All language subtitles for Uno di famiglia (2018) DVD9

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian Download
da Danish
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German Download
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian Download
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian Download
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian Download
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish Download
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

(PARLANO IN CALABRESE)

(VOCE DI CARMINE INTERCETTATA)

(VOCE DI PINO INTERCETTATA)

(VOCE DI CARMINE INTERCETTATA)

CARMINE: Cazzo! Pool!

(GRIDA CONCITATE)

(SPARO)

ANGELA: Questa è la diplomazia? Sei un coglione!

(GORGHEGGIO)

LUCA: Continua, bene così. Dai.

Ricordati la direzione, cambia direzione adesso.

Non ti sento, però. Dai.

Sarò la tua bambola.

Bravo. Guarda la freccia.

- Devi seguire la freccia. - Quando lo faccio mi sento stupido.

Capisco, sono esercizi per sciogliere il muscolo della lingua.

Magari evita di farli in mezzo alla strada.

Potrai fare di me quello che vuoi.

Ma devi dirmelo.

Ci vuole un po' per togliere la cadenza dialettale, però sei migliorato, Mario.

(in dialetto calabrese) Stai dicendo che prima facevo schifo?

Cioè?

Sono pronta a tutto.

Ma tu, ora... (con la zeppola) non lasciarmi da sola.

Madre mia, Jessica. La prima parte è buona.

Dicevo: quando ho iniziato non mi si poteva sentire?

No, questo lo dici tu. Io dico solo che devi avere pazienza.

Ok?

Vorrei che ce l'avesse mio padre tutta questa pazienza.

Quando ti irrigidisci, che succede? Eh?

Che riappoggi la lingua sul palato, non passa l'aria,

e si crea il problema di pronuncia. Il sigmatismo.

Il sigma...?

- Ah, ma dici la zeppola? - Sì.

(con la zeppola) E che cazzo, professore!

Tutta questa cosa di fare l'attore non lo fa proprio impazzire.

Sapesse che progetti aveva per me.

Tutti i padri hanno altri progetti per i figli.

I miei sono un po' particolari. (CELLULARE SQUILLA)

La fai lavorare la lingua?

- La...? - La lingua.

JESSICA: Certo, su e giù.

- Non è vero Jessica. - Sì, sempre.

Stai scendendo, stai venendo. Ho capito. Ciao.

Stesso passaporto, proprio un'altra lingua. Te ne rendi conto?

Per cortesia, fai gli esercizi in modo ossessivo, a casa?

Fino alla nausea?

- Sì. - Va bene? Perché...

- Sì. - Jessica, a casa gli esercizi.

Sa. So. Su.

- Era mia zia, devo andare. - Ok.

- Ecco qua. - Ti pago la prossima volta.

(TUONO)

Eccone un altro.

(BRUSIO INDISTINTO)

- Ciao. - Ciao.

Ciao, tesoro!

Ho riso tantissimo alla cosa che hai postato.

- È fantastica. Ciao, Luchino. - Ciao.

Stai bene, ti vedo meglio.

- Ti vedo molto meglio. - Meglio rispetto a quando?

Voglio dire, ti vedo bene. Venite, dovete assaggiare,

c'è un formaggio puzzolente strepitoso.

Dovete assolutamente vedere i nuovi arrivi. Stefano si è superato.

C'è un'antilope green da ululo!

(ULULANO)

Oh, Stefano.

(FABIANA RIDE)

- Il tuo negozio è di fronte al loro? - Sì, qui davanti,

così ho la scusa di vederlo quando voglio.

Ma se quando vengo a trovarti mi fai fare il palo e telefoni a Luca?

- Che tra l'altro trovo molto meglio. - Sto meglio, è vero.

- Senti, andiamo? - Un minuto.

FABIANA: Sta meglio.

Stefano, questo specchio è pazzesco!

- Quattromila solo per te. - È mio.

Ma non ci credo!

Se voleva uno specchio andava da un cinese. Io vendo sogni.

STEFANO: Non sono io l'attore. È Luca.

Quindi pure attore? Veramente?

AMICA: Questa proprio non la sapevo.

- Ma quale attore? - Serie TV, no?

- Sì, ma ero un ragazzino. - Chi eri? Mi ricordo di sicuro.

Lui era proprio in fissa, le sa tutte.

Non credo proprio, era il triplo.

- Cento chili e passa, vero Luca? - Novantasette chili.

Ma allora lo vedi che ho ragione? Stai meglio ora.

Ancora?

Faceva il giovane Pavarotti.

Ma che ce frega. L'importante nella vita è essere felici.

- Tu sei felice? - Eh!

E allora stappiamo un'altra bottiglia.

Che c'è da ridere?

(CANTA) Vincerò!

Ah!

- Dai, che ti sei divertito. - Da morire.

Stare con i tuoi amici mi lascia sempre la bella sensazione di essere un fallito.

Sì, Stefano era in grande forma.

Eh, vabbè. Stefano è sempre stato così.

- È un coglione... - È un coglione.

...sarà per questo che il suo negozio va benissimo.

- Anche il tuo va bene. - Sì.

Però con questa storia dell'affitto...

Ma veramente te lo vogliono triplicare?

A tutta la strada. Hanno sei palazzi su sette.

Si sono presentati dicendo: "O il triplo, o via".

Ci saranno dei margini di trattativa.

Amore, ma cosa vuoi trattare se ti dicono prendere o lasciare.

- Così? - Così.

Dammi le chiavi. Guido io che tu hai bevuto.

(RIDE)

POLIZIOTTO: Soffi.

Scusi, ma per un bicchiere di vino ci sequestrate la macchina?

No, per quello ritiriamo la patente.

POLIZIOTTO 2: L'auto invece è sotto sequestro per fermo amministrativo.

Cartelle non pagate.

- Cartelle? - Sì.

POLIZIOTTO 2: Dodici.

Ma come 12? Dodici cartelle?

- (sottovoce) Non è vero. - Sì.

- Dodici? POLIZIOTTO 2: Dodici.

POLIZIOTTO: Buonasera. REGINA: Sera.

LUCA: Buonasera.

Torniamo a piedi?

Mi sa di sì.

Le chiavi di casa.

Le ho lasciate in macchina? Non ci posso credere.

- Vai, vai... - Scusi!

Scusa! Scusi!

PASSANTE: Signorina, le occorre un passaggio?

No, grazie.

LUCA: Scusi!

(CAMPANELLO)

(BUSSANO ALLA PORTA)

ALFREDO: Chi è? - Luca.

ALFREDO: Arrivo, eh. - Sì.

Ehi, ciao. Come stai?

Insomma, un po' in difficoltà.

Mi dispiace.

Senti, noi dovremmo cercare di risolvere questa situazione.

E che pensavi di fare?

Non possiamo andare avanti così, Alfredo.

- E no. - E no!

È un anno e mezzo che non paghi l'affitto. Ho bisogno di casa mia

o di un'entrata. Te l'ho spiegato mille volte.

- (VERSO) - Lo capisci questo?

ALFREDO: Sì. - Grazie.

Anch'io avrei bisogno di una casa mia o di un'entrata.

(RIDE)

Stiamo sulla stessa barca.

Solo che se la barca affonda, tu almeno puoi nuotare.

Io invece vado giù.

Alfredo, non ricominciare che mi incazzo veramente questa volta, eh?

Non far finta di non capire!

Ah, sì? E allora che fai?

- Sai che faccio? - C'è qualche problema, Alfredo?

Signora Maria,

non si preoccupi, è tutto a posto.

Il signore se ne stava andando.

ALFREDO: Fanculo.

Vabbè. Una fiction poliziesca neanche scritta malissimo.

Fregatene della dizione. Un po' di cadenza fa anche personaggio e goditi il provino.

- Mica è solo un provino. - E che è?

E se fosse un modo per salvarmi dalla mia famiglia?

E che saranno mai, scusa?

Addirittura salvarsi. Mah...

(CELLULARE VIBRA)

Ecco qua. A proposito di famiglia.

(SOSPIRA)

Mario. Il cellulare.

ZIA ANGELA: Cazzo!

LUCA: Oh!

Amore di zia. Stai bene?

Vai. La Madonna t'ha mandato a te. Andiamo.

Ma quello è matto. Si è fatto male. Dobbiamo chiamare la polizia.

Non c'è bisogno. Muoviti, andiamo.

- Dove? - A casa.

Ma io abito qui.

Scusi, ma lei chi è?

- Angela. - Ah.

- La zia di Mario. - La zia di Mario sono.

Che succede?

Per piacere!

- Figlio di puttana. - Zia Angela.

Che succede?

Hai salvato la vita a mio nipote davanti ai miei occhi, questo succede.

Amore di zia, tutto a posto? Sicuro che stai bene?

Sì, te l'ho detto. È tutto a posto.

Se quello si è fatto male, è comunque omissione di soccorso.

- Comunque... ANGELA: Il mio eroe! Come ti chiami?

Luca... Sallustro.

Luca, sai come si dice a Roma? Fatti i cazzi tuoi!

(ROMBO DEL MOTORE)

PEPPINO: Luca.

Tu ora per me sei come un figlio.

Vieni qua, fatti baciare.

Capisci?

Come un figlio!

- Grazie. ANGELA: Un eroe.

Sì, beh...

ANGELA: Mio nipote Carmine, il fratello di Mario, detto "il Console".

Cugino Mimmo, di Badolato Marina. Detto Buonumore.

Compare Mimmo, di Badolato superiore.

Il marito della sorella della zia di Mimmo, di Badolato Vecchia.

Nipote Ciccio il dietologo, le cugine della zia Ninetta.

Peccato che oggi non trovi tutta la famiglia. Vabbè.

Festeggiamo! Ninetta, porta il rucolino. Andiamo.

NINETTA: Rucolino. PEPPINO: Sì, è giusto che festeggiamo.

