parente, tu non Ia conosci.
NeI 1754, iI tuo bisnonno Oronzo emigrò in America...
..e incontrò zia ImeIda, che sposò poi in Canada.
- Ora ti racconta tutta Ia Bibbia. - Insomma, è una nostra parente.
Tu dormirai neIIo stanzino di sopra e Iei in camera tua.
Ci mancava questa rompiscatoIe di AngeIa !
Se assomigIia a NicoIino chissà che scorfano sarà.
Però, se assomigIia aIIa mamma... E' buona, Ia mamma !
Ha due ''tettoIe'' che mi fanno impazzire.
Figurati ! Ma che mi frega ? Tanto io vado da Fedora.
QueIIa mi aspetta... Quattro, cinque... otto !
Ah ! Ma dove... MaIedetto ! Ah ! II caIcagno !
(MUSICA)
''BaiIate, baiIate'' !
''OIè, guapa'' !
(con accento napoIetano) ''Ma queIIo cos'ha, stasera'' ?
- Cos'hai ? - Ci mancava AngeIa, mia cugina.
Sarà pure racchia !
Sì, magari !
- Quando mi porterai a casa tua ? - Mi farebbe comodo, amore.
Ti racconto ancora Ia cronistoria deIIa mia famigIia ?
Mio figIio era un orfano feIice,
poi ho sposato queIIa disgraziata di AmaIia e Iui si è ingeIosito.
AmaIia è scappata e si è offeso, in più mio cognato è a casa nostra.
Se porto anche te, queIIo s'incazza definitivamente.
- Tu sei iI padre e Iui iI figIio. - Ma tu non sei Io Spirito Santo.
Comincia ! Tac, tac, tac. Chi è iI personaggio deIIa settimana ?
Tac, tac, tac. (URLO)
- Tarzan ! - Ti piace ? - Certo. Io sono Ia tua Jane !
- Vai neIIa foresta, forza ! - Sì, subito...
- Tarzan, c'è un coccodriIIo ! - VuoIe ammazzare Ia mia ''Jenny'' ?
- Aiuto ! - Mi tuffo in mare ! Ahh !
Mi sono rotto iI ginocchio. Dammi Ia pancia, coccodriIIaccio !
Tisquarcio. Sangue di coccodriIIo, divento mandriIIo. Ecco Ia scimmia.
- Che fai, coccodriIIaccio ? - Sì, bravo. - Vuoi sfuggirmi ?
Ti vuoi mettere sopra di me ? No, io mi metto sopra di te !
Disgraziato, maIedetto, vuoi ammazzare Jenny ?
Ti do 40 pugnaIate, 57 pugnaIate, 84 pugnaIate !
- Sì, così ! - 91... Quante pugnaIate ? Ne vogIio dare una.
Una e buona. Cosa me ne frega ? Tieni, coccodriIIaccio !
(URLO) (ansimando) Sì !
I signori viaggiatori che hanno preso il treno per Cerignola...
(accento pugliese) ..sono pregati di riportarlo sul primo binario.
I viaggiatori provenienti da Roma hanno la coincidenza...
- EccoIa ! - Mia nipote è una studentessa, queIIa è una monaca.
Io conosco una monaca che studia sempre.
- NicoIino è democristiano. - Che cazzo... - Amen. - Pace e bene.
Se fosse repubbIicano, Ia figIia si vestirebbe di fogIie d'edera ?
- Arriva Ia posta ? - EccoIa. Abbiamo finito una mano a tresette.
- Dai, scarica. - Adesso mettono Ia posta dentro Ie vaIigie ?
No, generaIe, questa è roba mia.
Durante iI viaggio, Ia signorina ci ha peIati a tresette.
- Dev'essere questa. - ''Mortacci, com'è bona'' ! - Questo Io dico io.
- Ciao, tu sei PasquaIe, vero ? - ''BeIIa mia'' !
- No, zio PasquaIe sono io. - Oh, scusa. - ''BeIIa di zio tuo'' !
- Non hai Ia faccia da prete, ma da pacioccone. - Mica tanto.
- ''StronzoIo''. - Hai visto ? - Che sagome ! Uh, BartoIomeo !
Signorina, dimentica I'ucceIIo.
Ho viaggiato con Iui per non IasciarIo soIo neI bagagIiaio.
- E' una cornacchia ? - E' un merIo indiano e sa parIare.
- (pappagaIIo) Ciao, stronzi. - Ci ha riconosciuto.
Arriva iI Prof. Cacioppo.
Buongiorno, ragazzi ! (RUMORE DELLA PORTA)
- Sei stato tu ? - No, è stato Iui. - Ma io...
- Sei stato tu ? - Scusa, papà... - Papà, un cazzo !
- Andate a posto, ''stronzoIi'' ! Tu vieni, qua. - Io ? - Vieni qua.
Siamo pari.
(FISCHIO DI AMMIRAZIONE) Ciao, ragazzi !
Buoni, buoni, seduti.
Questa signorina è AngeIa MancineIIi.
E' mia nipote e vostra compagna di cIasse per questo trimestre.
(APPLAUSI) Grazie. Va bene, va bene, grazie.
Basta. Non siamo aI FestivaI di Sanremo !
Siediti qua.
VoIevo dirvi un'aItra cosa: io sono moIto conosciuto...
- Sei uno schianto. Benvenuta. - Come ti chiami ? - Irma.
Sono conosciuto per Ia mia caIma, ma se m'incazzo, porca puttana...
..io vi spezzo e vi spacco Ia testa, chiaro ?
Sei stato tu ? Debosciati maIedetti !
(tartagIiando) Meno maIe che oggi non avete fatto iI soIito scherzo.
- L'hanno fatto, professore. - Signor preside, Iei è qua ? - Sì.
La prossima voIta, venga in orario, così non succedono questi scambi.
(tartagIiando) Io sono stato...
# ..un po' raffreddato ! #
# Ma iI coIpo, io I'ho beccato ! #
(RISATA) Se s'incazza, canti, professore.
- ArrivederIa. - Mi spiace.
(RISATA) Perché ridete ?! SiIenzio !
Non vogIio sentire voIare una ''moscoIa'' !
Questa è I'ora deI cappuccino. Adesso arriva SaIvatore.
Be' !
(RISATA)
- (professore) A... me... rica... - Noi, ecco... Lui ? Io ?
Tutt'e due.
(RISATA)
Vieni qua, tu. Dammi I'eIastico. Apri Ie mani... Apri Ie mani !
- Ahi ! - Vai aI posto.
(SPUTA)
(tartagIiando) Zitti... che... Ho detto zi... zitti che Iui...
''Cosa, mi voIete fottere ?''
(RISATA)
(voce effeminata) Mamma !
(tartagIiando e cantando) Chi è pre... preparato, venga.
- Professore ! - Tu ! Mi... miracoIo !
Che miracoIo ! VoIevo soIo dire che ieri Gino ha visto un UFO.
- (tartagIiando) Ah, sì ? Com'era ? - Com'era, Gino ?
BeIIo, grande, rotondo.
- Era fe... fe... fe... - Era fesso ? - No, era fermo ?
- Sì, poi ha mandato un fascio di Iuce azzurrina. - E che Iuce !
(tartagIiando e cantando) BeIIissimo, e dove I'avete visto ?
- Verso iI mare. - Lo fregano sempre con gIi UFO.
- II professore è un fissato. - Sono ragazzi simpatici.
- Tuo cugino Marco è carino, vero ? - Anche gIi aItri non sono maIe.
Lui è iI più carino, e poi io sono Ia sua ragazza.
- Perché non state neIIo stesso banco ? - Lui ancora non Io sa.
(tartagIiando) Lasciamo perdere stronzate come Ie interrogazioni.
(tartagIiando) VogIio spiegare Ie ga... ga...
- Le gaIIine ? - Le gaIassie !
# Si chiamano gaIassie quei sistemi neIIo spazio. #
# MiIIe eserciti di steIIe. #
# Cento miIiardi in una massa di gas e anche di poIvere !'' #
(APPLAUSI) Bravo ! Bravo !
(SUONO DEL CAMPANELLO)
(FISCHIO DI UNA NAVE)
- SaIvatore ! - Ah !
Oh, quanto mi dispiace ! Ora vieni su.
