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Ah, dolor!
Ah, terror!
Ah, terror!
Ah, pietá!
Piangon le ciglia, si spezza ¡I cor.
L'afflitta morrá d'amor.
Ah, terror!
Ah, dolor!
La vidi errante
tra folte piante.
Il duol l'invase, si,
gridando va "pietá"!
Qual novella?
Or prende posa.
Miserella! Miserella!
É ognor dolente?
Mesta, e lieta...
Ma non ha tregua?
Splende ¡I senno e si dilegua
alla misera innocente.
Come mai? Come mai?
Dir Io poss'io?
Tanto affanno m'ange ¡I seno
ch'ogni voce trema e muor!
Ah! Favella.
- Voi chiedete? - Ten preghiam.
- Ah, cessate! - Ten preghiam.
Ten preghiam per quel dolore che soffriamo al tuo dolor!
Ebben, se volete...
V'appressate.
Cinta di fiori e col bel crin disciolto
talor la cara vergine s'aggira,
e chiede all'aura, ai fior con mesto volto:
"Ove andó Elvira?"
Misero cor!
Bianco vestita, e qual se all'ara innante,
adempie ¡I rito, e va cantando: "II giuro".
Poi grida, per amor tutta tremante:
"Ah, vieni, Arturo!"
Ah! Quanto fu barbaro ¡I traditor!
Misero cor!
Morrá d'amor!
Geme talor qual tortora amorosa,
or cade vinta da mortal sudore,
or l'odi, al suon dell'arpa lamentosa,
cantar d'amore.
Misero cor!
Or scorge Arturo nell'altrui sembiante,
poi del suo inganno accorta e di sua sorte,
geme, piange, s'affanna...
e ognor più amante,
invoca morte.
Cada ¡I folgor sul traditor.
Ahi! Si, la misera morrá d'amore!
0 ciel, pietá prendi al suo dolor.
E di morte Io stral non sará lento.
Alla scure Artur Talbo 'e condannato
dall'Anglican Sovrano Parlamento.
Ecco ¡I suo fato!
Quaggiü nel mal che questa valle Serra,
ai buoni e ai tristi 'e memorando esempio
se la destra di Dio
possente afferra ¡I crin dell'empio.
Di Valton l'innocenza a voi proclama il Parlamento
e a' primi onor Io chiama.
In me, duce primiero, parla Cromvello.
II vil, che ancora 'e in fuga,
e di sangue civil bagnó Inghilterra,
ire, cercate or voi.
E se sua rea fortuna, o malizia, Io tragga a questa terra,
non abbia grazia, né pietade alcuna.
0 rendetemi la speme,
o lasciatemi morir!
Essa qui vien.
La senti?
Oh! Com"e grave il suon de' suoi lamenti.
Qui la voce sua soave mi chiamava...
e poi sparï.
Qui giurava esser fedele...
e poi crudele mi fuggï!
Ah! Mai più...
qui assorti insieme...
nella gioia dei sospir...
Ah! Rendetemi la speme,
o lasciatemi morir.
Quanto amor 'e mai raccolto in quel volto, in quel dolor!
Chi sei tu?
Non mi ravvisi?
Si, si, mio padre.
E Arturo?
E l'amore? Parla!
Ah! Tu sorridi...
e asciughi ¡I pianto!
A Imene mi guidi,
al ballo, al canto!
Ognun s'appresta a nozze, a festa,
e meco in danze esulterá.
A festa!
Tu pur meco danzerai?
Vieni a nozze. Vien.
E9" piange!
Oh, Dio!
. .
Forse amó?
Piange...
Ama!
Or chi ¡I pianto frenar pub?
M'odi, e dimmi:
amasti mai?
Gli occhi affissa sul mio volto,
ben mi guarda
e Io vedrai.
Ah! Se pÍaHQÍ
ancor tu sai...
che un cor fido nell'amor
sempre vive nel dolor!
Deh! T'acqueta, o mia diletta.
- Tregua al duol dal cielo aspetta. - Mai!
- Clemente ¡I ciel ti fia. - Mai!
- L'ingrato oblia, ah, si! - Mai!
Ah, mai più ti rivedró.
Ah! Toglietemi la vita
o rendetemi ¡I mio amor!
Si fa mia la sua ferita,
mi dispera e squarcia ¡I cor.
Tornó ¡I riso sul suo aspetto.
Qual pensiero a lei brilló?
Non temer del padre mio,
alla fine Io placheró.
Ogni duolo andrá in oblio.
Si, felice ¡o ti faró, si.
Ella in pene abbandonata
sogna ¡I bene che perdé!
Qual bell'alma innamorata un rival toglieva a me!
Vien, diletto, 'e in ciel la luna!
Tutto tace intorno intorno.
Finché spunti in cielo ¡I giorno,
ah, vien, ti posa sul mio cor!