Festeggiamo, così tu ci dici qualche cosa di te.

Vogliamo sapere tutto.

Tutto.

Ma quindi tu non gli insegni proprio a recitare?

No, mi occupo della dizione. Fondamentalmente, gli insegno a parlare.

- A parlare? - Sì.

Ma perché, che è, muto?

(RISATE)

Peppino, parlare l'italiano corrente. No?

- Ho capito. - Esatto, con una dizione più corretta.

Quindi quando finisce questi studi, lui parla come quelli del telegiornale.

Diciamo che dovrebbe parlare senza inflessioni.

Fagliele fare a Ciccio due flessioni, che gli fanno bene, no?

(RIDONO)

Statti zitto, fesso.

Scusa, Luca, ti possiamo parlare un attimo da soli?

LUCA: Certo.

Senti, se non ti crea disturbo, visto quello che è successo a mio figlio,

tu le tue lezioni le dovresti fare qua, a casa mia.

Si può fare, sì.

E già che ci siamo, volevo parlare del tuo compenso.

Mario mi ha detto che sei il migliore.

La tua paga deve essere adeguata.

- Pensavo 200 all'ora. - Facciamo 300.

- Trecento. - Trecento?

Per iniziare.

Lo prendo per un sì?

(RIDACCHIA)

Grazie.

Allora, fai due ore due volte a settimana...

- È 1.200. - Esatto, è 1.200.

Per iniziare, sempre.

Sono 2.400, così siamo a posto anche per la prossima settimana.

E siamo coperti fino a fine mese.

Grazie.

No, siamo noi che ti dobbiamo ringraziare.

E ti dobbiamo chiedere scusa per quello che è successo sotto casa tua.

No, quello...

Andiamo a mangiare?

Che fai, non vieni?

ANGELA: Dicevamo?

Sei molto gentile ad accompagnarmi, però se mi lasci alla fermata...

Ma figurati. Anzi, mi fa piacere.

- Sì. - Mario mi ha parlato di te, sai?

Sei una persona di cultura, un uomo di mondo.

Mio fratello l'hai visto? È uno all'antica.

Com'era anche il mio povero marito.

È stato difficile, sai?

Che cosa?

Purtroppo in un ambiente maschilista, la sensibilità è considerata debolezza.

(ACCELERATA)

(MOTORINO SUONA)

Ci sono tanti pregiudizi.

(MOTORINO SUONA)

Stronza! Mi stavi facendo ammazzare.

(BUSSA SUL VETRO)

Stronza.

Esatto, quello dicevo.

Fermati, stronza. Fermati.

Neanche chiedi scusa, stronza. Mi stavi facendo ammazzare.

(ACCELERATA)

Ti sei incantato?

Eh?

Stavamo dicendo?

Stavamo dicendo che una persona sensibile non è detto che sia...

Ricchione? No, non l'ho mai pensato di te.

Oddio, hai quel modo di fare, tutto precisino.

E poi si sa, nel mondo dello spettacolo...

sono tutti amici del sarago.

(BRUSCA FRENATA)

Eccoci qua. Servizio a domicilio.

Allora, ci vediamo a casa nostra per la prossima lezione?

Grazie.

(LUCA ANSIMA)

(CLACSON)

Ti piace il sarago?

No.

Ah. E grazie a Dio.

ANGELA: Eccone un altro a cui piace il sarago. Vabbè.

(AUTO CHE SI ALLONTANA)

Duemilaquattrocento euro...

(VOCI NON UDIBILI)

- Stefano. - Luca! Qual buon vento?

Qual buon vento? Questo.

Sono cinque mesi. Sono commosso.

L'hai detto tu di non avere fretta.

Quindi queste lezioni di dizione stanno andando alla grande.

- Sì. - Incredibile. Sei il mio eroe.

Ti dovrai mettere in fila. Ciao.

Uno di famiglia...

Giuro, davanti a tutta la famiglia me l'ha detto.

- (imita dialetto calabrese) La famiglia? - Sì.

(RIDONO)

- Sembrano i Corleone, come li descrivi. - I Corleone sono siciliani.

Questi sono calabresi. C'è il mare in mezzo, hai presente?

Ti rendi conto, ho preso tutti quei soldi e neanche uno straccio di ricevuta

gli ho lasciato.

E no, amore. Niente ricevuta. Questa cosa è gravissima.

Ma non avevo mai visto così tanti soldi in vita mia,

poi nelle mie mani.

Allora, sai che fai? Domani vai con una delle tue belle ricevute...

"Ricevo per riciclaggio denaro proveniente da attività criminali."

Ah, ah, ah...

Senti, ma in giardino avevano anche le tigri, come i veri boss?

A parte che si dice capobastone. Ok?

E poi non c'erano tigri, nessun tipo di animale,

anzi, era arredata abbastanza bene, la casa.

REGINA: Sì, immagino. - Sì.

Anche se devo dire che Mario non mi sembra il classico ragazzo mafioso.

Mario non c'entra niente col resto della famiglia. Guarda un po'.

(REGINA SOSPIRA)

- Che è? - I cucchiaini.

Amore... mamma mia che fatica.

Peppino quando ti guarda ti fa venire proprio...

Con i nomi mi confondo. Chi è Peppino?

Peppino è il papà di Mario, ok? Poi c'è la zia Angela, che è la sorella...

Com'è la zia Angela?

Hai presente la classica vedova calabrese,

vestita di nero, però versione 2.0?

LUCA: Poi ci sono Carmine e Mario, i figli di Peppino,

e c'era Ciccio, il cugino buttato in un angolo in silenzio.

- E la madre? LUCA: Sta in Calabria

perché la sorella non si sente bene.

Insomma, questo Peppino dice che fa l'imprenditore.

(REGINA RIDE) Che ridi?

(RIDONO) Di cosa?

Tipo ristoranti.

Poi soprattutto c'ha questi rotoli di banconote

che io non li guadagno neanche in quattro anni. Così.

Vabbè, dai. Questo significa solo che è ricco e paga la gente in nero.

Che non si fa... aspetta, come fanno di cognome?

- Serranò. - Serranò.

Hai trovato qualcosa sul mio nuovo papà?

- Ma è lui? - Sì.

Allora mi sa che lo devi chiamare padrino, amore.

Vai giù. Ecco.

Senta, siccome sto qua da tre ore, qual è il giorno con meno gente?

- Insomma, ha capito... - Se vieni di domenica ci stai solo te.

Grazie. Invece dopo lo psicologo c'è la visita oculistica, giusto?

- Dai un po'! - È un'ora e mezza!

- Hai rotto il ca... - No, due.

Un attimo solo. Un secondo, grazie.

Un'ultima domanda. Per quello che riguarda i controlli,

- io non mi sono mai drogato... - Ma dai, bugiardo!

- Ti hanno beccato, eh? - Non è vero. Sono anche contrario.

Per cui da quel punto di vista non ho problemi,

invece una cosetta ogni tanto me la bevo. Volevo sapere come funzionava...

Controlliamo quanto ha bevuto nella sua vita.

Che significa che controllate quanto ho bevuto in vita mia?

C'è una molecola, il CDT, che ci dice quanto ha bevuto nella sua vita.

Ah, sì? E mettiamo che in vita mia mi sono bevuto tutta l'Umbria,

- che devo fare? - Vai a casa e attacca con l'Abruzzo.

(RIDONO TUTTI)

- No, sul serio... - Prossimo.

- Capito? - Però c'è una linea gialla da rispettare,

- abbia pazienza. - Se non se la sono pippata.

Allora, siamo 80 invitati. No, mica 80 bambini.

No, quelli sono 20.

No, i gonfiabili non li voglio.

No, che dopo poi gli puzzano i piedi. Fanno una puzza incredibile.

No, i bambini vanno... Scusa, scusa un secondo.

No, son qui dai tossici.

Quelli della patente, quegli sfigati.

Sì, ma faccio veloce.

Alle bomboniere ci ho pensato io. Prendiamo una specie di ostia madreperla

con sopra Papa Wojtyla. Uno la può usare come plettro se suona la chitarra.

(SGHIGNAZZA)

Eh, no. Scusa, ti devo lasciare perché qua c'è il tossico che mi chiama.

(RIDE)

Senti, va bene, firmami questa qua. Eh?

Ciao. Vai, vai.

Allora, come siamo messi? Oh, fiumi di Lambrusco, eh?

Come se piovesse.

- Mani in alto! - Mamma!

Se non sei con noi, sei contro di noi.

Giovanni! Lascia stare il signore.

- Ma mamma... è un infame. - Piantala.

Infame, hai detto?

Sì. E allora?

Per sapere. Va bene.

PEPPINO: Settecento, 800, 900 e 1.000.

Caro Luca, la mia impresa è piena di pericoli.

Devi stare attento. Appena ti giri, te la mettono nel culo.

- Sì, eh? - C'è molta concorrenza.

Ti vogliono morto.

Se lo dice lei.

Lei? Che è? Mi dai del lei?

A tuo padre? Che cosa stavo dicendo?

Che se ti giri te la mettono nel culo. E che ti vogliono morto.

- Bravo. - Grazie.

Sì. Più soldi ci sono, più concorrenza c'è.

Più c'è rischio d'impresa.

- Certo. - O l'accetti o l'impresa non la fai.

Certo.

- Sai come diciamo noi in Calabria? - No.

Chi non risica, non rosica.

Anche noi a Roma.

- Ma noi lo diciamo meglio. - Vero.

- Chiedilo ad Angela. - Che cosa?

- Sei qui? - Che le tette restano su con la palestra?

No, la gravità la abbatte solo il bisturi.

Stai scherzando? Non mi dire che ti sei rifatta le tette?

Guarda, Angela, che ti taglio la gola con le mie mani.

Ah, ma ancora con questa storia.

E basta! Ma perché, pensi che ne ho bisogno?