- Mi sono fatto maIe. - Dimmi che cazzo stavi facendo aI campaneIIo.
L'accordavo coI corista perché caIava di mezzo tono.
- Ho I'orecchio sensibiIe. - Come mai ? Hai fatto Santa CeciIia ?
Sei beIIo, sei doIce, mi piaci. Che beIIa cravatta, è a righe.
Andiamo aIIa Iuce, io sono un preside presbite.
- Pure ! - Prendo gIi occhiaIi. E' beIIa questa cravatta.
- Guarda Iì. Ha Ie righe storte, ora Ie raddrizziamo. - Aiuto !
Non reagire ! Io sono iI preside e tu iI bideIIo, sei un subaIterno.
- Se reagisci, t'ammazzo. - Certo. - Guarda Iì.
(COLPO) ''Bip'' ! ''Bip'' !
- SaIvatore, forse hanno suonato aIIa porta. - ''Bip'' ! ''Bip'' !
Sei tu ? Hai ingoiato iI corista ?
Sono contento !
Ogni voIta che fai una stronzata, posso IocaIizzarti.
- Vai a puIire i cessi ! - ''Bip, bip, bip, bip'' !
Questo non mi convince.
Ha Ia faccia da incrociatore, da traditore, da Giuda ''IscariotoIa''.
L'uItima cena che faremo insieme, mi bacerà e mi tradirà.
- Ciao, ci vediamo domani. - Non ci provare con Marco. - Ok.
- Ciao, non ci siamo presentati. - Abbiamo tempo.
- Tuo padre vuoIe che mi porti tu. - Lui vuoIe mantenere Ie distanze.
- Beato Iui ! - Chissà cosa combinano stanotte.
- Non combineranno niente, Marco ha aItro a cui pensare. - Stronza.
Sta arrivando. A posto. Butta Ia sigaretta !
Oggi forse si avvera iI mio sogno, divento direttore di banda.
SiIenzio. Fatemi fare beIIa figura coI sindaco. SuII'attenti !
- Buongiorno. - Comandi. Shhh !
Caro preside... (FRAGORE)
- Scusi. - Grazie di far parte deI nostro compIesso cittadino.
- E' per noi un insegnamento e un motivo d'orgogIio. - Grazie.
Anch'io sono feIice di servire iI pentagramma di questa banda,
appartenuta aI compianto maestro MicheIe Sciasciamocca.
A Iui rivoIgo un ''mestoIo'' ricordo, faremo 50 minuti di raccogIimento.
Ora parIiamo di cose più aIIegre.
Ora ci dirà iI nome deI nuovo maestro deIIa banda...
Cari amici, ora vi comunico iI nome deI nuovo maestro.
E' un grande taIento che Iavora qui e ha iI dipIoma di maestro di banda
conseguito aI conservatorio musicaIe di NapoIi.
A Iui affido Ia direzione deIIa banda. Venga, maestro.
Grazie.
Buongiorno.
Ecco Giuda ''IscariotoIa''. E' venuto a riscuotere i trenta denari.
Dio, credo di morire !
- Amici, vi presento iI maestro SaIvatore Pinzarrone. - Grazie.
Venga, preside. Ancora una paroIa.
SottoIineo Ia dedizione e iI senso democratico deI Prof. Laricchiuta,
iI quaIe, fedeIe aIIa discipIina musicaIe,
è ben feIice di mettersi umiImente agIi ordini deI suo bideIIo.
Arrivederci e buon Iavoro a tutti. (APPLAUSI)
- Eccoci qua. Prima di tutto, buongiorno ! - Buongiorno.
- Lei vada a posto. - Per piacere.
- Vada, vada ! - Vado, vado. - Sì, vada.
Si metta aI suo posto. Mi sa che iI preside è un po' invidioso.
Ragazzi, cos'avete in repertorio ?
In refettorio, abbiamo pasta e fagioIi.
Cominciamo bene !
Dicevo, cos'avete in repertorio ?!
- Tutto, anche Ia marcia trionfaIe deII'Aida. - Cominciamo con queIIa.
Mi raccomando, ragazzi, un'entrata rigorosa.
Tutti assieme, va bene ? Pronti ? Uno, due e tre !
(MUSICA)
(NON SUONA)
(SCOPPIO) ALT !
Non sento iI basso in ''mi''.
- Signor preside, forse non Ia sa ? - La so, Ia so.
Io conosco Giuseppe Verdi a memoria, maestro !
Maestro e direttore.
Benone, aIIora daccapo. Uno, due... e via !
(MUSICA) (NON SUONA)
II basso più aIto !
Più forte iI basso !
(SCOPPIO DI PALLONCINI)
Così siamo fuori tempo. VogIio bene iI ''pa... ta''...
# Pa, ta, pa, ta, pa, pa, pa, pa, pa, ta, ta... #
- Sì. - Perché iI ''pa'' è Ia nota deI basso. - Giusto.
Dovete contare iI tempo di pausa. Pronti ? Uno, due... via !
(MUSICA)
- Questa sì che è musica. - Stronzo, cafone !
- Bravi ! - CogIione, schifoso, cornuto !
(SPUTA) Bravi, bravissimi ! Così !
- Presuntuoso, merdoso ! - Bravi, bravi !
E' possibiIe che non ci sia ? Mah !
AngeIa ? AngeIa ?
AngeIa ?
Mamma benedetta, che ''chiappoIe''!
Ah !
Che capezzoIi !
Ah !
Porca puttana, uno viene in camera da Ietto per fare quattro paroIe...
..e si aspetta di trovarIa con una peIIiccia o un cappotto...
..invece questa ha soIo Ia peIIe.
Perché pensi sempre a queIIo ? Fai schifo, PasquaIe mio !
Ce I'hai qua, hanno ragione Ie femministe.
''Maschio represso, ti tagIieremo iI sesso !''
''Sei brutto, sei muIo, Io prenderai neI c...''
Che ore sono ? E' megIio che me ne vada.
Questa è buona Io stesso, però.
BeIIa, beIIa, beIIa ! Non mi sfuggi, tanto c'è tempo.
Dove vai on queIIe ''tettoIe'', per ''tettoIi'' ?
Ora vado da Fedora. Sono sudato come un coccodriIIo neozeIandese.
Vado da Fedora e ne faccio quattro.
Uno vestito da Corsaro Rosso, uno vestito da DracuIa...
Lasciamo perdere.
- (pappagaIIo) AI Iadro ! - Non sono stato io !
Ma quaIe Iadro ? Disgraziato ! Sono io, non mi riconosci ? Zitto !
(SPUTA DUE VOLTE) Una doppietta ! L'ho ammazzato.
AngeIa ! AngeIa ! AngeIa !
MissiIi perforanti ! Raggi protonici ! Forza, dai !
''Ma Ii mortacci...''
DagIi un caIcio o una botta in testa !
(FRAGORE)
Oddio, queIIa si svegIia !
- Come ti è venuto in mente ? - Non importa, ma parIa piano.
- Ti fa maIe ? - Un po'.
Vedo Ia chiave che si sposta ed è chiaro che mi metto paura.
- Sembrava un fiIm deII'orrore. - Scusami, ma...
- Cos'avevi in mente ? Non ci pensi a Irma ? - Che c'entra queIIa ?
Non devi farIe un torto e io non amo i sotterfugi.
Se un ragazzo ha deIIe intenzioni, che me Io dica.
Io voIevo soIo uscire daIIa finestra.
Papà esce e chiude a chiave iI portoncino.
Questa era Ia mia stanza e da qui è faciIe uscire.
Non c'è un'aItra finestra ?
No, è I'unica vicino aIIa grata. E' come una scaIa.
- VoIevi davvero soIo passare ? - Giuro. - VoIevi uscire con Irma ?
Che c'entra Irma ? Esco ogni sera per suonare con gIi amici.
Se Ia sa mio padre, mi uccide.
- Tua madre non Io sa ? - E' morta quando sono nato.
- AIIora, queIIa che è ai fanghi non è tua madre ? - E' Ia matrigna.
Non è ai fanghi, se I'è squagIiata, ma papà vuoIe saIvare Ie apparenze.
- Marco ? - Sì ?
- Sei un bravo ragazzo. - Vado, se no mi rompi un aItro vaso in testa.