Deh! T'affretta, o Arturo mio,
riedi, o caro, alla tua Elvira.
Essa piange e ti sospira,
vien, o caro, all'amore.
Possa tu, bell'infelice, mercé aver di tanto affetto,
possa un giorno nel diletto obliar ¡I suo dolor, si.
II rival salvar tu déi,
¡I rival salvar tu puoi.
- Io nol posso. - No?
- Tu nol vuoi. Tu ¡I salva! - No.
N0, ah, no, ei perirá!
Tu quell'ora or ben rimembri
che fuggï la prigioniera.
Sï.
E d'Arturo fu colpa intera?
- Tua favella ormai... - ...'e vera. - Parla aperto.
Ho detto assai.
Fu voler del Parlamento
se ha colui la pena estrema.
Dei ribelli l'ardimento in Artur si domerá.
Io non Podio, io nol pavento,
ma l'indegno perirá.
No! Un reo tormento or t'invade e acceca. Ah, trema!
II rimorso e Io spavento la tua vita strazierá.
Se ¡I rival per te fia spento,
un'altr'alma seco andrá.
Chi?
Pensa, o figlio!
Due vittime farai!
E dovunque tu n'andrai,
l'ombra lor ti seguirá!
Se tra ¡I buio un fantasma vedrai
bianco, lieve, che geme e sospira,
sará Elvira che s'aggira, e ti grida:
¡o son morta per te.
Quando ¡I cielo 'e in tempesta più scuro,
s'odi un'ombra affannosa che freme,
sará Artur che t'incalza, ti preme.
Ti minaccia de' morti ¡I furor.
Se d'Elvira il fantasma dolente
m'apparisca e m'incalzi e s'adiri,
le mie preci, i sospiri
mi sapranno ottenere mercé.
Se l'odiato fantasma d'Arturo
sanguinoso sorgesse d'Averno,
ripiombarlo agli abissi in eterno
Io farebbe ¡I mio immenso furor.
Riccardo!
II duol che si mi accora
vinca la tua bell'anima.
Han vinto le tue lacrime.
Vedi, ho bagnato ¡I ciglio.
Chi ben la patria adora, onora la pietá!
Forse dell'alba al sorgere
l'oste ci assalirá.
- S'ei vi sará... - S'ei vi sará?
Ei perirá.
Ei perirá, si, perirá.
Mia man non 'e ancor gelida!
Con te combatteró, si, si.
Se armato ei poi verrá, per questa mano ei perirá.
Sia voce di terror:
patria, vittoria, onor.
Suoni la tromba, e intrepido ¡o pugneró da forte.
Bello 'e affrontar la morte gridando: Iibertá!
Amor di patria impavido mieta i sanguigni allori,
poi terga i bei sudori e i pianti la pietá.
All'alba!
Bello 'e affrontar la morte gridando: Iibertá!
Suoni la tromba, e intrepido tu pugnerai da forte.
Bello 'e affrontar la morte gridando: Iibertá!
Amor di patria impavido mieta i sanguigni allori,
poi terga i bei sudori e i pianti la pietá.
All'alba!
Bello 'e affrontar la morte,
gridando: Iibertá!
Son salvo,
alfin son salvo.
I miei nemici falliro ¡I colpo,
e mi smarrir di traccia.
O Patria!
0 amore!
Onnipossenti nomi!
Ad ogni passo mi balza ¡I cor nel seno,
e benedico ogni fronda, ogni sasso.
Oh, com"e dolce a un esule infelice
vedere ¡I suo tesoro
e dopo tanto errar di riva in riva,
baciar alfin la terra sua nativa!
Qual suon!
A una fonte afflitto e solo s'assideva un trovator,
e a sfogar l'immenso duolo
sciolse un cantico d'amor.
La mia canzon d'amore!
0 Elvira, o Elvira!
Ove t'aggiri tu?
Nessun risponde.
Or si ripigli ¡I canto.
Forse a me verrá, se al cor le suona
come nei dï felici, quando uniti dicemmo:
¡o t'amo.
Corre a valle, corre a monte l'esiliato pellegrin,
ma ¡I dolor gli 'e sempre a fronte, gli 'e compagno nel cammin.
Cerca ¡I sonno a notte scura
l'esiliato pellegrin.
Sogna,
e ¡I desta la sciagura
della patria e ¡I suo destin.
Sempre eguali ha i luoghi e l'ore l'infelice trovator.
L'esiliato allor che muore ha sol posa al suo dolor.
Finï...
Me lassa!
Oh, come dolce all'alma
mi scendea quella voce.
Oh, Dio,
finï!
Mi parve...
Ahi, rimembranze!
Ahi, vani sogni!
Ah, Arturo!
Ah, dove sei?
A' piedi tuoi, Elvira. Ah, mi perdona!
Arturo?
Si, 'e desso!
Artur! Mio ben!
- 0 gioia! Mio ben! - Ah! Mia Elvira!