Luca, secondo te, ne ho bisogno?

- No. - Lo vedi, Peppino?

Luca è un gentiluomo.

Allora, gliel'hai data a Peppino quella cosa?

Che cos'è?

Niente. Si è fissato che ti deve fare la ricevuta.

La ricevuta? A me?

Ridi, ridi. Mi fa morire dal ridere.

- È arrivato Mario. - È arrivato.

ANGELA: Speriamo che la Madonna m'ha ascoltato.

- Fermo. - Sì.

- Luca, tu sei andato su Internet. - Che?

Sei andato su Internet. Tranquillo, che pure noi siamo andati.

E tutto quello che tu hai letto là, è tutto falso.

Hai capito? Non è vero niente.

Più soldi ci sono, più merda ti tirano in faccia.

È tutto falso. Sono solo cazzate.

Cazzate.

C-A-Z-Z-A-T-T-E.

Eh? Non ci devi credere.

Poi tu ormai mi conosci.

Io non sono capace di fare male a una mosca.

Lo so.

Fino a quando la mosca non mi rompe i coglioni.

Forza, andiamo, dai. Ciccio, portami un bicchiere d'acqua.

Cammina, dai.

La seconda volta che l'ho fatta, si sono guardati e ho capito che gli era piaciuto.

Grazie, Ninetta. Poi, hanno parlottato un po' tra loro,

uno mi fa: "Ci vediamo a Milano".

- Provino su parte, col regista. ANGELA: Bravo Mariuccio nostro.

Madonna, che gioia, tesoro mio.

Aspettate. Siamo rimasti in tre, per il ruolo, quindi...

Che è?

ANGELA: E gli altri due?

- Gli altri due sono... ANGELA: Com'è che si chiamano?

No, eh? Non facciamo come la recita della scuola.

PEPPINO: Vi ricordate la recita?

(RIDONO)

La recita.

Gli abbiamo fatto fare San Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino.

Uno dei pastori, volevano fargli fare, a mio figlio.

Certo, come no?

(CELLULARE VIBRA) Ehi, ti vibra, qua. Ti vibra.

La gamba, ti vibra la gamba.

Scusate, rispondo un secondo. Scusate.

- Fu bravissimo. - Bravissimo.

- Pastorello. - Il bambinetto Gesù che fine ha fatto?

Non lo ritrovarono più.

SABINA: "Le ripeto." - Ho capito che ci sono ritardi. Lo so.

SABINA: "Se non pagano noi, non paghiamo voi."

Non è un problema mio. Ho lavorato per voi due anni e mezzo fa.

SABINA: "Ho da fare.

- Facciamo la settimana prossima." - La settimana prossima.

Morena ha detto lo stesso.

(TONO LINEA INTERROTTA)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Luca, ma chi era? Al telefono con la fidanzata?

- No. PEPPINO: Stavate bisticciando, ho sentito.

Un po' "ti voglio bene", un po' "Ti metterei in un pilone di cemento".

(RISATE)

La mia compagna non c'entra niente. Ero un po' arrabbiato perché...

stavo parlando con la Cinema 13, una casa di produzione che deve pagarmi da due anni

- e rimandano sempre. - Che bastardi.

Quelli che non pagano devono morire tutti.

Vabbè. Anche...

PEPPINO: Cinema 13? - Sì.

Ma che nome è, Cinema 13? Ma li conosciamo?

E invece la tua compagna come si chiama?

- Regina. - Un nome da donna.

Ah. Regina.

Santa Regina Alise vedova martire.

- Ma non era di De Nenna? - Stai zitta, no. Lo so io.

(in dialetto calabrese) Come fa di nome? Come l'hanno battezzata?

Perdonami, ma non ti capisco.

Come l'hanno battezzata?

Non l'avete battezzata?

Non l'hanno battezzata?

- L'hanno battezzata. - L'hanno battezzata!

(SOSPIRI DI SOLLIEVO)

Non io, ma l'hanno battezzata.

Ma dillo! Fermi tutti, non mangiate. Fermo, non mangiare.

Il 7 settembre. Santa Regina Alisa vedova martire.

Primo luglio. Santa Regina del M... regina francese santa, nata in Francia.

Il 22 agosto, Santa Regina Beata Vergine Maria.

- Li sa tutti. - Applauso.

- Bravo! PEPPINO: Li so tutti.

Bravo!

Eh? Li so tutti.

Tutti. Tutti.

È quella del 22 agosto, comunque.

- Oh! È beata? - E vergine.

(RISATE)

Siamo sicuri che non te la stai inventando, questa fidanzata?

- Perché dovrei inventarmela? - Fammi vedere una foto.

- Quando? - Ora.

- A tavola? CARMINE: Eh. La foto.

Sì. Eh, sì.

Eccola.

Fammi vedere.

Glielo passo io?

È una biondina. Tieni, guarda.

Non si vede il culo.

No. Perché...

Sì. È bellina. Però le tette se le deve rifare.

Magari poi glielo dico.

Intanto da Milano le porti un bel push-up. Intanto aiuta, no?

(RIDONO)

Che cosa?

Eh, push-up. Così si chiama.

Da Milano, hai detto?

- Tu vai a Milano. LUCA: Chi?

- Tu. - Io?

PEPPINO: Tu vai a Milano.

Mio figlio deve andare a Milano. Lo accompagni tu,

che deve fare il provino per la televisione.

PEPPINO: Mio figlio.

Andiamo insieme. A Milano.

Devi assolutamente trovare un modo per non andare.

Secondo te non c'ho provato?

Solo che quando loro, anzi, quando Peppino decide una cosa,

ti assicuro che non è semplice.

REGINA: Non ti erano riconoscenti per tutta la vita?

- Sì. - E adesso ti ordinano di andare a Milano.

Non mi hanno ordinato nulla, me l'hanno chiesto con estrema cortesia.

Solo che la cortesia calabrese è molto convincente.

Allora ti inventi qualcosa. Hai la febbre. Non lo so.

Io sto andando a lavorare, a Milano, comunque.

Ormai per Mario non sono più semplicemente un insegnante di dizione.

- Ah, sì? - Sono una specie di coach. Capisci?

Che è?

Amore, ascolta.

Se stessimo esagerando, va bene? Perché a me Peppino è sembrato sincero.

Se fossero tutto calunnie?

(CELLULARE VIBRA)

L'arte langue. Caffè?

A Milano con quella gente non ci vai.

- Vieni? - Un attimo.

SABINA: "Buonasera." - Pronto? Sì.

SABINA: "Sono Sabina, dell'amministrazione della Cinema 13."

Sì.

SABINA: "Mi scusi tanto per l'imperdonabile ritardo del pagamento.

Se mi conferma che l'IBAN non è cambiato,

- effettueremo subito il bonifico." - Sì.

SABINA: "Le rinnovo le scuse a nome della nostra società.

- Arrivederci e mi scusi ancora." - Grazie.

SABINA: "Scusi ancora, davvero."

Che ti devo dire, sei bravissimo. Farai un figurone.

- Luca? Volevi parlarmi? - Sì, per Milano.

- Vengo anch'io. Sei contento? - Sì, perché?

- Cazzi miei, immagino. - Hai ragione, scusa, sì.

Però a maggior ragione, siccome vai anche tu a Milano,

ed è solo un provino...

Sta dicendo che non è importante?

- È importante. - E infatti.

- Sì. - Peppino ci tiene. Lo sai com'è fatto.

Sì.

- Ah! - Che è?

Ha pensato pure a un extra.

E non li spendere tutti, che sono tanti.

- Però... - Ma che non ci volevi venire a Milano?

No, certo. Mi fa piacere. Anzi...

Dunque è finita così.

Sì. Ce l'hanno detto ieri. Non faranno nessuna trattativa.

O prendere o lasciare.

- Tu? - Eh, lascio, amore.

- Come lasci? - Praticamente lavoro per tenere aperto,

non ho assolutamente margine, così.

Adesso cercherò un'altra cosa, con la stessa metratura, in un'altra zona.

Ho capito, ma tu riuscirai comunque a mantenermi?

- Non è che dovrò lavorare? - Tranquillo, amore, stai sereno.

(CITOFONO SQUILLA)

Ti prego, non andare.

Amore, vado per Mario. Per i soldi.

Quando torno sono un uomo libero.

Ok?

(CITOFONO SQUILLA)

- Angela. ANGELA: "Apri. Saliamo per un caffè."

Salite per un caffè?

- No, no, no. - No, scendo io.

Sì. Sì.

- Che è? - La classica vedova calabrese, eh?

- Versione 2.0. - Sì, vaffanculo.

(CAMPANELLO SUONA)

(CAMPANELLO SUONA INSISTENTEMENTE)

- Scusate l'intrusione. - Eh, intrusione.

Tre minuti e scappiamo, amore.

Mario già lo conosci. La signora Serranò.

(ANGELA SOSPIRA)

Angela. Piacere.

Regina.

Di nome e di fatto.

- Vado a prendere il borsone. - Sì.

Luca mi ha parlato tanto di te. Ma non mi avevi detto che era così pulita.

- Pulita? - Pulita significa bella.

- Ah. - Molto bella, sì.

- Bellissima. MARIO: Molto bella.

(ANGELA SOSPIRA)

Sai come diciamo noi? Quando una donna è bella di natura,

più "sciamparata" è e più bella appare.

MARIO: Vabbè, andiamo, Luca? LUCA: Andiamo, andiamo.

- "Sciamparata?" - Sciamparata, amore. Dai!

ANGELA: Reginella.

Io dico che il push-up non basta.

TASSISTA: Dieci minuti e ci siamo.

- Ma voi venite su da Roma? - Sì.

Avete il nostro stesso problema, a Roma?

- Il traffico? - No, no, che traffico.

I calabresi.