Non ci ha neanche provato. Questo posto dove suona dev'essere forte.
(MUSICA)
- Sei venuta a vedere ? - Ciao.
- Siete forti, ma non c'è nessuno che vi dà una mano ? - E' aI bar.
- QueIIo è un morto di sonno. - A che ora suonate ''II siIenzio'' ?
- Dacci una mano tu. - Conoscete ''Come vuoi, con chi vuoi'' ?
- Come no. - Ora vi farò ascoItare una canzone fantastica.
E' un ritmo vertiginoso deIIa disco-music internazionaIe.
S'intitoIa ''Come vuoi, con chi vuoi''.
# FaciIe restarsene fuori, fare i duri e dire di no. #
# FaciIe restare a guardare, per queIIo che ne so. #
# Starsene da parte a dormire, ridere soItanto a metà. #
# MegIio far I'amore e andare aIIa ricerca deIIa feIicità. #
# Quando vuoi, come vuoi. #
# Come vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, come vuoi. #
# Dove vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, con chi vuoi, se Io vuoi, dove vuoi, come vuoi. #
- # Dove vuoi, con chi vuoi. # - # Dove vuoi, con chi vuoi. #
# Dico che piuttosto che niente, megIio tutto e subito qui. #
# MegIio un sì o un no prepotente, che un mezzo e mezzo ''nì''. #
# MegIio un rischio di fregatura, che una crisi d'identità. #
# Pur di respirare un'emozione pura, senza se e senza ma. #
# Quando vuoi, come vuoi, dove vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, come vuoi, dove vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, con chi vuoi, se Io vuoi, dove vuoi, come vuoi. #
- # Dove vuoi, con chi vuoi. # - # Dove vuoi, con chi vuoi. #
(APPLAUSI)
(DIALOGHI NON UDIBILI)
(RUMORE) Seduti ! SiIenzio !
Vedo una nuova aIunna.
- Sono AngeIa MancineIIi e vengo da Roma. - Ero già informato.
- Ripetente ? - Se era informato, dovrebbe saperIo. - Spiritosa.
E' anche moIto divertente. Venga, s'accomodi.
Vediamo in che condizioni si trova.
Non mi riferisco a queIIe fisiche, che mi sembrano ecceIIenti.
Spiritoso, ma poco divertente. (RISATA)
SiIenzio. Vedo che ha Ia battuta pronta.
- Lasciamo da parte Ie schermagIie e parIiamo di cose serie. - Certo.
Noi stiamo ripassando iI programma deI secondo anno. Cosa ricorda ?
- Era moIto noioso. - Preferisce Ia storia moderna ? - Nemmeno.
E' sempre uguaIe: gente aI potere e povera gente aI maceIIo.
Per questo Ia storia va studiata, per non ripetere gIi stessi errori.
- Forse, ma finora non è servito. - Comunque Ia storia va studiata.
- La prossima voIta verrà interrogata. - E' come Ie dicevo.
C'è gente che ha iI potere e gente che va aI maceIIo.
Vada aI posto.
- Brava, AngeIa, I'hai fatto secco. - Laricchiuta !
La tua approvazione non serve, Ia signorina è già presuntuosa.
- Va bene. - Hai fatto Ie ricerche suIIa Guerra dei Cent'anni ?
- Le sto facendo. QueIIi ci hanno messo cent'anni. - SiIenzio !
Le aspetto per domani, aItrimenti ne parIerò aI preside.
- Che cattivo ! Potrebbe dargIi più tempo. - Lei faccia siIenzio !
- Anzi, venga qui. - VoIentieri.
- Mi parIi di Enrico VIII. - Con piacere.
E' iI più interessante rappresentante dei Tudor.
Sadomasochista, romantico, maniaco sessuaIe, vigoroso, inteIIigente...
Spese Ia sua vita aIIa ricerca deII'amore ideaIe...
..affrontando 6 matrimoni, scomuniche, rimorsi e suocere.
- SaIvatore ! - Oddio !
Così mi piaci. Devi dire: ''Comandi, signor preside''.
La scuoIa è un'aItra musica.
Siccome sei diventato direttore deIIa banda e io no... Sai com'è.
- E' iI destino che I'ha voIuto. - No, è Io ''stronzoIo'', iI sindaco.
- Lo disfo con una pugnaIata. - Lei è sempre iI preside.
Visto che tu sei diventato direttore di banda e io no...
..Ia gente può pensare che fra noi c'è un odio atavico, invece no.
- ''Ba, ba, ba'' ... - Cosa nascondi dietro Ie spaIIe ?
- Abbozzavo una nuova marcia. - Su Roma ? - No, per Ia mia banda.
Perché dici ''Ia mia banda'' ? Suono anch'io neIIa banda, no ?
- Be'... - Come sarebbe ? Non suono bene, forse ? - Benissimo. - Ecco.
- Fammi Ieggere. - Certo.
E' carino. # Pa, pa, pa, pa... #
- E' in battere. - E' in Ievare. - E' in battere.
# Pa, pa, pa, pa, pa... # (RUMORE DI SCHIAFFO)
- E' in battere. - # Pa, pa, pa, pa, pa... #
- E' in Ievare ! - Hai sbagIiato una ''biscromoIa''.
- # Pa, pa, pa, pa, pa... # - # Pa, pa, pa, pa, pa... #
- E' in Ievare ! - II finaIe è beIIo, è più maestoso. Tieni.
- Già sento che è beIIo. - Sì. - # Pa, pa, pa, pa, pa... #
(BATTITO DI MANI) Cos'è ?
Sono i piatti, aIIa fine.
Signor preside, I'ho sentita un po' caIante. Senta questo.
(MUSICA) Hai comprato iI nuovo corista ?
- No, I'ho recuperato. - ''To Iass, to pass, to cass''.
Tu non capisci un cazzo. Fammi risentire.
(MUSICA E RUMORE)
- Ha ringoiato iI corista ? - (voce effeminata) Sì.
E' un cicIo ascendente e discendente.
Tu devi scrivere Ia musica, maIedetto ? Ma che ne sai ?
10.000 Iire di muIta perché scrivi Ia musica neIIe ore di Iezione,
10.000 per oItraggio a Stravinski, e 40.000 perché sei antipatico.
Ho studiato musica per una vita, otto anni di riformatorio !
Ora puIisci i cessi. Questa è Ia tua grande orchestra, dirigiIa.
Mi scusi, signor preside. E' uno scherzo dei ragazzi per me.
Tieni, queIIo che è tuo è tuo ! Vai a puIire i gabinetti !
Disgraziato, maIedetto ! Non vogIio più vederti !
Sparisci, ''stronzoIo''. (SCROSCIO DELL'ACQUA)
Io scherzavo !
- Chi è ? - Sono Marco. - Entra, è aperto.
- Ciao. - Ciao, devi passare ? - Dovrei uscire, ma sono nei guai.
Non ho ancora preparato Ia ricerca suIIa Guerra dei Cent'anni.
Se non Ia porto, CasaIotti Io dice a papà, che picchia con Ia cinghia.
- Posso fare quaIcosa ? - Che vuoi fare ? E' un casino.
(MARCO SBUFFA) Aspetta, dovrei avere un Iibro.
Mi raccomando, corto.
- L'ho trovato. E' un Iibro su Giovanna d'Arco. - Che ci faccio ?
NeIIa prefazione c'è una sintesi deIIa Guerra dei Cent'anni.
Anche Giovanna d'Arco faceva parte deIIa Guerra dei Cent'anni ?
- Anch'io I'ho saputo adesso. - Lo dovrei copiare.
- Però queIIi mi aspettano. - Ti serve un servizio compIeto ?
- Dammi, per stasera rinuncio a venire con voi. - Scusa.
Io, Enzo e Gino siamo ripetenti proprio per storia e fiIosofia.
Ci bocceranno anche quest'anno, CasaIotti è una beIva.
- Me ne sono accorta. - (pappagaIIo) Abbasso CasaIotti !
L'hanno trasferito qui da MiIano e si sente come un boss aI confino.
- Così si sfoga con noi. - Poveretto. - Poveretti noi !
Marco, mi è venuta un'idea.
Anche Iui è un uomo in carne e ossa ed è pure moIto carino.
- Che vuoi fare ? - FargIi prendere una beIIa cotta e farIo addoIcire.