Sei pur tu? Or non m'inganni?
Ingannarti? Ah, no, giammai.
Dunque han fin per me gli affanni?
Non temer, finiro i guai.
- Si? - Si, mio ben, finiro i guai.
Ora alfin ci unisce amor.
O Arturo, Arturo, per mai più lasciarci?
Lo credi, mio bene, per mai più lasciarci.
Ah, che alfin ci unisce amor!
Nel mirarti un solo istante, ¡o sospiro e mi consolo
d'ogni pianto e d'ogni duolo che provai Iontan da te.
Che provó Iontan da me?
Quanto tempo?
Lo rammenti?
- Fur tre mesi. - No.
Fur tre secoli
di sospiri e di tormenti,
fur tre secoli d'orrore!
Ti chiamava ad ogni istante:
vieni, Arturo, e mi consola.
E rompeva la parola ¡I singulto, ah, del mio cor!
Ah, perdona. EII'era misera, prigioniera, abbandonata.
Di': se a te non era cara, a ché mai seguir colei?
Or t'infingi, o ignori ch'ella presso a morte...
Chi? Favella.
Tu non sai! La regina.
La regina!
Un indugio, e la meschina su d'un palco a morte orrenda...
Ah! E fia ver?
Qual lume rapido or la mente mi rischiara!
- Dunque m'ami? - E puoi temer?
Dunque vuoi...?
Star teco ognor tra gli amplessi dell'amore.
Dunque m'ami, mio Arturo? Si?
Vieni, vieni fra queste braccia, amor, delizia e vita.
Vieni; non mi sarai rapita finché ti stringo al cor.
Ad ogni istante ansante ti chiamo e te sol bramo.
Vien, tel ripeto:
t'amo d'immenso amore.
Caro!
Caro, non ho parola ch'esprima ¡I mio contento.
L'alma elevar mi sento in estasi d'amor.
Ad ogni istante ansante
ti chiamo e te sol bramo.
Caro,
vien, tel ripeto: t'amo,
t'amo d'immenso amore.
- Si, tel ripeto: t'amo. - Si, mel ripeti: t'amo.
- Alto lá! - Fedel drappello!
Vien, vien!
Ah, tu vuoi fuggirmi ancor?
- Ah, no! - No...
No! Colei più non t'avrá!
- Taci, infelice, per pietade! - Ah, t'arresti ¡I mio dolore!
- Ah, non ti fuggiró! - Aiuto! 0 genti! Aiuto!
Pietá!
Arturo?
Lo sciagurato!
Cavalier, ti colse ¡I Dio
punitor de' tradimenti.
Pera ucciso fra tormenti
chi tradiva patria e onor!
Credi, o Arturo, ella non t'ama.
Sol felice ¡o ti faró, si.
Talbo Arturo, la patria e Dio
te alla morte condannó!
Ah, qual terror!
Dio raggiunge i traditor.
Che ascoltai?
Si tramutó!
Si fe' smorta, avvampó!
Credeasi, misera, da me tradita,
traea sua vita in tal martir!
Or sfido i fulmini, disprezzo ¡I fato,
se teco allato potró morir!
Qual mai funerea voce funesta...
Traea sua vita in tal martir!
...mi scuote e desta dal mio martir!
Se fui si barbara nel trarlo a morte,
m'avrá consorte nel suo morir!
Che s'aspetta? Alla Vendetta!
- Arturo! - Elvira!
Artur, tu vivi ancor!
Teco ¡o sono.
II tuo perdono!
Per me a morte, o Arturo mio!
Ah, un amplesso!
Si, mio bene!
Ah, un addio!
Un addio!
- Fia l'estremo! - Sol ferocia or parla in voi,
sordi siete alla pietá!
Scostate!
Crudeli!
Ella 'e tremante,
ella 'e spirante,
anime perfide,
sorde a pietá.
Se fui si barbara nel trarlo a morte,
m'avrá consorte nel suo morir!
- Vendetta s'affretti. - Cessate.
Ella 'e tremante, ella 'e spirante,
anime perfide, sorde a pietá.
Un solo istante I'ire frenate,
anime perfide, sorde a pietá.
Suon d'araldi?
Un messaggio?
- Che sará? - Esploriam.
Esultate!
Giá i Stuardi vinti sono.
I cattivi han giá perdono.
Siate liete, alme amorose,
qual giá foste un dï dolenti.
Lunghi dï per voi ridenti quest'istante segnerá.
Ah! Sento, o mio bell'angelo, che poco intera 'e un'anima
ad esaltar nel giubilo che amor ci donerá.
Benedite le lacrime, l'ansia, i sospiri, i gemiti.
Vaneggeró nel palpito di tanta cara voluttá.
Amor pietoso e tenero coronerá di giubilo
l'ansia, i sospiri, i palpiti di tanta, tanta fedeltá.
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