I calabresi qui si stanno comprando tutto. Bar, ristoranti, alberghi. Tutto, eh.

- Per davvero? - È chiaro. Ho capito.

Di che parte della Calabria sono questi?

TASSISTA: Apritemi, dai.

Io scherzavo, signora. Mi apra. Mia cugina è di Reggio Calabria.

Io amo i calabresi. Li amo tanto.

Io ho una cosa da fare. Ci vediamo domattina a colazione.

Serranò. Tre doppie.

Tra un'ora ho bisogno di un taxi.

- Allora? - Non l'hanno vista, Luca. Non è scesa.

Non si sarà svegliata.

Macché, si alza tutte le mattine alle sei.

(TELEFONO SQUILLA) Eccola qui.

- Angela. ANGELA: "Luca."

- Sì. ANGELA: "Sali. Ho un problema."

Va bene.

- Che ti ha detto? - Di salire. Dice che ha un problema.

- Sono le 9:30. Facciamo tardi. - Lo so. Lo so.

Vado o faccio una figura di merda.

- Ti raggiungo. - Sempre i cazzi loro.

(BUSSA ALLA PORTA)

LUCA: Permesso?

Angela?

Che succede?

LUCA: Oh! Oh, cazzo.

A... Angela?

Eh. Chi cazzo dev'essere, Belfagor?

- Che è successo? - Una rapina.

- Come, una rapina? - Duemila euro di botulino.

Dice: "Prova. Tanto non fa reazione".

No. Guarda come mi hanno combinata.

Se lo sa Peppino. Fuoco mio.

Da quanto sei in questo stato?

Mi sono svegliata così.

Quando mi sono vista mi è preso un infarto.

(ridendo) Ti credo.

Non si nota. Se non me l'avessi detto...

- Posso fare qualcosa per te? - Per questo ti ho chiamato.

- Eccomi. - Con questa si dovrebbe sgonfiare.

- Fammi questa puntura. - Non le so fare. Ho paura degli aghi...

(CELLULARE SQUILLA) Ehi, Luca! Le chiappe tue, sono.

- Non rompere il cazzo. - Rispondo un secondo a Regina.

Rispondo a Regina.

(CELLULARE SQUILLA)

- Amore. - Come va?

ANGELA: "Luca, non ce la faccio ad aspettare."

ANGELA: Forza! REGINA: "Che succede?"

Poverina, zia Angela. Non sai cos'è successo.

REGINA: "Cioè?"

La zia Angela, stavo dicendo, ha avuto una tachicardia.

Leggera. Va molto meglio. Adesso scappo al provino e ti richiamo.

Aspetta, ascoltami. Questi stanno già cercando di affittare il negozio.

Non hanno perso tempo. Neanche buongiorno, mi hanno detto.

ANGELA: Luca, cazzo!

- Ma chi è? - Chi è chi, amore?

ANGELA: "Luca?"

Io non resisto!

Hai capito?

REGINA: "Luca?"

- Sì. REGINA: "Luca?"

Ecco qua.

- Grazie, Luca. Sei un tesoro. - Figurati.

Adesso riposati. Appena torno dal provino...

Aspetta. Mi devi fare un favore.

LUCA: Un altro? Va bene. Quando torno dal provino.

Siediti.

È tardi.

Allora. Io a Milano dovevo fare una cosa molto importante.

Non mi posso presentare così. Devi andare tu al posto mio.

Io?

Ci metti cinque minuti. Mario può fare da solo.

- Sono venuto a Milano per il provino. - Non mi interessa proprio.

ANGELA: Non te lo sto chiedendo.

Mi vai a mezzogiorno al ristorante "Lo Scoglio".

Seduto al tavolo vicino alla cucina c'è un uomo. Si chiama Cicciuzzo.

ANGELA: Vai lì, ti presenti, dici che vai da parte mia.

E che è ora di tirare fuori la pizza dal forno.

Non parlo abbastanza bene il dialetto calabrese. Se ne accorgono che sono...

Gli dici che è ora di tirare fuori la pizza dal forno. Mh?

Vengo da parte della zia Angela. Dice che bisogna togliere la pizza dal forno.

Lei è Cicciuzzo?

(in dialetto milanese) Ma levati dalle scatole, terrone.

Scusi. Scusi.

Questo chi cazzo è?

Grazie, Luca.

Lo sapevo che potevo contare su di te.

Lei è Cicciuzzo?

Vengo da parte della zia Angela.

Dice che bisogna togliere la pizza dal forno.

(IN DIALETTO CALABRESE)

Esatto. Bisogna prendere la pizza dal forno.

Arrivederci.

Non è potuta venire.

(IN DIALETTO CALABRESE)

Non c'è dubbio, la pizza è molto importante da togliere dal forno.

Arrivederci.

(SCATTI MACCHINA FOTOGRAFICA)

Me ne vado.

(IN DIALETTO CALABRESE)

Sicuro che la signora stia bene?

Sì, sta benissimo. È una reazione allergica ai crostacei.

- Ah. - Sì.

- Allora? - Mi hanno preso.

Fuoco mio.

- Ma ti rendi conto? - La dizione?

- L'ho fatto in calabrese. - Lo vedi? Lo vedi?

Che è? Zia, che t'è successo?

Niente. Un'intossicazione alimentare, coi funghi.

- Non erano i crostacei? - Si faccia i cazzi suoi. Parta, è meglio.

Ha preso un antistaminico. Tra un po' si sgonfia.

Speriamo. Fa davvero impressione, così.

Adesso non esagerare.

MARIO: Ma ti rendi conto? Mi hanno preso. Mannaggia.

A proposito. Siccome t'hanno preso al provino

e sei bravo, stavo pensando, che io non è che ho molto...

Non vuoi farmi più lezioni?

Ne ho bisogno adesso, dai.

Ditemi la verità. Ci sono "change" di miglioramento?

Ha molte chance di miglioramento, Onorevole.

Deve fare gli esercizi e deve impegnarsi, tutto qua.

Non sono scemo io, eh?

(in dialetto ciociaro) Se ho imparato a leggere e scrivere a 26 anni,

figurati se non imparo a parlare a 50.

Sennò Crozza mi fa l'imitazione. E io non vado preso per il culo.

Se lei mi "impara" a parlare bene,

fa un servizio al Paese.

Sì. Questa è sua.

Ho dimenticato di fare bancomat.

Non si preoccupi. Mi dispiace. Mi può pagare la prossima volta.

Io a lei?

Un "lapso".

REGINA: Buonasera. - Buonasera.

Sempre bellissima.

- Onorevole, arrivederci. - Arrivederci. Ah!

Se vi servisse uno di quei permessi di parcheggio

per gli zoppi, in cinque minuti ve lo faccio avere.

- Bah. - Va bene?

Sì, grazie.

- Arrivederci. - Di nuovo.

(LUCA SOSPIRA)

Ti rendi conto? Questo ha preso 80.000 preferenze. Che ridi?

Sembra una brava persona.

Sì. Né meglio né peggio di tanti altri.

Ma non può fare il deputato della Repubblica, uno così.

Ci posso lavorare vent'anni. Rimarrà sempre un analfabeta traffichino.

Ha due processi per abuso d'ufficio.

Come la metà dei politici italiani, amore?

Continua a pensare così.

REGINA: Che t'aspetti da un amico dei Serranò?

FABIANA: Guarda, tesoro. Qui siamo coi barboni alla stazione.

Hai fatto un selfie con i barboni?

Certo. Durante il pranzo s'era creata un'atmosfera bellissima.

Un sentimento d'amicizia molto profondo. Quindi è scattato subito il selfie.

- Si percepisce l'empatia. - Intanto guarda quanti like ho preso.

Aspetta, ti faccio vedere l'altro che ti dicevo...

Amore, perché non vieni qua con noi?

Sono indietrissimo con le e-mail.

Comunque, il selfie l'ho visto.

Perché non hai messo il like?

Te l'ho messo. Guarda bene. È il primo o il secondo.

Niente, non lo trovo. Vabbè, forse l'aveva postato Flami...

Mi sa.

Amore, è arrivata una lettera dai proprietari del negozio.

La raccomandata che hanno mandato a tutti i negozianti?

No, questa l'hanno consegnata a mano direttamente al portiere. Così ha detto.

E...?

E mi lasciano l'affitto così com'è.

REGINA: Mi tolgono anche le spese di condominio.

- No. Perché? - Eh.

Qual è il nome della società?

(CITOFONO SUONA)

Ma chi è?

Questo è un mandato di perquisizione. Ora lei ci accompagna

mentre facciamo il nostro lavoro.

- Dev'esserci un errore. - Nessun errore, le consiglio di tacere.

Che sta succedendo? Avete sbagliato casa?

Lo diceva pure Pablo Escobar.

Spero che sappiate cosa state facendo. Mio padre è caporedattore al Corriere.

(RISATE)

Lo chiami pure, se le sembra un buon motivo per finire sul giornale.

AGENTE IN BORGHESE: Lei deve seguirci in questura.

Lei che lavoro fa?

Insegno dizione.

Ossia?

Non capisco perché me lo sta chiedendo o di cosa mi stiate accusando.

AGENTE: Nessuno l'accusa di nulla.

Per ora sono semplici domande.

Si è fatto dei nuovi amici, ultimamente?

- No. - No?

No.

Sa chi sono queste persone?

Sì, questo è Peppino, la zia Angela, Carmine,

Ciccio e questa è la cameriera, Ninetta.

Peppino è il capobastone, quella che lei chiama la Zia Angela

è Angela "della muort", quell'altro è Carmine "la bestia".

E Ninetta, la cameriera, è indagata per due omicidi.

Una delle vittime era sua cugina.

Sì, però come le ho già detto io insegno dizione al più piccolo dei Serranò, Mario.

Con gli altri praticamente non ho rapporti, non conosco i loro soprannomi...