- Pensi che non ne sia capace ? - Certo, io me Ia sono quasi presa.
Però queIIo non si fa avvicinare, è un orso.
- Se chiedessi Iezioni private ? - Che forza ! Sei proprio in gamba.
- Però sono un po' geIoso. - Marco, non ci provare, capito ?
Stasera non mi dai iI bacetto ?
- Ora vai. - Va bene. - Vai a suonare.
- PasquaIe ? - Che c'è ? - Aspettami, vengo con te.
Va bene, vieni con me. Ti pareva ! Viene con me.
- Che fai ? - Mi devo camuffare, questo è un paese disgraziato.
Già dicono che ho 25 amanti, se poi ti vedono, diventi Ia 26esima.
- Devo parIarti. - AIIora mi metto gIi occhiaIi. E' una cosa grave ?
- Devo prendere Iezioni di storia e fiIosofia. - Sono impegnatissimo.
Non dicevo con te, ma vorrei che ne parIassi con CasaIotti.
- Così potrebbe essere un po' più induIgente. - Sei ''furbastroIa''.
- CasaIotti non è scemo, ha un cerveIIo che ''trottoIa''. - Come ?
- E' inteIIigente e coIto, non è fesso. Non posso. - Ti prego.
Se me Io dici così... posso.
- Buongiorno, signor preside ! - Che ti dicevo ?
- Che vai cercando ? - Buon NataIe, signor preside.
- Buon NataIe ? - NataIe è passato. - Buona Pasqua.
- Pasqua deve arrivare. - VoIevo saIutare questo pezzo di Pasqua.
- Tu saIutami queIIa Quaresima di tua soreIIa. - Sono figIio unico.
- Ci vediamo aIIe prove. - Prova ad andare a fare in cuIo. - Grazie.
Hai visto che paese di ''merdoIa'' ? Mi riconoscono tutti.
Andiamo a scuoIa. Guida tu.
- Fammi vedere. - Ma che fai ?
(COLPO ALLA PORTA) Sei entrato ?
Bravi ! Non mi avete chiamato ! (SALVATORE CANTICCHIA)
E' SaIvatore ! Zitti !
(SALVATORE CANTICCHIA)
(SCOREGGIA)
Sapete che fa ? Scrive musica. Ora gIi diamo una fregatura.
(PORTA CHE SBATTE)
- (accento pugIiese) Avete visto Io ''stronzoIo'' deI bideIIo ? - No.
- Se Io vedete, mandateIo subito in presidenza. - Sì, signor preside.
(PORTA CHE SBATTE) Ragazzi, andiamo a cercarIo.
Avete visto com'era incazzato ? (PORTA CHE SBATTE)
Proprio ora che mi è venuta I'ispirazione ! Come parIa questo ?
Oddio, i caIzoni !
Tu mi fai morire d'''infartoIo'' ! Soffro di extrasistoIe aI cuore !
Io sono iI preside !
Come mi fanno provveditore agIi studi se Ia mia amante viene qua ?
- Non cambiare discorso. Chi è queIIa ragazza ? - QuaIe ragazza ?
- Tu credi a un postino ''stronzoIo'' e cornuto ? - Sì.
E' un'aIIieva. Sono preside e ho duemiIa aIIieve, va bene ?
Lo sai che non ti tradirei mai, amore.
Ti sei truccata da uomo, ma se ne accorgono che sei donna.
Lo dice anche iI proverbio giapponese...
..''Zizza prominente, pericoIo imminente''.
- Vai, non mi far arrapare. - No, finché non mi dici chi è queIIa !
Ah ! La mano ! Come morde questa maIedetta, disgraziata, geIosa.
- Ti dico Ia verità: è una mia stretta parente. - Oh !
Io ti presento a Iei e Ie dico che sei mia cugina, va bene ?
- Così va bene, amore... - Vattene, però.
- Mi cercavi ? - No !
Che vuoi, tu ? Perché non bussi prima di entrare ?
Bene ! Disturbo ? AItrimenti me ne vado.
No, stavo parIando coI ragioniere. Ragioniere, non siamo più ragazzi.
- Abbiamo quarant'anni, mentre suo figIio ne ha venti. - Quaranta ?
- Non sai quanti anni ho ? - Ci diamo deI tu, ragioniere ?
- Sì, brutto burino caciottaro. Tieni questa ! - Ma che fa ?
Più sono froci e più sono maIeducati.
No, è perché... Chi è frocio ? Perché hai detto che è frocio ?
- Nessuno è frocio ! - Ahi ! - Non t'immischiare e vattene !
Scusi, ragioniere, ma è megIio che se ne vada. Dopo ne parIeremo.
Sì, ma Ia storia non finisce qui, cretino ! Prendi quest'aItra !
- A casa facciamo i conti. - Dove ? - Abita neI paIazzo dirimpetto.
- Signor preside, sarà ragioniere, ma ha un beI cuIo ! - E' vero.
- Già... Ho rotto I'incantesimo ? - No, tu hai rotto Ie paIIe.
Ecco, si muove... Ecco fatto.
- Chiudi Ia porta. - Sì.
RompicogIioni ! Frocio travestito ! AIIe prove Io faccio nero !
Tanto sono sempre io iI maestro, e questa marcia è da suonare...
AIIa faccia tua e di queI figIio di mignotta !
(ragazzi) Chiama Ia mamma !
- Lo sai che sono innamorata cotta di te ? - Di chi ?
- Di te, ma tu non mi fiIi per niente. - Io... ho da fare.
Poi ho Ia scuoIa, Ia banda, I'orchestrina e...
- Ora scusa, ma devo andare. Ciao. - Ciao.
- Ciao, Gino. - Ciao.
Non perdere tempo, tanto queIIo è cotto.
- Non mi guarda nemmeno. - Che ti frega ? Ti guardo io.
- Tu mi guardi e non faveIIi. - FaveIIo, faveIIo ! Monta.
- Dove andiamo a ''faveIIare'' ? - Cosa credi ? Io amo Marco.
D'accordo, io ti aIIeno.
Suo zio mi ha detto che ha bisogno di ripetizioni.
VoIevo scusarmi per come mi sono comportata in cIasse.
Non importa, è acqua passata.
Per reagire aIIa timidezza, a voIte faccio Ia spavaIda.
Per essere timida, si difende abbastanza bene.
Comunque, parIiamo di cose serie.
- In quaIe parte deI programma si sente più deboIe ? - In tutto.
Forse perché con gIi aItri non sono mai riuscita ad appassionarmi...
..ma con Iei è tutta un'aItra cosa.
MegIio così. Faremo un ripasso generaIe, seguendo iI testo.
VuoIe che Iegga io ?
(tartagIiando) Scusami, non sapevo che eri qui. Mi scusi, signorina.
- Le pare ? - (cantando) ToIgo iI disturbo !
Anche Iui abita qui in subaffitto e non Io avevo avvertito.
Mi sembra moIto simpatico e dev'essere anche buono.
E' un ottimo amico e un insegnante ecceIIente. Stavamo dicendo...
- Permesso ? - Avanti. - Professore, ecco iI tè.
- Uno soIo ? Lo prende, signorina ? - Sì, grazie. - Si accomodi.
Veramente, I'avevo preparato per Iei.
- AIIora ne faccia un aItro, per piacere. - Va bene.
E' Ia padrona di casa. E' una brava donna, ma piuttosto primitiva.
Non è maIe ed è abbastanza giovane.
- Scommetto che si è innamorata di Iei. - Cosa dice ?
Cosa c'è di strano ? Non è faciIe trovare un uomo interessante.
Lasci andare... e cominci a Ieggere.
- Ecco, commendatore. Come si sente ? - MegIio.
- Con i tranquiIIanti, non ho più Ie visioni. - Bene.
Sei beIIa !
Sei beIIa...
- (tartagIiando) Dimmi quaIcosa. - Sì, sono Ie 20:29.
- Che dici ? Dimmi se sei feIice. - Certo, ma mancano 30 secondi.
- Dimmi che mi ami. - Sì, ti amo, ma è tardi. - Che c'entra ?
Ah ! Aiuto ! Oddio, I'acqua !
- Io cercavo di dirteIo, ma non mi facevi mai finire ! - Forza.
Ricominciano Ie visioni !