Che ci faceva a Milano, nel ristorante "Lo Scoglio"?

Cosa ha detto a Cicciuzzo "o' Latitante"?

Gli ho chiesto il conto, perché pensavo che fosse il proprietario.

Quindi era lì per caso?

Sì.

E sempre per caso il giorno 15 marzo il pregiudicato Tony "'o Mostr"'

s'è schiantato in macchina sotto casa sua.

Aveva una mitraglietta col colpo in canna.

È in coma, Tony. Quando si risveglia gli chiediamo cosa ci faceva sotto casa sua.

- Nulla di rilevante. - Sicuro?

Sì.

- Camomilla? - No, grazie, amore.

Senti, lo so che non è facile dire a quelli là che non vuoi più vederli,

però dopo stasera, l'hai sentito il poliziotto...

Pezzo di merda.

Amore, non fare il bambino. Sarà anche un pezzo di merda,

- ma ha ragione. - Lo so. Lo so.

Non è facile andare da quella gente lì e dirgli che non vuoi più vederli.

Lo so! Io veramente il coraggio non lo avrei mai,

però tu non hai scelta.

Glielo devi dire per forza.

Glielo dico domani, ok?

Ti sei spaventata?

Sì.

Anch'io.

LUCA: Mi dispiace.

(SOSPIRO)

LUCA: Con la morte nel cuore... Il mio non è un addio,

ma è un... Che cazzo, è un... no.

Con la morte nel cuore, ma...

Il mio non è un addio, è un...

Angela, Peppino. Con la morte nel cuore, ma il mio,

non è un addio, è più che altro il desiderio di non finire in prigione,

- che è un luogo... REGINA: Luca.

C'è entrata la polizia a casa.

Angela, Peppino, c'è entrata la polizia in casa.

Magari per voi non sarà un ambiente ostile, ma per me...

Beh, anche per Regina, appunto...

Insomma, abbiamo vissuto momenti migliori.

Avete rotto il cazzo.

Cordialmente. Vostro.

In quel momento io ho capito che volevo fare l'attore.

Avrò avuto 12 anni.

No, la storia è bella, eh. Per carità. Però non...

- A noi che ci frega... - Stai zitto. Fallo parlare.

Lo stai confondendo. Che stavi dicendo?

- No, niente. - Luca, che devi dire a Peppino?

Volevo dirlo proprio a Peppino da solo.

Puoi parlare, siamo in famiglia. Tanto è una cosa bella, no?

- Sì. - Dillo, no? Ci stai mettendo una vita.

Parla.

E niente. Vorrei interrompere le lezioni con Mario, non ha più bisogno di me.

E che problema c'è, Luca!

Ma è naturale, che scemo.

Tutte le cose finiscono, anche quelle belle.

Poi, adesso che Mario si trasferisce a Milano...

- Che? - A Milano.

Che, non lo sai? Mario va a fare l'attore della televisione a Milano.

È su, sta facendo i bagagli, ma pensavo te l'avesse detto.

Non mi ha detto niente. È una notizia fantastica.

Adesso ho capito. Se avevi qualche problema tuo personale bastava dirlo.

Qui noi siamo una famiglia.

Sì, Io so che potevo parlare, ma sono molto legato a Mario.

È diventato come un fratello, per cui...

Vai, non parlare così che mi fai venire la lacrimuccia.

- È vero, Peppino. - Fatti abbracciare, dai.

- Vieni qua, va. - Eh, mamma mia.

Vabbè, basta, non è che è morto nessuno.

(COLPI DI TOSSE)

Tanto ci vediamo. Non è che scappi.

Scappo? E dove? "Focu meu"...

(RIDONO)

Scemo. (COLPI DI TOSSE)

- Professore, m'hanno preso. - Jessica! Ma veramente?

- Sì, grazie. - Brava.

- Questo è per te. - Non dovevi.

- È tutto merito tuo. - Ma il merito è tuo. Merito tuo.

Quante volte ti ha fatto fare la scena?

Una volta sola. Questi sono i soldi.

Quindi, dizione perfetta.

(con la zeppola) Mi doppiano. È un film svedese.

Ma pensa quando va al Festival di Anagni, non ci capisce un cazzo nessuno.

- Ciao, bello. - Ciao.

La ricevuta.

PSICOLOGO: Avanti. Prego, si sieda.

- Che c'è? - Posso parlare?

- Ma certo. Siediti. - Fantastico.

- Mi scusi per il ritardo, ma... - Adesso mi risparmi la bugia.

Non è mia abitudine, comunque.

- Ecco, parliamo delle sue abitudini. - Appunto. Eccoci qua.

Ha fatto abuso di stupefacenti, di alcol?

- No. - Siamo sicuri?

- Eh, sì. - Beh, allora è perfetto.

Una firma e abbiamo finito.

- A posto. - E la visita dallo psicologo è finita?

Sì.

L'altra volta abbiamo fatto i mimi, oggi spendo 110 euro per questa buffonata?

Preferisce che la boccio? Costa uguale, eh.

Perché lei può bocciarmi, prende e mi boccia così.

Certo. Prendo e la boccio.

- Non ci crede? - Beh, insomma.

(RIDONO)

- Adesso glielo faccio vedere. - Ah, sì?

- Che ci vuole. - Sono curiosissimo.

Prendo il foglio, scrivo non idoneo,

- questa qui, la sua patente, - Sì.

tra tre mesi.

Toccami e non la rivedi mai più.

- Toccami. - Non la sto toccando.

Non rivedi mai più la patente. M'hai toccato.

- No. - Sì.

No, no.

- Paura, eh? - Sì.

Ci vediamo fra tre mesi, qui.

Vada.

- Ci sarà sempre lei. - Sempre.

Bene.

Vada.

Se parla...

Ma è impazzito...

Oh!

LUCA: Ma che sei impazzito?

Oh!

Non ci posso credere.

Non ci posso credere.

Che cazzo.

(LUCA SBUFFA)

Scusa se ci ho messo tanto.

Potevi chiamare un taxi.

Mi porti a casa, per favore?

- No, non ti porto a casa. - Ti prego.

Te lo chiedo in ginocchio.

No, Luca, hai avuto una brutta giornata.

Sei di cattivo umore, però Stefano ha prenotato,

ce l'ha detto un sacco di tempo fa e quindi dobbiamo andare.

Ho capito, però non è quello. Mi sono rimasti 23 euro in tutto.

Nei ristoranti dove prenota l'amico tuo Stefano, non ci compri neanche il pane.

- Va bene. - Lo capisci questo?

- Ma dai, su. - Che ridi?

- Ma che stai ridendo? - Perché in dieci anni

non mi hai portato a cena una volta, neanche al mio compleanno.

Del vino me ne occupo io, stasera vi voglio sorprendere.

- Per iniziare, facciamo crudi per tutti? - Sì, crudi.

Ancora con questi crudi? È una malattia. Stai in fissa.

- Perché, tu no? STEFANO: No.

Sto per piangere: c'è il "Sous la mer".

È un vino conservato per sette anni in fondo al mare in Normandia.

PAOLO: Buono? - Cullato in botti.

Costa 150 euro a bottiglia.

- È un'esperienza. - Mi dirai, mi direte.

(RIDONO)

Hai ordinato solamente gli spaghetti con le vongole?

Non ho molta fame, non mi sento un granché.

Vado un secondo in bagno. Scusate.

- Ma che ha? - Niente, niente.

È ansia da conto.

(RISATE)

REGINA: Ste... e dai.

Quaranta, 47.

Neanche 23 euro, ho 18 euro e 47 centesimi.

Il sorbetto, mi ci compro.

(SOSPIRA) Dio, che giornata di merda.

(SOSPIRA)

UOMO: Ehi.

Ma non era così.

Eccoci qua.

- Tutto bene? - Meglio, molto meglio.

Mi è anche tornata la fame.

Questa la mangia il giovane poeta.

Facciamo così. Invece a me mi porti 15 gamberoni,

20 ostriche, che vorrei recuperare l'antipasto,

- poi aragoste per tutti. - Che cazzo stai facendo?

Non ti preoccupare... Ah, due bottiglie di quel vino che dondola,

però freddo, perché era tiepido.

- Mi raccomando. - Hai trovato un portafoglio in bagno?

Sì, il tuo.

(STEFANO RIDE)

Ansia da conto, Stefano, eh?

(BRUSIO INDISTINTO)

Allora, Luca? Come stiamo andando?

Tutto di vostro gradimento?

Tutto buonissimo, Angela.

Oh, ma c'è anche la principessa?

Regina.

Tesoro, però, ti prego, mangia qualcosa. Ma che sei a dieta?

Madonna, come sei sprecato.

Gli amici di Luca sono miei amici.

- Siete miei ospiti. - No, no, grazie mille.

Sei a casa mia, principessa. Non dire di no che ci rimango male.

Certo, qui nessuno vuol far rimanere male Angela, vero?

Grazie.

E bravo Stefano.

Antiquario, giusto?

Giusto.

Lei che ne sa?

Con permesso.

Lei...

Ti è passata la fame?

Amore?

Dai, amore. Seriamente mi vuoi fare il muso fino a casa?

In quel ristorante ci ha portato Stefano, il tuo amico ciuffettone.

Non è quello il punto. Lo sai.

- Te la stai prendendo troppo. - Ah, sì?

Sì, sì.

Angela ho imparato a conoscerla un po', è evidentemente una persona invadente,

però è anche una persona di cuore.

- Ah, sì? - Sì.

- Ah, sì? - A modo suo, sì.

Adesso è una di cuore, eh? E poi?

Le piacciono gli animali, coltiva i fiori,

fa cose del genere. Hai visto come mi ha trattata?

Non penso che abbia ricevuto dei corsi di bon ton quand'era piccola a casa Serranò.

Non è che si comporta così con te. Si comporta così con tutti.

È fatta così. Non è difficile da capire, dai.