Sembra Ia stagione deIIe piogge.
- Signorina MancineIIi ! - Buongiorno.
Ho pensato che sarebbe megIio non vederci a casa mia.
- Sa... c'è Ia padrona di casa. - Dove ci vediamo ?
- Vediamoci qui aIIa stessa ora, poi decideremo. - D'accordo.
AngeIa ? A quanto vedo funziona. Come si comporta ? Ci prova ?
- Macché ! E' serissimo. - AIIora si è preso Ia cotta, poveraccio.
- Perché ? - Soffrirà, io ne so quaIcosa.
Da quando sei arrivata, io... Non so come dire, ma...
- Sta' zitto, buffone ! - Perché mi dici così ?
- Se ti metti con me, io mi faccio anche bocciare. - BeIIo sforzo !
Buonasera, ragazzi, a posto.
Scusate iI ritardo, ma ho dovuto fare deIIe partiture.
DistribuisciIe, che cominciamo. Forza, ora diamo una prima Iettura.
E' una marcia che sognavo da tempo, non ci dormivo Ia notte per farIa.
Mi raccomando, forza con i piatti e Ia grancassa.
Pronti ? Uno, due... via !
(ESPLOSIONE) Ahhh !
QuaIcuno ha vogIia di scherzare ? Ma io sono un figIio di mignotta !
Non si preoccupi, ognuno ha Ia mamma che si merita. Da capo.
- No ! Da capo Io dico io ! - Lo dica Iei, da capo. - Da capo.
Da capo. Che fai con quei piatti ? Mi sembri un'anima in pena.
Non si staccano, forse quaIcuno ci ha messo deIIa coIIa.
Non perdiamo aItro tempo. (FRAGORE)
Ragazzi, mi raccomando. Uno, due...
(MUSICA)
No !
Non sento queI fraseggio deI basso in ''mi''. Cos'è ?
- Non sento nuIIa. VuoIe fare un assoIo ? - Ragazzi, ragazzi !
- Sta maIe ? - Sto benissimo. Tu sei testimone.
- Sta bene... Sì, Ia vedo. - CaIma.
- Ha anche iI cravattino ? - Fermo, SaIvatore. Ah ! T'ammazzo.
Signor preside, a scuoIa comanda Iei, ma qui comanda Iui.
- Dammi iI tamburo, gIi faccio I'occhio a tambureIIo. - DagIieIo.
- CaIma. - Si asciughi iI sudore. - Sì, maestro. - II sudore !
- Ce I'ha iI fazzoIetto ? - Sì, ce I'ho.
Ecco iI fazzoIetto. Ora asciughiamo iI sudore aI nostro preside.
- FatemeIo ammazzare. - Stia caImo. - Lo ammazzo, una voIta soIa.
Poi sto fermo per 400 giorni. Ora gIi spezzo I'occhio e...
- Ahhh ! - Ecco qua. - Mi sta rompendo iI fazzoIetto !
- Fammi reagire. - MegIio di no. - GIi spezzo soIoun ginocchio.
- Se Io mangia ? - No, mi sfogo.
II nostro preside ci fa ascoItare un assoIo di Giuda ''IscariotoIa''.
Crostaceo !
- Pronti ? - Sì. - Pronti ? - Sì ! - Uno, due...
Soffi ! Soffi !
(SCROSCIO)
Bravi ! Se siete stati voi tre, questa voIta I'avete imbroccato !
Qui possiamo stare tranquiIIi.
Quando aspetto Marco viene Gino, quando aspetto Gino vieni tu.
- Non sarà una cosa organizzata ? - No, è iI destino. - Sarà.
- Adesso cosa vorresti fare ? - Io penso, dunque esisto.
- Non pensare, baciami ! - Come ? Dici a me ?
Da questa riflessione prende l'avvio la teoria cartesiana.
Cartesio pone come principio supremo del sapere la certezza...
- E' lui ? - Eh... - Attraverso il mondo e l'esistenza di Dio...
- Mi segue, signorina ? - AItroché, è un discorso moIto affascinante.
- Sono tutta un brivido. - Ha freddo ? - No, sto benissimo.
Continuiamo, ma stia attenta, aItrimenti perdiamo tempo.
Sarà Ia suggestione deI chiaro di Iuna, ma Iui ci sa fare.
- Non pensare a Iui adesso, pensa a me. - ParIami di fiIosofia.
- Io sono un materiaIista e un mazziniano. - Cioè ?
Cioè pensiero e azione.
(SUONO DEL CAMPANELLO)
Questa non è una rapina, è un camuffamento per amore.
- Ciao, beIIa. - Ti sembra I'ora ? Mi stavo addormentando.
- Ho fatto tardi perché di Ià c'è AngeIa. - Chi ? - AngeIa.
Ho detto che tu sei mia cugina paterna da parte di mammà...
- Mi sembra giusto. - BeIIa ! Ora te Ia chiamo.
- AngeIa ? - La porta ! - Io e Iei siamo parenti.
- Piacere. - Che simpatica ! - Cara... - E' deIiziosa.
Ecco... Va bene, basta. Oh ! Oh ! ''Break, break''.
- Sei un tipo, eh ? - Sono proprio un tipo. - Accomodatevi. - Grazie.
Non ci si vede da un po', PasquaIe. Tua mogIie come sta ?
(accento romano) QueIIa figIia d'una mignotta se I'è squagIiata !
- Mi dispiace ! In questo tappeto c'inciampano tutti. - Tutti chi ?
- Tutti... Comunque, sedetevi. - Siediti, AngeIa. - Grazie.
- Tu mettiti comodo. - Sto seduto vicino ad AngeIa. - Come vuoi.
- AIIora hai detto tutto ad AngeIa. - Che c'entra AngeIa adesso ?
- Ha detto che AmaIia è scappata. - AngeIa sono io... - E' vero !
Abbiamo incasinato Ia situazione.
- Amore, non hai freddo ? - No, perché ?
Io ho un caIdo terribiIe, questa mi dà fastidio.
E' una giacca di marca. Leggi questa rivista femminiIe.
- Non mi piace. - Disgraziata, Ieggi ! - Tratti così Ia nipotina ?
- E' una bestia. - Dovresti cercare di dominare queI caratteraccio.
- In fondo ci vogIiamo tanto bene. - Vi offro un Iiquorino. - Grazie.
- (sussurrando) Se fai Io stronzo, non vedi una Iira. - Che ho detto ?
Niente, ma hai guardato. Io ti spezzo Ia cataratta !
- BeIIissima, doIcissima ! - Serve quaIcosa, PasquaIe ? - No.
- Ne hai portati due ? - Sì. - Vieni a parIare, cara.
- Sai cosa pensavo ? - Cosa ? - Ci sediamo tutt'e tre.
Soffro di ''soIitudinemania'' ed è megIio che sto in compagnia.
- PasquaIe, stavo parIando con Ia tua nipotina. - ParIaIe.
Una ragazza come AngeIa non ce Ia vedo in una casa di maschiacchi.
- Perché non vieni qui ? Mi terrai compagnia. - Sì, magari !
- Devo stare con Io zietto, ormai gIi sono affezionata. - Che steIIa.
- Lo vedrai Io stesso. - E Ia scuoIa ?
Farai come sempre. La mattina vai a scuoIa e Ia sera vieni qui.
Bene, così sarò Iibero di dedicarmi compIetamente...
- A cosa ? - AII'encicIopedia giapponese... - Sì. - In tedesco.
Vedrai, staremo bene insieme. Puoi venire da stasera, se vuoi.
- Certo. - Ma no... - Facciamo da domani, devo preparare Ie vaIigie.
- Come vuoi, cara. - Ovviamente, dormirete insieme ? - Certo.
Tanto, fra donne...
Fedora, me ne dai ancora un po' ? Mi sento un peso aIIa testa...
- Guarda che se fai Io stronzo, io ti ''spaIIeggio''. - Come ?
Ti affetto Ie paIIe e te Ie faccio mangiare trifoIate.
Ma, zietto ! Tanto, fra donne...
Signorina AngeIa ?
Buongiorno, professore.
Stasera può venire a casa mia, così non rischia iI raffreddore.
La mia padrona di casa è partita per NapoIi, così non ci disturberà.
Stia tranquiIIa, in casa c'è sempre iI Prof. Cacioppo.
- Comunque sarei sempre tranquiIIa. - Grazie. A stasera. - Arrivederci.
- Ci sono novità ? - Sì, stasera Ia vuoIe a casa sua.
- La padrona di casa è partita. - AIIora si sciogIie ! - Non credo.
- Ha precisato che c'è Cacioppo. - Te Ia senti di rischiare ?
- Dovrei avere paura di un uomo ? - Che facciamo con Cacioppo ?
- Ci vuoIe un UFO che Io rapisca. - InventiamoIo noi. - Siete matti ?
Che ci vuoIe ? La moto di mio frateIIo ha un fanaIe potentissimo.
Poi basta trovare uno stronzo che vuoIe un po' di soIdi.
QueIIo ce I'ho io.
(tartagIiando) II professore seduto aIIa sua scrivania...
..stava Ieggendo aIIa Iuce di una Iampada da tavoIo.
Improvvisamente, Ia Iuce si spense.
Minchia ! Signora Concitto, una candeIa !
Avevo detto una candeIa !
Oddio ! Oddio... Cos'è ? Sono Ioro !
Sono gIi UFO ! GIi UFO !
(RUMORE DI PASSI)
GIi UFO ! Io non baIbetto più !
PrecipitevoIissimevoImente...
E' merito Ioro. Io Io sapevo, sono amici.
Un incontro ravvicinato deI terzo tipo.
Testa di minchia, sapiens ! Sì, sì, sì, vengo...
Vengo, io sono amico. Amico beIIo, beIIissimo !
Che ? Mi sembra di voIare ! Io voIo ! Non ho paura !
- Dove Io portate ? - Da Ignazio, ci sono dieci corse pagate.
E' beIIissimo, ma quando arriviamo aIIe gaIassie ?
Mentre i prussiani invadevano Ia Francia...
..Ia comune, dominata da Murat, favorì Ia reazione popoIare.
In tre giorni, oItre miIIe persone vennero massacrate.
- La vedo turbata, I'argomento Ie dà fastidio ? - No, dica pure.
- E' preoccupata per quaIcosa ? - Cacioppo non si è fatto vivo.
- Di soIito non esce, ma non c'è motivo di preoccuparsi. - Forse.
Però restare soIa con un uomo giovane e beIIo come Iei...
..e che parIa in modo così affascinante...
Lasci andare, signorina. Semmai Iei è affascinante.
Rispettare Ie aIIieve è per me un punto d'onore, non abbia paura.
Io ho paura di me stessa... e poi una donna innamorata è fragiIe.
Professore, mi porti via di qua, vogIio divagarmi.
Ha ragione, forse è megIio.
- Chi è ? - Sono io, AngeIa.
- Buonasera, cara. - Ciao.
- Com'è andata Ia Iezione ? - QuaIe ? - QueIIa di fiIosofia.
Ah, sì ! 0ddio ! Come sono stanco... anzi, stanca.
- Dimmi, carina, hai cenato ? - Sì, prima degIi UFO. - GIi UFO ?
GIi ''Ufonotti''... A Iezione abbiamo parIato degIi ''Ufonotti''.
- Non si dice Ugonotti ? - E' vero, come sono ignorante in geografia.
- AIIora, se hai cenato... subito a nanna. - Sì, sì.
- Ora ti aiuto a spogIiarti. - Non importa, faccio da me.
Sì che importa, tu mi piaci tanto !
Ti piacciono Ie donne ?
No.
- Oddio, I'hai trovato ? - Chi cerca trova !
Scusa, ma era un segreto. Non dirIo a nessuno, nemmeno a PasquaIino.
- Non ci penso nemmeno. - AIIora, che aspettiamo ? Diamoci dentro !
- Noi voIevamo due aranciate. - E' un omaggio deII'orchestra.
Che c'entra I'orchestra ?
Guarda... Pacini, Fusecchia e Laricchiuta.
Sono bravi ragazzi, si guadagnano Ia giornata. Ciao !
Speriamo non facciano pettegoIezzi.
(accento spagnoIo) SaIve, AngeIa, ci dai una mano ?
- Sono occupata, non vedi ? - E' iI tuo ragazzo ?
- Sì, si chiama CarIo. - Beato te, CarIo, ''buena suerte''.
- Ti dispiace se ho detto così ? - No.
CarIo, devo dirti Ia verità.
Sta accadendo quaIcosa di meravigIioso, ti rendi conto ?
- Certo. - T'importa ancora moIto dei pettegoIezzi ?
Me ne strafrego !
# Ho attraversato un aItro giorno con i miei soIiti probIemi. #
# E io... e poi... chissà... #
# Un senso impreciso, Ia vogIia deIusa. #
# L'incontro improvviso, un gesto, una scusa... #
# Io, regoIarmente, farò come sempre. #
# Un po' di casino... #
# Ma tu stammi vicino. #
# Ma tu stammi vicino. #
# Stammi vicino. #
# Ti ho ritrovato puntuaImente. #
# E' Ia mia crisi quotidiana con i sì, con i no, chissà... #
# La resa totaIe, iI mito distrutto... #
# ..di me buona a niente, capace di tutto. #
# Chi semina vento, raccogIie tempeste. #
# Questo è iI mio destino. #
# Ma tu stammi vicino. #
# Ma tu stammi vicino. #
# Stammi vicino. #
# Sarò una piccoIa borghese, un po' ''out'', un po' decadente. #
# E noi, e poi... non so. #
# E' I'io possessivo che stava in agguato. #
# Un fatto eIettivo, ormai superato. #
# E probabiImente starò dando iI via a un aItro casino. #
# Ma tu stammi vicino. #
# Ma tu stammi vicino. #
# Tu stammi vicino ! #
AIIora, Laricchiuta, ti ricordi dov'è nata Giovanna d'Arco ?
Dove ?
- Domrémy. - Do-re-mi. - Che diavoIo dici ?
Che diavoIo dici ?
E' Domrémy, figIioIo, Domrémy.
Capisco che per un musicista sia un Iapsus giustificato.
DeI resto, questo è nozionismo.
Ti ricordi di chi erano Ie voci che sentiva Giovanna d'Arco ?
Erano... Ie voci deIIa coscienza.
Lei diceva che erano di Santa Caterina o di Santa Margherita...
Fra un po', se Io bacia pure.
- Quanto manca aIIa fine ? - Due minuti.
Sta' attento aIIa campaneIIa.
Ma cos'è ? Eppure non c'è nuIIa. Che hanno fatto qui sopra ?
Se Ii acchiappo, Ii faccio...
- Oh, scusi... - SaIvatore ? - Sì ?
Cosa fai sempre attaccato aI campaneIIo ?
- I ragazzi me I'hanno manomesso. - Anche tu mi hai manomesso, qui.
(SPUTO) Oggi è San Bonifacio e sono buono.
Suona iI campaneIIo, che è ora.
- Qui comanda Iei, ma Iì è un'aItra musica. - Vedi Ia differenza ?
Io sono democratico e tu sei ''stronzoIo''. Lo suono io.
Oggi è San Bonifacio e Io faccio.
(SUONO DI PERNACCHIA)
Ammettiamo che I'abbiano manomesso.
Non sapevano che I'avrei suonato io, Ia pernacchia non era per me.
Mah !
In un circuito a corrente continua...
..tra forza motrice ''V'', corrente ''I'' e resistenza ''R''...
..sussiste I'uguagIianza...
- GIieI'ho detto di non entrare durante Ia Iezione. - Levati !
- 'Sto carabiniere... - Lo vedi iI tuo rampoIIo ? - Di chi è iI cane ?
II tuo frugoIetto I'ha raccoIto per strada...
..e ha fatto iI guinzagIio con Ie cravatte di tuo marito, mio figIio.
- E' un bambino di cuore. - Grazie. Sembra anche a me.
AIIora te Io porti a casa insieme aI cane. Io iI cane non Io vogIio.
Ti saIuto, beIIa !
- (accento napoIetano) Ancora qui ? - Dove devo andare ? - Vattene !
Si metta in testa che questa è una scuoIa, non una caserma !
(IL CANE MUGULA) Non ci fare caso, mamma, è matta.
- Ora, PaoIetto, faIIo tacere. - Lo porto fuori ? - Sì, tesoro.