Luca, ma tu ci fai o ci sei? Rispondimi.

- Non capisco. - Quella mignotta mafiosa

ci sta provando con te.

- Questa è bellissima. - Ma cosa ridi?

Pensa che io sia un koala.

Una specie debole da proteggere. Ma che cazzo stai dicendo?

- Ti fa sentire protetto? - Tanto, sì.

Me ne sono accorta. Poi, come diavolo ti sei comportato al ristorante?

- Che ho fatto? - Mi hai fatto vergognare.

Ti faceva sentire coccolato, eh?

Di certo mi ha fatto sentire meglio di come mi sentivo prima.

Buttare dei soldi in quel posto di merda.

Prima di cosa? Prima che la zia Angela ci facesse l'ennesimo favore?

- Perché è l'ennesimo, eh? - Sai che possiamo fare per sdebitarci?

La invitiamo a cena e offriamo noi.

- Che ne dici? - Luca, vaffanculo.

Va bene.

LUCA: Ve l'ho detto. ISPETTORE: E noi le crediamo,

per questo abbiamo fatto stralciare la sua posizione.

Se fossi in lei ringrazierei il capitano.

Il signor Sallustro deve ringraziare solo se stesso.

Ha salvato il figlio d'un pezzo grosso della 'ndrangheta.

Quella gente non dimentica, nel bene e nel male.

AGENTE: Avrebbe potuto approfittarne e godersela.

Basta chiedere. Quelli possono tutto.

Però sarebbe diventato uno di loro.

Sa qual è la fine? A: carcere.

E parliamo di carcere duro.

B: morto ammazzato.

- Non è una grande scelta. - Eh, no.

Tony, quello dell'incidente, sembrava che avesse imboccato la strada A,

invece ha preso la B.

È morto?

AGENTE: Sembrava che si dovesse risvegliare.

Qualcuno ha fatto in modo che non succedesse.

Stiamo aspettando gli altri referti.

(CLIC FOTOCAMERA)

Se i Serranò si facessero sentire,

ci avverta.

Noi ci contiamo.

È che lui ha problemi economici,

giustamente rivorrebbe la sua casa.

Ma io però dove vado?

AGENTE DONNA: Infatti. - Infatti.

AGENTE DONNA: Non ho capito perché ha chiamato.

Per comunicarvi che sto per entrare in casa mia.

Non può farlo. Se lo fa, è violazione di domicilio.

Come fa a essere violazione di domicilio se è mio il domicilio?

AGENTE DONNA: Si sta innervosendo? - No.

- Mi sta guardando male? - Ragazzi, manteniamo la calma.

Sennò... Luca, ti sento sempre in agitazione.

- Ah, sì? - Dovresti trovarti un lavoro più stabile.

- Che poi, cos'è che fai, come si chiama? - Dizione. Insegno dizione.

Comunque, stai tranquillo,

perché adesso, tre, quattro, cinque, massimo sei mesi,

risolviamo tutto.

- Lo sentite? - Senta, scusi se mi permetto,

ma questa è anche una questione di sensibilità.

Se questa persona è in queste condizioni, qui non ha alternativa.

La situazione si fa più complicata.

No, è che certa gente proprio non conosce vergogna.

E poi anche il tapis roulant.

Me l'ha lasciato qua.

Che ci faccio io, eh?

Sì, certo, ci stendo i panni. Ma che ci faccio?

Mandi un'e-mail per chiedere lo sfratto esecutivo. Vediamo cosa le rispondono.

A chi la mando l'e-mail?

Non è giusto, comunque, eh.

Tutto questo non è giusto.

E a te pare giusto che io debba restare tutta la vita così,

senza camminare?

No, Alfredo, no.

(CELLULARE SQUILLA)

- Pronto? ANGELA: "Luca.

Vedi che stasera fanno la fiction di Mario."

- Buongiorno. ANGELA: "Ti aspettiamo alle nove."

Stasera?

ANGELA: "Mi raccomando, non mancare."

- Che hai? - Perché?

Sembri strano.

Vabbè.

- Sicuro che non hai niente? - Amore, no!

Va bene.

- Non capisco, veramente. - Va bene. Scusami.

Poi m'innervosisci, capito?

Io ti innervosisco?

Se continui a chiederlo, un po' sì. Comunque...

- Non te lo chiedo più. - Grazie.

- Andiamo al cinema, stasera? - No!

Che c'è?

C'è Davide a Roma per la conferenza, stasera c'è la rimpatriata con tutti...

- Ma non mi hai detto niente. - L'ho rimosso, sono rincoglionito.

- Vabbè. - Posso chiamare, dirgli che non vado.

- No, tranquillo. - Sicura, amore?

(COLPI DI CLACSON)

LUCA: Eccolo.

- Allora? - Allora è vero che ci sei pure tu.

Ti pare che mi perdo la fiction dell'anno?

- A Milano come va? - Bene, sempre meglio che qua.

- Ti capisco. - No, Luca, tu non puoi capire.

Che sono scemo?

Hai ricevuto un invito che non si poteva rifiutare.

- Gli inviti di tua zia... - Allora?

PEPPINO: Allora, Luca, come vanno le cose? A casa, il lavoro?

LUCA: Le solite cose. PEPPINO: Le solite cose non direi, eh?

Ho saputo che due mesi fa sono venuti a romperti i coglioni a casa,

a farti delle domande...

Però ho saputo pure che ti sei comportato bene,

che sei stato bravo, hai sempre dato le risposte giuste,

- hai detto sempre la verità. - Sì.

Poi io non ho una vita particolarmente movimentata, è stato quasi divertente.

Però, Luca, io ti debbo rimproverare.

Perché tu a Peppino le cose le devi dire sempre. Mi capisci?

- Semp-e-re. - Semp-e-re.

Sai? Mi sono fatto fare la spa, qui a casa mia.

Eh, sì. Non mi vede nessuno.

Sto sempre al sicuro, qui, tranquillo.

Perché non vieni, ti porti la tua compagna, vi fate il bagnetto?

Se capita l'occasione, sì, perché no?

Assuntina! È bella calda l'acqua?

Ciao!

Assuntina. La mia fidanzata. Moldava.

(CITOFONO SQUILLA)

- Stefano? STEFANO: "Ciao, Regina, c'è Luca?"

No, non c'è Luca. No...

Ti apro.

ZIA ANGELA: Sono emozionata per te.

Oggi milioni di italiani vedranno il nuovo Alain Delon, eh? Vero o no?

Non è vero, è solo una particella.

Poi comunque il merito è tutto di Luca.

Allora, che facciamo?

Via che comincia, andiamo nella cameretta della televisione.

PEPPINO: Venite con me. CICCIO: Prego, accomodatevi, dai.

- Solo a te! - Solo a me cosa?

Solo a te. Possiedono le mura di tutti i cazzo di negozi di quella via,

solo a te non hanno alzato quel cazzo d'affitto.

Mi auguro che almeno li hai ringraziati.

- Senti, non è vero. - Lo sai che è vero, Regina. Lo sai.

Agli amici la verità si dice sempre.

Agli amici.

- La dico anche a te. - Oh!

Quel favore serve anche a me.

Mi serve proprio tanto tanto.

Ma tanto tanto.

Va bene.

Ti giuro, mi stai agitando.

No. Dobbiamo mantenere la calma, ok?

(REGINA SOSPIRA) Qua mi scadono le cambiali, va bene?

Oh, Dio mio.

- Calmi... - Rimettiti seduto.

MARIO: "Non mi avrete mai, infami!"

(APPLAUSI)

È uguale. Uguale.

"Prendetelo! Ci fugge."

Cazzo, ma quella bionda chi è? Lorella Cuccarini?

MARIO: No, si chiama Laura Greco.

- Chi minchia è? - Una nuova.

"Attenzione. È armato."

"C'ha la mitraglietta."

"Non mi avranno mai."

È bellissima, questa fiction.

Sei un attore nato.

"Dobbiamo prenderlo. Ne va della libertà del nostro Paese."

La poliziotta ha la faccia da puttana.

Non solo la faccia.

Via Carmine, sempre con questo sessismo del cazzo.

Per te sono tutte puttane.

Senti, di queste cose devi parlare con Luca.

Non con me. Sta ancora al ristorante, basta che ti sbrighi.

- Hai detto "Ai Sardi"? - Sì.

"I Sardi" oggi è chiuso.

Ma no, sta salutando Davide, ci sono tutti. Tu perché non stai con loro?

Davide resta fuori altri sei mesi. L'ho sentito l'altro giorno.

MONICA: "Collabora, e cambia vita!

Aiutaci a togliere il marcio da questa terra!

E noi ti lasceremo libero."

(RIDONO)

"Ma se lo faccio, mi ammazzano."

Bravo a papà.

MONICA: "Ti proteggeremo noi.

Ti proteggerà lo Stato."

TUTTI: Eh.

ANGELA: Col cazzo.

Vitto e alloggio dentro a un pozzo.

(RIDONO)

"Sei pure un bel ragazzo!"

Questa grandissima puttana.

Te l'avevo detto.

"Va bene. Collaborerò con la giustizia."

TUTTI: Cosa?

(LUCA RIDE)

Mah, non so. La prima parte mi è piaciuta,

la seconda parte non tanto.

Poi tu mi sembravi mezzo ricchione.

- Non sono d'accordo. - Sembrava un ricchione.

Mario che c'entra? È la storia che è fatta male.

Il suo personaggio non è credibile, questo è.

Non lo so. Questa morale sul pentitismo.

Se ti vuoi pentire, pentiti. Ma ci penso io a pentirmi dei cazzi miei.

Mi capisci?

- Bravo a papà. - Bravo!

Cose da niente.

(CELLULARE VIBRA) Vibri.

- Il telefono. - Il telefono.

Rispondo dopo.

REGINA: "Ciao". - Ciao, amore. Ciao.

Come va? Vi state divertendo?

Bene, bene. Le solite cose.

REGINA: "Davide è lì con voi?"

Certo, sì.

E tu?

Sei...

Contento. Perché?

No, amore, tu sei un bugiardo di merda, perché sei dai tuoi amici mafiosi.

Non sono miei amici.

REGINA: "Non sono tuoi amici? Vero, scusami."

Hai ragione, tu e Angela siete qualcosa di più, adesso.

Ti prego, Regina. Non fare la gelosa, dai.

Non sono gelosa. Lo sai che cos'è? La storia dell'affitto, Luca.

Sono i calabresi che mi entrano in casa, le figure di merda che mi fai fare.

REGINA: "Sono tutte le bugie che mi stai dicendo. Tu sei diventato uno di loro."

- Sei uno schifoso. LUCA: "Cosa stai dicendo?"

- Se ci pensi bene... REGINA: "Pensaci tu."

Hai tutta la notte per pensarci, perché tu non torni a casa.

REGINA: "Chiaro?" (TONO LINEA INTERROTTA)

Stasera non torni a casa.

Che succede? Discussioni?

No, un piccolo screzio con Regina.

- Ti ha cacciato di casa. - No.

Sì, ogni tanto si incazza. Poi le passa.

Stanotte mi butto in albergo e domani facciamo la pace.

Luca, devi farti rispettare.

Un uomo come te ha bisogno di una vera donna accanto.

Questa cosa che vai in albergo non la dire neanche per scherzo.

- Perché? - Dormi nella stanza del povero Antonio.

No, Angela. Non ti preoccupare.

Ninetta, preparagli la stanza del povero Antonio.

- Non c'è bisogno. - Preparagli il letto.

- Faccio subito. - E bravo Luca!

- Bravo! - Bravo.

Grazie. Grazie.

(RISATE DALLA STANZA VICINA)

(RISATE CONTINUANO)

VOCE: "Risponde la segreteria telefonica. Lasciate un messaggio dopo il segnale."

(SCARICO SCIACQUONE)

VOCE: "Risponde la segreteria telefonica. Lascia..."

- Angela! - Shh.

Zitto.

LUCA: Angela, non credo...

- Non credo che sia... - Shh.

- Sei sicura che... - Shh.

Angela, non sono sicuro di riuscire poi...

(MUGUGNA)

Oh!

Ah! Il povero Antonio.

Cuore mio.

Fregatene.

(LUCA MUGUGNA)

- Luca? - Eh?

- Per davvero? - Per davvero.

Vabbè.

Niente. Può succedere.

Che ci possiamo fare?

(PORTA CHE SI APRE)

Comunque, stai tranquillo. A Carmine e Peppino non gli dico niente.

Grazie.

Eh. Grazie al cazzo.

Vaffanculo, va.

Grazie, Anto'.

(CANE CHE ABBAIA)

(CANE CHE RINGHIA)

ANGELA: Buongiorno. - Buongiorno.

Dormito bene?

Bravo. L'importante è addormentarsi rilassati.

- Sì. - Vieni. La colazione è pronta.

- Signor Luca? - Non trovo i miei vestiti.

- Un minuto che vi arriva il caffè. - Sì, però...

Siediti.

Scusami, vado...

(SOSPIRA)

VOCE: "Risponde la segreteria telefonica."

Luca. Ti secca se ti chiedo una cosa?

Dipende da cosa.

Hai da fare oggi?

Parecchie cose, sì.

C'è l'inaugurazione di questo ospedale pediatrico.

Sai, Peppino è un grande benefattore.

Ho capito. Dei bambini malati non te ne frega niente.

- Come no? - Allora mi accompagni?

Ti accompagno e al ritorno mi lasci a casa.

E certo.

Ti sei alzato? Che ti sei messo, il pigiama del povero Antonio?

Non ho i vestiti.

Sbrigati. Andiamo a casa tua, risolviamo questo problema.

Ci facciamo due chiacchiere.

No. Ti ringrazio, ma i miei problemi con Regina

me li risolvo io.

L'altra casa. Casa tua.

Come fai a saperlo?

(RIDONO)

Comunque grazie, però l'altra casa è davvero una questione complicata.

Non paga l'affitto. Non è complicato.

Dalle nostre parti i debiti li pagano tutti.

CARMINE: Questo è il piano? - Non si può, è una questione delicata.

- Hai detto complicata? - Complicata e delicata.

- Ci comporteremo delicatamente. - Ci vuole diplomazia, però.

Non mi toccare. Questo è muto, a me mi chiamano il Console, parli solo tu.

- Interno 20? - Sì.

Vai.

(SUONA INSISTENTEMENTE IL CAMPANELLO)

ALFREDO: Chi è?

Luca.

Ha un castello? Quanto cazzo ci mette?

ALFREDO: Ecco.

CARMINE: Salve.

E questi chi sono?

- Siamo amici del padrone di casa. - Persone estremamente cordiali.

Giusto.

Tu che pensi, che solo perché vieni qua con due handicappati con la panza

io mi metto paura?

- Ti ricordi l'autoscontro a Soverato? - Sarebbe?

Quello dello zio Pasqualino.

- Prendi, va. - No, fermi.

Non mi potete toccare. Non mi potete mettere le mani addosso.

Lasciatemi stare. Aiuto!

(VOCI INDISTINTE)

Siete impazziti? C'è una legge sulla disabilità

che vi impedisce di mettermi le mani addosso.

(URLA RALLENTATE E RISATE)

C'è una legge sulla disabilità che...

No, no!

ALFREDO: Così mi ammazzate!

Alfredo!

ALFREDO: Maria!

(LAMENTI)

Assassini! Delinquenti!

Figli di una mignotta! Io sono un disabile.

(con voce normale) Mi buttate giù dalle scale con tutta la carrozzina?

È immorale questo. Avete capito?

Buono. Ma sei scemo?

In galera vi dovrebbero mettere, a voi.

Delinquenti.

Chi è una brava persona?

Vada dentro casa o questi due signori vengono a trovare pure lei.

Vada dentro casa.

Voglio vedere dove cazzo vado a vivere nelle mie condizioni.

Vaffanculo.

Questi pazzi.

Vatti a riprendere la casa che te la occupano, coglione.

Stronzi!

(SPUTA)

- Non vado a casa. Faccio due passi. - Sbrigati che ti aspettiamo.

Non c'è bisogno. Ci vediamo dopo all'ospedale.

Non è il momento di andare in giro.

- Eccolo qua, l'amico mio. - Mi hai spaventato.

Scusa. Volevo dirti una cosa. Un secondo solo, dai.

- Non ho tempo. - Vieni. Un battito di ciglia, dai.

- Vieni dentro. - Non è giornata, eh?

No, è giornata, Luca. Ti ho sempre sostenuto finanziariamente, però...

- Mi hai prestato i soldi al 7%. - Era il 5%.

Mi sta per venire un infarto. Ti farei sentire il mio cuore.

- Che c'è? - Sono nella merda, Luca.

- Sono sull'orlo del fallimento. - E allora?

Presentami i tuoi amici.

Ti assicuro, meglio di no.

Con 3.000 al mese non ci campo più. Mi hanno triplicato l'affitto.

Ho le spalle al muro.

Presentameli. Hanno un sacco di possibilità.

- Possono tutto. - Forse non mi sono spiegato.

Devi stare lontano da quella gente.

Ma dai, sono quattro contadini ignoranti.

Un po' di liquidità e via.

Se non mi aiuti faccio una stupidaggine, lo giuro.

STEFANO: Luca, mi ascolti? LUCA: Shh.

Luca!

Sai che c'è? Vuoi fare la più grande cazzata della tua vita?

Te li presento. Così magari andate pure d'accordo.

- Grazie. - Ciao.

FABIANA: Ehi!

- Ciao, amore mio. - Ciao, amore.

Ma che ha Luca?

È un ospedale che darà speranza a migliaia di bambini

e alle fattrici. Le madri, intendo, ovviamente.

Ti devo parlare subito.

Non è momento.

E lustro alla nostra gloriosa Montalto Caprone.

Mi dici chi cazzo sono quei due davanti al negozio di Regina?

Modera i termini, Luchino.

E comunque Angela Serranò se ne fotte della principessina tua.

Vi prometto che cacceremo tutte le malattie a casa loro.

Allora chi erano? Uno pelato, uno grasso.

Un grazie speciale va alla donna senza la quale

tutto ciò non sarebbe stato possibile.

La nostra dolcissima, nonché generosissima

Angela Serranò.

Quei due. Sono quei due lì.

ANGELA: I Minollo?

Figli di puttana. Io gli mangio il cuore.

Tuo padre lo sapeva che era già tutto diviso?

- Non l'avevo mica capito. - Che cosa?

Che eri uno dei nostri.

Non c'entro niente. Sono qui per caso.

Qual è il problema? Eh?

PINO: Il problema, qual è il problema?

È che non finisce così, questo è il problema.

Non finisce così lo dico io, pezzo di merda. Cammina!

Andiamo.

Luca, noi purtroppo dobbiamo andare. C'è una situazione strana.

Pezzi di merda. Andiamo, dai.

Hai visto? Andiamo.

LUCA: Perché dalle scale antincendio? - Mi ha sfidato. Ci hanno sfidati.

Carmine, fammi una cortesia. Stai zitto.

LUCA: Mi riaccompagnate a casa? - Non è una buona idea.

Devo parlare con Regina.

Se resti con noi, a te non succede niente e alla principessa tua nemmeno.

E i Minollo? Davanti al negozio?

Luca, a te cercavano.

VOCE: "Risponde la segreteria..."

Ninetta, hai visto il mio cellulare?

Sarà nella camera vostra.

Era in carica in camera mia, non c'è più. Sai dov'è finito?

Stai dicendo che mi sono presa il tuo cellulare?