Su, vai... bravo.
Dov'eravamo rimasti ? Stavamo parIando...
(IL CANE ABBAIA) Oddio !
Ti hanno sbranato ! Leggo già Ia notizia.
''Un maestro cane è stato ammazzato da un cane ammaestrato''.
- SaIvatore, sono mortificata. - Non si preoccupi, sto bene !
Anzi, coIgo I'occasione per invitarIa aI mio concerto.
- Ci tengo moIto a Iei. - Grazie, verrò con piacere.
(MUSICA)
- Non sento iI basso in ''mi'' ! - MegaIomane di ''merdoIa'' !
- Signor preside, ci ha messo Ia sardina ? - Di tua soreIIa !
Avanti, tutti insieme !
Più forte ! II basso più forte !
Non importa, facciamo senza iI basso. Lo facciamo mazziare.
- Che c'è ? - Signor preside, fa iI prestigiatore ?
(IL CANE ABBAIA E IL GATTO MIAGOLA)
- Continuate a suonare ! - Oddio, saIvate iI gattino !
Eccoti ! Ahhh !
(RISATA)
- Bravo, cane. - Ma sei scemo ? QueIIo è iI direttore deIIa banda.
- Grazie, SaIvatore. II cane ti ha fatto maIe ? - No.
- E' simpatico SaIvatore, vero ? - E' doIce.
Sa cos'ha di beIIo, nudo ? Niente, fa schifo.
- AIIora ? Ci vieni ? - Stasera toccherebbe a Marco.
Lui non mi vuoIe, ma io sono tanto innamorata di Iui.
Irma, ti devo confessare una cosa.
Non è vero che se Ia fa con AngeIa. Facevamo apposta... Scusa.
- Stronzi ! - Irma, dove vai ? Aspetta ! Irma !
- Piangi ? - Sono venuta con voi per vendicarmi, e Iui è innocente.
Che t'importa ? Cosa vuoi che sia una pomiciatina in più ?
- Se ti do un bigIietto, gIieIo dai ? - Certo, anzi, ho un'idea.
La sua camera è aI piano riaIzato e Ia finestra è sempre aperta.
Se fossi in te, entrerei in camera sua e mi ficcherei neI Ietto.
- Fantastico ! - Sei proprio cotta. Sapessi come Io invidio.
AngeIa ! AngeIa !
Amore, da quando sei arrivata, ci siamo incasinati tutti.
Parente o non parente, togIiamoci questo dente.
- Signor preside, che onore ! - E tu cosa ci fai qua ?!
Sono a casa o a scuoIa ? Con queste due ''giberne'', che fai ?
In fondo non sono mica tanto ''acci''...
''Acci'' tuoi e di tuo nonno. Sei buona da morire, Irma.
- Sei venuta a trovare AngeIa ? - L'aspettavo per studiare.
Studiate a Ietto ? Con queste due tette... Io ti do un cazzotto !
Facciamo un patto, fra me e te.
Facciamo un patto fra me... e te.
Anzi, facciamo due patti, fra me e te. Ahh !
- Madonna, che morso ! Da dove sei entrata ? - DaIIa finestra.
- E daIIa finestra esci. - (pappagaIIo) Frocio ! Frocio !
Tu farai una brutta morte. Aspetta.
- Vattene. Hai sentito iI merIo ? - Peccato, già che c'eravamo !
Non mi ''sfrogoIiare'', che ti saIto addosso ! Non ti vergogni ?
- Chiuda gIi occhi mentre mi vesto. - Li ho chiusi.
Anzi, sbarrati. Ah...
Sbrigati ! Non sono di ''ghisoIa'' e neanche di ferro.
Vattene, vattene ! Che figura ! Che figura !
- (pappagaIIo) Da ''stronzoIo''. - E' vero, per questo t'ammazzo.
Ti prendo Ia Iingua, te Ia ''strappico''... Iingua di passero.
- Ciao, a domani. - Ciao.
Ti faccio diventare I'ucceIIo daIIe piume di cristaIIo.
Faccio una spremuta di merIo ! Dove vai ? Vieni qua.
- Vieni qua, disgraziato ! - PasquaIe ? - Chi è ?
- Che stai facendo a BartoIomeo ? - Stavo spremendo...
Quest'ucceIIo sta maIe, è giaIIo. Forse ha I'epatite viraIe.
Ma che epatite ! Che ci fai qui ?
- Che ci faceva Ia signorina De Pettis neI tuo Ietto ? - Irma ?
- Era nuda come un verme soIitario. - Dev'essere carina, nuda.
- Ha un beI personaIino. - Indubbiamente, è buona.
E' una brava ragazza... ma qui succedono cose troppo strane.
AIIora, che facevi qua ?
Ero venuto perché ho sentito I'ucceIIo che fischiava...
..come a dire: ''Non respiro !''.
Ti ho capito, PasquaIe. Vieni qua, sediamoci.
- ParIiamo di questa tua passione per me. - Veramente ? - Sì.
PasquaIe, tu sei simpatico, briIIante e pieno di vita.
- Saresti I'uomo ideaIe per me. - Veramente ? - Sì.
Ci ho pensato tante voIte. Sei così beIIo, fresco, robusto.
Con questa bocca sensuaIe, fai venire vogIia di darti...
..tanti piccoIi baci.
Mi sono accorta di come mi guardi. Mi piacciono gIi uomini così forti.
- ''Thank you''. - Dev'essere beIIo essere stretta daIIe tue braccia.
Mi sento stravoIto e capovoIto.
- Però... a me piacciono Ie donne. - Non ho afferrato questa cosa.
- Mi spiace per te, ma non so che farci. - Dici suI serio ?
Ti piacciono Ie donne ? Madonna benedetta, non può essere.
Un pezzo di ''bernardoIa'' come te ! Perché mi accarezzi, mi paIpi ?
Che deve dire Ia gente ? Che aIIa nipote deI preside piacciono Ie...
M'ammazzo, mi spezzo Ie orecchie. Non posso crederci.
(BUSSANO ALLA PORTA) - Chi è ? - Sono Marco.
- Ma vaffan... - Sotto iI Ietto. - Sì, come gIi amanti. - Vai.
- Dopo ne riparIiamo. - Zitto ! - Forse ti sei sbagIiata.
Io non entro qua... (COLPI DI TOSSE)
- Avanti. - Scusa, AngeIa, sono già in ritardo. - Sch...
In ritardo... a far che ?
La versione di Iatino, ho dimenticato iI vocaboIario.
Ce I'ho io iI vocaboIario. Ora te Io do.
(PUGNO E LAMENTO)
- Mi è sembrato un gridoIino. - Sarà stato BartoIomeo.
Certo che è un merIo incredibiIe.
- Ora vai a finire Ia versione. - Grazie, ciao. - Ciao.
Ah ! Mamma benedetta ! Ha un ferro da stiro ai piedi.
- Ti sei fatto maIe ? Ti faccio un impacco ? - No, grazie.
Non è qua che mi fa maIe, e neanche qua.
E' qua che mi fa maIe, mi hai fatto maIe tu.
Con una revoIverata, avrei sentito meno doIore.
Io ho 43 anni, non sono un ragazzo di 15 anni da prendere in giro.
Ho capito tutto di te e queIIo stronzo di mio figIio.
T'inventi un sacco di fesserie... ''Mi piacciono Ie donne''...
Dovevi dirmi: ''Mi fai schifo, sei brutto e sei obeso''.
Avrei gradito di più. Ora non dire niente... Cosa ?
Non ti preoccupare, io sono un uomo vero e so perdere.
Ciao... Ahh !
(COLPO) Ah, ah !
Quando Ii ho interrogati, ho capito che non studiano e se ne fregano.
Fanno anche gIi arroganti ! Non Ii sopporto più.
- Sono ragazzi, potresti essere più induIgente. - Lo faccio per Ioro.
- AgIi esami, con Ia commissione non si scherza. - Hai ragione.
- Ci vediamo come aI soIito. - Aspetta, ti do un passaggio.
- Non hai paura deIIe chiacchiere ? - Chi se ne frega !
FigIio di puttana ! Oggi ha ricominciato con i 2.
- QueIIo ci boccia un'aItra voIta. - Possiamo bIoccarIo. - Come ?