Sto facendo una domanda, Ninetta. Non...

Ehi, Luca. Ninetta ha detto che non hai mangiato niente a colazione.

Per noi l'ospite è sacro.

Mi è sparito il cellulare.

Ah, sì. L'ho preso io per sbaglio.

Scusa.

Come hai fatto a sbagliarti?

Sai che me lo stavo chiedendo pure io?

Sì. Mentre ci pensi, io chiamo un taxi.

Luca. Allora.

Con Carmine cerchiamo di capire cosa è successo ieri.

Voglio andare da Regina. Se mi lasci, chiamo un taxi. Grazie.

Vedi? Ecco il tuo taxi.

Che significa?

A nome di Peppino e di tutta la famiglia, naturalmente,

per dirti quanto ti siamo riconoscenti e quanto sei importante per noi.

È un pensiero bellissimo, ma non posso accettare.

Non fare complimenti.

Tieni.

E San Cristoforo t'accompagna. 25 luglio. San Cristoforo.

Purtroppo non ho la patente.

Come facciamo? Non ha la patente.

Lo so. È stato vittima di un vero e proprio abuso di potere.

Per fortuna il bene trionfa sempre.

Dunque posso andare a casa.

Domani.

Cos'è questa fretta? Manca ancora l'assicurazione.

Ninetta!

Porta cinque bottiglie di champagne.

(CELLULARE SQUILLA)

- Luca? - Amore mio, come stai?

- Ho provato a chiamarti mille volte. - Amore, ma dove sei?

Sono qui, amore. Sono successe delle cose.

Che vuol dire, sono successe delle cose? Sono tre giorni che non torni.

Lo so, amore mio. Io...

Non posso tornare a casa.

Ah, non puoi. Ti tengono prigioniero, adesso?

Non ti posso spiegare. Diciamo che adesso è meglio che accetti la loro ospitalità.

LUCA: "Va bene?" - È meglio per noi, Luca?

REGINA: "Meglio per noi o per te?"

Cosa ti ha regalato?

Che stai dicendo? Che c'entra, adesso?

REGINA: "Che cosa ti ha regalato, Luca?"

Sai che c'è? Mi sbagliavo. Non è lei.

REGINA: "Sei tu che sei diventato la sua puttana."

Non posso parlare. Ti fidi di me o no?

Non posso. Non mi fido più di te.

Già te ne vai?

- Hai visto? - Torni a Milano?

No, vado a New York.

- A New York? - Sì, dai cugini di mia mamma.

- Stai scappando? - No, Luca. Mi dispiace. Te l'avrei detto.

Come no? Mi lasci in questa situazione con la tua bella famigliola. Grazie.

Ti ci sei infilato benissimo da solo.

- Sì. - La sai una cosa?

Pensavo che tu fossi diverso.

Ma che significa?

Ti sei fatto comprare come tutti gli altri.

Cioè, Luca, ma davvero non l'avevi capito?

Di fare l'attore non mi interessa.

Volevo far capire a mio padre che non sono tagliato per l'attività di famiglia.

Mi servivano i soldi, Mario.

Luca, non ti devi giustificare.

È tutta la vita che vedo gente piegarsi davanti alla mia famiglia.

Per soldi, per paura.

Devo salvare Regina. Aiutami.

Ti prego.

Fai come me. Recita la parte del fesso.

(APERTURA AUTO)

(CHIUSURA AUTO)

ANGELA: Luca!

L'assicurazione.

Se ti fermano, neanche Peppino ti può aiutare.

Pensavo di accompagnare Mario all'aeroporto.

Ti accompagna tuo fratello Carmine.

Io e Luca abbiamo un appuntamento.

Stai attento, eh? Mi raccomando.

Ti scrivo appena arrivo.

(APERTURA AUTO)

Mm, andiamo.

ANGELA: Andiamo.

- Dove? - A incontrare il tuo amico.

Il furbacchione. Sali.

(ACCENSIONE MOTORE)

ANGELA: Lei non mi deve ringraziare.

Sono io che la ringrazio della fiducia.

Per me aiutare un amico di Luca in difficoltà è solo un piacere.

È una difficoltà temporanea. Si tratterebbe di un'attività

commerciale ben avviata.

Anche prestigiosa.

Lo sappiamo.

Le sembro una che butta soldi nel cesso?

Eh, Luca?

Sono arrivati i ragazzi.

Pochi minuti ed è tutto finito.

Avvocato Maresca, avvocato Balducci, avvocato Santoro.

Piacere.

Bene. Fatto tutto? Procediamo?

(VOCI NON UDIBILI)

LUCA: Dovevate entrare come soci di minoranza, ma vi state prendendo tutto.

ANGELA: L'amico tuo sta messo peggio di quello che pensavamo.

È quello che capita a chi vive al di sopra delle proprie possibilità.

- Lo stiamo aiutando. LUCA: Aiutando?

Non me ne intendo, ma è chiaro che lo state fregando, dai.

Esatto. Non capisci niente.

Quindi fatti i cazzi tuoi. Mh?

No, Angela, no.

Quello che state facendo non è giusto, non lo posso permettere.

Che ti credi, di poter dare ordini?

Vedi di non farmi incazzare.

Sei un privilegiato, Luca. Non dimenticarlo.

Questi affari vanno come vanno, mh?

(in francese) Così è la vita.

LUCA: Mi lasci a casa mia? - Ce l'hai con me?

Perché dovrei? Ho solo bisogno di prendere vestiti puliti.

Sei arrabbiato.

VOCE: "Risponde la segreteria telefonica. Lasciate un messaggio dopo il segnale."

E che cazzo.

Commissario Antonaroli, Luca Sallustro. La prego, mi richiami appena può.

È importante, la prego.

NINETTA: Signor Luca, la cena è pronta.

Grazie.

Sette, quattro, otto.

Luca? Sei qui?

- Sì! - Ti vedo.

(RIDONO)

- Dopo cena sei sparito. - No.

Ci rilassiamo?

Andiamo in piscina?

Il bagno, dopo mangiato, non è la cosa... migliore.

A Fregene, da bambino, ho avuto una congestione.

(ANGELA SOSPIRA)

Sono una brava infermiera, lo sai.

No, è che a stomaco pieno, adesso...

Bravo, adesso è la parola giusta.

Perché non sappiamo se arriveremo a domani.

No?

Qualcuno vuole farci del male, Luca.

- Questo mi piace. - Ma che c'entro io?

- Ormai ci sei dentro anche tu. - Preferirei non esserlo, capisci?

Sai che succede al cacciatore quando sente l'odore della paura nella preda?

- Temo di sì. - Si eccita.

Avevo indovinato.

(in dialetto calabrese) Prendimi.

- Zio Camillo? - Scopami!

- Scusa. - Che fai, scappi?

Questa cosa di non sapere se ci saremo domani mette pressione.

- Rilassati. - Rilassati... magari non è il caso...

Ma che fai? Mi rifiuti?

- Non è quello... - Allora dimmi qualcosa di carino!

- Peppino. - Peppino?

Che minchia state facendo, eh?

- Dentro a casa mia! - Che vuoi? Che ti rivesti?

NINETTA: Peppino, Angela, venite!

Hanno sparato a Carmine!

Carmine! Carmine!

- Che è successo? - Che ti hanno fatto?

(VOCI INDISTINTE)

PEPPINO: Carmine! NINETTA: Prendete la sedia!

(VOCI INDISTINTE)

Ho ammazzato Pino Minollo.

Bravo!

Hai un altro traditore dentro casa.

E chi è?

- Ma non è lui, cazzo. CICCIUZZO: Che cosa è successo?

Che è successo?

Questo succede. Pezzo di merda.

Che minchia fai? Eh?

Hai sporcato tutto il muro.

T'ho detto da quando avevi sei anni che in casa non devi sparare.

- Scusami. - Perché sporchi tutto.

Forza, Ninetta. Portiamolo all'ospedale.

Angela, preparati, Forza, andiamo.

- Amore mio. - Mi voleva ammazzare a caldo, mi voleva.

(CARMINE GEME)

Andiamo.

LUCA: Carmine se la caverà?

L'erba cattiva non muore mai.

(LAMENTI)

CARMINE: Pezzo di merda!

NINETTA: I Minollo! - Andiamo.

Ma che cazzo sta succedendo?

POLIZIA: Giù! Giù!

- Non siete i Minollo? POLIZIOTTO: Tu chi cazzo sei?

Calma. Questo lo conosco.

È quel coglione dell'insegnante di dizione.

Sì. Sì.

AGENTE: Arrivederci. Grazie.

ISPETTORE: Sallustro?

Bravo. Condotta esemplare.

Ha fatto bene la corte ad essere clemente.

Con il reato di favoreggiamento poteva andare molto peggio.

- Lo so. - Mi raccomando.

Arrivederci.

Grazie davvero. Grazie.

Za, ze, zi, zo, zu.

- Finito? - Mm-mh.

- Andiamo via? - Dove?

Andiamo a pranzo al mare.

- Dovevamo fare una cosa normale. - Io invece ti porto al mare. Sì.

Volevo fare una cosa più intima.

REGINA: Dopo sei mesi di domiciliari, magari un po' d'aria fresca.

LUCA: Non sono stato così male ai domiciliari.

REGINA: Lo so. LUCA: Ah, allora.

(RIDONO)

- No, no. - Mezzo bicchiere lo puoi bere,

hai mangiato dall'antipasto al dolce, fidati.

- Sei sicuro? - Sono un esperto mondiale di etilometro.

Basta. Andiamo via?

Che fai? Ci penso io. Ferma.

Mi scusi, il conto. Grazie.

Lascia.

Grazie.

ANGELA: Vuoi il conto? Quale conto, Luca?

Per favore. Il conto.

Siete miei ospiti.

Luca, tu sei uno di famiglia.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.