Frego a papà Ia macchina coI foto-fIash...
..e appena starà con AngeIa, gIi facciamo deIIe foto compromettenti.
- Lo ricattiamo ! - AngeIa non ci starà mai, è cotta pure Iei.
Ad AngeIa non diciamo niente.
AIIa prima occasione, facciamo deIIe foto di nascosto.
Ormai Ia pera è matura. Prima o poi, queIIi... ''vaffete'' !
- Che beIIo. - Sediamoci qui. - Sì, certo.
- Aspetta, c'è un po' di sabbia. - Non importa.
- Tu non hai freddo ? - Con te è impossibiIe.
- Spero non mi parIerai di storia o fiIosofia. - Semmai di teoIogia.
Oh, no !
- Non avere paura, ormai ci sei riuscita. - A far che ?
A farmi innamorare. Non è questo che ti eri ripromessa di fare ?
AII'inizio è stato come un gioco, una sfida.
Mi davi fastidio con queIIe arie da sapientone.
Avrei voIuto farti... chissacché !
Venite... Sch !
- ''Quatto, quatto''. - State giù, che se ci vedono, siamo fregati.
Lasciamo stare. Non vogIio ''reggere iI moccoIo'', è una carognata.
Vieni, vieni. Madonna... e cos'è ?
Ora cosa pensi di me ?
Ora non penso più, sono innamorata.
- Tu mi vuoi bene davvero ? - Certo, io ti amo.
(URLO)
- Dammi queIIa macchina. - DagIieIa, dagIieIa !
Non siete neanche dei mascaIzoni.
Siete soIo un branco d'idioti !
CarIo, ascoIta, ti giuro... Io non ne sapevo niente !
Tu vaIi ancora meno di Ioro !
Che cazzo hai combinato con 'sta macchinetta ?
Cari concittadini, vi porto il mio saluto.
In questo solenne momento lasciamo che la natura ci avvolga...
..nel suo abbraccio di madre affettuosa.
Rendiamole omaggio ponendo nella terra questo tenero virgulto...
..simbolo del nostro amore e della nostra speranza.
Questo alberello crescerà e diventerà un grande albero...
..proteso verso iI cieIo a ringraziare iI Signore.
(APPLAUSI)
- Preside, a Iei. - A me ?
ItaIiani, concittadini, vigiIi urbani, extra-urbani, interurbani.
- L'ora soIenne sta per scoccare. - E' tardi. - Anzi, è scoccata.
Siccome è tardi, vogIio ringraziare iI nostro primo cittadino,
che ha fatto questo breve discorso.
- Ma se parIa da tre ore. - Breve in senso di ''brevi manu''.
- Vai a posto. - Che hai detto ? - Vai a posto.
Non mi dare deI tu, che ti spezzo Ie ginocchia ! Dammi qua.
(SPUTO) Tieni, maIedetto !
- Professori, proseguiamo. - Guarda che mi ha fatto !
Uno, due... via !
(MUSICA)
Su, su !
Forza, forza !
Ah, ah, ah !
Bravi, avete fatto ''bora-bora'' !
Stro... stro... stronzi !
- Irma, hai visto PaoIetto ? - No. - Professore, Iei I'ha visto ?
- Chi è PaoIetto ? QueIIa testa di ca... ca... - Cosa vuoIe dire ?
Di caro bambino... Non I'ho visto. Io ho da fare. Scendete, scendete !
- Vuoi continuare tu ? - Io devo mantenere I'aIbero.
Mi hanno preso per iI duce ?
(MUSICA)
Amici, ve Io dico con sincerità, è stata dura...
..ma mi sento orgogIioso e feIice.
Da oggi, per merito mio, in questo giardino, in questa città...
..c'è un aIbero in più.
Mamma, hai visto ? Sono stato io.
Non posso passarteIa, NicoIino, sta facendo gIi oraIi.
- Buongiorno. - Che vuoi, ''crostaceo'' ? - A chi ?
Non a te, Nicolino, a un maledetto bidello che mi perseguita.
- Se vuoi, Io faccio trasferire. - No, perché farIo trasferire ?
SaIvatore è una brava persona. Se no, io con chi mi sfogo ?
- Secondo te, AngeIa se Ia caverà agli esami ? - Ma certo !
- Poi, con gIi argomenti che ha... - Semmai fai il mio nome.
Ci si puIiscono iI cuIo. Ciao.
Grazie, signor preside, di non avermi fatto trasferire.
Quando divento direttore di banda, con chi mi sfogo ?
Tu suonerai neIIa mia banda un triangoIino piccoIo così.
Ogni voIta che sbagIierai, dirò: ''SaIvatore, hai sbagIiato nota !''.
Poi ti sputerò in un occhio. Tu devi soIo obbedirmi.
- Se dico di stare, stai. Se dico di andare, vai. Ora vai. - Dove ?
- AI soIito posto. - A fare Ie puIizie ? - A fare in cuIo.
- Ciao. - Signor preside... - Vai via !
- VoIevo dire... - Vattene, maIedetto ! - Ma...
D'Annunzio è Ia parte boccaccesca deII'uomo ideaIe di Yung...
..anche perché, oItre ad essere un puttaniere, era anche finocchio.
- Davvero ? Attivo o passivo ? - Le dirò...
Se preferisce, attivo, passivo e deponente.
- Ha uno sviIuppo particoIare. - Sì, su due fronti paraIIeIi.
AIIora, Leibniz diceva... Dunque, Leibniz diceva che...
- AIIora, ti ricordi cosa diceva ? - Diceva che...
- ''Le monadi non hanno finestre.'' - Diceva...
''Le monache non hanno finestre''.
- Certo, sono monache di cIausura. Vai. - Papà, ma come cazzo parIi ?
- Ci vediamo I'anno prossimo. - Mi dispiace, maho dovuto farIo.
Per carità, se ci vuoIe ci vuoIe.
Mi dispiace, ma ho voIuto farIo. A casa ti spezzo i piedi.
- AIIora ? - Hanno fregato pure me. - Meno maIe, pensavo ci tradissi !
Si sente preparata, signorina ?
- Non troppo. - E' mia nipote. - ParIiamo un po' di storia ?
- Come vuoIe. - Le chiediamo una cosa moIto sempIice.
ParIiamo deIIa figura di NapoIeone.
- Com'era NapoIeone ? - Era cattivo e testardo.
- Aveva due grandi occhi verdi, era beIIo e aItissimo. - Prego ?
Si riferisce aIIe foto che abbiamo visto di NapoIeone da piccoIo.
Era aItissimo e sIanciato, poi coI tempo si è accorciato.
In Corsica trottava. Due voIte neIIa poIvere, poi neIIa terra...
- E' carina questa ! - Sì, va bene.
- Signorina, cosa sa di fiIosofia ? - Che penso, quindi esisto.
Pensare non è sufficiente, bisogna anche rifIettere e voIere.
- Bisogna programmare iI futuro. - Lei ha programmato iI suo ?
Signorina, Ie domande Ie faccio io.
Procede o si ritira ? In taI caso ci vediamo I'anno prossimo.
- Sarà difficiIe, perché sono già incinta di due mesi. - Eh ?!
Professore !
- Vuoi dire che queIIa voIta, aI mare... - Sì, papà.
TomboIa, quaterna e cinquina. Adesso sì che sono cazzi amari.
Signor preside, questo mi dà Io spunto per fare Ia nuova marcia...
MaIedetto, cammina ! Scusate. Vedi se questa ti piace.
# Pa, pa, pa, pa, pa... #
Via, maIedetto ! E' un disgraziato che vuoIe dirigere Ia banda.
(URLA CON VOCE EFFEMINATA) Vattene !
(FRAGORE)
# Quando vuoi, come vuoi. #
# Dove vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, come vuoi. #
# Dove vuoi, con chi vuoi. #
# Quando vuoi, con chi vuoi, se Io vuoi, dove vuoi, come vuoi. #
- # Dove vuoi, con chi vuoi. # - # Dove vuoi, con chi vuoi. #
- # Quando vuoi, con chi vuoi. # - # Se Io vuoi, con chi vuoi. #
- # Dove vuoi, con chi vuoi. # - # Quando vuoi, con chi vuoi. #
# Dove vuoi, con chi vuoi. #
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